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Qualcosa d'intentato e le domande da farsi

La condanna rischia di essere continua: il Taranto non riesce a farsi bastare niente. Si cruccia, quando la partita è finita: di una superiorità non espressa, di intenzioni rimaste sulla carta, di un episodio contrario. Esercizio sterile, molto spesso. Perché non arriva in fondo, perché non porta l’analisi laddove serve. Ovvero: perché nemmeno a Potenza basta segnare due gol per vincere? Perché l’episodio diventa decisivo? Quesiti che dovrebbero preoccupare, piuttosto che permettere sorrisi illogici. Che qualcuno dovrebbe porsi, cercando di darsi una risposta seria. Sarebbe il primo passo per evitare che il mucchio di rimpianti si ingrossi ancora, fino a diventare intollerabile. Necessario, a questo punto, capire con cosa si ha a che fare: il Taranto, anche Potenza lo ha dimostrato, ha qualità davanti che possono rendere spontaneamente la squadra credibile, che possono sopperire persino ad alcune lacune. Ha un organico che, lontano il rinnegato obiettivo d’estate, può serenamente competere per un posto nell’aristocrazia del campionato. Soprattutto se il campionato - è onesto dirlo - non sembra tecnicamente allo stesso livello dei precedenti. Ma pareggia contro un Potenza normale, contro una Juve Stabia modesta e altro ancora. Perché lascia sempre qualcosa di intentato, rendendo decisivo l’episodio. Perché la forza della squadra rischia di diventare un boomerang. Poggiata solo sugli uomini di fantasia e talento, il Taranto dipende dal loro umore e dalla personale ispirazione. Non ha una manovra di rifugio se non contempla (a Potenza è accaduto) l’utilizzo dei centrocampisti nella fase di possesso e nemmeno i loro inserimenti per cercare di aggiungere pericoli (e gol) all’attacco. Scarica molte responsabilità, invece di condividerle. E capita, poi, che il logico (anche temporaneo) appannamento di qualche singolo possa inevitabilmente bloccare la squadra. Mancano, cioè, continuità di manovra e solidità di squadra: qualità che, insieme, potrebbero far diventare sufficienti due gol per vincere una partita. E potrebbe dare maggior lustro a un Mancini di qualità superiore alla media: a Potenza sembrava di vederlo recuperare, lanciare e concludere al tempo stesso. Uomo ovunque di una squadra che, adesso, si trova a quattro punti dai playoff e a quattro dai playout: di un gruppo che potrebbe stare più in alto e invece gioca nella zona anonima. Senza che nessuno si chieda un perché vero, senza che ci siano indagini sensate, che arrivino alla radice del problema. Non è tutta fatalità: ci sono ragioni sufficienti per capirlo. E non è tutto normale: solo che a volte sembra che il Taranto non lo capisca. I giocatori sembrano mortificati, a fine partita: si chiedono come sia possibile e danno risposte migliori di quanto si possa immaginare. Riconoscono l’esistenza di un problema. Il resto, invece, finge che tutto proceda regolarmente: blindando la posizione di chi, almeno, andrebbe provocato per costringerlo a tirar fuori il meglio, di chi dovrebbe immaginarsi vicino a un baratro per reagire e creare le condizioni per la svolta, traumatica o no. Invece sorrisi, braccia larghe, quasi rassegnazione, in attesa che qualcosa accada. E accuse, incomprensibili, al sistema. Senza domande da farsi. di Fulvio Paglialunga06 novembre 2007

La rinascita di Mancini in un Taranto immaturo

La rinascita di Mancini. L’errore di Cari. Le esternazioni di Blasi. Tre spunti tratti dal derby. A Potenza Mancini si riprende il Taranto, riportando la sua bravura e la sua maturità a misura delle esigenze della squadra. La prova è senza sbavature. Corre quanto un mediano, ispira come un interno di regia, inventa più di un fantasista di ruolo, segna due gol da vecchio centravanti. Gioca tra le linee, sulla trequarti, dove tutto diventa inevitabile, se l’idea è giusta: affondare centralmente (lo spazio c’è) o assecondare i movimenti delle ali larghe (Zito e Cutolo). L’ultimo Mancini, questa versione più versatile e tagliente, ha tutto: la rapidità, il palleggio, l’invenzione, il dribbling, ora anche il tiro. Merce rarissima in un calcio solo fisico. Mancini adesso tira e segna, attingendo ad un repertorio di tocchi, avvitamenti, sensibilità, fiuto che sono tipici di un attaccante. Ma Mancini non è una punta. È di più, è altro. È un giocatore moderno che, a vederlo, nemmeno lo immagini così muscolare, così resistente, così flessibile. Invece non finisce mai, assorbe gli urti, si piega e non si spezza. Cinque partite (neppure piene), 4 gol: record personale di realizzazioni. L’anno scorso: 26 presenze, 1 gol. Il salto di qualità è evidente. Come sono ormai evidenti i tratti del suo carattere, i segni della sua personalità. Mancini è puro e misterioso. Chi lo conosce bene, racconta che sarebbe capace di spaccare il mondo per amicizia e di incepparsi dentro una sola contraddizione. Sembra, però, che abbia bisogno di essere felice per dare il meglio di sé. Mancini oggi è un giocatore felice? Quando è in campo sì. Quando la partita finisce, dà ancora l’impressione di non esserlo. La doppietta del "Viviani" lo rimette idealmente sul mercato, riportandolo al centro delle attenzioni. Andrà via a gennaio? Domanda inevitabile, dopo una partita così. Mancini dice di non saperlo. Blasi butta lì, un «vedremo» di circostanza. Che è comunque una risposta diversa, rispetto a quella ripetuta un sacco di volte qualche mese fa, quando Mancini sembrava incedibile. In un Taranto che si allontana dalla prospettiva, allo stato semplicemente fantastica, della serie B, Mancini diventa nuovamente oggetto del desiderio di molti club. Perché, felicità a parte, ha la luce di un grande destino. A Potenza Cari comincia la partita senza punte e non sbaglia. Perché asseconda sino in fondo la natura di una squadra ricca di ali di fantasia. Il discorso è vecchio. Fuori uso Dionigi, convalescente Cammarata, poco spendibile Ascenzi: impossibile ipotizzare un reparto offensivo. Meglio esaltare le virtù dei singoli più ispirati, allagando di giocate la trequarti, dove la manovra può diventare spontaneamente pericolosa. Logica, dunque, la scelta iniziale. Non totalmente comprensibile la gestione dei cambi. Ovvia la sostituzione di Cejas (dentro Cavallo). Meno scontata quella di De Liguori (dentro De Falco). Inopportuna quella di Cutolo con Zaccanti (un difensore). Perché è un messaggio alla squadra. Un invito a retrocedere mentalmente, lasciando campo agli ultimi, disperati, assalti dell’avversario. Difendere a cinque, aumentando il tasso di densità davanti alla propria area, è sempre una pessima idea, quando il vantaggio è minimo e il convulso finale incombe. A Potenza Blasi parla di «sistema che complotta contro il Taranto», partendo da un sopruso che non c’è. Perché la trattenuta di Migliaccio ai danni di Konte è netta, oltre che sciocca. Tanto netta che l’arbitro la punisce col giallo (sventolato in faccia all’incolpevole Di Bari). Con la teoria del complotto Blasi, invece, finisce con l’offrire un appiglio giustificativo alla squadra e all’allenatore, unici responsabili di un incredibile pareggio. di Lorenzo D'Alò06 novembre 2007

