Taranto, ora viene il bello Sarà ancora Taranto-Avellino. Stavolta sul serio, con un pezzo di B in palio: si chiamano playoff, sono una strada lastricata di sogni e ambizioni. Classifica e semifinale sono quelle previste: Taranto quinto, Avellino secondo, prima gara allo Iacovone, vantaggio in caso di parità agli irpini. Il prologo è una partita sgonfia, nemmeno parzialmente indicativa: una gara in maschera, senza stimoli e obiettivi. E’ una sconfitta che il Taranto coglie tra gli applausi della sua gente, che subisce senza provare dolore, che incassa fidandosi di sé e del futuro prossimo. E che autorizza il desiderio raccolto nell’ultimo coro. "Torneremo in serie B": la voce unica è speranza viva che rimbalza a partita morta. E’ quello a cui il Taranto punta senza nascondersi, dopo essersi iscritto al circolo nobile del campionato, dopo aver superato anche più del lecito e dopo aver mostrato di possedere un’anima, di avere i tratti somatici di una squadra vera, di poter forzare il destino e i pronostici tecnicamente avversi. Prima che la grande corsa cominci c’è il momento della passerella. Ufficiale, perché è l’ultima partita della stagione regolare. E, soprattutto, volutamente confusa. Novanta minuti giocando a nascondino, con il Taranto completamente occultato e l’Avellino a ritmo ridotto. Nelle scelte di Papagni, infatti, ci sono volontà chiare: gioca chi ha minuti da mettere nelle gambe, chi ha bisogno di ritmo e chi, proprio, è indispensabile. E chi gioca lo fa con un modulo inizialmente lontano dagli esperimenti per le prossime settimane: 4-3-1-2 con centrocampo a rombo (Catania parte tra le linee) e minuti di gloria per Castroni (all’esordio), Mortari (alla prima da titolare) e Scarci (partendo dalla panchina). Siamo, cioè, poco sotto la sperimentazione pura, ai margini dell’allenamento: niente di complessivamente attendibile, non fosse per appunti individuali. Non c’è partita perché nemmeno l’avversario somiglia alla versione migliore di sé: l’Avellino è quasi in formazione titolare, ma sa che basta poco per difendere il secondo posto e fa solo quel poco, senza pigiare e senza svelarsi. Nessuno ha voglia di concedere vantaggi, nessuno fa troppo. E la cronaca resta ai margini di novanta minuti da lasciare scorrere. Il Taranto si mette avanti senza preavviso: parte Ambrosi (nota buona della domenica), inventa un’azione personale superando avversari al centro e serve Mattioli (13’) a destra, pronto a scaricare il proprio destro in porta. Le ambizioni appagate e il sole alto e cocente non restituiscono lo spettacolo come somma. Solo qualche appunto sparso: una bella parata di Faraon su un colpo di testa di De Angelis (15’), un numero da giocoliere di Ambrosi con tiro da quaranta metri in grado quasi di sorprendere Gragnaniello. L’attenzione è bassa, la partita vera è quella che comincerà. In questa, quindi, si apre lo spazio per qualche errore. La difesa del Taranto, ad esempio, è complice del pareggio: lascia Evacuo troppo libero di tirare (24’) e non copre sul tap in di testa di Biancolino. Pezzi di tattica: Papagni riposiziona i suoi con il classico 4-4-2 (Catania si allinea ai centrocampisti), De Liguori sfrutta la leggerezza dell’impegno per fare le prove da regista e l’Avellino mostra quella che potrebbe essere una parte importante di sé, puntando sul lavoro (e anche sul dialogo) tra i due esterni Moretti e Porcari. Lì Vavassori invita a trovare l’ispirazione, lì Papagni studia come fermare il flusso quando conterà davvero. Nel frattempo Ambrosi chiede il rigore (38’, sembra esserci il fallo di Porcari) e Evacuo segna raccogliendo una punizione di Moretti che buca la barriera (43’). Basta il primo tempo, il resto è attesa. Durerà quindici giorni, poi il gioco diventerà duro. di Fulvio Paglialunga
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
FARAON - Para quello che riesce a parare, in alcuni casi mostrando ancora buona tecnica. Ha numeri: 6.5
Taranto, il ko è di rito È il trionfo dell’ovvio. Dopo Taranto-Avellino, ultimo atto della stagione regolare, quello che già si sapeva, assume i connotati dell’ufficialità. Diventa, cioè, inevitabile: Taranto-Avellino è una delle semifinali playoff. L’altra è Foggia-Cavese. Il Ravenna vola in B. In testa non cambia nulla. Non ci sono più calcoli da fare, convenienze da verificare, rimonte da completare. Ora è tutto chiaro: Taranto-Avellino continua. Ci saranno altre due partite (domenica 27 maggio allo Iacovone, domenica 3 giugno al Partenio). E si annunciano profondamente diverse da questa che comunque segna la fine di un percorso. Tanta strada resta alle spalle. Ma quella che conduce in B rimane davanti. Vince l’Avellino, che ne ha bisogno. Perde il Taranto, che sta pensando ad altro. È logico anche il risultato. In un pomeriggio ideale per desiderare di essere altrove (per esempio: al mare), la partita va come deve andare. La direzione è scontata. L’Avellino gioca a difendere il secondo posto (e ci riesce). Il Taranto gioca e basta (e sembra contento lo stesso). Dall’analisi del confronto non emergono verità assolute. Ma qualche traccia sì, resta impressa. Il Taranto manda avanti i rincalzi. È in una versione decisamente sperimentale (soprattutto negli uomini). Anche il modulo di partenza non è quello delle precedenti esibizioni. Papagni rispolvera il 4-4-2, inizialmente col centrocampo a rombo, poi in linea. L’Avellino, invece, è molto prossimo a quello di sempre. Non c’è D’Andrea in difesa. Non c’è Sullo a centrocampo. C’è, però, Evacuo in attacco. Anche le cose che fa appartengono al repertorio. Per esempio: far viaggiare velocemente la palla in direzione di Biancolino o Evacuo. Non è uno schema. È un’idea ricorrente, un pensiero fisso, un vantaggio da sfruttare. Perché Biancolino in area dà spesso la sensazione di poter essere devastante. Ed Evacuo, che gli ronza attorno, si butta su tutto ciò che gli capita a tiro. Non è un caso che i gol della vittoria dell’Avellino portino la loro firma. Arrivano subito dopo il gol di Mattioli, che assomiglia ad un inciampo. In avvio il Taranto scintilla in appoggio e sembra filare verso la porta avversaria. Larosa-Mortari-De Liguori-Catania tengono il centrocampo. Catania è il vertice avanzato del rombo. Le punte Ambrosi e Mattioli gli lasciano volutamente libero il corridoio centrale per le azioni di sfondamento. Il primo tempo contempla i gol. Al 13’ Ambrosi inventa (percussione fiorita e passaggio dosato) e Mattioli rifinisce (diagonale imprendibile). L’Avellino non si scompone. Ambrosi è ispirato: pallone addomesticato col petto e tiro a parabola lunga che sfiora l’incrocio. Questa ritrovata "spendibilità" di Ambrosi (meno bisonte e più farfalla) è una notizia. Quello di Biancolino, invece, è il gol del pareggio. Matura al 24’. Moretti arma il sinistro di Evacuo, Faraon respinge, il pallone s’impenna e Biancolino di testa non perdona. Il Taranto si spaventa. Biancolino sposta col corpo Castroni e si gira per il tiro (alto). Ambrosi va giù in area sul contatto con Porcari: sembra rigore (38’). L’Avellino continua a lanciare palloni dove stazionano i suoi attaccanti. E al 42’ trova il gol che decide la sfida. Punizione di Moretti, pallone che trapassa la barriera e si ferma sul piede di Evacuo, la cui girata è letale. La ripresa è senza squilli. Il Taranto non provoca l’Avellino. L’Avellino non morde il Taranto. Non c’è cronaca, a parte un intervento di Faraon, che si oppone con bravura alla conclusione ravvicinata di Biancolino (29’). Null’altro da segnalare, aspettando i playoff. di Lorenzo D'Alò
Esordio per Castroni e Scarci Seconda sconfitta stagionale in casa per il Taranto, che aggiunge al ruolino interno 9 vittorie e 6 pareggi. I rossoblù hanno iniziato la stagione battendo allo "Iacovone" il Ravenna per 1-0, poi arrivano la sconfitta casalinga contro la Cavese (per 2-1 il 17 settembre scorso) ed un pari interno per 0-0 contro il Manfredonia, quindi la "striscia" record di sette successi casalinghi seguiti dal "filotto" di 5 pareggi consecutivi, per chiudere con il 4-3 sull'Ancona ed il k.o. finale contro l’Avellino.
Blasi: “Dieci minuti in Curva, che emozione!”
