Un tifoso morto ferma lo sport
Che sia calcio, basket o pallavolo non fa differenza. Il derby greco tra Olimpiakos Pireo e Panathinaikos è noto come uno tra i più sentiti e duri nel panorama europeo. Giovedì, in occasione dell'incontro tra le due compagini di pallavolo femminile, ai soliti scontri si è aggiunto l'evento più tragico: un tifoso di 25 anni è stato travolto e ucciso da un'auto in fuga i cui due passeggeri sono stati arrestati. Sei sono stati i feriti, due accoltellati e quattro brutalmente percossi a bastonate, e tredici gli arrestati. Così ieri il governo greco ha preso una decisione storica: niente sport per 15 giorni in tutto il paese e alle porte misure d'emergenza - come ad esempio abolire la concessione della condizionale a chi viene arrestato sul fatto - con un occhio di riguardo per i provvedimenti legislativi italiani seguiti alla morte dell'ispettore Raciti a Catania. La ricostruzione delle forze dell'ordine, come già avvenuto in Italia, evidenzia la premeditazione dei fatti: testimoni hanno riferito che decine di tifosi dell'Olympiakos sono arrivati a Peania e prima dell'inizio della partita hanno attaccato con lanci di sassi, ma anche a bastonate e coltellate, i sostenitori della squadra avversaria.
Il decreto rischia di saltare Martedì il Senato rischia di affossare il decreto antiviolenza Amato-Melandri. «Sono profondamente preoccupato e allo stesso tempo turbato e perplesso perché, qualora non fosse approvato, sarebbe uno schiaffo per la famiglia Raciti, per la memoria di Raciti e Licursi e per i milioni di italiani che hanno condiviso la scelta di agire in maniera forte»: questo sostiene con decisione e coraggio Luca Pancalli, commissario Figc. In scadenza, ormai. «Mi spiace solamente che martedì non sarò più commissario - ha aggiunto- perché, se fosse successo qualcosa al cammino del decreto, mi sarei dimesso: da italiano, mi sentirei offeso». Lo stesso Giancarlo Abete, che lunedì diventa presidente Figc, è molto preoccupato. Più ottimista sembrerebbe Giovanna Melandri. Ma forse non vuole urtare la suscettibilità dei senatori. «Martedì il decreto antiviolenza farà il suo passo decisivo e definitivo», ha detto il ministro dello sport. Se decadesse, il decreto potrebbe essere reiterato da Amato? Ipotesi non impossibile, ma molto difficile. Il governo rischia davvero una pessima figura e stupisce, in questi giorni, il silenzio del ministro Giuliano Amato sul suo decreto, che fu apprezzato dall'opinione pubblica a larghissima maggioranza. Il problema è che si assiste ormai ad un palleggio di responsabilità fra Camera e Senato. Una brutta storia. Molto italiana.
Taranto, quattromila bandiere rossoblù Saranno 4mila le bandierine rossoblù che saranno distribuite domani pomeriggio dinanzi a tutti gli ingressi dello Iacovone. Il presidente Blasi chiede cerca il sostegno dei tifosi, anche alla luce dell’annunciata protesta della curva Nord. Un tifo possente (ma corretto) potrebbe condurre quasi per mano Deflorio e soci verso quella vittoria che sarebbe molto importante in chiave di formazione della griglia dei playoff. Soprattutto se, contestualmente, il Ravenna dovesse battere a domicilio la Cavese. Gli studenti che entreranno gratis per tifare Taranto dovrebbero essere circa 500 (accompagnatori-docenti compresi). Si accomoderanno in tribuna laterale ed entreranno dalla porta 7. Da Perugia sono annunciati non più di 100-150 spettatori. La partita si giocherà. La Green Service, mostrando attaccamento ai colori sociali, ha deciso di compiere il classico passo indietro. Questa mattina taglierà l’erba in più, passerà il rullo ed innaffierà il terreno. Domani mattina effettuerà la tracciatura. Un bel gesto! La cornice d’entusiasmo è pronta. Fra 24 ore la parola spetterà al campo. Serve veramente una grossa prestazione per avere ragione di un Perugia che scende a Taranto con il vento in poppa (i grifoni stanno facendo bene ultimamente). Occorrerà gettare il cuore oltre l’ostacolo, come si dice solitamente in questi casi, per tentare di acciuffare i tre punti. Bisogna entrare in campo con la convinzione di disputare una gara da playoff. In effetti il Perugia vale tantissimo. Probabilmente più di quanto dica la classifica. Papagni ha fatto ieri allenare la squadra al Vivisport per non compromettere il terreno di gioco dello Iacovone, appesantito dall’abbondante pioggia. Solo Colombini e De Liguori si sono allenati allo stadio. Cammarata è guarito. La formazione è pressocchè fatta. Con il "cangiante" 4-4-2 dovrebbero giocare: Barasso, Cosenza, Caccavale, Pastore, Colombini (o Panini); Larosa, Cejas, Mancini, Toledo; Cammarata, Deflorio. di Giuseppe Dimito
E' morto Franco Panini
E' morto il papà delle figurine. L'editore Franco Cosimo Panini, 76 anni, si è spento nella tarda mattinata a Modena. Assieme ai fratelli Giuseppe, Umberto e Benito, negli anni Sessanta fu il protagonista della nascita e dello sviluppo della celebre impresa specializzata nella produzione di figurine per ragazzi.
Papagni: «Puntiamo a vincere»
Un passo alla volta. Lavorando con serietà, senza preoccuparsi troppo del futuro. E’ la ricetta per il finale di campionato di Aldo Papagni, pronunciata con un sorriso rivelatore: il “cielo”, all’interno dello spogliatoio, è tornato sereno, sgomberato dalle nubi. Il motivo? Si potrebbe pensare all’effetto benefico della vittoria di Giulianova. Ma il tecnico di Bisceglie offre una chiave di lettura diversa. «Vivo con i giocatori ogni giorno: vi posso assicurare che anche nei momenti più bui il gruppo è rimasto sempre coeso e sufficientemente ottimista. Pensate che sabato, prima della sfida con gli abruzzesi, i ragazzi hanno coinvolto un loro compagno in uno scherzo riuscitissimo. L’umore, in ritiro, era buono: eppure venivamo da qualche risultato non troppo positivo». Il Taranto, comunque, sorride di più, anche in allenamento. Ed è un bene: la condizione migliore per preparare lo scontro diretto con il Perugia, posizionato appena un punto sotto. La vittoria è il gioiello, prezioso, da cogliere: Papagni lo sa. «Ma noi ci prepariamo sempre al meglio: allenandoci, sacrificandoci giorno dopo giorno, mettendo a punto le strategie giuste per superare una squadra fortissima, tra le più forti del girone di ritorno. Ci vorrà un supplemento di energia per sconfiggere gli umbri». Defezioni da entrambe le parti: il problema c’è, ma è speculare. Se al Taranto mancano Prosperi (e forse Colombini), Cari deve rinunciare a Mocarelli e Mazzeo: «Ma la nostra squadra - evidenzia Papagni - è abituata da sempre ad affrontare le difficoltà e ad attenuarne le conseguenze. Pastore, ad esempio, si candida per un posto: sta lavorando da molto per rientrare, sta ritrovando la condizione e ha la grande esperienza dalla sua parte. Del resto, abbiamo avuto anche momenti peggiori: dobbiamo soltanto cercare di recuperare il maggior numero di atleti e stringere i denti». Perugia passa al microscopio. «Avversario difficile - commenta l’allenatore ionico - ma a questo punto tutte le avversarie sono temibili. Gli stimoli ci sono sempre, a maggior ragione quando affronti un avversario di spessore: anche psicologicamente sappiamo che potremo giocare a calcio e avere l’occasione di “far male” all’avversario. Di certo non giocheremo per il pareggio: non lo abbiamo mai fatto». L’assetto dei perugini è tutt’altro che un mistero. «Giocano con il 4-2-3-1, possono contare su una grande capacità tecnica sulle fasce e sul trequartista dietro la punta centrale. Sono sicuro che non verranno a fare le barricate: conosco e stimo il tecnico Cari e i suoi giocatori. Sanno cambiare volto, tatticamente, anche in corsa: dovremo stare attenti, ma anche i perugini avranno il loro bel da fare». Il pubblico sugli spalti: argomento delicato. Papagni e l’intero team rossoblu sperano di rivedere sui gradoni dello “Iacovone” l’entusiasmo dei giorni migliori. Legittimo auspicio. «Per noi sarebbe un vantaggio, è ovvio - commenta Papagni - . Tutti ravvisiamo la necessità di ritrovare il massimo sostegno da parte della tifoseria. Comprendiamo le loro motivazioni, ma ci auguriamo ugualmente di vedere allo stadio il solito entusiasmo». di Leo Spalluto
La certezza è Pastore Il rientro di Pastore, il possibile recupero di Colombini, il ballottaggio De Liguori-Cejas a centrocampo, la probabile conferma di Larosa, Cammarata e Ambrosi in lotta per un posto: certezze mescolate a dubbi che accompagneranno Aldo Papagni fino a domenica, quando scenderà in campo l’undici che affronterà il Perugia. Le domande a cui rispondere sembrano quattro: un poker di maglie da assegnare che potrebbero diventare tre se Colombini recupererà in tempo. Le condizioni del terzino “semprepresente” rappresentano la maggiore incognita della settimana: la piccola distorsione al ginocchio rimediata ad inizio settimana si sta riassorbendo, il difensore si limiterà ad una leggera corsetta anche oggi. Domani Papagni proverà a schierarlo nella “rifinitura”: sarà la prova del nove. Altrimenti il compito di presidiare (e sganciarsi) sulla fascia sinistra toccherà a Panini, unica alternativa possibile (Papagni ha chiaramente scartato l’idea di arretrare un esterno d’attacco alla Zito). La squalifica di Prosperi, invece, ha già trovato la naturale risposta: torna Pastore (unico a giocare per intero la partitella tra i titolari) al fianco di Caccavale. Un po’ di suspence in più è legata a centrocampo e attacco: soprattutto nel cuore della manovra, dove ci sono molti candidati per due posti (o tre?). In bilico laterali e un posto al centro dove, accanto a Mancini, restano in corsa per la seconda casella il recuperato De Liguori e l’indomito Cejas. Con il primo in lieve vantaggio. Sulle ali la fascia destra potrebbe restare ad appannaggio di Larosa, convincente a Giulianova: Toledo dovrebbe partire da sinistra, e svariare su tutto il fronte d’attacco. A caccia di un posto anche Zito e Catania. Davanti, Cammarata è in grande spolvero (tre gol di pregevole fattura anche ieri) e, nonostante una botta al polpaccio subita durante la partitella, sembra favorito rispetto ad Ambrosi (schierato dall’inizio sette giorni fa). Capitan Deflorio farà compagnia al prescelto. La sgambatura pomeridiana di ieri contro gli Allievi di Passariello ha prodotto sette gol, gioco di prima e la sensazione di una squadra che sta ritrovando il giusto passo. A segno sono andati Cammarata con una splendida tripletta nella prima frazione (due di sinistro, uno di testa), Ambrosi (su rigore), Catania (doppietta) e Deflorio nella ripresa. Nella prima frazione, 40 minuti in tutto, il tecnico rossoblu ha schierato Faraon in porta, Cosenza, Caccavale, Pastore e Prosperi sulla linea difensiva, Larosa, Mancini, De Liguori e Zito a centrocampo, Cammarata e Mattioli di punta (Barasso e Scarci tra gli sparring partner). La ripresa (38 minuti) ha visto, invece, scendere in campo il baby Muscato tra i pali, Castroni, Prosperi, Pastore e Panini nel reparto arretrato, Catania, Mortari, Cejas e Toledo nel mezzo, Ambrosi e Deflorio in attacco. A tratti si è visto anche il 3-4-1-2: nella parte finale l’uscita di Pastore (Zito in campo) ha propiziato l’assetto a tre della difesa, con Toledo a destra e Zito a sinistra a centrocampo e Deflorio qualche metro dietro Ambrosi e Catania. di Leo Spalluto