Taranto, quanto spreco
Nel primo minuto di recupero sfuma la vittoria a Potenza. La doppietta di Mancini serve solo a ribaltare la rete iniziale di Dettori. Il 2-2 è firmato da Grillo su punizione

Lo spreco, ancora. Così il Taranto si strappa il sorriso dalle labbra: trovandosi con un pareggio quando era maturo il successo. Sfarinandosi inaspettatamente: il Potenza, colpevolmente rimesso in vita, si aggrappa all’ultimo episodio utile per prendersi un punto. Così diventa vano il calcio sontuoso di Manuel Mancini e i rossoblu sciupano la possibilità di riprendere confidenza con la vittoria (solo una nelle ultime otto partite). L’incapacità
di catturare una partita ormai docile allunga il periodo grigio e la classifica, dopo dodici partite, dice una verità imbarazzante: playoff e playout sono equidistanti. Il sinistro di Grillo, a recupero iniziato, è la punizione per chi non sa tradurre la superiorità individuale, ma anche di chi ammassa difensori per non subire, offrendo invece spazio a un avversario quasi disorientato. Nel finale, allora, il Taranto consente al Potenza prima di lanciarsi all’assalto e poi di pareggiare, annullando uno sforzo che avrebbe meritato sorte migliore. Errore di atteggiamento e di scelte nel momento caldo: si capisce ancora una volta dov’è il limite, dove manca la concretezza, dove è difettosa la lettura. Perché ci sono attimi in cui la squadra fa per sé: commissariando ai suoi uomini di qualità l’intera manovra, chiedendo di sopperire con le invenzioni all’assenza di un calcio continuo. Ottenendo possessi rapidi e tagli intelligenti. Anche gol, visto che Mancini ne segna due e entrambi cominciano dai piedi di Cutolo. Ma ci sono anche attimi in cui servirebbe una mano esterna, una lettura audace, un po’ di coraggio, un consiglio giusto. E non arriva nulla. I singoli potrebbero bastare al Taranto per vincere, perché sono superiori agli avversari. Ma la squadra non è (ancora una volta) un’entità visibile e, quindi, il cuore di chi sta di fronte può azzerare le differenze. Accade, infatti. Nonostante l’idea di affidarsi a Mancini, Cutolo e Zito appaia subito redditizia. Il 4-3-1-2 senza punte di ruolo né punti di riferimento è una strada logica e obbligata. E’ il modo migliore per garantirsi pericolosità, nonostante il calcio a singhiozzo: basta far arrivare la palla a uno dei tre e aspettare che qualcosa accada, anche a costo di rinunciare al centrocampo. Il Potenza, che Falanga (tecnico pro-tempore) schiera con un 3-5-2 senza ambigue interpretazioni (si difende, realmente, in tre), ha le stesse intenzioni: mira a Konte con sistematicità, confidando nel suo strapotere fisico o in qualche estemporanea ispirazione. Due squadre che finiscono per somigliarsi si ricavano il gusto di una gara senza barricate: ricca di corsa, ma anche di rischi. Il Potenza, infatti, accetta anche l’uno contro uno in fase di non possesso per poter ripartire più largo, poggiando il primo pallone utile su Ametrano o Memè. Riesce, con spregiudicatezza, a ricavarsi il primo vantaggio: Pignalosa (9’) mette dentro da destra, trovando l’area sgombra e Dettori in perfetto orario per la deviazione che scavalca Barasso. E non smette di giocare, lasciando al Taranto spazio per la reazione e campo per le giocate, fino al pareggio: lo segna Mancini (18’), dopo il breve assolo di Cutolo e il cross basso di Colombini. Perfetta l’esecuzione: aggancio di sinistro e calcio con il destro, ruotando sul piede perno. Due gol a partita ancora fresca. Il Taranto, però, si è già svelato: attacca con l’anomalo tridente e riceve sostegno da Colombini, intelligente quando sfrutta la posizione a metà strada di Ametrano. Manca, però, la costruzione, il calcio pensato: è istinto e intuizioni, che trovano però anche ostacoli e favoriscono le ripartenze altrui. Su una di queste Konte (23’) supera due volte Di Bari: prima in velocità (era partito in svantaggio), poi con un dribbling, ma Barasso spegne il desiderio di gol del gigante del Mali. La fase difensiva del Taranto è apparentemente posticcia, perché ogni azione dell’avversario è costruita in velocità. E quella del Potenza balbetta, perché a parità numerica il confronto non regge. Così Falanga sceglie la via della solidità, approfittando dell’infortunio di Urbano e passando al 4-4-2 (Ametrano e Meè si abbassano, il subentrato Tassone fa l’esterno di centrocampo). Posizioni diverse, tema identico. E equilibrio: Zito va vicino al gol (28’, un dribbling di troppo), Konte fa valere la sua stazza (34’, colpo di testa fuori) e la sua agilità (35’, destro di controbalzo). Il Taranto è una fitta rete di lanci, che spesso aziona Cutolo o Zito, che esalta Mancini, ma che annulla la funzione dei mediani. Quando la ripresa comincia e la lucidità dei fantasisti del Taranto si appanna, il Potenza blocca la difesa e prova a abbassare il ritmo. Sembra prendersi campo, ma quando se ne sta convincendo subisce il ribaltone: segna ancora Mancini (18’), girando in porta un sinistro rapido su assist di Cutolo. Diventa un monologo del ragazzo di Ostia: gioca con una superiorità imbarazzante, con movenze e atteggiamenti estranei alla categoria. Inventa anche: un lancio per Cutolo (27’) non genera il terzo gol perché Iuliano si arrampica fino a catturare il pallone. Dal frullatore delle sostituzioni il Potenza esce con il 4-3-3. Cari, invece, prima cambia i mediani, stravolgendo la fisionomia del reparto, poi abbassa la squadra (che restando alta stava resistendo) inserendo Zaccanti per Cutolo e finendo con la difesa a cinque: gli avversari, che non ci credevano più, trovano improvvisamente spazio. Arrivano fino alla punizione (giusta: Migliaccio strattona Konte) e al pareggio. Che per il Taranto suona come una condanna. di Fulvio Paglialunga05 novembre 2007

