Il Taranto cerca affetto Ora parte la caccia ai consensi. La voglia di riprendersi il calore della gente, per completare la missione ricompattamento quasi ordinata da Blasi. Il Taranto, adesso, lavora sui sentimenti, cercando nuovamente in contatto con i tifosi, l’affetto della piazza. La normalità, finalmente invocata da tutte le anime interne del complicato pianeta rossoblu, passa anche da questo. Perché proprio questo, probabilmente, è stato il punto più basso della crisi. I fischi di domenica, cominciati a partita ancora fresca, sono forse il frutto di un avvelenamento del clima lungo troppe settimane. Con troppa diffidenza interna per non debordare e contagiare anche i tifosi. L’impegno, adesso, per completare il lavoro di normalizzazione dell’ambiente, è in una specie di operazione-simpatia. Parlando dell’abbandono di cui si sono sentiti vittime, infatti, i giocatori hanno anche spiegato a Blasi come si siano sentiti mortificati dai fischi. Soprattutto da quelli piovuti dagli spalti mentre la squadra era in vantaggio, ritenuti sproporzionati. E dal silenzio, per cause non addebitabili alla squadra. Il malumore del gruppo ha trovato sponda dal presidente, che ha stigmatizzato i fischi («Non fanno mai piacere») già lunedì mattina e ieri sera ha chiesto ai tifosi di stare vicini alla squadra:
«Abbandonate le proteste, non abbandonate il Taranto». Legandosi, così, alle dichiarazioni di Papagni rilasciate subito dopo il pareggio con il San Marino. Il tecnico è stato chiaro:
«La squadra ha bisogno dell’energia del pubblico. Lo sciopero ci priva di una forza in più, di un calore di cui sentiamo il bisogno e ci riempie di dispiacere. Vorremmo sentire i nostri tifosi e, magari, qualche fischio in meno. Soprattutto se siamo in vantaggio e stiamo cercando di vincere». Non un’accusa, ma una richiesta. Il tecnico, ma anche i giocatori, hanno fatto intendere la loro speranza: far sospendere lo sciopero ai tifosi e riottenere sostegno. Anche per questo hanno chiesto a Blasi di interrompere il silenziostampa. E, infatti, da oggi (l’ufficialità è giunta ieri) i rossoblu torneranno a parlare, ripristinando così un contratto con l’ambiente che
Obiettivo: chiudere la porta I limiti del Taranto, in questo momento, sono da trovare un po’ ovunque. Ma i dati dicono che, forse, bisognerebbe guardare con maggiore attenzione alla difesa. Capire cosa accade a un reparto che pure sembra solido e, invece, è schiacciato dai numeri. Qualcosa non sta funzionando, soprattutto nella seconda metà di questo campionato. Il Taranto, detto in modo crudo, subisce gol in ogni partita. E, quindi, non riesce a farcela con un gol solo, non riesce a decollare con il minimo indispensabile. Un gol non basta, perché un gol arriva sempre. Distrazioni, più che altro. Dolorose, evidentemente. Basta stilare una classifica curiosa e guardarla: in tutte le partite giocate finora (ventisei), i rossoblu hanno finito senza subire otto gare. Dato tutto sommato apprezzabile, perché identico a quello del Ravenna, ad esempio e di poco inferiore a quello della Cavese. La Juve Stabia e il Foggia hanno fatto meglio di tutto, finendo con la rete immacolata dodici partite. Seguono Avellino e Perugia a undici. La stabilità del Taranto, però, precipita nelle ultime quindici gare: i rossoblu hanno mantenuto la porta inviolata appena due volte. Solo Gallipoli e Giulianova hanno fatto peggio, rimanendo senza subire gol solo una volta. In questa fase della stagione, però, essere ermetici conviene di più. Perché è difficile segnare e quel poco che si può fare andrebbe difeso meglio. Ad esempio: come sarebbe la classifica del Taranto se si fossero evitate le due distrazioni contro la Juve Stabia e contro il San Marino? Semplice: si scriverebbe una storia diversa in questi momenti. Subendo sistematicamente, infatti, il Taranto è costretto a fare gli straordinari. E, invece, le due
Taranto, Blasi ritira le dimissioni «Voglio stare più vicino alla squadra, ritiro le mie dimissioni. Con una maggiore mia vicinanza, ovvero con una rinnovata unità di intenti, credo che la serie B possa essere ancora possibile». A circa due mesi dal 29 gennaio (seguente ai fatti di Cava), il presidente Luigi Blasi fa retromarcia. Tale decisione è stata ufficializzata ieri durante una trasmissione televisiva. In giornata, era stato anche ufficializzato un nuovo ritiro, generato da un compromesso tra lo spogliatoio e la società. Nessun provvedimento punitivo, però, assunto dalla dirigenza. Prevale l’unità di intenti. Per la prima volta dall’inizio della stagione il Taranto è fuori dai playoff e, per rientrare al più presto nelle prime cinque posizioni, Deflorio e compagni hanno chiesto di poter partire un giorno prima alla volta di San Benedetto del Tronto, per un lungo ritiro prepartita. L’idea è quella di vivere a stretto contatto la lunga vigilia, raccogliendo stimoli ed energia in vista dell’appuntamento con il fanalino di coda Giulianova. La gara nasconde delle insidie. I giallorossi, negli ultimi due turni casalinghi, hanno fermato Cavese (1-1) e Gallipoli (2-2) prima di raccogliere l’ennesima sconfitta domenica scorsa sul campo del Ravenna (3-1). I rossoblù partiranno domani mattina alle otto, in maniera tale da poter sostenere nelle Marche il consueto test di metà settimana (come avversaria è stata scelta una compagine under 18). La strategia è chiara: ricompattare l’intero ambiente, unendo le forze residue per centrare quello che, dichiaratamente, è l’obiettivo stagionale (playoff). E la marcia di avvicinamento alla terzultima trasferta della stagione è iniziata ieri pomeriggio. Il clima - non quello meteorologico - era decisamente più disteso. Il gruppo si è ritrovato sul green dello "Iacovone", appesantito dalla pioggia che ha colpito il capoluogo ionico nelle ore precedenti, quasi al completo. L’unico assente era Alessandro Monticciolo che è rientrato in Toscana per svolgere un lavoro di recupero dallo strappo al polpaccio accusato nella rifinitura di sabato pomeriggio. Vincenzo De Liguori, invece, ha seguito la seduta in borghese (infiammazione alla caviglia): si allenerà a parte per tutta la settimana nella speranza di poterlo recuperare in vista del big match della domenica delle Palme contro il Perugia. Andrea Deflorio, come ormai accade spesso il martedì, ha sostenuto soltanto il lavoro aerobico senza prendere parte alla partitella finale. Novità anche dal Giudice Sportivo che ha comminato una sanzione pecuniaria di 200 euro alla Taranto Sport perché «propri sostenitori lanciavano verso un assistente arbitrale, senza colpirlo, una bottiglietta piena d’acqua». Emanuele Catania, l’unico ammonito nell’ultima gara, è finito in diffida. Ma dovranno fare attenzione a non subire un altro "giallo" anche Prosperi, Cejas, De Liguori, Toledo, Mancini, Ambrosi. Nel Giulianova mancheranno per squalifica i difensori Ciminà (sconterà la seconda giornata) e Ippoliti (espulso a Ravenna). di Fabio Di Todaro