«Ma senza tifo non è più calcio» Stadi senza tamburi e striscioni provocatori? Per lo "Iacovone" non è una sostanziale novità, visto che dalla partita con il San Marino la curva Nord, culla del sostegno caloroso, si è praticamente messa il bavaglio. Non uno striscione, non un coro, non una musicalità prodotta da tamburi o altri arnesi. In pratica la frangia più appassionata dell’impianto della Salinella ha avviato una "serrata" che, ufficialmente, ha nel mirino il Decreto antiviolenza, emanato dopo la morte del poliziotto Filippo Raciti nel corso del derby di serie A Catania-Palermo. La curva che ha imboccato la via del silenzio, interrogata dalla stampa o esternando i propri pensieri su internet, contesta la "rigidità" delle nuove disposizioni dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive del Ministero dell’Interno che, dalla prossima domenica, negherà l’introduzione di striscioni e di altro materiale simile, oltre a tamburi e mezzi di diffusione sonora, nel rispetto della normativa in materia di discriminazioni razziale, etnica e religiosa. «Qualcosa si è spezzato. La Nord prende una decisione sofferta e dolorosa. Innaturale, forse. Restare fuori, perché è in ballo la dignità. È in gioco la serie B ma sono in gioco anche diritti fondamentali, non solo degli ultras ma di tutti i tifosi» scrive la redazione dell’associazione Taranto Supporters. Secondo i tifosi della gradinata dello Iacovone, certe immagini scolpite nella memoria dei supporters rossoblù, che hanno assaporato anche la serie B, «non potranno tornare: senza striscioni, senza bandieroni, senza torce quello spettacolo non si potrà più ricreare. Ma la curva Nord porta avanti una protesta che merita rispetto». Cosa vibra nel popolo tarantino della curva, in questo momento in cui l’opinione pubblica guarda con attenzione al tifo? Cosa pensano i supporters rossoblù nel momento in cui i parlamentari si dividono sulle norme anti-violenza («tifosi trattati come mafiosi» denunciano Radicali e Socialisti), tanto da far ritardare sino al probabile 9 aprile l’approvazione definitiva del Decreto del Governo? Contattati, diversi esposnenti della curva Nord, preferiscono non rilasciare dichiarazioni, «perché a parlare – dicono – è la nostra protesta silenziosa della domenica». Reclamando l’anonimato, un tifoso della curva dello Iacovone sostiene che «senza un contorno, rumoroso e colorato, una partita di calcio non può esistere». Insomma, l’ultrà non si ritiene lo spettatore di un’operetta , ma ha bisogno di sfogare ("legalmente") la propria fede, partecipando all’evento. Ma proprio nel momento in cui il Taranto invoca il sostegno del pubblico, per centrare i playoff-promozione, sulla storica curva Nord cala il silenzio. «Sembra un controsenso – commenta Adriano Tribbia, presidente della circoscrizione comunale Tre Carrare-Solito ed assiduo frequentatore delle curve – visto che lo stadio è il luogo in cui si assiste ad uno spettacolo e dove si va anche per tifare. Ma la curva rimane un contesto variegato, dove ognuno è libero di esprimere la propria fede calcistica. Vi assicuro che in curva si può ancora tifare, facendolo in maniera civile. La protesta è, secondo il mio punto di vista, un modo per far emergere il disappunto nei confronti della rigidità delle nuove norme». Ma il tifo è cambiato dopo l’ennesima morte del calcio? «Non lo so, ci vorrà tempo per comprenderlo – risponde Tribbia -. Il problema va risolto al di fuori dello stadio. La questione non è solo legata alla tifoseria, ma riguarda un malessere sociale. Nella mia ultima domenica allo stadio, facevo una riflessione. Come mai da quando lo Iacovone presenta le aree di pre-filtraggio per gli spettatori, le presenze si sono quasi dimezzate? Forse molti, prima di questo intervento di selezione, non pagavano il biglietto? Come vedete, la violenza è un fenomeno che non può essere arginato solo con la legge, ma andrebbe esaminato in profondità. Con campagne di prevenzione e di studio sociale». Tutti d’accordo, però, sullo spettacolo del calcio. Da gustare anche senza tifo? di Alessandro Salvatore
Taranto, dubbio-Colombini Taranto tonico e voglioso. Queste le indicazioni scaturite al termine della partitella-collaudo disputata ieri pomeriggio contro gli Allievi di mister Passariello. L’unica nota stonata è giunta dal terreno di gioco: l’erba sta crescendo a vista d’occhio e la tracciatura è molto sbiadita. A tal proposito ieri mattina il dg. Vittorio Galigani ha inviato una missiva-segnalazione al Commissario prefettizio Blonda e, per conoscenza, al Prefetto Alecci ed al Questore Pozzo. Si spera, naturalmente, che la questione si sblocchi nelle prossime ore. E veniamo alla formazione. Papagni, secondo consuetudine, ha mischiato le carte mandando in campo due formazioni diverse e distinte. Nel primo tempo hanno giocato: Faraon; Cosenza, Caccavale, Pastore, Prosperi; Larosa, Mancini, De Liguori, Zito; Cammarata, Mattioli. Nella ripresa, invece, sono scesi in campo: Muscato, Castroni, Prosperi, Pastore, Panini; Catania, Mortari, Cejas, Toledo; Ambrosi, Deflorio. Per la cronaca sono state segnate 7 reti: tripletta di Cammarata nel primo tempo; doppietta di Catania, Ambrosi (rig.) e Deflorio nella ripresa. Da decifrare, pertanto, l’undici che scenderà inizialmente in campo contro la squadra di Cari. In difesa, oltre a Barasso, dovrebbero giocare sicuramente Cosenza, Pastore e Caccavale. Il dubbio riguarda il ruolo di esterno sinistro: se Colombini domani mattina dovesse riaggregarsi al gruppo, sarà della partita; caso contrario c'è pronto Panini. In mezzo al campo ci potrebbe essere la conferma del quartetto che ha giocato a Giulianova: Larosa, Cejas, Mancini, Toledo. L’unico dubbio potrebbe essere costituito dall’immissione di De Liguori (per Cejas?). In avanti accanto a Deflorio potrebbe essere confermato Ambrosi. In ballottaggio c'è Cammarata (ieri uscito prima per una botta ad un polpaccio). di Giuseppe Dimito
Iacovone, ci sono problemi Parafrasando Apollo 13, si potrebbe dire che “abbiamo un
problema”. Il solito, ricorrente, stucchevole problema. Intorno allo stadio Iacovone si sta raccogliendo l’intero campionario di paradossi e inefficienze, che non rendono tranquilli l’ambiente per due giorni di fila. Dopo la firma della convenzione d’uso di lunedì scorso sembrava che la questione potesse scorrere su un piano piuttosto liscio. D’altronde la società ionica aveva ottenuto quello che voleva: canone ribassato attraverso una robustissima compensazione attraverso la presentazione delle fatture recanti la spesa per il generatore di corrente elettrica
Cejas: «Col tifo possiamo arrivare lontano» Il freddo e la pioggia non rappresentano la quotidianità per Maximilian Cejas. Lui, calciatore argentino di Buenos Aires, non è abituato alle temperature che stanno caratterizzando le ultime giornate tarantine. «Amo il sole, il caldo. E Taranto è una città che rispetta queste mie preferenze. Ma è normale che durante l’anno ci siano periodi più grigi. Per me, comunque, è un buon momento. Ho ripreso a giocare con continuità e la squadra è tornata alla vittoria. Cosa posso chiedere di più?». Il centrocampista sudamericano indirizza volontariamente il discorso sull'aspetto tecnico. Ha voglia di parlare, di analizzare la fase più importante della sua prima stagione da professionista, con la divisa della Taranto Sport. «A Giulianova contava soltanto il risultato - attacca il calciatore sudamericano - e comunque credo che anche la prestazione sia stata soddisfacente. L’idea di schierare Larosa a destra è stata azzeccata. Io ho avuto maggiore aiuto in fase di non possesso e Mancini ha avuto la possibilità di inserirsi e di sfruttare gli spazi liberi. La rete del vantaggio è nata così. Con due esterni spiccatamente offensivi, invece, la porzione di campo da coprire è molto vasta e non ci permette di allontanarci dalla nostra posizione». Le contemporanee assenze di De Liguori e Monticciolo, in una sola domenica di calcio, hanno in pratica rilanciato Cejas, proponendolo in coppia con il fantasista Mancini. La risposta del "grattacielo" - così come è ironicamente soprannominato dai compagni di squadra Ndr - è stata più che positiva. «Anche quando arrivò Danucci finii in panchina, ma ho sempre saputo sfruttare le mie occasioni - racconta il giocatore sudamericano -. Credo che in un gruppo ricco di qualità come il nostro sia fondamentale farsi trovare pronti. Nessuno può pretendere di indossare ogni settimana la casacca da titolare. Adesso mi auguro di fornire un contributo prezioso fino al termine del campionato, pur sapendo che la concorrenza diventerà agguerrita quando recupereranno gli infortunati». La mente, intanto, è già rivolta al prossimo impegno casalingo con il Perugia. Cejas, che partirà titolare per la terza settimana consecutiva, è convinto «che si tratti di una gara importantissima, ma che, pur vincendola, non escluderebbe definitivamente il Perugia dalla lotta per i playoff-promozione. Non credo che i giochi si chiuderanno in anticipo. Ci sono ancora troppi scontri diretti da disputare e lo scenario potrebbe subire profonde variazioni». Ma quante chance avrebbe poi il Taranto di conquistare l’accesso alla serie cadetta del calcio italiano? «Tante possibilità, ve lo assicuro - conclude l’ex centrocampista del Giugliano -, nessuna delle nostre concorrenti è più forte. Possiamo dirlo dopo aver affrontato tutte le formazioni di questo campionato. E se i tifosi torneranno a sostenerci potremo ottenere qualcosa di importante. Capisco le loro ragioni, anche io sono un tifoso del Boca Juniors. Ma al primo posto metto il sostegno alla mia squadra. Vorrei che seguissero questo consiglio, rivendicando i diritti in maniera diversa». La prima risposta, i tifosi potranno darla già dal match di domenica prossima, in programma allo stadio Iacovone. Tiferanno rossoblù o protesteranno ancora? di Fabio Di Todaro
