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Il Taranto fa quadrato
In ritiro tra i mugugni. Isolati a Casole Bruzio e in un clima piuttosto dimesso, i rossoblu hanno ripreso gli allenamenti. L'altitudine, per ora, non è un problema. Per la società presente solo Evangelisti

E' cominciato l'esilio calabrese. C'è bel tempo a Casole Bruzio, località a seicento metri d'altura in provincia di Cosenza. I rossoblu dopo una mattinata di totale relax e forse di delusione repressa, hanno saggiato il campo a poche centinaia di metri dall'Hotel Virginia che ospita staff tecnico e i ventitrè calciatori rossoblu. Ripresa lenta, senza esagerare. Il “rospo” va trangugiato con pazienza. L'umore non può avere picchi in alto. I giocatori rossoblu, non è una verità illuminata, non hanno preso di buon grado questo trasferimento che, particolare da non tralasciare, risulta a tempo indeterminato. Non si capisce se un'eventuale vittoria nella prossima gara di campionato contro il San Marino possa essere l'ideale spartiacque per un pronto ritorno alla normalità. Questo è un aspetto che va scevrato. Se l'idea nella mente del presidente Blasi è quella di mandare tutti in ritiro per cementare il gruppo, è anche vero che la pressione psicologica volgerà a nord. Contro il San Marino occorrerà vincere. Se domenica sera, dopo l'1-1 contro la Juve Stabia, quella vittoria si rendeva necessaria, ora i tre punti diventano vitali. Un surplus di tensione naturale che i rossoblu dovranno portarsi addosso.
Certamente lo spogliatoio farà quadrato. In un periodo di stagione, per certi versi contraddittorio, c'è una verità inconfutabile. Tecnico e giocatori sembrano remare dalla stessa parte. Non ci sono divergenze di alcuna natura; bisogna solo ritrovare quell'armonia tecnica e quelle geometrie in grado di restituire lucidità e convinzione ad un gruppo carente in auto-stima. Questi cinque giorni calabresi dovranno servire a questo. Anche perchè l'isolamento non dovrebbe avere particolari sussulti. Ieri, a Casole Bruzio, c'era il responsabile dell'area tecnica Luca Evangelisti che, cosa abbastanza nota, è sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda di Papagni. Il direttore generale Vittorio Galigani non raggiungere la sede cosentina impegnato nell'organizzazione della gara interna contro il San Marino. Compatibilmente con i suoi impegni di lavoro e quelli personali, bisognerà capire se il presidente Blasi opererà il blitz. Sarebbe un atto doveroso, nonchè la prova di una vicinanza che è latitata, sotto molti aspetti, negli ultimi tempi. Un segnale preciso prima del confronto, in altre sedi, del 19 marzo. In quella data dovrà essere firmata, d'intesa con il Comune la convenzione d'uso per la gestione dello Iacovone. Un nero su bianco non così scontato. La società presenterà il suo “elenco della spesa” e tenterà un'intesa ragionevole con il Comune. Un sistema di sottrazione tenendo conto degli impegni economici profusi nei mesi passati (energia elettrica e inteventi migliorativi di vario genere). In Calabria la squadra lavorerà sino a sabato prima di ritornare a Taranto. In questi giorni si spera che il clima si mantenga sugli stessi valori di ieri. Fa caldo a Casole Bruzio, limitando così le influenze fastidiose dei seicento metri di altitudine. Ma la presumibile escursione è un elemento da non sottovalutare. Un altro piccolo punto interrogativo in un periodo della stagione rossoblu che ha bisogno di poche zone grigie e di risposte adeguate. di Luigi Carrieri14 marzo 2007

Nicoletti, nostagia rossoblu
E' il tecnico del San Marino, ha allenato Taranto per un anno e mezzo: «Ricordi incancellabili»

Di acqua, sotto i ponti, ne è passata davvero tanta. Sedici anni fa: Walter Nicoletti lasciava la panchina del Taranto a Giampiero Vitali (che poi riuscì a salvare i rossoblu dalla C). Un esonero senza traumi, nello stile del personaggio: e un pranzo all'Assassino per salutare cronisti ed amici più stretti.
Ma nella stagione precedente, la squadra assemblata dal tecnico di Sant'Arcangelo di Romagna aveva fatto sognare: nono posto, 37 punti (il riultato migliore da Iacovone in poi) e momenti che avevano fatto sembrare lecite anche le ambizioni più ardite. Era il Taranto di Zannoni e Turrini, di Evagelisti e Clementi, il “sosia” di Baggio. Era un Taranto che pensava in grande, guidato con entusiasmo da Donato Carelli.
Sedici anni dopo: Walter Nicoletti torna a Taranto. Sull'altra panchina, però: allena da qualche settimana il San Marino, a due passi da casa. L'obiettivo da centrare è la salvezza... e ci sarà da soffrire. Al telefono la cortesia è quella di sempre, accompagnata dall'inconfondibile accento romagnolo. Taranto evoca ricordi dolcissimi e aneddoti da raccontare. L'intervista può cominciare.
Nicoletti, che effetto fa tornare a Taranto dopo tanti anni?
«Bellissimo. Ci torno volentieri, Taranto rappresenta l'anno più bello della mia carriera. Ero così giovane, avevo 38 anni ed ero già in serie B in una piazza importante. Venivo considerato tra i tecnici emergenti, conquistammo un nono posto davvero prestigioso. Avevo grandi aspettative per il mio futuro, molte non si sono realizzate. Ma non sarebbe giusto lamentarsi...».
Come nacque il suo arrivo a Taranto?
«L'anno prima, in C, allenavo il Giarre. Pareggiammo in casa contro i rossoblu 2-2, al ritorno, allo Iacovone, il Taranto vinse meritatamente 1-0: ma la mia squadra giocò bene entrambe le gare e arrivarono i primi contatti con la dirigenza. A fine stagione firmai per i rossoblu: sono legatissimo a quell'annata, è stata il vero inizio della mia carriera. Non posso dimenticare l'entusiasmo della gente, lo splendido rapporto instaurato con la città e con i tifosi. In quel Taranto c'era anche Evangelisti, l'attuale ds ionico: un vero trascinatore».
L'anno dopo andò male. Esonerato a metà stagione.
«Carelli era dispiaciutissimo per quella decisione: per certi versi fu l'inizio del declino di quella società, che poi venne radiata dopo un anno. E pensare che in estate, pur di rimanere in Puglia, rinunciai ad andare all'Inter... Ma Carelli aveva progetti importanti e contava a occhi chiusi sulle mie capacità. Il campionato, però, iniziò in modo negativo: già alla quinta giornata avevano deciso di mandarmi via, mi salvò la squadra. Anche i tifosi erano con me: esposero uno striscione di solidarietà, inneggiavano al mio nome. Momenti indimenticabili. Ma ormai, la situazione non era più gestibile».
D'impatto: scelga un ricordo del suo periodo tarantino.
«Senza dubbio il 2-1 che infliggemmo allo Iacovone alla Juventus di Maifredi. Il pubblico era impazzito di gioia, Taranto viveva di calcio e noi riuscivamo a toglierci più di una soddisfazione. Credo che sia stato l'ultimo anno in cui i tifosi rossoblu si sono divertiti davvero. Anche perchè avevamo giocatori importanti: Zannoni, ad esempio. Aveva un compito delicato, doveva fare i conti con il ricordo ancora fresco di Maiellaro, l'idolo dell'epoca. Fu bravissimo: riuscì a segnare 10 reti e a condurci ad una facile salvezza».
Parliamo del presente: domenica guiderà il San Marino allo Iacovone. Siete a caccia di punti-salvezza.
«Mi creda: avrei preferito che il Taranto avesse vinto domenica. Adesso gli uomini di Papagni saranno ancora più determinati nella ricerca della vittoria. Il San Marino? Ho una squadra costruita per il girone Nord che è stata inserita all'ultimo momento nel raggruppamento meridionale. Le differenze si vedono... E' un ambiente dove si può lavorare senza pressioni, in serenità. Ma ti manca l'apporto del pubblico: all'andata, sugli spalti, c'erano più tarantini che sammarinesi. Nell'ultimo periodo, inoltre, siamo stati sfortunati: ci hanno annullato un paio di reti valide, meriteremmo almeno 3-4 punti in più».
Cosa pensa del Taranto?
«E' un'ottima compagine, con obiettivi opposti ai nostri. Puntano ai playoff e hanno tutti i mezzi per raggiungerli: quando hai davanti attaccanti come Deflorio, Ambrosi e Cammarata puoi creare pericoli in qualsiasi momento. Adesso sono un po' appannati, sono andati persino in ritiro: ma dovremo stare attenti comunque, anche perchè lo Iacovone fa sempre un certo effetto».
Crede nella salvezza?
«Ci impegneremo al massimo per evitarla. Purtroppo la dirigenza ha sbagliato valutazione nel mercato invernale: in quel periodo abbiamo colto due successi di seguito contro Ancona e Lanciano che hanno illuso tutti. E non sono arrivati i rinforzi che servivano: per restare in C1 dovremo fare i salti mortali».
L'ultima domanda: si emozionerà entrando sul terreno di gioco?
«Sicuramente: sono felice di ritornare a Taranto. Guardando gli spalti rivivrò le sensazioni di tanti giorni felici...». di Leo Spalluto14 marzo 2007

