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Taranto forza dieci
Finisce 10-0 la partitella a porte chiuse contro il Putignano: quattro reti per Catania

Una partitella utile. Dieci reti contro il Champions Putignano, sparring partner designato di giornata: la partitella (a porte chiuse) contro i baresi, formazione di Seconda categoria, ha costituito l’ultimo tassello della settimana di lavoro del Taranto, in una giornata segnata dalla doppia seduta di allenamento. Da oggi sarà riposo, fino a martedì: l’ultima pausa prima della “prima” dei playoff contro l’Avellino. Papagni non chiedeva troppo alla sgambatura: movimento e concentrazione senza troppe ansie. La risposta della squadra è stata ottimale: ottanta minuti di gioco piacevole, cinque gol per tempo con Catania grande protagonista (quattro reti per lui), doppiette di Zito e Mortari e le firme di Mattioli e Scarci. Il tecnico rossoblu ha alternato tutti i giocatori disponibili modificando più volte in corsa assetti e schieramento. Il 4-2-3-1 delle ultime gare è rimasto momentaneamente in soffitta: nella prima frazione il modulo prescelto è stato il 4-4-1-1 con Barasso (pienamente recuperato) in porta, Panini e Colombini difensori di fascia, Caccavale e Prosperi centrali, Mortari, Cejas, Larosa e Zito sulla linea mediana da destra a sinistra, Mattioli libero di svariare alle spalle dell’unica punta Ambrosi. Nel secondo tempo, invece, l’undici rossoblu si è ispirato ad un 4-4-2 zeppo di fantasisti e privo di punte centrali: Faraon tra i pali, castroni, Pastore, Prosperi e Cosenza nel reparto difensivo, Toledo "dominatore" della fascia destra con Monticciolo sul versante opposto, Mancini e Deliguori pronti a dettare i tempi in posizione centrale, Zito e Catania (in versione de luxe) in avanti. Nel corso della frazione spazio anche per Michele Scarci, subito in gol. Nella pomeridiana sono rimasti fermi Deflorio e Cammarata: il centravanti di Noicattaro, affetto da una fastidiosa sciatalgia, ha girato a parte. Diverso il discorso per l’ex juventino, che si è allenato regolarmente al mattino prima di essere tenuto a riposo (solo in via precauzionale) durante la partitella. Per entrambi, l’allarme rosso non è scattato: la situazione dei due attaccanti viene tenuta sott’occhio dallo staff medico rossoblu ma, in entrambi i casi, il recupero sembra possibile (soprattutto per Cammarata). Per una valutazione attendibile, però, delle possibilità d’impiego di Deflorio e Cammarata bisognerà ancora attendere qualche giorno. Lo stesso discorso vale per la formazione che scenderà in campo in occasione di gara-1: Papagni aspetterà le ultime ore per scegliere, nessuna gerarchia precedente appare immodificabile. Le sorprese non possono essere escluse. L’allenatore rossoblu, afflitto da un fastidioso raffreddore, commenta così l’amichevole con il Putignano. «Non posso che essere soddisfatto, è stato un pomeriggio positivo. I nostri "ospiti" hanno svolto in modo perfetto il loro compito di avversari: sono stati correttissimi, non hanno fatto falli inutili. Bisogna ringraziarli per questo. Quanto a noi, la squadra mi ha fornito la risposta che mi attendevo: tutti i ragazzi hanno avuto un buon approccio alla partita, del resto era anche il secondo allenamento della giornata. Continuiamo ad avvicinarci con serenità all’appuntamento di domenica prossima». Ma da martedì, alla ripresa degli allenamenti, il cuore di una intera città batterà più forte. Sarà l’inizio di una settimana decisiva. di Leo Spalluto20 maggio 2007

La sicurezza di Cejas
«Il Taranto è già da serie B». Il centrocampista argentino non teme l’Avellino

A Taranto, nella lunga attesa dei playoff, può capitare che un tifoso richieda, per la sua festa di compleanno, la presenza di Maximilian Cejas. «Ho visto tanta felicità negli occhi di questo ragazzo - attacca il centrocampista argentino -, mi sembra incredibile poter regalare una soddisfazione così grande. Mi sentivo quasi in imbarazzo per l’attenzione che c'era su di me». Il ragazzo di La Plata è piuttosto riservato, non ama la luce dei riflettori. E' uno di quei calciatori che lavorano nell’ombra, ma spesso il suo contributo è risultato fondamentale. «Ad inizio stagione non mi sarei aspettato di vivere tanti momenti felici. Quando cambi città rischi di non ambientarti, invece ho trovato delle persone splendide che mi hanno accolto a braccia aperte. Adesso, poi, a Taranto mi sento come se fossi a casa mia. Fa caldo, il mare è splendido: non ci crederete, ma per me è importantissimo svegliarmi e vedere il sole oltre la finestra». Ma il campionato di Cejas è stato costellato anche da momenti difficili, fatti di tanti sacrifici e di pochi minuti spesi sul campo. «Per questo motivo - prosegue - ritengo questa esperienza altamente formativa. Finora avevo sempre giocato titolare. A Taranto, invece, dopo sei gare giocate dall’inizio, mi sono ritrovato in panchina. In quel momento ho osservato la mia crescita, mi sono allenato sempre con il massimo impegno e ho riconquistato la fiducia dell’allenatore». Da una settimana ormai è iniziata la lunga marcia di avvicinamento ai playoff. In semifinale i rossoblù ritroveranno l’Avellino contro cui, domenica scorsa, è giunta la sconfitta stagionale. «Ma non possiamo parlare del prossimo impegno facendo riferimento a quella partita. L’Avellino è un’ottima squadra, anche se non mi sembra in buone condizioni psico-fisiche. Ha speso molte energie durante l’anno e non credo che riuscirà a recuperarle in dieci giorni. Sicuramente fa paura il potenziale offensivo: Biancolino ed Evacuo saprebbero farsi rispettare anche in serie B». I playoff, si sa, sono gare che sfuggono ad ogni previsione. Conta soprattutto l’approccio, i valori tecnici non sempre vengono rispettati. «Si tratta di un’unica gara lunga centottanta minuti. La giocheremo con la consapevolezza di non essere inferiori alle nostre concorrenti. Il Taranto, adesso, è in forma smagliante. E vincendo quattro gare in trasferta prima del derby di Foggia, abbiamo dimostrato di poter imporre il nostro gioco. Perciò ritengo ininfluente anche la posizione di classifica». di Fabio Di Todaro20 maggio 2007

Taranto-Avellino in tv
La semifinale di andata sarà trasmessa da RaiSportSat. Il Viminale ribadisce: nessun rinvio nè deroghe per lo stadio

In tv, ancora una volta. Ma, in questo caso, l’ordine pubblico non c’entra (almeno per il momento). Taranto-Avellino sarà trasmessa in diretta su Rai Sport Satellite e sarà visibile, quindi, in Europa (via satellite) e in tutta Italia (attraverso il digitale terrestre). E’ stata la Lega di serie C a scegliere il match dello “Iacovone” come incontro clou della prima giornata degli spareggi promozione: l’ufficialità è arrivata nel primo pomeriggio di ieri, la decisione accontenta i tantissimi "fuorisede" che seguono con passione le vicende della squadra di Papagni e fornirà una parziale consolazione a coloro che non riusciranno ad acquistare il biglietto per assistere dagli spalti al match con gli irpini. Sarà un Taranto "televisivo" e marchiato Rai: il precedente nei playoff è proprio dello scorso anno, la trasferta di Melfi e la partita casalinga (decisiva) con il Rende vennero trasmesse dall’emittente di Stato. Entrambe, però, furono collocate su Rai Tre Puglia (decise per motivi di ordine pubblico) e riservate soltanto agli ascoltatori della provincia ionica. Manca più di una settimana al primo appuntamento del 27 maggio: ma l’interesse nei confronti della gara cresce con il passare dei giorni. E il Taranto sta recitando un ruolo importante nel tentativo di accrescere l’entusiasmo del pubblico in vista dell’appuntamento con i biancoverdi. Ha colpito nel segno, ad esempio, l’iniziativa “Coloriamo lo Iacovone di rossoblu” ideata dal presidente Luigi Blasi: il club di via Umbria regalerà 15000 sciarpe rossoblu a tutti gli spettatori di gara-1. Nei prossimi giorni la società comunicherà le modalità per il ritiro delle sciarpe: il massimo dirigente ha invitato tutti i tifosi a "ripescare" dai cassetti i fischietti regalati dal Taranto lo scorso anno in occasione del match casalingo dei playoff contro il Melfi. Portarono fortuna, chissà che la storia non si ripeta. Ma Blasi non si ferma, pronto a "sfornare" una novità al giorno. Il presidente concederà a staff tecnico e giocatori un premio promozione davvero originale: se sarà serie B, tutti i componenti del gruppo, con mogli al seguito, godranno di una vacanza premio in una località turistica balneare all’estero. E’ un riconoscimento al "contributo morale offerto dalla rispettive famiglie nel corso del campionato per superare qualsiasi difficoltà". Il Taranto sogna: ma non ha intenzione di lasciare nulla d’intentato per raggiungere l’obiettivo della serie cadetta. E così, a partire da oggi, la dirigenza vieterà l’accesso allo stadio a supporters e curiosi nel corso degli allenamenti della squadra. Tranquillità e concentrazione massima: sono i due canoni ai quali i rossoblu non vogliono rinunciare in una settimana (forse) decisiva per l’esito della stagione. Non è prevista alcuna deroga: off limits per il pubblico anche l’amichevole di oggi pomeriggio con il Putignano (squadra di seconda categoria, si giocherà a partire dalle 16).19 maggio 2007