Pastore è pronto Lanciano-Taranto è lontano quasi sei mesi. L’infortunio al ginocchio è superato. Ivano Pastore è pronto da circa un mese e domenica si appresta a fare il suo ritorno dal primo minuto. Al vice-capitano rossoblu potrebbe spettare la direzione del reparto arretrato. Come ai bei tempi. Un’abitudine arrugginita da mesi di riabilitazione e di sofferenza, sapendo di dovere prima o poi rientrare. Perchè Pastore non ha mai smesso di crederci. I legamenti saltati sono stati solo un incidente di percorso, un modo per fargli comprendere quante facce può avere la vita del calciatore. Non solo gioie e trofei. Di questo il 36enne difensore ne è consapevole ed è anche bello poterne parlare, ora che tutto è alle spalle. Pastore al posto di Prosperi squalificato. Oggettiva e logica considerazione, senza volere sminuire il valore del singolo. Contro il Perugia potrebbe avvenire questo. «Capisco il ragionamento - si affretta subito a dichiarare Pastore - e dico che potrebbe essere così. Ma con altrettanta sincerità dico che non ci penso. O meglio non è la mancanza di un mio compagno di squadra, che mi può convincere di un impiego futuro. Io, in verità, speravo di giocare qualche partita fa, ma le scelte del tecnico sono state contrarie e, comunque, non mi permetterei mai di contraddirle. Io non ci penso e continuo ad allenarmi come ho fatto da quando ho ripreso a pieno regime. Anche nelle settimane scorse mi sono impegnato al massimo per essere preferito a Caccavale o a Prosperi». Parole da leader. Desideri di un giocatore che non riesce a trattenere la sua voglia di perorare la sua causa. «Sono rientrato in gruppo da più di un mese ormai. La voglia di giocare è tanta. Ripeto, però, non ho mai preteso una maglia. Non l’ho mai fatto in carriera. Certamente mi piacerebbe tornare protagonista» . Ciò che non è stato per lunghi mesi. Un periodo che, oggi, viene analizzato sotto un’altra prospettiva. «Ricordo bene quel pomeriggio di Lanciano - dice l’ex giocatore di Catanzaro e Giulianova - La prima frase che dissi ai miei compagni fu “Non può finire così”. Effettivamente era un brutto scherzo del destino. Sappiamo bene in quale periodo temporale capitò quell’infortunio. Speravo che, dopo un episodio negativo come quello dell’aggressione, seguisse un episodio positivo. Invece arrivò quella mazzata. Non me lo spiegavo. Poi ragionando a mente fredda, ho accettato quello che mi era successo. Io dal calcio ho avuto tanto: emozioni, amici, benessere economico. Quell’infortunio l’ho considerato un modo per farmi conoscere a tutto tondo la mia professione. Timori per un ritiro anticipato? Sinceramente nessuno. Subito dopo l’operazione, il ginocchio rispondeva molto bene ed ho pensato solo di recuperare e seguire la terapia. Sono stato tre mesi in un centro specializzato e la mia fiducia è cresciuta giorno dopo giorno». E dall’esterno che Taranto ha visto? «Un’ottima squadra che ha avuto un calo nelle ultime giornate perchè il girone di ritorno non è uguale al girone di andata. All’inizio le squadre giocano meglio, poi subentrano i tatticismi e ogni avversario rende difficile la vita. Pensiamo al San Marino. Contro di noi sembrava una “squadretta”. Poi sette giorni dopo, ha battuto la Cavese. Non sottovalutiamo le difficoltà di questo campionato. Anche contro il Giulianova si è trattata tutt’altro che una passeggiata. Su quel campo molte nostre concorrenti per i playoff hanno trovato vita dura». Il Taranto che torna a fare quadrato. Per Pastore è forzato fare paragoni con le vicende della passata stagione. «E’ diverso il contesto. L’anno scorso la situazione era, diciamo, più drammatica. Una squadra costruita per vincere il campionato, si trovava a quattro punti dalla zona playoff. C’era di che preoccuparsi. Quest’anno siamo stati sempre a contatto con l’obiettivo dichiarato. Attenzione, noi non abbiamo mai detto di volere arrivare primi. Il nostro intento è finire tra le prime cinque. A volte mi sembra che qualcuno se ne sia dimenticato. Credo che bisognerebbe avere fiducia in questa squadra. Perchè siamo un gruppo unito che, al momento giusto, ha sempre fatto quadrato e dato il meglio». Lontano dal terreno di gioco, senza maglietta rossoblu e scarpini, Pastore ha dato ugualmente il suo contributo. Come consulente di Papagni, ha preparato le vigilie, stimolato lo spogliatoio, avanzato il personale parere tecnico. Perchè il difensore, a grandi linee, sta disegnando il suo futuro. «Non è un mistero. Il sogno nel cassetto è fare l’allenatore. Mi piace e in questi mesi ho dato il mio apporto al tecnico senza alcun problema. Però voglio anche precisare che si parla di un futuro ancora lontano. Dio mi ha permesso di recuperare. E come se mi avesse detto: continua a giocare al calcio. Per la panchina c’è ancora tempo». di Luigi Carrieri
Larosa si riprende il Taranto Onore al merito. A Giulianova Francesco Larosa, per gli amici “Ciccio”, ha giocato una buona partita. Si è sacrificato in più ruoli risultando alla fine fra i migliori in campo. Dice l’interessato con una punta d’orgoglio. «Sono contento innanzitutto per la vittoria, ma anche per la prestazione. I tre punti ci servivano come il pane per riscattare i pari interni, l’ultimo dei quali ci aveva addirittura fatto uscire dalla griglia playoff. Ora abbiamo il dovere di continuare su questa strada. D’ora in poi gli occhi di tutti saranno su di noi, su di me. Gli osservatori dei calciatori sono in giro. Dobbiamo crederci fermamente nel raggiungimento dei playoff». Circa la posizione assunta in campo durante la partita, rimanda i meriti a mister Papagni: «Prima dell’inizio del match mi ha chiesto di coprire la zona durante le incursioni di Mancini e, quando si presentava l’opportunità, di inserirmi nella fase offensiva. Stavo addirittura per segnare: il palo mi ha negato il gol. Pazienza. Vorrà dire che mi andrà bene un’altra volta. Magari proprio domenica prossima contro il Perugia. Questa posizione di esterno mi piace perchè valorizza maggiormente le mie doti di centrocampista». Ha un’idea molto precisa delle decisioni prese da Blasi nella scorsa settimana: «Il merito del ricompattamento della squadra è tutto del nostro presidente. La stessa mossa di ritirare le dimissioni e di dare una svolta positiva all’ambiente è stata molto importante. La vittoria di Giulianova è arrivata. E’ servita per ritornare nei playoff e per ridare fiato all’ambiente. Domenica ci farà visita il Perugia che è una squadra tosta ed abbastanza dotata dal punto di vista tecnico. Dovremo affrontarla con la piena consapevolezza dei nostri mezzi per tentare di batterla. Sarà importante l’aiuto dei nostri tifosi. Ho ancora in mente il loro incessante e martellante incitamento nel corso della scorsa stagione. Playoff per la C1 compresi. Con alle spalle quel pubblico, l’impresa di battere gli umbri domenica prossima sarà sicuramente meno difficile». di Giuseppe Dimito
Manto erboso, problema manutenzione Il Taranto ha nuovamente il problema terreno di gioco. Ad ammetterlo è Gaetano Gallitelli, titolare della Green Service, società che cura il mando erboso dello Iacovone: «Alla vigilai della partita con la Juve Stabia, l’inghippo lo risolse, nel giro di poche ore, il Prefetto Alecci, coadiuvato dal presidente Florido. Firmai una miniconvenzione con il Comune per continuare a svolgere il mio regolare servizio che detto per inciso, dura da cinque anni. La collaborazione con l’ente civico è scaduta lunedì 19 marzo. Mi auguro che la situazione si sblocchi così come è accaduto quindici giorni fa». Se la ditta appaltatrice dovesse interrompere la sua attività, oltre al rischio-erba alta, sicuramente non si potrà giocare perché mancherebbe la tracciatura con l’inevitabile epilogo della sconfitta per 0-3 della partita. Intanto il Taranto sta predisponendo una serie di iniziative per incoraggiare la squadra. Si mobiliteranno le scuole e si distribuiranno moltissime bandiere rossoblù. Lo Iacovone dovrà essere un catino ribollente di tifo sano e corretto. Domenica Mancherà Prosperi, appiedato per un turno. Alla ripresa della preparazione si è rivisto De Liguori che ha svolto l’identico lavoro del gruppo. A parte ha girato solo Colombini, ma a titolo precauzionale. Multa alla società di 350 euro per inserimento nella lista all’arbitro di una persona non tesserata (il dott. Mazza). Nel Perugia mancheranno Mocarelli (centrocampista) e Mazzeo (punta). di Giuseppe Dimito
Nel decreto il reato di invasione di campo L’invasione di campo sarà un reato, chi provocherà lesioni gravissime a pubblici ufficiali sarà punito più severamente e i minori di 14 anni entreranno gratis allo stadio. Sono queste le principali modifiche approvate ieri alla Camera (all’unanimità con la sola astensione della Rosa nel pugno) al decreto Amato.