Il bisogno urgente di un nuovo patto

Zoom sull’episodio che ha sconvolto il risultato e le analisi. Una squadra (la Juve Stabia) che, nonostante lo svantaggio, all’ultimo assalto mantiene la lucidità per eseguire uno schema è una squadra tranquilla, che ha serenità alle spalle e buon umore. Invece una squadra (il Taranto) che nell’ultima azione, con la vittoria in tasca, si dimentica di coprire lo spazio, di seguire gli uomini e commette un’ingenuità tale è una squadra che ha paura. Che trema, che non se la passa bene. Il Taranto non è tranquillo da un po’. E occorre essere sinceri per capire qual è il suo male oscuro. Per comprenderne l’umore e arrivare alle cause di un momento difficile. Senza prestarsi a tutto quello che trapela, senza esporsi a notizie che nessuno (per logica convenienza) aiuterebbe a confermare, senza lanciarsi senza paracadute su una distesa di smentite di comodo. Eppure il problema esiste e non è di facilissima risoluzione. E il rimedio - parere nostro - non può essere il ritiro e non può essere il cambio tecnico, che un’analisi pigra porterebbe a chiedere. Farlo vuol dire non sapere dove si annida il malessere, guardare il Taranto con troppa (o da troppa) distanza per capire quello che non va. Oppure seguire il vento delle emozioni, piuttosto che cimentarsi nelle difficoltà con ragionevolezza. Cambiare, adesso, sarebbe probabilmente più dannoso che utile: ci sono poche giornate e poco tempo per altre idee e altre facce. E a nove giornate dalla fine ogni rivoluzione sarebbe posticcia, eccessivamente rischiosa. Si finirebbe per scambiare il calcio con il poker, senza che siano la stessa cosa. Azzardare tanto, perciò, non è consigliato. Cambiare adesso significherebbe, poi, fare quello che la squadra non vorrebbe. Rompere un rapporto di unione e di solidarietà interna che consente al Taranto, nonostante le tempeste umorali di troppi guastatori, di restare in piedi e camminare. Magari con passo malfermo, ma camminare. Il problema è capire che, in questo momento, ogni parola e ogni scelta possono avere conseguenze positive o devastanti. E avere l’intelligenza di selezionare le parole e le scelte che aiutano. Si sta parlando di altro, ad esempio, se si pensa che si possano separare senza traumi squadra e Papagni e se si pensa che i mali si annidino tutti nell’area tecnica. E’ vero, invece, tra squadra-area tecnica, società e ambiente si avverte uno scollamento molto vicino alla rottura. E’ una storia di parole date e di parole non dette. Di una squadra che si sente abbandonata, privata dell’entusiasmo. Che se va bene non rimedia parole e se non va bene rimedia parolacce. Di un gruppo che vorrebbe tornare ad avere un contatto con la città che tifa, con la piazza. Invece vede la distanza allargarsi ogni giorno, a rischio che diventi incolmabile. Il Taranto non parla da troppo tempo: la gente vorrebbe sentire e capire, probabilmente i giocatori vorrebbero spiegare e chiedere sostegno. Invece la gente è costretta ad assistere ad un silenzio stampa che non aiuta e ad ascoltare voci semiautorizzate e autoreferenziali, a volte semplici seminatori di malessere. E’ tastare il polso alla squadra che aiuta: non ci sono più sorrisi, nemmeno quando si vince. Ogni giorno è ostacolato dalla tristezza, da musi lunghi, tensioni gratuite, indipendenti dal risultato. Qualcosa ha cominciato a girare male e sembra servire il padre di famiglia più che il padrepadrone. Serve rinnovare quel rapporto di complicità che l’anno scorso è stato fondamentale. E rimettere la squadra al centro, senza allontanarla dai problemi. Il ritiro rischia di far sentire i giocatori ancora più soli di come siano. Difficile sperare in un loro gradimento della scelta: perché porta via da quel po’ di affetto rimasto e perché è dura digerire una punizione quando, pur senza brillare, la squadra è in zona playoff e imbattuta da cinque giornate. Non è, questo, un pretesto per non parlare di fatti tecnici: il Taranto resta comunque una squadra in difficoltà, con almeno una parte dell’ingranaggio che sistematicamente si inceppa, con qualche difetto di concentrazione in fase d’attacco o, è accaduto domenica, di fronte all’episodio. Ma ha anche dato qualche piccolo (timido) segnale di inversione di tendenza, nella compattezza e nella interpretazione della partita fino al gol. Buttarla tutta su un modulo o su una minore produzione offensiva non inquadrerebbe il problema. Serrare le fila, invece, sarebbe più utile. Farebbe sentire alla squadra nuovamente una società vicina, che faccia ciò che altre volte ha brillantemente fatto. Perché all’interno del Taranto c’è chi sa che il calcio sono impegni (mantenuti, non mantenuti o rimandati che siano), ma anche attenzioni. Che non si può vivere da separati in casa. Anzi: requisito essenziale, secondo un’antica e sempre valida tesi, perché una stagione riesca bene, è che squadra, area tecnica, società e tifosi marcino nella stessa direzione, si uniscano, si stringano soprattutto quando il momento è duro. Senza cattiverie, invidie, gelosie, protagonismi. Adesso, invece, sembra che ciascuno stia andando nella propria direzione, rigorosamente diversa da quella dell’altro. A queste condizioni tutto è complesso e i problemi nascono con troppa semplicità. Lo abbiamo detto prima: il calcio non è il poker. Solo in un cosa si somiglia: anche qui, se non hai mai la carta buona o non giochi con intelligenza, prima o poi il bluff si scopre. E perdi. di Fulvio Paglialunga13 marzo 2007

Quella paura di non farcela
Limiti e malumori: che succede?

Del Taranto si riesce sempre a discutere: quando vince, quando perde, quando pareggia. È ormai irresistibile la tentazione di discutere il Taranto. Forse è civiltà, forse è leggerezza. Forse è semplicemente un eccesso che ha preso la mano a tutti. Perché tutti hanno una verità da imporre, un retroscena da svelare, una teoria da esporre. Le difficoltà della squadra ci sono. Si notano perché sono evidenti. Ciò che sembra sproporzionata è la reazione a queste difficoltà. Forse perché a orientarla è ora la paura. La paura di non farcela, di ritrovarsi fuori dai playoff, di mancare l’obiettivo. La paura di avere sbagliato qualcosa. La paura che si scorge, per esempio, dietro la decisione della società di spedire la squadra in ritiro dopo l’1-1 con la Juve Stabia. Una decisione forte che tradisce, però, un momento di diffusa debolezza, facendo affiorare l’impaccio di una società alle prese con una situazione che non aveva previsto, e l’imbarazzo di una squadra convinta di non meritare un periodo di clausura, per giunta a tempo indeterminato. Il ritiro è, dunque, la risposta della società agli stenti della squadra. Ma gli stenti della squadra da che cosa dipendono? È a questa domanda che bisognerebbe rispondere, interrogandosi con serietà su tutto: sui limiti, sulle stranezze, sui comportamenti e sulle scelte. Perché se il cuore del problema è squisitamente tecnico, allora la soluzione esiste ed è ancora possibile individuarla. Ma se sotto la cenere di risultati monchi e di prove incompiute, cova il fuoco dei rapporti logori, delle incomprensioni latenti, delle riserve mentali, allora il problema potrebbe non prevedere una soluzione nell’immediato. E il ritiro servirebbe a poco. Anzi, rischierebbe di rivelarsi controproducente. Poniamo che il problema sia solo tecnico. È recuperabile il Taranto ai suoi livelli? Pensiamo di sì. Ma va rimesso nella condizione ideale per tornare ad esprimere le sue potenzialità. Deve, cioè, ritrovare brillantezza fisica, umore giusto, stabilità tattica e armonia di gioco. Niente può rimanere fuori dal lavoro di restauro atletico e psicologico che attende Papagni e il suo staff, Blasi e i suoi più stretti collabora tori. Bisogna crederci, avere fiducia, trasmettere ottimismo. Riconoscere i limiti per cominciare a rispettarli. Denunciare le incongruenze per cercare di rimuoverle. Il Taranto, in questo momento, ha un estremo bisogno di chiarezza. Non solo tecnica. Deve sapere di poter sempre contare sull’affetto dei suoi tifosi e sulla disponibilità dei suoi dirigenti. Deve sapere che un centravanti fisico, di categoria, in grado tramutare in gol anche i palloni «sporchi» non ce l’ha, e che un centrocampista capace di sintetizzare la manovra, assicurando uno sviluppo logico ad ogni azione, non l’ha mai avuto. Ma deve ricordarsi di possedere altre virtù. Scintille creative e lampi di genio, orgoglio e personalità che gli hanno consentito di essere dov’è: quinto in classifica. E che potrebbero ancora bastare, se tornasse ad esibirle con convinzione e con continuità. Dipende dal Taranto (nella sua interezza) immaginare un ponte, e dunque la possibilità di attraversarlo, dove gli altri ormai vedono solo ostacoli e detriti. di Lorenzo D'Alò13 marzo 2007

Taranto a Casole Bruzio
Da ieri i rossoblu in ritiro in Calabria per decisione di Blasi: al presidente il pareggio interno contro la Juve Stabia non è piaciuto. Giovedì o venerdì confronto in albergo

«No, pareggiare in casa proprio non si può»: non sappiamo se Blasi lo ha detto, ma sicuramente lo ha pensato. E ha deciso di mandare la squadra in ritiro. L'idea è di domenica, esecutiva da ieri: appuntamento nel pomeriggio, partenza immediata. Tra volti certamente non felici, con ancora addosso la tristezza per il dispetto della Juve Stabia. Quel gol nei minuti di recupero ha cambiato molto: ha spostato il giudizio sul risultato e non ha consentito di appuntare timidi passi avanti. E ha scatenato reazioni in verità inaspettate così a caldo. 
La tesi, persino scontata, è che non si tratti di una decisione punitiva. Ma in realtà di punizione si tratta: dettata dal malumore del presidente esploso silenziosamente dopo il gol dello stabiese Antonio Esposito. Blasi, infatti, ha cominciato ad agitarsi già domenica sera, con frenetici colloqui: «Dobbiamo fare qualcosa», ha ripetuto ossessivamente. Ascoltando e, come tradizione, decidendo da solo. Senza sentire ragioni: ritiro. Senza dire dove si va. Solo un comunicato breve eppure con alcuni passaggi significativi. Il primo è quando si parla di ritiro "a tempo indeterminato": quasi un avvertimento, un silenzioso monito. Il Taranto potrebbe pure restarci, se non riesce ad accontentare il presidente. Il secondo passaggio dice che il ritiro si terrà «presso una idonea struttura in Calabria». Perché la volontà era non dire nemmeno il luogo, quasi nascondendo la squadra, tenendola lontana pure dalle attenzioni. Ovviamente la località non è segreta: il Taranto è arrivato nel pomeriggio di ieri all'Hotel Virginia di Casole Bruzio, a nove chilometri da Cosenza. Lo stesso posto (di proprietà dell'ex patron del Cosenza, Pagliuso), dotato di campo da gioco, in cui il Taranto alloggiò l'anno scorso prima della partita di campionato contro il Rende (meglio non dirlo: finì con una sconfitta). 
Lì si svolgeranno gli allenamenti e si cercherà la formula per tornare alla vittoria. Perché il turno di domenica si presenta quasi decisivo: mentre il Taranto affronterà il San Marino, infatti, Foggia e Perugia si scontreranno in Puglia e il derby Juve Stabia-Salernitana infiammerà la Campania. C'è, volendo tradurre, la concreta possibilità di aggiustare sensibilmente la classifica. E allora serve soprattutto ritrovare la tranquillità che manca, magari tenendo lontane le interferenze. E' probabile, tra l'altro, che lo stesso Blasi, tra giovedì e venerdì, si catapulti in ritiro per cercare di rasserenare la squadra e, magari, smussare alcuni angoli. 
Basterà la Calabria per restituire il Taranto vincente? A questo punto per molti diventa una speranza, più che un ragionamento. Che serve a far ripartire un gruppo provato, che aiuti nella volata finale. Mancano nove giornate e i rossoblu sono nella zona playoff, ne devono giocare cinque in casa e quattro fuori. Serve l'ultima volata, che già domenica può dare buoni segnali. Ma se la squadra è arrivata in ritiro qualcosa non sta funzionando. Cosa? di Fulvio Paglialunga13 marzo 2007