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

BARASSO - Attento sugli interventi che ci sono da compiere. Sembra avere maggiore coraggio nelle uscite e, anche su palla bassa, è provvidenziale su Konte in due occasioni. Subisce due gol, ma non sembra poterli evitare: 6
D’ALTERIO - Non sempre nella forma migliore, anche se dalla sua parte il gioco del Potenza si sviluppa meno. Regge l’urto, ma non riesce a proporsi. Appare anche nervoso: 5.5
COLOMBINI - Nella ripresa cala, ma nel primo tempo gioca da centrocampista aggiunto, fornendo alla squadra un contributo che quest’anno mancava. Gioca la sua partita migliore, per voglia e partecipazione: 6.5
MIGLIACCIO - Non sembra a suo agio nel primo tempo, perché Pignalosa non è un avversario facilmente leggibile. E soffre, quando tocca a lui, la fisicità di Konte. Meglio nella ripresa: sale fino alla sufficienza, ma la perde con l’ultimo fallo: 5.5
DI BARI - Konte lo supera quando vuole, anche partendo in svantaggio: non riesce a tenerlo né in velocità né sulla posizione. Soffre troppo, nonostante un secondo tempo di maggior contenimento: 5
DE LIGUORI - Perde troppi palloni, ma resta tatticamente prezioso. Dovrebbe giocare ancora, ma Cari lo toglie, privando il centrocampo della sua intelligenza. Resta, comunque, una prova non alla sua altezza: 5.5
MARSILI - Non entra mai in partita, perché il gioco del Taranto non prevede l’assistenza dei centrocampisti. Finisce per guardarla, anche se non si fa trovare distratto nelle rare occasioni in cui torna utile: 5.5
CEJAS - Ha dato tutto nelle partite scorse, finisce per cominciare già scarico: gli manca sempre qualcosa di suo, finisce per fare una serie di movimenti incompleti. Esce per sfinimento: 5
MANCINI - Fa la differenza dall’inizio alla fine. Potrebbe giocare anche da solo, visto che è capace contemporaneamente di tamponare, lanciare e concludere.
Segna due gol mostrando altre abilità finora poco utilizzare: 7.5
CUTOLO - Più essenziale del solito, quindi più utile. Fa la sua partita privandosi dei fronzoli e diventando maggiormente pericoloso: il primo gol nasce dai suoi piedi, nel secondo l’assist è bellissimo: 7
ZITO - Spreca un’occasione ghiotta, ma combatte per tutta la partita. Ha bisogno di recuperare lucidità, comunque ha già fatto un passo avanti: 5.5
Cavallo - Si fa ammonire e fa falli. Non sembra la partita per lui, nonostante la voglia: 5.5
De Falco - Ha poco tempo, ma non sembra lanciato nel momento migliore: s. v.
Zaccanti - Il pareggio non è colpa sua, ma il suo ingresso fa abbassare la squadra: s. v.
Cari – E’ giusta la disposizione iniziale, ma la squadra continua a giocare solo con gli attaccanti. Basta pensare al gol di Dettori, centrocampista, si inserisce con l’attaccante largo. E’ un movimento che il Taranto ancora non fa. L’errore, poi, è stravolgere l’assetto nel finale: bastava forse inserire un attaccante per Zito (perché Cutolo?) per tenere alta la squadra. Invece passa alla difesa a cinque, dando campo al Potenza. Che pareggia. Una vittoria in otto gare: è tempo di interrogarsi: 5
L’arbitro, Borracci di San Benedetto del Tronto - Dirige con pugno fermo, andando anche a spegnere le possibili tensioni. Giusta la punizione finale: 6.5
La squadra avversaria - Era in difficoltà, ma non ha avuto paura. E quando si recuperano due partite consecutive nei minuti finali vuol dire che si ha cuore: 6.505 novembre 2007