Taranto, profilo basso
La dirigenza ionica non replica alle dichiarazioni dell'Osservatorio e non risponde alla polemica del presunto illecito

La dirigenza rossoblu si chiude nel suo guscio. Usa la sua corazza per non farsi penetrare da voci contrarie e indiscrezioni fumose. Attende e lavora in maniera diplomatica cercando soluzioni, sinceramente, di ardua attuazione. Il Taranto sceglie il basso profilo. La prima settimana serve anche come rodaggio, per preparare il terreno a quella successiva in cui si dovranno prendere decisioni assolute. Il primo nodo del contendere è la possibilità di vedere ampliata la capienza dello Iacovone. L’intervista al segretario dell’Osservatorio del Viminale, Roberto Massucci, non ha aggiunto nulla a quanto si sapesse già. Lo stadio di Taranto può ospitare 9904 posti. Al di sopra della soglia dei diecimila posti, l’impianto non sarebbe a norma. Considerazioni logiche ed elementari, non certo scandalistiche. Nonostante la considerazione di massima, il Taranto continua a tessere le sue relazioni con il Prefetto, Francesco Alecci. L’istituzione, cioè, che dovrà assumersi eventuali scelte, sentito il parere dell’Osservatorio. Il presidente Blasi sarà impegnato in Grecia per motivi di lavoro, ma dalla prossima settimana seguirà in prima persona ogni questione inerente alla prima semifinale di playoff contro l’Avellino. Come ammesso dallo stesso massimo dirigente, tra lunedì o martedì potrebbe esserci un colloquio diretto con il prefetto Alecci. Sulla possibilità di cambiare data, visto la concomitante giornata elettorale, almeno all’apparenza, non ci sono novità. Tutti ritengono che non ci sia la necessità di anticipare o posticipare la partita. Ma è anche vero che ieri la Lega ha ha preso atto della comunicazione della Prefettura di Venezia, con la quale si richiede di anticipare l’incontro Venezia-Pisa (gara di playoff di C1, girone A), per motivi di ordine e sicurezza pubblica, in relazione alla concomitanza nella stessa giornata di domenica 27 maggio di manifestazioni tradizionali nella città lagunare. Le Lega ha così disposto l’anticipato a sabato 26 maggio con inizio alle ore 16. Sul piatto della discussione, da due giorni, va messo anche il caso relativo ad un presunto illecito che sfiora la vigente Taranto Sport. Come ampiamente spiegato mercoledì, la vicenda risale ad emolumenti non corrisposti a giocatori tesserati nell’allora Taranto Calcio srl. Vicenda che, in questo momento, è accatastata sulla scrivania della Procura Federale la quale sarebbe sul punto di archiviare la faccenda. Situazione non ufficializzata anche perchè le parti non hanno ricevuto la notifica di chiusura del caso. di Luigi Carrieri18 maggio 2007

Taranto impone la linea verde
È la squadra più giovane dei playoff

Negli ultimi sei campionati disputati tra i professionisti, al Taranto non era mai capitato di lottare per un traguardo prestigioso con un organico cosi giovane. Fatta eccezione per la parentesi-Sabadini - la precedente società era già fallita e la rosa era composta in gran parte da ragazzi della Berretti -, la compagine guidata da Aldo Papagni ha l’età media più bassa (di poco inferiore ai 27 anni) rispetto alle altre tre (Avellino, Cavese e Foggia) con cui si contenderà l’ultimo posto disponibile per andare in serie B. La strategia di puntare sulla linea verde, attuata con alterni risultati nella stagione passata, è stata rafforzata durante la scorsa estate, quando il diesse Luca Evangelisti ha portato in rossoblù diversi atleti di belle speranze. Il punto di partenza è stato la riconferma di Manuel Mancini (24), talentuoso centrocampista cresciuto nel settore giovanile della Lazio e affermatosi in riva allo Ionio. Il presidente Blasi ha resistito alle offensive di alcuni club di categoria superiore, promuovendo il gioiellino di Ostia nel ruolo di protagonista in un roster allestito per puntare ai playoff. Ma lo stratega del mercato rossoblù è stato abile ed intelligente anche a sondare le categorie inferiori, pescando due ragazzi dal futuro quasi assicurato. Francesco Cosenza (dal Melfi via Reggina) e Antonio Zito (in comproprietà con il Sorrento), entrambi ventunenni, sono già finiti sui taccuini di diverse società di serie cadetta. Il centrale calabrese aveva impressionato Evangelisti nella doppia semifinale disputata contro l’undici gialloverde, guidato da quel Novelli che avrebbe fatto carte false pur di portarlo con sé a Salerno. Zito, invece, è stato seguito durante l’intero girone di ritorno, quando ha deliziato il pubblico costiero con gol e giocate decisive ai fini del ritorno dei rossoneri tra i professionisti. Grazie agli ottimi rapporti con il procuratore del ragazzo di Fuorigrotta, Gerry Palomba (tra gli altri assiste Mortari, Mattioli, Catania), è stata vinta la concorrenza di Treviso e Udinese. Tra i più giovani, nelle ultime due settimane, è salito in cattedra Davide Faraon (22), portiere giunto in prestito dal Padova. Il presidente Blasi ha già affermato la propria intenzione a far valere il diritto di riscatto. Senza dimenticare che Prosperi, Cejas (entrambi all’esordio in C1) e Toledo hanno raggiunto l’apice della loro carriera esprimendosi a livelli mai raggiunti prima. di Fabio Di Todaro18 maggio 2007

La Prefettura adesso interroga la Lega
Ieri due sedute. Cammarata a parte. Domani test col Putignano

Lavoro atletico, schemi, esercitazioni tecnico-tattiche. E’ questo il menù giornaliero che Papagni propina ai suoi a volte in una sola razione, altre in due come è accaduto ieri. Purtroppo Cammarata continua ad allenarsi a parte. Il dolore al polpaccio continua a farsi sentire. E’ un bel problema per il trainer rossoblù, il quale dovrà studiare una formula alternativa per non privare l’attacco della punta di riferimento nel caso nei giorni decisivi della prossima settimana l’ex punta del Verona dovesse dare forfait. Se dovesse confermare il 4-2-3-1 l’unico in grado di giocare al posto del siciliano è Ambrosi, autore peraltro di una bella prestazione proprio contro l’Avellino nell’ultima giornata della stagione regolare. Per la verità neppure l’ex Juve Stabia sta al massimo: ieri, infatti, ha saltato la partitella finale; ma alla fine dovrebbe rendersi disponibile. Deflorio ha lavorato solo ieri mattina; nel pomeriggio ha effettuato della terapia. Lavoro differenziato per Barasso. Oggi è prevista una sola seduta. Domani, invece, si lavorerà al mattino ed al pomeriggio. Alle 15,30 è prevista un’amichevole contro il Chiampions Putignano, formazione di 2.a categoria. Sul fronte Iacovone da registrare una importante novità. Sembra che ieri mattina la Prefettura abbia inviato alla Lega di Firenze una lettera nella quale invita la stessa a fare le sue osservazioni in merito alla capienza dello stadio che, come è noto, è di 9.910 posti. In presenza del divieto assoluto di concedere deroghe al Decreto Amato del gennaio scorso, l’unica possibilità di concedere l’ampliamento è legata all’Art. 2 del Tulps (ragioni di ordine pubblico). E’ assolutamente vietato farsi illusioni, purtuttavia l’obiettivo è ancora raggiungibile. Anche il Partenio ha capienza ridotta: 9.900 posti. di Giuseppe Dimito18 maggio 2007

Il testimone indesiderato
Le rivelazioni su Moggi&co di Maurizio Capobianco mettono nei guai la nuova Juve
Dopo l'intervista a "Repubblica" sui regali di Lucianone e i legami mai rescissi con l'attuale società, l'ex dirigente bianconero è stato interrogato ieri dai pm di Torino. In arrivo un'altra estate bollente