Taranto, la società ordina il ritiro
Da ieri la squadra in Calabria "a tempo indeterminato"

Tutti in ritiro. Da ieri sera squadra e staff tecnico hanno raggiunto la Calabria (la località non è stata ufficializzata) per restarvi fino a tempo indeterminato. È questa la clamorosa decisione assunta dal presidente Blasi all’indomani del pareggio casalingo contro la Juve Stabia. La lista comprende tutti i 23 giocatori in forza al Taranto. La rosa effettuerà lontano dallo "Iacovone" l’intera preparazione settimanale in vista del secondo consecutivo incontro casalingo in programma domenica prossima contro il San Marino, formazione sistemata in piena zona playout (è terz'ultima con il Martina Franca). I romagnoli, pertanto, verranno allo "Iacovone" fortemente determinati quanto meno a non perdere. Deflorio e soci torneranno in Puglia sabato mattina, subito dopo la rifinitura, ma raggiungeranno Castellaneta Marina, sede dei ritiri prepartita delle gare interne. Ufficialmente la motivazione è da ricercarsi nella volontà della società, in particolare del presidente Blasi, di non disperdere quanto di buono fatto finora dalla squadra e, parallelemente, di trovare la giusta concentrazione per disputare le ultime nove partite che saranno decisive per l’ingresso nella importantissima griglia dei playoff. I giocatori non hanno ovviamente accolto con entusiasmo la decisione societaria, ma hanno fatto buon viso a cattivo gioco compiendo questo ulteriore sacrificio per il bene comune. Indubbiamente il momento è delicato. In palio ci sono ancora 27 punti. Dalle retrovie sta scalando i gradini della classifica il Perugia, che nelle nove partite di ritorno ha incasellato ben 15 punti, portandosi ad una sola lunghezza dal quinto posto detenuto dal Taranto. Ma non è da trascurare neppure la Juve Stabia la quale ha incamerato nell’identico arco di partite 14 punti. Bisogna, dunque, restare calmi e non farsi prendere dal nervosismo perché altrimenti il rischio di vanificare quanto sinora prodotto diventa altissimo. Contro il San Marino Papagni riavrà a disposizione il centrocampista Monticciolo, che ha scontato la giornata di squalfica. Da verificare le condizioni di De Liguori, che da qualche tempo convive con un problema alla caviglia. di Giuseppe Dimito13 marzo 2007

Il Taranto si fa male
I rossoblu si fanno raggiungere nei minuti di recupero dalla Juve Stabia e perdono una buona occasione. Di Deflorio il gol del vantaggio. Blasi decide: da domani squadra in ritiro

La paura non aiuta a vincere. Infatti il Taranto pareggia: fermato dai propri tremolii, dal timore di non farcela, da un evidente peso psicologico che merita un supplemento d'analisi. La beffa è autoprodotta: da una cattiva gestione del possesso nella parte finale, da un eccessivo arretramento, da una incredibile ingenuità difensiva. Così nulla basta. Nemmeno una partita controllata, un'interpretazione sufficiente, il gol segnato al momento giusto: l'indispensabile, cioè, per far sopravvivere le ambizioni, quando il ritmo manca e non tutti i singoli rispondono. Prima di sbucare fuori dalle sofferenze (sembrava il momento) il Taranto concede alla Juve Stabia, nei minuti di recupero, l'opportunità di pareggiare. Sfruttata, con sapienza: tutti i rossoblu si schiacciano prima della punizione di Silvestri (a destra dell'area), proteggono la porta, seguono i saltatori. E si dimenticano di Antonio Esposito, semplicemente posizionato al limite dell'area. Ricevere e realizzare (per l'esterno della Juve Stabia) è persino troppo facile, dolersi e accusarsi (per il Taranto) è il minimo. Perché il conto finale dice che i rossoblu non si vogliono bene. E tutto quello che c'è prima dice che qualcosa di scomodo forse è alle spalle, ma alcune difficoltà rimangono. Influendo, insieme con il risultato, sul giudizio complessivo. 
Innegabile: il Taranto funziona come un disco graffiato. Non benissimo e in modo balbettante: con alcune zone d'ombra sul campo e banalità che interrompono la manovra. La compattezza non è sufficiente, come non lo è inclinare la partita: il gruppo di Papagni non lascia mai finire l'iniziativa in mano alla Juve Stabia, tiene il pallone e cerca di dargli un percorso sensato. Tutto interrotto, però, da continue banalizzazioni, da azioni sprecate per imprecisioni dei singoli, da intuizioni bruciate. Qui si arenano le idee, muore la speranza di mettersi rapidamente al sicuro, di mordere e amministrare nel modo più logico. Invece il gol arriva tardi (segna Deflorio) e la gestione diventa prima troppo timorosa, poi controproducente. E la tristezza nei volti rende il risultato (comunque utile per tenersi un posto nei playoff) assai simile a una sconfitta, il silenzio di Blasi assai significativo. Non annuncia sconvolgimenti (non è sensato e non sarebbe gradito all'interno), ma a qualcosa porta: il Taranto, da domani, sarà in ritiro. Decisione presa a tarda sera, ancora da perfezionare: metodo individuato per curare il male oscuro che non riesce a liberare la squadra dai propri pesi.
Prima della decisione c'è una partita che il Taranto non sporca. Che gestisce, sfruttando un'inedita interpretazione del 4-4-2: con Panini a destra del centrocampo e Mattioli a sinistra è, in realtà, un 3-4-3 in fase di distensione (Colombini sale). E', forse, l'unico modo per tenere bassa la Juve Stabia, per ridurne la presenza in zona alta: i tre uomini che il Taranto mette davanti creano parità numerica con i difensori avversari, costringono gli esterni stabiesi a rimanere schiacciati e indebolisce il centrocampo. In mezzo Mancini e De Liguori attaccano lo spazio a turno, cercando buchi in una squadra che, con il Taranto nella propria trequarti mette dieci uomini sotto la linea della palla. La vitalità di Panini avvicina al gol: su un lancio di Colombini l'esterno supera Silvestri e tira (solo) sul corpo del portiere avversario. La leggerezza di Mattioli allontana dal gol: palloni persi, corsa disarmonica, imprecisioni sparse. La Juve Stabia non tira, il Taranto tira male (42', De Liguori spreca da posizione favorevole). E le correzioni della ripresa non riabilitano Mattioli (gioca dietro le punte prima di lasciare il campo a Toledo), conservando comunque il tema della partita. Che Antonio Esposito prova a cambiare a sorpresa (tiro da grande distanza, deviato da Barasso) e Deflorio, invece, legittima con la propria testa. Minuto 22: angolo di Toledo e testata vincente in corsa del Cobra. Papagni vira verso il 4-4-2 puro (Pastore per Mancini), preparando la squadra per ripiegare con cinque uomini (Colombini è il quarto a sinistra di centrocampo). Le distanze rimangono esatte, l'atteggiamento cambia: il Taranto arretra, Barasso si oppone a una punizione di Silvestri. Il risultato sembra salvo, ma l'errore collettivo pregiudica il finale, l'umore, il giudizio. E lascia il Taranto solo con le sue difficoltà. A riflettere, forse lontano da casa. di Fulvio Paglialunga12 marzo 2007

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

BARASSO - Para tutto il parabile, con attenzione e atletismo: alcuni interventi sono da grande portiere. Sulle uscite è sempre sicuro e riesce sistematicamente a rasserenare i compagni. Sul gol non può nulla: 6.5
COSENZA - Quando c’è da intervenire non si tira indietro, a volte anche con la solita precipitazione. Ma non ha molto lavoro da svolgere, perché la Juve Stabia non attacca e i due a cui è demandata la manovra offensiva sono già controllati da Prosperi e Caccavale: 6
COLOMBINI - Gioca praticamente a centrocampo e se ne giova: spinge molto, pur cercando di non pestare i piedi a uno spaesato Mattioli. A volte si accentra, comunque mantiene alto il proprio tasso di pericolosità: 6.5
PROSPERI - Sbaglia poco, si mantiene nei suoi standard: ferma i palloni rischiosi, è presente sui palloni alti. Controlla Castaldo, cercando di anticiparlo. Ci riesce. Quando finisce a sinistra ha qualche esitazione: 6
CACCAVALE - Da ultimo uomo è spesso risoluto nell’evitare che qualche pallone sfuggito diventi un rischio. E’ sempre dove deve essere, a costo di rischiare qualcosa. Spesso esce palla al piede con eleganza: 6.5
DE LIGUORI - Il rientro di Mancini gli toglie un po’ di compiti e, quindi, compare meno. Qualche recupero, ma molti minuti in ombra. Sta migliorando, ma è ancora al di sotto delle sue abituali prestazioni: 5.5
PANINI - Papagni lo toglie per non rischiare (si fa ammonire nell’intervallo), ma probabilmente non avrebbe mai rinunciato alla vitalità di un giocatore che sembra ritrovato. La collocazione a centrocampo lo rende protagonista. Sbaglia un gol, ma non è compito suo. Il resto lo fa piuttosto bene e con continuità: 6.5
MANCINI - Rientra senza grandi picchi, ma anche senza svarioni. Il suo apporto si nota guardando la squadra: a centrocampo gioca meglio, la manovra è più varia. Finisce la benzina nel secondo tempo: 6
CAMMARATA - Tocca pochi palloni: alcune volte per colpa della squadra che lo serve male, altre volte per colpa sua. Si aiuta con i movimenti, quantomeno utili. Ma c’è bisogno di qualcosa in più: 5
MATTIOLI - Disastroso: ha praterie davanti e molti palloni da giocare. Sbaglia troppo per somigliare al ragazzo dalle ottime prospettive. Impreciso, fumoso. Non entra mai in partita: l’impegno non è sufficiente per salvarlo: 5
DEFLORIO - Anche lui ha pochi palloni da giocare. E, forse, è un peccato, perché sembra avere il colpo pronto e in grado di attivare anche Cammarata. Non brilla, ma il gol vale molto: 6
Toledo - Il voto vale per il calcio d’angolo sul gol di Deflorio: 6
Cejas - L’elogio della professionalità: ogni volta che entra dalla panchina si fa trovare preparato: 6
Pastore - Mancava dal campo da cinque mesi. Qualche intervento nel momento più difficile dei rossoblu. Poco per un giudizio, sufficiente per un affettuoso bentornato: s. v.
PAPAGNI - Questo Taranto è migliore degli ultimi due visti. E anche l’idea iniziale sembra avere un senso. Il problema è nell’interpretazione dei singoli,
nel male oscuro che non rende possibile la vittoria. Non riesce a evitare un eccessivo arretramento: 6
L’arbitro - Non si lascia sfuggire la partita, aiutato da due squadre che non si picchiano. Consente, però, un ostruzionismo eccessivo alla Juve Stabia: 5.5
La squadra avversaria - Capuano dà sempre tutto quando è contro il Taranto. Rinuncia a giocare per portarsi il pareggio a casa. Riesce a farlo: 612 marzo 2007