Potenza e Taranto, basta un punto
La doppietta di Mancini illude i pugliesi, raggiunti nel recupero da un calcio di punizione. Allo scadere l’ultimo lampo di Grillo

Il Taranto fa di più, ma non vince. Il Potenza fa quello che può e pareggia. Il 2-2 che, alla fine, matura al "Viviani" racchiude una formale giustizia, pur mortificando maggiormente i meriti del Taranto. Meriti di giornata. Meriti tecnici, essenzialmente. Ma anche di tenuta e di interpretazione. Meriti che sommati non danno, comunque, il totale desiderato: la vittoria. Ma solo un pareggio che non cambia il destino del Taranto. Devia leggermente il corso degli eventi. Cari guadagna tempo. La squadra riprende fiato. La discussione su futuro e prospettive resta, però, aperta. Conviene continuare ad interrogarsi sulla natura della squadra tarantina che qualcosa d’intentato lascia anche a Potenza, sciupando, a rimonta perfezionata, prolungati momenti di superiorità. Il punto gratifica soprattutto il Potenza. Perché lo acciuffa al culmine della fatica, dando un senso a questo derby di transizione (domani la società dovrebbe annunciare il nome del nuovo allenatore) e offre un seguito ideale al pareggio ottenuto giovedì scorso con la Lucchese (un altro sfinente 2-2). L’ultima vittoria rimane un ricordo lontano (9 settembre). I limiti ci sono. Ma il gruppo è vivo. Reagisce alle avversità, risponde ancora ai comandi. Non è poco, di questi tempi. Al Taranto non basta la doppietta di Mancini. Due gol di pregevolissima fattura. Roba da attaccante e non da universale illuminato. Gol di una precisione chirurgica. Perché soccorrono il Taranto al momento del maggior bisogno, quando è importante riportare in equilibrio il risultato (18’ del primo tempo) e quando è fondamentale riportare in partita la sua squadra (18’ del secondo tempo). La perfetta corrispondenza del minutaggio conferisce ai gol di Mancini un valore simbolico. Sembra quasi che il fantasista tarantino usi un orologio interno per colpire. I gol di Mancini occupano il centro della contesa, allagando di buone intenzioni e di giuste aspettative il derby del Taranto. Quelli del Potenza, invece, aprono (Dettori al 9’ della frazione iniziale) e chiudono (Grillo al 46’ della ripresa) il confronto. Sono gol di una bellezza inferiore, ma hanno in sé la capacità di squarciare l’equilibrio nascente e di cambiare l’esito finale. Sono gol, insomma, più pesanti. Il Potenza (3-5-2) in avvio sembra possa sorprendere il Taranto (4-3-1-2). E, infatti, dopo nove minuti è già in vantaggio. L’azione si sviluppa sulla destra. Pignalosa quasi dal fondo riesce a mettere in mezzo un pallone per l’accorrente Dettori che, libero e indisturbato, infila di piatto destro. La reazione del Taranto è immediata, oltre che credibile. È fatta di tentativi che germogliano direttamente sulla trequarti, dove Mancini ispira, Cutolo inventa e Zito crea. Non c’è bisogno di costruire gioco. Basta far recapitare il pallone fra i piedi dei fantasisti. Qualcosa succede sempre. Come al 18’, il primo minuto magico di Mancini. Si vede Cutolo lavorare un pallone sulla sinistra. Stavolta non indugia in dribbling. Bada al sodo, assecondando la sovrapposizione puntuale di Colombini, che va sul fondo e crossa basso. In area Mancini controlla col sinistro, si gira e infila col destro. Fa cioè quello solitamente fanno i bomber di razza. Derby nuovamente in equilibrio. Il Potenza, che dopo l’uscita precoce di Urbano si è messo a difendere a quattro, continua a saltare il centrocampo, lanciando lungo, preferibilmente su Konte. Sull’attaccante africano è decisivo Barassoì (23’). Poi è Zito a cincischiare davanti a Iuliano (28’). Ed è ancora Konte a lambire di testa il palo più lontano (34’). Nella ripresa il Taranto si concede un quarto d’ora di disorientamento. Poi scade il secondo minuto magico di Mancini, che trafigge Iuliano di giustezza, sfruttando un millimetrico invito di Cutolo. È, ovviamente, il 18’. Il Potenza si spegne. Il derby sembra offrirsi alle nuove voglie del Taranto. Cari comincia a cambiare. Entra Cavallo per l’esausto Cejas. Entra De Falco per l’incredulo De Liguori. L’allenatore tarantino porta energie fresche in mezzo al campo. Cutolo, attivato da un magistrale lancio di Mancini, chiama Iuliano alla parata provvidenziale (27’). Il Taranto sembra proprio in grado di farcela, stavolta. Cari, cautelandosi forse eccessivamente, ordina l’ultimo cambio: dentro Zaccanti, fuori Cutolo. Ora il Taranto si difende a cinque. Abbassarsi, lasciando campo alla pressione un po’ scomposta del Potenza, diventa così inevitabile. Migliaccio strattona Konte. La punizione dal limite è un cattivo presagio, almeno per il Taranto. Grillo, infatti, fulmina Barasso, imponendo il definitivo 2-2. di Lorenzo D'Alò05 novembre 2007

