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E' l'ora di Mancini
Potrebbe arrivare nuovamente il turno del centrocampista laziale, tonsillite permettendo. Il Taranto ha bisogno di un elemento con le sue caratteristiche

Una squadra con il quarto migliore attacco e la quarta migliore difesa, quale posizione potrebbe occupare? Il Taranto, appunto quarto in classifica in condominio con il Foggia, si avvicina ad una fase decisiva del campionato. Tutti parlano del favorevole calendario che attende i rossoblu. Ma un calendario diventa tale se a giovarsene è una squadra in ottimo stato. Questo è il problema: il Taranto come sta? 
E' bene sgombrare subito i dubbi. Il Taranto che ha vinto a Terni non è in grado di fare dodici punti nelle prossime quattro partite, sia pure tecnicamente abbordabili. Non può farlo quel Taranto. Ma può farlo il Taranto di dicembre (per non andare troppo indietro nel tempo), quello che, al di là dei moduli tattici, produceva gioco e ammaliava per la manovra e il livello tecnico espressi. Gli uomini di Papagni devono impossessarsi di quelle certezze, magari rinvigorendo di qualità il proprio serbatoio. Qui entra in campo Manuel Mancini.
Il centrocampista laziale può essere il tassello adatto da inserire al momento giusto. A dodici mesi di distanza, si possono ripetere le medesime situazioni tattiche, che agevolarono la cavalcata verso la promozione in C1. La struttura del Taranto della scorsa stagione non era la stessa di quella che rincorre una posizione privilegiata nella griglia playoff. Quello era un 4-4-2 equilibrato, saggiamente costruito per muoversi come un blocco unico. Non particolarmente scintillante in fase offensiva, ma tremendamente ermetico e poco propenso nel lasciare spazio alle occasioni avversarie. Il Taranto di quest'anno è molto più manovriero, incline al reiterato possesso di palla e ben cosciente di sfruttare l'abilità dei suoi esterni di attacco. L'elemento in grado di conferire maggiore pregio al Taranto è appunto Manuel Mancini. Incursore di qualità e giocatore a tutto tondo. Un po' mediano, un po' rifinitore. L'anno scorso, dopo metà girone di andata vissuto all'interno 4-3-1-2 di Marino da fantasista libero di inventare dietro le punte oppure da esterno destro di metà campo, Papagni lo lanciò come interno a 360 gradi. Due perle (i gol con Giugliano e Latina) e una serie di prestazioni di livello gli dettero ampiamente ragione. Ora, tonsillite permettendo, si avverte il bisogno di puntare su di lui. Anche la squalifica di Monticciolo è un ulteriore assist per una scelta del genere. Sia che Papagni prosegua con il fidato 4-4-2 oppure che diventi realtà il “solleticante” 3-4-1-2. 
La stagione di Mancini può cominciare adesso. O meglio può riprendere il discorso interrotto nel post-partita di Avellino. Spazzata via la sbornia da prim'attore che il precedente mercato estivo aveva provveduto anche ad alimentare, Mancini ha cercato faticosamente di ritagliarsi un ruolo. Prima la difficile coesistenza con Danucci con piedi che si pestano a vicenda; successivamente il leggero spostamento sulla fascia destra nel 4-3-1-2 impiegato per tre partite. Poi un violento attacco febbrile che lo relega alla tribuna contro Perugia e Martina. Due brevi apparizioni nella ripresa contro Teramo e Salernitana, prima della più persuasiva prestazione. Nel derby contro il Foggia, vinto per 2-0, si apprezza il Mancini d'antan. Prezioso in tanti modi, riconquistatore di palloni e sapiente distributore degli stessi. Le proteste nel finale della gara contro l'Avellino nei confronti dell'arbitro Baracani e le conseguenti cinque giornate di sospensione sono ormai storia.
C'è un futuro da scrivere. Mancini può fare parte del nuovo Taranto d'assalto. Una squadra che ha bisogno di riacquistare lucidità e brillantezza. Le scelte di Papagni, oltre che logiche, dovranno valutare l'esatta condizione psicofisica del gruppo. Dodici punti nelle prossime quattro partite si possono fare. A patto di scrollarsi di dosso e lasciarsi alle spalle il calo fisiologico, quello che il Taranto, tecnicamente e fisicamente, non aveva ancora attraversato in stagione. di Luigi Carrieri07 marzo 2007

Taranto, il futuro passa dallo Iacovone?
Il rendimento interno fa pensare positivo. Ma l’obiettivo dei playoff dev’essere centrato. Le previsioni sulla volata-promozione: la compagine rossoblù è l’unica tra le concorrenti a giocare 6 dei prossimi 10 match della regular season in casa

Sebbene Papagni abbia dichiarato apertamente di non voler programmare il cammino della sua squadra, è lecito, a questo punto del campionato, studiare con attenzione il calendario in vista dello sprint finale. A dieci giornate dal termine della regular season, il Taranto è l’unica compagine tra quelle invischiate nella lotta per i playoff a dover disputare sei gare tra le mura amiche e quattro in trasferta. Allo stadio "Iacovone" Deflorio e compagni hanno piazzato i tasselli più importanti lungo il percorso che li ha condotti ad occupare la quinta posizione. Il rendimento casalingo dei rossoblù (8 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta) è il quarto del girone. Guidano la speciale classifica la Cavese - il "Lamberti" è inviolato da quasi due anni -, e l’Avellino con 32 punti conquistati tra le mura amiche, seguite dal Ravenna (31) e il Perugia (27). Tutte queste formazioni, però, hanno disputato una gara in più rispetto al Taranto davanti al pubblico amico. Il momento, pertanto, potrebbe rilevarsi assai proficuo. Il Taranto disputerà due gare consecutive in casa, prima di rendere visita al Giulianova. Successivamente toccherà al Perugia scendere in campo allo "Iacovone", sette giorni più tardi i rossoblù saranno impegnati nel derby di Martina. Fino a Pasqua - la gara del "Tursi" si giocherà in anticipo sabato 7 aprile - lo scenario nelle prime posizioni della graduatoria potrebbe subire notevoli modifiche. I ragazzi di Papagni, in serie positiva già da quattro turni, hanno la possibilità di escludere quasi definitivamente dalla lotta playoff Juve Stabia e Perugia se dovessero vincere entrambi gli scontri diretti. In questa maniera difficilmente un’altra compagine riuscirebbe ad inserirsi nel novero delle prime cinque della classe. Ma resterebbe, a quel punto, da decifrare la griglia di partenza, precisando che la lotta per il primo posto è tutt'altro che terminata. Il Ravenna - come il Lanciano deve disputare una gara in meno rispetto alle altre - ha il calendario più difficile. Ospiterà Giulianova, Ternana, Perugia, Juve Stabia e Foggia mentre, in trasferta, dovrà affrontare Cavese (è uno scontro diretto), Sambenedettese, Gallipoli e Teramo. A beneficiarne potrebbe essere l’Avellino che, escludendo gli scontri diretti in trasferta con Cavese e Taranto, disputerà otto gare, sulla carta, favorevoli. Più critica la situazione del Foggia che deve ancora affrontare Perugia, Salernitana e Taranto (in casa) e Ravenna (fuori). Ma torniamo ai rossoblù. È necessario giungere alla terza settimana di aprile con uno score piuttosto consistente. Nelle ultime quattro giornate, infatti, il Taranto disputerà tre partite importanti contro Salernitana, Foggia (in trasferta) e Avellino (in casa) oltre a dove ospitare l’Ancona che sarà invischiata nella lotta playout. E conoscendo il rendimento esterno dei rossoblù (appena 14 punti conquistati sui 39 disponibili), sarebbe fondamentale presentarsi a queste gare con un buon distacco accumulato sulla sesta posizione. Sperando che anche il gioco subisca l’influsso della potenziale positività del momento. Tornando a brillare sarà più facile disputare prestazioni convincenti e portare a casa i punti necessari per centrare l’obiettivo dei playoff. di Fabio Di Todaro07 marzo 2007

Monticciolo è out
Squalifica per il centrocampista. Due assenze nello Stabia. Riecco Mancini e Cosenza. De Liguori da verificare

L’esterno Alessandro Monticciolo è stato squalificato per una giornata in seguito all’espulsione rimediata domenica scorsa nella gara contro la Ternana, vinta dal Taranto per 2-1. Il centrocampista di Massa Marittima, che alla ripresa degli allenamenti di ieri pomeriggio ha lavorato a ritmo ridotto per smaltire un affaticamento muscolare, tornerà a disposizione nella gara interna con il San Marino. Ieri pomeriggio si sono allenati a parte anche Barasso e Caccavale. Il portiere, alle prese con il mal di schiena, ha svolto un lavoro specifico in palestra, mentre il difensore partenopeo ha interrotto anzitempo la seduta a causa di una botta alla caviglia rimediata al "Liberati". De Liguori, invece, è rimasto a riposo per smaltire il malanno alla caviglia che si trascina da diverse settimane. Il suo recupero, al momento, non appare in discussione. Nessun problema, invece, per Manuel Mancini e Francesco Cosenza che si sono riaggregati al gruppo dopo aver smaltito la tonsillite (per il centrocampista) e l’influenza (per il difensore). Entrambi si candidano per conquistare un posto da titolare nella sfida con la Juve Stabia di Eziolino Capuano. Cosenza dovrebbe prendere nuovamente in consegna il ruolo di laterale destro difensivo, mentre il centrocampista di Ostia è candidato a fare le veci di Monticciolo. Anche in attacco, questa volta, nulla appare scontato. Alessandro Ambrosi scalpita per tornare in campo contro la sua ex squadra (l'ultima apparizione dal primo minuto risale al derby di Manfredonia) e non è da escludere un ballottaggio con Cammarata. In casa Juve Stabia Capuano deve fare i conti con le indisponibilità di Alfredo Femiano (centrocampista di qualità) e Caputo (attaccante), appiedati per un turno dal Giudice Sportivo. In compenso, però, può godersi la ritrovata disponibilità di Luigi Castaldo, schierato domenica scorsa dall’inizio dopo quattro mesi. Nessuna sanzione pecuniaria è stata comminata alle due società. La preparazione proseguirà con la consueta doppia seduta odierna, mentre domani pomeriggio Deflorio e compagni sosterranno il consueto test infrasettimanale in cui verranno provati uomini e schemi in vista del difficile impegno contro le "vespe" di domenica prossima. La Juve Stabia, attualmente, occupa la sesta posizione della serie C1 di calcio. La compagine campana è in ritardo dal Taranto di tre lunghezze. Nelle ultime otto partite, la Juve Stabia ha subito solo due gol. Serie utile da 10 turni. di Fabio Di Todaro07 marzo 2007

«Una polizia europea anti-violenza»
La proposta di Michel Platini, presidente dell'Uefa