«Meritavamo di vincere»
Papagni, tecnico del Taranto, si rammarica per il pareggio arrivato nel recupero «Siamo stati ingenui, sull'azione del gol ci siamo lasciati sorprendere dai campani»

Un gol subito all'ultimo minuto, una vittoria preziosa che si trasforma in pareggio quando meno te l'aspetti.
Aldo Papagni non può essere contento: aveva assaporato il gusto del successo, la Juve Stabia ha rovinato la festa al 92'.
Il tecnico rossoblu, in sala stampa, sorride ma l'amarezza si legge ugualmente sul volto. Il gol di Antonio Esposito poteva essere evitato: «Ci siamo lasciati ingannare dalla punizione di Silvestri - ammette l'allenatore ionico - :siamo stati ingenui. In quel momento ci siamo preoccupati solo di coprire un suo possibile tiro: la rete è una nostra responsabilità. Peccato: avremmo meritato la vittoria. Avevamo interpretato la partita nel modo giusto: abbiamo lottato su tutti i palloni, la Juve Stabia nel primo tempo non ha mai superato la propria metà campo. Li abbiamo messi spesso in difficoltà, grazie al sapiente lavoro sviluppato sulle fasce».
Il tecnico di Bisceglie “ricostruisce” mentalmente le fasi del match: «Sin dall'inizio è stato difficilissimo far uscire gli avversari dalla propria area: nel primo tempo addirittura non attaccavano, lasciavano soli i due attaccanti in avanti. Avremmo già meritato il gol del vantaggio nella prima frazione: poi siamo stati bravi anche nella ripresa. L'1-0 di Deflorio è stato bellissimo e da quel momento non abbiamo sofferto più di tanto».
Ma poi è arrivato il pareggio... «La verità - prosegue Papagni - è che abbiamo gestito male i minuti di recupero. Ci siamo lasciati condizionare dalla paura: in un paio di occasioni siamo andati avanti quattro contro uno e non siamo riusciti a concretizzare l'azione. Subito dopo c'è stata la punizione da cui è scaturito l'1-1: probabilmente non c'era, si poteva anche non fischiare... Non ci resta che ricominciare a lavorare e a sacrificarci a partire da martedì».
Nel frattempo il campionato diventa sempre più emozionante: le inseguitrici (vedi Perugia) si avvicinano, le prime accelerano. «Nel girone di ritorno è più difficile fare punti. Si sa, tutte le squadre giocano con maggiore attenzione e cercano di coprirsi. Ma credo che tutti possano darci atto della qualità del nostro gioco: nella fase ascendente dell'annata, probabilmente, abbiamo espresso il calcio migliore del torneo. Poi, un momento di flessione ci può anche stare: ma la partita disputata contro gli stabiesi mi dice che siamo sulla strada giusta».
Vincere sarebbe stato prezioso. «Certo, i tre punti ci servivano - ammette Papagni - : avremmo potuto mantenere le distanze invariate rispetto alle inseguitrici o cercare di allontanarle».
Giudizi sui singoli: era il giorno dell'esordio dal primo minuto di Mattioli, apparso un po' “spaesato”. Il nocchiero tarantino giustifica le incertezze del piccolo attaccante: «Era la prima volta che scendeva in campo dall'inizio assieme ai nuovi compagni» spiega. Al tecnico, invece, è piaciuta molto la prova di Panini, schierato al posto di Toledo sulla fascia destra. «Ha disputato un'ottima gara, avrebbe anche potuto segnare dopo una bella percussione sulla fascia ma il portiere è stato bravo a respingere. Poi, nell'intervallo, ha avuto una “discussione” con Rinaldi e sono stati ammoniti entrambi: proprio per questo ho preferito sostituirlo nella ripresa, volevo evitare che venisse espulso». E Mancini? «E' andato benissimo. Non giocava una partita intera dal 23 dicembre, è stato bravo a calarsi subito nel match».
Adesso toccherà alla squadra assorbire il colpo di un pareggio deludente. «I giocatori non si aspettavano questo 1-1: bastava guardare le facce negli spogliatoi per capire la loro rabbia. Ma prendere un gol così fa parte del calcio: non dobbiamo demoralizzarci. L'importante è credere sempre nella propria forza: il miglior rimedio è sempre l'ottimismo. Preoccuparsi troppo non serve: non aiuta a risolvere i problemi». di Leo Spalluto12 marzo 2007

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

BARASSO 6,5 - C’è sul tiro improvviso di Gennaro Esposito. Blocca la conclusione di Baclet. Intercetta la punizione di Silvestri. Nulla può sul gol.
COSENZA 5,5 - Svirgola qualche pallone e va in apprensione. Ha perso smalto ed esplosività.
COLOMBINI 6,5 - Gioca costantemente a sostegno della manovra, assolvendo con diligenza il compito tattico che Papagni gli assegna.
PROSPERI 6 - Cerca la praticità in ogni soluzione, rimanendo bloccato in zona.
CACCAVALE 6 - Sbaglia in una sola circostanza, quando si lascia scavalcare dal pallone, armando Baclet.
DE LIGUORI 5,5 - Non è in grado di garantire la spinta propulsiva di un tempo. Sembra appannato. Ma è lodevole l’impegno che ci mette.
PANINI 6 - Corse nello spazio e cross dal fondo: non dispiace la disponibilità che offre nel primo tempo.
MANCINI 6 - È l’interno di corsa e di idee che è mancato a lungo al centrocampo del Taranto. Ma deve riambientarsi.
CAMMARATA 5- La manovra della squadra non l’aiuta. Ma se non riesce a controllare e proteggere un pallone, sarà anche colpa sua.
MATTIOLI 5 - Ripaga la fiducia di Papagni con una prova complessivamente inconsistente. Rimandato.
DEFLORIO 6,5 - Segna un gol bello: per tempismo e sensibilità. Mette insieme una prestazione decorosa. È l’unico attaccante ancora in grado di pungere.
TOLEDO 5,5 - Non sembra ispiratissimo. Torna, però, utile sul corner che propizia il gol di Deflorio.
CEJAS 6 - Entra per restituire densità al centrocampo del Taranto.
PASTORE sv - Rivede la luce della prima squadra dopo cinque mesi. È comunque una buona notizia.
PAPAGNI 5,5 - Non è sbagliata la preparazione della partita. È un po’ contorto il suo sviluppo. Il momento difficile merita un’approfondita riflessione.12 marzo 2007

Le statistiche di Franco Valdevies

Secondo pareggio casalingo di fila per il Taranto (il precedente, sempre per 1-1, contro il Gallipoli il 25 febbraio scorso). Dopo sette vittorie consecutive allo Iacovone la striscia di successi si è interrotta e i rossoblù, che speravano proprio con le gare interne di risalire ancora di più in classifica, si ritrovano ora al 5° posto, ancora in zona playoff ma con una sola lunghezza di vantaggio sul Perugia sesto in graduatoria.
Taranto alla quinta gara utile consecutiva; dopo il k.o. a Cava dei Tirreni i rossoblù hanno vinto in casa contro il Lanciano (per 2-1), pareggiato a Manfredonia (0-0) e poi in casa contro il Gallipoli (1-1), infine la vittoria a Terni (2-1) e questo pari casalingo contro la Juve Stabia (il pareggio contro
gli stabiesi è il terzo stagionale allo Iacovone dopo lo 0-0 contro il Manfredonia e il già citato 1-1 contro il Gallipoli).
Le formazioni campane continuano ad essere “indigeste” per la formazione allenata da mister Papagni; in questa stagione in sei confronti i rossoblù hanno raccolto solo una vittoria, in casa per 2-0 contro la Salernitana, quindi il pari odierno contro la Juve Stabia, ed infine perso 4 partite, una casalinga contro la Cavese e tre esterne a Castellammare di Stabia, ad Avellino e a Cava dei Tirreni.
Andrea Deflorio ha firmato la sesta rete stagionale; in questo campionato il capitano rossoblù ha sempre segnato allo “Iacovone” e la marcatura contro la Juve Stabia è stata la prima realizzata nel 2° tempo, mentre le precedenti erano sempre arrivate nella prima frazione di gioco; cinque finora le sue reti decisive che hanno fruttato tre successi e due pareggi. In totale per Deflorio 23 reti in 52 partite di campionato disputate con il Taranto.
Secondo pareggio tra Taranto e Juve Stabia. Il precedente, sempre per 1-1, risaliva al 23 dicembre 2000 nel campionato di C2 e finiva anche in questa occasione con i campani che pareggiavano nei minuti di recupero segnando al 92' con Del Gaudio, mentre la rete tarantina, all’80', portava la firma di Riganò. Otto in totale i confronti con cinque vittorie dei rossoblù ed una degli ospiti.12 marzo 2007