“Dieci minuti in Curva, un’emozione particolare diversa. L’avevo promesso e ci sono andato”: l’anima appassionata di Gigi Blasi non si smentisce mai. Il presidente rossoblu, mise sportiva e sorriso raggiante, ha voluto simbolicamente abbracciare gli ultras, assistendo per una breve porzione di Taranto-Avellino al loro fianco. Come a sancire l’ennesimo patto, la sottile riconciliazione, nel giorno dell’epilogo del campionato regolare, con prospettive entusiasmanti ed un sogno da realizzare nel cuore. “Una partita amichevole: abbiamo messo gli attaccanti in difesa ed i difensori in attacco- Gigi Blasi scherza con la stampa- Abbiamo cercato di non far capire il nostro gioco al nostro avversario nei play off...L’obiettivo è stato raggiunto domenica a Foggia: oggi (ieri per chi legge) è una riconferma”. Non si duole per le due sconfitte rimediate coi dauni e con l’Avellino: “A scendere in campo sono i calciatori- ammette, pensando alla riapertura del Partenio-Loro fanno la differenza in campo, il pubblico è il valore aggiunto. Giocare senza la tifoseria avversaria avrebbe potuto rappresentare un vantaggio: ad essere fondamentale, però, è scendere in campo per l’obiettivo”. Taranto ed Avellino si ritroveranno, per il primo atto delle semifinali, tra quindici giorni: “Andremo a disputare una partita completamente diversa- annuncia il presidente rossoblu- C’è stato una sorta di anticipo: noi abbiamo fatto ruotare tutto l’organico, mentre l’Avellino era quasi al completo. Credo ci sia una grande differenza”. Sana spavalderia, quella emanata da Gigi Blasi- “Nonostante abbia vinto, l’Avellino si preoccupava. Nelle partite ci sono sempre episodi positivi e negativi: mi auguro che tra due settimane ce ne sia uno speciale a nostro favore. Poi vedremo. Andremo ad Avellino per passare il turno”. Attenzione focalizzata al match epilogo della prima stagione di C1 dell’imprenditore messapico: “Un bel Taranto nel primo tempo. Abbiamo dimostrato di essere all’altezza della seconda in classifica. Poi il caldo ha condizionato i movimenti. La partita della vita è fra quindici giorni”. “Ambrosi ha servito a Mattioli l’assist per un bel goal- sorride- Si è riconfermato Faraon in porta, in difesa ha debuttato il giovane Castroni. Hanno mostrato le loro belle qualità”. Inizia ora una trepidante attesa, per il Taranto: “Occorre trascorrere questo periodo con grande tranquillità e concentrazione- catechizza Blasi- Con un lavoro serio, per ottenere un risultato certo fra due settimane”. “I ragazzi sanno cosa significa disputare i play off- il presidente pensa allo scorsa, vincente annata- che valore abbia la prossima partita. Può cambiare la loro vita e quella del Taranto. E’ una partita importante, per loro, per la città e per questa società. Sicuramente anche ad Avellino penseranno la stesa cosa”. I messaggi del presidente non sono stati vanificati: “Credo che la città sia pronta per la data del 27 maggio. Ringrazio la gente venuta allo stadio, in questa bellissima giornata. Noto che sono state esposte molte bandiere, la gente ha voglia di ottenere il risultato della promozione. Abbiamo la possibilità di conquistarla: sta a noi convincere i tifosi”. Sono stati incentivati i rapporti con i gruppi di tifo organizzato, attraverso una serie di particolari peregrinazioni, da parte del presidente e dei suoi collaboratori: “E’ giusto, quando si ha tempo, avere il contatto diretto con i club, con la tifoseria, con la gente che ama il Taranto- sorride Gigi Blasi- Lo stiamo facendo non tanto per portare persone allo stadio, ma per ribadire che il nostro lavoro si sta compiendo, abbiamo raggiunto il traguardo anticipato a giugno. Ora c’è un passaggio in più: oltre i play off, la B”. Il proposito è quello di riuscire ad ampliare la capienza spettatori dello Iaconvone, in vista della prima semifinale: “Cominceremo con gli incontri, valuteremo tale possibilità. Taranto è sicuramente disponibile ad ottenere un grande risultato, ma ci serve il pubblico: ci attendiamo uno stadio pieno”. “Prenderemo delle iniziative- conclude Gigi Blasi- ma quella principale è la tranquillità per i nostri calciatori, per concentrarsi sui play off. Per quanto riguarda lo stadio, auspichiamo l’interessamento delle istituzioni”. di Alessandra Carpino
Papagni: “Play off meritati. Ora si azzera tutto” Taranto ed Avellino, prove tecniche di play off. “Una tappa di avvicinamento, verso l’appendice di campionato- esordisce rilassato Aldo Papagni- Abbiamo cercato di aumentare la condizione di alcuni giocatori che, da parecchio tempo, non scendevano in campo dall’inizio. Non volevamo perdere in casa, però siamo contenti lo stesso per la prestazione fornita dai ragazzi: pensiamo a Castroni, che ha esordito”. Segnali positivi anche da parte di altri rossoblu: “Ambrosi era ispirato. Sta convivendo con il problema al polpaccio. Speriamo di ritrovare l’Ambrosi dei play off dello scorso anno- l’allenatore si affida alla cabala- Ci sono delle analogie. Nell’ultimo periodo dello scorso torneo, non siamo riusciti ad utilizzarlo, poi si è fatto trovare pronto nelle partite interne con Melfi e Rende. E’ stato particolarmente efficace. Il nostro auspicio è di recuperare molte pedine: lo stesso Mattioli, autore della rete del vantaggio, ha mostrato qualità interessanti”. Aldo Papagni esamina l’Avellino, rinnovato avversario negli spareggi promozione: “ Un organico attrezzatissimo per la serie superiore. ha mostrato, durante l’arco del torneo, di meritare anche la vittoria del campionato. Soltanto per qualche episodio, si troverà adesso a giocare i play off. L’Avellino possiede giocatori di qualità superiore: anche oggi, in alcuni frangenti, ha dimostrato tutta la sua forza”. Il tecnico rossoblu è soddisfatto della prova della sua squadra: “Nei primi 25’ c’è stata ampia dimostrazione di ricerca del gioco. Si preferiva esprimersi palla a terra, svariare da una fascia all’altra: il nostro concetto di base è ricercare la prestazione attraverso il gioco. In alcuni frangenti, nonostante ci fossero diversi giocatori insieme per la prima volta, ci sono stati segnali positivi”. Gli accoppiamenti play off sono definitivi: Taranto- Avellino e Foggia- Cavese: “Adesso si azzera tutto. L’Avellino avrebbe meritato di vincere il campionato, insieme col Ravenna lo ha condotto per 34 partite- esamina il trainer di Bisceglie- Le altre tre formazioni sono state le più costanti, hanno ampiamente meritato di giocarsi quest’appendice di “felicità”. Il Partenio di Avellino potrà ospitare nuovamente le tifoserie: “Lo stadio a porte chiuse non rappresentava un vantaggio. Anche a Foggia abbiamo dimostrato di poter giocare le nostre chance con chiunque.Personalmente- ammette- non sono stato felice per la rete incassata al 94’. Riconosciamo la forza delle tre concorrenti, ma il Taranto ha saputo ben affrontarle, in campionato”. Avellino secondo in graduatoria e favorito? “Se studiassimo gli organici a disposizione- spiega Papagni- ci dovrebbe essere una scala di valori: Avellino, Foggia, Taranto e Cavese. Però il calcio è bello proprio perchè si può stravolgere qualsiasi pronostico sulla carta. Molto spesso ciò accade. Credo che sarà importante la condizione psicofisica, le energie mentali”. Aldo Papagni regala un tributo ai suoi ragazzi: “L’Avellino possiede giocatori che si trovano in C1 per caso. Rispetto la mia compagine: non è facile compiere le scelte dei titolari nel mio gruppo. Sono felicissimo di allenare il Taranto, che ha ampiamente meritato questo traguardo”. Il tecnico rossoblu inquadra i giorni di approccio agli spareggi: “Due settimane in cui lavoreremo con gioia, serenità, consapevolezza nei nostri mezzi. Ci garantiranno la giusta tensione. Ci prepareremo come sempre, con equilibrio”. Per il secondo anno consecutivo, il Taranto approda ai play off: la base del gruppo è rimasta pressocchè invariata: “E’ sicuramente un vantaggio, avere diversi giocatori dello scorso anno, abituati a questo supplemento di campionato. Personalmente ho fatto i play off nelle ultime quattro stagioni, se includo l’esperienza nella Fidelis Andria- sorride- So che è una gioia poter lavorare per il campionato superiore”. E’ stato stilato il programma settimanale: il Taranto riprenderà gli allenamenti mercoledì pomeriggio, giovedì sosterrà una doppia seduta, venerdì seduta unica, ancora un doppio impegno sabato. Domenica e lunedì prossimi i calciatori osserveranno due giorni di riposo. Si riprenderà martedì 22, con l’agenda classica. Un piccolo dubbio è inerente un anticipo della prima semifinale a sabato 26 maggio, per le elezioni amministrative. di Alessandra Carpino
Taranto-Avellino a nervi distesi Profumo di playoff. Taranto e Avellino, oggi allo Iacovone, si affrontano per l’ultima partita della stagione regolare. Non sarà proprio il clima che ci sarà presumibilmente fra 15 giorni allorchè le due formazioni s'incontreranno per il match d’andata dei playoff per la B, ma quanto meno i tanti tifosi che affolleranno lo stadio tarantino cominceranno ad entrare nel suggestivo palcoscenico che conduce alla cadetteria. Papagni, per l’occasione, manderà in campo una formazione decisamente diversa da quella che, verosimilmente, disputerà la “gara-uno” degli spareggi-promozione. Un po’ per far rifiatare coloro che hanno maggiormente tirato la carretta in questi lunghi mesi di campionato. Un po’, per la verità, per non dare alcun vantaggio al collega Vavassori, da poco subentrato a Galderisi sulla panchina irpina. In porta giocherà Faraon, al suo esordio in campionato sul terreno amico (il ragazzo fece un’ottima impressione durante le gare di Coppa Italia, ma anche a Foggia, domenica scorsa, è risultato fra i migliori in campo). La linea difensiva, assolutamente inedita, sarà composta da Panini e Colombini sugli esterni, e da Castroni e Caccavale in mezzo. Da seguire la prova del difensore centrale proveniente dalle giovanili della Lazio. Anche Castroni si comportò egregiamente durante le gare di Coppa Italia. La gara odierna costituirà una sorta di esame di maturità. I due interditori centrali saranno Larosa e De Liguori. I due fanno parte della schiera dei veterani, di coloro cioè che hanno contribuito a far sostare per quasi l’intero torneo di C1 la squadra in zona playoff. I tre incursori saranni Mortari, Catania e Mattioli, i quali avranno la grossa occasione per mettersi in luce in vista della semifinale dei playoff. Punta di riferimento sarà Sandro Ambrosi. L’ex Juve Stabia ha l’opportunità di mettere in difficoltà Papagni circa la scelta degli attaccanti da schierare il 27 maggio. Conoscendo il trainer rossoblù, infatti, non è detto che possa sorprendere tutti, avversari
Precedenti favorevoli Il Taranto è imbattuto nei 18 precedenti di campionato giocati in casa contro l’Avellino: nel bilancio consuntivo troviamo 12 vittorie dei rossoblù più 6 pareggi. Le due formazioni si sono incontrate 8 volte in serie B ed altrettante in C, mentre le ultime due sfide risalgono ai campionati di C1.
