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Cari, tensione di vincere
“Dobbiamo conquistare assolutamente i tre punti- dichiara l’allenatore rossoblu- La mia posizione è in bilico? Sto pensando solo a preparare al meglio la gara”. Ieri prove generali per il Taranto in vista del delicato impegno in trasferta con la Sangiovannese

E’ imperscrutabile, l’anima del Taranto. Arcana anche la stessa atmosfera che ha avvolto squadra ed allenatore durante la tradizionale partitella ufficiale, disputata ieri pomeriggio contro gli Allievi sul campo B, madido dell’abbondante pioggia caduta in mattinata. Si va verso la trasferta di San Giovanni Valdarno, con un direttore sportivo in meno, l’esonerato Luca Evangelisti, con un allenatore che potrebbe- salvo correnti di pensiero alternative interne alla stessa società ionica- essere sotto esame, se non in bilico. La gara con la Sangiovannese, terz’ultima del girone a 12 punti e reduce dal pari di Arezzo, assume le sembianze del crocevia per il destino di Marco Cari sulla panchina del Taranto. Al termine dell’allenamento, si percepisce una sorta di turbamento da parte del tecnico capitolino, abile però a non cedere nelle dichiarazioni e negli atteggiamenti. La settimana è trascorsa, nonostante scossoni, interrogativi e primi, virtuali processi. “Il morale della squadra mi sembra il solito- ha esordito Cari, con lo sguardo rivolto verso il terreno di gioco abbandonato alla spicciolata dai calciatori rossoblu- Non si avvisano particolari situazioni di nervosismo”. Un segnale almeno confortante: il test ufficiale, per la verità, non è stato entusiasmante, quasi avaro di manovre di rilievo. “E’ difficile esprimersi su un campo malandato- il trainer di Ciampino non è d’accordo- Poteva essere migliore, sotto il profilo dell’intensità? Sinceramente io vedo lavorare i ragazzi ogni giorno. L’allenamento non mi è dispiaciuto”. E’ contratto, mister Cari. Si scioglie maggiormente facendo il punto della situazione legata agli infortuni: “D’Alterio mi sembra che stia discretamente- ammette- A livello clinico, l’infiammazione aglia dduttori è praticamente svanita. L’ho utilizzato nel secondo tempo. E’ normale che la condizione non possa essere delle migliori”. Presumibilmente, sarà ancora il brasiliano Tesser a partire titolare. Ancora assente Davide Dionigi, che rischia seriamente di non essere inserito nella lista dei convocati e partire oggi per la Toscana: “Aldilà della febbre, l’attaccante è affetto da un virus gastrointestinale che probabilmente l’ha molto debilitato”, conferma Cari. Nel corso della ripresa, è emersa la buona volontà del giovane esterno Caccavallo, propenso ad acquisire ritmo: “Ha ancora qualche problema fisico- smorza l’allenatore- Dobbiamo portare i “sani” anche in panchina. Mi sembra che Caccavallo abbia ancora qualche timore per il ginocchio. Occorre altro tempo per il pieno recupero”. Per la prossima settimana, è previsto il rientro in gruppo di Ascenzi: “Da martedì prossimo dovrebbe aumentare i carichi di lavoro- commenta il tecnico- Oggi (ieri, ndr) si è esercitato in palestra, continuerà sino a sabato con gli allenamenti specifici insieme con gli altri infortunati. Speriamo di aggregarne qualcuno”. Cavallo e Colombini sono stati schierati con discontinuità, nelle recenti esibizioni: “Stanno entrambi bene, ma l’allenatore deve compiere delle scelte. Non esiste alcun problema”. Si valuta l’importanza della gara di San Giovanni Valdarno per il Taranto: “E’ da parecchio che diciamo che ogni partita è quella “importante”- spiega il tecnico rossoblu- Abbiamo bisogno di questi punti. Ripetiamo sempre le stesse cose. Sembrerò banale, ma dobbiamo dare per forza una sferzata al nostro campionato”. L’avversario di turno è in posizione critica, temibile proprio per l’inclinazione a giocarsi il tutto per tutto: “La Sangiovannese in casa non ha mai perso- ricorda Marco Cari- Ha subito solo tre gol fra le mura amiche. Obiettivamente, dovrà condurre il tipo di campionato che sta già facendo. Eppure i risultati dicono che in casa la formazione toscana è difficile da battere, è rognosa”. “Non sarà semplice- catechizza- Dobbiamo cercare di ottenere assolutamente i tre punti”. Qual è la rilevanza della stessa partita, invece, per Marco Cari? “E’ un discorso che non ho affrontato mentalmente- il trainer è contratto- “Non mi interessa”, in senso lato: sono preso dalla gara e basta”. In settimana qualcosa è cambiata, nell’organizzazione del Taranto, leggasi allontanamento di Evangelisti, ma Cari non è incline a parlarne: “E’ una domanda che non deve essermi rivolta”, afferma lapidario. “Dobbiamo continuare ad operare nella massima fiducia, come semre- ha un’impennata- Sembro ripetitivo, i dati sono quelli che sono, le parole sono sempre le stesse. Dobbiamo reagire: dalla gara di Salerno in poi, abbiamo avuto una battuta d’arresto a Lanciano, ma abbiamo affrontato le altre partite in modo apprezzabile”. “E’ mancato quel pizzico di buona sorte- continua- Sono terminate con pareggi, ma potevano essere tranquillamente delle vittorie. Bisogna cercare quel “quid” mancante”. Difficile individuare l’essenza che può sconvolgere i piani: “Al Taranto manca qualcosa, evidentemente- ha dichiarato il tecnico- Sennò parleremmo di situazioni più gradevoli. Si può discutere la bontà o meno del gioco espresso in campo dalla squadra, ognuno ha le proprie idee. Il dato di fatto riguarda le cinque, sei palle-gol a partita che riusciamo a creare. Dobbiamo essere più concentrati sotto porta”. “A livello inconscio- sottolinea Cari- la condizione non è semplice da analizzare”. Di attaccanti dal curriculum interessante il Taranto ne possiede in organico: “Ci penso spesso, esamino le varie componenti- spiega l’allenatore- Ad Arezzo, si è infortunato dopo poco Cammarata. Abbiamo giocato senza punte effettive sino a domenica scorsa”. “Ascenzi ha caratteristiche diverse- prosegue- E’ un attaccante che fa salire la squadra, tiene bene la palla, è abile nel gioco di sponda, ma poi la fase decisiva non è la sua maggiore caratteristica”. “L’impiego di Dionigi è risultato altrettanto intermittente- Cari ne è consapevole- Fino alla gara con la Massese, erano assenti le pedine d’attacco. Recuperarle è un passo in avanti”. Opinione in caso di vittoria del Taranto a San Giovanni Valdarno: “Non cambia nulla di particolare. Ha vinto una partita, acquisisce un pò di morale, nella speranza di poter ripetere la gara sospesa con la Massese. Ragioniamo in positivo: se accadessero entrambe le cose, davanti al Taranto si schiuderebbero orizzonti diversi”. In caso contrario, quindi di sconfitta? “Non ci voglio neanche pensare”. di Alessandra Carpino30 novembre 2007