L’ex Croce: «Gara speciale»
Daniele Croce lo dice in anticipo. «Per me Giulianova-Taranto non sarà una gara come le altre». Quando riceve la telefonata il centrocampista dell’Arezzo si sta preparando per l’allenamento pomeridiano. «Ma poter parlare di questa partita - attacca - mi fa estremamente piacere. A Giulianova gioca mio fratello Marco e cerco di seguirlo costantemente. Ma ho un occhio particolare anche per i rossoblù. A Taranto ho disputato il mio primo campionato lontano da casa e, nonostante l’epilogo sfortunato, conservo un ottimo ricordo di quell'esperienza». Dopo la parentesi in riva allo Ionio, il ragazzo di Roseto degli Abruzzi ha spiccato il volo verso la serie cadetta. Tre stagioni a Pescara prima di trasferirsi, durante la scorsa estate, ad Arezzo. «Sono soddisfatto dei risultati raggiunti - prosegue - anche se quest’anno servirebbe un’impresa per salvarci. A 24 anni, però, ho un rammarico. Vedendo la situazione attuale del Taranto mi dispiace tantissimo aver giocato allo "Iacovone" nell’annata peggiore, in cui c'erano tantissimi problemi che ci impedivano di esprimerci al massimo delle nostre potenzialità. Sarebbe stato bello lottare per i playoff, regalare una grande soddisfazione a quei tifosi eccezionali. Per questo motivo auguro al Taranto di poter giocarsi agli spareggi l’accesso alla serie B». L'attualità prende il sopravvento. L’esterno abruzzese conosce benissimo la realtà giuliese. E prova a tracciare un identikit della squadra allenata da Zucchini, relegata in fondo alla classifica con otto punti. «Il Giulianova, purtroppo, non ha più nulla da chiedere al campionato di C1. La situazione è disastrosa, ma i ragazzi giocano senza nulla da perdere. E gli ultimi risultati contro le "grandi" - due pareggi contro Gallipoli e Cavese, ndr - dimostrano quanto sia difficile giocare al "Fadini". Anche a Ravenna hanno mantenuto lo 0-0, seppur in inferiorità numerica, fino al termine del primo tempo». Il pronostico, però, pende a favore del Taranto. «So che la squadra sta accusando un momento di fisiologico appannamento, ma sono convinto che riuscirà, il 13 maggio, ad essere tra le prime cinque della classe. Conosco il valore dell’organico. Deflorio e Cammarata, con cui ho giocato a Pescara l’anno scorso, possono fare la differenza in alcune gare decisive come quelle che affronterà il Taranto. E poi serbo un ottimo ricordo di De Liguori, un giocatore che da tutto in campo e che sa farsi apprezzare dal pubblico. Il primo posto? Ormai se lo contendono il Ravenna el’Avellino». Croce rivolge l’ultimo saluto alla tifoseria rossoblù. «Ho visto che nelle ultime giornate non c'era molta gente allo stadio. Ma vorrei che il pubblico di Taranto capisse quanto può essere decisivo in questo rush finale. Sono convinto che, se il Taranto dovesse raggiungere i playoff, avrebbe molte chance di conquistare la promozione». di Fabio Di Todaro
Il sorpasso della ragione A tarda sera, a Manduria, la saggezza ha superato l’istinto. E ha vinto la lucidità, l’onesta analisi del momento, la comprensione, l’azione giudiziosa. Sia chiaro: non è garantito che il vertice e i suoi frutti siano la soluzione di tutto. Ma la sensazione è che risolvano molto, rimuovendo gran parte degli ostacoli e cercando il riavvicinamento di anime clamorosamente distanti. Mossa da società matura, forse addirittura inaspettata. Perché è una brusca e intelligente inversione di tendenza, è la scelta della strada meno traumatica (e, forse, più giusta) tra le due possibili. Come se Blasi, dopo la partita, ripensando al tempestoso confronto di sabato avesse capito che il muro contro muro non è utile, come se avesse deciso di smarcarsi da cattivi consigli che si intrecciano da tempo, da ritiri di dubbia utilità e punizioni poco produttive e avesse cominciato forzatamente una nuova era. Blasi ha interpretato la spaccatura, ha capito che prima di tutto il Taranto stava perdendo l’anima, che era rimasto senza tranquillità. E ha agito da presidente abile, finalmente da padre di famiglia. Chiedendo perdono per l’autocitazione: il presidente ha licenziato da sé il padre-padrone, ha scelto la versione più morbida e ha rilanciato il nuovo patto invocato appena una settimana fa. Non è troppo tardi (tradizionalmente è sempre meglio che mai), anche se nel frattempo lo scenario è mutato: il Taranto è fuori dai playoff, deve inseguire. E sembra essere ufficialmente passato il messaggio migliore: per resistere, in un campionato, zeppo di insidie, servono equilibrio e compattezza. Forse più della cifra tecnica e dell’idea tattica. Basta vedere il Taranto e comprenderne i meccanismi, basta ascoltare le voci di dentro: il valore del singolo e, quindi, l’efficacia della soluzione, era (è) viziato dalla paura, dalla tensione, dall’ansia trasmessa da un ambiente inquieto soprattutto al proprio interno. Blasi ha avuto l’umiltà di fare un passo indietro, con intelligenza e astuzia. L’intelligenza è capire che ricompattarsi è la via più immediata e sicura per uscire da un momento che somiglia a una crisi. L’astuzia è quella di togliere alibi e possibili giustificazioni: ripristinando un rapporto normale con la squadra, il presidente ha tolto le cause della tristezza e riaffidato la parola al campo. Lì, adesso, il Taranto dovrà ritrovarsi. Perché, ovviamente, c’è anche altro alla base delle difficoltà. C’è, ad esempio, una inquietante serie di distrazioni in difesa che, ormai, non rende più sufficiente il minimo vantaggio: il Taranto ha subito gol in tredici delle ultime quindici partite, vanificando così anche gli sforzi per segnare a difese chiuse come quelle che fatalmente si incontreranno. E ci sono vizi di manovra che vanno ridotti: rinunciando a un po’ di fantasia sugli esterni e reclamando maggiore ordine, non lasciando i mediani soli con troppo campo da coprire. Ottenuti i presupposti morali per ripristinare la serenità, servono quelli tecnici per restituire la sovranità al calcio. Il patto è stato riscritto. Il Taranto dimostri che vale. di Fulvio Paglialunga