Una polizia sovranazionale, un organismo di controllo indipendente per lottare contro la violenza nel calcio. E' la richiesta di Michel Platini, da poco più di un mese eletto a capo dell'Unione europea del pallone. «Con l'aiuto dei governi bisognerebbe poter istaurare una sorta di Europol per lottare efficacemente contro questo fenomeno. Il mondo del calcio da solo non può risolvere il problema». Il presidente dell'Uefa ha anche affermato che è allo studio la possibilità di allargare a 24 partecipanti la fase finale dell'Europeo. «Si resterà a 16 squadre sia per il 2008 sia per il 2012», ha però precisato. Platini vuole che l'Italia abbia il presidente della Figc prima della decisione per gli Europei del 2012 e il commissario straordinario della Figc, Luca Pancalli è d'accordo con lui. «L'assemblea è convocata per il 2 aprile, manca solamente la mia firma per la convocazione, siamo totalmente in linea con Platini e per il 18 aprile l'Italia avrà un presidente della Federcalcio. Altri candidati oltre ad Abete? Non mi risulta ci siano», ha aggiunto Pancalli. Il commissario non si è sbilanciato sulle possibilità per l'Italia di aggiudicarsi gli Europei. «Una percentuale? Non mi va di giocare con i numeri, so solo che la nostra candidatura è forte, seria e credibile. Ce la giocheremo, anche questa è una competizione, ma non voglio parlare delle debolezze dei competitors come hanno fatto altri. Noi stiamo dimostrando all'Uefa di saper trasformare un periodo di crisi in una grande opportunità, anche questo è un segnale positivo che mi auguro l'Uefa saprà valorizzare». 06 marzo 2007

La discussione aperta e il piatto del risultato

E’ perfino scontata la possibilità di discutere il Taranto. Quasi logica, perché sarebbe sbagliato dire che la vittoria ha risolto tutto. Ma è fondamentale, prima di cominciare, non rimuovere alcuni, necessari, punti di partenza: il successo (appunto), la classifica e le difficoltà psicologiche del momento. Muovendosi così l’analisi può anche sgrezzarsi dalla prevenzione, dal bisogno vuoto di riempire l’aria (o le colonne) di parole. Al Taranto si chiedeva la vittoria esterna: arrivata. Si chiedevano tre punti per rendere salda la posizione in griglia: presi. Si chiedeva un successo per riabilitare la mente, provata da un clima instabile e da troppi mugugni: ottenuto. Si chiedeva anche una prestazione convincente: non è arrivata. E questo può essere l’argomento di discussione. A Terni ha vinto un Taranto ancora lontano da quello bello e brillante di qualche tempo fa. In deficit di qualità e di continuità, con una manovra ancora troppo spezzata, collegamenti intermittenti e singoli sottotono. Papagni se n’è accorto e, dopo aver messo da parte i timidi segnali di crescita, ha cominciato a pensare agli errori e alle correzioni: a un calcio da rendere più continuo, a reparti da avvicinare. A un centrocampo da rivitalizzare, a formule nuove da reperire. Giudizio ponderato, ma anche rimandabile. Occorre attendere, per completare l’analisi e capire se si tratta involuzione o di qualcosa di rimediabile, il fondamentale rientro di Mancini: perché si commette un grave errore (o una dolosa omissione a scopo autoreferenziale) se non si considera la pesante assenza. Dimenticandosi, per esempio, che il Taranto ha perso il ragazzo di Ostia mentre attraversava un momento straordinario di forma (bastava essere a Reggio Calabria e osservarlo contro la Reggina per capire). E perché Mancini è l’unico, in questo momento, in grado di trasformare questa squadra: sgravando ai mediani il compito di gestire il pallone, riducendo le distanze in campo, trovando il modo per innescare gli esterni e dando agli attaccanti la possibilità di giocare più vicini alla porta senza salire per trovare un pallone giocabile. Serve a togliere un sovraccarico di lavoro a un De Liguori in calo (con qualche dolore che lo limita, però), a ispirare un Toledo svogliato, a riportare in zona pericolosa Deflorio. Mancini è molto, ma non è tutto: il resto deve completarlo il Taranto: ritrovando fiducia in sé, superando le difficoltà psicologiche che sembrano pesare, tesaurizzando una vittoria che ha un’importanza non sottovalutabile. Ma, forse, a Terni ha vinto un Taranto definitivamente diverso: più solido, più pragmatico. Meno vaporoso e più produttivo, a costo di combattere con le sofferenze, di abbandonare parte del proprio calcio, di sfidare anche qualche sproporzionato brontolio: ciò che serve, in questa fase del campionato e, soprattutto, in questo campionato. Una squadra che riesce a vincere anche le partite che non merita del tutto, dopo aver perso gare quasi dominate. Servono, molto più semplicemente, entrambe le versioni: serve riappropriarsi della qualità e sommarla alla concretezza. E custodire gelosamente le riflessioni: togliendo di mezzo i giudizi che partono da antipatie (per un giocatore o altro) e, soprattutto, evitando di sputare sul piatto del risultato. Perché, ad esempio, le belle prove di Avellino e Ravenna sono - logicamente - dimenticate, non avendo lasciato traccia in classifica. A quel Taranto non mancò la qualità né la manovra. Ma il cinismo. E essere cinici, per una volta, non lo consideriamo un difetto. A Terni è andata così. Discuterne fa bene se non si dimentica. di Fulvio Paglialunga06 marzo 2007

Una svolta da favorire 
Il Taranto dopo il blitz di Terni

Fondamentale la vittoria del Taranto a Terni. Tornare a sottolinearlo, in sede di approfondimento, aiuta a riflettere. E a comprendere meglio i benefici del blitz in Umbria in una giornata in cui l’Avellino s’impone a fatica, la Cavese non va oltre il pari sul campo del Giulianova ultimo in classifica, la Salernitana inciampa in casa con il lanciatissimo Ravenna, il Gallipoli frena la nuova rincorsa del Foggia, la Juve Stabia rallenta e il Perugia si riaffaccia in zona playoff. Dal riepilogo dei risultati s’intuisce la precarietà del momento e la complessità del campionato che volge al termine. Un campionato che, a questo punto della stagione, segnala anomalie diffuse, stanchezza sparsa e difficoltà comuni. E che fatalmente diventa poco rispettoso dei valori, irridendo spesso il pronostico. Non c’è sempre una logica in quello che avviene in campo. Ecco perché la vittoria del Taranto va prima salutata con sollievo e poi decifrata con attenzione. Separando l’indubitabile utilità del risultato pieno dall’insipida prova che l’ha partorito. E distinguendo tra resa (i punti) e rendimento (il calcio espresso). Neppure a Terni il Taranto ha convinto. Chi volesse negarlo, sventolando il trofeo del successo, finirebbe col trattare con troppa leggerezza l’involuzione rossoblù, non drammatica, ma evidente anche domenica scorsa, sia pure in fondo ad una partita vinta. Un’involuzione che è sulla pelle della squadra, interessa tutti i vecchi punti di riferimento e si traduce in un calcio prevedibile, senza sbocchi, povero di idee. Con questa involuzione, non si sa in che misura prevista, sta lottando la squadra che a Terni ha trovato punti di contatto nella tenuta nervosa e nella volontà di non farsi piegare dalle contrarietà (il rigore a freddo, il fiato corto e la scarsa ispirazione di molti singoli, l’espulsione di Monticciolo). E con questa involuzione è chiamato a confrontarsi Papagni, lavorando su ciò che inficia la manovra e rende vischioso il gioco. Dopo la partita, nella breve sospensione di un ormai poco comprensibile silenzio stampa, Papagni ha detto che il Taranto deve migliorare la fase di possesso. Deve cioè ritrovare chiarezza espositiva. Per farlo pensiamo che Papagni debba orientare il suo lavoro sul centrocampo. È lì che nasce il gioco. È lì che gran parte della diversità tecnica del Taranto si è, in passato, compiuta grazie soprattutto alla fantasia delle sue ali. Ali che, però, non riescono più - per antica pigrizia, per sopraggiunta abulia, per acclarata debolezza - a fare decollare la manovra. Non va ripensato il centrocampo. Va resa più stabile la sua architettura, sfruttando e integrando le caratteristiche di tutti: l’attività dinamica di De Liguori, la laboriosa applicazione di Monticciolo, il potere d’interdizione di Cejas e le qualità tecniche di Mancini. E razionalizzando l’uso delle ali (Toledo, Zito e Catania non sono esterni). Bisogna trovare per ogni partita la sintesi tattica, la soluzione ottimale, la formula giusta. È il centrocampo che può ancora spostare il campionato del Taranto, perfezionando la fase di possesso e allargando spazi e possibilità di sviluppo al gioco. Sulla composizione della difesa e sui limiti dell’attacco i margini d’intervento sembrano ridotti. È il centrocampo la chiave per aprire le ultime dieci porte, prima dei playoff. di Lorenzo D'Alò06 marzo 2007

Prosperi, che sorpresa
Il difensore centrale del Taranto, arrivato in silenzio nella scorsa stagione (come esterno), ora è un protagonista della stagione rossoblu. E con il gol di domenica ha battuto il suo record