Doppietta di Mancini nel test con gli Allievi

Il Taranto ha disputato ieri pomeriggio, sul campo B dello Iacovone, il consueto test ufficiale contro la formazione Allievi di Padovano. La partita, condizionata anche dal terreno intriso dalla pioggia caduta in mattinata, si è conclusa col risultato di 2-0 in favore della Prima Squadra. Entrambe le reti sono state siglate dal fantasista Manuel Mancini, che conferma il suo stato ottimo momento di forma. Non tutti i calciatori della rosa tarantina hanno preso parte alla sgambatura di metà settimana: Malagnino, Sciaudone ed Ungaro si sono dedicati ad un allenamento defatigante, dopo il contributo offerto alla Berretti il giorno prima, nel match di ritorno dei 16mi di Coppa Italia col Benevento (eliminazione maturata per gli ionici, ndr). Nella porzione iniziale della gara (caratterizzata da due tempi di 35’ ciascuno), i recuperandi Caccavallo, D’Alterio e Pellecchia hanno svolto un lavoro differenziato, per poi essere inseriti regolarmente nella ripresa. Ascenzi ha girato a parte: l’attaccante sta smaltendo lo stiramento al legamento del collaterale del ginocchio destro e dovrebbe ritornare a disposizione del gruppo dalla prossima settimana. Fermo, ovviamente, Nicola Barasso: il portiere, vittima di uno strappo all’adduttore della coscia destra, ha seguito la partita da bordocampo. Totalmente assente, invece, Davide Dionigi, colpito da virus influenzale. Nel primo tempo, Cari è tornato a schierare la squadra con 4-2-3-1, utilizzando il baby Maraglino fra i pali, mentre Faraon ha custodito la porta degli Allievi. La difesa è identica a quella vista all’opera con il Crotone: Tesser e Di Bari sui lati, Pastore e Migliaccio interni. Cejas e De Liguori hanno agito da mediani di ruolo, mentre il trittico a supporto dell’unica punta effettiva Cammarata era composto da Zito a destra, Cutolo sulla sinistra e Mancini rifinitore centrale. Dopo un palo di Cutolo ed una traversa di De Liguori, Mancini ha portato in vantaggio il Taranto. Immediato il raddoppio, sempre ad opera del fantasista, che ha sfruttato con un tap-in una ribattuta di Faraon su tiro di Cammarata.Mancini ha poi sfiorato la tripletta con una rasoiata terminata di poco a lato. L’ultima occasione è per Zito, la cui conclusione trova la bella risposta di Faraon. Test non particolarmente brillante per la formazione di Cari: evidenti le imprecisioni in fase offensiva, una certa confusione nello sviluppo della manovra, con troppi passaggi intercettati. Nella ripresa, spazio al 4-3-2-1:Muscato si posiziona fra i pali, mentre D’Alterio e Colombini ritornano nel ruolo di terzini,con Migliaccio e Zaccanti a formare la coppia centrale. La linea di centrocampo è inedita, con Cavallo, Marsili e De Falco; sugli esterni si punta a Caccavallo e Pellecchia, adf ispirare Zito che funge da attaccante puro. Nessuna marcatura, ma qualche sussulto da registrare. Colombini prima si vede respingere una punizione da Maraglino, poi si procura un calcio di rigore: lo batte lui stesso, ma il giovane portiere para con destrezza. Ci provano anche Caccavallo, che cerca di recuperare ritmo, con una conclusione sul fondo e Marsili, con un tiro fuori misura. Nel computo dei legni colpiti rientrano anche due pali, uno centrato da Caccavallo su punizione calciata dalla trequarti, l’altro da Zito sul finale. Lo stesso esterno di Fuorigrotta ha fallito di piatto destro un gol a porta praticamente sguarnita. di ALessandra Carpino30 novembre 2007

Taranto, sarà toto-diesse?
Dopo l’esonero di Luca Evangelisti, la società rossoblu non ha pensato ancora ad un eventuale successore. L’incarico potrebbe essere svolto dallo stesso direttore generale Vittorio Galigani, che gestirebbe il mercato di gennaio. In attesa di Pastore. Ma non si escludono altri nomi