Riscontri
all'intervista rilasciata a Repubblica Arrivano i primi riscontri documentali alle dichiarazioni rilasciate a Repubblica da Maurizio Capobianco, ex dirigente della Juventus ed ora testimone dell'inchiesta Calciopoli. Questi riscontri sono contenuti e allegati al documento di 38 pagine con cui lo stesso Capobianco ha citato in giudizio la Juventus davanti alla dottoressa Paola Malanetto del tribunale del Lavoro di Torino. L'atto - in cui si tratta solo di alcuni dei fatti raccontati da Capobianco nell'intervista (quelli inerenti alla causa di lavoro) - è molto utile per capire come le circostanze citate dal testimone siano meticolosamente documentate.
Caccavale ci crede Sereno, tranquillo, in dolce attesa. La vigilia del Taranto è stranamente atipica. Giocare senza l’assillo del risultato comporta un minore stress psicologico.
«La gara di domani ha un’importanza molto relativa
- esordisce Maurizio Caccavale -, servirà a qualche calciatore per recuperare la migliore condizione e ai due tecnici per fare qualche esperimento. Ma sappiamo benissimo che la classifica difficilmente subirà variazioni».
Il difensore partenopeo - al rientro dopo aver scontato un turno di squalifica - guiderà la terza linea in cui, con ogni probabilità, mancheranno Pastore e Colombini. Papagni vuole far tirare il fiato a chi, finora, ha giocato con continuità. Sull'out destro dovrebbe giocare Panini, Prosperi occuperebbe il versante opposto con Cosenza
Cosenza: “Taranto, la mia porta per il futuro” E’ stata la rivelazione del campionato del Taranto, ha mostrato una continuità di rendimento ed una capacità di adattamento impressionanti, per la sua giovane età. Si è guadagnato a furor di popolo un posto di titolare a destra della difesa, lui che nasce centrale, ed ha ripagato la fiducia di Aldo Papagni con una serie di prestazioni intelligenti. A Taranto è stato l’anno della consacrazione, per Francesco Cosenza? “Consacrazione? Forse no- si schermisce il terzino, con voce vivace- Sono ancora molto giovane per definore questo. Certamente è stata una stagione che mi ha aperto tante porte. Finora non avevo giocato quasi per niente. E farlo in una piazza prestigiosa come quella tarantina può rappresentare una grande opportunità per i prossimi anni”. Inevitabile pensare che gli occhi di molti club di categoria superiore abbiano indugiato sul talentuoso difesore rossoblu: “Gioco indossando una maglia importante- dichiara Cosenza- e Taranto non è da meno rispetto Reggio Calabria, la pressione del pubblico e l’interessamento dei media è identico”. Il parallelo non è casuale: il giovane Francesco è di proprietà della Reggina: “La società amaranto detiene metà del mio cartellino- il terzino svela i rapporti- Dico la verità: ci terrei che il Taranto mi riscattasse, penso che il mio prezzo sia accessibile. Non ho ancora parlato coi vertici della Reggina, attendo la fine del campionato di serie A, potrebbe ancora salvarsi”. “Sono consapevole dell’interesse che ruota intorno a me- confida Cosenza- Il presidente Foti mi stima tantissimo, il rispetto è reciproco. Scegliere in un’eventuale serie B con Reggina e Taranto? Sarebbe incredibile- sorride il difensore- Opterei per gli ionici!” A Taranto si respira aria di play off, tutto l’ambiente sembra essersi calato in una dimensione esaltante, quasi da dimenticare che domenica arriva l’Avellino seconda forza: “Si prevede un turn over, un Taranto diverso, che possa dare spazio a chi ha giocato meno durante l’anno- catechizza Cosenza- Sia noi che l’Avellino abbiamo la fortuna di aver acquisito in anticipo il traguardo degli spareggi: sfrutteremo al massimo queste due settimane per affinare la preparazione, recuperare gli infortunati, ritrovare la forma e concedere un pò di riposo ai calciatori che hanno speso maggiori energie”. Nell’attesa delle appendici, il campionato lo ha vinto il Ravenna: “Ai vertici della classifica ci sono state grandi squadre- ha precisato Cosenza- Sinceramente, non avevo dato per vincenti i romagnoli. Il Ravenna si è dimostrata una formazione tosta, anche se all’inizio ha sofferto il mancato inserimento nel girone nord, in cui, tuttora, si vive una situazione ancora da definire”. Qualche rammarico, per i rossoblu, Francesco Cosenza lo nutre: “Abbiamo sempre pensato a noi, ed è stata la nostra forza. Non abbiamo mai fatto calcoli, è inutile: forse si sarebbero aperti ben altri scenari, per conquistare il terzo posto, se non avessimo sprecato punti nei cinque pareggi consecutivi in casa”. Per il secondo anno consecutivo, Francesco Cosenza vivrà l’emozione dei play off: “E la scorsa stagione, col Melfi, avevo avversario proprio il Taranto- esclama- Ero approdato alla corte di Novelli a gennaio, dopo essere stato al Novara: ho collezionato 11 presenze in serie C2, disputando altre due gare importanti nelle semifinali per la promozione”. Due sfide epiche, i melfitani vinsero sonoramente all’andata, per poi soccombere davanti ad un Taranto straordinario allo Iacovone: “Il Melfi peccava di esperienza, era composto da giovani con belle ambizioni- ricorda Cosenza- Era un sogno per noi essere inseriti nei play off, abbiamo giocato le nostre carte con entusiasmo, cedendo dinanzi ad un grande Taranto ed ai suoi 25mila spettatori”. “Quest’anno sarà completamente diverso- prosegue in scioltezza- dal punto di vista della squadra, del tifo, dell’organizzazione. Si lotta per la serie B”. In riva allo Ionio è rinato l’entusiasmo, si è presa coscienza del prestigio del traguardo: l’ultimo colloquio fra mister Papagni ed i tifosi è stato un segnale: “Sto iniziando a vedere l’atmosfera che ha caratterizzato il Taranto lo scorso anno- sorride Cosenza- L’ho vissuta al contrario, ora sarò protagonista nella “squadra giusta”! So cosa significa, per un avversario, prendere palla e subire i fischi incessanti del pubblico rossoblu- ammicca al ricordo del ritorno col Melfi- I nostri tifosi ci infondono enormi energie: ci sono mancati, ed è stato un peccato. Adesso sono felicissimo!” L’ardore di Francesco Cosenza è contagioso: “In questo campionato, la nostra squadra ha avuto la forza necessaria per non mollare- spiega- Nei momenti di masima difficoltà, avremmo potuto deprimerci, come è accaduto, per esempio, alla Salernitana”. “Un grande gruppo come il nostro- ha continuato il difensore calabrese- ha potuto contare sulla mentalità e la forza d’animo di mister Papagni. Le debolezze ed i problemi si possono superare. Anche se in circostanze diverse, come noi ha agito il Foggia”. L’Avellino, probabile avversaria dei rossoblu, potrà disputare gli spareggi a porte aperte: “Le porte chiuse potevano rappresentare un vantaggio, per noi- ammette il terzino- Avremmo potuto sfruttare l’eventuale risultato positivo dell’andata in casa. Le bolge come il Partenio, però, non ci intimoriscono”. “Nell’Avellino la differenza la fanno gli attaccanti- sottolinea Cosenza- La nostra difesa dovrà essere compatta. Non siamo capitati per caso ai play off, non dimentichiamolo”.