Siamo tornati al cuore del problema Bastone (ritiro) e carota (pagamento degli incentivi arretrati). Dalla terapia d’urto alla linea morbida. Blasi ha scelto di ricucire con la squadra, aprendosi al dialogo e favorendo la distensione. Ha mostrato disponibilità (economica) e comprensione (umana). Ha cioè deciso, dopo aver visto il Taranto pareggiare in casa con il San Marino, di cambiare strategia: smussando gli spigoli, limando le asprezze, abbassando i toni. Blasi ha spiazzato tutti, tirando fuori una maturità e un equilibrio che in pochi sembrano ancora disposti a riconoscergli. Per una volta non è stato solo foga e istinto. Non è piombato nella disperazione più cupa, a cui nessuno (del suo entourage) riesce a stare dietro. Ha mediato. Ha ragionato. Si è convinto. E ha agito: con fermezza, con carisma, con autorità. Chi ha partecipato al vertice manduriano, riferisce di un Blasi mai visto e sentito prima. Che ha parlato da presidente e non ha straparlato da padre-padrone. Che ha voluto sapere, si è informato, ha rassicurato. Eliminando con un taglio netto le fonti del malumore e i motivi delle insoddisfazioni. Blasi ha così rimesso la palla della crisi (di risultati e di gioco) fra i piedi della squadra e nelle mani di chi la guida e di chi l’ha allestita. L’ha fatto con abile mossa, prevedendo i benefici e calcolando la convenienza. Grazie a Blasi, al suo intuito, alla sua scaltrezza, si torna al cuore del problema: che è anche - se non soprattutto - tecnico. Rimanda direttamente al calcio. E se restiamo al calcio, è ormai tempo che si riconosca e si ammetta lo stato di difficoltà. Il Taranto delle nove partite del girone di ritorno è una squadra con limiti d’impianto (da cui deriva l’instabilità tattica) e difetti di manovra (da cui deriva l’involuzione del gioco). Si esprime a sprazzi, subisce troppi gol, non ha tensione realizzativa. Appare lenta e svagata, scarica e inconcludente. La qualità dei singoli, le spruzzate fascinose, le accensioni improvvise, le giocate perfette: su un intero repertorio, che fa riferimento alla sua natura di squadra carica di valori tecnici, sembra calato il sipario. Smaltito quello che appariva un inesauribile arsenale di fuochi d’artificio e di soluzioni, è come se la squadra fosse rimasta senza riparo, in balìa dei suoi vizi e dei suoi eccessi. Spesso "nuda", e dunque vulnerabile, anche al cospetto di avversari di acclarata modestia (vedi San Marino). È con questa imprevista inadeguatezza complessiva che sta facendo i conti Papagni. Inadeguatezza che, nel momento cruciale della stagione, si è sommata al malumore e all’usura, creando un disagio unico e diffuso. Una specie di blocco che ha azzerato la creatività, ridotto la brillantezza e disperso energie fisiche e nervose. L’affermarsi della crisi può, però, aiutare la comprensione dei problemi. Quelli strutturali sono ormai irrisolvibili: mancanza di laterali bassi in grado di guadagnare il fondo e andare al cross, penuria di esterni di centrocampo (solo Mortari e De Liguori rispondono ai requisiti richiesti), assenza di un interno di regia e di un centravanti di peso. Quelli legati a visioni e scelte appaiono risolvibili: basta ritrovare un po’ d’ispirazione e molto buon senso. Basta farsi venire qualche idea. Su questi ultimi problemi
Il patto di Manduria
Alla fine non potevano essere tutti felici (non lo consentiva il risultato), ma molti erano contenti. Sicuramente più contenti di prima. La contromossa di Blasi, a prima vista addirittura spiazzante, ha fatto filtrare piccoli soffi di normalità, ripristinato un patto scaduto. Il presidente, dopo il pareggio contro il San Marino, ha compreso la necessità di riavvicinarsi al gruppo, di rinsaldare le troppe anime del Taranto, focalizzando l’obiettivo e fissando alcuni punti. Non siamo all’altezza del dodecalogo di piani e palazzi più famosi, ma nell’azienda del presidente si è fatto un grosso passo avanti per togliere ogni disturbo (fisico o psicologico) dal cammino della squadra. Blasi ha cambiato atteggiamento, chiedendo alla squadra (c’erano anche i giocatori a Manduria) di fare lo stesso. Perché l’ultimo atto della settimana prima di arrivare alla partita con il San Marino era stato assai tumultuoso. Un confronto fin troppo aspro tenuto sabato sera, finito con il presidente nervoso, alcuni giocatori particolarmente spaesati, altri addirittura turbati. Prima che la rottura, però, diventasse ufficiale, Blasi è intelligentemente intervenuto. E il sunto della riunione non può essere tutto nel saldo di alcune spettanze arretrate. Non rispecchia la volontà del presidente e nemmeno le esigenze della squadra. Perché il gruppo, pure, è stato chiaro: non si tratta solo di una questione economica (ma per molti rischiava di diventare più di un problema), ma di vicinanza morale. Il gruppo ha fatto sapere di essersi sentito isolato, di aver avvertito la freddezza della società, di non aver sentito sostegno durante l’ultima parte del campionato. Basta fare i conti, anche in modo semplice: il Taranto non somiglia più alla bella squadra vista fino allora dalla domenica di Cava de’ Tirreni in poi. Quando qualcosa, dentro, si è rotto in quel momento e nessuno si era sforzato di riparare il danno. Fino a domenica sera. Era più facile immaginare una rivoluzione, ma non era la soluzione migliore. Blasi lo ha pensato e ha invitato tutti a ricompattarsi. Ricevendo subito una risposta sorprendente