Forse non sarà il pensiero principale nell’ambiente rossoblu, al momento, ma il vuoto lasciato da Luca Evangelisti, sollevato dall’incarico di direttore sportivo, può creare alcuni interrogativi nell’ottica del prossimo mercato di riparazione a gennaio. In casa Taranto non si pensa al successore del dirigente di Alatri, che ha smorzato la sua terza stagione operativa alla corte di Gigi Blasi, dopo una collaborazione rivelatasi proficua: emblematiche sono le scoperte di giovani talenti come Mancini, Zito e Cosenza , il rilancio verso panorami calcistici allettanti del difensore Prosperi o il brasiliano Toledo, ora ingaggiati in serie cadetta. Il commiato fra Evangelisti e Blasi si è consumato improvvisamente ma tutto sommato in armonia, come i protagonisti hanno ammesso. E lo stesso presidente rossoblu ha dichiarato esplicitamente di non pensare ad un eventuale successore: “Penso solo alla concentrazione che la squadra deve garantire sul campo domenica prossima”, aveva precisato nell’intervista apparsa ieri. Dal canto suo, Luca Evangelisti si era dimostrato più profetico, nelle sue esternazioni: “Non sono legato ai calciatori, loro devono comportarsi da professionisti. Se a gennaio decidessero di seguire altre strade, ne discuteranno con la società. Ci penserà il direttore generale Galigani...”. La sensazione è che potrebbe essere proprio lo stesso diggì rossoblu a raccogliere nelle sue mani il testimone. Di necessità, virtù: il tempo è esiguo, si deve ragionare in previsione degli innesti e dei correttivi da apportare all’organico ionico. Sia Blasi che Evangelisti hanno escluso l’immediata nomina a diesse del capitano Ivano Pastore. Un’ipotesi che potrebbe rivelarsi affascinante, anche fattibile, ma non in questo momento: lo stesso difensore, trentasette anni, l’ha smentita. Il suo dovere è quello di guidare moralmente il gruppo verso un’immediata rinascita in campionato, complice la fascia che indossa sul braccio, colma di responsabilità. Di Ivano Pastore “dietro la scrivania” si era vociferato anche nella scorsa estate: il difensore salernitano è dotato infatti di ponderatezza, fine psicologia ed applicazione nella conoscenza dei dettagli del mondo del calcio. Si intuisce che il compito di responsabile dell’area tecnica del Taranto possa realmente accentrarsi nella figura di Vittorio Galigani (oltre ad essere direttore generale, opera anche da addetto stampa, ndr)che potrebbe fungere come una sorta di “traghettatore” sino al termine della stagione agonistica. L’arco cronologico giusto per far maturare nel settore proprio Ivano Pastore, il quale, a giugno potrebbe appendere le scarpette al chiodo e continuare il suo connubio col Taranto promosso a direttore sportivo. Il mercato di gennaio sarebbe collaudato senza patemi dallo stesso Galigani, come è nell’immaginario collettivo. In attesa della trasferta del Taranto a San Giovanni Valdarno, la piazza pensa al destino di Marco Cari: l’allenatore di Ciampino gode di una cosiddetta “fiducia a tempo”, visti i risultati mortificanti ottenuti dalla sua squadra negli ultimi mesi. Un ultimatum vero e proprio non è stato espresso dal presidente Blasi, il quale si è limitato a dire che “nel tempo, potrebbero cadere altre teste”. Se il toto-diesse ha motivo di essere inaugurato, si azzarda anche il nome di un eventuale nuovo tecnico del Taranto. In un’atmosfera di incertezza, non sarebbe così fantasioso supporre sulla panchina ionica un allenatore giovane e di belle speranze come Maurizio Raggi. Ex calciatore del Taranto, innamorato dell’ambiente, Raggi ha allenato il Francavilla Fontana e l’anno scorso ha collezionato la prima esperienza nel professionismo, inserendosi come trainer della Ternana fra Favarin e Marino, altro ex rossoblu. Inoltre, in occasione della recente esibizione degli uomini di Cari a Potenza, in tribuna al Viviani c’era proprio Maurizio Raggi (ufficialmente, per visionare i lucani, che avrebbero cambiato guida da lì a poco). Qualora il Taranto volesse ingaggiare immediatamente un direttore sportivo esperto, i nomi più gettonati sono quelli di Domenico Minguzzi e Pietro Tomei. Minguzzi era stato ricercato proprio da Blasi nell’estate del 2005, prima dell’avvento di Evangelisti: al momento, risulta inattivo, dopo l’avventura col Grosseto. Tomei è noto per aver collaborato con Pieroni ai tempi dell’Ancona: recentemente, è stato responsabile nella Cisco Roma. Giocando sulla fisionomia di un nuovo allenatore per il Taranto (non ce ne voglia Marco Cari), entrambi i suddetti direttori sono legati a Gianfranco Motta, inattivo dopo le stagioni nel girone nord con Legnano, Pro Sesto e Pro Patria. Se invece il sodalizio ionico volesse puntare su un elemento valido e giovane, intrigante sarebbe la pista che conduce a Gianluca Torma. Una carriera da calciatore stroncata da un infortunio, Torma è ricordato per i recenti trascorsi ad Andria ed ha dimostrato di conoscere la categoria, agendo come consulente di mercato per il Melfi. di Alessandra Carpino29 novembre 2007

Oggi test ufficiale con gli Allievi

Seduta unica ieri mattina per il Taranto di mister Cari, che ha rinunciato alla consueta doppia razione del mercoledì per lasciare il campo alla Berretti, di scena in Coppa Italia contro il Benevento (ritorno dei 16mi di finale). Nel corso dell’allenamento, la squadra ha svolto esercizi in palestra ed una dose di lavoro tattico. Ha lavorato parzialmente l’attaccante Ascenzi, che da martedì dovrebbe tornare disponibile, mentre Pellecchia e D’Alterio si sono dedicati ad esercitazioni specifiche. D’Alterio sembra pienamente recuperato: nel test odierno contro gli Allievi, saranno confermate le ristabilite condizioni fisiche del terzino destro, sofferente agli adduttori. Completamente assenti sia Barasso (il portiere, vittima di uno strappo all’adduttore della coscia destra, sta eseguendo le dovute terapie) che Dionigi: complicato il recupero per domenica per l’attaccante modenese, colpito da un forte virus influenzale di natura gastrointestinale. di Alessandra Carpino

Evangelisti, uno strano addio
Ieri il direttore sportivo è stato sollevato a sorpresa dal suo incarico: era alla sua terza stagione nel Taranto. “Non mi sento un capro espiatorio, con la società ci siamo lasciati bene. Credo nelle potenzialità del gruppo: può risollevarsi”. Blasi: “Nessuna motivazione particolare”