Quella di Fabio Prosperi è davvero una bella storia. Che, inevitabilmente, passa dal gol di Terni. Un movimento perfetto, quasi copiando i cestisti: due passi e salto, come fosse un terzo tempo per andare a canestro. E l'impatto felice della sua testa con il pallone, la rete gonfia alle spalle di Ginestra. Firma in calce al Taranto che vince, che conquista il campo altrui. Firma inaspettata, in verità. Perché Prosperi sta vivendo una stagione straordinaria e nemmeno vuole dirlo. Non può per il silenzio stampa, ma non lo farebbe forse nemmeno con la libertà di parola: preferisce essere un antipersonaggio, stare alle spalle dei riflettori. Si sente un abusivo se messo al posto dei protagonisti. Ma da tale gioca, silenziosamente.
La storia è bella perché è varia. Cioè: Prosperi è arrivato a Taranto in un cupo sabato di gennaio. Vigilia di Taranto-Vigor Lamezia, punto più basso della crisi, prima partita di Papagni. Diventò disponibile la settimana dopo. Arrivò dalla Pro Vasto. Si diceva: completerà l'organico. Perché arrivò da esterno sinistro di difesa: uno dalla buona corsa e dal buon fisico, disposto a fare da riserva a Manni. Lo disse lui stesso: «Sono un terzino sinistro, ma ho giocato anche centrale o quarto di centrocampo con una difesa a tre: mi adatto, nel calcio moderno è una caratteristica necessaria». Parole trascritte, trovabili negli archivi. E da terzino sinistro era trattato: quattro presenze alzandosi dalla panchina, spezzoni di partita per blindare il risultato, e una sola da titolare (giocata per intero) nella domenica delle riserve, a Viterbo. Poi i playoff, Caccavale infortunato, Martinelli sostituto a Melfi e poi espulso. Rimaneva Prosperi per un posto da centrale. Lo aveva detto no? «Ho giocato anche centrale». Eccolo: semifinale di ritorno, entrambe le finali. Rendimento alto e la scommessa di Papagni: chiederne la conferma, a dispetto dell'esperienza. Quelle tre gare avevano dato segnali, valeva la pena insistere. Anche se il curriculum diceva che Prosperi, in C1, aveva giocato solo otto partite, con la Sangiovannese.
Il centrale Prosperi al posto del terzino sinistro, abbandonato prima dei playoff. Ancora una volta disposto a iniziare da gregario e puntuale quando c'è da diventare punto fermo: prende il posto di Caccavale (scosso) a Lanciano, poi quello di Pastore dopo l'infortunio. Prestazioni spesso di livello superiore, tempismo incoraggiante, interventi mai banali e dominio del gioco aereo. Così Prosperi è diventato un punto fermo. Scoprendo in diciotto partite di avere anche fiuto per il gol. E' l'uomo dei calci piazzati: quando il pallone è fermo e qualcuno si appresta a calciare, Prosperi diventa pericoloso. Ha segnato contro il Giulianova: colpo di testa su sponda aerea (di piede) di Cosenza proprio su una punizione. Ha fatto gol all'Avellino: incursione volante di sinistro su corner di Mancini. Una volta superfluo, una volta utile solo per la speranza. Mancava il gol decisivo per dargli anche la targa di eroe, almeno per una domenica. E' accaduto a Terni: con il movimento rubato al basket, con il colpo di testa da tre punti. Il terzo gol in campionato: nella carriera precedente ne aveva segnati quattro in tutto. Ma questo è un altro Prosperi. di Fulvio Paglialunga06 marzo 2007

Ma Blasi non si accontenta
«Per conquistare i playoff servono prove più convincenti»

Luigi Blasi è a Parigi. Non ha visto la partita di Terni, ma ha ascoltato i commenti poco positivi riguardanti la prestazione dei rossoblù. E, al termine di un’altra giornata faticosa trascorsa in fiera, si concede una piccola pausa. Vuole parlare del Taranto. Si interroga, vorrebbe conoscere le cause che stanno determinando l’involuzione del gioco. «Abbiamo vinto - attacca -, così la classifica non ha risentito di un’altra scialba prestazione. Sono comunque arrabbiato perché, giocando male, è più difficile ottenere un risultato positivo. E non posso immaginare che il Taranto stia rischiando di non centrare l’obiettivo dei playoff». Blasi non è tranquillo. Vorrebbe chiedere tante spiegazioni, capire cosa sta accadendo. «Mi rivolgo all’area tecnica e ai calciatori: devono analizzare il momento e individuare le ragioni del regresso sul piano del rendimento. Finora stiamo mantenendo le promesse, ma capisco la delusione dei tifosi che, conoscendo il potenziale di questo gruppo, si aspettano molto di più». ll risultato, stavolta, è stato diverso, ma il commento di Blasi non si discosta da quelle pronunciato a caldo dopo il pareggio con il Gallipoli. «Mi accontento difficilmente e non può bastare una vittoria a cancellare la delusione per lo scarso rendimento delle recenti settimane. Preferisco guardare in faccia la realtà: con il Lanciano e con la Ternana abbiamo vinto grazie a due prodezze di Toledo e Prosperi. E il Taranto non deve accontentarsi. Spero che le mie parole servano a scuotere lo spogliatoio». Il calendario, adesso, riserva uno scorcio favorevole al Taranto. Restano 10 gare da disputare, di cui 6 allo "Iacovone". Iniziando dai due impegni consecutivi con Juve Stabia e San Marino che anticiperanno la trasferta sul campo del fanalino di coda Giulianova. «Abbiamo l’opportunità di rinsaldare la nostra posizione - prosegue il presidente -, non dobbiamo lasciarcela sfuggire. Anche se, a questo punto della stagione, non esistono gare facili. Basta vedere il rendimento del Martina nel girone di ritorno e l’ultimo risultato della Cavese. Chi deve salvarsi cerca di tornare a casa almeno con un punto e, in situazioni simili, il Taranto ha spesso avuto difficoltà. E' fondamentale, però, raccogliere un bottino consistente visto che, nelle ultime quattro giornate, disputeremo tre scontri diretti». Non sono previsti faccia a faccia. Blasi rientrerà in Italia sabato pomeriggio, in tempo per assistere alla gara casalinga con la Juve Stabia. «Mi auguro di rivedere nuovamente il bel gioco che ha contraddistinto buona parte della stagione. In questa maniera sarà più facile conquistare l’accesso ai playoff». di Fabio Di Todaro06 marzo 2007

Un calcio al pallone e uno alla guerra

Un calcio al pallone e uno alla guerra. Pensando anche alle vicende calcistiche italiane: «sull'onda emotiva dell'ennesima emergenza, si dettano regole che guardano a modelli presi dall'estero e prospettano scenari (perlopiù televisivi) in cui la pacificazione di pochi e limitati spazi (gli stadi) vengono indicati come sinonimo di crescita sociale collettiva. Ma un biglietto elettronico può essere comprato da un razzista o da un fanatico religioso, un tornello potrà forse tenere lontano un violento ma non un pessimo genitore o un politico corrotto».
Si è tanto parlato di ultras in questi ultimi tempi, cercando spesso di andare a cercare qualche retroscena pruriginoso, limitandosi però ad un'analisi quasi sempre superficiale. Le parole citate in precedenza sono quelle di chi gli stadi li conosce, li ha frequentati e sa di cosa sta parlando. Da qualche giorno sono on line sul sito di Jalla, una delle associazioni promotrici di "Sport Sotto l'Assedio", progetto di cooperazione sportiva nato nel 2004 dalla passione per lo sport, in particolare per il calcio, «di un gruppo di giovani provenienti dalle curve di tutta Italia. In tre anni, al progetto hanno aderito anche centri sociali e associazioni». L'obiettivo del progetto è la promozione dello sport giovanile in Palestina, attraverso il finanziamento di infrastrutture, campi di formazione per gli atleti e le atlete palestinesi, i loro allenatori e più in generale scambi culturali con l'Europa.
Lo scorso anno la spedizione italiana in Palestina era formata da 60 persone circa: sono riusciti anche ad organizzare la prima partita femminile nella storia del progetto. Un'altra fase di "Sport sotto l'Assedio" è invece l'arrivo in Europa delle ragazze e ragazzi palestinesi. In Italia la delegazione partecipa a vari tornei, come i Mondiali antirazzisti e tornei Uisp. Pare che vincano quasi sempre. Infine il Summer Camp che «per una settimana ospita bambini di vari campi profughi per farli incontrare, conoscere e giocare», ci fa sapere una delle persone che si "sbatte" insieme a tanti altri per rendere possibili queste iniziative. Che, al solito costano. Venerdì a Roma c'è stata la presentazione del progetto e di un torneo calcistico per raccogliere i fondi necessari per le cooperazioni. di Simone Pieranni05 marzo 2007

Calcio e politica prima della Champions
I fan del Celtic ricordano i partigiani. Mercoledì i tifosi scozzesi saranno a piazzale Loreto a Milano. Luogo dove, durante la guerra, furono trucidati 15 antifascisti. Concerto al pub prima della partita di San Siro contro i rossoneri

Calcio e politica. Pallone e memoria. L'occasione è il match di Champions League tra Milan e Celtic che si giocherà mercoledì sera a Milano. Una partita che vedrà arrivare nel capoluogo lombardo circa 8mila fans scozzesi. Ma oltre alla serata calcistica la trasferta milanese sarà l'occasione, per un gruppo nutrito di sostenitori biancoverdi, di dar vita a una manifestazione politica. Mercoledì mattina gli aderenti al gruppo "Tiochfaid Ar Là" (Il nostro giorno verrà) saranno a piazzale Loreto per commemorare i quindici partigiani uccisi durante la Resistenza. Una cerimonia che vedrà la partecipazione anche del comandante partigiano Gaetano Pesce. Domani sera, invece, si riuniranno per un concerto e parecchie pinte di birra in un locale nei pressi dello stadio. 
«Questo gruppo - spiega Giuseppe Leotta che ha da tempo rapporti con il Tal e che ha contribuito all'organizzazione della due giorni milanese - ha una forte caraterizzazione sociale ed è collegato con l'Anti Fascist Action». Da questo nasce l'idea della commemorazione. Ed è presumibile che accanto agli scozzesi ci saranno anche parecchi antifascisti italiani. Magari anche livornesi, tifoseria con cui gli scozzesi hanno rapporti di amicizia. Ma non solo. «Allo stadio esporranno uno striscione che ricorda i 39 tifosi juventini che sono morti all'Heysel», continua Leotta che fa parte dello Juventus Club Roma. E proprio con loro, nel 2001, in occasione di uno Juve-Celtic, nacque un rapporto consolidato nel tempo e che ha portato alla manifestazione di Milano.05 marzo 2007

Tre punti importantissimi
I rossoblu si impongono 2-1 sul campo della Ternana al termine di una prova molto sofferta. Cammarata (su rigore) e Prosperi ribaltano l'iniziale vantaggio degli umbri