L'abbraccio dei tifosi Un patto. O meglio un baratto. Tanto impegno in cambio di tanto tifo. Le firme sono state apposte idealmente alla fine dell’allenamento di ieri pomeriggio. L’appello è stato, quindi, recepito. Il tecnico Aldo Papagni aveva richiesto un incontro con i club organizzati, con quella parte di sostenitori che aveva omesso il proprio incitamento, protestando contro il Decreto antiviolenza. Un’idea nata di concerto con il presidente Blasi. La serie B può essere raggiunta solo con un’univoca marcia. Senza sbavature e soprattutto senza spaccature. Appello pienamente rispettato come si è potuto evincere. Al test contro gli Allievi di ieri pomeriggio si sono presentati un centinaio di tifosi rossoblu. Cori, incitamenti, la promozione come sogno da rincorrere ed esaudire. Applausi scroscianti al minimo cenno di assenso dei giocatori in campo. Un quadro idilliaco per un ambiente che tende a ricompattarsi ed in questo senso recupera l’ultimo tassello. Forse il più importante. Perchè, come è facile ricordare, le vittorie contro Melfi e Rende nei playoff di C2 scorsi, sono state ottenute con la micidiale spinta dello Iacovone. E’ ufficialmente terminato il letargo sugli spalti. Il pomeriggio è proseguito nella maniera prospettata o quanto meno auspicata. Un capannello di tifosi ha atteso che Papagni uscisse dallo spogliatoio seguito dal direttore generale Vittorio Galigani. Dieci minuti di dialogo, piuttosto crudo. Il tecnico che rincuora e promette. Parole che scuotono il rinnovato animo dei tifosi. Uno scambio, si diceva. Un patto, come quello di Manduria del 18 marzo. In quel caso fu sancito per cementare le volontà di società e staff tecnico. Ora un altro connubio si crea. O meglio si ricrea. «La richiesta di un incontro del genere - precisa Papagni - è stata mossa dalla volontà di ricreare lo stesso clima di cui abbiamo beneficiato nei playoff dell’anno scorso. Da parte nostra posso promettere impegno, grande sacrificio e dignità. C’è tutta l’intenzione di onorare fino in fondo questo desiderio. La risposta dei tifosi è stata positiva. Hanno detto che torneranno ad incitarci in modo massiccio. Io non posso che essere soddisfatto». Papagni passa, il rossoblu no. Questo un altro passaggio del discorso informale del tecnico. Sembrerebbe quasi un appello interessato quello del tecnico quando si rivolge ai tifosi con queste parole. «La vostra energia è determinante. A quel punto non servirebbe da parte mia alcun lavoro di preparazione. Io non so quanto rimarrò sulla panchina. Non importa, è importante invece che i colori rossoblu si mantengano a certi livelli. L’ho già detto più volte che non mi sarei atteso di rimanere così a lungo su questa panchina. Non lo dico perchè voglio sottovalutare le mie capacità. Ma ero cosciente delle problematiche che andavo ad affrontare». Dieci minuti. Bastano. La sintonia si è ristabilita. Il mosaico è presto composto. Tutti i tasselli sembrano adesso al punto giusto. Ora c’è da attendere il verdetto sul campo. Sugli spalti i tifosi faranno il loro dovere. E i precedenti dicono che sanno essere anche determinanti. Domenica l’antipasto, una specie di prova generale. Poi ci sarà il rispetto delle promesse. di Luigi Carrieri
C’è un solo Taranto «Noi vogliamo questa promozione», «Cuore, vecchio cuore rossoblù», «Tarantini, tarantini, uè». Sono stati questi gli incoraggiamenti più ripetitivi manifestati ieri pomeriggio dai circa 400 tifosi presenti al test infrasettimanale con gli Allievi. C'è finalmente, un clima di grande entusiasmo intorno al Taranto. Gli appelli degli addetti ai lavori sono stati ascoltati e recepiti. Ed i giocatori hanno mostrato di gradire quanto giungeva dagli spalti disputando un allenamento impregnato di forte tensione emotiva. Nel primo tempo, durato 44', mister Papagni ha schierato quella che potrebbe essere la formazione da mandare in campo domenica prossima contro l’Avellino. Il trainer rossoblù non gradisce molto che vengano chiamati "seconde linee" o, peggio, che farà ricorso al tourn over in quanto sono tutti componenti della stessa rosa: Maraglino (Faraon difendeva la porta degli Allievi), Panini, Castroni, Caccavale, Prosperi; Mortari, Larosa, De Liguori; Catania; Ambrosi, Mattioli. Il modulo di partenza è stato il 4-3-1-2 che si è evoluto a volte nel 3-4-1-2 con l’avanzamento di Panini a centrocampo, altre con il compassato 4-4-2, altre ancora nel rassicurante 4-2-3-1 o nell’aggressivo 4-3-3. Per la cronaca segnate 4 reti ad opera di Mattioli (due), Larosa e De Liguori. Nella ripresa, durata 40', spazio alla maggior parte di coloro che hanno giocato più spesso: Faraon; Cosenza, Pastore, Colombini; Toledo, Cejas, Monticciolo, Zito; Mancini; Scarci, Deflorio. Sempre per la cronaca segnate altre quattro reti: Mancini (due), Toledo e Scarci. Ad una manciata di minuti dalla fine, Formuso ha calciato alto un rigore giustamente concesso da Cervino (arbitra quasi tutte le partitelle del giovedì) per un evidente fallo in area di Caccavale su di un ragazzino degli Allievi. Non hanno partecipato alla partitella Barasso e Cammarata i quali si sono allenati a parte. I biglietti per la partita di domenica prossima contro l’Avellino sono già in vendita nei soliti ritrovi autorizzati dalla società. Ricordiamo che le donne entreranno gratuitamente in ogni settore dello stadio. Il tetto massimo è quota 9910. E sarà così anche nei playoff. Il programma di lavoro settimanale si completerà con l’allenamento pomeridiano e con la rifinitura prevista per domani. La gara con l’Avellino è assolutamente ininfluente per la classifica, ma battere la formazione irpina costituirebbe un bel biglietto da visita in vista degli spareggi-promozione per la tanta agognata serie B. di Giuseppe Dimito
"Così Moggi pagava gli arbitri"
Due premesse. La prima: "Tutto quello che dirò è documentato e
dimostrabile". La seconda: "Sono in causa con la Juve davanti al tribunale del lavoro di Torino. Ho cominciato a lavorare con Boniperti nel 1984. Un uomo eccezionale. Poi nel settembre del 2005, dopo che già da tempo i miei rapporti con Giraudo erano degenerati, sono stato costretto a lasciare la società". Maurizio Capobianco, ex dirigente di Juventus F. C., è un tipo così. Uno a cui piace parlare chiaro, diretto e, soprattutto, dire le cose esatte.