Luca Evangelisti immolato al periodo nero del Taranto. La notizia dell’esonero del direttore sportivo di Alatri dal ruolo che per tre stagioni ha ricoperto all’interno del sodalizio ionico è stata improvvisa, divulgata ufficialmente nella mattinata di ieri. “La Società comunica di aver sollevato dal proprio incarico il signor Luca Evangelisti. Allo stesso vanno i ringraziamenti per l’attività sin qui svolta ed i migliori auspici per il futuro della sua carriera sportiva”: queste le parole affidate ad una stringata nota stampa. Una decisione dal sapore ambiguo, che lascia quasi perplessi in un momento in cui la piazza rossoblu incalzava nel chiedere la testa dell’allenatore Cari, conseguenza alquanto naturale quando i risultati sul campo lasciano l’amaro in bocca e complicano una classifica che ora appare deficitaria. Lui, Luca Evangelisti, sembra ammortizzare il colpo: “Non mi sento un capro espiatorio- esordisce l’ormai ex diesse rossoblu- Sono stato responsabile, sotto il profilo tecnico, della costruzione di questa squadra”. Si espone senza isterismi: “La colpa dell’attuale momento del Taranto non appartiene ad uno solo- ha commentato Evangelisti- Io mi prendo le mie responsabilità, ma sono sereno e sicuro di ciò che ho compiuto”. “La motivazione del mio esonero va chiesta a Blasi- spiega- Se il presidente ha scelto di allontanarmi dal mio incarico, avrà avuto i suoi motivi. Io ho fatto tutto quello che era nelle mie possibilità”. Ritornato in riva allo Ionio nell’estate del 2005, ricca d’entusiasmo e profetica della promozione in C1 ottenuta ai play off, confermatissimo insieme col tecnico Aldo Papagni, col quale instaura un rapporto simbiotico e schietto, nella stagione successiva Luca Evangelisti sembrava ad un passo dall’addio proprio lo scorso giugno, al termine della semifinale play off persa con l’Avellino. “Non volevo restare a Taranto, in estate era storia nota- ricorda il direttore sportivo- Pensavo che si fosse chiuso un ciclo, avevo ricevuto tante proposte da altre società. Si è creata una situazione particolare ed ho deciso di continuare i miei impegni con Blasi. Verbalmente, lo scritto non conta. Esistevano precisi accordi”. La sua riconferma, avvenuta pubblicamente nel giorno dei grandi proclami (serie B diretta, ndr), era stata accolta dal favore del pubblico. Si parlò anche di un budget considerevole messo a disposizione per il mercato: “Solo io ed il presidente conosciamo la vera cifra- continua Evangelisti- Non è questione di come e di quanti soldi si spendono, per vincere. Lo dimostrano le altre squadre che stanno soffrendo. Nel calcio occorre farsi un esame di coscienza: lo sappiamo, dentro di noi, al Taranto”. “Mi prendo le mie responsabilità a 360°- confida senza pausa- Non mi sono mai nascosto. Le discussioni nascono se i risultati non confortano la squadra: credo che l’organico allestito sia di prim’ordine per competere. Purtroppo i problemi sono tanti, ogni settimana ce n’è uno nuovo. Da parte mia, ho profuso il massimo impegno”. Non si sbilancia, l’ex responsabile dell’area tecnica ionica: “Questa squadra comprende le difficoltà,può tirarsi fuori dalla situazione di classifica creatasi. Il gruppo possiede le basi e le potenzialità necessarie”. “Se Evangelisti è il problema, si fa da parte- sussurra- Ma la squadra non si tocca fino a gennaio. Pago io, ma conteranno i risultati ottenuti in campo”. L’annata è partita con le dimissioni a sorpresa di Cadregari: “Un problema che la squadra ha risentito. Cari fa il suo dovere, la formazione è ben impostata, nessuna avversaria ci ha sottomesso. Non riesce purtroppo ad emergere”. Molti calciatori rossoblu sono congiunti all’operato di Evangelisti, che pure ha avuto il merito di scoprire e lanciare talenti come Mancini, Cosenza, Prosperi, Zito: il pericolo che possano scindere contratti o accasarsi altrove a gennaio esiste? “Evangelisti non è legato ai calciatori- precisa- Loro devono comportarsi da professionisti ed andare avanti per la loro strada. I ragazzi sono i meno colpevoli di questa situazione. Ci penserà il direttore generale Galigani, si ingaggerà un nuovo diesse. Il mio addio non è vincolante”. Circola la voce di Ivano Pastore come soluzione interna: “Ridicolo- esclama- Non credo che Ivano accetti: deve continuare a giocare. Non la posso escludere, però”. Il diesse laziale non aveva programmato i ritocchi da apportare all’imminente mercato di riparazione: “Nessun correttivo, opero alla giornata. Ed ero pronto ad ogni eventualità”. Evangelisti abbandona una piazza che ama: “Ai tifosi il mio messaggio è quello di sostenere un Taranto che sta faticando, ma che si deve ritrovare. Con i risultati e la rinascita dell’entusiasmo, si può lottare ancora per traguardi ambiziosi. Non vorrei mai che la situazione precipitasse”. 
Il pensiero di Blasi- “Ho sollevato Luca Evangelisti dal suo incarico senza una particolare motivazione- è la replica del presidente del Taranto, in Francia per affari legati alle sue aziende- L’ho pensato e l’ho fatto. Ma Luca ha lavorato benissimo con la Taranto Sport”. Un pensiero che appare enigmatico, quello del’imprenditore messapico: “Evangelisti ha sempre agito con la massima professionalità e correttezza. Abbiamo vissuto due campionati magnifici, ha fatto emergere giovani talenti prima sconosciuti.Ed anche quest’anno, nonostante tutto, ha allestito una squadra di livello importante”. Il gesto compiuto può generare perplessità. Blasi però ammette: “Evangelisti resta un amico.Operando, si rischia di sbagliare: di errori ne sono stati commessi, ma in tutto l’ambiente rossoblu, non solo da parte dell’area tecnica. La scelta del primo allenatore (Cadregari, ndr)è emblematica- allude- Ora dobbiamo solo pensare a lavorare sodo per migliorare. Bisogna andare avanti”.Quando una squadra non gira, la piazza chiede ad alta voce la testa dell’allenatore: “La piazza dovrebbe contestare le storture che esistono intorno al Taranto- rilancia Gigi Blasi-Nel tempo potrebbero cadere altre teste, ora no”. Il messaggio di una fiducia a tempo per il tecnico capitolino è implicito. “Non penso ora ad un successore, per il ruolo di direttore sportivo- confida il maggior azionista-Vorrei solo concentrazione da parte della squadra: da domenica occorre un’inversione di tendenza”. Sull’ipotesi di Pastore dietro al scrivania, Blasi è chiaro: “E’ il capitano, ed il suo compito sarà quello di condurre i compagni a reagire dinanzi alle difficoltà”. Deciso anche in merito agli eventuali calciatori intenzionati a cambiar aria a gennaio: “Se sono professionisti, anche se legati all’ex diesse devono onorare la maglia. Se poi vogliono andar via, il Taranto non chiude le porte a nessuno”. di Alessandra Carpino28 novembre 2007