come la sua mossa. La squadra, infatti, ha chiesto al presidente di anticipare la partenza del ritiro per preparare la partita di Giulianova nel modo migliore. Sembra assurdo, ma è così: dopo i malumori per la “clausura” di Casole Bruzio, arriva una richiesta contraria. Accettata: il Taranto avrebbe dovuto partire per Porto d’Ascoli (abituale sede dei ritiri prepartita rossoblu) venerdì mattina e, invece, partirà nella mattinata di giovedì, per effettuare nelle Marche anche la partitella infrasettimanale. La riunione, protrattasi fino a tarda sera, non ha avuto grossi momenti di tensione. Al centro, ovviamente, c’era la situazione di classifica, la serie di pareggi, la necessità di arrivare ai playoff. Ed è entrato, anche, il silenziostampa. Perché i giocatori, proprio parlando dell’isolamento in cui si erano ritrovati, hanno anche messo l’accento sull’impossibilità di spiegare e rapportarsi con l’ambiente. Altra richiesta approvata all’unanimità: il Taranto, molto probabilmente, tornerà a parlare da domani mattina, interrompendo un silenzio che dura (qui i tempi della “crisi” coincidono) dalla partita giocata in casa della Cavese. Due mesi bui sono cominciati lì. Forse possono finire a Manduria. Vedremo. di Fulvio Paglialunga
Taranto, prevale il buon senso A Blasi è servito un colloquio durato oltre tre ore per capire le difficoltà che attanagliano il Taranto da qualche giornata a questa parte. Esonerare Papagni? Non sarebbe stato il giusto rimedio per venire fuori da un momento di precario equilibrio. Lo abbiamo scritto a più riprese nelle recenti settimane. Anzi, i rischi che questa decisione potesse rivelarsi controproducente erano altissimi. Blasi ha capito la delicatezza della situazione. Ha riflettuto, annotando, durante la settimana di ritiro, i malumori della squadra. Anticipandone il rientro dalla Calabria e facendole visita alla vigilia dell’impegno con il San Marino. Ha saputo attendere la partita, nella speranza che dal campo emergesse un segnale forte. Non ha ricevuto una risposta positiva. Il risultato e la prestazione non potevano averlo soddisfatto. Ha scelto un’altra strada. Bruciata la chance del ritiro e accantonata l’ipotesi di cambiare la guida tecnica, ha convocato l’intero staff tecnico e gli atleti nella sua azienda di Manduria. Ha ammorbidito i toni, capendo che il muro contro muro avrebbe potuto rappresentare l’ostacolo più ingombrante nella corsa ai playoff. Un lungo faccia a faccia dai toni per niente accesi. L’intento non era quello di aggredire, rischiando di ingigantire le difficoltà psicologiche. E' emersa la parte più razionale di Blasi, da sempre indicato come una persona eccessivamente istintiva. Poi il gesto: il presidente ha pagato gli incentivi rimasti in sospeso all’intera rosa. Mossa intelligente: in questa maniera ha posto gli atleti di fronte alle proprie responsabilità, togliendoli, dal prossimo appuntamento, la possibilità di appellarsi a qualsiasi alibi. In giornata, inoltre, la società potrebbe comunicare, attraverso una nota stampa, l’interruzione del silenzio stampa che riguarda tutti i tesserati - Papagni aveva ripreso a parlare nel dopogara dalla gara di Terni -. Adesso il problema diviene squisitamente tecnico. Perché nell’involuzione del Taranto c'è anche questo. La ritrovata alleanza tra squadra e società potrebbe portare giovamento anche sotto questo aspetto. Oggi, intanto, Deflorio e compagni riprenderanno la preparazione in vista dell’insidiosa trasferta di Giulianova. Saranno da verificare le condizioni di De Liguori che è rimasto a riposo per l’intera scorsa settimana. Monticciolo, invece, non tornerà a disposizione prima di quattro-cinque settimane. L’ecografia a cui si è sottoposto ieri pomeriggio ha accertato la lesione al polpaccio. Tra gli abruzzesi mancherà il difensore Ippoliti espulso contro il Ravenna. di Fabio Di Todaro
Iacovone, c’è l’intesa Taranto Sport e Comune hanno finalmente raggiunto l’accordo economico per l’utilizzo dello Iacovone. E’ accaduto ieri mattina, nella sede dell’ente civico dopo poco più di un’ora e mezzo di colloquio fra il presidente Blasi, accompagnato dal direttore generale, Vittorio Galigani, ed il sub-commissario, dott.ssa Iaculli. La società rossoblù verserà nelle casse comunali la somma di 40mila euro annui (4mila al mese) senza diritto di esclusiva. In più si accolla l’onere di compiere le pulizie all’interno dello stadio. Il Comune, invece, pagherà tutte le spese (luce, acqua, gasolio e quant’altro necessita per il buon funzionamento dell’impianto). C’è da aggiungere che, in base al protocollo d’intesa firmato il 26 novembre scorso, la Taranto Sport defalcherà dai 40mila euro dovuti le somme anticipate per l’erogazione dell’energia elettrica tramite il generatore di corrente (la luce mancò per circa due mesi). La firma in calce alla convenzione avverrà lunedì 26 marzo, alle ore 12, sempre al Comune. L’accordo scadrà il 30 giugno prossimo. Dopo quella data sarà la subentrante amministrazione che dovrà raggiungere la nuova intesa. Si spera che il nuovo sindaco trovi le risorse economiche per adeguare finalmente lo stadio al nuovo Decreto Amato dopo averlo restaurato. Ammenocchè i preventivi che, giustamente, si faranno in quella occasione, non consiglino i nuovi amministratori ad investire il denaro nella costruzione di un nuovo stadio (magari di 25mila persone) in una località in grado di ospitare ampi parcheggi per le auto. di Giuseppe Dimito
Papagni a rapporto da Blasi
«Papagni passa, il Taranto resta». Nell’unica battuta lapidaria, ed efficace, regalata durante l’improvvisata conferenza stampa, fuori da un ribollente spogliatoio, il tecnico del Taranto getta la maschera. Ma è solo un attimo. Alla stampa dirà che del vertice convocato a Manduria dal presidente Blasi non sa nulla:
«Io vado a casa mia, festeggio finalmente i vent’anni di mia figlia visto che sabato ero in ritiro e non ho potuto farlo. Sapete come la penso: per me i sentimenti vengono prima di tutto. Nel calcio, poi...». Poi, in realtà, all’incontro con Blasi, Papagni ci andrà per esporre, pare con alcuni giocatori, il