Tifosi: Papagni lancia un appello Un "patto per lo Iacovone". Stavolta tocca ad Aldo Papagni: il tecnico prova a lanciare un ponte verso i tifosi dei club organizzati della curva. I ragazzi della Nord sono da tempo in sciopero per protestare contro le misure previste dal decreto anti-violenza Amato-Melandri: l’allenatore rossoblu spera di poterli incontrare già oggi pomeriggio, in occasione della tradizionale sgambatura del giovedì, per convincerli a cambiare idea. Ospite di Studio 100, martedì sera, il “nocchiero” di Bisceglie ha provato ad indicare una nuova rotta agli ultras. Ricordando un episodio del passato, datato 26 gennaio 2006. Era il giovedì successivo alla sconfitta casalinga con il Vigor Lamezia, prima partita vissuta da Papagni sulla panchina ionica. I tifosi, delusi e arrabbiati, interruppero l’allenamento per parlare con l’allora neo-allenatore. «Mi è rimasto impresso - ha ricordato Papagni - il primo incontro avuto con i tifosi della curva dopo il match perso con il Lamezia. Dopo lo stop dell’allenamento, ci siamo confrontati, abbiamo parlato a lungo. Colgo l’occasione per invitarli nuovamente. Parliamone, cerchiamo di concordare una “tregua”, una deroga alla loro protesta». Papagni va oltre le motivazioni dello sciopero: invoca il ritorno al tifo passionale di sempre. “Arma in più” che il tecnico ha sempre reputato fondamentale per le sorti sportive del Taranto: «Si anteponga la passione - ha ribadito - . Lo dico sempre: passione deriva dal latino, significa sofferenza. La stessa che provano loro non tifando, la stessa che proviamo noi non vedendoli sugli spalti. La passione per il Taranto prima di tutto: è quello che chiedo, al di là delle serie problematiche che i tifosi pongono». L’appello è lanciato: dopo quello partito dal presidente Blasi all’intera tifoseria per colorare di rossoblu la città, “decorando” con le bandiere rossoblu i balconi dei palazzi. All’inizio dei playoff mancano più di due settimane: ma il Taranto ha accelerato. L’operazione serie B è già cominciata. di Leo Spalluto
De Liguori parla da leader In cinque stagioni trascorse a Taranto ne ha vissute di tutti i colori. Dal sogno della B alla retrocessione in C2, fino alla nuova chiamata del presidente Blasi che lo ha scelto come leader per guidare la nuova scalata alla serie cadetta. Vincenzo De Liguori, ormai, è una bandiera.
«Adesso - attacca - vorrei conquistare ciò che persi nel 2002. L’esperienza ha completato la mia maturazione, mi sento pronto per raggiungere questo traguardo».
Panini: "Uniti per un grande
traguardo" Forze giovani e fresche del Taranto alla ribalta. sarà un finale di campionato, quello che andrà in scena domenica contro l’Avellino, che vedrà protagonisti i calciatori, per vari motivi, meno impiegati nell’arco della stagione. Come Manuel Panini, terzino destro di professione: “Dico sempre che è giusto notare gli undici che scendono in campo- esordisce con voce squillante-ma molti di noi lavorano all’oscuro, non compaiono spesso in partite ufficiali. La ricetta è non sentirsi mai “seconde linee”. Lo ammette con serenità: “Ci alleniamo insieme, conosciamo reciprocamente il nostro valore. Siamo ragazzi che lavoriamo sodo e con abnegazione: aspettiamo fiduciosi il nostro turno”. E le energie su cui l’organico rossoblu può contare non sono indifferenti: “Noi giovani potremmo venire utili in occasione dei play off- ammicca il ventitreenne difensore romano-Si avvicina il caldo, potrebbe penalizzare lo stato di forma di alcuni compagni naturalmente più stanchi. A Foggia, io ho giocato titolare per 90’ interi: non accadeva dalla gara col Manfredonia all’andata. Faraon ha debuttato. Non abbiamo nulla da recriminare, cerchiamo di non sprecare le poche occasioni a disposizione”. Cita un esempio esaltante, Manuel Panini: “Fabio Prosperi ha cambiato il destino della sua carriera a Taranto, l’anno scorso, proprio durante i play off, sostituendo l’infortunato Caccavale. Siamo una squadra giovane: Avellino e Foggia possiedono organici formati da molta gente esperta e più adulta. Come noi, solo la Cavese”. Il terzino di origini romane stila il primo bilancio della stagione: “Siamo felici di aver raggiunto l’obiettivo primario dei play off- sorride loquace- E’ stata, finora, un’annata positiva, sotto tutti i punti di vista: non vediamo l’ora di affrontare gli spareggi per la promozione!” Eppure non è stato sempre un idillio, e Manuel Panini ne è consapevole: “Abbiamo vissuto momenti complicati, quelli belli li attendiamo con trepidazione- spiega-Ci sono stati problemi con i tifosi, col presidente, fra noi giocatori: la sorte dovrà tenerne conto. Molti volevano collezionare più presenze, altri segnare più goal: è stato bravissimo il mister a gestire tutte le problematiche con equilibrio eccellente”. Onore al timoniere rossoblu, dunque: “Una delle doti che riconosco a Papagni è quella di aver tenuto sempre saldo il gruppo. Ho giocato altrove, e posso confermare che ostacoli simili a quelli riscontrati a Taranto sarebbero stati esasperati. Noi abbiamo affrontato di petto i problemi- Panini è orgoglioso-Il gruppo fa la differenza”. Le ambizioni del Taranto erano state annunciate in estate, dal presidente Blasi: Panini, uno dei primi acquisti, lo ricorda perfettamente, e forse aveva prospettive diverse in rossoblu: “Lo ammetto: ero venuto a Taranto convinto di essere la prima scelta per il ruolo di terzino destro- confida con sincerità-Certo, mi aspettavo una bella concorrenza. Ho avuto un momento difficile, anche sul piano personale, potevo andare via a gennaio. Ed invece sono contento di essere rimasto”. “L’amarezza che posso aver provato è stata soppressa- continua, con trasporto-Mi sto divertendo, alla fine ho collezionato comunque le mie presenze. E le cose belle si apprezzano sempre alla fine: sono abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno”. Adesso vuole realizzare il sogno dell’ascesa in serie B, Manuel Panini. Per adesso, a conquistare la promozione matematica è stato il Ravenna: ha vinto la squadra più forte? “Ha vinto la squadra più costante- corregge il giovane terzino rossoblu- Il Ravenna ha un assetto molto solido, in grado di sopperire alle carenze di giocatori dai grossi nomi e dal grosso potenziale”. “Ha avuto meno problemi ed un ambiente che non pressava- spiega Panini-Il Ravenna era stato allestito per emergere nel girone Nord, è stato circondato da uno scetticismo iniziale, godeva di pochi favori del pronostico. Eppure è stato eccellente nell’inanellare le vittorie che hanno rinvigorito il gruppo stesso”. Se non dovessero mutare le posizioni di classifica all’ultima giornata, il Taranto affronterebbe l’Avellino in semifinale: “Una squadra costruita per vincere il campionato ed arrabbiatissima per non esserci riuscita- ammette Panini-Possiede calciatori di grande valore, attaccanti formidabili: vorrà arrivare in serie B a tutti i costi”. “L’Avellino è forte, non lo scopriamo ora- Panini esamina la situazione nel dettaglio-Ha avuto qualche flessione nell’ultimo periodo, non so se mentale o fisica. La partita di domenica sarà “bugiarda”- Manuel Panini espone la sua teoria- Gli irpini non hanno più nulla da dire al campionato, ci sarà un ampio turn over da parte di entrambe le squadre”. “Secondo il mio parere, verranno nascoste le “strategie”- svela il difensore- Quelle che Papagni e Vavassori vorranno utilizzare negli spareggi. Nei play off le squadre cambiano in maniera impressionante. Ci vuole anche una buona dose di fortuna”. Contemporaneamente al Taranto, ha staccato il biglietto per i play off anche il Foggia, domenica: “Gioca bene al calcio- ammette Panini-E’ un organico simile al nostro, per qualità e quantità, ma in trafserta soprattutto Foggia e Taranto applicano moduli diversi. Sinceramente, a me il Foggia piace: domenica ha dato vita ad una gara a viso aperto. In questo ci somiglia: non si tira mai indietro, non rinuncia a giocare”. Manuel Panini conosce bene la Cavese, avendo disputato tre stagioni nelle fila della matricola terribile del campionato: “La Cavese è temuta perchè da più anni gioca a memoria. Sa far valere il fattore campo, esprime un gioco frizzante, i calciatori corrono, sono organizzati. E’ forte, pericolosa: ha battuto due volte il Taranto, anche se la seconda gara è stata condizionata da tanti aspetti negativi, per noi”.