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

BARASSO 6 - Sui gol sembra senza colpe. Più preciso e tempestivo del solito nelle uscite.
D’ALTERIO 6 - Chiude a destra la linea difensiva. Non si concede divagazioni.
COLOMBINI 6,5 - Indovina i tempi degli inserimenti, offrendosi come appoggio stabile allo sviluppo dell’azione (corsia di sinistra).
MIGLIACCIO 5,5 - Soffre nel primo tempo la fisicità delle punte lucane. Trattiene Konte, regalando al Potenza la punizione del pareggio.
DI BARI 5 - Konte gli sfugge ripetutamente. Un’altra prova imbarazzante.
DE LIGUORI 5,5 - Scarsamente coinvolto nel primo tempo. Più vivo nella ripresa. Lontano, comunque, dal suo rendimento abituale.
MARSILI 5,5 - All’inizio sembra non capire la partita. In realtà è la squadra a fare spesso a meno dei mediani, imbastendo gioco direttamente sulla trequarti.
CEJAS 5,5- Stavolta la sua prova è difettosa. Ci sono disimpegni imprecisi e interdizione approssimativa.
MANCINI 7 - Alcune giocate sono assolutamente fuori contesto. Fa tutto, gol compresi, con una naturalezza da categoria superiore.
CUTOLO 6,5 - Non eccede nei dribbling. Sceglie di giocare per la squadra, mettendo a disposizione del collettivo il suo estro.
ZITO 5,5 - Slanci generosi e soluzioni velleitarie: sembra in piena involuzione.
CAVALLO 5,5 - Entra al posto di Cejas. Nel finale sbaglia qualcosa. Rimedia il cartellino giallo.
DE FALCO 6 - Sfrutta con criterio i minuti che Cari gli concede.
ZACCANTI sv - Entra nel finale. Ingiudicabile.
CARI 5,5 - Logiche le scelte iniziali (nessuna punta di ruolo). Non completamente condivisibile la gestione dei cambi (alla fine una punta serviva).05 novembre 2007

Una vittoria inseguita da quattro turni
Statistiche, sfuma il secondo successo esterno. È sindrome da "zona Cesarini"

Con la rete di Grillo al 91' sfuma il secondo successo esterno per il Taranto; i rossoblù inseguono i tre punti da quattro turni.
I finali di partita e i minuti di recupero hanno visto finora sfumare 6 punti preziosi per il Taranto che ha perso così la possibilità di portare a casa dei risultati migliori; il 23 settembre scorso Di Napoli aveva segnato all’87' la rete vincente del 3-2 della Salernitana (un punto perso per gli ionici), poi l’8 ottobre allo "Iacovone" Sansovini aveva pareggiato per il Pescara all’88' (persi due punti), quindi il 28 ottobre a Lanciano la sconfitta era arrivata con la rete di Lauria all’89' (un altro punto perso), infine gli ultimi due punti gettati al vento con la segnatura di Grillo nel recupero di Potenza-Taranto.
Ora i rossoblù sono a quota 15 punti (sono sette punti in meno rispetto al 12° turno del campionato scorso) esattamente a centro classifica con 4 punti di distacco dalla zona playoff ma anche con sole 4 lunghezze di vantaggio dalla zona playout.
Terzo pareggio a Potenza in 13 confronti di campionato (nel bilancio è in vantaggio il Taranto con 7 vittorie a 3); in precedenza 0-0 in serie C il 2 marzo 1969, quindi 1-1 il 21 settembre 1997 nel Campionato Nazionale Dilettanti sul campo neutro di Battipaglia (a segno prima il Taranto al 43' con il senegalese Dossou, quindi il pari di Stasi nel recupero del primo).
Prima doppietta di Manuel Mancini con il Taranto; per il fantasista rossoblù 4 reti in questo torneo, in cinque partite, che rappresentano il miglior bottino personale in una stagione (al massimo aveva realizzato 3 gol: con il Sudtirol-Alto Adige in serie C2 nel 2004-05 e con il Taranto sempre in C2 nella stagione successiva). Per Mancini in totale 8 marcature in 61 partite di campionato in maglia rossoblù.
Nel 2006-07 il Taranto era piazzato al quarto posto, oggi dopo l’ennesimo mezzo passo falso è sceso all’8° superato anche dalla Massese; proprio la formazione toscana domenica prossima affronterà allo "Iacovone" i rossoblù. Questo è un confronto disputato solo una volta, nel campionato di serie B 1970-71: entrambe le sfide finirono in parità e senza gol (il 27 settembre 1970 al "Salinella" e il 14 febbraio 1971 in Toscana). di Franco Valdevies05 novembre 2007

Taranto, trasferta-bivio
Sotto esame Cari e la squadra. A Potenza senza tifosi al seguito. La piazza invoca una svolta dopo il deludente pareggio interno con la Juve Stabia

E' il giorno della svolta. In qualunque modo finisca la gara di Potenza qualcosa cambierà. E' l'ultimo banco di prova per Marco Cari e per molti giocatori. Vincere (e convincere) potrebbe valere una parziale riabilitazione. Ma occorre qualcosa di più che il semplice risultato. Urge vedere in campo il Taranto che, finora, non è stato: una squadra attenta, lucida e organizzata. Con un’identità, una manovra corale da sviluppare senza attendere le giocate dei più ispirati. Le ultime cronache descrivono una compagine svuotata. Cari sa di essere di fronte ad una montagna quasi invalicabile. Deve dimostrare in novanta minuti ciò che non gli è riuscito, seppur con diverse attenuanti, in due mesi. Potenza-Taranto rappresenta l’ultima chance per evitare che la crisi provochi reazioni più fragorose. Se non dovessero arrivare i tre punti, con ogni probabilità, il tecnico di Ciampino non si accomoderebbe più sulla panchina ionica. Anche il presidente Blasi, pur avendogli confermato la fiducia giovedì pomeriggio, ha capito che un ulteriore passo falso non sarebbe ammissibile. E nel calcio il conto lo paga (prima e per tutti) l’allenatore. Cari, probabilmente, sa di non poter contare su un blocco unico nello spogliatoio. Le sue scelte saranno decisive. Le tre partite ravvicinate suggeriscono il turnover (anticipato e disatteso contro la Juve Stabia). Oggi il Taranto cambierà, partendo dal modulo: Cari rispolvererà il 4-3-1-2 atipico (4-3-3 in fase di possesso) varato a Lanciano. Senza un centravanti di ruolo, ma con tre uomini in grado di inserirsi senza dare punti di riferimento. In avanti potrebbero giocare Cutolo, Mancini e Zito (da destra verso sinistra). Ma Zito non attraversa un buon momento: l’alternativa è inserire una punta di ruolo (Ascenzi). Il centrocampo sarà composto da Cavallo, Cejas e De Liguori. In panchina si rivedrà Cammarata. di Fabio Di Todaro04 novembre 2007