"malessere" della squadra (leggi trattamento economico e rapporti tra il patron e lo spogliatoio). Ma in quel momento, in quel preciso momento in cui la voce s’incrina leggermente parlando di sé, della sua famiglia, il mister rimette la maschera e torna ad imbastire la tradizionale recita a soggetto:
«Il Taranto, nel primo tempo non ha giocato male. Dopo il vantaggio potevamo raddoppiare». Parole che stridono con il deludente 1-1 imposto dal San Marino di Walter Nicoletti. Solo che, questa volta, svanito il fattore
"C", sbattuti fuori dai playoff forse definitivamente visto l’arduo calendario, con gli evidenti limiti di tenuta atletica e nervosa mostrati ieri, recitare a soggetto non basta. La maschera è ormai lacera. E questo, in fondo, Papagni lo sa. Perciò attacca il pezzo finale, con
"sindrome da assedio" incorporata: il male oscuro di cui soffrono lui, la squadra e pezzi della dirigenza. Chiedendo
«più compattezza dell’ambiente» e atteggiamenti mentali e verbali che non diano
«vantaggi alle dirette concorrenti», Papagni torna a battere il tasto del clima, mandando a Blasi un messaggio cifrato. Un messaggio a mezzo stampa:
«Ieri dopo il primo gol la squadra non sentiva intorno a sé il solito entusiasmo. Quello che lo scorso anno ci trascinò in C1. In determinati momenti la squadra non è stata aiutata». Quali sono questi momenti? Ed è davvero tutto riducibile all’esaurirsi della
"spinta propulsiva" dei tifosi? Ecco perché in larghi tratti del colloquio con Aldo Papagni è sembrato che alcune sue parole
«troppe chiacchiere in settimana tra dirigenti, tifosi, nella
Le pagelle di Lorenzo D'Alò BARASSO 5,5 - Difettoso nelle uscite alte. Qualche incomprensione con i compagni di re parto.
In casa terzo pari di fila Terzo pareggio di fila in casa per il Taranto e tutti per 1-1. L’ultimo successo interno risale all’11 febbraio scorso quando il Lanciano venne battuto per 2-1 e nell’occasione l’undici di Papagni coglieva la settima vittoria consecutiva allo "Iacovone" (in questa stagione nelle 13 gare interne i rossoblù hanno raccolto 8 successi, 4 pareggi ed una sconfitta).
Nicoletti tra sorrisi e commozione
La soddisfazione per il risultato conseguito e l’emozione per l’accoglienza ricevuta si mescolano sul suo volto. Walter Nicoletti non sa come iniziare il colloquio con i cronisti. Ha appena vissuto una domenica di calcio che difficilmente potrà cancellare dall’album dei ricordi. «Non mi aspettavo un simile trattamento dal pubblico di Taranto - esordisce il tecnico di Sant'Arcangelo -, siamo usciti raccogliendo tanti applausi. Vuol dire che ciò che feci 17 anni fa non è finito nel dimenticatoio». L'attualità prende il sopravvento. L’intento del San Marino è stato chiaro sin dalle prime battute di gioco. «Dovevamo bloccare gli uomini di maggiore qualità - prosegue Nicoletti - e ritengo che il lavoro programmato sia stato svolto correttamente. Occorreva difendere la nostra area e cercare le ripartenze in contropiede. Ma l’unica ingenuità ci è stata fatale. Non si può lasciare solo Deflorio in area e permettergli di calciare senza il minimo tentativo di ostruzione. A quel punto abbiamo preso l’iniziativa, ma non era assolutamente facile creare azioni pericolose contro una compagine qualitativamente valida. Siamo stati bravi a sfruttare una palla inattiva, puntando sull'abilità dei nostri saltatori e su un errore del Taranto in fase di marcatura». Per il centrocampista Simone Berardi, tra i migliori nelle fila del San Marino, «era importante dare continuità al pareggio ottenuto con il Manfredonia. Questo punto ci consente di muovere la classifica e rappresenta un’importante iniezione di fiducia in vista del futuro. Abbiamo affrontato una squadra che ha come obiettivo il raggiungimento dei playoff e che, reduce dall’1-1 con la Juve Stabia, puntava al risultato pieno. In realtà, però, mi aspettavo una prestazione maggiormente aggressiva da parte del Taranto. Nel primo tempo i rossoblù hanno gestito il confronto, tenendo molto larghi Catania e Toledo e costringendo i nostri esterni di centrocampo a mantenersi molto bassi per aiutare i terzini». Per la prima volta da quando è andato via dallo Ionio, Giovanni Abate ha affrontato la sua ex squadra senza apporre la propria firma alla voce marcatori. «Ma era più importante tornare a casa con un risultato positivo - è il commento dell’attaccante calabrese -, e posso affermare che il pareggio premia equamente le due squadre. Dopo l’1-0 abbiamo avuto un pizzico di fortuna pareggiando sugli sviluppi di un calcio d’amgolo. Il Taranto aveva chiuso bene gli spazi e difficilmente saremmo stati pericolosi in area avversaria. Il gol di Florindo, invece, ci ha permesso di disputare la gara che avevamo preparato. Ci siamo difesi bene, senza correre molti rischi e ripartendo in contropiede». di Fabio Di Todaro Niente sedano siamo inglesi Mentre la Federazione inglese cancella il divieto di esporre vessilli nazionalisti negli stadi d'oltre Manica, il Chelsea ha deciso di chiudere le porte di Stamford Bridge al pericolo ortaggi. Il club londinese ha vietato l'ingresso a chiunque si presenti allo stadio carico di verdure, in particolare il sedano. Che da più di 20 anni è uno dei simboli più amati dai tifosi dei blues in omaggio a un coro porno-anale intitolato appunto "Celery" («se la ragazza non viene, le solleticherò il culo con un sedano»). Di recente però il sedano è diventato anche l'oggetto contundente più in voga tra i tifosi di Drogba e compagni, lanciato sulla testa degli avversari (quelli dell'Arsenal in Coppa di Lega) o degli arbitri (due di loro l'hanno messo a referto). Così la Federcalcio inglese, che ha appena dato il via libera alla Union Jack e alle croci di St. George e St. Andrew sugli spalti, ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del Chelsea. Rischiando una grossa multa, il club di Abramovich ha subito richiamato i tifosi a una filosofia no-veg. «Lanciare qualsiasi oggetto in campo - sta scritto sul sito della società - rappresenta un'azione criminosa per la quale può scattare anche l'arresto. D'ora in poi, chiunque sarà sorpreso a lanciare sedani verrà bandito dallo stadio».