«Dopo la contestazione dei tifosi in occasione di Juventus-Bologna, ho avuto tanti messaggi di solidarietà e di incoraggiamento, tra cui anche quello di Luciano Moggi». Parola di Alessio Secco, ds bianconero, che non può certo negare il rapporto particolare che lo lega da tempo a Lucianone. Secco non sceglie però il momento opportuno per esternare il legame con l'ex re del calcio italiano. Quel nome infatti, non s'ha da fare, specie dopo l'intervista rilasciata una settimana fa a Repubblica da Maurizio Capobianco, nella quale l'ex dirigente juventino affermava quanto la nuova Juventus non possa essere considerata così distante dalla vecchia: «oggi decide tutto Secco (Alessio, direttore sportivo, ndr) che in passato non ha mai mosso un dito senza il consenso di Moggi. Il direttore del personale Sorbone è lo stesso. Renato Opezzi (ad di Semana e procuratore della Juventus, ndr), è da sempre il braccio destro di Giraudo. Il direttore finanziario Michele Bergero e il direttore marketing Fassone (ex guardalinee Aia, ndr) sono sempre lì. La nuova Juve di Cobolli, la chiamano... Ma se si sono tenuti persino Bertolini».
Capobianco non usa mezzi termini e se di Secco si diceva da tempo fosse l'addetto alle fotocopie di Moggi, di Bertolini si è scoperta l'attività solo ultimamente: era lui che andava a fare la spesa di Sim in Svizzera per assicurare le conversazioni più incaute di Moggi e i suoi amici arbitri o designatori. All'intervista è seguita una piena collaborazione di Capobianco, tanto con l'Ufficio Indagini di Borrelli, quanto con le Procure interessate alle sue parole. Il mondo del calcio ha risposto in tono minore, riportando le scandalizzate dichiarazioni di Cobolli Gigli, punto sul vivo. Il suo new deal era tutto basato sullo slogan «simpatici perché nuovi», mentre Capobianco ha gettato più di un'ombra sul restyling juventino. «Conosco Moggi solo dai giornali. Ha fatto tante cose in passato, ma non ha nulla a che fare con la Juve di oggi», si è premurato di chiarire Cobolli Gigli.
Ma Capobianco non si è occupato solo di Moggi e i suoi eredi: ha parlato anche di soldi, di auto, di orologi, elementi che nel gergo penale si chiamano "prove". Forse non sarà considerato "il pentito" auspicato giorni fa da Zeman, ma l'ex addetto all'ufficio acquisti della Juventus, ha aperto più di uno squarcio sull'indagine di Calciopoli. Le sue parole aprono nuovi dubbi e forse finiranno per fornire anche qualche prova tangibile. Il tutto nel silenzio più generale dei media sportivi, che corrono dietro ai fantasmi, per concentrare l'attenzione su un campionato ormai finito, su una finale di Coppa Italia mai così tanto considerata, sulla cavalcata in Champions del Milan, dimenticando il colpo di spugna che gli ha permesso di prenderne parte e sulle consuete boutade di maggio sul calciomercato. C'è da assicurarsi che si possa vendere anche d'estate, a bocce ferme. Sembra ci sia voglia di oscurare tutto ciò che potrebbe sconvolgere ancora una volta il mondo del calcio e non per meriti o demeriti sportivi, ma per storiacce di soldi, pagamenti, silenzi, omissioni e campionati clamorosamente taroccati. Può essere che in sede sportiva tutto venga coperto dal più classico «lasciamo perdere, la Juventus è già stata punita», anche perché Borrelli sembra muoversi in un ambiente che se non si può definire ostile, sicuramente non gli è d'aiuto. 
A nessuno, giornalisti inclusi, conviene che il calcio ritorni a essere oggetto di discussioni su interrogatori, corruzione e compagnia cantante. Già quando arrivarono le conclusioni delle indagini dai pm napoletani, in molti addetti ai lavori e dirigenti sbuffarono, come a dire: «Ancora? Non era finito tutto? Lasciateci lavorare, basta con le illazioni». Invece per quanto riguarda la sede penale le dichiarazioni rilasciate a Repubblica dall'ex addetto al back-office juventino potrebbero consentire una svolta alle indagini. Sull'ambiente messo in piedi da Moggi e soci, con la complicità di arbitri e perfino di giornalisti, dubbi per fortuna non ce ne sono. Mancava però un elemento determinante, come lo fu la famosa valigetta nel caso Genoa-Venezia: la prova. Il quid, il tornaconto, per il quale arbitri, designatori, dirigenti, giornalisti scelsero di affidarsi a Lucianone e ai suoi maneggi. Capobianco ha fornito la sua piena collaborazione anche agli uomini di Borrelli incontrati martedì in gran segreto e pure, ieri, alla Procura di Torino che da tempo indaga sui bilanci sospetti del club bianconero. Serviranno riscontri precisi, ma Capobianco sembra alludere di avere in mano le prove, quelle che da molti venivano invocate o l'assenza delle quali aveva consentito il levarsi di scudi tardivi a difesa della cupola.
I designatori ad esempio. Pairetto pare fosse di casa alla Juventus: «nel 2000 proprio Pairetto tirò fuori la storia dei Rolex della Roma. Bè: pochi mesi prima, nell'ottobre del 1999, ricevette dalla Juve una moto che, in seguito, non mi pare si sia premurato di restituire». Anche per arbitri e dirigenti Capobianco ha parole chiare e - forse - documentazione: «solo agli inizi del 2005 sono venuto a conoscenza di almeno quattro casi in cui la Juve ha fatto arrivare beni di ingente valore a due arbitri italiani, a un esponente della Figc, e a uno della Covisoc». Ma più che le eventuali prove che potrebbero gettare ombre anche sul penultimo campionato, la stampa sportiva preferisce già muoversi sulle nuove bolle di sapone del calciomercato. E chissà che Moggi non sia ancora lì a rimestare nel torbido. Gli agganci di certo non gli mancano. di Simone Pieranni17 maggio 2007

Stadio largo? Secco no
Roberto Massuucci, sgretario dell'Osservatorio del Viminale, esclude l'ampliamento della capienza dello "Iacovone": «Non se ne parla nemmeno»

Prima che le voci si moltiplicano e le illusioni vengano nutrite oltre il consentito: Taranto-Avellino si giocherà quasi sicuramente di domenica. E la capienza dello “Iacovone” non potrà essere ampliata. Prendere o lasciare: 9.904 spettatori assisteranno alla semifinale di andata, non uno di più. Inutili, quindi, i tentativi del Taranto e le pressioni sul prefetto: l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive non consentirà deroghe di nessun tipo. «Non se ne parla neanche»: il tono secco, senza possibilità né di finire la domanda né di approfondire, è di Roberto Massucci, segretario dell’Osservatorio. Massucci, oltre a essere Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato, è dirigente del Centro Nazionale di Informazione sulle Manifestazioni Sportive dell’Ufficio Ordine Pubblico della Segreteria del Dipartimento della P.S.. Rappresenta, secondo l’Osservatorio «il "punto di contatto nazionale" del Gruppo di Cooperazione di Polizia per lo scambio di informazioni in materia di ordine pubblico, con specifico riferimento alle problematiche del teppismo negli stadi». Voce autorevole, ma anche voce in grado di spegnere la speranza dei tarantini: lo “Iacovone” non si allarga: «E’ fuori discussione, un argomento che non vale la pena di affrontare. Non esiste la possibilità di deroghe: non possiamo fare un passo indietro di sei mesi». A niente, quindi, servirebbero incontri o impegni personali: Blasi ha fatto sapere che ci proverà, ma Massucci smonta ogni possibilità: «Bisogna ragionare da persone adulte e responsabili, anche quando si rilasciano certe dichiarazioni. Facendo una battuta se il Taranto chiede l’ampliamento della capienza si può anche concedere, ma poi, diventanto lo “Iacovone” uno stadio con più di diecimila posti, verrebbe immediatamente chiuso perché non a norma». Non sono possibili deroghe: il ministro Amato lo annunciò all’indomani dell’approvazione del Decreto anti-violenza. E l’Osservatorio si allinea alle direttive del Ministero. Non dovrebbe, a meno di clamorosi ripensamenti, cambiare invece la data di svolgimento dell’incontro: «In un colloquio con la Lega di qualche settimana fa - spiega Massucci - abbiamo anche parlato della concomitanza, a Taranto, tra elezioni amministrative e playoff e non riscontrammo, sulle prime, problemi di sorta. A parte questo l’intenzione dell’Osservatorio è fare giocare le partite di playoff e playout nella data, nel giorno, nell’ora e nel luogo naturale, senza forzature. Solo gravi motivi di ordine pubblico potrebbero constringerci a cambiare idea. Ma non è, al momento, il caso di Taranto». di Fulvio Paglialunga17 maggio 2007

«Occhio al Taranto è la formazione più in forma»
Barasso pronto a recuperare per i playoff, mostra ottimismoIl numero 1: la spalla migliorerà, contro l’Avellino ci sarò