A Potenza l’ultima sconfitta 44 anni fa
Dodici i precedenti al Viviani: sono sette i successi tarantini. Lo scorso 9 aprile fu decisivo un rigore trasformato da Deflorio

Dodici i precedenti di campionato giocati dal Taranto in casa del Potenza, nove nell’ambito dei tornei di serie C, uno nel Campionato Nazionale Dilettanti e gli ultimi due in C2; ionici in testa nel bilancio con sette vittorie contro le tre raccolte dai lucani.
Tre successi di fila per il Taranto, tutti per 1-0, nei primi tre confronti: l’1 novembre 1936 è Oreste Cioni a realizzare la rete vincente, il 18 settembre
1938 segna Mario Abbatematteo, quindi il 25 febbraio 1940 la marcatura decisiva è di Giovanni Mancone al 90'.
Prima vittoria per il Potenza il 17 novembre 1940: un rotondo 3-0 con la doppietta di Taverna e il gol di Piva. Ancora una netta vittoria per i padroni di casa nel campionato successivo, 4-1 il 2 novembre 1941 (doppio vantaggio dei potentini con Bressan e Zian, accorcia le distanze il rossoblù Penza, quindi Leonzio e Borromeo).
Il 28 febbraio 1943 il Taranto si impone per 3-0 con le reti di Penza, Molinari e Surra, quindi ancora un successo per 2-0 il 24 settembre 1961. I rossoblù vanno in vantaggio al 35' con Biagioli, poi restano in 10 per l’infortunio di Letari (all’epoca non esistevano ancora le sostituzioni), quindi raddoppiano con Tasso al 63'; quest’ultimo due minuti dopo viene espulso lasciando la squadra con nove uomini (nel finale un’espulsione anche per i padroni di casa).
Il terzo ed ultimo successo del Potenza risale al 21 aprile 1963: 2-0 con le reti di Lodi al 64' e di Alessi al 71'. In seguito due pareggi: per 0-0 il 2 marzo 1969 e per 1-1 il 21 settembre 1997 nel CND sul campo neutro di Battipaglia (segnano al 43' il senegalese Dossou e per i lucani Stasi al 47' del 1° tempo). Per finire ancora due successi dei tarantini per 1-0 nel torneo di C2: il 10 aprile 2005 con la rete di Sergi al 92' ed il 9 aprile 2006 con un gol di Deflorio su rigore al 71'. Con quest’ultimo 1-0 il Taranto guidato da Papagni coglieva il quinto successo di fila in trasferta ottenendo la seconda striscia esterna di sempre (la migliore è di 6 vittorie consecutive fuori casa nel 1934-35 in 1a Divisione). di Franco Valdevies04 novembre 2007

Taranto, che figura
I rossoblu pareggiano in casa contro una Juve Stabia modestissima. Senza idee, senza un gioco e senza gol la squadra finisce ancora sommersa dai fischi dei tifosi, che chiedono la testa di Cari

