E' l'ora di Mancini Una squadra con il quarto migliore attacco e la quarta migliore difesa, quale posizione potrebbe occupare? Il Taranto, appunto quarto in classifica in condominio con il Foggia, si avvicina ad una fase decisiva del campionato. Tutti parlano del favorevole calendario che attende i rossoblu. Ma un calendario diventa tale se a giovarsene è una squadra in ottimo stato. Questo è il problema: il Taranto come sta?
Taranto, il futuro passa dallo Iacovone? Sebbene Papagni abbia dichiarato apertamente di non voler programmare il cammino della sua squadra, è lecito, a questo punto del campionato, studiare con attenzione il calendario in vista dello sprint finale. A dieci giornate dal termine della regular season, il Taranto è l’unica compagine tra quelle invischiate nella lotta per i playoff a dover disputare sei gare tra le mura amiche e quattro in trasferta. Allo stadio "Iacovone" Deflorio e compagni hanno piazzato i tasselli più importanti lungo il percorso che li ha condotti ad occupare la quinta posizione. Il rendimento casalingo dei rossoblù (8 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta) è il quarto del girone. Guidano la speciale classifica la Cavese - il "Lamberti" è inviolato da quasi due anni -, e l’Avellino con 32 punti conquistati tra le mura amiche, seguite dal Ravenna (31) e il Perugia (27). Tutte queste formazioni, però, hanno disputato una gara in più rispetto al Taranto davanti al pubblico amico. Il momento, pertanto, potrebbe rilevarsi assai proficuo. Il Taranto disputerà due gare consecutive in casa, prima di rendere visita al Giulianova. Successivamente toccherà al Perugia scendere in campo allo "Iacovone", sette giorni più tardi i rossoblù saranno impegnati nel derby di Martina. Fino a Pasqua - la gara del "Tursi" si giocherà in anticipo sabato 7 aprile - lo scenario nelle prime posizioni della graduatoria potrebbe subire notevoli modifiche. I ragazzi di Papagni, in serie positiva già da quattro turni, hanno la possibilità di escludere quasi definitivamente dalla lotta playoff Juve Stabia e Perugia se dovessero vincere entrambi gli scontri diretti. In questa maniera difficilmente un’altra compagine riuscirebbe ad inserirsi nel novero delle prime cinque della classe. Ma resterebbe, a quel punto, da decifrare la griglia di partenza, precisando che la lotta per il primo posto è tutt'altro che terminata. Il Ravenna - come il Lanciano deve disputare una gara in meno rispetto alle altre - ha il calendario più difficile. Ospiterà Giulianova, Ternana, Perugia, Juve Stabia e Foggia mentre, in trasferta, dovrà affrontare Cavese (è uno scontro diretto), Sambenedettese, Gallipoli e Teramo. A beneficiarne potrebbe essere l’Avellino che, escludendo gli scontri diretti in trasferta con Cavese e Taranto, disputerà otto gare, sulla carta, favorevoli. Più critica la situazione del Foggia che deve ancora affrontare Perugia, Salernitana e Taranto (in casa) e Ravenna (fuori). Ma torniamo ai rossoblù. È necessario giungere alla terza settimana di aprile con uno score piuttosto consistente. Nelle ultime quattro giornate, infatti, il Taranto disputerà tre partite importanti contro Salernitana, Foggia (in trasferta) e Avellino (in casa) oltre a dove ospitare l’Ancona che sarà invischiata nella lotta playout. E conoscendo il rendimento esterno dei rossoblù (appena 14 punti conquistati sui 39 disponibili), sarebbe fondamentale presentarsi a queste gare con un buon distacco accumulato sulla sesta posizione. Sperando che anche il gioco subisca l’influsso della potenziale positività del momento. Tornando a brillare sarà più facile disputare prestazioni convincenti e portare a casa i punti necessari per centrare l’obiettivo dei playoff. di Fabio Di Todaro
Monticciolo è out L’esterno Alessandro Monticciolo è stato squalificato per una giornata in seguito all’espulsione rimediata domenica scorsa nella gara contro la Ternana, vinta dal Taranto per 2-1. Il centrocampista di Massa Marittima, che alla ripresa degli allenamenti di ieri pomeriggio ha lavorato a ritmo ridotto per smaltire un affaticamento muscolare, tornerà a disposizione nella gara interna con il San Marino. Ieri pomeriggio si sono allenati a parte anche Barasso e Caccavale. Il portiere, alle prese con il mal di schiena, ha svolto un lavoro specifico in palestra, mentre il difensore partenopeo ha interrotto anzitempo la seduta a causa di una botta alla caviglia rimediata al "Liberati". De Liguori, invece, è rimasto a riposo per smaltire il malanno alla caviglia che si trascina da diverse settimane. Il suo recupero, al momento, non appare in discussione. Nessun problema, invece, per Manuel Mancini e Francesco Cosenza che si sono riaggregati al gruppo dopo aver smaltito la tonsillite (per il centrocampista) e l’influenza (per il difensore). Entrambi si candidano per conquistare un posto da titolare nella sfida con la Juve Stabia di Eziolino Capuano. Cosenza dovrebbe prendere nuovamente in consegna il ruolo di laterale destro difensivo, mentre il centrocampista di Ostia è candidato a fare le veci di Monticciolo. Anche in attacco, questa volta, nulla appare scontato. Alessandro Ambrosi scalpita per tornare in campo contro la sua ex squadra (l'ultima apparizione