Vincere riempie la classifica e aiuta lo spirito: era quello che serviva, il Taranto lo fa. Senza sprecare meriti e sprecarsi in estetismi: giocando un calcio sofferente eppure pratico, avanzando da convalescente ma sforzandosi di guarire. Mantenendo, soprattutto, una paradossale vocazione per le proporzioni inverse: raccoglie forse più di quello che produce dopo tante domeniche belle e inutili. Stranezze comode, adesso: il Taranto che batte a domicilio la Ternana non è una squadra persuasiva, ma compatta. Non brillante, ma solida almeno per un'ora. Il tabellino la scopre persino efficace, la prova concede qualche spunto all'analisi: ma nella porzione di campionato in cui più di ogni altra servono i risultati è sufficiente. Per tenersi la zona playoff, ad esempio (la Juve Stabia ora è a tre punti), ma anche per tornare ad aiutarsi, per guadagnarsi la pace. Nella domenica umbra il Taranto ottiene ciò di cui ha bisogno, scopre di avere una regione amica (sempre in Umbria - a Perugia - quasi quattro mesi fa l'ultimo blitz esterno) e prova a inclinare il suo campionato per accelerare l'andatura. Vince in rimonta (non era mai accaduto), sfruttando i momenti che la partita concede e che le proprie amnesie lasciano disponibili. Va sotto (rigore di Bonfiglio), si allinea (Cammarata, ancora rigore) e poi emerge (gol di Prosperi): quello che c'è dentro non restituisce una squadra con la brillantezza di qualche mese fa, ma torna utile per un finale decisamente più incoraggiante. 
Servivano i tre punti e serviva altro. Al Taranto, che vince assolvendo a un obbligo non scritto, qualcosa manca ancora: la linearità della manovra (Mancini è ormai un giocatore indispensabile), la serenità dei forti, la preparazione al gol. Ma qualcos'altro torna: la saldezza interna, lo spirito di mutuo soccorso, la voglia di soffrire e di camminare sulle difficoltà senza farsi travolgere. Il patrimonio della vittoria è una nuova spinta morale, l'argomento di discussione è il reperimento delle capacità tecniche e della prontezza tattica, ora indiscutibilmente annacquate. Non è, cioè, un successo liscio: è una gara in cui i rossoblu patiscono le proprie difficoltà e un avversario tecnicamente ancora a galla. In cui soffrono, all'inizio, la posizione di Bonfiglio, piazzato tra le linee del 4-2-3-1 e rivitalizzato dalle disfunzioni altrui. Perché il 4-4-2 (quello annunciato) di Papagni inizialmente non rispetta completamente le consegne e interpreta male il movimento del trequartista: lo tiene alle spalle dei mediani e troppo avanti rispetto ai centrali, lasciando metri di campo o pericolose situazioni di parità numerica.
La comprensione non immediata del rischio produce un adattamento faticoso. Che si compie quando il Taranto è già in svantaggio. La libertà di ispirazione per Bonfiglio e la mobilità di Scandurra sembrano una condanna e diventano un rigore: la mezzapunta serve il centravanti, Prosperi non tocca (le immagini lo dicono) ma Scandurra cade. All'arbitro basta per fischiare e Bonfiglio (6') realizza con freddezza. Il sistema difensivo è regolato poco dopo (i mediani si abbassano di più in fase di non possesso, Prosperi resta in attesa piuttosto che cercare rischiosi anticipi), ma il Taranto non riesce ugualmente a fare tutto quello che ha pensato: l'idea di giocarsi l'uno contro uno sugli esterni affoga in passaggi inesatti e in movimenti scoordinati. Papagni la insegue con perseveranza sapendo di poterne comunque trarre vantaggio: inverte gli esterni mettendo Zito (a sinistra) di fronte a un molle Del Grosso e Toledo (a sinistra) in grado - con un po' voglia - di superare in velocità Danotti. 
C'è, però, sempre un granello di sabbia che si infila nell'ingranaggio, un difetto che rende vano il pensiero o inutile la giusta esecuzione. Il Taranto si muove a strappi sapendo, tra l'altro, che la partita ha già cambiato il suo corso. Ha spazi per entrare ma non la vena per farlo. Si rifugia sui calci da fermo, confidando nella tecnica ancora in vita. Larosa, girando un tiro sbilenco di Caccavale sfiora il gol (17', da corner di Monticciolo, Ginestra devia in angolo). E' una valida premessa per il pareggio. Su rigore, ancora: Cammarata cade su una spinta di Zamperini (20', cross da sinistra di Zito) e l'arbitro usa la stessa generosità per concedere proprio a Cammarata l'opportunità di realizzare. Ventuno minuti per tornare al punto di partenza e rimettere in equilibrio i patimenti di Taranto e Ternana. La squadra dell'ex Raggi cerca lo scambio rapido oltre il centrocampo e soffre quando deve difendersi, il gruppo di Papagni non si sbilancia preoccupandosi, intanto, di ritrovare la sua versione migliore. Una punizione di Bonfiglio, un colpo di testa di Deflorio e un avvitamento debole di Scandurra sono pretesti per sporcare gli appunti, un colpo di testa di Morello (44', corner di Bonfiglio) respinto con prontezza da Barasso serve a chiudere una frazione carica di interrogativi. E aprirne un'altra che sembra uguale, con il Taranto che non si sforza troppo. Di diverso c'è che non si scopre più e non cambia mai forma: tutte le mosse di Papagni sono funzionali ma il 4-4-2 rimane impianto fisso. Entrano Panini (per Zito), Mattioli (per Larosa) e Cejas (per Deflorio). Segna Prosperi: colpendo di testa (27') su una punizione di Monticciolo. Avanti di un gol e con la formula della compattezza ritrovata (anche in dieci: Monticciolo è frettolosamente espulso), il Taranto non molla più. Si prende tre punti, sapendo che torneranno utili. di Fulvio Paglialunga05 marzo 2007

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

BARASSO - E’ pronto su tutti i palloni, con tempismo e istinto. Disinnesca quelli potenzialmente insidiosi. Rischia anche la propria incolumità (è sembrato sul punto di uscire nell’intervallo), ma non permette che la Ternana si illuda di potergli segnare ancora. Cede solo al rigore: 6.5
LAROSA - Soffre soprattutto qualche discesa di Danotti: dalla sua zona partono i cross più pericolosi. L’utilità è più tattica che tecnica: Papagni lo schiera per avere centimetri dietro. Per una manciata di minuti gioca anche a centrocampo, ma giusto il tempo per far capire che non è giornata: 5.5
COLOMBINI - Chiude bene le diagonali, mostrando comunque la propria intelligenza tattica. La sofferenza è tecnica, perché a volte finisce per impacciarsi con il pallone. Si sacrifica, cerca di mantenere la posizione per non concedere spazio a Fanasca: 5.5
PROSPERI - L’inizio è sofferente: sale troppo per tenere Bonfiglio e, nel rientro, si trova in difficoltà per fermare Scandurra. Poi prende le misure e cresce, tornando tempista negli anticipi e pronto negli interventi. Il gol vale mezzo voto in più: 6
CACCAVALE - Gioca da tappabuchi: ha il compito di chiudere da ultimo uomo. E lo fa bene, fermando tutti i giocatori della Ternana che sfuggono alla difesa, bloccando ogni potenziale pericolo. Interpreta la partita nel modo giusto: 6.5
DE LIGUORI - Soffre e si vede: ha un piede dolente sul quale, tra l’altro, rimedia una botta ad inizio partita. Combatte, ci mette il cuore. Non basta per reputare la prestazione sufficiente. Lo sa anche lui, infatti per un paio di giorni sarà fuori a curarsi: 5.5
ZITO - Dei due esterni è il più vivo: cerca l’affondo e qualche buona idea. Ottiene con ostinazione la possibilità del cross che genera il rigore del pareggio. Nella sua zona si spreme: Papagni lo toglie quando sta perdendo lucidità: 6
MONTICCIOLO - L’espulsione è troppo severa per un fallo non eccessivamente violento, ma finisce per condizionare il giudizio. E lo toglie, tra l’altro, da una partita dalla quale non è uscito mai: cercando di rendere giocabili anche i palloni più complessi, provando a guidare la reazione: 5.5
CAMMARATA - Scaltro nel procurarsi il rigore, freddo nel realizzarlo. Ma la sua presenza è troppo leggera: perde molti contrasti, non sempre si fa vedere nel modo giusto. A suo vantaggio va, però, l’apparenza: sembra un pericolo incombente, costringe l’avversario a preoccuparsi anche quando è senza palla. Deve, però, fare qualcosa in più: 5.5
TOLEDO - Meno svogliato rispetto a domenica scorsa, ma comunque non incisivo. Avrebbe la possibilità di fare la differenza, essendo superiore tanto a Del Grosso quanto a Danotti. La spreca, però si presta alla fase difensiva: 5.5
DEFLORIO - Costretto a fare il solito lavoro extra: sale tantissimo per far arrivare palloni giocabili in attacco. Fatica, però: un po’ perché deve correre
troppo, un po’ perché senza palla non si muove nessuno. Finisce per ingrigirsi e girare a vuoto: 5.5
Panini - Entra con la grinta giusta, offrendo un buon apporto in fase di ripiego: 6
Mattioli - Dà vivacità in poco tempo. Serve: 6
Cejas - Venti minuti di densità: 6
PAPAGNI - Questa squadra gli appartiene: ne incarna lo spirito, nonostante le difficoltà tattiche. Nel momento difficile, infatti, il gruppo mostra compattezza e vince. Per il resto c’è da lavorare: non lo disconosce: 6
L’arbitro - Non male la gestione morale della partita, ma i due rigori sono generosi, l’espulsione di Monticciolo esagerata: 5
La squadra avversaria - Primo tempo di sforzi, secondo tempo di stenti. Soffre la situazione anomala, ma ha ancora qualche qualità da giocarsi: 5.505 marzo 2007

Blitz del Taranto a Terni
Dopo quattro mesi, i rossoblù ritrovano la vittoria esterna. Doppio rigore nel primo tempo (prima Bonfiglio e poi Cammarata). Nella ripresa gol-partita di Prosperi