La spalla è ancora un punto dolente, ma Nicola Barasso è sicuro: «Contro l’Avellino ci sarò e voglio anche scendere in campo nelle migliori condizioni fisiche. Per questo motivo manterrò un ritmo ridotto durante questa settimana». La lontananza dal campo - ha saltato le ultime due gare per un’infiammazione - gli ha fatto esplodere la voglia di vivere da protagonista il finale di stagione. «A Taranto - prosegue l’estremo difensore giunto in prestito dal Genoa - ho ritrovato la serenità che mi era mancata nell’ultimo periodo. I miei compagni, la società ed il calore dei tifosi mi hanno permesso di integrarmi velocemente e di superare abbastanza bene le difficoltà dovute al cambio di lavoro». A Foggia era in panchina, la gara contro l’Avellino l’ha seguita dalla tribuna. L’estremo difensore di Castellammare di Stabia si è fatto un’idea delle dirette concorrenti. «Nessuno è in forma come il Taranto. L’Avellino, qualitativamente, è la squadra più forte del girone. Conosco benissimo Vavassori e tanti calciatori - nel Genoa ha giocato con Gragnaniello, Moretti, Bacis, Rivaldo, ndr - e temo il modo in cui prepareranno la partita. Con il mister c'è stima reciproca, lo ritengo un ottimo allenatore. Ma a livello atletico l’ho vista un pò in difficoltà, cosi come il Foggia. Lo svantaggio della classifica? E'un problema che non esiste. La Triestina è salita dalla C2 alla B vincendo per due stagioni i playoff dopo essere arrivata quinta. E poi abbiamo dimostrato di poter imporre il nostro gioco anche in trasferta. Perciò, anche se non dovessimo vincere allo "Iacovone", avremmo la possibilità di superare il turno». La finale, a quel punto, diventerebbe realtà. Barasso contro chi vorrebbe giocarla? «Ho già il scelto il prossimo avversario, vorrei il Foggia. Non l’ho mai affrontato in questa stagione e allo "Zaccheria" ho fatto anche un’infiltrazione per scendere in campo. E poi vorrei davvero vedere se, come dicono, è più forte di noi. Hanno sempre ribadito di puntare alla promozione diretta, adesso sono nella nostra medesima condizione». Durante il periodo di assenza forzata dal rettangolo verde, è salito in cattedra il suo secondo, Davide Faraon. Da gennaio Barasso lo ha svezzato, anche se «i consigli, Faraon, non li aspetta. Ti guarda durante ogni allenamento - prosegue -, ha voglia di imparare ed è sempre pronto a rubare il minimo segreto. È un ragazzo umile, in sei mesi ha compiuto progressi eccezionali. Adesso lo ritengo un ottimo portiere e consiglio al Taranto di puntare su di lui per il futuro». Non è un congedo anticipato. Del suo futuro il portiere campano non può parlare. Dopo il 30 giugno tornerà nella città della Lanterna e, con ogni probabilità, assaporerà il gusto della massima serie. Ma definire le strategie di mercato della prossima estate è un rebus irrisolvibile. «Se dovessi andar via da Genova, tornerei tranquillamente. Per adesso, però, concentriamoci sui playoff. Con il Taranto in serie B potrebbe cambiare anche il mio destino». di Fabio Di Todaro17 maggio 2007

Ambrosi: “Taranto, matricola di qualità”
L’attaccante rossoblu è carico in vista dei play off: “Voglio tornare protagonista. La nostra squadra ha le stesse possibilità dell’Avellino. Semmai, mi impressiona la Cavese”

Tornare protagonista, nei play off per la promozione. Alessandro Ambrosi non si nasconde, lui che è un atipico veterano della competizione: “E’ il quinto play off che disputo, nella mia carriera- svela divertito- Ho sempre militato in squadre che partivano coi favori del pronostico, ma ho vinto soltanto a Taranto, l’anno scorso. Mi auguro solo un ingrediente per la nostra avventura: quel pizzico di fortuna che in questa lotteria non guasta mai!” Non ha mai smarrito la convinzione, la forza d’animo e lo spirito guerriero, Sandro Ambrosi, nemmeno nei momenti personalmente più delicati della stagione appena terminata: “Un paio di mesi fa, ho subito uno stiramento al polpaccio sinistro, ma nessuno se n’è accorto- illustara i retroscena del problema muscolare che lo ha perseguitato e che ha condizionato una buona parte del suo torneo- Sembrava un disturbo lieve, l’ho trascinato per un pò. Fortunatamente, ora è quasi assorbito”. Luci ed ombre per il centravanti di Fiuggi, che domenica scorsa, contro l’Avellino, ha confezionato l’assist vincente per la pregevole rete di Mattioli: “Sono soddisfatto di aver sfoderato una bella prestazione- dichiara- L’ultima volta che sono partito titolare, è stata contro il Foggia, in casa (il 17 dicembre scorso, ndr). Un’eternità. In seguito, ho collezionato davvero pochi minuti nell’intero girone di ritorno: un tempo da titolare col Giulianova e prima con la Cavese. Mi son dovuto accontentare degli spezzoni di gara”. Nessuna sfumatura polemica nella voce dell’attaccante: “Ho segnato otto reti fino alla brillante partita in notturna con la Sambenedettese- ricorda Ambrosi- Anzi, ne considero nove: ho sempre reputato il goal di inizio torneo a Lanciano di mia proprietà! Qualcuno mi parla di calo- ha precisato Ambrosi- Non è mai avvenuto, sono stato solo accantonato, e dalla tribuna non è facile segnare...” Non perde l’indole di buontempone, il possente attaccante laziale: “Anche con la Samb partivo dalla panchina, però ho immediatamente sfruttato l’occasione del rigore”. Ambrosi è stato decisamente il protagonista dei primi mesi del campionato, per quel che riguarda l’attacco, quando Deflorio era infortunato e Cammarata stava recuperando la condizione: rammarico per come si evoluta la stagione? “In quel periodo ero contentissimo della mia media realizzativa- confessa l’attaccante-Non ho nulla da rimproverare a me stesso. Rimpianti? Forse solo un gran rammarico: ero convinto di poter disputare a Taranto finalmente un’annata ai miei livelli, dopo tutte le peripezie della stagione precedente. Mi auguro di rifarmi nei play off”. La ciclicità della storia promette bene: “Prendiamo per buona l’analogia con lo scorso anno in C2- sorride Ambrosi- Sono tornato in forma proprio negli spareggi. L’importante, però, è che sia il Taranto ad esprimersi alla perfezione: la nostra squadra è una matricola di qualità. Il traguardo raggiunto è già importantissimo”. Non l’unica, fra le quattro pretendenti: “Temo la Cavese- intuisce l’attaccante- Forse è la formazione più scarsa sotto il profilo della qualità, ma esegue un modulo con precisione, è guidata da un allenatore, Campilongo, che la fa giocare davvero bene, i ragazzi corrono tanto. Può contare sul fattore ambientale, all’insegna dell’entusiasmo. La Cavese mi ha davvero impressionato”. Non gli ha suscitato grandi emozioni il Foggia: “Mi ha entusiasmato meno- ammette Ambrosi- Forse perchè l’ho incontrata in un momento di crisi: in casa abbiamo strapazzato i dauni, a me è stato anche negato un chiaro rigore nel secondo tempo. Ora mi sembra una squadra quadrata”. Alessandro Ambrosi presume un Avellino diverso da quello affrontato all’epilogo del campionato: “Taranto ed Avellino sono sullo stesso livello, secondo me- commenta- Concedo ai “lupi” solo il vantaggio della seconda posione in classifica, ma a noi va sempre il 49% delle possibilità. Di certo ce la giocheremo: è un avversario alla nostra portata”. Illustri colleghi, nelle fila biancoverdi: “Biancolino è stato inarrestabile, i dati parlano chiaro- spiega Ambrosi- Con Evacuo hanno formato un ottimo comparto offensivo. Forse noi risultiamo inferiori per numero di realizzazioni, però ho sempre affermato che il parco attaccanti del Taranto ha il livello di potenzialità superiore di tutta la C1”.Le giustificazioni agli score non eccelsi esistono: “Personalmente, credo che sia stato penalizzato dalla mancanza di continuità, a differenza dell’Avellino- ribadisce Ambrosi- Cammarata ha avuto molte sofferenze fisiche. Deflorio è l’unico dei tre ad essere statto continuo”. “Pur non essendo stati utilizzati insieme spesso, e pur avendo segnato col contagocce- sorride Ambrosi- noi attaccanti siamo stati fondamentali nella collocazione tattica della squadra. In questa categoria è essenziale: non bisogna vedere solo le reti segnate. Aldilà di tutto, ognuno è quasi arrivato alla doppia cifra”. Seconda avventura play off consecutiva in rossoblu, per il bomber di Fiuggi: “L’anno scorso il Taranto era secondo, c’era la convinzione della promozione. Sembrava quasi scontata. Ora avvertiamo l’importanza dell’evento, ma l’ambiente non dà per scontato l’esito. Noi siamo consci del nostro valore, però”. L’atmosfera dell’attesa comincia ad avvertirsi, i tifosi non mancheranno all’appuntamento: “L’apporto sugli spalti tornerà naturale- dichiara Ambrosi- Noi dobbiamo solo essere concentrati verso gli undici che abbiamo di fronte. Ho giocato con la Juve Stabia i play off con la Cavese, su campo neutro ed a porte chiuse- catechizza la punta- Eravamo secondi, siamo stati penalizzati, perdemmo. I campi vuoti sono una desolazione, infondono tristezza”. L’anno scorso, finale fra Taranto e Rende, Alessandro e Stefano Ambrosi erano rivali per la conquista della C1. Oggi, i fratelli vivono emozioni contrastanti: Stefano, portiere del Martina, dovrà disputare i play out: “Ne parliamo spesso, ricordiamo come possono cambiare le cose in un anno- sorride Alessandro- Mio fratello fu protagonista col Rende, anche se dovette arrendersi all’eurogoal di De Liguori”. “Stefano si troverà a disputare un’appendice di ben altro sapore dalla mia- conclude- Il Martina ha bruciato la salvezza diretta nel match interno con la Ternana, ma ce la farà. E speriamo di festeggiare entrambi, alla fine degli spareggi!”. di Alessandra Carpino17 maggio 2007

«Arriveremo in finale»
La fiducia del direttore sportivo del Taranto, Luca Evangelisti: «Ho sempre creduto nella squadra: ma per andare in serie B dobbiamo ritrovare il pubblico del 2006»