Si chiama crisi, piaccia o no. Ed è dannoso continuare a ignorarla. Crisi di gioco, di risultati, ma soprattutto crisi tecnica. Il Taranto non gioca più. O forse, continua a non giocare: dimentica come si vince (lo ha fatto una sola volta nelle ultime sette partite) e al tempo stesso ricorda tutti i suoi vizi. Riesce persino nell’impresa al contrario di non segnare a una squadra che, finora, aveva subito almeno un gol a partita. Ancora fischi, ancora cori, ancora contestazione: logicamente. Perché difendere l’indifendibile è controproducente e, soprattutto, non è comprensibile. Il Taranto sbatte su una Juve Stabia imbarazzante, contrapponendo alla povertà tecnica degli avversari la propria povertà tattica. Facendo diventare un muro invalicabile una appena onesta resistenza. Permettendo a un gruppo semplicemente organizzato di uscire indenne, dopo novanta minuti di innegabile bruttezza. Il calcio è altrove: è manovra, schemi, cambi in corsa, movimenti studiati, alternative tattiche pronte, lettura della gara, guida tecnica adeguata. Tutto quello che manca al Taranto, che improvvisamente smette anche di esistere come somma di individualità. Come se avesse smesso di crederci, non trovando nemmeno sostegno dalla propria guida. Cari, nonostante tutto, non è a rischio. Ma il processo della piazza è già avviato. E le prestazioni di una squadra in involuzione costante continuano a dargli torto. Tutto fuori controllo, anche le parole. Perché si potrebbe parlare di una squadra troppo brutta per essere vera, ma comincia a farsi largo l’idea che proprio la versione così brutta del Taranto sia quella vera. In perfetta continuità con le ultime prove: senza idee spendibili, senza una forma credibile e senza correzioni logiche. A Capuano (confinato in tribuna) basta organizzare i suoi, mettere almeno nove uomini sistematicamente sotto la linea della palla per dare al Taranto solo l’illusione di una supremazia. Senza lasciarla concretizzare. Perché quando la difesa avversaria è schierata servono movimenti giusti e coordinazione tra chi porta palla e chi la deve ricevere. Serve qualcosa di pensato, spiegato, provato e memorizzato. E i rossoblu non mostrano nulla di questo, rispondendo solo ai comandi dell’istinto, cercando ripetutamente l’iniziativa individuale, anche nella giornata di peggiore ispirazione dei singoli. Così il Taranto somma i propri errori a quelli di chi lo guida, rendendo vuota la resa. Si sbaglia troppo in una volta sola. Sembrano errate le scelte iniziali: il turnover annunciato da Cari si riduce a sostituire Cavallo con Ascenzi (ancora impalpabile) e a tornare al 4-2-3-1, insistendo su uomini provati mentalmente (Zito sente ancora il peso degli errori di Lanciano e non è di nessun aiuto) o scarichi (Cutolo). Sono errate, certamente, le correzioni: tardive e senza una chiara utilità. E suonano come unghie sugli specchi le parole a partita finita, con i fischi che ancora si sentono, la contestazione che monta (un centinaio di tifosi attende fuori dagli spogliatoi). Parole che vedono il buono in una partita che non ha nulla di buono da prendere. La Juve Stabia, formazione umile e conscia dei propri limiti, si arrangia. Difensivista per vocazione e schieramento: il 3-5-2 di Capuano è, in realtà, molto più stabilmente un 5-3-2, vista la prolungata fase di non possesso. Scelta logica: perché ogni volta che Pisani e Rizza oltrepassano la metà campo il Taranto trova il modo di ripartire sugli esterni. Così la Juve Stabia risolve per conto proprio l’anomalia dei rossoblu, che paradossalmente giocano in contropiede in una partita da vincere e, quindi, da comandare: blocca i suoi esterni, costringendo la banda di Cari a cercare il gioco. Qui il Taranto si arena: deve muoversi in spazi soffocati, avrebbe bisogno di idee. E non ne trova. Non trovando nemmeno occasioni pericolose: situazioni favorevoli, al massimo, frenate dall’inevitabile errore all’ultimo passaggio o dalla frapposizione orgogliosa dei campani. Il gol non ha premesse e non arriva. Nemmeno quando Sabatino, su cross di Zito, rischia di deviare nella propria porta (30’), con Milan che accompagna il pallone sulla traversa. Nemmeno quando il guardasigilli avversario provoca una punizione in area (42’, Cutolo tira, Mancini involontariamente respinge, Zito calcia alto). La confusione che sapientemente la Juve Stabia crea e le difficoltà che il Taranto incontra si traducono in un gioco spezzettato, da falli o da errori. Che non diventa bello nemmeno nella ripresa. Senza gol, ancora: ci prova Mancini (4’, girata in area deviata da Milan), ci va vicino Di Bari (5’, Rizza sulla linea devia sulla traversa), si avventura De Liguori (12’, sinistro deviato in angolo). Momenti tirati fuori dal nulla: da un pallone che rimbalza, da una respinta corta. Che non hanno costruzione e non sono sufficienti a superare le barricate di Capuano. Cari guarda la partita, ma non la cambia: sembra contento di una squadra quasi inguardabile. E non la tocca. Dall’altra parte, invece, qualcosa si muove. E l’equilibrio non si rompe. Nemmeno quando Zito, di sinistro in corsa, alza da posizione favorevole (24’). Il Taranto non capisce la partita, Cari non la interpreta né cerca la svolta. La gente, invece, è molto più chiara. Canta: "Vergognatevi". Inequivocabile. di Fulvio Paglialunga02 novembre 2007

Le pagelle di Fulvio Paglialunga

BARASSO - Giornata totalmente inoperosa: guarda gli altri giocare, sapendo che la Juve Stabia non gli darà mai fastidio: s. v.
D’ALTERIO - Rizza, dalla sua parte, non spinge mai, preferendo restare dietro. Lui prova a spingere, ma di buono c’è la generosità, non la qualità delle giocate: 5.5
COLOMBINI - In calo, fisico e forse mentale. Non mostra la lucidità dei tempi migliori, confermando il suo periodo di sofferenze. Forse, però, è il gioco della squadra che lo penalizza: 5
MIGLIACCIO - Pratico, almeno quando serve: Fusco non è certo un cliente difficile, ma non ci sono sbavature nella partita. Nemmeno grandi cose, in realtà. Però si astrae dal grigiore generale: 6
DI BARI - Segue Caputo e gli lascia fare troppo. Non sembra attentissimo e, forse, è un bene che gli avversari non siano pericolosi, consentendogli di rifiatare. Va a fare fallo anche nella metà campo avversaria: 5.5
DE LIGUORI - Tiene fino alla fine, copre gli spazi e cerca di fare qualcosa di utile. Il voto deve, però, tener conto anche degli errori che commette in fase di possesso. Con una scusante: non c’è un gioco che lo sorregga ed è costretto a improvvisare: 5.5
MANCINI - Ci mette dinamismo, praticità e qualità. Copre campo e lavora di raccordo. Però troppo spesso finisce per predicare nel deserto per colpe non sue: 6
CEJAS - Corre tanto, chiude anche azzardando. Ma lo fa con utilità. Rispetto al solito, però, ha qualche problema quando deve impostare: 5.5
ASCENZI - Lottare non vuol dire fare fallo sull’avversario, allora lotta. Molti dei palloni che gli arrivano muoiono su suoi piedi. Altre iniziative non se ne segnalano, non essendoci, da parte sue, movimenti illuminanti: 4.5
CUTOLO - Altro giocatore in calo visibile. Non trova mai il tempo per l’inserimento, non indovina il dribbling. Contribuisce all’illusione di una squadra che mostra pericolosità. Poi si esaurisce in una nube di fumo: 5
ZITO - Forse avverte il peso di una domenica sciagurata. Forse sarebbe stato meglio tenerlo a riposo. Ma sbaglia tutto quello che può: dal semplice possesso allo stop banale. Oltre che nuove occasioni: 4.5
Sciaudone - Entra per portare freschezza alla linea degli incursori. Ma ha diciassette minuti di tempo. Pochi: s. v.
Tesser - Se l’intenzione era farlo giocare, meglio provare dall’inizio. A nove minuti dalla fine che utilità può avere? s. v.
Marsili - Andava provato prima: s. v.
CARI - Imbarazzante la manovra del Taranto. Molto più imbarazzante annotare passi indietro costanti. Come se la sua mano si vedesse al contrario. Il problema è che nega l’involuzione e, quindi, rischia di non affrontarla. La società non lo mette in discussione, la piazza lo processa sotto la pioggia, chiedendo la testa. Lui non si dà colpe e nemmeno ne dà alla squadra, per evitare altri incidenti come dopo-Lanciano. Ma allora perché il Taranto gioca così?: 4.5
L’arbitro, Branciforte di Nuoro - Dirige una partita difficile, perché fatta di molti contrasti, di falli tattici e di strisciante nervosismo. Ma non sbaglia: 6.5
La squadra avversaria - Umile al punto da sembrare eroica. Si difende perché sa di non poter fare altro. Resiste fino alla fine, accorgendosi che per fermare il Taranto basta un po’ di organizzazione: 602 novembre 2007