E’ sempre verde l’Umbria per il Taranto. Anche quando da una prova arida non sembra possibile estrarre granché. E invece spuntano tre punti che fanno bene alla squadra e benissimo alla classifica. Nel blitz di Terni, a quattro mesi dall’exploit di Perugia, c’è insomma il segno di un destino che ora potrebbe girare. Non c’è la prestazione rassicurante. Non c’è un gioco che conforta. Non c’è una manovra che consola. Non ci sono neanche i colpi che annichiliscono. C’è, però, il risultato pieno. C’è una vittoria ottenuta, ribaltando lo svantaggio iniziale (non era ancora accaduto: né in casa e né in trasferta). Ci sono la fatica muta e il sudore acido di una squadra che sta cercando di uscire da uno stato di difficoltà. Perché il Taranto che espugna il «Liberati» resta una squadra in difficoltà. Lontana dalla sua massima efficienza e dalla sua più efficace espressione. Una squadra alle prese con un periodo di ordinaria normalità. E dunque poco brillante, scarsamente reattiva, con ricorrenti momenti d’involuzione. Una squadra che, in attesa di tornare in sé, ritrovando il passo giusto e la condizione migliore, a Terni si limita a rincorrere il risultato. Non si preoccupa della forma. Non si cura delle modalità. Non ne fa una questione di stile o di metodo. Aspetta che la sostanza si materializzi, avendo la capacità di non scomporsi quando va sotto e di non snaturarsi quando torna su. E sull’1-1, frutto di due rigori generosamente concessi dall’arbitro Russo di Nola, non si lascia travolgere dall’urgenza di vincere. Esita, rifiata, controlla, amministra, elabora, rallenta: prima di far scattare l’imboscata. Il gol che decide il confronto lo realizza Prosperi di testa al 27’ della ripresa, la frazione che il Taranto attraversa con maggiore spavalderia. I rigori, invece, appartengono al primo tempo. Porzione di partita in cui la Ternana esercita una percettibile supremazia di gioco (quasi costante) e di occasioni (non tantissime). La squadra di Raggi, alla fine, perde senza soccombere, così come il Taranto vince senza imporsi. Il calcio dà spesso di questi esiti, andando oltre l’evidenza di una partita di equilibri precari e di valori inespressi. Papagni conferma il modulo (4-4-2), smontando la catena di destra. Rimandato Panini (tornerà utile nella ripresa), bocciato Catania. Promossi Larosa (laterale basso) e Zito (esterno di centrocampo). Il tecnico di Bisceglie torna così ad investire sulle qualità delle ali. Il disegno tattico prevede infatti la ricerca assidua dell’uno contro uno. Il problema è determinare queste situazioni di gioco, costringendo gli avversari a concederle. Non è facile, specie quando ci sono letture ritardate e mancati sviluppi. La Ternana è 4-2-3-1. Due mediani a proteggere una malferma linea difensiva e tre incursori a sorreggere il gioco dell’unica punta di ruolo (Scandurra). L’avvio è rossoverde. Barasso intercetta il primo tiro di Bonfiglio, che è regolarmente attivato alle spalle dei due mediani rossoblù in uno spazio di nessuno. E proprio Bonfiglio, operando tra le linee, trova il tempo per servire in area Scandurra, il quale salta Prosperi e va giù. Rigore? Sì, rigore. Dal dischetto Bonfiglio non perdona (6’). Il Taranto dovrebbe reagire. Lo fa a placide ondate. Papagni inverte gli esteni (Toledo a destra, Zito a sinistra). Larosa corregge il tiro da fuori di Caccavale, chiamando Ginestra alla deviazione in corner. Il Taranto non sembra in grado di poter impensierire la retroguardia umbra. Ci prova, però. E al 21’ si procura il rigore con Cammarata, scattato in area sull’invito di Zito. Zamperini lo spintona. Dal dischetto Cammarata insacca di giustezza. La Ternana vive il pareggio con frustrazione. E cerca con Scandurra (girata da dentro l’area) e Morello (spizzata di testa) di riportarsi in vantaggio. La ripresa è movimentata dai cambi. Quelli che affettua Papagni hanno una convenienza e trovano un’applicazione. Soccorrono uomini in debito di ossigeno, evitando lo sfilacciamento dei reparti. Entrano Panini (per Zito), Mattioli (per Larosa) e Cejas (per Deflorio). Non oscilla l’impianto, ci sono solo spostamenti per vie interne. Le sostituzioni di Raggi sono invece dettate dalla necessità (si fanno male Cardona e Morello). La partita finisce così tra i piedi del Taranto, o meglio sulla testa di Prosperi, che tramuta in gol la punizione-cross dalla trequarti di Monticciolo (27’). E poi, con un uomo in meno (espulso Monticciolo), resiste senza correre rischi. di Lorenzo D’Alò05 marzo 2007

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

BARASSO 6,5 - Incassa il voto più alto, perché c’è su tutti i tiri che bucano la difesa. Prova rassicurante.
LAROSA 5,5 - E’ un esecutore di ordini, non sempre diligente. Ma ci mette cuore, cercando di rendersi utile sia da laterale basso che da esterno di centrocampo. Sino a quando fiato e gambe lo consentono.
COLOMBINI 5,5 - Non è al massimo. Si nota soprattutto dalla poche divagazioni che si concede, preferendo rimanere in zona bassa.
PROSPERI 6 - Comincia male: rigore (ma forse non c’era) e ammonizione. Continua non riuscendo a tenere Scandurra. Finisce trovando il gol della vittoria. Il suo terzo gol stagionale.
CACCAVALE 6 - Prestazione priva di sbavature. Puntuale nelle chiusure, preciso nei disimpegni. E’ un punto fermo della difesa.
DE LIGUORI 5,5 - Calo fisiologico. Non ha più nelle gambe la forza per fare il vuoto. Perde molti palloni, rimonta qualche avversario. Dovrebbe rifiatare.
ZITO 5 - Furia disarmonica. Colpi primordiali, fughe senza costrutto, dribbling che non riescono. Le potenzialità ci sono, ma finiscono spesso fuori controllo.
MONTICCIOLO 6 - Non ha la gamba dei giorni più felici. Ma c’è. Si sente, si vede. Tenta di rendere giocabile ogni pallone, anche il più sporco. Dosa il
cross per il gol di Prosperi. Eccessiva la decisione dell’arbitro che lo espelle per un fallo da dietro.
CAMMARATA 5,5 - Si procura il rigore e lo realizza con freddezza. Il resto è poca roba. Per incidere serve un apporto più sostanzioso.
TOLEDO 5 - Di un’impalpabilità manifesta e di un vaghezza preoccupante. Così non serve. Da lui è lecito pretendere di più.
DEFLORIO 5,5 - Gioca ormai tra le linee, dove è quasi risucchiato dall’incompiutezza della manovra. Non è mai nella condizione di poter risultare incisivo.
PANINI 6 - Entra al posto di Zito. Fa quello che serve, chiudendo a destra la linea difensiva.
MATTIOLI 6 - Scatta a ripetizione, cercando di sfruttare la stanchezza altrui. L’inserimento torna utile.
CEJAS 6 - Gioca minuti fondamentali: per sé e per la squadra. E’ un giocatore da recuperare alla causa.
PAPAGNI 6 - Con le sostituzioni aiuta la squadra. Il risultato pieno gli dà la possibilità di lavorare sulle disfunzioni e di correggere gli errori.05 marzo 2007

«Vittoria di carattere»
Papagni torna a parlare dopo il lungo silenzio stampa deciso dalla società. La soddisfazione del tecnico del Taranto: «Ora ogni partita sarà una battaglia»

La vittoria ottenuta allo stadio "Libero Liberati" ha riportato il sorriso nello spogliatoio tarantino. I tre punti conquistati ai danni della Ternana hanno sensibilmente risollevato il morale del gruppo allenato da Aldo Papagni che, al termine della gara, si presenta in sala stampa visibilmente soddisfatto per quello che si può definire un successo del collettivo. E' il suo ritorno davanti ai taccuini dopo il lungo silenzio stampa proclamato dalla società.
Il tecnico di Bisceglie sottolinea la grande compattezza espressa in campo dai suoi ragazzi. «E' stata una vittoria conquistata con gran carattere - afferma Papagni - . Vorrei infatti sottolineare la solidità psicologica di questo gruppo. Tutti hanno dato il massimo, nessuno ha tirato indietro la gamba. I ragazzi volevano a tutti i costi questa vittoria e l'hanno ottenuta grazie alla voglia e alla determinazione. Certo, c'è stato anche qualche errore, ma le imperfezioni sono state ampiamente sopperite dallo spirito di gruppo, dalla voglia di vincere. Anche quando eravamo in svantaggio, non ci siamo demoralizzati, ma ci siamo proposti in avanti fino a trovare il pari. Nella ripresa siamo stati bravi a gestire la situazione e poi a sferrare il colpo del ko». 
Adesso inizia un nuovo campionato per il Taranto. Da oggi, ogni gara sarà interpretata come se fosse una finale. «Ci stiamo avvicinando alla parte finale della stagione - continua - . Ormai nessuno vuole più concedere nulla e diventa sempre più difficile trovare spazi. Ogni gara è difficile, a prescindere dalla classifica».
L'allenatore del Taranto analizza la gara con lucidità, mettendo in evidenza le difficoltà incontrate nella prima frazione di gioco e gli errori commessi. «Nel primo tempo - ammette - abbiamo sofferto. C'è stato un piccolo errore di interpretazione della gara da parte di Prosperi, che saliva troppo per cercare di recuperare palloni lasciando spazi a Bonfiglio che con la sua velocità poteva colpirci. Nella ripresa abbiamo corretto questo sbaglio e le cose sono andate molto meglio: alla fine abbiamo guadagnato i tre punti proprio con Prosperi». Piccole imperfezioni a parte, per Papagni si tratta di tre punti meritati. «Siamo stati abili - sottolinea - a ribaltare il risultato: abbiamo vinto con merito, senza rubare nulla. Il gioco espresso non è ai livelli di quello fatto vedere nella prima parte della stagione, dove si vedeva un Taranto spumeggiante. Siamo calati, ma la compattezza dei ragazzi e le alternative che mi offrono in campo non possono passare in secondo piano. Abbiamo vinto: anche se molti credevano che saremmo usciti sconfitti da questa partita. Mi fa piacere: abbiamo dimostrato che siamo uan squadra viva».
L'assetto della squadra ha presentato qualche modifica rispetto a sette giorni fa: Larosa è tornato a recitare il ruolo di terzino destro, Zito e Toledo hanno recitato da esterni. Papagni spiega così le mosse: «La Ternana è una squadra molto prestante dal punto di vista fisico: proprio per questo avevo bisogno dei centimetri e del lavoro di Larosa. Poi, quando l'ho visto senza benzina, l'ho sostituito. Ma tutti i miei giocatori hanno fornito un contributo importante per raggiungere questo risultato» Lo sguardo di Papagni si proietta lontano: «Ora dovremo essere bravi nel gestire il finale di stagione, senza dimenticare che diventerà tutto più difficile man mano che ci avvicineremo alla fine. La lotta sarà davvero dura perché ogni squadra darà battaglia per conseguire il proprio obiettivo». di Marco Valori05 marzo 2007

Prosperi tiene a galla il Taranto
Papagni rompe il silenzio stampa: «È la vittoria del gruppo»

Prosperi tiene in piedi la baracca rossoblù. Il suo gol, a Terni, certifica il ritorno dei tre punti in trasferta, confermando tuttavia la latitanza del gioco e delle idee. Tre punti per restare attaccati, con le unghie e con i denti, alla zona playoff, a rimorchio del fattore "C" che eleva l’allenatore Aldo Papagni al rango di tecnici come Ferruccio Valcareggi, storicamente baciati dalla buona stella. Come spiegare, infatti, un 2-1 conquistato con l’uomo in meno (Monticciolo espulso nel secondo tempo) e senza praticamente affacciarsi davanti alla porta della Ternana se non in rade, e rare, occasioni? Altra musica rispetto all’ultima impresa esterna, ottenuta nel girone d’andata a Perugia. Lì il Taranto impose il suo gioco; qui la squadra ionica ha "tirato a campare", mostrando anche una buona dose di cinismo, certo, ma “ballando” in difesa più del lecito e confermando quell’inadeguatezza genetica a rubar palla e gestirla e quel senso di spaesamento quando sono gli avversari ad impostare con rigore, velocità, palla a terra. Tre punti per restituire la parola ad Aldo Papagni. Il tecnico barese rompe il silenzio stampa e loda, ovviamente, la squadra: «E’ una vittoria - spiega negli spogliatoi - frutto dello spirito di sacrificio, dell’umiltà, della compattezza della squadra. Era un partita importante per il risultato, inutile nasconderlo. Siamo soddisfatti anche perché le caratteristiche offensive della Ternana imponevano ai ragazzi quel sacrificio e quell’umiltà, soprattutto nella fase di non possesso della palla, che a mio giudizio restano doti fondamentali in un campionato difficile e strano come quello in corso». Il tecnico promuove tutti: da Larosa a Zito, da Panini a Cejas a Mattioli. Persino l’opaco Toledo «ha lottato, si è sacrificato». E’ il Papagni-pensiero al quale ci si è abituati, infine: un continuo giocare di rimessa con le parole, anche mimetizzandole nell’area di rigore quando la polemica si fa più rovente. «Sì, nel primo tempo abbiamo mostrato qualche difficoltà - ammette alla fine il mister - ma eravamo in svantaggio dopo cinque minuti. Io sottolinerei piuttosto la prova di carattere: abbiamo rimontato e ribaltato il risultato. E’ la prima volta che accade quest’anno, no?». Di Juve Stabia, prossimo impegno casalingo del Taranto e, soprattutto, di tabella di marcia in chiave playoff Papagni non parla. O, meglio, non parla volentieri: «Dobbiamo pensare giorno per giorno ai nostri impegni, è assurdo guardare ora agli obiettivi a lungo termine. Guai a farsi condizionare dall’ambiente». Scatta il contropiede, di fronte alle domande dei cronisti, ma somiglia - paradossalmente - a un "catenaccio". Si scoprono così le ragioni "altre", più profonde, di un silenzio stampa che, forse, non veniva visto poi come un peso. Scatta il contropiede di Papagni. E spiazza, nei pensieri e nelle parole, il direttore generale Galigani il quale, invece, non rinuncia ad allungare lo sguardo: «Il nostro obiettivo? Certo, sono i playoff. Raggiungendo la miglior posizione in classifica...». di Fulvio Colucci05 marzo 2007