E’ il primo confermato dell’area tecnica. Da due anni è il direttore sportivo, il "costruttore" della rosa di prima squadra. Ma Luca Evangelisti è molto di più: è un importante trait d’union tra società e squadra. Ed è anche memoria storica: con la maglia del Taranto ha vissuto, da calciatore, l’ultima serie B “ambiziosa” dei rossoblu di Carelli. Una vita da mediano, poi la spola tra campi e scrivania per scovare nuovi talenti. Ma adesso è tempo di pensare solo al presente, alle semifinali playoff con l’Avellino. A quella B che, dopo tanti anni, non sembra più un miraggio. Il ds è già in clima-partita... Evangelisti, come arriva il Taranto agli spareggi-promozione?
«Con la consapevolezza della propria forza. La squadra è pronta».
E’ la conferma di un progetto. L’ossatura della squadra è la stessa che ha vinto i playoff per la C1 dodici mesi fa...
«E’ vero, abbiamo lavorato bene, sin dalla scorsa stagione. In C2 abbiamo vinto noi, quest’anno ci riproviamo: una fetta importante della squadra non è cambiata. Ora abbiamo quasi tutti le stesse possibilità di farcela: forse soltanto l’Avellino è lievemente favorito».
Ha sempre creduto nel progetto-Taranto?
«Assolutamente sì. Non si può non credere in un proprio "figlio": tutto è cominciato quasi due anni fa. Abbiamo lavorato tanto, abbiamo lottato tanto, siamo arrivati ai playoff con il 60% della squadra dell’anno passato. E se avremo la fortuna di andare in B, confermeremo almeno il 60% dei giocatori».
E’ il trionfo del "gruppo".
«Inteso nel senso più largo. dal presidente al magazziniere. Per noi viene sempre prima l’uomo e poi il calciatore... Crediamo tantissimo nei nostri ragazzi: siamo stati sempre uniti, nei momenti complicati abbiamo cercato di farci scivolare i problemi addosso. E’ stato un anno particolare, ci è successo di tutto».
Il Taranto poteva fare di più?
«Forse. Dico solo che avremmo potuto arrivare al primo posto. Ma siamo ancora in tempo per raggiungere i nostri sogni: ho sempre avuto la massima fiducia nel tecnico e nei ragazzi, non ho mai pensato ad un nostro crollo. E’ la forza di ogni dirigente».
Ora i playoff. Imprevedibili, di solito.
«E’ proprio così, è una prerogativa dei finali di stagione. L’Avellino parte da favorito, ma se prende qualche gol a Taranto cambia tutto, anche dal punto di vista psicologico. Anche per noi il paragone con il 2006 è difficile: in C2 eravamo i più forti, adesso è tutto da vedere».
Un pronostico?
«Sono molto fiducioso: sono convinto che arriveremo in finale. Ho un solo rammarico: il pubblico. Ci manca il loro calore, non percepisco l’entusiasmo degli altri anni, l’atmosfera dell’ultima promozione. Eppure questa è una squadra che merita affetto ed aiuto. Posso assicurarvi che ci giocheremo la B con forza e determinazione. Anche perchè abbiamo un presidente ambizioso come Blasi, che pensa a un futuro di altissimo livello: nel contempo, però, riesce sempre a mantenere in equilibrio il bilancio. Dobbiamo riconoscere i suoi grandi meriti, la voglia di assicurare continuità al calcio tarantino».
Un consiglio alla squadra per affrontare i playoff.
«La maggiore serenità possibile: è ciò che serve assieme alla forza interiore. Ma dobbiamo ritrovare la carica del pubblico, quello visto nella scorsa annata contro Melfi e Rende. Se ritroviamo quello spirito, nessuno ci potrà battere...».
Dica la verità: se potesse, scenderebbe in campo contro l’Avellino.
«Ovviamente sì: non c’è neanche bisogno di chiedermelo...». di Leo Spalluto16 maggio 2007

L’entusiasmo di Barasso: “Sono pronto”
Il portiere del Taranto sta recuperando dai problemi fisici: “Il 27 maggio ci sarò”. Ed ammette: “La squadra sta bene e vuole vivere un sogno”

“Sto meglio. Conto di riprendere la preparazione a ritmi bassi, la prossima settimana intensificherò il lavoro. Sicuramente non mancherò all’appuntamento del 27 maggio, la semifinale d’andata play off! Nicola Barasso è uno spirito entusiasta, la sua voce trasmette allegria. Costretto a dare forfait nelle ultime due esibizioni in campionato, il portiere rossoblu spiega nel dettaglio l’infortunio che lo ha improvvisamente bloccato: “Avrei potuto anche giocare la gara di domenica con l’Avellino, ma il mister mi ha detto che i tre punti non erano fondamentali: era più importante un mio riposo precauzionale, per il quale abbiamo optato”. L’infiammazione alla spalla è quasi smaltita: “Ha colpito due tendini, ed è stata riscontrata una piccola imperfezione in uno- l’estremo difensore rossoblu è meticoloso- Occorrevano solo riposo e terapia, affinchè si riassorbisse. Ogni parata che effettuavo equivaleva ad una...coltellata: ho deciso di fermarmi, non volevo rischiare di saltare i play off!” Eppure il granitico Barasso era pronto a scendere in campo a Foggia: “Ci tenevo. Avevo fatto cinque punture in settimana ed un’infiltrazione prima della partita- racconta a cuore aperto- Durante il riscaldamento, come noto, ho avvertito un dolore lancinante. Dovevo preservare l’incolumità mia e della squadra: il mio impiego sarebbe stato controproducente”. Il problema fisico ha una genesi precisa: “A Salerno- ricorda Barasso- Avevo compiuto una parata, successivamente il dolore mi provocava mal di testa e di stomaco. E’ stato l’arbitro a preoccuparsi: mi ha visto bianco in volto ed ha fatto entrare i sanitari”. La defezione di Nicola Barasso ha fatto “scoprire” Davide Faraon al pubblico tarantino: “Non ho mai visto un ragazzo così umile e volenteroso- il titolare loda il suo vice- Tecnicamente è un ottimo portiere, un giovane dell’85. All’inizio, Faraon non poteva avere grosso riscontro: non può contare su un passato in squadre importanti, non si poteva subito puntare su di lui”.
“Faraon ha nascosto le sue doti, per poi svelarle a Foggia- sorride Barasso- Mi ha stupito per la sua sicurezza, ha ancora ampi margini di miglioramento. Possiede la giusta impostazione di base, non ha nulla da invidiare ad altri professionisti. Non è presuntuoso: merita di giocare con continuità”. Il portiere di Pompei ha un messaggio particolare: “Non conosco il mio futuro, ma consiglierei alla Società di puntare su Davide Faraon. Sarebbe tranquilla di avere a disposizione un giovane promettente”. A proposito di portieri: Tore Pinna è asceso in serei B col Grosseto: “Spero di emularlo col mio Taranto!- scherza Barasso sul suo predecessore- Pinna, però, si è inserito in una squadra ai vertici, quasi a giochi fatti...Scherzi a parte, Tore ha disputato un ottimo torneo, merita questo traguardo. Non è stato semplice sostituire un personaggio come lui- confida- I miei compagni hanno detto che ho svolto bene il mio compito, nonostante lo scetticismo iniziale. Ora voglio continuare: ci tengo davvero a questa maglia!”. 
Col presidente Blasi c’è stima reciproca: “Ho parlato di recente con lui, si è creato un bel rapporto- svela Barasso- Blasi ha in mente un progetto impressionante per Taranto. Ha voglia di vincere, di fare calcio vero in questa città. Addirittura spera nella costruzione di una cittadella dello sport...”. E’ un piacevole interlocutore, Nicola Barasso: la sua anima appasionata filtra attraverso le sue parole cariche di ottimismo: “Confesso che già dormo poco, pensando agli imminenti play off...”. Che vedranno il Taranto immediatamente protagonista contro l’Avellino, una formazione che Barasso non ha potuto incontrare in campionato: “Ma che conosco bene- puntualizza il portiere campano- Nei play off non esistono avversari migliori: non è vero che gli irpini non sono mentalmente a posto. Anzi: vogliono la B quanto noi. Negli spareggi, però, si azzera tutto, per le prime della classe”. Ci sarà lavoro intenso, per un portiere, affrontando Biancolino e soci? “Secondo me, l’Avellino è la squadra qualitativamente più attrezzata- dichiara Barasso- Può preoccupare un attacco con Biancolino, autore di 24 goal, ma penso che saremo bravi a contenerlo. Ho fiducia nelle qualità della nostra difesa”. “Conosco molti giocatori dell’Avellino- confida il portiere - Bacis, Moretti, Evacuo: siamo entrambi di Pompei, lui è stato prelevato dal Genoa, come me! Ha vissuto un periodo di appannamento? Speriamo che lo ripeta!”. Il buonumore di Barasso è contagioso: “L’Avellino è una formazione molto forte davanti, ma dietro risulta un pò lenta. Noi davanti abbiamo delle schegge- afferma convinto- Non dobbiamo pensare solo al nostro attacco, ma anche agli esterni: se Toledo o Zito sono in giornata, sono inarrestabili”. Forse ci si aspettava un maggiore score da parte delle punte: “La differenza di categoria può aver creato difficoltà maggiori- esordisce Barasso- Deflorio, Ambrosi e Cammarata sono attaccanti esperti, si sono ripartiti la dose di reti. Non male, visto che hanno avuto scarse possibilità di esprimersi insieme. Ma la forza del Taranto è nel gruppo”. Un organico in salute, secondo il custode dei pali: “I play off sono una lotteria,ma per ottenere il massimo bisogna dare il meglio in campo. E noi abbiamo tanto da dare. Fisicamente ho notato una squadra che sta bene, che gioca sino al 95’: non ho visto lo stesso nelle altre”. Il Taranto è una squadra temprata alle tensioni ed alle esasperazioni: “Lo spogliatoio ha vissuto momenti di difficoltà, anche prima del mio arrivo a gennaio- dichiara Barasso- Il gruppo è stato supportato dalle capacità di mister Papagni, che non ha rotto gli equilibri interni”. “Si sono superati molti conflitti: in simili circostanze, una società manda via l’allenatore, lo usa come capro espiatorio- ha continuato- Invece la nostra ha dato fiducia a Papagni, che ha avuto ragione nelle sue scelte. Ha gestito le questioni tecniche e mentali. I risultati lo stanno ricompensando. Ora dobbiamo mostrare il nostro valore in quattro partite che possono rappresentare una svolta di vita per l’intera città. Ed in serie B resterei assolutamente col Taranto”. Nicola Barasso fornisce l’identikit delle altre due pretendenti: “La Cavese è la mina vagante dei play off!- il portiere non ha dubbi- E’ imprevedibile, lo dimostrano i risultati che è riuscita ad ottenere: ha pareggiato col retrocesso Giulianova, quando servivano i tre punti, ma ha saputo vincere a Taranto e Perugia!” “Conosco bene Campilongo, è anche un mio grande estimatore- Barasso parla del tecnico della Cavese-Probabilmente non resterà a Cava l’anno prossimo, mi ha confidato di aver richieste in altre categorie. E lo merita, è un allenatore intelligente: la sua squadra ha meno qualità rispetto alle altre, ma è la più equilbrata”. Nicola Barasso sa sorprendere: “Sogno una finale col Foggia- esclama- forse perchè avrei voluto giocare contro i dauni. Il Foggia possiede tanta qualità, ma esprime un gioco meno spettacolare. Noi e la Cavese, in questo, primeggiamo”. “Il Foggia corre tanto, con Shala o Princivalli: ha quantità e confida nello spunto di Salgado- il giovane portiere parla da esperto- In fondo, anche l’Avellino conta sulle individualità: Vavassori, che stimo davvero (è stato allenatore di Barasso al Genoa, lo scorso anno, ed ha ottenuto la promozione in B, ndr) tatticamente non è un inventore”. La chiosa è dedicata alla tifoseria: “Credo che a Taranto non ci sia bisogno di prediche o appelli: la gente ha fame di calcio e voglia di vincere- annuncia sicuro- Immagino già lo spettacolo sugli spalti. Il vento sta cambiando: Pastore è il nostro rappresentante in assemblea di Lega e ci ripete sempre che di Taranto e del suo progetto si parla davvero bene”. di Alessandra Carpino16 maggio 2007