Verso l’ignoto

Facciamo ciao-ciao anche ad Evangelisti. Abbiamo già salutato tranquillità, convivenza, sportività, ambizioni varie: cosa volete che sia un altro addio? Appassionati di calcio brancolanti nel silenzio e nel buio, non provateci nemmeno a comprendere: è tempo perso. Il Taranto va verso l’ignoto, noi con lui. Forse non ce lo meritiamo, forse sì: siamo il popolo del dissesto, ricordiamocelo sempre. I potenti a ruzzolare fra le ghiande, noi a scatenare le nostre frustrazioni dentro uno stadio e a barcamenarci fra Natali dickensiani. Il calcio in fondo è soltanto l’ennesimo specchio dei nostri problemi.
Il sollevamento di Evangelisti dall’incarico di d.s. invece di tappare qualche buco sembra aprire nuove falle nel sistema “Uniti si vince”. Colpevole o innocente che fosse il folkloristico addetto al mercato di Alatri aveva già fatto il suo corso in riva allo Ionio da tempo (diciamo dagli scorsi play-off) ma rappresentava il cordone ombelicale fra la squadra e la società. Adesso chi ci parla con Zito, Mancini e compagnia bella? L’austero Galigani, ultimo incrollabile tassello d’un mosaico in via di disfacimento? Certo, il carattere, presenza di Blasi a parte, non gli manca, ma Evangelisti era un’altra cosa. Un ex-calciatore, innanzitutto, uno consapevole dei meccanismi che scattano o possono scattare nella testa d’un atleta. Uno in grado di andare da Zito, Mancini o compagnia bella e di tranquillizzarlo in vista della partita-salvezza con la Sangiovannese. Chi lo farà adesso? Il povero Cari, relegato a semplice stipendiato ed inconsapevole che proprio per questo ha ancora il fondoschiena sulla panchina ionica? 
Quello che però, noi appassionati di calcio brancolanti nel silenzio e nel buio dobbiamo chiederci adesso, è cosa comporterà il ciao-ciao ad Evangelisti. Davvero verrà preso un nuovo scintillante d.s. che a gennaio, per dirla (quasi) alla De Andrè, farà rifiorire l’imbarazzante situazione del Taranto? O ci si abbandonerà alla solita disorganizzazione? Come non malignare poi che, quantomeno i pezzi pregiati della rosa non inizino ad abbandonare la nave che affonda magari su scialuppe remate proprio da Evangelisti? Del resto è lui che li ha portati nella città dei Due Mari, no? Vogliamo proprio credere che quando durante il mercato di riparazione arriverà qualche offerta per chicchessia la società risponderà no, grazie, sa: alla 34a giornata devo essere in B e questo giocatore mi serve?
La verità è che andiamo verso l’ignoto. La domanda è: Blasi lo sa? Se la risposta è sì avesse la forza di essere chiaro, di dirci che è stanco-triste-deluso-arrabbiato, che l’unica cosa che vuole è traghettare il Taranto sino alla fine del campionato cercando magari di recuperare qualche euro e possibilmente di mantenere la categoria. E poi venderlo. Liberarsene. Sbarazzarsene. Chissà: potremmo persino capirlo. Già, se avesse il coraggio della sincerità potremmo persino capirlo. di Pietro Cinieri27 novembre 2007

“Taranto, guardati alle spalle”
“Per sfortuna e per imprecisione non riusciamo ad emergere- dichiara il capitano- Il nostro obiettivo intermedio è la salvezza. Dobbiamo essere professionisti veri”. Ivano Pastore analizza il momento delicato della sua squadra, da un mese e mezzo a digiuno di vittorie