dal primo minuto risale al derby di Manfredonia) e non è da escludere un ballottaggio con Cammarata. In casa Juve Stabia Capuano deve fare i conti con le indisponibilità di Alfredo Femiano (centrocampista di qualità) e Caputo (attaccante), appiedati per un turno dal Giudice Sportivo. In compenso, però, può godersi la ritrovata disponibilità di Luigi Castaldo, schierato domenica scorsa dall’inizio dopo quattro mesi. Nessuna sanzione pecuniaria è stata comminata alle due società. La preparazione proseguirà con la consueta doppia seduta odierna, mentre domani pomeriggio Deflorio e compagni sosterranno il consueto test infrasettimanale in cui verranno provati uomini e schemi in vista del difficile impegno contro le "vespe" di domenica prossima. La Juve Stabia, attualmente, occupa la sesta posizione della serie C1 di calcio. La compagine campana è in ritardo dal Taranto di tre lunghezze. Nelle ultime otto partite, la Juve Stabia ha subito solo due gol. Serie utile da 10 turni. di Fabio Di Todaro
«Una polizia europea anti-violenza»
Una polizia sovranazionale, un organismo di controllo indipendente per lottare contro la violenza nel calcio. E' la richiesta di Michel Platini, da poco più di un mese eletto a capo dell'Unione europea del pallone. «Con l'aiuto dei governi bisognerebbe poter istaurare una sorta di Europol per lottare efficacemente contro questo fenomeno. Il mondo del calcio da solo non può risolvere il problema». Il presidente dell'Uefa ha anche affermato che è allo studio la possibilità di allargare a 24 partecipanti la fase finale dell'Europeo. «Si resterà a 16 squadre sia per il 2008 sia per il 2012», ha però precisato. Platini vuole che l'Italia abbia il presidente della Figc prima della decisione per gli Europei del 2012 e il commissario straordinario della Figc, Luca Pancalli è d'accordo con lui. «L'assemblea è convocata per il 2 aprile, manca solamente la mia firma per la convocazione, siamo totalmente in linea con Platini e per il 18 aprile l'Italia avrà un presidente della Federcalcio. Altri candidati oltre ad Abete? Non mi risulta ci siano», ha aggiunto Pancalli. Il commissario non si è sbilanciato sulle possibilità per l'Italia di aggiudicarsi gli Europei. «Una percentuale? Non mi va di giocare con i numeri, so solo che la nostra candidatura è forte, seria e credibile. Ce la giocheremo, anche questa è una competizione, ma non voglio parlare delle debolezze dei competitors come hanno fatto altri. Noi stiamo dimostrando all'Uefa di saper trasformare un periodo di crisi in una grande opportunità, anche questo è un segnale positivo che mi auguro l'Uefa saprà valorizzare».
La discussione aperta e il piatto del risultato E’ perfino scontata la possibilità di discutere il Taranto. Quasi logica, perché sarebbe sbagliato dire che la vittoria ha risolto tutto. Ma è fondamentale, prima di cominciare, non rimuovere alcuni, necessari, punti di partenza: il successo (appunto), la classifica e le difficoltà psicologiche del momento. Muovendosi così l’analisi può anche sgrezzarsi dalla prevenzione, dal bisogno vuoto di riempire l’aria (o le colonne) di parole. Al Taranto si chiedeva la vittoria esterna: arrivata. Si chiedevano tre punti per rendere salda la posizione in griglia: presi. Si chiedeva un successo per riabilitare la mente, provata da un clima instabile e da troppi mugugni: ottenuto. Si chiedeva anche una prestazione convincente: non è arrivata. E questo può essere l’argomento di discussione. A Terni ha vinto un Taranto ancora lontano da quello bello e brillante di qualche tempo fa. In deficit di qualità e di continuità, con una manovra ancora troppo spezzata, collegamenti intermittenti e singoli sottotono. Papagni se n’è accorto e, dopo aver messo da parte i timidi segnali di crescita, ha cominciato a pensare agli errori e alle correzioni: a un calcio da rendere più continuo, a reparti da avvicinare. A un centrocampo da rivitalizzare, a formule nuove da reperire. Giudizio ponderato, ma anche rimandabile. Occorre attendere, per completare l’analisi e capire se si tratta involuzione o di qualcosa di rimediabile, il fondamentale rientro di Mancini: perché si commette un grave errore (o una dolosa omissione a scopo autoreferenziale) se non si considera la pesante assenza. Dimenticandosi, per esempio, che il Taranto ha perso il ragazzo di Ostia mentre attraversava un momento straordinario di forma (bastava essere a Reggio Calabria e osservarlo contro la Reggina per capire). E perché Mancini è l’unico, in questo momento, in grado di trasformare questa squadra: sgravando ai mediani il compito di gestire il pallone, riducendo le distanze in campo, trovando il modo per innescare gli esterni e dando agli attaccanti la possibilità di giocare più vicini alla porta senza salire per trovare un pallone giocabile. Serve a togliere un sovraccarico di lavoro a un De Liguori in calo (con qualche dolore che lo limita, però), a ispirare un Toledo svogliato, a riportare in zona pericolosa Deflorio. Mancini è molto, ma non è tutto: il resto deve completarlo il Taranto: ritrovando fiducia in sé, superando le difficoltà psicologiche che sembrano pesare, tesaurizzando una vittoria che ha un’importanza non sottovalutabile. Ma, forse, a