Taranto, è febbre da playoff
Dalla prossima settimana biglietti in vendita. La partita con l’Avellino si giocherà regolarmente domenica 27. La società punta all’ampliamento della capienza dello stadio. Galigani incontra il prefetto Alecci

Fervono i preparativi per la gara d’andata della semifinale dei playoff contro l’Avellino in programma domenica 27 maggio con inizio alle ore 16. Il ritorno è già previsto il 3 giugno allo stadio “Partenio” alla stessa ora. Rimarchiamo che l’organizzazione generale è della Lega di Firenze cui spetta il compito di dettare tempi e modalità operate di tutti gli interventi necessari. L’incasso globale (andata e ritorno) sarà suddiviso in tre (Taranto, Avellino e Lega) detratte le spese. I biglietti saranno messi in vendita nella prossima settimana ai prezzi che saranno decisi dal presidente Macalli. Cadute tutte le perplessità inerenti la contemporaneità delle elezioni politiche per la scelta del nuovo sindaco. La Questura predisporrà vigilanza adeguata sia ai seggi che allo stadio domenica 27. Anzi, per quest’ultimo specifico servizio giungeranno i reparti specializzati per la tenuta dell’ordine pubblico. Sempre riguardo alle due tifoserie, nell’occhio della Questura tarantina ci sono i rapporti poco idilliaci fra i supporters jonici e quelli avellinesi. All’andata venne frantumato un vetro del pullman che conduceva i tifosi jonici al Partenio, al ritorno, domenica scorsa, analogo gesto (entrambi sono naturalmente censurabili) venne compiuto ai danni di un bus che stava trasportando gli ospiti allo Iacovone. I posti assegnati per i supporters irpini a Taranto restano 600. Questo numero non subirà sicuramente deroghe. Non saranno tollerati esuberi. Il presidente Blasi, per venire incontro alle esigenze della tifoseria tarantina, gradirebbe l’ampliamento dei posti disponibili allo Iacovone. Ricordiamo che, allo stato attuale, possono entrare non più di 9910 spettatori. Per elevarlo occorre un decreto del Prefetto Alecci dietro parere della Commissione di Vigilanza. La normativa-Amato, varata a gennaio scorso, vieta di far entrare gente in più rispetto al numero stabilito. Servirebbero i tornelli, la videosorveglianza, i biglietti numerati, la zona prefiltraggio. Ciò nonostante si potrebbe far riferimento all’art. 2 del Tulps che conferisce ampia facoltà ai Prefetti di concedere deroghe (ampliamenti) per le famose ragioni di ordine pubblico o, al contrario, di limitare le presenze (come accadde ai tifosi tarantini a Foggia nella penultima gara di campionato). Stamane il direttore generale, Vittorio Galigani, avrà un colloquio con il dott. Alecci per sensibilizzarlo sulla eccezionalità dell’avvenimento (i playoff non si disputano tutti gli anni anche se, per la verità, questo è il secondo consecutivo). Nella valutazione generale bisognerà tener conto anche dell’Osservatorio del Ministero dell’Interno. Nel pomeriggio, intanto, riprenderà la preparazione della squadra agli ordini di Papagni. Una sola seduta in programma. Da valutare le condizioni di Cammarata, Ambrosi e Monticciolo (i tre hanno lavorato di meno negli ultimi giorni), oltre che di Barasso. di Giuseppe Dimito16 maggio 2007

Eppure il Taranto parte in vantaggio

Il vantaggio del Taranto esiste, ma non si trova tra i regolamenti. Perché parte da ultimo, con le partite decisive da giocare in trasferta e la necessità di superare sempre l’avversario, non potendo finire alla pari. Ma ora che comincia la corsa più importante servono, più dei conti, polmoni pieni e forza mentale. E’ la riflessione che materializza la speranza, il punto in cui le ambizioni si incrociano con l’analisi. Il Taranto, non sembri eretico dirlo, dà l’impressione di poter partire un passo più avanti delle altre: ha finito (ultime due gare a parte) il campionato in crescendo e con molto fiato da spendere, con gambe che girano e perfetta corrispondenza tra pensieri e azioni. Fisicamente il Taranto è pronto, avendo pure due settimane per programmare il suo avvicinamento alla semifinale. Lo ha detto il campo: la rotazione dei giocatori e un sapiente lavoro partito in estate hanno messo la squadra in condizione per correre ancora. Il massimo della forma non è stato raggiunto, ma si viaggia a altezza simili. E’ una scelta: arrivare al massimo vuol dire prepararsi al fisiologico calo, stare vicini equivale a conservare il fiato per un periodo più lungo. Il Taranto ha chiuso di corsa e sa di poter ancora resistere in un torneo atipico come i playoff: brevi e intensi. Tanto intensi da richiedere, come altri requisiti fondamentali, saldezza interna, equilibrio morale e forza d’animo. Aspetti che il Taranto ha curato con ossessione, aggregandosi intorno a sé quando fuori c’era vento cattivo, pensando alla propria coesione. Dentro questa corazza mentale è nata una squadra, si sono stabilite priorità, si è trovata la sintesi tra voglie individuali e esigenze di gruppo. Ora il Taranto ha una forma che nei playoff potrebbe essere riproposta: ha trovato la sua massima produttività vestendo il 4-2-3-1 (la partita con l’Avellino fa eccezione), ha scelto gli uomini più in forma e li sta tutelando, ha individuato il percorso più redditizio tenendo comunque viva la concorrenza interna. L’ultima gara ha, ad esempio, mostrato il desiderio di Ambrosi di ricandidarsi al ruolo di trascinatore, evidenziato la predisposizione di Papagni a tenere alta la considerazione di tutti e segnalato l’ampiezza dell’organico. E non ha, invece, macchiato con il risultato la sensazione che il campionato ha restituito: non ci sono partite decisive sbagliate nell’intero cammino. Ci sono incidenti di percorso, ma si è sempre trovata una soluzione prima di arrivare all’ultima spiaggia. I playoff sono partite così: senza possibilità di rimediare all’errore, quindi senza possibilità di sbagliare. Clima adatto per esaltare l’essere gruppo del Taranto. Ora, forse, l’analisi sembra meno bizzarra: ci sono fisico, testa, squadra, modulo e uomini. Valori che superano i regolamenti e che possono mettere il Taranto in vantaggio sulle altre. Con una società che sembra crederci ogni giorno di più, una squadra che non ha mai smesso di farlo e una città apparentemente pronta a risvegliarsi. Più importante di tutto, però, c’è la considerazione di riserva: il Taranto sa già di aver fatto il suo dovere, di essere arrivato dove aveva promesso. E, senza pressioni, può permettersi di stupire. di Fulvio Paglialunga15 maggio 2007