Ritorna il campionato, ma il copione del Taranto non cambia. Ancora un pareggio, contro il quotato Crotone, ancora il rimpianto per i tentativi in fase offensiva che non si sono tramutati in gol, ancora gli stessi interrogativi. Forse con qualche dettaglio in più da valutare. Ne è pienamente consapevole Ivano Pastore, capitano della squadra ionica, sempre pronto ad esporre in prima linea i suoi pensieri e quelli del gruppo che virtualmente guida. “Ci troviamo a parlare dei soliti argomenti- esordisce con un sospiro- Abbiamo confezionato quattro, cinque occasioni da rete anche domenica contro il Crotone. Il rammarico sta nel non aver segnato: non è facile spiegare e comprendere cosa stia accadendo. Ne conoscessimo i motivi, avremmo già risolto la situazione...” Aloni di mistero hanno circondato il dopogara degli uomini di Cari: voci di corridoio alludono ad un colloquio piuttosto acceso del presidente Blasi con squadra e staff dirigenziale. Indiscrezioni smentite dallo stesso Pastore: “Il presidente era amareggiato, questo sicuramente. Ma non si è trattenuto nello spogliatoio. Si è “sentito” più che visto. Non c’è stata alcuna riunione, alcun colloquio”. Prendiamo atto e proseguiamo. Nell’analisi dell’ennesima esibizione che lascia in dote delusione: “Una partita, quella col Crotone, che ha visto il Taranto colpire un palo con Cammarata- ricorda il capitano- Il pallonetto di Cutolo, poi, è rimbalzato prima della linea ed è terminato fuori. Possiamo imputarlo alla sfortuna, all’imprecisione”. La stramba routine ionica sembrava si potesse finalmente stravolgere nella gara con la Massese, purtroppo sospesa, in cui la squadra di Cari era in doppio vantaggio: “Se avessimo trovato il gol subito, contro i calabresi- spiega Pastore-si sarebbe visto lo stesso copione con la Massese. E’ stato abile il Crotone a chiudersi, ad arretrare il proprio baricentro dopo l’espulsione di Rossi. Ci ritroviamo a recriminare per gli ennesimi due punti persi”. E la classifica si fa allarmante: il Taranto sfiora la zona calda, ma Marco Cari invita i suoi alla prudenza, a continuare a ragionare gara dopo gara. “Siamo partiti con un obiettivo altisonante- commenta il difensore- Ci ritroviamo quasi a metà campionato con un distacco di sette punti dalla zona play off. La prima in classifica non è da considerare. E’ inevitabile riflettere”. Come è innegabile essere realisti: “E’ giusto valutare partita dopo partita, come predica il nostro allenatore, ma credo che occorra guardarsi soprattutto indietro”, confessa capitan Pastore. Il prossimo impegno in casa della Sangiovannese, con tanto di trasferta vietata ai sostenitori ionici, rischia di assumere contorni inquietanti? “La Sangiovannese vorrà fare punti, come è giusto che sia- dichiara con calma il difensore- ma non parlerei di “scontro play out”. Dobbiamo solo guardarlo come un incontro importante”. In vetta, le protagoniste subiscono anche rallentamenti: Ivano Pastore ha candidato alla promozione diretta, dall’inizio della stagione, la Salernitana. “E lo confermo- dichiara- Il Perugia, per esempio, mi aveva destato una buona impressione all’esordio, ma non credevo potesse recitare un ruolo da protagonista. Il mercato di gennaio potrebbe anche far mutare la fisionomia del girone”. Il Crotone visto allo Iacovone giungeva da terza forza, ma ha entusiasmato poco: “E’ stato il Taranto a disputare una bella partita. Il Crotone possiede una delle migliori difese del torneo, un ottimo attacco, è fra le squadre meno battute. Siamo stati bravi noi almeno a metterlo in difficoltà, con il tasso qualitativo dei nostri giocatori, complice l’espulsione del loro capitano”. Cari, nella sua disamina, ha detto che il Taranto avrebbe dovuto velocizzare la manovra ed approfittare degli spazi a disposizione: “Non abbiamo sfruttato appieno la superiorità numerica- spiega il centrale campano- I nostri sono attaccanti di spessore, l’hanno dimostrato anche senza riuscire a segnare, mettendo in apprensione la retroguardia di Indiani”. “Il piatto rasoterra che ha colpito il palo a portiere battuto Cammarata lo prova sempre in allenamento- sottolinea- La traiettoria del pallonetto di Cutolo ha dell’incredibile. Episodi che avrebbero meritato sorte migliore, che possono cambiare il risultato di una partita”. Il Taranto non assapora il gusto della vittoria da troppo tempo (14 ottobre, a Martina): “Non dobbiamo vivere con questo assillo- è il consiglio del capitano- La vittoria può sfuggire per ingenuità o fretta. Dobbiamo pensare a giocare bene ed a profondere il massimo con umiltà”. Qualche disagio intrinseco forse non appartiene più alla compagine ionica: “Occorre fiducia: ci siamo “scrollati” il peso involontario della “vittoria del campionato a tutti i costi”- la schiettezza del capitano è autentica- Dovremmo essere più tranquilli psicologicamente. Il nostro traguardo intermedio deve essere quello della salvezza”. “Vedere il Taranto laggiù non è bello- confida- Senza disprezzare le formazioni che lottano per la salvezza, il nostro nome è difficile da accostare in tali situazioni. Come accade per il Pescara: dobbiamo risalire al più presto”. Peccato che i rossoblu dovranno affrontare partite vibranti (con Ancona e Perugia) senza l’ausilio del pubblico: “Le porte chiuse penalizzano chiunque, la tifoseria dona la spinta- commenta Pastore- Una condizione che però non intacca gli stimoli che ogni calciatore deve trovare sempre in se stesso. Siamo pagati per essere professionisti, per giocare ed allenarci bene. Ognuno nel rispetto del proprio ruolo. E’ la mia filosofia: ho 37 anni e gioco ancora”. I periodi delicati di una squadra sembrano forieri di congetture più o meno autorevoli: nell’ambiente tarantino si azzardano malcontenti, mugugni di natura contrattuale. “Ognuno vive la sua singola posizione- replica Pastore- Un professionista sa come comportarsi. Ho giocato tanti anni in scadenza di contratto: non bisogna avere fretta di rinnovare, ma è basilare la sicurezza nelle proprie capacità”. “Ne parlo con Colombini: la pensa in modo identico- centra il cuore della questione- Cejas in partenza a gennaio? Assolutamente: Max è tranquillo, al di fuori degli schemi, non è in contatto coi procuratori. Se la squadra non gira, ciò diventa il pretesto per diversi tipi di polemica: ci sta nel calcio”. “A gennaio il presidente saprà chiarire gli obiettivi- conclude- Avrà modo di dialogare con saggezza con ciascuno di noi”. di Alessandra Carpino26 novembre 2007

Oggi ripresa degli allenamenti

E’ prevista per questo pomeriggio, allo stadio Iacovone, la ripresa della preparazione del Taranto. I rossoblu si ritroveranno per svolgere la consueta seduta unica defatigante, dopo il pari interno a reti inviolate ottenuto domenica con il Crotone. Saranno da valutare le condizioni fisiche di D’Alterio, Caccavallo e Pellecchia, mentre i tempi di recupero per Barasso ed Ascenzi risultano essere più lunghi. D’Alterio ha recuperato quasi del tutto dall’infiammazione agli adduttori, ma contro il Crotone si è accomodato in tribuna; stessa sorte per Caccavallo, che solo nei giorni scorsi ha ripreso a lavorare con il gruppo, dopo l’infortunio al ginocchio. Pellecchia, invece, deve smaltire il problema agli adduttori. Barasso si sottoporrà oggi ad una nuova ecografia, che dovrebbe stabilire i tempi di recupero esatti: il primo test medico aveva confermato lo strappo all’adduttore della coscia destra (il portiere di Pompei potrebbe tornare in campo prima di Natale, ndr). Ascenzi continuerà nelle sue esercitazioni differenziate: l’attaccante è vittima di uno stiramento al legamento collaterale del ginocchio destro, e dovra restare fermo per circa un mese. Probabile che domani la Prima Squadra si alleni normalmente: Cari sta valutando la possibilità di “cedere” la disputa della gara di ritorno dei 16mi di Coppa Italia col Benevento (in programma alle 14.30 a porte chiuse allo Iacovone) alla formazione Allievi di Padovano (sconfitti già all’andata col largo punteggio di 7-0). di Alessandra Carpino26 novembre 2007

Il rammarico di Cari: “Peccato”
“Abbiamo creato l’impossibile nel secondo tempo, dovevamo sfruttare la superiorità numerica e velocizzare la manovra. La classifica deficitaria? Non guardiamola”