Pareggio beffa, Papagni deluso
Il tecnico: «Per la squadra è un momento difficile»

Il successo assaporato per più di mezz'ora e sfumato per merito del preciso tiro di Antonio Esposito, nel terzo minuto di recupero, non priva Aldo Papagni della consueta onestà intellettuale. «E' un periodo difficile - attacca il trainer rossoblù, autorizzato a parlare con la stampa soltanto nel dopogara - e questo risultato rappresenta un duro colpo da metabolizzare. Scoramento e delusione: erano i sentimenti che pervadevano il nostro spogliatoio pochi istanti dopo il termine del confronto. Ma dobbiamo rialzarci al più presto. Ho già parlato con i ragazzi degli errori commessi». L'analisi del momento è cruda e razionale. Non si cercano giustificazioni poco credibili. Non sembra esserci una medicina in grado di debellare il malessere che ha colpito il Taranto. L’involuzione del gioco, al momento, appare inarrestabile. Papagni ha cercato soluzioni alternative, concedendo un turno di riposo a Toledo e lanciando dall’inizio Mattioli. L’esito non è stato quello sperato.
«Italo non ha brillato, ma dobbiamo considerare che era all’esordio da titolare con i nuovi compagni». Si parla dei singoli. Il giudizio diviene positivo quando si analizza la prestazione di Panini, schierato sull'out destro del centrocampo. «E' stato tra i migliori - prosegue il tecnico di Bisceglie -, in grado di fornire un contributo importante nella fase offensiva e di aiutare Cosenza nelle rare circostanze in cui Silvestri ha cercato la profondità. Nel primo tempo si è procurato una buona occasione per segnare, poi l’ho sostituito perché, nell’intervallo, era stato ammonito con Rinaldi e lo vedevo abbastanza nervoso». Il giudizio sulla gara è pesantemente influenzato dalla marcatura subita al 93'. Fino a quel momento, pur non brillando, il Taranto si era portato in vantaggio ed era riuscito a difendere il gol di Deflorio con intelligenza ed acume tattico. «Avremmo potuto segnare anche nel primo tempo se avessimo sfruttato meglio i cross dal fondo e alcune ripartenze veloci. Abbiamo gestito la gara costantemente nonostante la Juve Stabia rendesse esigui gli spazi in cui sviluppare la manovra. Per questo motivo temo le conseguenze psicologiche di questo risultato, anche se conosco la forza e il carattere di questo gruppo». Poi il tonfo. Cammarata è poco attento nel difendere il pallone rinviato dalla difesa, le "vespe" lo riconquistano e sviluppano uno degli ultimi attacchi sull'out destro. Colombini interviene fallosamente, Silvestri sistema la sfera sul punto di battuta. «Conoscendo l’abilità nel tiro del calciatore - spiega Papagni - ci aspettavamo una conclusione. Ci siamo schiacciati in area piccola, facendoci condizionare anche dalla concitazione di quegli istanti. La Juve Stabia ha applicato uno schema che anche noi spesso proviamo in allenamento». I risultati delle dirette concorrenti rendono più irta la strada che conduce ai playoff. «Non ci saremmo sentiti sicuri nemmeno con una vittoria - è il pensiero finale dell’allenatore -. Per conquistare un posto tra le prime cinque della classe dovremo lottare per le restanti nove giornate. Non esistono gare scontate. Centreremo questo obiettivo mantenendo l’umiltà e la predisposizione al sacrificio nel lavoro quotidiano». di Fabio Di Todaro12 marzo 2007

Iacovone, rientra l’emergenza
Garantita la manutenzione del manto erboso: si gioca

Taranto-Juve Stabia si giocherà regolarmente questo pomeriggio (ore 14,30). I tifosi tarantini possono, dunque, raggiungere lo stadio e tifare correttamente per i colori rossoblù. Ma quanta sofferenza dietro questa triste vicenda. Ancora una volta è stato decisivo l’intervento del Prefetto Alecci cui il Taranto si era immediatamente rivolto dopo il fax-chock giunto venerdì in sede. Ma anche il presidente della Provincia, Gianni Florido ha recitato il suo ruolo di mediatore. Il subcommissario del Comune, dottoressa Iaculli, sempre con un fax, ha comunicato alla Green Service, che cura la manutenzione del manto erboso dello Iacovone, di riprendere alacremente i lavori di sistemazione del terreno di gioco (tracciatura compresa). La proroga sarà fino a metà aprile. Sull'argomento è intervenuto “Tifo è Amicizia”, uno dei club storici tarantini, facendo rilevare, fra l’altro, che «non è possibile continuare a comportarsi così, in una situazione che invece meriterebbe legalità, anche buon senso, e soprattutto rispetto per chi in questa città comunque vive e continuerà a vivere». Dopo aver chiarito che il Comune ha diritto a ricevere l’affitto dalla Taranto Sport, ma anche che il canone deve essere giusto e proporzionato allo stato dello "Iacovone", la nota di "Tifo è Amicizia" così conclude: «Abbiamo bisogno di serietà. Chi può, ponga fine a questa tristissima storia». Ricordiamo che è previsto per lunedì 19 marzo l’incontro, a Palazzo di Città, fra la dottoressa Iaculli ed il presidente Blasi per la firma della convenzione per l’uso dello stadio. Nel protocollo d’intesa del 26 novembre scorso si stabilì che il canone era di 40mila euro all’anno, con tutte le spese (luce, gas e manutenzione del terreno di gioco) a carico del Comune eccezion fatta per la pulizia dell’impianto che spetta al Taranto. Ricordiamo inoltre che è previsto il sistema del prefiltraggio nelle due Curve (giungeranno circa 300 tifosi ospiti) e in gradinata. Due le raccomandazioni: non rispondere alle eventuali provocazioni e non occupare le zone chiuse al pubblico. di Giuseppe Dimito11 marzo 2007

Le statistiche di Franco Valdevies

Sette i precedenti di campionato tra Taranto e Juve Stabia; nel bilancio si contano cinque successi per i rossoblù, un pareggio e una vittoria per i campani. Gli ionici hanno vinto nelle prime 5 occasioni, poi a seguire il pari e la vittoria degli stabiesi.
Oltre 77 anni fa il primo confronto, il 29 ottobre 1929 nel campionato di Prima Divisione, nel quale si impone il Taranto per 4-3; i rossoblù dopo 20 minuti si portano sul 3-0 con la doppietta di Cornara e la rete di De Lorenzo, poi i campani arrivano al pareggio sfruttando due errori del portiere Giannese che al 25' si lascia sfuggire un tiro di Costa e poi al 60' subisce da oltre 30 metri un gol su punizione calciata da Panosetti, infine al 65' Amendola
realizza il 3-3. Incitati dal pubblico, i rossoblù pervengono al successo all’80' con la rete di Montaldo. Questa la formazione ionica: Giannese, Valente, Moleri, Gallinotti, Mazzoleni, Friuli II, Sculto, Cornara, De Lorenzo, Montaldo, Carenza; questo l’undici stabiese: De Prisca, Villani, De Angelis, Sacco, De
Nicola, Coppola, Costa, D’Amora, Panosetti, Amendola, Candela.
Il 6 marzo 1932, sempre nel torneo di Prima Divisione, i rossoblù vincono per 2-1: segnano al 4' Scagliarini, al 17' Esposito per gli ospiti, quindi al 52' Carenza.
Il 5 febbraio 1933 ancora in Prima Divisione il Taranto coglie il successo più netto imponendosi per 4-0 con la doppietta di Monti su rigore e le reti di Parisi e Scagliarini.
Dopo una pausa di 18 anni le due compagini tornano ad affrontarsi il 22 aprile 1951 in serie C; finisce 4-2 per gli “arsenalotti” con le doppiette di Ferrari e Luzzi e le reti di Grosso e Palma. Il Taranto, guidato in questa stagione da Bruno Arcari che svolge i compiti di giocatore-allenatore, scende in campo così: Gheduzzi, Lo Cicero, Canavesi, De Vitis, Bernardel, Paravano, Castellano V., Luzzi, Arcari, Ferrari, Cremonesi.
L'ultima vittoria tarantina il 4 gennaio 1953 nel campionato di serie C: finisce 3-1 con le reti di Canavesi, Tortul, Bretti e Casuzzi su rigore per i campani. Questi gli “arsenalotti” in campo, agli ordini del mister Raffaele Costantino: Rossetti, Civolani, Canavesi, Fabrello, Bernardel, Ferrari, Bretti,
Castellano, Silvestri, Tortul, Lulich.
Passano 47 anni per rivedere a Taranto la Juve Stabia; si gioca sabato 23 dicembre 2000 per la 16ª giornata del campionato di C2; finisce 1-1 con i campani che pareggiano al 92' con Del Gaudio, mentre la rete tarantina, all’80', porta la firma di Riganò. Questo lo schieramento dei rossoblù guidati da Sergio Buso: Gori, Colletto, Siroti, Wilson (dal 64' Veronese), Vitali, Terrevoli (dall’83' Pizzolla), Sesia (dal 90' Giugliano), Monza, Puglisi, Riganò, Bertuccelli.
L'unica vittoria degli stabiesi risale al 12 settembre 2002; è la 1ª giornata del campionato di serie C2 ed il Taranto in piena crisi economica e tecnica è costretto a completare la formazione iniziale con dei giovani della Berretti. I campani passano agevolmente allo “Iacovone ” imponendosi per 4-0 (doppietta di Ambrosi e reti di Delle Vedove e Rufini).11 marzo 2007

Ultimi dubbi a centrocampo
Tre le posizioni possibili: Mattioli, Cejas o due difensori?