Rotto il digiuno fuori casa

Terza vittoria in trasferta per il Taranto; fuori casa i rossoblù avevano iniziato benissimo conquistando un successo a San Benedetto del Tronto con una rete di Cammarata, poi era arriva la sconfitta a Castellammare di Stabia (1-0 per la Juve), quindi tre pareggi, per 1-1 a Lanciano e Gallipoli e per 3-3 a San Marino, quindi il 12 novembre scorso la vittoria per 1-0 a Perugia con la rete di Ambrosi al 69'; a questo punto un “blackout” in trasferta per gli ionici con la sconfitta a Teramo per 2-0, il pari in rimonta ad Ancona (1-1), poi tre k.o di fila per 2-1 ad Avellino, per 1-0 a Ravenna e per 2-0 a Cava dei Tirreni, infine lo 0-0 a Manfredonia.
Con il successo a Terni il bilancio esterno degli ionici sale a 14 punti in 13 gare; otto invece i punti raccolti negli ultimi 4 turni che hanno permesso ai rossoblù di consolidare la quarta posizione in classifica. Nei prossimi 4 turni il Taranto dovrà giocare tre gare in casa (Juve Stabia, San Marino e Perugia) ed una in trasferta, e quest’ultima tra l'altro in casa del “fanalino di coda” Giulianova, quindi risalire fino alla seconda piazza non dovrebbe essere un’impresa impossibile.
40 punti in classifica per il rossoblùo gli stessi che dopo 24 turni aveva raccolto lo scorso anno in C2. 12 mesi fa era in fuga solitaria il Gallipoli (oggi c'è il Ravenna), mentre il Taranto in terza posizione era saldamente in zona playoff con 4 punti di vantaggio sulla sesta in classifica (ora il vantaggio è invece di 3 punti).
Settimo gol stagionale per Fabrizio Cammarata (secondo in trasferta dopo quello contro la Sambenedettese); terzo centro per Fabio Prosperi che ottiene il proprio record stagionale (per lui al massimo due segnature, in serie C2, con il Casteldisangro nel 2002-03 e con l’Olbia nel 2003-04.
Il Taranto si impone a Terni per la quarta volta; questi gli altri successi (22 in totale i confronti con nove vittorie degli umbri): finisce 1-0 il 12 ottobre 1930 nella 3ª giornata del campionato di Prima Divisione finisce grazie all’autorete del terzino ternano Alenti che “svirgola” un rinvio; il 5 ottobre 1947 nel torneo di serie B 3-2 in favore degli arsenalotti (a segno Di Fonte, Moretti per gli umbri, 2-1 del Taranto con Castellano, quindi rossoverdi nuovamente al pari con Cardinali, infine all’81' la rete decisiva di Michelini); infine 1-0 nel torneo cadetto il 18 maggio 1980 con il difensore rossoblù Beatrice che va a segno dopo 60 secondi di gioco.
Questi tutti i confronti in Umbria; Prima Divisione: 27-28 Terni-Taranto 4-1, 29-30 Ternana-Taranto 2-1, 30-31 Ternana-Taranto 0-1. Serie B: 46-47 Ternana-Taranto 2-0, 47-48 Ternana-Arsenaltaranto 2-3, 69-70 Ternana-Taranto 1-1, 70-71 Ternana-Taranto 5-0, 71-72 Ternana-Taranto 2-0, 73-74 Ternana-Taranto 1-0, 75-76 Ternana-Taranto 0-0, 76-77 Ternana-Taranto 1-0, 77-78 Ternana-Taranto 0-0, 78-79 Ternana-Taranto 1-1, 79-80 Ternana-Taranto 0-1, 92-93 Ternana-Taranto 2-2. Serie C o C1: 67-68 Ternana-Taranto 2-1, 81-82 Ternana-Taranto 0-0, 82-83 Ternana-Taranto 0-0, 83-84 Ternana-Taranto 0-0, 85-86 Ternana-Taranto 1-0, 89-90 Ternana-Taranto 0-0, 2006-07 Ternana-Taranto 1-2. di Franco Valdevies05 marzo 2007

L’amarezza dell’ex
Raggi: «La Ternana meglio dei rossoblu». Il tecnico spiega la crisi. Capitan Miceli: più giusto il pareggio

Una sconfitta che amplifica la crisi. Il periodo nero della Ternana non sembra voler terminare. Le Fere restano inchiodate alle quartultima posizione (26 punti) con il Martina che, dopo il pareggio casalingo con la Juve Stabia, ridotto il distacco ad una sola lunghezza. Eppure la prestazione dei rossoverdi non è stata assolutamente negativa. Maurizio Raggi, accomodatosi sulla panchina degli umbri dopo l’esonero di Favarin, ufficialmente, non può rilasciare dichiarazioni. Ma riceve i complimenti della stampa tarantina e si lascia andare ad una confidenza. «Fa piacere ricevere questi attestati di stima - attacca - anche se non è la prima volta che giochiamo meglio dell’avversario e torniamo a casa a mani vuote». Dichiarazioni intrise di amarezza, anche se l’ambiente spera di poter ancora tirarsi fuori dalle sabbie mobili della zona playout. «Sta diventando molto difficile giocare in queste condizioni: lo stadio vuoto, il tifo che manca, la posizione di ostracismo assunta nei confronti della società. Abbiamo le carte in regola per salvarci, anche se questi fattori esterni non fanno altro che rendere più irto il percorso». E se Mario Bonfiglio - autore della rete del momentaneo vantaggio - è sulla stessa lunghezza d’onda dell’allenatore, il capitano, Salvatore Miceli, afferma con convinzione che «il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto. Fino al gol di Prosperi stavamo giocando meglio, avevamo collezionato più occasioni. Sul 2-1 sono emerse le qualità del Taranto, fino a quel momento poco espresse, capace di gestire la palla con il chiaro intento di abbassare i ritmi della gara». L’ex centrocampista di Cosenza e Venezia è stato protagonista di alcuni screzi con Toledo e Cammarata. «Nel primo tempo stavo difendendo la palla con il corpo e, anche se involontariamente, Toledo mi ha colpito al volto. Nell’altro caso, invece, ho cercato di calmare gli animi tra Cammarata - sono stati compagni di squadra a Catanzaro, ndr - e Trinchera». Sull'esito dell’incontro hanno avuto un peso rilevante i due rigori fischiati dal signor Russo nei primi venti minuti. «Quello a nostro favore era netto, Prosperi ha agganciato Scandurra. Mi domando, invece, come mai la Ternana subisca tanti rigori a sfavore. Vorrà dire che dovremo essere più forti anche di queste avversità per raggiungere il traguardo della salvezza». Domenica prossima la Ternana giocherà a Salerno il recupero della ventunesima giornata. E chissà che proprio lontano dal "Liberati" - dove Miceli e compagni hanno conquistato 15 dei 26 punti complessivi - i rossoverdi non riescano ad agguantare la sestultima posizione. di Fabio Di Todaro05 marzo 2007

Taranto, tornano i dubbi
Papagni potrebbe accantonare il 3-4-1-2 pensato e schierare a Terni la squadra con il solito 4-4-2. Mancini parte con il gruppo, ma difficilmente giocherà. Cosenza out

Taranto, si cambia. O almeno si programma per cambiare. In nome dell'elasticità tanto invocata dal tecnico Aldo Papagni, si proverà a dare un nuovo volto allo schieramento rossoblu. Difesa a tre, qualche elemento da far rifiatare, qualcun altro da riproporre dopo tanto patire e soffrire. Queste sembrano, al momento, le intenzioni. Domenica, al Liberati, si vedrà se il tutto diventerà reale.
La Ternana, prossimo avversario degli ionici, si dovrà attendere un complesso rinnovato nello spirito e nella struttura tattica. Il pareggio interno contro il Gallipoli non è andato giù: il presidente Blasi ha manifestato in vario modo il proprio disappunto e anche la squadra non ha potuto esaltarsi per il mezzo passo falso dello Iacovone. La classifica è rimasta immutata (quinto posto), ma ha visto le concorrenti più su, scattare di un paio di punti. A Terni c'è bisogno di un risultato pieno.
Ecco perchè, per non dare la stura a polemiche e critiche individuali, c'è bisogno di inventarsi qualcosa. E i cambiamenti potrebbero essere profondi. Messo da parte il 4-4-2, spazio al 3-4-1-2, schieramento inedito che, però, potrebbe sposarsi bene con gli interpreti in organico. La nuova disposizione è stata provata per tutta la settimana. La sperimentazione ha imperversato per la totalità del test di ieri pomeriggio contro la formazione “Allievi” (6-1 il punteggio finale). La febbre che ha costretto Cosenza a saltare gli ultimi due giorni di allenamento, apre le porte al ritorno in campo di Ivano Pastore. Il vice-capitano si infortunò al ginocchio esattamente cinque mesi fa, nel recupero della sfida contro il lanciano. Domenica potrebbe affiancare Caccavale e Prosperi nell'inedita linea a tre. Alquanto ideale se si pensa che Pastore, centralmente, sarebbe deputato all'avvio della manovra. La difesa a tre ha bisogno di marcatori puri e infatti, nel provino di ieri, i protagonisti non si sono sbloccati dalla posizione di retroguardia. Indispensabile sarà il lavoro degli esterni di centrocampo, abili nel proporsi, ma attenti nel non scoprire le fasce laterali. In questo senso Colombini potrebbe trovarsi a proprio agio. Con il Novara, in carriera, ha agito spesso come quinto centrocampista sulla corsia mancina. Qualche dubbio in più nella parte destra. Ieri è stato provato Panini nel primo tempo (quello con i presunti titolari in campo), mentre nella ripresa ha agito Mortari. Nelle prossime ore, però, potrebbero aumentare le quotazioni di Larosa che spesso è stato impiegato come laterale destro. 
La difesa a tre richiede due mediani di centrocampo molto portati alla fase di copertura, con almeno un elemento pronto ad agire da schermo davanti al “tridente”. Ecco perchè Aldo Papagni, tenendo in considerazione l'enorme dispendio di energia speso da De Liguori in questo campionato, potrebbe puntare su Monticciolo e Cejas, concedendo un turno di riposo al mancino napoletano. Il trequartista, in grado di fumgere da collante tra i reparti di centrocampo e attacco, dovrebbe essere Toledo. Il brasiliano avrebbe, così, libertà di svariare su tutto il fronte, senza particolari compiti difensivi, senza dover ripiegare in modo puramente didattico. Toledo quindi, più di Mancini che ieri ha compiuto qualche giro di campo segno che la tonsillite dà meno fastidio, ma la condizione non può essere obiettivamente al massimo. In avanti, come al solito, tre uomini per due posti. Nelle ultime sette gare, Papagni non ha mai bissato il fronte offensivo per due domeniche di fila. Domenica scorsa contro il Gallipoli Cammarata e Deflorio hanno composto il tandem d'attacco. Nonostante i frequenti cambi di giornata in giornata, loro due partono con un leggero vantaggio. Ieri, però, Ambrosi (a segno con una doppietta) ha ben impressionato, fiero nel giocarsi le sue carte fino in fondo. di Luigi Carrieri03 marzo 2007