Oggi partitella. Papagni, appello ai tifosi Il Taranto ha sostenuto una seduta unica nella mattinata di ieri, che non ha riservato ulteriori novità. Continuano a lavorare a parte il portiere Barasso, perseguitato da un’infiammazione alla spalla, e l’attaccante Fabrizio Cammarata, vittima da qualche empo di una contrattura collocata fra il tricipite ed il tendine d’Achille. Il loro impiego, complice anche un denso e previsto turn over, appare improbabile per l’ultimo impegno casalingo del campionato con l’Avellino. Il resto della comitiva rossoblu è stato suddiviso in due gruppi, che si sono alternati nelle tipologie di lavoro. Una prima parte è stata dedicata ad esercitazioni di forza in palestra, la seconda prettamente tecnica. Gli ionici hanno disputato una serie di partitelle cinque contro cinque, a due tocchi, in cui è stata testata la resistenza specifica alla velocità. Questo pomeriggio, il Taranto affronterà gli Allievi per il tradizionale test ufficiale di metà settimana. Aldo Papagni ha diffuso un appello, rivolto esclusivamente ai tifosi rossoblu, soprattutto appartenenti ai gruppi organizzati. “Mi auguro di poter incontrare i tifosi, prima o dopo la partitella, oppure, in alternativa, al termine di un altro allenamento- ha spiegato il tecnico- Ho ricordato il mio debutto contro la Vigor Lamezia, quando approdai a Taranto nel gennaio dello scorso anno. Dopo l’ennesima sconfitta, i tifosi bloccarono l’allenamento per un confronto sul momenti difficile della squadra: stabilimmo una sorta di tregua, un patto, che poi ha sortito effetti decisamente positivi...” Mister Papagni desidera cavalcare l’onda di un rinnovato entusiasmo, in una circostanza decisamente diversa e positiva: l’afflusso di sostenitori per i play off promozione: “Vorrei emulare quell’episodio- sorride l’allenatore- Vorrei un’ulteriore dimostrazione di compattezza dell’ambiente. Ho appreso che il mio messaggio non è caduto nel vuoto, che molti gruppi si stanno organizzando per scrivere ed applicare volantini per incitare e spronare la squadra. E’ questo che a me interessa: l’aiuto, l’energia che il pubblico sa regalare ai miei ragazzi”. di Alessandra Carpino
Bandiere e pienone: il sogno di Blasi Un tripudio di bandiere e di colori rossoblu. Un vessillo appeso ad ogni balcone. Per vestire d’entusiasmo i playoff. Per spingere il Taranto verso la B. Non è certo un’iniziativa nuova ma non conta: il momento è quello giusto. Gigi Blasi punta sul pubblico tarantino, scommette sull’affetto dei tifosi: non perde occasione per sottolinearlo, davanti ai taccuini e dietro le telecamere. L’appello è lanciato, la fiducia è incrollabile: «Vorrei vedere bandiere dappertutto, la squadra ha bisogno di una testimonianza d’affetto. Se restiamo uniti, possiamo conquistare la promozione. Io ci credo, fermamente: abbiamo l’opportunità di vivere un momento storico per la storia del Taranto. Abbiamo l’occasione per riportare la città in serie B: sono passati quindici anni dall’ultima volta. Un’eternità». Blasi sparge allegria, il presidente trasuda ottimismo. Chiama a raccolta tutti i sostenitori tarantini, chiede ai supporters di riempire lo stadio già domenica prossima, in occasione dell’ultima di campionato con l’Avellino. Per gli ionici, si tratta di una partita "decorativa" dal punto di vista della classifica: i playoff sono in saccoccia, tutto è già deciso. Il massimo dirigente ionico attribuisce alla gara un significato diverso: quello di una vera e propria prova generale in vista del finale di stagione. Il Taranto vuole riappropriarsi di quella che è sempre stata la sua carta in più: il tifo, il classico dodicesimo uomo in campo. Quest’anno, invece, il rapporto non è stato caratterizzato da rose e fiori: è subentrata un po’ di freddezza, per mille motivi. Ma Blasi, adesso, annusa nell’aria il vento buono dei giorni migliori: il suo Taranto gli piace, lo appaga, gli ha regalato ciò che aveva chiesto in estate. Il quinto posto (con una giornata di anticipo): ciò che serviva per accedere alle finali per la B. Il primo traguardo apre la strada al secondo: il presidente si è ingolosito, non vuole fermarsi ad un passo dal sogno. Per vincere, però, c’è bisogno di tutto. E di tutti. Sugli spalti, pronti a gridare e ad emozionarsi. Domenica la prima verifica: il Taranto aspetta Taranto allo stadio, spera di rivedere lo stesso affetto (e anche di più) notato nel corso del match vinto con l’Ancona. Poi arriveranno i giorni decisivi: quelli dei playoff, quasi sicuramente ancora contro gli irpini. Se la gente risponderà, se i gradoni dello stadio si affolleranno, se le bandiere si gonfieranno al vento, il club di via Umbria contatterà nuovamente le istituzioni. Per chiedere un aumento di capienza dello "Iacovone", per derogare al limite di quota 9904 attualmente previsto. Il direttore generale Vittorio Galigani è pronto a chiedere un incontro al Prefetto: la società, però, per muovere i propri passi, aspetta la verifica di domenica prossima. Tutte confermate le agevolazioni dell’ultima partita interna: ingresso gratis per le donne e i bambini delle scuole. «Vogliamo festeggiare tutti insieme i playoff. Dobbiamo gridare tutti insieme serie B» ribadisce Blasi. Evocando il desiderio di ogni tifoso. di Leo Spalluto
Pastore non ha dimenticato La mancata promozione con il Taranto di cinque stagioni fa rappresenta l’unica nota stonata di una carriera che gli ha regalato tre promozioni negli ultimi quattro anni e la gioia di esordire a 34 anni in serie cadetta. Ivano Pastore, adesso, sente di poter prendersi una rivincita.
«Perché dopo aver superato i 30 anni - attacca -
ho vissuto le stagioni migliori. Ma il campionato perso nel 2002 mi fa sentire incompiuto. Non giocai la finale con il Catania, ma l’amarezza per il risultato fu comunque enorme. Quando ho scelto di indossare nuovamente la casacca rossoblù, volevo conquistare ciò che mi sfuggì in quel campionato. L’anno scorso mi sono preso una bella soddisfazione, adesso spero di mettere la ciliegina sulla torta».
Faraon: "A Taranto sono cresciuto
anch’io" Attendere un campionato intero per debuttare e vivere un fulminante momento di gloria. E’ quanto sta accandendo a Davide Faraon, giovanissimo portiere di riserva del Taranto, autentica rivelazione nel derby disputato a Foggia. Ed una seconda occasioni per il numero 12 di origine veneta (è nato a Vittorio Veneto, provincia di Treviso, il 5 agosto dell’85) potrebbe presentarsi immediatamente, domenica prossima nella partita conclusiva della stagione regolare con l’Avellino, complice l’annunciato turn over nella compagine ionica. Una chance per ammirare le prodezze con le quali il “ragazzone”, perennamente destinato ad spettatore in panchina, si è reso protagonista fra i pali dello Zaccheria. “L’importante è aver debuttato con una maglia prestigiosa come quella del Taranto- sorride timidamente Davide Faraon, poco abituato alle luci della ribalta- Quella rossoblu è una grande piazza, ed io sono stato bravo a ritagliarmi un piccolo spazio”. Meritato il debutto, soprattutto perchè avvenuto improvvisamente: “Mi è stato comunicato di sostituire Barasso pochi minuti prima della partita coi dauni- ricorda il portiere- Sono rimasto sorpreso. Nicola aveva cominciato a riscaldarsi, ho imparato a conoscerlo, in questi mesi: non è tipo che si tira indietro, scende in campo anche dolorante, stringe i denti.L’annuncio da parte del mister di partire titolare all’inizio mi ha spiazzato. Poi ho ritrovato la mia concentrazione”. Appare un ragazzo ponderato, Davide Faraon: nessuna esaltazione, molta razionalità nelle sue parole: “Penso di avere qualità fisiche interessanti per un portiere- spiega- Sono alto, magro e, soprattutto, non mi mancano i tipici riflessi pronti. Molti me lo hanno ripetuto, nei primissimi anni della mia breve carriera: è relativo, se poi nessuno ti regala la giusta fiducia”. A Taranto è successo: “Ringrazio mister Gianfranco Degli Schiavi: oltre essere un grande professionista ed un insegnante impeccabile, ci unisce un rapporto di amicizia- sorride Faraon- Noi portieri rappresentiamo quasi un “gruppo a parte”, abbiamo metodi di allenamento specifici, dettagli da curare per evitare i goal, per custodire i pali”. Il suo “superiore”, Nicola Barasso, non avrà potuto che applaudire la prestazione del giovane collega: “Nicola crede in me, ci lega un rapporto speciale- ammette Davide Faraon- Al termine della gara col Foggia, che avrei preferito concludere senza incassare reti, Barasso si è complimentato con me e mi ha detto “non preoccuparti, avrai altre occasioni per giocare così bene”. Magari contro l’Avellino secondo in classifica: “Non mi aspetto nulla- confida- E’ già stata una vittoria, per me, esordire in questo campionato. Se dovessi essere scelto per la seconda volta consecutiva, di certo mi farà trovare pronto”. Davide Faraon ha imparato tanti segreti del mestiere dagli estremi difensori suoi compagni nel Taranto: “Ho avuto la fortuna di conoscere anche Tore Pinna, con il quale ho svolto la preparazione precampionato- sottolinea- Sono giunto nel ritiro di Penne, lui c’era già. Per me era una scommessa. Da lui e da Barasso ho