Accade, spesso, dopo ogni giovedì. Che Papagni rimescoli completamente le carte, che annienti le certezze della partitella. Mettendo la soluzione provata alla pari di altre, continuando a sperimentare, a valutare idee, uomini e schieramenti. Lo ha fatto ieri, anche, nell'allenamento svolto nella fanghiglia del campo “B” (effetto dell'ultima polemica).
Esistono, allo stato attuale, tre formazioni possibili, con quella provata giovedì, ovviamente, leggermente favorita. Quella, cioè, con Mattioli esterno di sinistra di centrocampo e Toledo a destra, con Mancini e De Liguori in mezzo. Ma è proprio la linea mediana il centro dei dubbi del tecnico rossoblu. In mezzo, infatti, Papagni si gioca molto della sfida con Capuano: per questo non esclude nessuna soluzione. 
Il Taranto, ad esempio, potrebbe anche essere un po' più cauto con Cejas centrale con Mancini, De Liguori largo a sinistra (nel suo ruolo d'origine) e Mattioli pronto ad entrare a partita in corso. Esiste, però, anche un'altra opportunità che non va esclusa soprattutto sulla base di quella che, da tempo, sembra essere la soluzione futura: Papagni potrebbe pensare anche a una difesa a tre (con Cosenza, Caccavale e Prosperi) invece che a quattro (Cosenza, Caccavale, Prosperi, Colombini) tenendo però a centrocampo due difensori (uno tra Larosa e Panini a destra e Colombini a sinistra) per proteggere comunque la squadra in fase di non possesso. In questo caso ci sarebbe nuovamente spazio per Mattioli che, però, giocherebbe da terza punta con Deflorio e Cammarata.
Tutte le soluzioni passeranno al vaglio della rifinitura di oggi. Le uniche certezze sono l'assenza di Monticciolo (squalificato, ieri anche assente per febbre) e le non ottimali condizioni di Mortari (ieri ha svolto un lavoro ridotto). 10 marzo 2007

Il Taranto punta su Mancini
Ma la Juve Stabia di Capuano non perde da dieci giornate

Quando la gara è distante poco più di ventiquattro ore vuol dire che è giunto il momento di compiere le scelte definitive. Se il prossimo avversario, poi, è una diretta concorrente per l’accesso ai playoff l’attesa diventa ancora più snervante. Il Taranto - reduce da quattro risultati utili consecutivi - è consapevole dell’importanza del momento. Vincere vorrebbe dire eliminare, quasi definitivamente, la Juve Stabia dal novero delle pretendenti al salto di categoria. Ma c'è un aspetto che trapassa i numeri della classifica. Al Taranto serve un risultato pieno e convincente che lo porti al di fuori di un periodo negativo sotto il profilo del gioco. Il successo di Terni non ha dissipato i dubbi, pur mettendo in evidenza la coesione e l’unità di intenti del gruppo. Finora si è trattato, soprattutto, di un problema di sintesi della manovra. Ai rossoblù, nelle gare del girone di ritorno, è mancata la capacità di pensare calcio che, in questo organico, appartiene esclusivamente a Manuel Mancini. Papagni, per surrogare l’assenza del gioiellino, ha puntato tutto sulla fantasia di ali appannate (Catania, Toledo e Zito) e incapaci di servire gli attaccanti nel modo più congeniale. Domani, però, il trequartista di Ostia sarà nuovamente al suo posto dopo due mesi e mezzo (scontata la squalifica ha disputato uno spezzone di gara con il Gallipoli). Dal suo rendimento dipende molto. Mancini sa interrompere l’azione e farla ripartire studiando gli spazi e i tempi corretti. Non c'è alternativa nel gioco del Taranto. Spetta a lui sciogliere i grumi della manovra che necessita di un catalizzatore in grado di innescare i due esterni. Domani varieranno ancora: bocciati Catania e Zito, toccherà a Mattioli occupare la corsia destra con Toledo confermato sull'out opposto nonostante un periodo di forma non brillante. Il ragazzo di Aversa ha caratteristiche differenti: sa aggredire gli spazi ed è più offensivo rispetto a chi lo ha preceduto. Dovrà svolgere un lavoro studiato con cura. Il modulo di partenza (4-4-2) oscillerà in base ai suoi movimenti. Potrebbe diventare 4-3-3 se Mattioli dovesse allinearsi alle due punte oppure, spostandosi tra le linee, creerebbe un 4-3-1-2 in cui avrebbe il preciso compito di innescare Cammarata e Deflorio. L’altra novità è rappresentata dal rientro di Cosenza nell’undici titolare (fuori Larosa). Completeranno il reparto arretrato Caccavale, Prosperi e Colombini. Accanto a Mancini giocherà De Liguori, ma non è escluso che, in corso d’opera, possa trovare spazio Cejas. In attacco non dovrebbero esserci variazioni, anche se Ambrosi farebbe di tutto pur di giocare contro la sua ex squadra. Taranto-Juve Stabia sarà diretta dal signor Giancola di Vasto (assistenti Di Paolo di Foggia e Lauriola di Potenza).
LA JUVE STABIA - E' l’autentica rivelazione di questo campionato. Il suo tecnico, Ezio Capuano, con un pizzico di presunzione, ha più volte sottolineato il miracolo di cui si sta rendendo protagonista alla guida delle "vespe". «Alleno un organico che è costato appena 390 mila euro - ha dichiarato in diverse circostanze -. Stiamo ottenendo questi risultati perché i ragazzi sono giovani e hanno l’entusiasmo giusto per far bene in questa categoria». I numeri sono la testimonianza reale della bontà del lavoro svolto dal diesse Vito Giordano e dall’ex allenatore del Taranto. I gialloblù, che ad inizio stagione avevano come unico obiettivo il raggiungimento della salvezza, sono sesti e scrutano la zona playoff ad appena tre punti. Non perdono da più di tre mesi (Cavese-Juve Stabia 3-1, 3/12/2006) e, nelle ultime dieci giornate, hanno conquistato venti punti (cinque vittorie e cinque pareggi). Se si considera che la campagna invernale del calciomercato ha indebolito la rosa - troppe cessioni importanti, sono arrivati soltanto giovani con poca esperienza - il miracolo-Juve Stabia assume contorni sempre più definiti. La compagine campana, schierata da Capuano con un 3-5-2 abbastanza mascherato (i due esterni di centrocampo, con attitudini difensive, si abbassano sulla terza linea difensiva in fase di non possesso), può vantare il secondo miglior rendimento del reparto arretrato con appena diciannove reti al passivo (ha subito appena due marcature nel girone di ritorno). Lontano dal "Menti", però, Castaldo e compagni hanno conquistato appena undici dei trentatre punti a disposizione. Focalizzando l’attenzione sui match contro le "grandi" del campionato, hanno perso i derby con Avellino, Salernitana e Cavese, mentre i pareggi di Foggia, Perugia e Gallipoli sono stati accolti con evidente ottimismo. Ma è l’ultimo scorcio di campionato ad aver proiettato le "vespe" a ridosso delle prime posizioni. Per questo motivo, con la salvezza ormai intascata, i ragazzi di Capuano cercheranno di ottenere un risultato positivo anche allo "Iacovone". Non ci sono dubbi della vigilia. Mancheranno Alfredo Femiano e Caputo (squalificati). Dinanzi all’estremo difensore Benassi i tre marcatori saranno Fabio Femiano, Rinaldi e Terracciano. Sulle corsie esterne agiranno Antonio Esposito (a destra) e Silvestri (a sinistra), Gennaro Esposito sarà il vertice basso dei tre centrali con De Rosa e La Fortezza incaricati di impostare la manovra. In attacco fiducia accordata a Baclet e Castaldo. Il bomber di Mugnano - cinque gol in questa stagione - è rientrato a pieno regime domenica scorsa, ma resta l’elemento più pericoloso della formazione stabiese. di Fabio Di Todaro10 marzo 2007

Il mistero della morte di Raciti
Un articolo dell'"Espresso" solleva dubbi sulla tragedia di Catania. Autopsia e filmati tv contraddicono la ricostruzione ufficiale. In rete le teorie alternative

Sulla morte dell'ispettore Filippo Raciti, anche L'Espresso sembra nutrire dei dubbi. Giungono così sul palcoscenico nazionale della comunicazione, tutte le ipotesi che da almeno un mese scorrono tra le migliaia di parole spese sull'accaduto, sui siti dei tifosi o sui forum di discussione. Il periodico, oggi in edicola, pubblica infatti un articolo che pone interrogativi sulla morte del poliziotto, avvenuta a seguito degli scontri fuori dal Massimino di Catania la sera del 2 febbraio. Quel che si dice il tempismo. Ieri l'avvocato che difende il diciassettenne accusato di omicidio, ha infatti portato alla ribalta una nuova teoria: che a uccidere Raciti possa essere stata una sportellata di un'auto delle forze dell'Ordine. Lo affermerebbe una nota della Digos in cui è riportata una conversazione tra uno degli arrestati e i suoi genitori, in cui viene detto che Raciti sarebbe stato colpito da «un colpo di sportello».
Sui siti e sui forum dei tifosi le possibili cause della morte di Raciti, iniziano a viaggiare nel giorno in cui vengono parzialmente comunicati i risultati dell'autopsia. Dapprima infatti si era detto che fosse stata una bomba carta, scagliata contro l'automezzo sul quale era l'ispettore. Poi, come confermato dai dati autoptici, venne fuori che la morte sarebbe stata causata dallo spappolamento del fegato, da un probabile corpo a corpo, da un corpo contundente, si parlò di una ferita a stella, poi non se parlò più, di scoppio di una vena del fegato. Teorie su teorie, possibilità su possibilità. I forum e i blog fornivano anche ricostruzioni video e foto a conferma o meno di questa o quella teoria. 
Allora la stampa nazionale preferì seguire la pista principale: venne fuori infatti il teppistello diciassettenne, accusato di omicidio volontario solo qualche giorno dopo il suo arresto. Confessa di avere partecipato agli scontri. L'accusa principale - oltre al video, dapprima chiaro, poi chiarissimo, infine lacunoso - sarebbe la naturalezza con cui il ragazzo avrebbe ammesso il suo ruolo: gli ultras arrestati sono tutti nella stessa camera di sicurezza, la Polizia li ascolta e li filma. «Alla domanda di un ultrà rinchiuso con lui: 'L'hai ammazzato tu?', avrebbe fatto cenno di sì, spavaldo, con la testa». Un caruso, per i giornalisti de L'Espresso.
Il vero punto debole è però il video: la scena presentata come decisiva non c'è, non si vede. Sono le immagini dell'unica carica cui partecipa Raciti, ripresa dalle due telecamere fisse. Sono le 19.04. Raciti lo si riconosce, perché ha il casco opaco, è l'unico. Pare sia un ricordo della sua partecipazione al G8 di Genova nel 2001. A Genova, come Raciti, quel casco lo avevano solo quelli del Settimo Nucleo del Reparto Mobile, che parteciparono agli scontri di piazza e una parte dei quali prese parte all'irruzione della Diaz. Per quel fatto il comandante e i sette capi squadra sono oggi sotto processo a Genova. 
Le riprese però, non sono complete, non si vede il presupposto impatto tra l'oggetto usato come ariete e il corpo di Raciti. Chi ha condotto le indagini ritiene che la mancanza del frame sia «un dettaglio marginale», perché «è rigorosamente logico che ci sia l'impatto tra il giovane e l'ispettore». La pensa così anche il gip di Catania Alessandra Chierego.
Questa deduzione però sarebbe contraddetta dalle parole dei carabinieri del battaglione Palermo che giunsero in soccorso ai poliziotti. Lo scrive nella propria istanza di scarcerazione l'avvocato Lipera: «Cinque carabinieri avrebbero riferito infatti di aver visto un oggetto di lamiera piegata uscire dal cancello, dopo essere stato lanciato dall'interno e cadere a terra strisciando sull'asfalto. Nessuno di loro ha riferito di aver visto l'oggetto attingere alcuno».
Nei frangenti della carica delle 19, specificano i giornalisti de L'Espresso, «se Raciti subisce un colpo mortale, nessuno se ne accorge. Neanche lui». 
Gli scontri proseguono, i racconti degli agenti parlano di sassaiole, di continuo lancio di oggetti. Lipera riporta le parole dette da Raciti al responsabile Digos Guarino in quelle circostanze, «a quello alto e grosso dell'Anr ve lo faccio vedere io quello che mi ha fatto... ve lo faccio vedere poi nelle foto». A.N.R. starebbe per Associazione Non riconosciuta, gruppo ultrà del Catania di estrema destra e "dallo stile british". Il ragazzo indiziato, fa notare l'avvocato, non appartiene agli A.N.R. Ed è alto solo un metro e settanta. 
Oltre al buco nelle immagini ci sarebbe anche il referto medico a confermare dubbi sulle cause della morte di Raciti, ricordati da Lipera ieri e da L'Espresso oggi: «l'autopsia eseguita sul corpo di Raciti evidenzia la presenza di quattro focolai di frattura a carico del fegato. Secondo il medico legale Giuseppe Caruso, consulente tecnico di parte, l'entità delle lesioni fanno presupporre che tra l'evento lesivo e il sopraggiungere dello stato di shock siano trascorsi solo pochi minuti». Invece passò più di un'ora e mezza. Alle 20.20 Raciti è ripreso dalla telecamere di Sky mentre compie un arresto, alle 20.30 si sente male. Da lì la corsa in ospedale e la notizia della sua morte, tutt'altro che chiarita. di Simone Pieranni10 marzo 2007