Taranto, tre per una maglia Castellaneta Marina non è la Calabria. E questo basta a alleviare il malumore, pur senza farlo sparire. Il ritiro del Taranto ha cambiato sede, tornando in un clima assai più vicino a quello che troveranno nella partita contro il San Marino. Dopo i mugugni si avvicina il campo: la rifinitura di oggi si terrà a Taranto (altro cambio di programma in corsa: era prevista a Castellaneta) e il San Marino comincerà ad essere un’ombra inquietante. Perché la sfida è da vincere e i rossoblu se lo sono ripetuti fino alla noia. Discorso logico: i giocatori non hanno gradito la “punizione” inflitta da Blasi, ma hanno capito che l’unico modo per ridurre le distanze tra società e squadra, in questo momento, è ottenere risultati. E su questa base hanno stipulato una sorta di patto, cercando di agevolare il ripristino della normalità. L’occasione che si presenta domani appare ghiotta, ma va sfruttata. E, per questo, Papagni studia la formazione adatta. Ci sono delle certezze: rientrerà Monticciolo (squalifica scontata), ritroverà spazio dall’inizio Toledo (domenica in panchina per la prima volta in stagione) e mancherà De Liguori, che per l’intera settimana non si è allenato per via di un dolore alla caviglia. Le maglie sembrano assegnate, ma ne manca una, a centrocampo, in grado di cambiare l’assetto e la mentalità della formazione. Se la giocano Mattioli, Cejas e Catania. Scegliere Mattioli vorrebbe dire scommettere sulle sue fughe a sinistra e tenere Toledo a destra. Puntare su Cejas, invece, porta alla coppia centrale tra l’argentino e Monticciolo e all’allargamento di Mancini a destra, con la doppia funzione di esterno in fase di non possesso e trequartista quando si attacca. Catania, invece, rappresenterebbe una scelta più comoda: riporterebbe l’impianto a una versione già vista, con Toledo sulla corsia mancina. L’altro dubbio è legato a Cammarata: ieri mattina, nell’ultimo allenamento a Casole Bruzio, l’attaccante ha fatto solo corsa leggera per una botta al quadricipite rimediata nella partitella. Oggi si saprà se l’impiego non è pregiudicato, ma Ambrosi si sta scaldando.
Nicoletti: «Ci salveremo» Per la seconda settimana consecutiva il Taranto ritroverà sulla panchina avversaria un tecnico con un passato in rossoblù. Walter Nicoletti - subentrato a Roberto Alberti alla guida del San Marino dalla dodicesima giornata - ha guidato il Taranto in serie B nella stagione '90-'91 chiudendo la stagione al nono posto. Adesso incrocerà una compagine che punta ai playoff nonostante un periodo di appannamento. «Ma i playoff rappresentano un obiettivo alla portata dei ragazzi di Papagni - attacca il trainer romagnolo - che può vantarsi di allenare un gruppo costituito da elementi di grande valore. Tornare allo "Iacovone" sarà emozionante, anche se cercherò di uscirne imbattuto per avvicinare la mia squadra al traguardo della salvezza». 25 punti in classifica con la zona playout distante appena due lunghezze. Il San Marino condivide con il Martina la terzultima posizione, ma l’ambiente è abbastanza fiducioso. «Abbiamo appena superato un periodo difficile - prosegue Nicoletti -. La vittoria manca dal 14 gennaio (1-0 con il Lanciano), ma domenica ho ricevuto indicazioni confortanti. Continuando a giocare così conquisteremo nuovamente un risultato pieno, anche se ci attendono una serie di impegni difficili». Il tecnico di Sant'Arcangelo è stato più volte vicino all’esonero negli ultimi due mesi. L’ingenuità, però, è stata commessa dalla proprietà che, dopo aver conseguito tre vittorie esterne consecutive, non ha ritenuto necessario rinforzare adeguatamente l’organico a gennaio - sono arrivati i giovani Turchetta (Vicenza) e Napolitano (Cremonese). Lontano dalle mura amiche il San Marino ha il rendimento migliore tra le formazioni che ambiscono a salvarsi (3 vittorie, 3 pareggi, 5 sconfitte). A preoccupare, adesso, è la sterilità offensiva. Dall’inizio del girone di ritorno la compagine della repubblica indipendente è andata a segno solo in tre circostanze. E anche nell’ultima gara con il Manfredonia ha palesato una certa difficoltà nella finalizzazione. Per la prima volta dall’inizio del campionato Nicoletti avrà l’intera rosa a disposizione (rientrerà Di Maio). Dal 4-4-2 non si prescinde. Dinanzi all’esperto numero uno Dei (ex Rimini), la linea difensiva sarà composta da Nossa, D’Angelo, Di Maio e Florindo. Ferrari (a destra) e Turchetta (a sinistra) agiranno sulle corsie laterali, Napoletano e Faieta saranno i due interni. In attacco dovrebbero essere confermati l’ex Abate e Ligori (4 gol). di Fabio Di Todaro
Taranto, si ferma Cammarata Contro il San Marino Cammarata è in forse. L’attaccante soffre di una botta al polpaccio rimediata giovedì nel corso del test in famiglia. Si è fortuitamente scontrato con Pastore. Inizialmente sembrava che il colpo dovesse assorbirsi durante la nottata. Invece ieri mattina, all’inizio dell’ultimo allenamento in terra calabrese, il giocatore ha accusato un forte dolore al polpaccio colpito per cui ha corso a parte. Sarà visitato dal dott. Petrocelli oggi pomeriggio poco prima di iniziare la seduta di rifinitura. Se non dovesse accusare alcun malessere, sarà regolarmente in campo. Caso contrario tornerà in formazione Sandro Ambrosi. La comitiva rossoblù è ritornata nel tarantino ieri pomeriggio intorno alle 17,30 alloggiando nel solito albergo di Castellaneta Marina. La formazione è ancora in alto mare. La difesa dovrebbe essere la stessa di domenica scorsa: Barasso in porta, Cosenza, Caccavale, Prosperi, Colombini. In mezzo Monticciolo e Mancini sono pressoché certi. Toledo dovrebbe sostituire Mattioli. Sulla fascia destra la scelta è fra Larosa, Catania e Zito. In avanti Deflorio dovrebbe essere accompagnato da Cammarata (polpaccio permettendo). Altrimenti giocherà Ambrosi. La Questura fa sapere che le nuove disposizioni riguardanti gli striscioni, i tamburi, il microfono ed il megafono partiranno dal 1 aprile, giorno della gara con il Perugia (ma sarà bene cominciare ad abituarsi sin da quella di domani). di Giuseppe Dimito