C'è qualcosa di diverso Cominciare con una domanda, a volte, è inevitabile. Che farsene di questa vittoria? E’, intanto, fondamentale non ridurla a una formalità, non accantonarla come un fatto scontato. E conferirle la dignità che merita senza sbilanciarsi. Guardando ai segnali del campo, ma anche - e soprattutto - oltre. Perché forse oltre c’è il segreto ancora inconfessabile: in quello che sarà dopo questa vittoria, dopo la conferma che quello che è accaduto una settimana fa era quello che serviva un po’ di tempo prima, nella nuova confidenza con le proprie forze. Il Taranto, dopo Giulianova, è una squadra che sorride di nuovo, che è riuscita a stringersi nel momento di difficoltà massima lanciando segnali incoraggianti soprattutto per la propria compattezza, per la forza morale di cui è in possesso. Che così ha vinto, senza cedere nuovamente alla paura e senza cadere nella tentazione della supponenza: altre volte era successo, anche in presenza di un evidente squilibrio tecnico. E, allora, segnare dopo quindici minuti e non smettere di cercarsi è già una buona notizia. Un timido cambio di marcia che, ovviamente, andrà pesato con il tempo, ma appare già come qualcosa di nuovo: dà l’idea di una squadra che si sta ritrovando e sta imparando a gestire le energie mentali, che insegue continuità emotiva e riesce a spalmare la tensione senza disperderla. Può essere un effetto della promessa comune che giocatori, tecnici e proprietà si sono fatti, può essere anche una maturità che il momento ha chiesto di trovare in fretta e, ora, chiede di conservare. Non tutto quello visto a Giulianova, però, è riconducibile al semplice (per quanto fondamentale) aspetto psicologico. C’è anche qualcosa di tecnicamente diverso, qualche singolo che si ritrova e qualche scelta felice. Ad esempio: mettere Larosa come esterno di centrocampo è un’idea che garantisce un maggiore equilibrio e un minore dispendio di energie. Larosa, troppo spesso criticato a priori, è tatticamente prezioso: sostiene la fase difensiva, non si dissolve con il possesso. Anzi, non sbilanciando la squadra (con due esterni offensivi capita), rappresenta un ulteriore punto di appoggio per la difesa quando la manora riparte, senza costringere i mediani a un lavoro massacrante e senza dare al centrocampo avversario la comodità di sapere da che punto passerà il pallone. Smetterla con i pregiudizi non è un male: chiedere sostegno all’umiltà di Larosa può giovare di più. E, poi, c’è il Mancini che ritrova il suo ritmo migliore, che contribuisce con il dinamismo, i piedi educati e l’intelligenza alla circolazione di palla e alla variazione del tema offensivo. Ora che gli spazi, fatalmente, si restringono, serve chi trovi queste fessure nello schieramento degli altri e corra a occuparle: per troppe giornate un giocatore così è mancato. E se Zito e Cammarata rispondono con carattere al momento, guadagnandosi luce nei minuti a disposizione, un discorso a parte merita Mortari: Papagni, una volta sciolti definitivamente i dubbi sulle condizioni del giocatore, lo sta trasformando in un mediano e domenica ha ufficializzato la sua volontà. Non è una semplice toppa, ma un altro segnale: con maggiore serenità anche il tecnico può tornare ad avere voglia di sperimentare, di arricchire il suo organico di soluzioni interne, di inventare con coraggio. Serviva questo e, anche se non può essere tagliato il nastro della svolta senza indugi (di Taranto convalescente ha parlato lo stesso Papagni), è giusto che il sorriso ritorno. Da vincenti, e con una classifica migliore e con il Perugia da affrontare partendo in vantaggio, si lavora meglio. di Fulvio Paglialunga
Un Taranto senza equivoci Ci vuole sempre equilibrio. Non solo in campo, anche nei giudizi. Perché c’è il Taranto che pareggia col San Marino, uscendo momentaneamente dai playoff. E c’è il Taranto che vince a Giulianova, balzando al quarto posto, ovvero dentro i playoff. Nel giro di una settimana, cambia molto: l’umore, il rendimento, la prospettiva. La squadra confusa e spaventata delle ultime esibizioni interne cede il passo ad una versione più rassicurante di sé. Accade soltanto se ci sono dei valori ai quali richiamarsi e se esiste un repertorio cui attingere. E al Taranto, essendo provvisto degli uni e dell’altro, poteva accadere. Una squadra in crisi d’identità e di gioco può ritrovare, di colpo, tutto ciò che le serve per imporsi solo se sa dove andare a cercare. Recuperando la memoria degli schemi e la consapevolezza della propria forza. Si percepisce ancora qualche linea di scetticismo dopo la vittoria di Giulianova. Ed è forse normale, se si valuta lo spessore dell’avversario e si considera l’annata degli abruzzesi. Ma ci sono segnali da cogliere. Il più importante fa riferimento ad una squadra che è tornata a credere in se stessa, potendo nuovamente contare sulla disponibilità e sulla comprensione del suo presidente. Il "patto" di Manduria ha sciolto quella specie di grasso che stava invischiando i rapporti e disturbando il cammino. Eliminato l’ingorgo psicologico, la fiducia ha ripreso a circolare liberamente, irrorando di linfa fresca i gangli vitali della squadra. La partita ha poi confermato i benefici effetti del provvidenziale chiarimento. Il Taranto di Giulianova non ha avuto equivoci. È stato lineare, lucido e tagliente. Ha sempre pensato di potercela fare e si è giudiziosamente adoperato per riuscirci. Ha evitato gli eccessi, controllato la vanità, tenuto a bada la presupponenza. Ha giocato semplice, alternando l’attacco frontale alla manovra aggirante, il ribaltamento veloce al lancio lungo, la tempesta del pressing alla bonaccia del contropiede. È stato umile, muovendosi anche senza palla. Si è riscoperto laborioso, coinvolgendo uomini e reparti nella tessitura della trama. Ha vinto di squadra il Taranto a Giulianova, facendo prevalere gli interessi superiori del collettivo sulle naturali inclinazioni dei singoli. Senza, però, soffocare l’estro individuale, che è anzi servito, tornando utile al momento opportuno. Ha vinto sfruttando la diligenza tattica di Larosa, che ha chiuso a destra la linea di centrocampo, portando equilibrio (attenzione costante nella fase di non possesso) e sostanza (spazi meno sconfinati da coprire per i mediani). Ha vinto avvalendosi della ritrovata brillantezza dinamica di Mancini, che per lo sviluppo del gioco rappresenta la variabile più intrigante in questo decisivo scorcio di stagione perché ha spunti di grammatica calcistica diversi da tutti gli altri centrocampisti. Ha vinto facendo riaffiorare sulla faccia d’angelo di Cammarata il ghigno del killer: il suo gol è un’esecuzione. Un tiro perfetto con il pallone che s’incurva leggermente, infilandosi tra palo e traversa, fuori dal volo ipotetico di Visi. Ha vinto assistendo alla quasi definitiva rifioritura di Deflorio: una traversa e ripetuti affondi di poesia nella prosa ordinaria di ogni confronto. Ha vinto a Giulianova, è vero. Ma ha vinto, imprigionando il vento che soffiava contrario per rimetterselo alle spalle. E proseguire più leggero la sua corsa verso i playoff. di Lorenzo D'Alò
Apre la Galleria d'arte Cammarata
«Mi hanno sempre detto che se non ci provi non puoi segnare, anche a costo di fare qualche figuraccia». Quello che Fabrizio Cammarata ha detto a fine partita sintetizza tutto. Il fiuto per il gol, il senso della porta, l’attrazione per il tiro difficile, la capacità di sorprendere. E di quelle lezioni ricevute ha compreso tutto. Ecco perché l’airone biondo qualche volta tira alle stelle, ma ecco - soprattutto - perché si è specializzato in gol bellissimi. Perché ci prova, perché ha un piede che glielo consente. Anzi: due piedi. Cammarata tira di destro e di sinistro, pur preferendo calciare con il mancino. E, spesso, fa cose che è difficile rivedere. Il gol di domenica è l’ultimo di una galleria d’arte. Un autentico capolavoro, qualcosa di difficile da descrivere e immortalare. E persino da capire: i tifosi rossoblu hanno esultato quando hanno visto Cammarata aprire le braccia, con il solitogesto dell’airone. Perché solo allora hanno capito che era gol. Non si riusciva a comprendere dove si fosse infilato il pallone, non si era visto nemmeno partire il tiro.
Rewind. Un pallone che arriva da Mancini, dalla trequarti difensiva, lenta e dal rimbalzo irregolare. Cammarata, decentrato e osservato da lontano (Baldini attendeva che l’attaccante prendesse il pallone per contenerlo), un sinistro dall’effetto incredibile e la pazza traiettoria disegnata nell’aria. Così bello da volerlo rivedere. Così bello da non essere unico. Cammarata è specializzato in cose belle: otto gol, due su rigore, sei belli per tecnica, a volte mescolata all’istinto. Raccontato l’ultimo della collezione, ecco gli altri, rigori esclusi.
Il Mancini che mancava Manuel Mancini spiega la liberazione quando la chiacchierata inizia: «Non segnavo da un anno: mi sento molto meglio adesso». Era il 26 marzo 2006, il Taranto giocava a Latina. Ora Mancini si ripete: «Mi sono sbloccato: sono felice: sto allontanando le ombre e i timori. Non dico che stavo sprecando un anno, mi sembra di esagerare. Ma tra infortuni e squalifiche mi sentivo eccessivamente penalizzato». C’è tempo per rimediare a una stagione che sembrava maledetta. Ogni volta che era sul punto di tornare il gioiello già visto, accadeva qualcosa. Quando non si è messo di mezzo il caso, “Mancio” ha fatto tutto da solo. Espulso ad Avellino, cinque giornate di squalifica nel suo momento migliore: condannato a guardare il Taranto. «Brutto, davvero. Sono, però, cose che ti fanno crescere: le fai una volta e non le ripeti più». Ora, partita dopo partita, il Taranto sta riassaporando la qualità del ragazzo di Ostia. Quella di Giulianova sembra una partita istruttiva: perché a centrocampo è tornato il ritmo di Mancini. «Sto cercando di ritrovare la condizione migliore: quando ero al massimo mi sono fatto buttare fuori. Ora sto migliorando e posso farlo ancora». Segnare può accelerare il processo: «Il gol è stato importante, soprattutto per come arrivato: ho aperto le marcature, ho tracciato la strada. E, anche, perché è il frutto di un’azione che proviamo spesso. E quando va così capisci ancora di più il senso del lavoro. Il gol è dedicato alla squadra, soprattutto a quelli che in questo momento stanno giocando poco. Gente importantissima anche - e soprattutto - quando non si vede. Senza la mano di tutti non sarebbe raggiungibile nessun obiettivo». Un gol ingolosisce. E fa venire voglia di farne altri: «Segnare è un piacere e anche io devo farlo. In altre occasioni ero un po’ più bloccato per le situazioni di gioco. Domenica, invece, ho avuto maggiori compiti offensivi, dovevo far l’attacco-spazio, che è quello che più mi piace». Vincere, intanto, fa sorridere. Il clima si era appesantito: «Non era facile battere il Giulianova e non era facile uscire così dalle difficoltà. Siamo più sereni: c’era un clima strano nelle settimane precedenti e, dopo il pareggio con il San Marino, abbiamo avvertito l’inversione di rotta, l’abbiamo cercata. Ci siamo guardati in faccia, abbiamo parlato con i dirigenti, con il presidente. Abbiamo sentito di nuovo l’incoraggiamento e abbiamo promesso la reazione. C’è stata, lo avete visto». L’ultimo tassello che manca per riportare la normalità è il sostegno della gente: «Anche dopo il gol sono andato sotto la curva dei nostri e ho cercato di stimolarli: abbiamo bisogno di loro. Spero che continuino ad aiutarci, che riprendano a sostenerci. Nell’ultima partita in casa abbiamo sentito la mancanza dei cori, del tifo. Spero che finisca lo sciopero, anche se non è contro la squadra: abbiamo bisogno di loro». Ora c’è il Perugia: «Una squadra esperta, una partita importante. Saremo concentrati, vogliamo fare bene. Siamo alle ultime partite e tutto diventa più complicato: non dobbiamo mollare». di Fulvio Paglialunga