Atmosfera surreale, quella delle partite a porte chiuse. Un’esperienza alla quale la Taranto calcistica non è nuova, da qualche stagione. L’ennesimo pareggio, a reti inviolate, collezionato dalla formazione ionica contro il Crotone, in uno Iacovone deserto, sembra abbinarsi al contesto. Atipico, ma supportato da identico copione: volontà e molteplici azioni da rete non concretizzatesi, al cospetto della terza forza del torneo. Lo sguardo e le prime parole di Marco Cari in sala stampa sono emblematiche: “Peccato- esordisce l’allenatore del Taranto- La squadra ha disputato un primo tempo discreto, un secondo non bellissimo, anche se poi è stato proprio nella ripresa che i ragazzi hanno creato la maggior parte delle palle gol”. Veritiero, senza dubbio: “Non siamo riusciti a trasformarle- ha proseguito il tecnico romano- Non è un momento, è parecchio che accade così. Peccato”. Le soluzioni per un’inversione di tendenza da parte della compagine ionica sono urgentemente da individuare: “A conoscerle, non ci sarebbero i problemi- sospira Cari- Avremmo già potuto limare le imperfezioni”. “Riguardo il secondo tempo con il Crotone, ho contato circa sette occasioni- Marco Cari sciorina un elenco non indifferente- il palo, la conclusione di Cammarata, il tiro di Cutolo che è andato fuori, quello di De Falco da fuori area, ancora Cutolo di piatto sul secondo palo. Situazioni favorevoli, che abbiamo confezionato anche esprimendoci molto bene”. La lista dei citati rimpianti si colloca nell’ultima porzione della gara, dalla mezz’ora in poi. Una ripresa in cui il Taranto ha affrontato un Crotone in inferiorità numerica (espulsione di Rossi per fallo su Cammarata al 39’pt, ndr): “In virtù della nostra superiorità numerica, potevamo sfruttare di più il gioco, soprattutto sugli esterni- ammette l’allenatore di Ciampino- Gli avversari sono stati abili a chiudersi, e non ce l’hanno permesso”. Come confidato dopo il test ufficiale, Cari ha disposto la formazione secondo un 4-2-4 in corso d’opera (dopo il 4-3-1-2 iniziale), sostituendo De Liguori per l’innesto di Dionigi: “Avevo bisogno di maggiore forza d’urto in avanti, essendo in undici contro dieci- spiega- Dovevo scegliere un centrocampista, e De Liguori mi sembrava quello più stanco”. La squadra è apparsa motivata, scevra dalle problematiche di natura extracalcistica maturate prima e dopo la sospensione dei campionati di una settimana fa: “Non è merito mio: il gruppo è moralmente sano, integro. Fa calcio di mestiere, ed è riuscito ad isolarsi dalle varie situazioni,anche se non è sempre facile”. Sul fatto tecnico, troppi sono i cross ed i suggerimenti che vengono intercettati: “Se accade, è da considerare la bravura dell’avversario- afferma il trainer- Probabilmente a noi manca un pò di lucidità. Ripeto: sono state create tante situazioni da gol per una partita in casa. Dovevamo velocizzare il gioco, soprattutto nel secondo tempo”. Nel momento in cui il Crotone ha perso il suo capitano per doppia ammonizione, il Taranto è apparso paradossalmente incerto, confusionario e poco incline a studiare gli spazi a disposizione: “Ci appiattivamo troppo- conferma Cari- Con l’ingresso di Zito, lui e Cutolo si alzavano di più, lo schema diventava un 4-2-4, quindi c’erano meno spazi. I ragazzi dovevano cercare di accorciarsi maggiormente, per poi andare in superiorità numerica con Tesser e Di Bari sugli esterni”. “Verso la fine l’abbiamo fatto- sottolinea il tecnico rossoblu- Nei primi 20’ ci è mancato. Siamo stati preda di foga eccessiva nel voler realizzare subito: bisognava far girare di più la palla”. Non è la prima volta che accade, e Cari ne è consapevole: “Capisco che il pari è un risultato amaro in una partita in casa- spiega con una punta di rammarico- La prestazione può essere discussa: non sarà stata eccellente, ma non so quante squadre riescono a produrre tante occasioni in fase offensiva senza che la palla termini in rete. I problemi esistono in tale senso, non vogliamo sempre appellarci alla sfortuna. Ma la palla di Cutolo diviene l’emblema: gridavamo tutti al gol, il portiere era battuto, ma la sfera è clamorosamente andata alta”. La classifica del Taranto è tutt’altro che esaltante: “Bisogna fare punti- è l’imperativo di Cari- Le squadre dietro corrono, davanti rallentano: i risultati odierni lo confermano. Bisogna fare in fretta a toglierci da una situazione che comincia a diventare un pò pericolosa”. La filosofia del tecnico non muta: “No n guardavamo prima, in alto, la classifica, non vogliamo farlo ora verso il basso. Dobbiamo ragionare partita dopo partita, impegnandoci per ottenere il massimo. E’ da parecchio che non vinciamo: stava accadendo con la Massese, è stata sospesa la gara e ci hanno sanzionato con la sconfitta a tavolino...Non ci possiamo nascondere”. Il Taranto dovrà esibirsi ancora a porte chiuse: “Incidono, ma la condizione era la stessa per il Crotone- sottolinea- Una volta che la squadra va in campo e si concentra, non ci fa neanche più caso”. Qualcosa da salvare dal pari con i calabresi di Indiani? “Dopo la tristezza delle vicende extracalcistiche, penso che la squadra abbia risposto bene, come voglia e concentrazione. E’ mancata un pò di velocità nell’esecuzione dei passaggi ed il gol”. “Ad un certo punto, i giocatori del Crotone ci aspettavano 30mt fuori l’area di rigore- ricorda Cari- Ci avevano pressati abbastanza bene. La tentazione di portar palla negli spazi in avanti creatisi c’era. Sono stati bravi Dionigi e Cammarata ad abbassarsi a turno: così abbiamo trovato più fluidità”. L’allenatore spiega infine la scelta, dal 1’, del giovane De Falco sulla linea dei tre centrocampisti: “Il ragazzo sta bene da parecchio. Galardo poteva essere pericoloso: un giocatore che ha ritmo, che si butta bene negli spazi. Avevo bisogno di una persona dinamica in mezzo al campo, che potesse infastidirlo a livello di corsa”. di Alessandra Carpino25 novembre 2007

Indiani: “Crotone concreto, pari giusto”