Taranto ha in testa il colpaccio
Papagni sceglie gli uomini. Oggi trasferimento a Narni

La squadra si trova da ieri sera a San Benedetto del Tronto, prima tappa d’avvicinamento verso Terni. L’influenza non ha raggiunto alcun rossoblù. L’unico che ne è stato colpito è il direttore generale, Vittorio Galigani (quasi 40 di febbre). L’ultima seduta settimanale, disputata a Taranto, non ha offerto spunti o riferimenti più precisi circa la formazione che scenderà domani in campo al “Liberati” di Terni. Una cosa tuttavia appare quasi certa. Papagni non dovrebbe utilizzare i soliti due esterni di centrocampo. Rispetto alla gara interna con il Gallipoli, uno (Catania) dovrebbe partire dalla panchina e l’altro (Toledo) dovrebbe essere inserito fra le linee. Altro punto fermo è il rientro di Caccavale dai cui piedi partiranno diversi palloni verso l’attacco. Potrebbe ritornare al suo fianco Ivano Pastore. Il terzo difensore sarà Prosperi. Panini e Colombini avranno il doppio compito di dare una forte spinta alla fase offensiva e di abbassarsi allorchè sarà la Ternana ad attaccare. In mezzo Monticciolo e De Liguori svolgeranno il solito lavoro. Il compito di scardinare la difesa rossoverde spetterà soprattutto al duo Cammarata-Deflorio. Se, viceversa, Papagni dovesse affidarsi il 4-3-1-2 o al 4-4-2 anzicchè presentare l’innovativo 3-4-1-2, non inserirebbe Pastore lasciando inalterato il quartetto difensivo orfano di Cosenza (rimasto a casa con Castroni), ma con dentro Caccavale. In più inserirebbe un centrocampista in più fra Larosa o Cejas. L’ipotesi della difesa a tre nelle ultime ore si sarebbe sgonfiata. Mancini sta bene (si è aggregato alla squadra). Dovrebbe partire dalla panchina. Nel corso della partita potrebbe trovare spazio anche Mattioli, distintosi nella partitella infrasettimanale. Classifica alla mano, se Juve Stabia (un punto sotto il Taranto) e Salernitana (due in meno, ma con la gara di Terni da recuperare) dovessero inciampare avendo due impegni difficili rispettivamente a Martina Franca ed in casa con la capolista Ravenna, Deflorio e soci sbancando il “Liberati” domani, forse potrebbero prendere il volo verso la parte altissima della classifica. Stamane rifinitura e partenza per Narni. di Giuseppe Dimito03 marzo 2007

Cammino minato da fattori esterni
Ternana, stadio negato e giocatori fuori rosa

Nessuna squadra, al pari della Ternana, sta disputando un campionato quantomai viziato da fattori esterni. La formazione rossoverde, indicata ad inizio stagione tra le compagini allestite per il salto di categoria, occupa, attualmente, la quintultima posizione in classifica (26 punti). Il "Caso-Liberati" e la posizione dei calciatori fuori rosa: sono le due componenti che hanno minato il cammino degli umbri costretti ben presto a rivedere i loro obiettivi. Sono i numeri a descrivere la negatività del cammino dei rossoverdi. La Ternana è la squadra che ha vinto meno in casa - in 2 circostanze con Foggia e Giulianova - e, con 17 reti siglate, ha il terzo peggior attacco del girone - al pari del Martina, ha fatto peggio soltanto il Giulianova. Dall’inizio del girone di ritorno ha raccolto 7 punti, ma la sessione invernale del calciomercato ha cambiato identità al gruppo di Raggi (protagonista con la casacca del Taranto della promozione in B nella stagione '89-'90). Il sodalizio del presidente Longarini ha ceduto elementi importanti come Russo (Salernitana), Corrent (Verona), Perna (Cavese), Cherubini (Ravenna), rimpiazzandoli con calciatori esperti e più adatti a lottare per l’obiettivo della salvezza (Trinchera, Bussi, Scandurra, Miceli, Morello). Il cambio in panchina - Raggi è subentrato a Favarin dalla decima giornata, dopo aver incassato il rifiuto di Giusto - non ha comportato, invece, grosse modifiche sull'impianto tattico della squadra. Il tecnico romano ha continuato a giocare con un punto di riferimento in attacco (Tozzi Borsoi, domani sarà squalificato insieme a Pacilli) supportato dall’estro di un paio di centrocampisti in grado di sfruttare il gioco di sponda dell’ex centravanti della Torres. 4-4-1-1 o 4-2-3-1: sono le due fisionomie che assume la Ternana sfruttando le caratteristiche degli uomini in campo. Dinanzi al portiere Ginestra, la linea difensiva sarà composta da Del Grosso, Trinchera, Ferrario (ha smaltito un attacco febbrile, se non dovesse farcela lo sostituirebbe Zamperini) e Danotti. I due centrali di rottura saranno Miceli (al rientro dopo una squalifica) e Cardona, sulle corsie esterne agiranno D’Astolfo (è in vantaggio su Ciarcià) a destra e Fanasca sull'out opposto. Toccherà all’estroso Bonfiglio dare appoggio a Scandurra, tesserato a gennaio e pronto a non far rimpiangere Tozzi Borsoi. Dovrebbe partire dalla panchina l’ex Bussi, protagonista con il Taranto della scalata alla C1 nella scorsa stagione. di Fabio Di Todaro03 marzo 2007

Inasprite le pene per i violenti
Gli emendamenti del ddl Amato. Le Commissioni del Senato modificano il decreto anti-violenza in attesa di approvazione. Daspo fino a otto anni

Chi comprerà o venderà un biglietto con nome falso sarà sanzionato, i lavori di adeguamento degli stadi saranno a carico dei club, la durata del Daspo passerà da sette a otto anni, si inaspriranno le sanzioni per le violenze contro le forze dell'ordine. Le due commissioni del Senato, Affari Costituzionali e Giustizia, hanno approvato il decreto Amato sulle «misure urgenti per la prevenzione della violenza nelle competizioni calcistiche» apportandovi modifiche - oltre cento gli emendamenti - approvate poi sia dalla maggioranza, sia dall'opposizione (pur con qualche mugugno che giunge da Alleanza Nazionale). E oggi per il Governo fresco di fiducia, ennesima prova: il ddl passa all'esame del Senato e c'è molta fretta di approvarlo per poi trasferirsi alla Camera. La decisione del Governo dell'8 febbraio, infatti, ha una scadenza, il 9 aprile: bisogna fare presto.
Il giro di vite non è da poco. Viene riaggiornato il Daspo, acronimo con cui si indica il «divieto di accedere alle manifestazioni sportive»: introdotto nel 1989 è stato più volte modificato per fatti di violenza che per almeno due giorni hanno occupato le prime pagine dei giornali. Poi si è sempre ripreso a giocare in tempi brevissimi. Da ieri il Daspo potrà durare da uno a cinque anni e, in caso di aggravanti, da due a otto. Il divieto di assistere a manifestazioni sportive potrà riguardare anche i minorenni. Mano dura anche sulle sanzioni per le violenze contro pubblici ufficiali in servizio di ordine pubblico. L'art. 583 del codice prevederà pene dai 4 anni e sei mesi ai 10 anni e sei mesi per lesioni gravi; da 9 a 18 anni per lesioni gravissime. Per i teppisti il vice-ministro degli Interni, Marco Minniti, ha suggerito di prevedere, per quanto riguarda le misure di interdizione, l'obbligo di prestare la loro opera nei servizi sociali. Questo per i cattivi. I buoni invece potranno sempre tentare di rientrare all'interno delle norme che regoleranno il lavoro degli steward, che dovranno mantenere l'ordine pubblico per conto delle società. Le regole che stabiliranno la formazione e la selezione del personale per conto dei club, sono rimandate a un decreto ministeriale, che sarà poi esaminato dal Parlamento.
Scende da dieci a quattro il numero massimo di biglietti che ogni persona potrà acquistare, verranno sanzionati sia i venditori sia gli acquirenti di biglietti con nome falso: forse il servizio de Le Iene - che ha mostrato la facilità di acquistare un tagliando a nome Karl Marx - ha costituito uno sprono in questo senso. Rimane invariata la possibilità dell'arresto in flagranza differita per 48 ore. Infine un tocco di sinistra: aumentano le pene per gli striscioni contenenti slogan razzistici. Mantovano, di AN, si lamenta: avrebbe voluto reintrodurre il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Per il Governo però, con il rimorchio dell'UDC - grande protagonista in sede di emendamenti - poteva bastare. di Simone Pieranni01 marzo 2007

Il nemico è il termometro
Taranto in ansia: dopo Mancini anche Cosenza ha la febbre. Difficile il recupero del centrocampista, speranze per il difensore. Papagni, per Terni, pensa al 3-4-1-2