Terni ha vinto un Taranto definitivamente diverso: più solido, più pragmatico. Meno vaporoso e più produttivo, a costo di combattere con le sofferenze, di abbandonare parte del proprio calcio, di sfidare anche qualche sproporzionato brontolio: ciò che serve, in questa fase del campionato e, soprattutto, in questo campionato. Una squadra che riesce a vincere anche le partite che non merita del tutto, dopo aver perso gare quasi dominate. Servono, molto più semplicemente, entrambe le versioni: serve riappropriarsi della qualità e sommarla alla concretezza. E custodire gelosamente le riflessioni: togliendo di mezzo i giudizi che partono da antipatie (per un giocatore o altro) e, soprattutto, evitando di sputare sul piatto del risultato. Perché, ad esempio, le belle prove di Avellino e Ravenna sono - logicamente - dimenticate, non avendo lasciato traccia in classifica. A quel Taranto non mancò la qualità né la manovra. Ma il cinismo. E essere cinici, per una volta, non lo consideriamo un difetto. A Terni è andata così. Discuterne fa bene se non si dimentica. di Fulvio Paglialunga
Una svolta da favorire Fondamentale la vittoria del Taranto a Terni. Tornare a sottolinearlo, in sede di approfondimento, aiuta a riflettere. E a comprendere meglio i benefici del blitz in Umbria in una giornata in cui l’Avellino s’impone a fatica, la Cavese non va oltre il pari sul campo del Giulianova ultimo in classifica, la Salernitana inciampa in casa con il lanciatissimo Ravenna, il Gallipoli frena la nuova rincorsa del Foggia, la Juve Stabia rallenta e il Perugia si riaffaccia in zona playoff. Dal riepilogo dei risultati s’intuisce la precarietà del momento e la complessità del campionato che volge al termine. Un campionato che, a questo punto della stagione, segnala anomalie diffuse, stanchezza sparsa e difficoltà comuni. E che fatalmente diventa poco rispettoso dei valori, irridendo spesso il pronostico. Non c’è sempre una logica in quello che avviene in campo. Ecco perché la vittoria del Taranto va prima salutata con sollievo e poi decifrata con attenzione. Separando l’indubitabile utilità del risultato pieno dall’insipida prova che l’ha partorito. E distinguendo tra resa (i punti) e rendimento (il calcio espresso). Neppure a Terni il Taranto ha convinto. Chi volesse negarlo, sventolando il trofeo del successo, finirebbe col trattare con troppa leggerezza l’involuzione rossoblù, non drammatica, ma evidente anche domenica scorsa, sia pure in fondo ad una partita vinta. Un’involuzione che è sulla pelle della squadra, interessa tutti i vecchi punti di riferimento e si traduce in un calcio prevedibile, senza sbocchi, povero di idee. Con questa involuzione, non si sa in che misura prevista, sta lottando la squadra che a Terni ha trovato punti di contatto nella tenuta nervosa e nella volontà di non farsi piegare dalle contrarietà (il rigore a freddo, il fiato corto e la scarsa ispirazione di molti singoli, l’espulsione di Monticciolo). E con questa involuzione è chiamato a confrontarsi Papagni, lavorando su ciò che inficia la manovra e rende vischioso il gioco. Dopo la partita, nella breve sospensione di un ormai poco comprensibile silenzio stampa, Papagni ha detto che il Taranto deve migliorare la fase di possesso. Deve cioè ritrovare chiarezza espositiva. Per farlo pensiamo che Papagni debba orientare il suo lavoro sul centrocampo. È lì che nasce il gioco. È lì che gran parte della diversità tecnica del Taranto si è, in passato, compiuta grazie soprattutto alla fantasia delle sue ali. Ali che, però, non riescono più - per antica pigrizia, per sopraggiunta abulia, per acclarata debolezza - a fare decollare la manovra. Non va ripensato il centrocampo. Va resa più stabile la sua architettura, sfruttando e integrando le caratteristiche di tutti: l’attività dinamica di De Liguori, la laboriosa applicazione di Monticciolo, il potere d’interdizione di Cejas e le qualità tecniche di Mancini. E razionalizzando l’uso delle ali (Toledo, Zito e Catania non sono esterni). Bisogna trovare per ogni partita la sintesi tattica, la soluzione ottimale, la formula giusta. È il centrocampo che può ancora spostare il campionato del Taranto, perfezionando la fase di possesso e allargando spazi e possibilità di sviluppo al gioco. Sulla composizione della difesa e sui limiti dell’attacco i margini d’intervento sembrano ridotti. È il centrocampo la chiave per aprire le ultime dieci porte, prima dei playoff. di Lorenzo D'Alò
Prosperi, che sorpresa
Quella di Fabio Prosperi è davvero una bella storia. Che, inevitabilmente, passa dal gol di Terni. Un movimento perfetto, quasi copiando i cestisti: due passi e salto, come fosse un terzo tempo per andare a canestro. E l'impatto felice della sua testa con il pallone, la rete gonfia alle spalle di Ginestra. Firma in calce al Taranto che vince, che conquista il campo altrui. Firma inaspettata, in verità. Perché Prosperi sta vivendo una stagione straordinaria e nemmeno vuole dirlo. Non può per il silenzio stampa, ma non lo farebbe forse nemmeno con la libertà di parola: preferisce essere un antipersonaggio, stare alle spalle dei riflettori. Si sente un abusivo se messo al posto dei protagonisti. Ma da tale gioca, silenziosamente.