Mancini-gol, sette mesi dopo Ha dovuto attendere ben sette mesi prima di esultare nuovamente per un gol realizzato. Manuel Mancini, 24 anni, romano, è il ritratto della felicità. Racconta: «La rete segnata al Catania, in Coppa Italia, sembrava dovesse schiudermi la porta per la disputa di una stagione a grandi livelli come quella vissuta in C2. Invece prima l’infortunio ad una gamba, poi le cinque giornate di squalifica rimediate ad Avellino hanno frenato la mia crescita. Pazienza. Ora sono nuovamente in ascesa. Me lo sento. Il gol di Giulianova è servito per ricaricarmi». La freddezza mostrata sotto porta al momento della conclusione decisiva è degna di menzione: «E’ vero. Mi ha sorretto la guadagnata esperienza. Prima di calciare, ho guardato il portiere, che è rimasto alto. Quindi ho deciso di piazzare il pallone laddove non poteva arrivare». Lo "chassis" tattico ideato da mister Papagni per il centrocampo lo ha sicuramente agevolato: «Con Cejas mi sono trovato bene. Ci siamo aiutati reciprocamente sia nella fase di non possesso che in quella offensiva. Ci è tornato molto utile anche il lavoro di Larosa fra l’out destro e la zona mediana». Domenica arriva il Perugia, un avversario da prendere con le pinze: «Il match è molto delicato. Gli umbri hanno attraversato un periodo non favorevole, ma ora sembrano in ripresa. Quindici giorni fa violarono il terreno del Foggia. Dovremo mettercela veramente tutta per puntare a rispedirli sconfitti a casa. Il pubblico ci deve dare una grossa mano. Avremo il vantaggio di giocare sul nostro terreno di gioco. Dovremo, pertanto, sfruttare al massimo tutte le nostre "armi" a disposizione». Mancano sette giornate al termine. E’ d’obbligo, pertanto, cominciare a stilare le prime "cifre" per essere pressocchè certi di poter disputare i playoff: «Se riuscissimo a tenere la media inglese, sono convinto che andremmo lontano. Con sessanta punti in tasca, uno dei quattro posti utili per giocare gli spareggi-promozione sarà nostro. Mi rendo conto che l’impresa non è facile, ma è alla nostra portata. Il ricompattamento voluto dal presidente Blasi è stato molto importante. E’ servito a ridare fiato e morale. Vincere a Giulianova non era facile. Ma ci siamo riusciti offrendo una prestazione all’altezza della situazione». di Giuseppe Dimito
Blasi chiama i tifosi Firmata ieri mattina la convenzione per l’uti lizzo dello Iacovone. Erano presenti il presidente Blasi per il Taranto e la dottoressa Iaculli, sub-commissario per il Comune. Le condizioni sono quelle concordate lunedì 19 marzo scorso: la società rossoblù pagherà 40mila euro all’anno. In più si accollerà le spese di pulizia dell’impianto. L’ente civico, invece, sosterrà tutti gli oneri (luce, acqua, gasolio, custodia e manutenzione del terreno di gioco). A quest’ultimo proposito c’è da dire che la mini-convenzione con la Green Service è scaduta ieri. Necessita, dunque, che le parti trovino l’intesa, scritta ovviamente, per la prosecuzione dell’attività. L’erba dello Iacovone va curata ogni giorno con molta attenzione. Nel pomeriggio la squadra riprenderà la preparazione in vista della prossima difficilissima gara interna con il Perugia. Mancherà sicuramente Prosperi (era diffidato ed è stato ammonito a Giulianova). Da verificare le condizioni di De Liguori (ha già ripreso la preparazione nei giorni scorsi, sia pure a parte). Domenica prossima necessita la presenza del pubblico delle grandi occasioni. Blasi: «Serve il grande incitamento corretto dei tifosi rossoblù. La partita ha elevati indici di difficoltà. I ragazzi vanno sostenuti e aiutati a superare il duro ostacolo. Battere il Perugia significa compiere un bel balzo in avanti sulla strada che porta dritto ai playoff. So che le recenti disposizioni dell’Osservatorio nazionale sull’ordine pubblico hanno limitato parecchio alcune manifestazioni del tifo. Comprendo l’amarezza della curva nord. Ma questo non deve ritorcersi a nostro danno. Società, pubblico e squadra dovranno remare tutti dalla stessa parte per ottenere l’obiettivo prefissoci dall’inizio del campionato: i playoff». La società ha in cantiere alcune iniziative per favorire una massiccia presenza di pubblico domenica allo stadio. di Giuseppe Dimito
Il Taranto può sorridere
Due gol, un palo, una traversa, tre punti, un doppio sorpasso: la contabilità della domenica è il primo motivo per sorridere. Al quale il Taranto aggiunge qualche messaggio positivo, alcune risposte soddisfacenti e un evidente spirito cooperativo: mettendo in campo, cioè, anche più di quello che serve per battere il Giulianova. Fondamentale, anticipando possibili deragliamenti del dibattito, è capire che sminuire il successo guardando la classifica degli avversari è un errore o (peggio) un evidente pregiudizio. E che esaltarlo (per gli stessi motivi) non è comunque ragionevole. E’, però, quello che serviva: il superamento del blocco, la prima traduzione sul campo di un patto nuovo, il disbrigo di una pratica assai fastidiosa (molto più delle apparenze) senza eccessivi tentennamenti. Da Giulianova esce un Taranto vincente (secondo successo consecutivo in trasferta), meglio messo in classifica (di nuovo nei playoff, addirittura a quattro punti dalla terza) e, soprattutto, in grado di controllare i nervi e governare l’istinto, di non forzare una partita fondamentale, leggendola con senno e interpretandola con maturità. Esce una squadra serena e - è la più chiara delle immagini finali - nuovamente consapevole, meno impaurita e soprattutto meno balbettante delle ultime versioni offerte di sé. I suggerimenti arrivano dai gol fatti ma soprattutto da quelli non subiti (è il dato nuovo), dalle occasioni create e, anche, dalle insidie dell’avversario irriverente. Perché va reso merito anche al Giulianova: gruppo che non si arrende, giovani con buoni fondamentali, discrete prospettive e un’organizzazione coraggiosa, fresca e interessante. E va riconosciuta
Le pagelle di Fulvio Paglialunga
BARASSO - Il Giulianova non è assente. E in almeno tre occasioni si rende pericoloso: nessuna semplice, tutte respinte. Con prontezza, plasticità e istinto. 6.5
Taranto, missione compiuta
Approccio sereno, condotta giudiziosa, forza espressa compiutamente. Stavolta è tutto corretto. Non ci sono peccati di superbia, né difetti di lettura, né dispersione di equilibrio. Il Taranto vince dove non può proprio esimersi: sul campo dell’ultima in classifica. Lo fa con intelligenza, schivando le insidie di un confronto di viscida interpretazione. Perché il Giulianova non gioca con la frustrazione dei più deboli. Ha orgoglio residuo, energie da spendere e molti piedi sensibili. E’ cioè una squadra potenzialmente in grado di organizzare un’opposizione credibile e una resistenza astiosa, almeno di questi tempi. Non fa male quando attacca, però ci prova, viene avanti, non si scoraggia. Vincere qui richiede studio, applicazione e fatica. Il Taranto ci riesce, azzerando i rischi e limitando la sofferenza. La vittoria è pesante perché riporta il Taranto dentro i playoff: al quarto posto, davanti a Foggia e Perugia e dietro la Cavese. Giornata propizia. Ma è comunque la partita ad offrire le novità più liete e i vantaggi più visibili al culmine di una settimana giusta. Giusta nella preparazione e nell’attesa. Giusta nelle parole e nei gesti. Una settimana istruttiva: per tutti. Il Taranto a Giulianova si sblocca. Elimina le scorie mentali. Scarica le tensioni nocive. Ritrova la compattezza di squadra. Scioglie i grumi che ostruivano la manovra. Libera l’estro individuale. Il processo di rigenerazione psicofisica è totale. A beneficiarne è il collettivo. A sfruttarlo sono i singoli. I gol sono due. Quello di Mancini serve a nomalizzare il baldanzoso avvio del Giulianova. Quello di Cammarata serve a chiudere il conto col destino, sempre in agguato col Taranto ultimamente. Mancini segna al 15’ del primo tempo, finalizzando di giustezza l’invito in corridoio di Deflorio. Cammarata raddoppia al 33’ della ripresa, scaricando la perfezione del suo sinistro su un pallone secondario. Da lì, lontano dalla porta e in posizione decentrata, solo gli attaccanti dotati di grande immaginazione possono pensare di fare gol, infilando l’incrocio. Il tempo che intercorre tra un gol e l’altro non è tempo perso. Il Taranto lo riempie di attenzioni, di premure, di ragionamenti. Rifiata, rallenta, riparte, affonda. Centra la traversa (Deflorio), colpisce il palo (Larosa). E spreca, dilapidando un piccolo tesoro di
Le pagelle di Lorenzo D'Alò
BARASSO 6,5 - C’è sui palloni che bucano la difesa, richiedendo un suo intervento. Reattivo.
Quarta vittoria esterna Il Taranto espugna il “Rubens Fadini” ed ottiene la quarta vittoria esterna stagionale (le precedenti per 1-0 a San Benedetto del Tronto il 10 settembre scorso, per 1-0 a Perugia il 12 novembre e per 2-1 a Terni il 25 febbraio). Sono 17 i punti raccolti dal Taranto in 14 partite esterne (ai 4 successi vanno aggiunti 5 pareggi e altrettante sconfitte). Quattro vittorie in trasferta rappresentano nel girone B la terza migliore prestazione: fanno meglio solo due squadre, il Ravenna con 6 successi e l’Avellino con 5.
Blasi-Papagni, abbraccio vincente
Alla fine, l’abbraccio Blasi-Papagni, negli spogliatoi, è una notizia. Anche se, il presidente e il tecnico, smorzano il clima "idilliaco". Papagni parla di «squadra convalescente». E Blasi critica i tifosi: «Giochiamo contro tutti, ormai. Giochiamo anche contro chi continua a non sostenerci. Va bene lo stesso». L’ultimo tassello del mosaico rossoblu non finisce al suo posto e il presidente - malgrado la domenica renda al Taranto successo e classifica playoff - mostra la sua preoccupazione. Pensava, il patron, che l’appello lanciato la scorsa settimana dagli schermi televisivi, scardinasse tutte, ma proprio tutte, le resistenze. E invece... «Il Giulianova ha giocato bene - aggiunge il presidente Blasi -; noi abbiamo disputato una partita che può essere presa ad esempio. Così possiamo ottenere i risultati sperati. Ora - prosegue Blasi - bisogna restare in zona playoff fino all’ultima domenica di campionato. Rinnovo l’appello all’unità tra squadra e dirigenza. E perciò confermo che lo "sciopero" del tifo, in questi frangenti, è inutile». Dire che il Taranto ha passeggiato sul velluto in quel di Giulianova (squadra ultima in classifica ma mai doma) signifca non riconoscere che i padroni di casa hanno prodotto gioco (per quel che era possibile) e buona volontà. Certo, è un Taranto convalescente, che ancora non riesce ad imporre il proprio carattere a centrocampo con un possesso palla prolungato (il Giulianova, approfittando di questo, qualche fastidio lo ha dato). Il successo, però, confortato anche dal ritorno del fattore "C" - visti i ben magri bottini delle dirette concorrenti alla promozione - ha racchiuso in sé indicazioni importanti su uomini e gioco. In prospettiva. Per esempio, la discreta prova a centrocampo del duo Cejas-Mancini; per esempio, la partita di Larosa sia come esterno sia come centrocampista centrale; per esempio, il buon ritmo impresso alle giocate da Toledo e Deflorio; per esempio, la solidità della difesa nel complesso; per esempio, la brillantezza dei rincalzi: ottimo il rientro di Cammarata con quel lampo all’incrocio dei pali (per il 2-0; il primo gol lo ha segnato il bentornato Mancini); eccellente la prestazione di Zito, evidentemente troppo a lungo trascurato. A proposito di dimenticanze più o meno volute, una frecciata la lancia il direttore generale Galigani, parlando proprio di Larosa: «Grande prova. Meriterebbe più considerazione da parte di tanta gente». Vero: il Taranto è ancora convalescente. Del resto, a riconoscerlo è, come dicevamo, lo stesso Mister Papagni: «Ci siamo risvegliati dal torpore, dal momento di difficoltà. Direi, usando una metafora farmacologica, che il presidente Blasi, domenica scorsa e durante tutta la settimana, ci ha dato gli antibiotici. Ora tocca ai tifosi aiutare la squadra a rimettersi definitivamente in sesto con i ricostituenti». Vitamine per il Taranto «che dimostra di esserci» come sottolinea il tecnico e di «aver recuperato la fiducia grazie all’aiuto del presidente Blasi». Papagni elogia Larosa e Mancini, ma chiede di «rivalutare tutti: squadra e tecnico». Domenica prossima, il Perugia. Per guarire completamente. E non farsi rubare il futuro. di Fulvio Colucci
Papagni tira il fiato
Domenica di ottima resa per il Taranto che batte il Giulianova in campo esterno e sale al quarto posto in classifica generale. Una vittoria del gruppo, come ha sottolineato il tecnico Papagni, che ha disputato un’ottima partita offrendo una prestazione senza particolari sbavature.
«Vittoria meritata - affer ma un sorridente Papagni nell’immediato dopo gara -
abbiamo disputata un’ottima gara, offrendo una prestazione molto ordinata, senza sbavature, senza commettere particolari errori. Nella ripresa abbiamo legittimato il risultato tenendo sempre in pugno il pallino del gioco. Siamo molto soddisfatti perché era molto importante per noi venire qui a fare risultato. Abbiamo conquistato tre punti veramente preziosi, sia per il morale che per la classifica, perché venivamo da un periodo particolare. E poi sapevamo che non sarebbe stato facile giocare contro il Giulianova, squadra che è riuscita a mettere in difficoltà compagini del calibro di Cavese e Gallipoli».