Daspo per i tifosi del Duce
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione

Chi va alla partita col faccione di Mussolini sulla bandiera, deve essere bandito dagli stadi. Lo ha stabilito la Cassazione, respingendo il ricorso di un ultrà romanista contro il divieto di frequentare gli stadi inflittogli per tre anni dal Gip del tribunale di Roma. Il giovane era stato denunciato per essere andato all'Olimpico, in occasione della gara Roma-Livorno dello scorso anno, col viso parzialmente coperto e una bandiera con l'effige del Duce e il fascio littorio. Condannato a stare lontano dalla sua squadra del cuore e a presentarsi al commissariato tre volte ogni domenica (durante il primo tempo, il secondo e venti minuti dopo il fischio finale), l'ultrà giallorosso ha contestato la validità del Daspo sostenendo di non appartenere ad alcuna organizzazione razzista. La Suprema corte ha però risposto che il divieto della Legge Mancino sussiste anche se l'accusato non è iscritto a gruppi simili. Respinta anche l'obiezione all'eccessività del triplo obbligo di firma («il legislatore ha voluto evitare facili elusioni del divieto»). I legali del tifoso sostenevano inoltre che il divieto non potesse riguardare le amichevoli perché il tribunale di Roma è intasato di «sentenze di assoluzione emesse nei confronti di tifosi diffidati che non si presentano a firmare in occasione delle competizioni estive, organizzate all'ultimo istante contro sconosciute rappresentative di categoria». Qui la Cassazione ha spiegato che il divieto «resta valido anche per incontri amichevoli, quando siano preventivamente e adeguatamente pubblicizzati, ferma restando la possibilità che nel processo di merito per la violazione dell'obbligo, risulti che l'incontro non era concretamente conosciuto e conoscibile».10 marzo 2007

I gigli dei tifosi del Celtic
Deposti in piazzale Loreto in memoria dei partigiani

Una corona di gigli, gli stessi fiori della rivoluzione irlandese combattuta contro i colonizzatori inglesi. Un mazzo con 15 gigli, quanti i partigiani uccisi e trucidati nell'estate del 1944 dalle truppe nazifasciste. Ieri i tifosi antifascisti del Celtic di Glasgow hanno smesso di fare festa per le vie di Milano, hanno gettato le lattine di birra e smesso i cori da stadio. Per un istante hanno fatto silenzio davanti al monumento di piazzale Loreto che ricorda i giovani partigiani fucilati e nel "silenzio caotico" di una delle piazze più trafficate della città hanno deposto la loro corona di gigli rivoluzionari. Si sono ritrovati alle due del pomeriggio, poche ore prima del fischio d'inizio del match di Champions League con il Milan, per ricordare che il calcio deve essere antirazzista. Loro che vengono dalla fredda Scozia, dalla città più industriale del nord europeo, non hanno dimenticato le origini irish del club biancoverde. Il Celtic venne fondato da un gruppo di irlandesi ed è da sempre un simbolo del cattolicesimo irlandese contrapposto ai protestanti dei Rangers. Ma principalemte non ha frontiere se non quelle del gioco del calcio. Quelli del Celtic hanno lo stesso legame con l'Irlanda che l'appenna diciottenne Giovanni Pesce (ex partigiano e medaglia d'oro della Resistenza) aveva, in Spagna nel 1936, con i suoi amici partigiani che venivano da Dublino o da Cork. Due storie che partono e finiscono con i gigli irlandesi.
Gli scozzesi hanno invaso Milano in 10mila, trovando pub e concerti organizzati apposta per loro. A promuovere la commemorazione di piazzale Loreto sono stati Giuseppe Leotta e il gruppo "Tiochfaid Ar Là", impegnato da anni al fianco della rete Fare (Football against racism in Europe). Al loro fianco hanno voluto l'ottantenne Giovanni Pesce, combattente per la libertà nella Brigata Garibaldi, che ha ricordato loro «che in quel periodo nero c'era solo un modo per difendere la libertà e la democrazia ed era la lotta. Solo combattendo si poteva abbattere per sempre la dittatura nazifascista e creare così un'Italia nuova ed una nuova Repubblica». Vedendo fra i supporters del Celtic parecchi ragazzi, l'ex partigiano ha sottolineato «l'eperienza che molti giovani di allora hanno dovuto fare. Senza troppe scelte ma con l'unico fine della libertà». Per lui, appena diciottenne quando andò a combattere in Spagna, quell'esperienza di lotta fu molto utile per organizzare la resistenza a Torino e poi a Milano. «L'unità era la nostra unica legge - ha spiegato Pesce ai tifosi del Celtic - socialisti, comunisti, cattolici. Tutti uniti contro la dittatura. Fiducia e speranza ci conducevano e ci spingevano. Anche oggi deve continuare quella voglia di libertà che ci ha contagiati 60 anni fa. Devono continuare le battaglie per difendere i diritti e le idee dei giovani che sono caduti».
Il finale, trattandosi di tifosi di calcio, è coinciso con un coro. Non uno dei soliti cori lanciati con il megafono e ripetuti da tutta la cruva. L'ha intonato un supporter irlandese e sotto la piogerellina meneghina tutti gli ultras presenti hanno cantato, in onore del partigiano Pesce, «Viva la quince brigada» (viva la quindicesima brigata). Una bella occasione per ricordare alla città che lo sport più bello del mondo è anche questo. Rispetto e ricordo. Magari innaffiato da una buona guinness. di Gianandrea Bungaro10 marzo 2007

Ecco Mancini e Mattioli
Centrocampo, reparto in cerca di nuovi equilibri e di qualità