Ma Blasi non si accontenta
Luigi Blasi è a Parigi. Non ha visto la partita di Terni, ma ha ascoltato i commenti poco positivi riguardanti la prestazione dei rossoblù. E, al termine di un’altra giornata faticosa trascorsa in fiera, si concede una piccola pausa. Vuole parlare del Taranto. Si interroga, vorrebbe conoscere le cause che stanno determinando l’involuzione del gioco. «Abbiamo vinto - attacca -, così la classifica non ha risentito di un’altra scialba prestazione. Sono comunque arrabbiato perché, giocando male, è più difficile ottenere un risultato positivo. E non posso immaginare che il Taranto stia rischiando di non centrare l’obiettivo dei playoff». Blasi non è tranquillo. Vorrebbe chiedere tante spiegazioni, capire cosa sta accadendo. «Mi rivolgo all’area tecnica e ai calciatori: devono analizzare il momento e individuare le ragioni del regresso sul piano del rendimento. Finora stiamo mantenendo le promesse, ma capisco la delusione dei tifosi che, conoscendo il potenziale di questo gruppo, si aspettano molto di più». ll risultato, stavolta, è stato diverso, ma il commento di Blasi non si discosta da quelle pronunciato a caldo dopo il pareggio con il Gallipoli. «Mi accontento difficilmente e non può bastare una vittoria a cancellare la delusione per lo scarso rendimento delle recenti settimane. Preferisco guardare in faccia la realtà: con il Lanciano e con la Ternana abbiamo vinto grazie a due prodezze di Toledo e Prosperi. E il Taranto non deve accontentarsi. Spero che le mie parole servano a scuotere lo spogliatoio». Il calendario, adesso, riserva uno scorcio favorevole al Taranto. Restano 10 gare da disputare, di cui 6 allo "Iacovone". Iniziando dai due impegni consecutivi con Juve Stabia e San Marino che anticiperanno la trasferta sul campo del fanalino di coda Giulianova. «Abbiamo l’opportunità di rinsaldare la nostra posizione - prosegue il presidente -, non dobbiamo lasciarcela sfuggire. Anche se, a questo punto della stagione, non esistono gare facili. Basta vedere il rendimento del Martina nel girone di ritorno e l’ultimo risultato della Cavese. Chi deve salvarsi cerca di tornare a casa almeno con un punto e, in situazioni simili, il Taranto ha spesso avuto difficoltà. E' fondamentale, però, raccogliere un bottino consistente visto che, nelle ultime quattro giornate, disputeremo tre scontri diretti». Non sono previsti faccia a faccia. Blasi rientrerà in Italia sabato pomeriggio, in tempo per assistere alla gara casalinga con la Juve Stabia. «Mi auguro di rivedere nuovamente il bel gioco che ha contraddistinto buona parte della stagione. In questa maniera sarà più facile conquistare l’accesso ai playoff». di Fabio Di Todaro
Un calcio al pallone e uno alla guerra
Un calcio al pallone e uno alla guerra. Pensando anche alle vicende calcistiche italiane:
«sull'onda emotiva dell'ennesima emergenza, si dettano regole che guardano a modelli presi dall'estero e prospettano scenari (perlopiù televisivi) in cui la pacificazione di pochi e limitati spazi (gli stadi) vengono indicati come sinonimo di crescita sociale collettiva. Ma un biglietto elettronico può essere comprato da un razzista o da un fanatico religioso, un tornello potrà forse tenere lontano un violento ma non un pessimo genitore o un politico corrotto».
Calcio e politica prima della Champions
Calcio e politica. Pallone e memoria. L'occasione è il match di Champions League tra Milan e Celtic che si giocherà mercoledì sera a Milano. Una partita che vedrà arrivare nel capoluogo lombardo circa 8mila fans scozzesi. Ma oltre alla serata calcistica la trasferta milanese sarà l'occasione, per un gruppo nutrito di sostenitori biancoverdi, di dar vita a una manifestazione politica. Mercoledì mattina gli aderenti al gruppo
"Tiochfaid Ar Là" (Il nostro giorno verrà) saranno a piazzale Loreto per commemorare i quindici partigiani uccisi durante la Resistenza. Una cerimonia che vedrà la partecipazione anche del comandante partigiano Gaetano Pesce. Domani sera, invece, si riuniranno per un concerto e parecchie pinte di birra in un locale nei pressi dello stadio.
Tre punti importantissimi
Vincere riempie la classifica e aiuta lo spirito: era quello che serviva, il Taranto lo fa. Senza sprecare meriti e sprecarsi in estetismi: giocando un calcio sofferente eppure pratico, avanzando da convalescente ma sforzandosi di guarire. Mantenendo, soprattutto, una paradossale vocazione per le proporzioni inverse: raccoglie forse più di quello che produce dopo tante domeniche belle e inutili. Stranezze comode, adesso: il Taranto che batte a domicilio la Ternana non è una squadra persuasiva, ma compatta. Non brillante, ma solida almeno per un'ora. Il tabellino la scopre persino efficace, la prova concede qualche spunto all'analisi: ma nella porzione di campionato in cui più di ogni altra servono i risultati è sufficiente. Per tenersi la zona playoff, ad esempio (la Juve Stabia ora è a tre punti), ma anche per tornare ad aiutarsi, per guadagnarsi la pace. Nella domenica umbra il Taranto ottiene ciò di cui ha bisogno, scopre di avere una regione amica (sempre in Umbria - a Perugia - quasi quattro mesi fa l'ultimo blitz esterno) e prova a inclinare il suo campionato per accelerare l'andatura. Vince in rimonta (non era mai accaduto), sfruttando i momenti che la partita concede e che le proprie amnesie lasciano disponibili. Va sotto (rigore di Bonfiglio), si allinea (Cammarata, ancora rigore) e poi emerge (gol di Prosperi): quello che c'è dentro non restituisce una squadra con la brillantezza di qualche mese fa, ma torna utile per un finale decisamente più incoraggiante.