Un abbraccio intimista «Un giorno o l’altro io prendo coraggio e ti abbraccio»: i Marlene Kuntz, tra le note di un rock intimistico, cantano la difficoltà che precede un abbraccio. Ovvero: cantano "L’abbraccio". La premessa lunga, i pensieri che si sommano, la sottile sofferenza che separa il pensiero dall’azione. Serve coraggio. E un motivo per farlo. Anche la domenica del Taranto è in un abbraccio lungo poco più di novanta minuti. Nato dalle difficoltà vissute e necessario per darsi forza. Un abbraccio che sembra unico e si divide in due atti. Uno si vede alla fine: quando la gente di Papagni passa sotto la curva, saluta i tifosi, applaude e riceve applausi e, poi, appena prima della porta degli spogliatoi si stringe forte, saltellando. Come quando arriva la vittoria attesa, magari prestigiosa. Si stringe come per farsi un uomo solo, per passare più rapidamente e agilmente oltre il tunnel. Braccia proprie e spalle altrui: l’abbraccio è un ricamo affettuoso. A volte consola, altre volte carica. E’ sempre condivisione, emozioni che si trasmettono. E’ la premessa di uno sforzo comune, la suddivisione di una gioia. Per festeggiare qualcuno lo si abbraccia, per festeggiarsi insieme ad altri ci si stringe forte. L’altro abbraccio lo racconta Papagni, a partita sfumata: «Nella reazione della squadra ci sono tutte le mosse di Blasi: compresa la sua scelta di vivere la vigilia con noi fino a un secondo prima della partita. Dovevamo scendere in campo, ci siamo guardati. E nello spogliatoio ci siamo abbracciati tutti». Così è cominciata la sfida di Giulianova, così è finita. Come un movimento unico, come se braccia di uno e spalle dell’altro siano rimaste unite per tutta la partita. Mostrando il Taranto come un blocco di ideali, dando all’avversario solo l’impressione di poter andare oltre quello schieramento di cuori forti, facendolo regolarmente sbattere. «Che sia un sogno non si sa»: i Marlene se lo chiedono, il Taranto non lo dice. Ma intanto prende coraggio, si abbraccia. «Lo so che un sogno i testimoni non ce li ha»: le voce trascinata che accompagna la canzone continua a risuonare nella mente. Non c’erano testimoni nello spogliatoio del Taranto. Ma in quell’abbraccio ci può stare anche la promessa di un sogno. di Fulvio Paglialunga
Storia di guardalinee e magie
Primo pomeriggio di ora legale, mezzora di respiro in più per massaie e mogli. C’è il Taranto in tivù, ma stavolta alle tre: c’è più tempo per preparare il pranzo (trangugiato poi con la tipica frenesia pre-partita), prima di rispedire mariti e fidanzati davanti al video. I maniaci della domenica, invece, non hanno neanche mangiato a tavola: prima Rossi (Valentino), vincitore a Jerez, poi i rossi....e blu di Papagni. E spaghetti durante la telecronaca, come fanno gli inglesi. In attesa di un gol che agevoli la digestione del polpettone. I primi collegamenti satellitari con il “Fadini” di Giulianova riecheggiano il “Quelli che... il calcio” di qualche anno fa: la telecamera indugia sui primi piani, indaga, scruta. I tifosi tarantini ci sono ma, come previsto, non sono tanti: c’è chi mangia, chi fuma, chi discute, chi passeggia, chi parla al telefono, chi si addormenta. Senza striscioni, senza cori: quasi non sembra una partita di campionato. Gli spogliatoi, invece, regalano immagini in stile Sky: il corridoio che permette l’ingresso in campo è “chiuso” da una vetrata che permette di vedere le ultime fasi di riscaldamento. Tra i rossoblu i più adrenalinici sembrano Deflorio, Ambrosi e Barasso: saltellano, camminano nervosamente. La lettura delle formazioni rivela il Taranto atteso: difesa a quattro, Larosa estermo di centrocampo, Ambrosi in attacco. Quasi un film d’essai: “Il ritorno del Leone”. Nota gentile: in campo c’è anche una bella guardalinee, Claudia Frollo di Firenze. Giannicarrieri si premura di sottolineare: «Ovviamente si tratta di una donna». Probabilmente, in tempi di “caso-Sircana”, si tratta di una precisazione opportuna. La partita comincia ed emerge subito un dato: le contendenti attaccano senza prestare troppa attenzione alla difesa. Il Taranto arriva facilmente nell’area giuliese, i padroni di casa, già condannati alla retrocessione, fanno altrettanto e si rendono pericolosi con Antenucci. Barasso si candida per la Prisma e para in bagher. Ma il Taranto segna alla prima occasione: Ambrosi serve Mancini solo davanti al portiere. Tocco di giustezza e palla nel sacco, la mezza punta romana improvvisa un curioso balletto festeggiando con un tifoso al di là della recinzione. Giulianova arreso? Pia illusione: Barasso fa due miracoli, poi si fa una passeggiata in via D’Aquino per evitare una scorribanda avversaria. Segue la noia. Poi l’intervallo e un secondo tempo, a lungo, da sonnellino primaverile, mentre il Taranto difende l’1-0: gli unici “diversivi” sono le sostituzioni, l’espulsione del medico sociale Mazza, i legni colpiti da Deflorio e Larosa. L’ingresso di Zito, però, vivacizza la manovra: prima Deflorio si mangia un gol fatto, poi Cammarata inventa una rete da cineteca. Talvolta non bisogna sforzarsi troppo per vincere. Non è un male. di Leo Spalluto
Taranto, ora o mai più Qui, oggi, molto si compie. Non ci sono esagerazioni né considerazioni sproporzionate dell’avversario. C’è, piuttosto, un momento curioso, assai somigliante a una crisi ma non totalmente catastrofico. Delicato, sicuramente: il Taranto è, da domenica scorsa, fuori dalla zona playoff, un punto sotto l’obiettivo. Ostaggio di un paradosso evidente: non perde da sei partite eppure scivola verso il basso, privo di uno scatto deciso, di qualcosa che trasformi in balbettii in sollievo, del colpo che muti l’umore. L’ultimo pareggio è la drammatica polaroid di un’impotenza caratteriale, di troppe astensioni e poca presenza morale. Ha costruito, però, il cambio di passo: Blasi ha capito che la stagione rischiava di sfuggire per inezie, che tutto rotolava per piccoli passi non fatti. E si è messo improvvisamente al fianco della squadra, dopo esserle stato per troppo tempo di fronte, producendo solo incroci di cattivi sguardi. La vigilia è un gioco di tensioni: il tentativo è scrollarsi quelle che diventano paure e conservare ciò che si tramuta in energia. Concentrazione massima: il Giulianova merita anche questo. Non per la classifica, quanto per la differenza di attese: gli abruzzesi, ultimi da sempre, hanno il destino segnato e il sottaciuto desiderio di fare ancora qualche dispetto (Cavese e Gallipoli ci sono cascate), il Taranto ha bisogno dei tre punti e di nuove convinzioni. La vittoria è il minimo: serve anche la dimostrazione di una forte coesione e dell’esattezza della mossa del presidente. Servono gol e attenzioni: i rossoblu, comprendendo la superiore complessità di una partita teoricamente scritta, si sono autoconvocati in ritiro, dando prova di buona volontà e nobili intenzioni. Ma tutto, logicamente, è adesso affidato al riscontro del campo. A un successo che potrebbe rimettere i rossoblu in corsa, a altre partite (ci sono Perugia-Juve Stabia e Manfredonia-Foggia) che potrebbero addirittura ribaltare subito le prospettive. Papagni, però, non può guardare né oltre né altro: ha una sfida da affrontare e una formazione da scegliere. Le intenzioni sembrano avere una direzione chiara: squadra con meno estro e maggiore affidabilità, più adatta a consumare l’erba che ad accarezzarla. Con Larosa, ad esempio, a destra del centrocampo al posto di Catania. E con Ambrosi che appare in leggero vantaggio nella corsa con Cammarata per il posto al fianco di Deflorio. Sarà 4-4-2, con Toledo libero di avanzare con gli attaccanti e Colombini pronto ad alzarsi fino alla linea mediana, lasciando tre guardiani davanti a Barasso. Uomini a caccia del gol e attenti a non prenderli. Perché la pace, le pendenze che si risolvono, le riunioni, i ritiri volontari e la parola che ritorna sono cose utili. Ma da sole non bastano. Si può ripartire da oggi. di Fulvio Paglialunga
Taranto a Giulianova per vincere Definendo un crocevia la tappa di Giulianova non si rischia l’azzardo. Il Taranto, sul campo di una formazione ormai condannata alla retrocessione, si gioca buona parte del futuro. Ne è consapevole l’intero ambiente. La società, intuendo la delicatezza del momento, ha compiuto un sensibile riavvicinamento alla squadra - pagamento di alcuni incentivi arretrati ed interruzione del silenzio stampa - che, dal canto sua, è chiamata ad invertire la rotta conquistando una vittoria assaporata nelle ultime due gare casalinghe e poi sfuggita per ingenuità e scarsa concentrazione. Il discorso, adesso, diviene squisitamente tecnico. Nelle ultime uscite il Taranto ha mostrato una serie di limiti tenuti ben nascosti fino al termine del girone di andata. La scelta di puntare su due ali estrose non ha fornito i risultati attesi. Mattioli prima e Catania poi hanno dimostrato di non attraversare un brillante periodo di forma. Per questo motivo, sin da questo pomeriggio (fischio di inizio alle 15), Papagni potrebbe rilanciare Larosa nel ruolo di esterno destro di centrocampo. Il 4-4-2, però, è pronto a mutare in 3-4-1-2 (fase di possesso) con Colombini in appoggio alla manovra e Toledo che si sistemerebbe tra le linee alle spalle dei due attaccanti. Papagni lavora da diverse settimane su questo assetto - sperimentato contro la Juve Stabia - e nelle ultime sedute ha testato una difesa composta da Caccavale, Pastore e Prosperi. Difficilmente, però, il difensore salernitano, appena ristabilitosi dalla lesione del legamento crociato subita quasi sei mesi fa, rientrerà dal primo minuto. Pertanto il pacchetto arretrato sarà composto da Cosenza, Caccavale, Prosperi e Colombini. I due interni del centrocampo saranno Mancini e Cejas, con Larosa (favorito su Zito) a destra e Toledo a sinistra. In attacco il tecnico di Bisceglie ha deciso di rilanciare Alessandro Ambrosi, fuori dall’undici titolare dal 18 febbraio a Manfredonia. Cammarata partirà dalla panchina. Unici assenti Monticciolo e De Liguori, infortunati. di Fabio Di Todaro
Mai vinto a Giulianova Il Taranto non ha mai vinto a Giulianova; i rossoblù in 5 precedenti in casa degli abruzzesi hanno raccolto solo due pareggi. Le due squadre si sono fronteggiate quattro volte nel campionato di serie C1 e una volta, nella stagione 1995-96, in quello di C2.