Le pagelle di Lorenzo D'Alò

BARASSO sv - Praticamente inoperoso. Non giudicabile.
D’ALTERIO 5,5 - Prova condizionata dalle esitazioni iniziali.
COLOMBINI 5 - La voglia di venire avanti c’è. Ma la lucidità scarseggia.
MIGLIACCIO 6 - Non è capace di far ripartire l’azione da dietro. Si limita difendere.
DI BARI 5,5 - Troppi falli inutili nella metà campo avversaria.
DE LIGUORI 6 - Gioca con impeto più contenuto. Tira spesso da fuori.
MANCINI 6 - Macina azioni, cercando invano il guizzo risolutore. Non è lui il problema.
CEJAS 6 - Ci sono meno palloni da recuperare e più situazioni di gioco da gestire. Qualcosa sbaglia.
ASCENZI 4,5 - È di una pochezza tecnica allarmante. Non ha colpe. È un centravanti da prendere o lasciare.
CUTOLO 5 - La difficoltà nel superare l’avversario e nel scivolare in porta sono subito chiare. L’involuzione della squadra non l’aiuta.
ZITO 4,5 - Dribbling difettosi e tiri improbabili. Partisse titolare anche a Potenza, ci stupiremmo.
SCIAUDONE sv - Entra al posto di Cutolo. Non fa in tempo a capire la partita.
TESSER sv - Rileva Colombini. Ingiudicabile.
MARSILI sv - Nel finale sostituisce De Liguori. Ingiudicabile.
CARI 5 - A fine partita fa l’inventario delle traverse colpite e dei tiri in porta. Evita, però, d’interrogarsi sulla bontà della prova.02 novembre 2007

Terzo pareggio interno di fila
Solo una vittoria (a Martina) nelle ultime sette giornate. 5 punti in meno rispetto all’anno scorso

Il Taranto non riesce più a vincere; nelle ultime 7 giornate i rossoblù hanno conquistato i tre punti solo una volta vincendo per 1-0 in trasferta contro il
Martina (gol di Zito al 38'). In queste sette partite (con 1 vittoria, 4 pareggi e 2 sconfitte) gli ionici hanno preso sette punti, in media uno per gara. Dopo aver vinto il derby contro il Martina il Taranto ha conquistato due pari interni, 1-1 contro il Sorrento e 0-0 contro la Juve Stabia, quindi perso a Lanciano per 2-1.
Il pareggio contro gli stabiesi è il terzo casalingo di fila per la formazione allenata da Cari (1-1 Pescara, 1-1 Sorrento, 0-0 Juve Stabia); ricordiamo che
nello scorso torneo tra febbraio e aprile i rossoblù avevano impattato allo "Iacovone" per 5 gare di fila e probabilmente queste “ics” casalinghe avevano impedito la conquista di un miglior piazzamento nella griglia dei playoff.
Nonostante la serie negativa di risultati il Taranto resta sempre vicino alla zona playoff: la quinta piazza dista solo due punti, ma il distacco dalle prime
4 della graduatoria ha oramai assunto proporzioni forse irrecuperabili. Terzo 0-0 stagionale dopo i due raccolti in trasferta a Pistoia il 9 settembre e ad Arezzo il 30 settembre. Nel 2006-07 i pari senza gol erano stati in tutto 4, tre in casa: contro Manfredonia, Perugia e Teramo, e uno in trasferta a Manfredonia.
Terzo pareggio in nove confronti tra Taranto e Juve Stabia; nelle precedenti gare finite in parità, i campani erano giunti al pareggio sempre segnando nei
minuti di recupero; 1-1 il 23 dicembre 2000 in serie C2: gol di Riganò all’80' e di Del Gaudio al 92', e 1-1 l’11 marzo 2007 in serie C1 con reti di Deflorio al 67' e di Esposito al 92'.
Taranto con 14 punti in classifica, 5 in meno rispetto all’11a giornata del campionato 2006-07 (19 i punti raccolti con 5 successi, 4 pareggi e 2 sconfitte). di Franco Valdevies02 novembre 2007

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