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
BARASSO - E’ pronto su tutti i palloni, con tempismo e istinto. Disinnesca quelli potenzialmente insidiosi. Rischia anche la propria incolumità (è sembrato sul punto di uscire nell’intervallo), ma non permette che la Ternana si illuda di potergli segnare ancora. Cede solo al rigore: 6.5
Blitz del Taranto a Terni E’ sempre verde l’Umbria per il Taranto. Anche quando da una prova arida non sembra possibile estrarre granché. E invece spuntano tre punti che fanno bene alla squadra e benissimo alla classifica. Nel blitz di Terni, a quattro mesi dall’exploit di Perugia, c’è insomma il segno di un destino che ora potrebbe girare. Non c’è la prestazione rassicurante. Non c’è un gioco che conforta. Non c’è una manovra che consola. Non ci sono neanche i colpi che annichiliscono. C’è, però, il risultato pieno. C’è una vittoria ottenuta, ribaltando lo svantaggio iniziale (non era ancora accaduto: né in casa e né in trasferta). Ci sono la fatica muta e il sudore acido di una squadra che sta cercando di uscire da uno stato di difficoltà. Perché il Taranto che espugna il «Liberati» resta una squadra in difficoltà. Lontana dalla sua massima efficienza e dalla sua più efficace espressione. Una squadra alle prese con un periodo di ordinaria normalità. E dunque poco brillante, scarsamente reattiva, con ricorrenti momenti d’involuzione. Una squadra che, in attesa di tornare in sé, ritrovando il passo giusto e la condizione migliore, a Terni si limita a rincorrere il risultato. Non si preoccupa della forma. Non si cura delle modalità. Non ne fa una questione di stile o di metodo. Aspetta che la sostanza si materializzi, avendo la capacità di non scomporsi quando va sotto e di non snaturarsi quando torna su. E sull’1-1, frutto di due rigori generosamente concessi dall’arbitro Russo di Nola, non si lascia travolgere dall’urgenza di vincere. Esita, rifiata, controlla, amministra, elabora, rallenta: prima di far scattare l’imboscata. Il gol che decide il confronto lo realizza Prosperi di testa al 27’ della ripresa, la frazione che il Taranto attraversa con maggiore spavalderia. I rigori, invece, appartengono al primo tempo. Porzione di partita in cui la Ternana esercita una percettibile supremazia di gioco (quasi costante) e di occasioni (non tantissime). La squadra di Raggi, alla fine, perde senza soccombere, così come il Taranto vince senza imporsi. Il calcio dà spesso di questi esiti, andando oltre l’evidenza di una partita di equilibri precari e di valori inespressi. Papagni conferma il modulo (4-4-2), smontando la catena di destra. Rimandato Panini (tornerà utile nella ripresa), bocciato Catania. Promossi Larosa (laterale basso) e Zito (esterno di centrocampo). Il tecnico di Bisceglie torna così ad investire sulle qualità delle ali. Il disegno tattico prevede infatti la ricerca assidua dell’uno contro uno. Il problema è determinare queste situazioni di gioco, costringendo gli avversari a concederle. Non è facile, specie quando ci sono letture ritardate e mancati sviluppi. La Ternana è 4-2-3-1. Due mediani a proteggere una malferma linea difensiva e tre incursori a sorreggere il gioco dell’unica punta di ruolo (Scandurra). L’avvio è rossoverde. Barasso intercetta il primo tiro di Bonfiglio, che è regolarmente attivato alle spalle dei due mediani rossoblù in uno spazio di nessuno. E proprio Bonfiglio, operando tra le linee, trova il tempo per servire in area Scandurra, il quale salta Prosperi e va giù. Rigore? Sì, rigore. Dal dischetto Bonfiglio non perdona (6’). Il Taranto dovrebbe reagire. Lo fa a placide ondate. Papagni inverte gli esteni (Toledo a destra, Zito a sinistra). Larosa corregge il tiro da fuori di Caccavale, chiamando Ginestra alla deviazione in corner. Il Taranto non sembra in grado di poter impensierire la retroguardia umbra. Ci prova, però. E al 21’ si procura il rigore con Cammarata, scattato in area sull’invito di Zito. Zamperini lo spintona. Dal dischetto Cammarata insacca di giustezza. La Ternana vive il pareggio con frustrazione. E cerca con Scandurra (girata da dentro l’area) e Morello (spizzata di testa) di riportarsi in vantaggio. La ripresa è movimentata dai cambi. Quelli che affettua Papagni hanno una convenienza e trovano un’applicazione. Soccorrono uomini in debito di ossigeno, evitando lo sfilacciamento dei reparti. Entrano Panini (per Zito), Mattioli (per Larosa) e Cejas (per Deflorio). Non oscilla l’impianto, ci sono solo spostamenti per vie interne. Le sostituzioni di Raggi sono invece dettate dalla necessità (si fanno male Cardona e Morello). La partita finisce così tra i piedi del Taranto, o meglio sulla testa di Prosperi, che tramuta in gol la punizione-cross dalla trequarti di Monticciolo (27’). E poi, con un uomo in meno (espulso Monticciolo), resiste senza correre rischi. di Lorenzo D’Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò BARASSO 6,5 - Incassa il voto più alto, perché c’è su tutti i tiri che bucano la difesa. Prova rassicurante.
«Vittoria di carattere» La vittoria ottenuta allo stadio "Libero Liberati" ha riportato il sorriso nello spogliatoio tarantino. I tre punti conquistati ai danni della Ternana hanno sensibilmente risollevato il morale del gruppo allenato da Aldo Papagni che, al termine della gara, si presenta in sala stampa visibilmente soddisfatto per quello che si può definire un successo del collettivo. E' il suo ritorno davanti ai taccuini dopo il lungo silenzio stampa proclamato dalla società.