La Nord si astiene dal tifo Le nuove norme in materia anti-violenza, che come noto vieteranno ai tifosi anche di portare allo stadio striscioni non autorizzati, hanno provocato la reazione dei tifosi della Curva Nord del Taranto, che hanno annunciato la loro astensione dal tifo a tempo indeterminato. Ecco il comunicato: «La Curva Nord Taranto annuncia che, a partire dalla prossima gara interna con il San Marino, si asterrà a tempo indeterminato da qualsiasi forma di tifo organizzato. Questa decisione è stata presa a seguito delle nuove norme in merito alla sicurezza negli stadi che, in realtà, sono solamente delle leggi liberticide che hanno come unico fine quello di trasformare il calcio da uno spettacolo di colori e passione in uno spento teatro. I nuovi regolamenti, infatti, prevedono la possibilità di introdurre nelle curve striscioni, coreografie e tamburi solo tramite una domanda preventivamente fatta in Questura, trasformando la nostra curva da un regno del tifo in un ufficio, con tanto di marche da bollo e di attese burocratiche. La nostra decisione, perciò, è di non piegarci a questo stato di cose come, del resto, è fuori discussione una nostra qualsiasi collaborazione con la Questura o con le Forze dell’Ordine, visti e considerati tutti gli abusi e le diffide indiscriminate che abbiamo subito negli ultimi anni. Tuttavia, ci sentiamo in dovere di precisare che questa decisione non significa affatto un autoscioglimento. Nonostante questa repressione abbia assunto le caratteristiche di un vero e proprio regime dittatoriale, possiamo tranquillamente rassicurare coloro che vogliono debellarci che non scompariremo tanto facilmente. L’essere ultras non rappresenta solamente un fenomeno domenicale, bensì vuol dire aggregazione e partecipazione sociale, un modo di vivere la nostra vita, sette giorni su sette. In sostanza, possiamo affermare che la nostra passione è più forte di qualsiasi norma o regolamento e non sarà certo la mancanza di uno striscione a farci perdere la nostra compattezza e la nostra voglia di lottare contro delle leggi ingiuste».
Papagni rispolvererà il 4-4-2?
Doveva essere un giovedì pomeriggio diverso, con il consueto test infrasettimanale da disputare contro il Lappano (compagine militante nel campionato di Prima categoria calabrese). Invece Aldo Papagni, suo malgrado, ha dovuto organizzare in pochi minuti un collaudo in famiglia sul terreno di gioco dell’Hotel Virginia. A far saltare l’amichevole è stata la rottura di uno scaldabagno dell’impianto sportivo della formazione ospitante, non in grado di garantire l’erogazione dell’acqua calda negli spogliatoi. L’inconveniente non ha reso felice il tecnico di Bisceglie. Il manto erboso su cui si stanno allenando Deflorio e compagni da martedì pomeriggio è gibboso e abbastanza irregolare, in grado di mettere a repentaglio l’incolumità degli atleti. Si sono allenati 21 calciatori e Papagni ha fatto disputare tre tempi da 25, 15 e 10 minuti con una squadra che ha giocato in inferiorità numerica. L’unica certezza è legata all’indisponibilità di Vincenzo De Liguori, alle prese con un malanno alla caviglia da diverse settimane, rimasto a riposo con l’attaccante Scarci. Il centrocampista partenopeo - verrà sostituito da Monticciolo, al rientro dalla squalifica - si sottoporrà ad accertamenti non appena la squadra rientrerà nel capoluogo ionico. Diverse le soluzioni tattiche provate. Il trainer rossoblù, però, dovrebbe rispolverare il 4-4-2 accantonato domenica scorsa. Rispetto all’undici che ha impattato contro la Juve Stabia potrebbero accomodarsi in panchina Mattioli e Panini. Non ci saranno novità nel pacchetto arretrato. Nonostante il rientro di Pastore consumato contro le "vespe" (mancava per infortunio dallo scorso 1 ottobre), la linea a 4 sarà composta da Cosenza, Caccavale, Prosperi e Colombini. Nella zona nevralgica agiranno Monticciolo e Mancini, con Catania (appare in vantaggio su Larosa e Panini) a destra e Toledo pronto ad occupare nuovamente l’out mancino. In attacco si dovrebbe ripartire da Deflorio e Cammarata. A differenza delle precedenti settimane, però, Papagni appare intenzionato a rilanciare Ambrosi. Il bomber di Fiuggi si è messo in evidenza nella partitella in famiglia, dimostrando di voler riconquistare quella maglia da titolare che gli manca dalla trasferta di Manfredonia (18 febbraio). C'è, poi, u n’ipotesi 4-2-3-1, già provato nella partita a tema che ha concluso la seduta di mercoledì pomeriggio. Dinanzi al consueto reparto difensivo, Papagni ha schierato Cejas e Monticciolo, con Mancini, Deflorio e Toledo nelle vesti di incursori alle spalle dell’unica punta Cammarata. E’ un’idea stuzzicante, ma che difficilmente si concretizzerà dall’inizio del match contro il San Marino. Di questi tempi, però, non esistono garanzie. Papagni ha spesso schierato una formazione diversa da quella provata il giovedì. Postilla: al termine della sgambatura Monticciolo, Cejas e Prosperi si sono trattenuti sul rettangolo verde a provare situazioni di gioco su palla inattiva. Chissà che il difensore pescarese non stia preparando un’altra sorpresa come quella di Terni. di Fabio Di Todaro
Calabria addio si torna in sede Il Taranto ritorna oggi in sede. Il programma prevede in mattinata la penultima seduta settimanale a Casole Bruzio, il pranzo e la partenza per Castellaneta Marina, sede dell’ultima parte del ritiro. La rifinitura avverrà domani mattina. Alla fine, dunque, ha prevalso il buon senso. Il presidente Blasi è venuto incontro alle richieste dei giocatori decidendo di anticipare di un giorno il rientro. Fra i disagi che i giocatori hanno dovuto affrontare, va segnalata la irregolarità del terreno di gioco calabrese (c’erano alcune gibbosità) che ha creato difficoltà nella preparazione giornaliera. In ogni caso dopodomani, contro il San Marino, squadra che occupa la scomoda terz’ultima poltrona in classifica, dovrà scendere in campo una formazione fermamente decisa a incamerare i tre punti in palio, unica condizione per avere la certezza matematica di restare ancorati all’utilissimo quinto posto in classifica. Deflorio e compagni non vincono allo “Iacovone” da più di un mese. L’ultimo successo risale, infatti, all’11 febbraio scorso: 2-1 contro il Lanciano con reti di Cammarata e Toledo. di Giuseppe Dimito
Pericolo autogol sul decreto Amato Il decreto Amato sulla violenza negli stadi rischia di diventare la nuova buccia di banana del governo Prodi. Dopo essere stato approvato in Senato, ieri era atteso il via libera anche alla Camera. Non è arrivato, perché anche i deputati hanno proposto i propri emendamenti, che prevedono modifiche del decreto. Tutto rimandato al Senato, dove potrebbe venire fuori il vero inghippo, ovvero la probabilità che possa costare fatica trovare un accordo tra governo e rifondazione comunista, critica nei confronti delle nuove norme. Fino a ieri il cammino del decreto partorito dai fatti di Catania era stato rapido e indolore, con osanna bipartisan di fronte alla ritrovata fermezza del governo in materia di violenza negli stadi.