Cammarata suona la sveglia
La sua ultima rete, su rigore, risale a poco più di venti giorni fa (4 marzo, Ternana-Taranto 1-2). Ma Fabrizio Cammarata, comunque, non attraversa un periodo brillante di forma, conciso con la crisi di gioco palesata dalla squadra. La manovra poco fluida e scarsa di rifornimenti non lo ha messo nelle condizioni ideali per creare pericoli ai portieri avversari. Spalle alla porta, però, il centravanti siciliano è l’unico in grado di difendere la palla e di far salire la squadra. Sgomitando, subendo anche un discreto numero di falli. «E' il mio modo di giocare - attacca - ed è un lavoro che una prima punta deve fare per aiutare i compagni. Il gol? Purtroppo nelle ultime gare non abbiamo giocato benissimo e anche le occasioni non sono state molte. Ma adesso mi interessa che il Taranto riprenda a vincere». La partita di Giulianova potrebbe rappresentare l’inizio del nuovo corso. In settimana il presidente Blasi ha ritirato ufficialmente le sue dimissioni, ricompattare l’ambiente. «Ma in campo vanno comunque i calciatori - prosegue il bomber nisseno - e le nostre ultime prestazioni non possono essere ricollegate alla decisione assunta dal presidente. Adesso ci ha dato una scossa, a noi spetta rispondere con un risultato positivo. Senza dimenticare che, nonostante siano stati dilapidati quattro punti in casa, non perdiamo da sei turni e contiamo di allungare la striscia con una vittoria». Il prossimo avversario è da prendere con le pinze. Ultimo in classifica con 8 punti, nelle ultime due gare casalinghe ha fermato la Cavese (1-1) e il Gallipoli (2-2). «E' una gara potenzialmente insidiosa, dovremo gestirla dall’inizio facendo valere la superiorità tecnica. Per questo motivo abbiamo chiesto alla società di partire in anticipo per il ritiro. Occorre mantenere alta la concentrazione per non sottovalutare questa partita». Nei quartieri nobili della classifica la lotta per i playoff è quantomai aperta. Da domenica scorsa, per la prima volta in questa stagione, il Taranto è scivolato in sesta posizione. Merito del Perugia, in netta ascesa, che ha espugnato lo "Zaccheria" di Foggia disputando una prestazione quasi perfetta. «La ritengo una delle formazioni più forti del girone, ero convinto che sarebbe stata protagonista nonostante un avvio di stagione stentato. Il Taranto, però, non è inferiore. Siamo un gruppo umile ma consapevole delle potenzialità di cui dispone. Ritengo, pertanto, alla nostra portata un posto nei playoff». E domenica prossima allo "Iacovone" andrà in scena Taranto-Perugia. «Sarà una bella gara. Adesso, però, penso soltanto al Giulianova». Come dargli torto? di Fabio Di Todaro
Giulianova, numeri da flop Al Giulianova, adesso, non resta che salvare la faccia per chiudere il campionato dignitosamente. L’esito è ormai scontato: con 13 lunghezze di ritardo dall’Ancona, penultima con 21 punti, la compagine abruzzese può ormai ritenersi già retrocessa in quarta serie. Il fallimento stagionale affonda le radici in una crisi societaria mai risolta che ha portato un gruppo di imprenditori locali a gestire provvisoriamente il club in attesa del passaggio ufficiale di consegne. Le ripercussioni di questa situazione precaria sono state enormi. Il Giulianova - costretto ad allestire un organico prelevando molti elementi dalla Berretti - è la squadra con l’età media più bassa in serie C1. Basti pensare che domenica scorsa, sul terreno di gioco della capolista Ravenna, erano in campo appena tre over 30 (Visi, Baldini e Palladini) ed una nidiata di giovani che coltivano la speranza di mettersi in vetrina nonostante i risultati poco confortanti. Le cifre descrivono la precarietà del cammino. In 26 giornate i ragazzi di Pagliaccetti hanno vinto in una sola occasione (1-0 con l’Ancona al "Fadini"), collezionando 5 pareggi e ben 20 sconfitte. La difesa - 46 reti subite - è la più perforata del girone così come il reparto offensivo - appena 13 centri all’attivo - è inchiodato all’ultimo posto della speciale graduatoria. Ma le ultime uscite di Visi e compagni consigliano una corretta valutazione dell’impegno. La consapevolezza di essere ormai fuori dalla bagarre salvezza hanno permesso ai giuliesi di bloccare, tra le mura amiche, la Cavese (1-1) e il Gallipoli (2-2). Le assenze dei difensori Ciminà e Ippoliti (squalificati) e del centrocampista Scartozzi (infortunato) sgombrano il campo da ogni dubbio. Pagliaccetti confermerà il 4-3-1-2 utilizzato nelle ultime settimane. Dinanzi all’estremo difensore Visi la linea difensiva sarà composta sa Ukah, Baldini, Latini e Piva. Palladini sarà il vertice basso del rombo di centrocampo, con Croce (a destra) e Corsi o Mariani (a sinistra) deputati alla costruzione della manovra. Tra le linee agirà l’eterna promessa Sarno (qualche anno fa fece scalpore il suo trasferimento dal Napoli al Torino per 120 milioni di lire), alle spalle dei due attaccanti Antenucci (è il miglior realizzatore con 7 reti) e Genchi. di Fabio Di Todaro
Papagni chiede più attenzione Nella quiete dell’Hotel Haus Charlotte di San Benedetto, il Taranto carica le batterie in vista della trasferta di Giulianova. Contro l’ultima della classe la formazione rossoblù deve conquistare assolutamente i tre punti. C’è voglia di ripartire e gli ultimi accadimenti sembrano aver generato lo sperato cambio di mentalità. Un surplus di determinazione e convinzione nei propri mezzi che dovrà essere manifestato in questo finale di stagione. «Siamo entrati nella fase calda del campionato - dice Aldo Papagni - una vera e propria zona spareggi. Ogni partita avrà questa caratteristica. Nel caso in cui si dovessero accusare dei passi falsi non ci sarà più tempo per recuperare». Saranno otto partite in cui il Taranto si giocherà tutto. C’è una zona playoff da riconquistare, sfuggita sia pure di un punto nell’ultima gara di campionato. «Il nostro obiettivo è arrivare al 13 maggio tra le prime cinque in classifica. In queste ultime gare sarà fondamentale il carattere e crederci sempre ogni domenica. Confido molto nella grinta del gruppo che ho a disposizione. Cercheremo anche di migliorarci nelle prestazioni ma nel girone di ritorno è difficile avere buoni livelli di gioco. Il risultato diventa l’obiettivo primario a scapito del lato tecnico. Mettiamoci pure il fatto che le avversarie ti conoscono bene ed allora diventa difficile produrre ciò che eravamo abituati a fare nel girone di andata. Sarebbe ora, ad esempio, di vincere le gare per 1-0. Come l’anno scorso, quando un simile andamento ci consentì di arrivare in seconda posizione e poi a vincere il campionato». Papagni non vuole sentire parlare di statistiche. I numeri appaiono indigesti. La considerazione secondo cui il Taranto ha incassato gol in tredici delle ultime quindici partite, non preoccupa particolarmente. Sono altri i dettagli da limare. «Dobbiamo avere maggiore attenzione nei particolari. Nelle ultime due partite in casa abbiamo perso quattro punti a causa di reti subìte su calcio piazzato. Cose che non devono più verificarsi. Le statistiche non mi interessano più di tanto. Potrei ribattere con dati positivi, come quello del quarto migliore attacco e della quarta migliore difesa. C’è da registrare vari aspetti del gioco: mi piacerebbe vedere una squadra migliore in fase di possesso palla, ma soprattutto una formazione che lasci poco spazio agli avversari». Si è ricompattato l’ambiente. E Papagni non può che rallegrarsi. «Questa è una cosa molto importante. E’ fondamentale che in questa fase del campionato si mettano da parte i malumori e che si viaggi tutti insieme verso un obiettivo comune. Abbiamo bisogno del nostro pubblico e dell’energia che produce domenicalmente». Giulianova rappresenta una tappa importante per le ambizioni del Taranto. Affrontare l’ultima in classifica non porta all’equazione di schierare più attaccanti. Il tecnico rossoblu è piuttosto chiaro. «Si tratta dell’incontro più difficile ed importante dal punto di vista temporale. Affronteremo una squadra che non molla mai che è riuscita a bloccare formazioni del calibro di Cavese e Gallipoli. Dovremo fare una grande prestazione dal punto di vista caratteriale anche perché il Giulianova non avrà nulla da perdere. Sappiamo che incontreremo delle difficoltà ma, con la dovuta umiltà, possiamo vincere questa partita. Come giocheremo? Come sempre. Con uno schieramento propositivo e con tanti uomini in grado di offendere». di Benedetto Marinangeli
Caccavale spinge il Taranto Il riavvicinamento di Blasi da una parte, le prestazioni negative della squadra sul versante opposto. Maurizio Caccavale - alla seconda stagione con la casacca rossoblù - ne è convinto. «Personalmente - attacca il difensore partenopeo - sono abbastanza maturo per poter giustificare il nostro calo di rendimento con le dimissioni del presidente. Sicuramente Blasi ha compiuto una mossa intelligente facendo sentire la sua presenza in questo momento difficile. Ci ha stupito il suo comportamento. Negli spogliatoi ci ha fatto i complimenti per l’impegno profuso, ci ha incoraggiato in vista di queste ultime otto gare. E anche il confronto di Manduria è stato abbastanza sereno. Abbiamo parlato tra uomini, cercando di individuare le difficoltà che ci stanno impedendo di esprimerci nel migliore dei modi. Adesso, però, toccherà a noi invertire la rotta». Il Kaiser non cerca alibi. Le sue parole hanno il sapore di una completa assunzione di responsabilità. «In campo scendono i calciatori e, durante la partita, la mente è rivolta soltanto all’avversario. Non perdiamo da sei giornate, ma nelle ultime due gare casalinghe abbiamo dilapidato quattro punti. Con la Juve Stabia abbiamo peccato di ingenuità, mentre domenica scorsa non abbiamo trovato la forza necessaria per reagire al pareggio del San Marino. A Giulianova non ci sono alternative: servono i tre punti». In Abruzzo - Caccavale ci tornerà da ex dopo aver raccolto 62 presenze e 2 reti - il Taranto troverà una squadra ormai spacciata ma desiderosa di fare bella figura. Nelle ultime due gare interne i giallorossi hanno bloccato la Cavese (1-1) e il Gallipoli (2-2). «Ormai non hanno nulla da perdere, in questa maniera hanno ottenuto due pareggi importanti. Per questo motivo abbiamo anticipato il ritiro di un giorno. Il gruppo è molto unito, ma abbiamo bisogno di concentrarci su questo impegno per evitare di sottovalutarlo. Il mio passato? A Giulianova ho vissuto due anni e mezzo bellissimi, sfiorammo i playoff quando il Taranto perse la finale con il Catania. Ma adesso non è il momento dei ricordi. Al "Fadini" cercherò di vincere con la maglia rossoblù». Un breve viaggio attraverso le ultime otto gare che diranno se il Taranto sarà riuscito a rientrare nelle prime cinque posizioni. Caccavale è convinto che la gara con il Perugia «abbia una notevole importanza, ma qualunque risultato non comprometterebbe la posizione delle due squadre. I playoff vogliamo disputarli, altrimenti avremo fallito l’obiettivo stagionale. E poi con le formazioni di alta classifica abbiamo sempre disputato buone prestazioni. E' una questione di stimoli, magari quando affrontiamo compagini che lottano per salvarsi siamo più superficiali. Cercheremo di eliminare anche questo difetto». di Fabio Di Todaro
Solo un galoppo in famiglia Nessun test contro l’Agraria. Il primo giorno di ritiro abruzzese ha avuto un cambiamento di programma. La comitiva rossoblu dopo essere partita ieri mattina e aver viaggiato per circa quattro ore, è scesa in campo solo alle ore 16. Galoppo solo in famiglia, quindi, per gli uomini di Papagni che hanno giocato su un terreno reso viscido dall’abbondante pioggia caduta nelle ultime ore. Due tempi da venticinque minuti sono serviti ai rossoblu per saggiare le condizioni. Ritmo blando per i venti elementi che si sono affrontati con prudenza. Il tecnico Papagni non ha offerto particolari indicazioni, anche se qualcosa comincia a trapelare. Nonostante il Taranto debba affrontare il Giulianova, ultimo in classifica, non si renderà necessario l’uso del tridente puro d’attacco come avvenne ad esempio nella trasferta di Cava de’ Tirreni. Non dovremmo vedere, cioè, contemporaneamente Deflorio-Cammarata-Ambrosi. Solo il capitano appare sicuro del posto, mentre gli altri due dovranno giocarsi un posto come compagno di reparto del bomber di Noicattaro. Le ultime prestazioni poco felici di Cammarata, potrebbero rilanciare Ambrosi che, infatti, ieri nel test è stato provato spesso in coppia con Deflorio. In difesa tre posti dovrebbero essere assegnati. Resta un piccolo dubbio per il ruolo di esterno destro. In questo senso Larosa potrebbe avanzare la propria candidatura. A centrocampo poche novità. Cejas e Mancini sono gli unici mediani a disposizione. Toledo non si discute. Sulla corsia di destra si prevede un ballottaggio tra Catania e Zito con il primo, però, favorito.