studiato il modo di allenarmi, ho appreso molte astuzie tecniche. Una volta andato via Pinna, era normale che una piazza importante come Taranto non si affidasse ad un portiere troppo giovane come me! Occorreva un nome di prestigio”. Nemmeno ventidue anni, il numero 12 rossoblu rivela i suoi primi passi: “Ho esordito un anno nelle giovanili del Bologna, poi ho disputato un campionato di Eccellenza a Città di Castello, presso Perugia. Sono stato il terzo portiere in serie B proprio a Perugia- sottolinea- Dopo il fallimento, sono stato ceduto al Padova: nessuna presenza, ma ora c’è il Taranto. In questa avventura i miei familiari mi hanno sempre sostenuto, mi hanno regalato gli stimoli giusti”. Cosa si prova ad essere portieri “di riserva”, a sapere di avere a disposizione poche possibilità di dimostrare il proprio valore con continuità? “Ho una mia ideologia- Davide Faraon si esprime con saggezza- Ogni anno, che tu possa giocare o meno, si impara sempre qualcosa, siano 40 o zero le presenze in campo. Si cresce sempre, ed io a Taranto sono cresciuto, pur accomodandomi in panchina. Ogni campionato riserva qualcosa di nuovo, per un giovane calciatore. Certo- sorride-non è facile rinunciare alla partita, all’emozione del campo, ma il mio compito è quello di essere concentrato in ogni momento”. Autore di tre interventi decisivi contro il Foggia, Faraon ama ricordare: “La parata sul colpo di testa ravvicinato di Pecchia, una delle più belle compiute: la palla era in uscita da una mischia incredibile, ho agito d’istinto”. All’esperto Pecchia, capitano dei dauni, Faraon ha negato, distendendosi,anche una rete nel primo tempo: “Una bella soddisfazione, contro un calciatore dal bagaglio tecnico e dalla carriera importanti”. Faraon debuttava fra i pali, ed il Taranto conquistava la matematica certezza dei play off: “Sarà una lotta molto interessante, aldilà della posizione che le singole concorrenti occupano- dichiara il giovane estremo difensore rossoblu- L’Avellino potrebbe essere penalizzato dallo stadio a porte chiuse: anche per gli irpini, l’apporto del caldo pubblico del Partenio conta parecchio. Vantano un grosso attacco, ma io considero la Cavese la squadra più organizzata del girone: è la più compatta, è difficile farle male, una formazione collaudata, rognosa. Il Foggia- conclude- è più simile al Taranto, vanta nomi di esperienza”. Davide Faraon confida nel pubblico, che ha imparato ad apprezzarlo concretamente: “Avverto un rinnovato entusiasmo, vorrei sentire il calore dei tifosi in uno scontro diretto. A Foggia non c’era pubblico rossoblu: ora dico di venire a darci una mano per riprendere la serie B!”. di Alessandra Carpino
Seduta unica in mattinata In un’atmosfera rilassata ma permeata dalla consueta concentrazione, il Taranto ha ripreso ieri pomeriggio la preparazione in vista dell’ultimo impegno della stagione regolare, in casa contro l’Avellino seconda forza del torneo, e probabile avversario nelle prossima semifinali play off. Hanno lavorato più intensamente i calciatori impiegati in forma ridotta o non utilizzati allo “Zaccheria” di Foggia: Aldo Papagni ha fatto svolgere una serie di esercitazioni per il possesso palla. Un allenamento ridotto è stato invece sostenuto dai giocatori che hanno disputato il derby: entrambi i gruppi sono stati accomunati dalla parte aerobica nel finale. Gli unici ad aver svolto un allenamento differenziato sono stati Nicola Barasso e Fabrizio Cammarata. Al portiere titolare persiste l’infiammazione alla spalla, che lo ha costretto a dare forfait nell’immediata vigilia della partita contro il Foggia. Ancora in stand by l’attaccante, al quale è stata riscontrata una contrattura collocata precisamente tra il tricipite ed il tendine di Achille. Aldo Papagni ha ammesso apertamente di pensare ad un turn over per la gara conclusiva con gli irpini di Vavassori:
“E’ una soluzione che intendo adottare - ha
dichiarato - Soprattutto nel caso di Barasso sarebbe consigliabile”.
La comitiva rossoblu sosterrà oggi una sola seduta, all’insegna della qualità, fissata per la mattina. Domani, invece, è in programma la partitella ufficiale con gli Allievi, mentre venerdì la squadra si allenerà nel pomeriggio. Non è stato ancora deciso quando svolgere la seduta di rifinitura, se nella mattinata o nel pomeriggio di sabato.
di Alessandra Carpino
Il sogno silenzioso da vivere con gioia Giusto, ora, fermarsi un attimo. Tirare il fiato, prima di riempire polmoni e cuore di euforia. Giusto capire che l’impresa è già compiuta e adesso c’è spazio sufficiente per metterci dentro i sogni. I sogni, appunto. Perché la strada dei playoff è larga solo all’inizio, tanto da contenere quattro squadre, e poi così stretta da farne passare una sola: in fondo c’è la B. Il Taranto sarà alla partenza, provando ad arrivare prima delle altre nel punto più stretto. La notizia può giustamente schiacciare la partita di Foggia, comunque una importante prova di maturità tecnica e compattezza morale. E può lanciarci oltre, anche oltre la sfida platonica di domenica con l’Avellino, probabile avversario nell’immediato futuro. Oltre vuol dire: dentro l’obiettivo e più avanti. L’obiettivo è raggiunto: finire nell’aristocrazia del campionato, giocare allo stesso tavolo delle grandi, stare nel piano più addobbato, più pulito. Si chiamano playoff e hanno uno straordinario profumo: odorano di riscatto, di ambizioni ancora inappagate, di calcio quasi dimenticato. Sono belli, seducenti. Ma anche un po’ dispettosi: come una donna che se la tira, che può concedersi o improvvisamente girare le spalle sul più bello. A volte può bastare anche averla guardata. Premessa figurata, necessaria per vivere con gioia quello che si è ottenuto, intanto. I playoff, sudando tanto e faticando di più, sono arrivati perché il Taranto non ha mai smesso di volerli. Perché non ha ceduto Papagni, perché non hanno ceduto i giocatori, perché non ha ceduto soprattutto Blasi, mostrando stile da presidente di statura quando le acque erano torbide: fidandosi del progetto e della bontà delle sue idee di inizio stagione, senza clamorosi passi indietro. Il Taranto, a dirla tutta, è stato la dolce condanna di se stesso: si è creato molte difficoltà trovando sempre il modo per superarle, si è messo in crisi e da solo ne è uscito. E’ stato ora incomprensibile, ora estremamente chiaro. Ma è arrivato in fondo incolume: dovrebbe bastare. Il bilancio, cioè, è bello e rischia felicemente di essere fantastico. Perché oltre la perfetta programmazione ci può essere solo l’imponderabile. Quello, cioè, che non si può prevedere e che, se arriva, regala giorni di estasi pura. Ora giocano tutti, però. Ed è fondamentale mostrare la più grandi delle doti che il calcio possa prevedere per una piazza: la maturità. Chiariamo: tutti vogliono sognare e nessuno deve vietarselo perché quello che il Taranto potrebbe raggiungere è qualcosa che la città vede da tempo come un miraggio. Ma lo spessore della Taranto che tifa si valuta ora: capendo che un sogno non è un obbligo. Può avversarsi oppure no: in ogni caso quando il sogno finisce tutti si svegliano e ricominciano la giornata. Il punto è qui: la B è quello a cui, adesso, tutti pensano. E per questa si combatte, con la bandiera al proprio balcone, in coda per il biglietto, con la sciarpa al collo allo stadio. Può arrivare, perché il Taranto ha le qualità e la forza per l’impresa. Ma in un campionato a parte come quello dei playoff può succedere di tutto. Anche che si resti qui. Allora Taranto potrà vincere lo stesso: evitando la depressione in passato già dannosa, pensando positivo. E camminando con il petto in fuori, come tifosi di una matricola (matricola vera: a Foggia sette titolari erano al primo anno di C1) che ha fatto divertire. Applausi al Taranto. In anticipo. di Fulvio Paglialunga
Non viviamo i playoff come un'ossessione Il derby non fa più testo. Inutile tornarci sopra. Contano solo i playoff. Conta quello che sarà. I playoff erano il traguardo: raggiunto. La serie B resta
Papagni mister playoff
Casa Papagni è all’interno C. «Che dite? Devo cambiare lettera?». Il riflesso del sole sul mare blu di Bisceglie sembra lo sfondo di una mattina indimenticabile. E’ il giorno dopo la storia: Aldo Papagni, al suo primo campionato di C1, ora è in lotta per la B. Con il Taranto. Sorride, risponde a mille telefonate. Si preoccupa di Simona, la figlia, a casa di un’amica, di Nicola, il figlio, che è a scuola. Attende la moglie Elisabetta, insegnante in servizio. Sogna, Papagni. La casa nascosta dietro la porta spessa sembra la nuvola dove adagiarsi e guardare il Paradiso. Il mare è anche qui, basta guardare la vetrata. C’è gente che prende il sole e ragazzi che dovrebbero essere a scuola. Poltrona e calcio, casa e Taranto. Papagni, il 16 gennaio 2006, sedendosi sulla panchina di un Taranto fuori dai playoff di C2, pensava di potersi poi trovare, sulla stessa panchina, a giocarsi gli spareggi di C1?
«A dir la verità, dopo la prima partita con il Lamezia, che perdemmo in casa, speravo di durare almeno dieci giornate». E’, invece, domenica sarà la sua cinquantatreesima partita di campionato in rossoblu...