Adesso è proprio il caso di imprecare contro la malasorte. Parlare di epidemia-Taranto non è più un'esagerazione: la giornata di ieri ha completato un quadro preoccupante.
Nella scorsa settimana avevano ceduto all'influenza Caccavale, Larosa e Cammarata: martedì la febbre ha colpito Mancini, ieri è toccato a Cosenza. E potrebbe non essere finita qui: Castroni, nel corso della giornata, ha accusato dolori allo stomaco. Secondo lo staff medico rossoblu potrebbero essere le avvisaglie di un attacco influenzale prossimo venturo. La conseguenza è scontata: Papagni dovrà “costruire” la formazione per la trasferta di Terni con un occhio al campo e l'altro al bollettino medico.
Uno “strabismo” antipatico e necessario: il tecnico rossoblu sarà costretto a modificare ulteriormente uno schieramento che aveva già intenzione di cambiare in profondità.
Le condizioni di Mancini, in particolare, sono più preoccupanti del previsto: non è una febbriciattola di poco conto, la tonsillite “a placche” sofferta dal giocatore richiede una forte cura antibiotica. E con il passare delle ore, l'impiego del centrocampista di Ostia sul terreno del “Liberati” sembra sempre più lontano.
Anche Cosenza, a questo punto, potrebbe mancare all'appuntamento con i rosso-verdi di Maurizio Raggi, sebbene non si sia persa la speranza. Nessuna preoccupazione, invece, per Monticciolo, “fermato” per un affaticamento muscolare.
La certezza, a questo punto, è una sola: si affaccia l'idea di un Taranto molto diverso, per certi versi rivoluzionario. L'allenatore di Bisceglie, nelle ultime ore, sta valutando l'idea di passare a un più coperto 3-4-1-2: tre difensori puri davanti a Barasso (Cosenza o Pastore, Caccavale e Prosperi), due esterni di centrocampo di “copertura” (Panini a destra, Colombini sulla fascia mancina), due centrali frangiflutti (tre candidati per due maglie, Monticciolo, De Liguori e Cejas), l'innovazione del trequartista (più Toledo che Catania) dietro due punte (che dovrebbero corrispondere ai profili di Cammarata e Deflorio).
In un simile contesto, l'acciaccato Mancini sarebbe destinato alla panchina: un suo recupero “miracoloso” potrebbe indurre Papagni a riprendere in considerazione altre soluzioni tattiche, anche se il 4-4-2 schierato domenica scorsa contro il Gallipoli ha deluso fortemente.
Scarsa mobilità degli esterni, pochissima ispirazione, manovra asfittica e poco proficua per le punte: è ciò che è avvenuto contro salentini, è il rischio che il Taranto non vuole più correre. Il viaggio in Umbria chiede punti e un nuovo salto di qualità nel gioco. di Leo Spalluto01 marzo 2007

Quante trasformazioni in mezzo
Il centrocampo del Taranto è cambiato sedici volte in ventitre partite

Molto passa dal centrocampo. E qui si addensano, infatti, i maggiori dubbi e le più frequenti variazioni. Dal reparto al quale è chiesta l’inventiva, la costruzione della manovra, il trasporto di palloni in zona gol immediatamente dopo l’interdizione. Qui Papagni si dibatte, tra infortuni e esigenze. E cambia, talvolta per scelta, talvolta per necessità: sedici forme di centrocampo diverse in ventitre partite. Variazioni di uomini o di disegno: il Taranto in mezzo non riesce a stare fermo. Ha giocato con quattro uomini, con tre, con cinque, con un trequartista, con due o senza. Ogni modo adattato all’avversario, ogni idea modellata sulle notizie dell’infermeria e del giudice sportivo. Una sola linea ha avuto un numero sufficiente di repliche. E’ capitato quando Papagni ha schierato Catania a destra, Toledo a sinistra e Cejas e De Liguori come centrale. Situazione verificatasi sei volte, contro Ravenna (all’andata), Juve Stabia, Perugia, Martina, Salernitana e Lanciano (al ritorno). Un esempio di quanto manchi, in questa stagione Mancini che, per diverse ragioni, è stato costretto a saltare diverse partite, a volte cominciando dalla panchina. Ma è anche l’esempio di come, se gli esterni funzionano, il Taranto trova forza: Cejas e De Liguori non hanno grande qualità tra i piedi, ma possono - se in giornata - lasciare libertà all’estro. Così, infatti, il Taranto ha vinto cinque partite su sei. Due volte, invece, i rossoblu hanno giocato con una linea a cinque (da destra: Catania, Mancini, Cejas, De Liguori, Toledo), pur variando la punta (una volta Pasca, un’altra Cammarata) e ottenendo risultati alterni (vittoria esterna a San Benedetto, sconfitta in casa contro la Cavese). E due volte Papagni ha anche giocato con Toledo trequartista e Mancini, Danucci e De Liguori in mezzo, vincendo contro la Ternana e pareggiando a San Marino. Le altre linee sono tutte inedite, senza repliche. Anche se spunta un dato: il Taranto è maggiormente prolifico quando gioca con il trequartista. Ha segnato un gol a Gallipoli con una ottima prestazione (Mancini tra le linee), due alla Ternana (Toledo dietro le punte), tre a San Marino (Toledo, ancora). Adesso, ovviamente, le soluzioni saranno ancora diverse: perché, intanto, c’è Monticciolo da gennaio ed è un giocatore che dà alla mediana qualcosa in più in termini di lucidità e che difficilmente perderà il posto. E perché, se la tonsillite lo restituisce com’era prima della maxisqualifica, di Mancini non si potrà fare a meno. Idee che si aggiungono: anche per Terni è pronto un centrocampo nuovo. Sperando che porti al gol, elemento indispensabile per vincere. di Fulvio Paglialunga01 marzo 2007

Lo zingaro che dribbla gli ultras
Il derby Steaua-Rapid è un evento sui quali si accendono i riflettori delle associazioni antirazziste

Nicolita, Banel. 23 anni. Ala della Steaua Bucarest. Detto "Jardel" come il celebre goleador brasiliano che finì la sua carriera depresso all'Ancona. Nicolita è uno dei pochi (se non l'unico) Rom a giocare nella massima serie di uno dei campionati europei, in Romania. Motivi di depressione ne avrebbe più d'uno, anche lui. Leggo dal sito dei "Pirati di Ghencea", tra i peggiori ultrà della Steaua, alcuni buoni motivi per far parte del gruppo: «ripulire il paese dagli zozzi zingari», «divertirsi». Eccetera.
Secondo la temibile geopolitica calcistica rumena i tifosi della Steaua odiano gli zingari (e i neri, gli ebrei, gli ungheresi) ma odiano soprattutto i tifosi del Rapid Bucarest (che non sono mammolette). Quelli del Rapid sono "zingari" perché per tradizione la squadra ha il sostegno delle comunità rom e sinti del paese. Il derby Steaua-Rapid perciò è uno di quegli eventi sui quali periodicamente si accendono i riflettori delle associazioni antirazziste europee, e lo spettacolo è sempre pochissimo edificante. E' capitato di sentire persino lo speaker dello stadio presentare l'allenatore del Rapid con l'appellativo di «miserabile zingaro», e suonare subito dopo una canzone infame intitolata «Zingari e Ufo». Il coro più gentile degli ultrà della Steaua contro quelli del Rapid è «zingari, vi pisciamo addosso». Di recente, sempre lo stesso allenatore del Rapid che si era presentato in tribuna ad assistere all'incontro Steaua-National è stato cacciato a furor di stadio. Cose così. 
E dunque: che ci fa l'unico giocatore rom professionista di serie A nel club che ha la tifoseria più anti-Rom d'Europa? Mistero. Gigi Becali, padre-padrone della Steaua, ha voluto fortemente due anni fa Nicolita, strappandolo al Politecnica Timisoara per la bella cifra di 90.000 euro. Da allora il giocatore è, nei momenti peggiori, "il cocco del presidente". E' capitato una volta che quelli del Rapid, addirittura, gli dessero dello "zingaro". Ma nulla più. A dire il vero lo stesso Becali, di cui si mormorano legami inconfessabili con l'estrema destra razzista dei suoi ultrà, ha voluto come presidente del club Marius Lacatus (mitico bidone per i tifosi della Fiorentina tanti anni fa) che è pure considerato un po' "zingaro". E Lacatus a sua volta ha patrocinato fortemente la nomina di Banel Nicolita ad ambasciatore anzirazzista dell'Uefa e del Consiglio rumeno contro le discriminazioni. E' successo quasi un anno fa e, insomma, può darsi che ci sia del macchiavellismo in tutta la vicenda, legato anche alla necessità di presentare una faccia buona della Romania all'Europa. Ma tant'è.
Banel Nicolita - che a parte tutto è un buon giocatore - è nato nel villaggio di Faurei, sud-est della Romania. La madre da sola ha tirato su sei figli lavorando saltuariamente come donna delle pulizie. Nicolita ha riassunto così: «Mi piaceva giocare a pallone, ma un sacco di volte ho giocato senza scarpe e pancia vuota». E' una storia da favela europea, la sua. A 14 anni ha avuto in dono dall'allenatore del Unirea Faurei il primo paio di scarpe da calcio (e adesso lo ha passato in eredità al fratello più piccolo). A 15 ha guadagnato il suo primo stipendio (15 euro), talmente astronomico che una volta ha rischiato grosso perché tornando a casa dopo una partita era stato sorpreso a rubare delle mele da un fruttivendolo. A 16 ha giocato in serie C col Dacia Brailia, per due stagioni. A 19 ha esordito in serie A col Timisoara. 
All'inizio dello scorso anno Nicolita ha legato il suo nome all'exploit della Steaua in Coppa Uefa, eliminata soltanto in semifinale dal Middlesborugh. Agli ottavi la Steaua aveva eliminato addirittura gli arcinemici del Rapid, nel solito derby ad altissimo rischio, con due pareggi e un unico gol di Nicolita segnato però "fuori casa". Quel giorno Banel aveva invitato a sue spese venti "zingarelli" del suo paese allo stadio (ci torna spesso a Faurei, con la sua Audi A6, e porta regali a tutti). Nella partita successiva, 3-0 contro il Real Betis, una doppietta segnata agli spagnoli lo aveva fatto diventare un mezzo eroe. Evviva.
Ma siccome il calcio è pur sempre lo sport crudele e meraviglioso che è, la nuova stagione non è stata affatto fortunata. In novembre, nell'eliminatoria di Champions League contro il Real Madrid, la giovane ed esuberante ala ha segnato uno degli autogol più pazzeschi di tutta la storia del calcio: un retropassaggio a porta vuota senza accorgersi che il suo portiere era ancora a terra sul palo opposto alla direzione del pallone. C'è una bella foto che racconta questa storia: Beckham e Raul che consolano l'inconsolabile Nicolita con gli occhi gonfi di lacrime. I giornali spagnoli, il giorno dopo, hanno ribattezzato la sua sciagurata prodezza "tontogol". di Alberto Piccinini01 marzo 2007

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