«Sono giorni decisivi»
Dopo cinquantadue giorni, si rompe il muro del silenzio. Una serie di iniziative squarciano l’isolazionismo in cui versava più di una componente rossoblu. Un ricompattamento delle tessere, andate staccandosi nelle settimane precedenti. Adesso tutte si muovono nella speranza di ritrovare la sua originaria collocazione. La voce del presidente Blasi si è sentita in diretta televisiva. La voglia di tornare sui suoi passi, dopo una serie di dichiarazioni improntate al ritiro delle dimissioni, è stata presentata. Ora la parola passa al tecnico Papagni e ai suoi giocatori. Sul campo e fuori. Giusto coinvolgere il capitano Andrea Deflorio che di questa squadra è uno dei naturali alfieri. Allora Deflorio, cosa è successo dal quel famoso 28 gennaio, giorno delle dimissioni del presidente Blasi e dell’inizio del silenzio stampa? «E’ successo che ci siamo fatti condizionare troppo da fattori esterni. Non doveva succedere, ma un giocatore risente di certe situazioni. Stavamo viaggiando in modo invidiabile, la squadra otteneva prestazioni e risultati. Poi è avvenuta una certa frattura con la società. La lontananza del presidente ci ha condizionato, anche se dovevamo pensare solo al calcio giocato. Non è facile, però. Il paragone può sembrare eccessivo, ma quando manca un genitore o questi è lontano, i figli ne risentono. Noi siamo diventati in campo più contratti. Poi si sono aggiunti i risultati negativi. Tutto è conciso, ma adesso vogliamo ripartire». Domenica sera è arrivato il segnale che attendevate. «La decisione del presidente di rientrare e di dedicarsi alla squadra al cento per cento, era quello che volevamo tutti. Ci dà una spinta notevole. Non aspettavamo altro. Magari se fosse avvenuto qualche settimana prima, sarebbe stato meglio. Ora si tratta di ricostruire l’entusiasmo che, sinceramente, non avverto più come prima. Lo scollamento dei giorni scorsi è stato evidente. Vedere lo Iacovone sempre più vuoto non è una bella sensazione». Per decisione dei giocatori, si parte in ritiro con un giorno d’anticipo rispetto ai normali programmi settimanali. Un altro segnale... «L’abbiamo voluto perchè questi sono giorni decisivi. Stiamo affrontando la settimana più importante della stagione. Partire in anticipo ci serve per trovare la concentrazione. Qualcosa di diverso rispetto al ritiro calabrese, che non serviva. Lo dico con molta sincerità e l’ho ripetuto anche al presidente Blasi. Non c’era la necessità di andare in quel posto. Il contraccolpo mentale c’è stato e si è avvertito contro il San Marino. Diciamo che ci sono ritiri e ritiri...». Ora i giocatori del Taranto sono chiamati ad una nuova reazione. Come spesso è capitato nell’ultimo anno e mezzo. Paragoni con la scorsa stagione e con il periodo delle quattro sconfitte di fila? «Direi di no. Sono diversi i periodi e sono diversi gli obiettivi. L’anno scorso ci fu il cambio dell’allenatore, quattro sconfitte di fila. Oggi ci misuriamo in C1, con una classifica differente. La linea di continuità è che la determinazione in noi giocatori non è mai mancata. Il gruppo è stato sempre compatto. Se non fossimo stati così uniti, avremmo anche potuto perdere qualche gara che, invece, abbiamo pareggiato. Ci poteva essere il timore di abbandonare la lotta e buttare tutto a mare e invece siamo ancora qui a combattere. Il ritorno del presidente può essere fondamentale e poi mi auguro che torni la gente allo stadio. Giocare davanti a mille spettatori non è molto stimolante. Io a Taranto sono abituato a ben altri palcoscenici». Il Taranto, però, è fuori dai playoff. «La realtà è questa e non va nascosta. Credo che ci sia il tempo per recuperare le posizioni perse. In otto partite ce la possiamo fare». Cominciando a vincere dalla gara contro il Giulianova. «Dobbiamo vincere, ma penso sia la partita più difficile che ci poteva capitare. Io cerco di mettermi nei panni degli abruzzesi. Non hanno nulla da perdere, sono tutti giovani e vogliono meritare un contratto per la prossima stagione. Hanno fermato sul loro campo Cavese e Gallipoli. Loro vorranno fare bella figura, senza l’assillo del risultato a tutti i costi. Noi siamo in una condizione psicologica svantaggiosa. Ecco perchè c’è l’esigenza di prepararsi nel modo adeguato». Contraddittorio il cammino del Taranto nell’ultimo mese e mezzo. E’ arretrato in classifica, pur avendo mantenuto l’imbattibilità nelle ultime sei gare. «Quando abbiamo incontrato formazioni di alta classifica, abbiamo sempre recitato la nostra parte nel migliore dei modi. Le prestazioni sono sempre state all’altezza. Siamo andati in difficoltà quando ci siamo trovati di fronte formazioni chiuse che non ci hanno lasciato spazio. Noi, contro certe squadre che fanno le barricate, non ci esprimiamo al meglio. Oltre ad un piccolo passo indietro dal punto di vista tecnico, c’è stato anche un appannamento fisico che, però, capita prima o poi a tutti. Poi mettiamoci anche qualche episodio negativo. Mi riferisco al gol incassato contro la Juve Stabia. Quella rete all’ultimo minuto è stato anche figlio della paura di quei giorni. Un gol incassato in modo sintomatico, con tutti noi a difendere la porta e nessuno a contrastare il tiratore». Ma, calendario alla mano, non doveva essere questo un periodo favorevole per il Taranto? «E’ l’errore che abbiamo compiuto tutti, me compreso. Invece di pensare partita per partita, ci siamo messi in testa tabelle che hanno finito con il distrarci. Non si possono mettere in preventivo, nove o quindici punti. In questo campionato, ogni partita nasconde le sue brave difficoltà. Le gare vanno vinte sul campo, non prima a parole. Ecco perchè questa è una settimana decisiva. Dobbiamo ricominciare a pensare in modo umile, focalizzando l’attenzione su ogni singolo impegno». Deflorio, sette gol tutti realizzati in casa. E’ giunta la volta buona di sbloccarsi anche in trasferta? «Per me i gol sono tutti uguali. E’ normale che sia una statistica che si presta a delle discussioni. Mi piacerebbe segnare a Giulianova, più che altro mi auguro sia un gol da tre punti. Potrei avvicinare la cifra doppia di gol che sarebbe per me un bel traguardo. Considerando che nel girone di andata ho patito qualche problema fisico, sarebbe una bella soddisfazione». di Luigi Carrieri
Deflorio, promessa di capitano Cinquantuno giorni dopo - tanti ne sono passati da quel lontano 29 gennaio in cui Blasi annunciò il silenzio stampa - parla Andrea Deflorio. Rompe il ghiaccio, torna a quella normalità violata dagli episodi di Cava dè Tirreni. La nuova primavera del Taranto, il ritrovato entusiasmo di Blasi, un viaggio nelle otto gare che separano dal termine della stagione. Deflorio, come sta il Taranto dopo aver appreso che Blasi ha ufficialmente ritirato le dimissioni? «Sicuramente meglio. Non voglio che rappresenti un alibi, ma la sua decisione ha influito negativamente sull'ambiente e sulla squadra. Adesso siamo più tranquilli. Il presidente è più vicino, ha compiuto un grande gesto e sta mantenendo gli impegni assunti. Dopo la gara con il San Marino mi ha stupito. E' arrivato negli spogliatoi e ci ha fatto i complimenti nonostante il risultato deludente. In quel momento abbiamo capito che occorre una svolta se vogliamo raggiungere l’obiettivo dei playoff». La rottura del silenzio stampa e il ritiro anticipato per la trasferta di Giulianova sono il prodotto di una ritrovata complicità tra area tecnica e società? «Sono due argomenti che ho trattato personalmente con Blasi. Così come ho ritenuto controproducente la clausura della scorsa settimana, dico che partire per le Marche un giorno prima ci servirà per trovare gli stimoli e le giuste energie in vista di una partita particolarmente insidiosa. Non dobbiamo assolutamente sottovalutare l’impegno perché il Giulianova ha bloccato in casa Avellino, Cavese e Gallipoli». Lo spogliatoio, nonostante il periodo di difficoltà, appare molto unito. «Gioco a calcio da vent'anni e non mi era mai capitato di lavorare con un gruppo coeso come quello che ho trovato in queste due stagioni a Taranto. E’ per questo motivo che ho ritenuto inutile il ritiro in Calabria. Sappiamo che, se il 13 maggio non saremo tra le prime cinque, avremo fallito l’obiettivo e siamo quantomai determinati a cambiare registro in queste otto giornate». Quattro da disputare in casa e quattro in trasferta. Quante chance ha il Taranto di rientrare in zona playoff ? «Tante se consideriamo che, domenica scorsa, l’abbiamo abbandonata per la prima volta da settembre. In campo abbiamo risentito della difficile situazione ambientale. Sono convinto che, a partire dal match di Giulianova, vedremo una squadra diversa. Con le medesime motivazioni ma molto più serena. E poi ci aspettano diversi scontri diretti in cui abbiamo sempre dimostrato il nostro valore. Soffriamo, invece, contro quelle formazioni che lottano per salvarsi, che difendono con 8-9 uomini dietro la linea della palla e ci impediscono di giocare come vogliamo». Il 1° aprile allo "Iacovone" arriverà il Perugia. E’ nella domenica delle Palme che il campionato del Taranto subirà una svolta? «E' una gara fondamentale, ancora di più adesso che i biancorossi ci hanno scavalcato. E arrivarci con il vento alle spalle ci agevolerebbe. Per questo, più che per la classifica, dovremo tornare da Giulianova con un successo. Siamo nelle condizioni di non poter più sbagliare». Al "Fadini" il bomber di Noicattaro spera di interrompere il digiuno di reti in trasferta. Lontano dallo "Iacovone" Deflorio non segna dallo scorso 9 aprile (Potenza-Taranto 0-1). di Fabio Di Todaro Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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