La forza dell'Avellino e le possibilità del Taranto

Domanda: quante possibilità ha il Taranto di superare l’Avellino nella doppia sfida playoff ? Risposta: non tantissime, ma nemmeno poche. Cerchiamo di capire perché. Una premessa, intanto, è opportuna: non esiste bravura, a questo punto della stagione, capace di fare troppa differenza. Siamo, cioè, nel regno dell’equilibrio teorico. Le semifinali sono generalmente partite senza un pronostico serio. Taranto-Avellino (27 maggio) e Avellino-Taranto (3 giugno) sono quel tipo di partite: sfuggenti, imprevedibili, insondabili. Ma quanto vale realmente l’Avellino? Come sta? Come gioca? Come si muove? Quali sono i suoi limiti? E quali i suoi punti di forza? Inutile cercare le risposte giuste nell’ultima partita della stagione regolare. Ne ha fornite di parziali, per ragioni ovvie e contingenti. L’Avellino è probabilmente delle quattro semifinaliste la squadra più forte. Non è né completa, né perfetta, né irresistibile. Ma la più forte sì: per i punti che è riuscito a mettere insieme (68 compresi i 2 di penalizzazione), per i gol fatti (64, solo Inter, Juventus e Roma hanno segnato di più), per la consistenza dell’organico (pieno di personalità in ogni angolo della sua pelle apparentemente ruvida). Ma non è l’avver - sario più scomodo per il Taranto. Quello, per tanti motivi, continua ad essere la Cavese: per la sua forza appiccicosa, per la sua cultura dello spazio, per la sua capacità di "strappare" la partita, per il suo gioco lineare che sembra semplice ma in realtà è complicatissimo da seguire. Aver evitato la Cavese, pensiamo ancora sia stata una buona idea. A prescindere da ogni altra considerazione, eventualmente fuori dal calcio (rivalità fra le tifoserie, interferenze ambientali, precedenti). L’Avellino, però, merita il rispetto che si deve riservare alle squadre di rango, anche se in questa fase di transito (da Galderisi a Vavassori qualcosa sta cambiando) non sembra giocare con la convinzione necessaria. Domenica allo "Iacovone" ha dato proprio la sensazione della squadra che si è rimessa in viaggio. Sta, insomma, inseguendo una forma, un assetto e un’identità che, per il momento, sono solo nei pensieri di Vavassori. E non ancora nella testa e nella gambe dei giocatori. L’Avellino non ha un gioco dichiarato. Non l’aveva con Galderisi (4-3-1-2) e non ce l’ha con Vavassori (4-4-1-1). Ha, comunque, la spinta delle squadre vere. Quell’arroganza sana che dà la forza per andare oltre le difficoltà di giornata, trasformando il difficile in normale. L’Avellino non è mai completamente fuori partita, neppure quando diventa palese il suo stato di disagio. Perché ha giocatori di spessore in ogni reparto. E davanti ha l’uomo in grado di chiudere col gol qualsiasi azione. Quell’uomo è Biancolino, che accoppia potenza e mobilità, due doti spesso in antitesi. E in più ha qualità tecniche rilevanti che gli permettono di gestire il pallone mentre sviluppa tutta la sua potenza. Biancolino è un attaccante "unico": non è soltanto una classica prima punta. È di più. È un attaccante al quale si può chiedere di fare reparto da solo. Raccontano molti difensori che Biancolino mette in soggezione fisica. È vero. Perché è imponente e quando parte, aggredendo la profondità, sembra portarsi al fianco il rumore del vento. Biancolino per l’Avellino rappresenta lo schema più caro e più noto: basta alzare la testa e cercarlo sul movimento. Arginare Biancolino per il Taranto sarà fondamentale. Così come imporre una partita "elettrica", qualcosa che laceri un po’ le lente dinamiche di gioco dell’Avellino. Qualcosa che lo costringa a muoversi di più, a scoprirsi alle spalle, a dubitare. Pensiamo alle accelerazioni di Toledo, ai tagli di Mancini, alle volate di Zito. Ma di tutto questo parleremo prossimamente. di Lorenzo D'Alò15 maggio 2007

Macalli: «Porte aperte o si gioca in altra sede»

E' partita ieri mattina la macchina organizzativa per i playoff per la B. I rappresentanti delle otto società che hanno maturato il diritto di partecipare agli spareggi-promozione sono stati convocati a Firenze, in Lega, per un tavolo tecnico con il presidente Mario Macalli. Per il girone A c'erano Sassuolo, Pisa, Venezia e Monza; per quello meridionale erano presenti Avellino, Cavese, Foggia e Taranto. La società rossoblù era rappresentata dal direttore generale, Vittorio Galigani: «E’ stato ribadito il principio secondo il quale è la Lega di Firenze che organizza i playoff e che gli incassi di ciascuna partita, dedotte le spese di gestione, sono equamente ripartite in tre (società ospitante, società ospitata e Lega stessa). Il presidente Macalli ci ha tenuto a sottolineare un aspetto molto importante. Tutte le partite, sia di semifinale che di finale, dovranno essere disputate a porte aperte. Impedirà, dunque, la disputa anche di un solo match, a porte chiuse. Se ci saranno problemi fra le varie tifoserie e l’Osservatorio del Ministero dell’Interno dovesse decidere appunto di farle giocare senza gente sugli spalti, trasferirà d’ufficio la gara interessata su di un altro stadio».15 maggio 2007

Taranto, la lunga vigilia
Deflorio parla della doppia sfida contro l’Avellino. «Fronte unico con i tifosi per andare in serie B. Possiamo farcela»

Per giungere a 37 anni - da compiere il prossimo 5 giugno - con una brillante condizione fisica basta chiedere informazioni ad Andrea Deflorio. Il capitano del Taranto - 24 presenze e 8 reti in questa stagione - ha dimostrato, nello spezzone di gara disputato contro l’Avellino, di aver superato gli acciacchi che ne hanno condizionato il rendimento durante il campionato. «Mi sento bene - attacca il bomber di Noicattaro -, in queste due settimane lavoreremo per essere al top in vista della semifinale. Fisicamente e psicologicamente stiamo meglio dell’Avellino che ha speso tantissimo negli ultimi mesi. Ha dominato il campionato fino alla metà del girone di ritorno, poi ha accusato un calo che ha consentito al Ravenna di operare il sorpasso».
UN'ALTRA SFIDA - La gara di domenica, ai fini del doppio confronto decisivo, non può essere considerata molto attendibile. L’elevata temperatura e la mancanza di stimoli hanno reso ingiudicabile la prestazione del Taranto. Di contro, invece, Vavassori ha schierato l’undici che, tra 13 giorni, potrebbe calcare nuovamente il prato dello "Iacovone". «Ma un pareggio sarebbe stato più giusto - prosegue il "Cobra" -, anche se l’Avellino era sicuramente più motivato. Papagni aveva già deciso di dare spazio a chi, finora, era stato meno impiegato. E credo che abbia ricevuto indicazioni positive da Ambrosi e Mortari che, per diversi problemi fisici, avevano giocato poco. Sono contento per Mattioli che è riuscito a sbloccarsi. Nei playoff servirà avere l’intera rosa a disposizione per consentire a Papagni di puntare sugli elementi più in forma».
IL CALORE - Deflorio vorrebbe diminuire quello atmosferico in maniera inversamente proporzionale a quello che, i supporters rossoblù, sanno trasmettere dagli spalti. «Ho visto i miei compagni in grande sofferenza, all’inizio della ripresa avevano difficoltà a respirare. Nei playoff giocheremo alle 16, ma non credo che ci sarà molta differenza». Capitolo tifosi: alcuni gruppi hanno confermato al tecnico Papagni, in una riunione tenutasi venerdi sera, la volontà di proseguire lo sciopero contro il decreto-Amato anche nelle gare che potrebbe riportare il Taranto in serie B. «Non voglio giudicare la loro scelta, ma, a questo punto della stagione, occorrerebbe creare un fronte unico. Abbiamo raggiunto l’obiettivo prefissato, adesso possiamo coronare un sogno. E il nostro pubblico potrebbe fornirci la spinta decisiva. Se ci ritroviamo a questo punto, è anche per merito loro: senza il loro apporto l’anno scorso non saremmo riusciti a battere il Melfi. Mi auguro che possano rivedere questa posizione e assiepare numerosi i settori dello "Iacovone"». di Fabio Di Todaro15 maggio 2007

Guicciardini promuove il gruppo
Parla il preparatore. «La condizione fisica è quasi al top». Da perfezionare il recupero di Ambrosi, Cammarata e Monticciolo

A Francesco Guicciardini, nelle prossime due settimane, spetterà il duro di compito di garantire l’integrità fisica dei calciatori e di migliorare la condizione atletica.
«Complessivamente - attacca il preparatore atletico - possiamo essere abbastanza soddisfatti. I ragazzi stanno bene, dovremo soltanto recuperare al 100% Ambrosi, Cammarata e Monticciolo. Da domani pomeriggio dovrebbero riprendere ad allenarsi regolarmente, perciò saranno pronti per il 27 maggio».
Guicciardini, dopo aver visto il Foggia e l’Avellino, se la sente di giudicarle sotto il profilo atletico?
«Biancolino e compagni non erano al top, ma sicuramente stanno già lavorando in vista dei playoff. Lo stesso discorso può essere fatto per la Cavese che, dopo aver acquisito la certezza di entrare nelle prime cinque posizioni, ha impostato una tabella di allenamenti mirata al raggiungimento della migliore condizione per la semifinale di andata. Il Foggia, invece, sta benissimo perché, alla pari del Taranto, ha disputato un finale di stagione in crescendo».
Gli anziani hanno smaltito gli acciacchi, i giovani hanno la freschezza per poter combattere anche le elevate temperature. Il Taranto è già pronto?
«Nell’ultima settimana i ragazzi hanno svolto un lavoro personalizzato. Da un mese, ormai, abbiamo puntato sulla qualità optando per sedute brevi ad alta intensità. Qualcuno ha anche fatto un piccolo richiamo aerobico. Vorrei soffermarmi su Pastore e Deflorio: hanno 37 anni, ma sono in condizioni invidiabili.
L’infortunio occorso ad Ivano avrebbe potuto sancire la chiusura anticipata della carriera».