«Taranto, attenzione al San Marino» «Arrivai a Taranto nel periodo più brutto del recente passato. È questo il mio rammarico. Ma quei sei mesi in rossoblù rappresentano un’esperienza indelebile della mia carriera». La voce di Giovanni Abate diventa improvvisamente più squillante quando risponde ad una telefonata proveniente dalla Jonio. L’attaccante crotonese serba un ricordo positivo della sua breve parentesi in quella squadra che, al termine della stagione retrocesse in C2. «È una macchia che non riesco a cancellare, ma fare calcio a Taranto in quel periodo era praticamente impossibile. Senza tutti i problemi che ci attanagliavano quotidianamente ci saremmo salvati senza grosse difficoltà». Adesso la situazione è ben diversa. Il Taranto punta ad accedere nelle prime cinque posizioni, anche se il momento non è dei più brillanti. «So che la squadra è in ritiro in Calabria dopo aver disputato alcune prestazioni che non hanno soddisfatto il presidente Blasi. Ma tutte le compagini che lottano per la promozione hanno avuto un calo. È importante restare uniti in queste situazioni, superando le difficoltà senza polemiche. In questo modo il Ravenna ha superato la crisi tra novembre e dicembre - tre sconfitte consecutive, ndr - e si ritrova ancora al comando. E poi ho visto le immagini del pareggi con la Juve Stabia: c'è da dire che in questo periodo il Taranto è anche sfortunato se subisce una rete al terzo minuto di recupero da una squadra che, fino all’1-0, ha badato soltanto a difendersi». La lotta al vertice è molto agguerrita. Abate (tre gol siglati fino a questo momento) è convinto che «Avellino e Ravenna abbiano più chance rispetto alle altre pretendenti. I biancoverdi hanno un organico superiore, mentre il Ravenna può sfruttare la tranquillità dell’ambiente e l’esperienza di molti calciatori. Poi vedo il Taranto e la Cavese: all’andata mi hanno fatto un’ottima impressione e potrebbero accedere alla serie cadetta attraverso i playoff. Sembrerà strano, ma il Perugia non mi ha affatto impressionato: l’abbiamo affrontato due settimane fa e hanno vinto perché il San Marino ha disputato una delle peggiori prestazioni dell’anno». La sua squadra, invece, è invischiato nella bagarre salvezza. Non vince dal 14 gennaio (1-0 col Lanciano) e, nelle ultime sette giornate, ha raccolto appena quattro punti. «Ma ritengo che il periodo più difficile sia alle spalle - prosegue l’ex centravanti di Palermo e Avellino -. Contro il Manfredonia abbiamo disputato un’ottima prestazione in cui ci è stata anche annullata una rete. Conquistare la permanenza sarebbe come aver vinto un campionato. A San Marino l’ambiente è quasi surreale. C'è troppa tranquillità e, soprattutto chi non aveva mai giocato al sud, ha trovato difficoltà affrontando squadre come il Taranto, l’Avellino, la Salernitana. Dopo la trasferta dello Iacovone ospiteremo la Cavese e poi giocheremo a Castellammare di Stabia. Saranno gare difficilissime ma siamo certi che, giocando come abbiamo fatto domenica, potremo mettere nel carniere un buon bottino di punti». di Fabio Di Todaro
Dal ritiro calabrese si tornerà domani Doppia seduta ieri per il Taranto. De Liguori è rimasto ancora fermo. La caviglia sinistra gli fa male. Il dott. Petrocelli gli ha prescritto riposo assoluto. Considerata la distanza con la Calabria, non lo potrà visitare prima di domani, giorno in cui la comitiva rossoblù, per condivisibile decisione del presidente Blasi, presa ieri mattina, farà rientro in sede. Ma il ritiro continuerà a Castellaneta Marina. Il resto della truppa sta bene. All’orizzonte c'è già il match con il San Marino. Oggi pomeriggio i rossoblù affronteranno in amichevole una compagine di Seconda categoria calabrese. Il test servirà a mister Papagni per cominciare a focalizzare la formazione che dovrà affrontare la difficilissima gara con i romagnoli i quali scenderanno allo Iacovone fermamente decisi a strappare almeno un punto che rimpingui la loro anemica classifica. Mister Nicoletti, tecnico dei biancorossi, non ama il gioco ostruzionistico, ma quasi certamente punterà a chiudere tutti i varchi che conducono alla porta difesa dal bravo Dei per cercare di ritornare a casa con un risultato positivo. Monticciolo rientrerà in formazione. Toledo, molto probabilmente. Zito e Catania si contenderanno la maglia di esterno destro. Da verificare la conferma di Cammarata. di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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