«Non potevo pensare a lungo termine, appena arrivato. Pensavo ai playoff, sapevo di avere qualità nell’organico per farcela. Ma 53 panchine sono un buon risultato, visti i precedenti della storia del Taranto. Forse nell’anno di volontaria inattività stavo in realtà accumulando energie per questa esperienza». Il Taranto, adesso, può pensare alla B...
«Il 19 luglio, al primo allenamento, ho iniziato a credere che il traguardo fosse possibile. Ho visto intatto lo spirito dell’anno scorso. Sapevo che i playoff potevano essere raggiunti. Infatti». Bello sentirsi così?
«Molto bello. Ma ancora di più lo è sapere di aver reso felice tanta gente: noto questa gioia, il piccolo riscatto sportivo che la città si prende. E, poi, bello è tutto quello che ho vissuto: sono cresciuto umanamente grazie a una squadra sempre in grado di saltare gli ostacoli». Ecco, gli ostacoli. Ovvero: poteva andare meglio?
«Gli ostacoli non possiamo nascondere. Ce ne sono stati, di diversa natura: tecnica, tattica, gestionali, ambientali. E metteteci
Il capolavoro di Papagni
Aldo Papagni, il giorno dopo aver tagliato il traguardo dei playoff, è a Bisceglie.
Papagni, il traguardo
dell'esordiente atipico Un traguardo annunciato in estate, costruito attraverso esaltazioni e periodi di trepidazione, una sfida vinta, l’anticamera di splendidi percorsi onirici, abbandonati da troppo tempo e per trame infide del Fato. Il Taranto accede matematicamente ai play off, con un turno d’anticipo sul calendario della stagione regolare, addirittura non si addolora per una sconfitta a Foggia rimediata nel recupero. Sorride Aldo Papagni, ancora una volta incensato stratega della squadra rossoblu: i corsi e ricorsi della storia si susseguono, il Taranto festeggia simbolicamente l’ulteriore chance per l’ascesa di categoria alla penultima di campionato. E per il tecnico di Bisceglie si tratta di un “doppio traguardo”: ha completato senza sbavature il quadro delle presenze sulla panchina ionica, anzi, ora può rimpinguare il bottino. “E’ importante l’obiettivo generale- esordisce Aldo Papagni, preferendo la visione collettiva ed intimistica- A distanza di dodici mesi, alla penultima giornata, il Taranto ha conquistato l’accesso matematico ai play off, in un campionato superiore”. “Dodici mesi fa- ricorda l’allenatore- la squadra era in C2, ora disputerà gli spareggi per la promozione in B: vuol dire che la Società ha operato per cose importanti, ed il gruppo ha saputo costruire qualcosa di straordinario. Rispetto allo scorso campionato, Taranto rappresentava una matricola, affiancata a tante squadre attrezzatissime per il salto di categoria”. Una bella soddisfazione: in riva allo Ionio c’è desiderio di rinascita totale: “Non è stato facile- Papagni non ha dubbi- Il Taranto ha ampiamente meritato questo traguardo, che ci consente di sognare, di giocarci le percentuali di promozione che ci spettano di diritto. Spero che il sogno diventi realtà: di sicuro, da parte mia e dei ragazzi, non mancherà l’impegno”. La menzione d’onore non può non essere attribuita ad Aldo Papagni ed al suo modo di gestire lo spogliatoio, di disegnare l’assetto tattico in campo, di allenare il corpo e l’anima dei suoi ragazzi: al debutto in questo campionato, ha fatto centro, rientrando nel ristrettissimo novero dei “privilegiati sulle panchine”: “E’ il mio primo campionato di C1- conferma il tecnico rossoblu- Sono un “esordiente atipico”,non alle prime armi, nel senso che, a livello professionistico, ho allenato per undici volte in C2. Quello di C1 è un torneo importante, che ho affrontato con identica mentalità. Certo- ha continuato- ci siamo confrontati con squadre e città di grande blasone, animate da motivazioni superiori. Credo che sia stato fondamentale l’apporto, per qualità ed impegno, dei miei calciatori, che si sono dimostrati validi tecnicamente, ma soprattutto di grande spessore umano”. Quasi cela un giustificato orgoglio, Aldo Papagni: insieme con lui, sono “sopravvissuti” ad isterismi ed esoneri solo Pagliari del Ravenna, Campilongo della Cavese e Capuano della Juve Stabia: “Pagliari è stato confermato dopo aver condotto alla salvezza il Ravenna, che ora dovrebbe vantare la promozione diretta in B- spiega- Campilongo fa giocare a memoria un gruppo collaudato da tre anni. Viviamo un momento in cui non è riconosciuto il “senso dell’attesa”: se lo perdiamo, non credo si possa migliorare, concretizzare un progetto”. “Non bisogna volere tutto e subito- precisa un concetto a lui caro- spesso ciò porta a sbagliare, fallire, a decisioni frettolose. Ecco perchè ho parlato di “schizofrenia” nel campionato: noi allenatori conviviamo con la mancanza di coerenza, di equilibrio”. “Negli ultimi vent’anni- Papagni si concede ad una piccola esaltazione- nessun tecnico ha collezionato una serie di panchine consecutive a Taranto quanto il sottoscritto: ne sono fiero! Mi era accaduto alla guida della Fidelis Andria: ci era riuscito solo Papadopulo, abbiamo visto quanta strada ha fatto nel calcio. Sono contento, perchè Taranto è una piazza ancor più calda ed esigente di Andria. C’è voluto sacrificio, ma ho ricevuto un’immensa gioia”. Il trainer barese si appresta a vivere nuovamente le intense emozioni insite nei play off: “Il periodo che conduce agli spareggi va affrontato con la consapevolezza di aver raggiunto un traguardo straordinario, in relazione al campionato di C1 più complicato degli ultimi anni- sorride- Pensiamo che avversarie quotate come Perugia o Salernitana non sono rientrate fra le prime cinque. Io dico che i play out rappresentano un’appendice di tristezza, i play off di gioia: sono spareggi per ambire alla serie superiore, non si perde una categoria in modo traumatico. Il Taranto preparerà questi spareggi con il giusto equilibrio “della bicicletta”: se è ferma e nessuno pedala, la bicicletta cade. E noi dobbiamo pedalare”. Mister Papagni non ama parlare dei numeri e della loro “staticità”, ma è innegabile che la squadra votata al 4-2-3-1 delle ultime apparizioni, sia piaciuta: “Il tutto è in funzione dei giocatori e delle condizioni del momento- svela l’allenatore- Ora abbiamo giocatori di qualità offensive acciaccati: Cammarata, Ambrosi, anche Deflorio non è al meglio. Era consigliabile il modulo 4-2-3-1 con gli esterni molto propositivi”. “Abbiamo però avuto gli stessi attaccanti in forma strepitosa, nel girone d’andata- sottolinea- Restava fuori Pasca. Abbiamo vinto con un classico assetto, con due attaccanti e due esterni di qualità, come a Perugia: la squadra ha sempre mostrato un gioco valido.E questo rafforza la nostra consapevolezza dell’essere sempre efficaci”. Il Taranto è attualmente quinto, qualcuno preferisce affrontare l’Avellino di Biancolino ed Evacuo. La Cavese, altra matricola terribile, è uno spauracchio? “Noi abbiamo cercato di fare risultato a Foggia, perdendo a nemmeno 1’ dalla fine- dichiara Papagni- E’ importante sottolineare che il Taranto, nell’arco di 33 partite, ha dimostrato di poter giocare senza timore con tutte le formazioni approdate ai play off. Lo ha mostrato negli scontri diretti, anche perdendo. sarà basilare la condizione psicofisica, emozionale: sotto il profilo tecnico, sappiamo di valere. Dobbiamo pensare a prepararci bene”. L’allenatore rossoblu descrive le altre pretendenti: “La Cavese, oltre ad avere un buon organico, da tre anni consecutivi vanta una continuità di lavoro e progettuale, che accomuna la società ed il tecnico. Ha un vantaggio enorme,la compattezza. Avellino e Foggia erano state allestite per la vittoria diretta, disputeranno con merito gli spareggi. Non ci saranno grossi scompensi, ma sarà importante superare le prevedibili piccole flessioni psicologiche, ricaricare le batterie, avere gli uomini giusti. Sarà una bella lotta”. L’atmosfera dei play off va gustata nella sua pienezza: “Domenica osservavo i tabellini-racconta- Avellino: porte chiuse; Foggia: no tifosi ospiti. E’ una situazione che amareggia. Noi addetti ai lavori dobbiamo solo responsabilizzarci: dobbiamo tutti lottare per cancellare queste “diciture”. Tutti amano il calcio:dobbiamo accelerare il processo di cambiamento, attraverso la correttezza sportiva. Il calcio è bello per l’energia che proviene dai tifosi- ha concluso Papagni- senza inutili eccessi”. di Alessandra Carpino Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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