Toledo e Cejas, da buoni sudamericani, hanno dimostrato di poter convivere tranquillamente con le elevate temperature.
«Stanno un gradino più in alto degli altri e sicuramente hanno una maggiore attitudine a giocare con il caldo. Robson, soprattutto, si è allenato con grande intensità negli ultimi due mesi. Ma stanno benissimo anche Mancini, Colombini, Prosperi. Un discorso a parte, invece, va fatto per Zito che, avendo un fisico abbastanza pesante, ha raggiunto la migliore condizione da quando è impiegato con continuità». di Fabio Di Todaro15 maggio 2007

Evangelisti: "Sarà la B la nostra esaltazione"
Parla il Ds rossoblu, che non ha mai perso la fiducia nel suo Taranto: "E’ il momento di impegnarci per un sogno. Fra le quattro dei play off, la nostra squadra esprime il gioco migliore"

Un lavoro oscuro, ma che emerge nel suo splendore, attraverso le prestazioni dei singoli e del gruppo intero, soprattutto se le circostanze sono positive e si conquistano i traguardi prefissati. Il destino di un direttore sportivo, nel calcio, sembra essere proprio questo: ricevere encomi e lodi quando la squadra costruita con meticolosità e pazienza si afferma sul campo, partita dopo partita. Ne è consapevole Luca Evangelisti, visibilmente soddisfatto al termine di un campionato, quello del ritorno in C1 del suo Taranto, che può ancora dire moltissimo nel suo corollario: “Sono a Taranto da due anni e tutti gli obiettivi prefissati in estate sono stati centrati- dichiara il ds rossoblu- La squadra ha conquistato i play off : un traguardo importante, ma che rappresenta un ulteriore punto di partenza, per una meta ancora più interessante. Il bilancio di questa stagione, finora, non può che essere positivo”.
Il campionato degli ionici ha vissuto anche momenti delicati, che non hanno minimamente intaccato le convinzioni di Luca Evangelisti: “Non mi sono mai abbattutto nè esaltato- ha confidato- Per me, l’esaltazione pura sarà la serie B. I play off possono solo rappresentare un’anticamera di soddisfazione, che appartiene a tutti coloro che hanno partecipato al progetto. Andremo a coronare il nostro lavoro. Io, comunque, ero consapevole della validità dell’organico a disposizione”. In perfetta sintonia con il presidente Blasi e con l’allenatore Papagni, il demiurgo del Taranto ha ricevuto la proposta di riconferma nel suo ruolo in netto anticipo: “Sono contento che Blasi mi abbia rinnovato la fiducia prima del raggiungimento dei play off- ammette Evangelisti- Ho apprezzato il suo gesto, ma per il mio carattere ho preferito attendere. Ora dobbiamo solo concentrarci sul traguardo della promozione”. “E’ un sogno che custodiamo in un cassetto- continua, pieno di speranza- Vorrei che lo aprissimo felicemente fra un mese. I contratti lascaino il tempo che trovano: di certo, il presidente mi ha mostrato la sua riconoscenza”. Chiamato alla corte di Gigi Blasi nell’estate 2005, quella delle programmazioni dopo la salvezza in C2 ottenuta alla lotteria dei play out, Luca Evangelisti si appresta a respirare l’atmosfera degli spareggi promozione per il secondo anno consecutivo. In palio c’è la B, dietro il sipario gli spettri, ora immotivati, di un passato che il ds ben conosce: “La gente non deve essere intimorita. Un limite del calcio e del tifoso, in generale, è dimenticare troppo presto le vittorie e ricordare solo gli episodi spiacevoli- il riferimento è alla delusione per la mancata promozione del 2002- Pensiamo alla Nazionale campione del mondo: nelle prime uscite è stata fischiata. Dico che bisogna apprezzare questo Taranto, come squadra, gruppo, società: ha fatto cose davvero importanti”. Quello di Luca Evangelisti è un vero appello, un invito appassionato: “Bisogna amare questa squadra- afferma con orgoglio- Ora giocherà le sue chance: ci sono quattro pretendenti per una sola posizione. E dobbiamo conquistarla tutti insieme: gruppo, società, tifosi, stampa”. “Come l’anno scorso- sorride al ricordo recente- quando abbiamo dimostrato di essere superiori per passione, calore, determinazione, attaccamento ai colori. Non dimentichiamo le imprese con Melfi e Rende. Il Melfi ci ha strapazzato all’andata, eppure è scattata una molla, per reagire alla grande. Io l’ho avvertita”. E’ positivo, il direttore sportivo rossoblu: “Dobbiamo disputare i play off, senza fare calcoli, affidandoci ai programmi. Vedremo come andrà a finire: di certo, esistono tutti i presupposti per regalare un sogno”.
Ex calciatore del Taranto, Evangelisti nutre un piccolo rammarico: “Non sono riuscito a capire l’atteggiamento dei tifosi, per tutto l’arco del campionato- svela- Decreto antiviolenza a parte, che ha influito sulle diserzioni di molti gruppi ultras, penso non ci sia l’entusiasmo dei tempi migliori”. La Società ha sempre mantenuto fede alle sue promesse: “Avrei voluto vedere lo stesso attaccamento che hanno i tifosi della Cavese nei confronti della propria squadra- azzarda Evangelisti- Almeno sette partite sono state vinte dagli uomini di Campilongo nel recupero: sono stati supportati da un pubblico appassionato. I play off sono fatti anche di sensazioni: io credo che rivedremo il vero tifo rossoblu- è l’augurio- Taranto deve uscire allo scoperto: in fondo, la nostra squadra è stata sempre nelle posizioni di vertice”. Il Taranto affronterà l’Avellino: un buon accoppiamento? “Penso che ogni squadra approdata ai play off abbia le proprie belle caratteristiche- analizza Luca Evangelisti- L’Avellino ha conquistato 40 punti nel girno d’andata, ha dominato il torneo, si è ripreso dopo una brusca flessione. Negli spareggi partiamo tutti da zero”. “I biancoverdi potrebbero beneficiare anche di quattro pareggi, per il secondo posto in classifica- spiega- Noi dobbiamo assolutamente vincere la prima partita in casa. Dobbiamo arrivare all’appuntamento in perfette condizioni fisiche, psicologiche. Abbiamo perso i play off da secondi, potremmo vincerli da quinti...”
Il ds rossoblu fa il punto sulle pretendenti alla piazza d’onore: “Per quanto riguarda le doti delle singole squadre, penso che il Foggia possieda una difesa importante- dichiara- Ha un’intelaiatura compatta: l’allenatore, D’Adderio, cura molto la fase difensiva, però”. “La Cavese gioca a memoria da tre anni- continua Evangelisti- Forse è tecnicamente inferiore alle avversarie, ma ha ritmo ed entusiasmo impressionanti”. “All’Avellino riconosco un organico con pregi e difetti- precisa il dirigente- Possiede un parco attaccanti di qualità: mi sembra, però, che sia molto dipendente di questo reparto. Il Taranto, però, gioca meglio di tutte!”Dopo la sorpresa Mancini e la consacrazione di Prosperi, Evangelisti dimostra di non sbagliare un colpo in materia di giovani: Cosenza, Zito, recentemente Faraon e Castroni sono gli esempi più lampanti, in questa stagione. Molti sognano di restare a Taranto, di essere riscattati dalle loro società di appartenenza: “I nostri giovani sono sui taccuini di club importanti- rivela il ds- Il nostro intento è di portarli in serie B con noi. Il merito al mio lavoro è relativo: sono loro ad essere uniti e mentalmente partecipi al progetto”. Lunga vita anche ai senatori: “Tutti hanno richieste, ma vogliamo continuare nel nostro progetto: al 60, 70% della “rosa” attuale proporremo la riconferma. In caso di B, aggiungeremo sicuramente qualche esperto di categoria”. Tore Pinna l’ha conquistata col Grosseto: “Gli faccio i complimenti, e spero di seguirlo col Taranto!- esclama Evangelisti- per una serie di motivazioni, abbiamo optato per Barasso, che ha mostrato il suo valore ed ha un’età inferiore al primo. E’ stato accolto con scetticismo, peccato”. “Sto visionando le finali nazionali a Bressanone- conclude-Ci saranno i gioielli del futuro. Dobbiamo solo avere fiducia, sempre”. di Alessandra Carpino15 maggio 2007

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