Prosperi tiene a galla il Taranto
Prosperi tiene in piedi la baracca rossoblù. Il suo gol, a Terni, certifica il ritorno dei tre punti in trasferta, confermando tuttavia la latitanza del gioco e delle idee. Tre punti per restare attaccati, con le unghie e con i denti, alla zona playoff, a rimorchio del fattore "C" che eleva l’allenatore Aldo Papagni al rango di tecnici come Ferruccio Valcareggi, storicamente baciati dalla buona stella. Come spiegare, infatti, un 2-1 conquistato con l’uomo in meno (Monticciolo espulso nel secondo tempo) e senza praticamente affacciarsi davanti alla porta della Ternana se non in rade, e rare, occasioni? Altra musica rispetto all’ultima impresa esterna, ottenuta nel girone d’andata a Perugia. Lì il Taranto impose il suo gioco; qui la squadra ionica ha "tirato a campare", mostrando anche una buona dose di cinismo, certo, ma “ballando” in difesa più del lecito e confermando quell’inadeguatezza genetica a rubar palla e gestirla e quel senso di spaesamento quando sono gli avversari ad impostare con rigore, velocità, palla a terra. Tre punti per restituire la parola ad Aldo Papagni. Il tecnico barese rompe il silenzio stampa e loda, ovviamente, la squadra: «E’ una vittoria - spiega negli spogliatoi - frutto dello spirito di sacrificio, dell’umiltà, della compattezza della squadra. Era un partita importante per il risultato, inutile nasconderlo. Siamo soddisfatti anche perché le caratteristiche offensive della Ternana imponevano ai ragazzi quel sacrificio e quell’umiltà, soprattutto nella fase di non possesso della palla, che a mio giudizio restano doti fondamentali in un campionato difficile e strano come quello in corso». Il tecnico promuove tutti: da Larosa a Zito, da Panini a Cejas a Mattioli. Persino l’opaco Toledo «ha lottato, si è sacrificato». E’ il Papagni-pensiero al quale ci si è abituati, infine: un continuo giocare di rimessa con le parole, anche mimetizzandole nell’area di rigore quando la polemica si fa più rovente. «Sì, nel primo tempo abbiamo mostrato qualche difficoltà - ammette alla fine il mister - ma eravamo in svantaggio dopo cinque minuti. Io sottolinerei piuttosto la prova di carattere: abbiamo rimontato e ribaltato il risultato. E’ la prima volta che accade quest’anno, no?». Di Juve Stabia, prossimo impegno casalingo del Taranto e, soprattutto, di tabella di marcia in chiave playoff Papagni non parla. O, meglio, non parla volentieri: «Dobbiamo pensare giorno per giorno ai nostri impegni, è assurdo guardare ora agli obiettivi a lungo termine. Guai a farsi condizionare dall’ambiente». Scatta il contropiede, di fronte alle domande dei cronisti, ma somiglia - paradossalmente - a un "catenaccio". Si scoprono così le ragioni "altre", più profonde, di un silenzio stampa che, forse, non veniva visto poi come un peso. Scatta il contropiede di Papagni. E spiazza, nei pensieri e nelle parole, il direttore generale Galigani il quale, invece, non rinuncia ad allungare lo sguardo: «Il nostro obiettivo? Certo, sono i playoff. Raggiungendo la miglior posizione in classifica...». di Fulvio Colucci
Rotto il digiuno fuori casa Terza vittoria in trasferta per il Taranto; fuori casa i rossoblù avevano iniziato benissimo conquistando un successo a San Benedetto del Tronto con una rete di Cammarata, poi era arriva la sconfitta a Castellammare di Stabia (1-0 per la
Juve), quindi tre pareggi, per 1-1 a Lanciano e Gallipoli e per 3-3 a San Marino, quindi il 12 novembre scorso la vittoria per 1-0 a Perugia con la rete di Ambrosi al 69'; a questo punto un “blackout” in trasferta per gli ionici con la sconfitta a Teramo per 2-0, il pari in rimonta ad Ancona (1-1), poi tre k.o di fila per 2-1 ad Avellino, per 1-0 a Ravenna e per 2-0 a Cava dei Tirreni, infine lo 0-0 a Manfredonia.
L’amarezza dell’ex Una sconfitta che amplifica la crisi. Il periodo nero della Ternana non sembra voler terminare. Le Fere restano inchiodate alle quartultima posizione (26 punti) con il Martina che, dopo il pareggio casalingo con la Juve Stabia, ridotto il distacco ad una sola lunghezza. Eppure la prestazione dei rossoverdi non è stata assolutamente negativa. Maurizio Raggi, accomodatosi sulla panchina degli umbri dopo l’esonero di Favarin, ufficialmente, non può rilasciare dichiarazioni. Ma riceve i complimenti della stampa tarantina e si lascia andare ad una confidenza. «Fa piacere ricevere questi attestati di stima - attacca - anche se non è la prima volta che giochiamo meglio dell’avversario e torniamo a casa a mani vuote». Dichiarazioni intrise di amarezza, anche se l’ambiente spera di poter ancora tirarsi fuori dalle sabbie mobili della zona playout. «Sta diventando molto difficile giocare in queste condizioni: lo stadio vuoto, il tifo che manca, la posizione di ostracismo assunta nei confronti della società. Abbiamo le carte in regola per salvarci, anche se questi fattori esterni non fanno altro che rendere più irto il percorso». E se Mario Bonfiglio - autore della rete del momentaneo vantaggio - è sulla stessa lunghezza d’onda dell’allenatore, il capitano, Salvatore Miceli, afferma con convinzione che «il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto. Fino al gol di Prosperi stavamo giocando meglio, avevamo collezionato più occasioni. Sul 2-1 sono emerse le qualità del Taranto, fino a quel momento poco espresse, capace di gestire la palla con il chiaro intento di abbassare i ritmi della gara». L’ex centrocampista di Cosenza e Venezia è stato protagonista di alcuni screzi con Toledo e Cammarata. «Nel primo tempo stavo difendendo la palla con il corpo e, anche se involontariamente, Toledo mi ha colpito al volto. Nell’altro caso, invece, ho cercato di calmare gli animi tra Cammarata - sono stati compagni di squadra a Catanzaro, ndr - e Trinchera». Sull'esito dell’incontro hanno avuto un peso rilevante i due rigori fischiati dal signor Russo nei primi venti minuti. «Quello a nostro favore era netto, Prosperi ha agganciato Scandurra. Mi domando, invece, come mai la Ternana subisca tanti rigori a sfavore. Vorrà dire che dovremo essere più forti anche di queste avversità per raggiungere il traguardo della salvezza». Domenica prossima la Ternana giocherà a Salerno il recupero della ventunesima giornata. E chissà che proprio lontano dal "Liberati" - dove Miceli e compagni hanno conquistato 15 dei 26 punti complessivi - i rossoverdi non riescano ad agguantare la sestultima posizione. di Fabio Di Todaro
Taranto, tornano i dubbi Taranto, si cambia. O almeno si programma per cambiare. In nome dell'elasticità tanto invocata dal tecnico Aldo Papagni, si proverà a dare un nuovo volto allo schieramento rossoblu. Difesa a tre, qualche elemento da far rifiatare, qualcun altro da riproporre dopo tanto patire e soffrire. Queste sembrano, al momento, le intenzioni. Domenica, al Liberati, si vedrà se il tutto diventerà reale.