La pioggia non ferma il Taranto. Il lungo temporale che ha colpito ieri pomeriggio la città non ha impedito ai rossoblu di allenarsi: anche se il pallone, in alcune zone del campo, non rimbalzava neanche. 
E non è stato un allenamento banale: incuriosivano le scelte di Papagni a centrocampo, reparto in cerca di nuovi equilibri e di qualità, dopo una serie di prove non esaltanti. 
Qualche risposta è arrivata: e potrebbe esserci anche una novità assoluta dal primo minuto. Mancini e Mattioli: sono questi i nomi che cambieranno l'assetto della mediana rossoblu. Il centrocampista di Ostia tornerà a dettare i tempi della manovra, il biondo attaccante ex Lecce (ultimo arrivo del mercato invernale) è vicino a debuttare da titolare. Assieme a loro, il ritorno di Cosenza (smaltito l'attacco influenzale) nel ruolo di laterale destro difensivo. Il Taranto che sfiderà la Juve Stabia sembra pronto.
PARTITELLA SOTTO L'ACQUA - L'appuntamento tradizionale con la partitella del giovedì (due tempi da quaranta minuti) è cominciato sotto il diluvio. Ma non è mai stato in dubbio. Si parte con i presunti titolari in campo sfidati dagli Allievi di Peppe Passariello.
Lo schema è il solito (4-4-2), gli uomini quasi. Faraon è in porta al Taranto A, Barasso difende i baby. Nel reparto arretrato c'è il ritorno del quartetto composto da Cosenza (a destra), Caccavale e Prosperi (al centro), Colombini (a sinistra). Il centrocampo presenta le innovazioni più interessanti: Mancini (affiancato da De Liguori) si riappropria dello “scettro”, sui lati corrono Toledo e Mattioli (sulla fascia mancina). Davanti si ripropongono Deflorio e Cammarata, sulla strada della riconferma. 
La frazione termina sul 3-0: è Cammarata ad inaugurare il tabellino, poi ci pensa il capitano con una bella doppietta e tanti palloni “pregiati” suggeriti ai compagni, mentre Mancini torna ad essere il metronomo del gioco.
La carta-Mattioli è interessante dal punto di vista tattico: consente al modulo di modificarsi a seconda della varie fasi della gara e dell'atteggiamento degli avversari. Il furetto ex Lecce può diventare terza punta (è abituato a giocare in attacco e a svariare sulle due fasce) o spostarsi un passo dietro, con Toledo sull'altro versante e Deflorio rifinitore alle spalle del solo Cammarata, “protetti” dal duo Mancini-De Liguori. Un 4-2-3-1, insomma: una soluzione in più da utilizzare durante l'incontro con i Capuano-boys.
RIPRESA PIU' MONOTONA - Acquazzone anche nel secondo tempo, mentre sull'erba arriva il Taranto “2”. Tra i pali c'è Maraglino, portiere classe '90 della “Berretti”: il quartetto difensivo comprende Panini, Castroni, Pastore e Zito da destra a sinistra; Larosa e Mortari recitano da esterni di centrocamo con Monticciolo (recuperato a tempo di record dopo un attacco febbrile) e Cejas a dirigere le operazioni, Ambrosi e Catania di punta.
Anche in questo caso, attaccanti alla ribalta, anche se diminuiscono le occasioni da rete: prima segna Catania (bel tiro dalla media distanza) poi ci pensa Ambrosi con il celebre penalty “al rallentatore” che inganna i portieri. E' l'ultimo tassello della cinquina.
Merita un cenno, però, la prestazione vivace degli sparring partner: disciplinati, ordinati, predisposti al gioco e all'organizzazione. E poi una curiosità: con gli Allievi, nel secondo tempo, giocato Prosperi in versione centravanti di sfondamento.
VERSO LA JUVE STABIA - Le gerarchie del giovedì sembrano attendibili, anche se Papagni ha già dimostrato di aspettare l'ultimo allenamento del sabato prima di rendere definitiva. 
L'unico interrogativo potrebbe essere legato all'impiego dall'inizio di Mattioli: non è da escludere una linea più “coperta” con De Liguori a sinistra, Mancini e Cejas al centro, Toledo a destra e libero di svariare. La Juve Stabia è un cliente difficile, l'ex Capuano vuole far bella figura. Ma il Taranto non ha paura: soprattutto dopo il blitz vincente di Terni. di Leo Spalluto09 marzo 2007

Taranto, scocca l’ora di Mattioli
Cinque gol nel test di ieri pomeriggio contro gli Allievi

Prove tecniche di vittoria. Le ha fatte effettuare ieri pomeriggio mister Papagni all’intera truppa. Erano tutti presenti, compreso Monticciolo ripresosi dall’attacco febbrile di ieri l’altro. All’orizzonte c'è la Juve Stabia, formazione rocciosa, dura a “morire ”. Senza dimenticare la “voglia matta” di mister Capuano di uscire dallo “Iacovone” con i tre punti in tasca che, oltretutto, consentirebbero alla sua squadra di agganciare i rossoblù. Bisogna, dunque, centuplicare le forze, le energie nervose, il fiato per aver ragione dell’avversario. Sotto una pioggia incessante il trainer jonico ha schierato nella prima frazione di gioco della partitella contro gli Allievi, durata 40', la seguente formazione: Faraon, Cosenza, Caccavale, Prosperi; Toledo, Mancini, De Liguori, Mattioli; Cammarata, Deflorio. Per la cronaca sono stati messi a segno tre gol: doppietta di Deflorio, Cammarata. Gli inserimenti di Cosenza (per Larosa) e Mancini (per lo squalificato Monticciolo) erano nell’aria. Ha sorpreso, ma positivamente, l’ingresso di Mattioli al posto di Zito. L’ex salernitano si è mosso molto bene, costituendo un’autentica “mina” vagante lungo l’intero arco dell’attacco jonico. Nella ripresa, durata 34', invece, sono scesi in campo: Maraglino, Panini, Castroni, Pastore, Zito; Larosa, Monticciolo, Cejas, Mortari; Ambrosi, Catania. Due le reti segnate: Catania ed Ambrosi su rigore. Panini ha colpito la traversa. La formazione schierata nel primo tempo potrebbe essere quella che scenderà in campo domenica. Il condizionale è d’obbligo visto e considerato che il trainer jonico ama compiere almeno un “ritocco”la domenica mattina, prima di consegnare la lista dei 18 all’arbitro di turno. Le alternative conducono all’immissione di un centrocampista in più al posto di Mattioli. Il candidato numero uno è Max Cejas che assicura filtro, interdizione e ripartenze rapidissime. Il numero due è Larosa, un elemento che offre duttilità tattica, movimenti con e senza palla, numerosi “centimetri” sulle palle alte. Oggi altra seduta. Domani rifinitura e ritiro. di Giuseppe Dimito09 marzo 2007

Rapidità e versatilità con l’ex salernitano
Domenica potrebbe esordire a tempo pieno

Quaranta giorni dopo essere giunto in riva allo Ionio Italo Mattioli potrebbe consumare l’esordio da titolare con la casacca del Taranto. E’ l'unica novità emersa dal consueto test di metà settimana, anche se Papagni ha spesso dimostrato di poter cambiare idea poche ore prima della gara. Il ragazzo di Aversa - prelevato il 30 gennaio dalla Salernitana con cui aveva siglato tre reti - è in rampa di lancio. L’indicazione poggia su basi più solide di un semplice collaudo in famiglia. Il tecnico di Bisceglie ha puntato sulla sua esuberanza già domenica scorsa, gettandolo nella mischia a mezz'ora dal fischio finale. Mattioli non ha deluso le attese, guadagnando consensi in vista di un imminente utilizzo dal primo minuto. Il suo inserimento, finora, è stato graduale. Nella prima apparizione allo "Iacovone" con il Lanciano subì un infortunio alla caviglia che gli impedì di essere a disposizione per la successiva trasferta a Manfredonia. Poi una fugace apparizione con il Gallipoli, prima della fiducia accordatagli nella gara con la Ternana. Il furetto campano ha dimostrato di aver raggiunto un buon livello di forma e di aver assimilato, anche se non completamente, i nuovi movimenti della squadra. Rispetto agli altri esterni di fantasia in organico (Catania e Zito), Mattioli è più offensivo, in grado di puntare a rete con maggior convinzione e di calciare indifferentemente con entrambi i piedi. A lui Papagni chiede di far oscillare il modulo. La sua rapidità potrebbe consentire al Taranto di attaccare con tre uomini in linea (4-3-3). Mattioli, però, ha nelle sue corde la capacità di fornire l’ultimo passaggio agli attaccanti. Una dote che gli permetterebbe di giocare tra le linee. Di fronte ad un centrocampo schierato con 5 uomini come quello della Juve Stabia, la presenza di un elemento in grado di sintetizzare la manovra tra centrocampo e attacco potrebbe tornare utile. di Fabio Di Todaro09 marzo 2007

Lavori a centrocampo
Cejas comincia a capire che presto potrebbe tornare titolare

A centrocampo qualcosa cambierà. Perché il Taranto ha bisogno di idee in mezzo, perché per migliorarsi ha bisogno di intervenire dove la palla passa per gran parte della gara. Cambiare è una costrizione, intanto: mancherà Monticciolo, squalificato per l'espulsione rimediata a Terni. Ma è anche una necessità: rientrerà Mancini, l'unico giocatore in grado di sintetizzare la manovra, un apporto di qualità di cui la squadra non può più fare a meno. Allo studio c'è tutto: Papagni sa che trovando la formula giusta a centrocampo si può trovare la formula giusta per il Taranto. Equazione ormai logica, risoluzione affidata al campo.
GLI UOMINI - Prima di tutto in mezzo serve la forza fisica. Per questo anche la forma di Mancini va valutata con attenzione: il ragazzo di Ostia non ha più la tonsillite, ma viene comunque da una settimana passata a prendere antibiotici e ha giocato poco più di mezz'ora di campionato (Berretti a parte) in due mesi e mezzo. L'utilità tattica del giocatore, però, non consente di aprire la discussione. E la sposta, detto dell'assenza di Monticciolo, allo stato di forma di De Liguori: il campano si sta allenando a ritmo lievemente ridotto per un vecchio dolore al collo del piede sinistro con cui convive da tempo. Lo staff medico sta lavorando duro per restituire a Papagni quel giocatore dinamico di cui comincia a sentirsi la mancanza, ma nel frattempo Cejas comincia a capire che presto potrebbe tornare a guadagnarsi minuti in campo, dopo lo spezzone di domenica e due partite passate in panchina.
Poi bisogna comprendere l'umore degli esterni: Toledo è apparso, nelle ultime partite, pronto a tirar fuori i suoi colpi ma troppo svagato per farlo. Non appare, quindi, un appannamento tecnico ma di una rinfrescata da dare alle qualità del brasiliano. Complicato, invece, capire se le difficoltà di Catania sono solo una questione di rifornimenti o se il rendimento zoppicante ha qualche ragione fisica o tecnica. E se Zito può dare continuità ad alcune buone intuizioni o se bisogna accontentarsi della discontinuità.
LA FORMULA - Passata sotto la lente la situazione di ciascun giocatore, Papagni dovrà trovare un modo per mettere in campo una linea in grado di rivitalizzare la manovra del Taranto. L'idea sembra essere quella di tenere, tra gli esterni utilizzati nelle ultime partite, solo Toledo e, probabilmente, farlo partire da destra. La mossa non sembra casuale: potrebbe essere preludio di un ritorno di De Liguori a sinistra (con Cejas e Mancini in mezzo) o addirittura dell'esordio dal primo minuto per Mattioli, che giocherebbe quarto a sinistra (pur essendo praticamente un attaccante) con il chiaro intento di mettere in difficoltà la Juve Stabia, formazione che si difende in cinque nonostante il modulo (3-5-2).
Sul filo della tattica Papagni si gioca molto. Non è escluso, nemmeno che, sulla scorta di quanto provato la scorsa settimana, il tecnico non faccia un nuovo pensiero per la difesa a tre con due difensori (Panini e Colombini) schierati come esterni di centrocampo. Un modo utile anche ad appesantire l'attacco: con Mancini trequartista oppure con Mattioli terza punta. Il piccolo attaccante domenica ha dato vivacità al Taranto: guadagnando consensi per un suo impiego dal primo minuto. di Fulvio Paglialunga08 marzo 2007

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