Taranto ha in testa il colpaccio La squadra si trova da ieri sera a San Benedetto del Tronto, prima tappa d’avvicinamento verso Terni. L’influenza non ha raggiunto alcun rossoblù. L’unico che ne è stato colpito è il direttore generale, Vittorio Galigani (quasi 40 di febbre). L’ultima seduta settimanale, disputata a Taranto, non ha offerto spunti o riferimenti più precisi circa la formazione che scenderà domani in campo al “Liberati” di Terni. Una cosa tuttavia appare quasi certa. Papagni non dovrebbe utilizzare i soliti due esterni di centrocampo. Rispetto alla gara interna con il Gallipoli, uno (Catania) dovrebbe partire dalla panchina e l’altro (Toledo) dovrebbe essere inserito fra le linee. Altro punto fermo è il rientro di Caccavale dai cui piedi partiranno diversi palloni verso l’attacco. Potrebbe ritornare al suo fianco Ivano Pastore. Il terzo difensore sarà Prosperi. Panini e Colombini avranno il doppio compito di dare una forte spinta alla fase offensiva e di abbassarsi allorchè sarà la Ternana ad attaccare. In mezzo Monticciolo e De Liguori svolgeranno il solito lavoro. Il compito di scardinare la difesa rossoverde spetterà soprattutto al duo Cammarata-Deflorio. Se, viceversa, Papagni dovesse affidarsi il 4-3-1-2 o al 4-4-2 anzicchè presentare l’innovativo 3-4-1-2, non inserirebbe Pastore lasciando inalterato il quartetto difensivo orfano di Cosenza (rimasto a casa con Castroni), ma con dentro Caccavale. In più inserirebbe un centrocampista in più fra Larosa o Cejas. L’ipotesi della difesa a tre nelle ultime ore si sarebbe sgonfiata. Mancini sta bene (si è aggregato alla squadra). Dovrebbe partire dalla panchina. Nel corso della partita potrebbe trovare spazio anche Mattioli, distintosi nella partitella infrasettimanale. Classifica alla mano, se Juve Stabia (un punto sotto il Taranto) e Salernitana (due in meno, ma con la gara di Terni da recuperare) dovessero inciampare avendo due impegni difficili rispettivamente a Martina Franca ed in casa con la capolista Ravenna, Deflorio e soci sbancando il “Liberati” domani, forse potrebbero prendere il volo verso la parte altissima della classifica. Stamane rifinitura e partenza per Narni. di Giuseppe Dimito
Cammino minato da fattori esterni Nessuna squadra, al pari della Ternana, sta disputando un campionato quantomai viziato da fattori esterni. La formazione rossoverde, indicata ad inizio stagione tra le compagini allestite per il salto di categoria, occupa, attualmente, la quintultima posizione in classifica (26 punti). Il "Caso-Liberati" e la posizione dei calciatori fuori rosa: sono le due componenti che hanno minato il cammino degli umbri costretti ben presto a rivedere i loro obiettivi. Sono i numeri a descrivere la negatività del cammino dei rossoverdi. La Ternana è la squadra che ha vinto meno in casa - in 2 circostanze con Foggia e Giulianova - e, con 17 reti siglate, ha il terzo peggior attacco del girone - al pari del Martina, ha fatto peggio soltanto il Giulianova. Dall’inizio del girone di ritorno ha raccolto 7 punti, ma la sessione invernale del calciomercato ha cambiato identità al gruppo di Raggi (protagonista con la casacca del Taranto della promozione in B nella stagione '89-'90). Il sodalizio del presidente Longarini ha ceduto elementi importanti come Russo (Salernitana), Corrent (Verona), Perna (Cavese), Cherubini (Ravenna), rimpiazzandoli con calciatori esperti e più adatti a lottare per l’obiettivo della salvezza (Trinchera, Bussi, Scandurra, Miceli, Morello). Il cambio in panchina - Raggi è subentrato a Favarin dalla decima giornata, dopo aver incassato il rifiuto di Giusto - non ha comportato, invece, grosse modifiche sull'impianto tattico della squadra. Il tecnico romano ha continuato a giocare con un punto di riferimento in attacco (Tozzi Borsoi, domani sarà squalificato insieme a Pacilli) supportato dall’estro di un paio di centrocampisti in grado di sfruttare il gioco di sponda dell’ex centravanti della Torres. 4-4-1-1 o 4-2-3-1: sono le due fisionomie che assume la Ternana sfruttando le caratteristiche degli uomini in campo. Dinanzi al portiere Ginestra, la linea difensiva sarà composta da Del Grosso, Trinchera, Ferrario (ha smaltito un attacco febbrile, se non dovesse farcela lo sostituirebbe Zamperini) e Danotti. I due centrali di rottura saranno Miceli (al rientro dopo una squalifica) e Cardona, sulle corsie esterne agiranno D’Astolfo (è in vantaggio su Ciarcià) a destra e Fanasca sull'out opposto. Toccherà all’estroso Bonfiglio dare appoggio a Scandurra, tesserato a gennaio e pronto a non far rimpiangere Tozzi Borsoi. Dovrebbe partire dalla panchina l’ex Bussi, protagonista con il Taranto della scalata alla C1 nella scorsa stagione. di Fabio Di Todaro
Inasprite le pene per i violenti Chi comprerà o venderà un biglietto con nome falso sarà sanzionato, i lavori di adeguamento degli stadi saranno a carico dei club, la durata del Daspo passerà da sette a otto anni, si inaspriranno le sanzioni per le violenze contro le forze dell'ordine. Le due commissioni del Senato, Affari Costituzionali e Giustizia, hanno approvato il decreto Amato sulle «misure urgenti per la prevenzione della violenza nelle competizioni calcistiche» apportandovi modifiche - oltre cento gli emendamenti - approvate poi sia dalla maggioranza, sia dall'opposizione (pur con qualche mugugno che giunge da Alleanza Nazionale). E oggi per il Governo fresco di fiducia, ennesima prova: il ddl passa all'esame del Senato e c'è molta fretta di approvarlo per poi trasferirsi alla Camera. La decisione del Governo dell'8 febbraio, infatti, ha una scadenza, il 9 aprile: bisogna fare presto.
Il nemico è il termometro Adesso è proprio il caso di imprecare contro la malasorte. Parlare di epidemia-Taranto non è più un'esagerazione: la giornata di ieri ha completato un quadro preoccupante.
Quante trasformazioni in mezzo Molto passa dal centrocampo. E qui si addensano, infatti, i maggiori dubbi e le più frequenti variazioni. Dal reparto al quale è chiesta l’inventiva, la costruzione della manovra, il trasporto di palloni in zona gol immediatamente dopo l’interdizione. Qui Papagni si dibatte, tra infortuni e esigenze. E cambia, talvolta per scelta, talvolta per necessità: sedici forme di centrocampo diverse in ventitre partite. Variazioni di uomini o di disegno: il Taranto in mezzo non riesce a stare fermo. Ha giocato con quattro uomini, con tre, con cinque, con un trequartista, con due o senza. Ogni modo adattato all’avversario, ogni idea modellata sulle notizie dell’infermeria e del giudice sportivo. Una sola linea ha avuto un numero sufficiente di repliche. E’ capitato quando Papagni ha schierato Catania a destra, Toledo a sinistra e Cejas e De Liguori come centrale. Situazione verificatasi sei volte, contro Ravenna (all’andata), Juve Stabia, Perugia, Martina, Salernitana e Lanciano (al ritorno). Un esempio di quanto manchi, in questa stagione Mancini che, per diverse ragioni, è stato costretto a saltare diverse partite, a volte cominciando dalla panchina. Ma è anche l’esempio di come, se gli esterni funzionano, il Taranto trova forza: Cejas e De Liguori non hanno grande qualità tra i piedi, ma possono - se in giornata - lasciare libertà all’estro. Così, infatti, il Taranto ha vinto cinque partite su sei. Due volte, invece, i rossoblu hanno giocato con una linea a cinque (da destra: Catania, Mancini, Cejas, De Liguori, Toledo), pur variando la punta (una volta Pasca, un’altra Cammarata) e ottenendo risultati alterni (vittoria esterna a San Benedetto, sconfitta in casa contro la Cavese). E due volte Papagni ha anche giocato con Toledo trequartista e Mancini, Danucci e De Liguori in mezzo, vincendo contro la Ternana e pareggiando a San Marino. Le altre linee sono tutte inedite, senza repliche. Anche se spunta un dato: il Taranto è maggiormente prolifico quando gioca con il trequartista. Ha segnato un gol a Gallipoli con una ottima prestazione (Mancini tra le linee), due alla Ternana (Toledo dietro le punte), tre a San Marino (Toledo, ancora). Adesso, ovviamente, le soluzioni saranno ancora diverse: perché, intanto, c’è Monticciolo da gennaio ed è un giocatore che dà alla mediana qualcosa in più in termini di lucidità e che difficilmente perderà il posto. E perché, se la tonsillite lo restituisce com’era prima della maxisqualifica, di Mancini non si potrà fare a meno. Idee che si aggiungono: anche per Terni è pronto un centrocampo nuovo. Sperando che porti al gol, elemento indispensabile per vincere. di Fulvio Paglialunga
Lo zingaro che dribbla gli ultras
Nicolita, Banel. 23 anni. Ala della Steaua Bucarest. Detto
"Jardel" come il celebre goleador brasiliano che finì la sua carriera depresso all'Ancona. Nicolita è uno dei pochi (se non l'unico) Rom a giocare nella massima serie di uno dei campionati europei, in Romania. Motivi di depressione ne avrebbe più d'uno, anche lui. Leggo dal sito dei "Pirati di Ghencea", tra i peggiori ultrà della Steaua, alcuni buoni motivi per far parte del gruppo:
«ripulire il paese dagli zozzi zingari»,
«divertirsi». Eccetera. Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
|
|