Tutto sommato, un pareggio di cui essere soddisfatti. La filosofia di Paolo Indiani, allenatore del Crotone che punta al ritorno nella serie cadetta, abbandonata nello scorso torneo, è semplice: “E’ stata una buona gara, in parità numerica- ha dichiarato- Entrambe le squadre cercavano di prevalere una sull’altra. Dopo l’espulsione di Rossi, noi abbiamo abbassato il baricentro ed il Taranto ha preso il sopravvento, creando alcune occasioni importanti. Direi che, alla fine, non mi sembra che il Crotone abbia rubato il punto”. Gli ionici hanno sfiorato il vantaggio, Concetti si è opposto con abilità: “Abbiamo pareggiato partite con più occasioni di quelle confezionate dal Taranto oggi- ha continuato Indiani- Il risultato ci sta tutto”. Nella ripresa, con il Taranto a trazione anteriore, sembrava che il Crotone in dieci stesse emergendo: “Anche con quattro punte gli avversari hanno avuto opportunità- è la sincerità del trainer dei pitagorici- Non biasimerei il Taranto: ha fatto quello che doveva per prevalere”. Sull’espulsione di Rossi: “Una doppia ammonizione. Nell’azione precedente ha reclamato un calcio di rigore evidente: sono cartellini gialli inutili, ma che possono purtroppo condizionare la partita”. Giocare a porte chiuse è stato controproducente? “Il sostegno del pubblico sarebbe stato fondamentale per tutte e due le squadre- conclude- Ma durante la partita, al massimo della concentrazione, ci si dimentica anche di questa privazione”. di Alessandra Carpino25 novembre 2007

Taranto, che silenzio
A porte chiuse contro il Crotone, pur in superiorità numerica per più di un tempo, la squadra di Cari non punge e manca la grande occasione con Cutolo. Finisce 0 a 0 e adesso la classifica diventa preoccupante. La settimana prossima sfida salvezza con la Sangiovannese

L’eco metallico di un altoparlante rotto, un computer che si accende, lo scroscio intermittente della pioggia. Taranto – Crotone è partita fantasma, da vivere in celebrativo silenzio mentre il sole cede poco a poco a nuvole capricciose . Forse manca ancora la voglia di calcio: vivido il ricordo della violenza gratuita e fratricida che ha portato alle porte chiuse, allo sport vissuto senza partecipazione e per questo vuoto di significato come lo stesso Iacovone. Il Taranto però ci prova: le gambe ci sono, la testa vuole vincere, poco importa che il cuore sia imballato. Davanti c’è il Crotone, che appena una stagione fa se la vedeva con Juventus, Napoli, Genoa e che di quell’abbiente esperienza ha conservato il cipiglio intraprendente. Terzi in classifica i calabresi, a una manciata di punti dai play-out gli ionici, ma la differenza in campo è poca. Anzi: le occasioni migliori sono proprio per i padroni di casa. Su calcio piazzato in maggioranza, forse casuali in altre circostanze: poche ma ci sono. Il 4-3-1-2 scelto da Cari, con De Falco, Cejas e De Liguori mediani, Mancini dietro Cammarata e Cutolo, non impressiona e va spesso ad annullarsi sugli esterni dove il 4-3-3 crotonese (4-5-1 in fase di non possesso con Basso e Ghezzal a rinforzare il centrocampo) pur non scioccando sembra poter contenere e riesce a pungere un po’ in contropiede. Le occasioni del primo tempo nascono però da palla inattiva: per due volte, alla mezzora, Cejas sventaglia al centro, per due volte Tesser e Migliaccio s’infrangono contro Concetti. Poi è silenzio come prima: Basso si accentra e ci prova dopo una bella sgroppata sulla destra ma per Faraon non è niente più d’un leggero brivido. L’episodio che potrebbe e forse dovrebbe cambiare il match arriva allo scadere del primo tempo: Cammarata va via sul limite dell’area a Rossi, già ammonito per proteste, pensa bene di stenderlo palesemente beccandosi il rosso.
La ripresa però stenta a decollare: finché reggono i polmoni il Crotone risponde palla su palla. Dopo 10 minuti la mossa di Cari prevede l’innesto di Dionigi (per De Liguori) ed un passaggio di modulo al 4-2-4, con Cutolo a destra e Mancini a sinistra delle due punte. De Falco ci prova da fuori area, Concetti è bravissimo ad alzare sulla traversa, poi di seguito, Cari getta nella mischia Zito, per un evanescente Mancini, e Marsili, che non porta variazione di alcun tipo rispetto a De Falco. Il Crotone cede metri, Zito è dinamico ed al 28’ serve un cross teso su cui Cammarata, pur molto decentrato sulla sinistra, si fionda col piattone: palo esterno. E’ l’esterno campano a fare la differenza, ma mai sino in fondo: buona l’azione personale al 31’, sbagliata la conclusione in area piccola, buona la ricerca dello spazio sulla fascia al 34’, lungo il traversone per Cutolo. Il campo è del Taranto, la partita è in bilico. Al 38’ la grandissima occasione è sui piedi di Cutolo, lanciato sulla destra: il trequartista vince il duello in velocità con Bonomi e piazza il pallonetto su Concetti in uscita. La palla sembra destinata alla rete invece rimbalza a terra e poi, incredibilmente, finisce sopra la traversa. Cutolo, sconsolato, allarga le braccia tenendo i palmi al cielo: è sfortuna, certo, ma due occasioni effettive in più di un tempo di superiorità numerica sono poche.
Non c’è tempo per altro: finisce così, in un buio spettrale, con l’eco metallico dell’altoparlante rotto che continua a fischiare, unico antagonista ad un silenzio surreale. Mai punteggio fu più indicativo: Taranto – Crotone zero a zero. di Pietro Cinieri25 novembre 2007

Le pagelle di Pietro Cinieri

Faraon 6 – Chiamato in causa raramente nel primo tempo, mai nel secondo. 
Tesser 5 – In fase difensiva si sfuggire più volte Basso, in fase propositiva sbaglia i tempi d’inserimento e anche quando li azzecca finisce con il pasticciare col pallone o con uno sterile retropassaggio. 
Di Bari 4,5 - A Cari piace più lui di Colombini. Le ragioni sono sacrosanto mistero della categoria allenatori. Pur influenzato, acciaccato, meno lucido dell’anno passato, difficilmente oggi il terzino toscano non avrebbe fatto meglio di lui.
Migliaccio 6 – Il migliore assieme a Pastore. Gioca di fisico e sbaglia poco. 
Pastore 6,5 – Preciso negli anticipi, lucido nel far ripartire la manovra, non lesina eleganza. Buon match. 
De Liguori 5,5 – Forse nella passata stagione partendo dal centro riusciva ad essere più incisivo. Dalla sinistra, che pure come posizione dovrebbe essergli idonea, pare avulso dal gioco, lontano dalla bagarre che esalta le sue qualità atletiche. 
De Falco 5,5 – Ci prova da fuori e manca di poco la porta. La quantità c’è, è la qualità che latita.
Cejas 5 – Partita anonima. Manca spesso le aperture ed i cambi di gioco che tanti applausi gli hanno portato nella passata stagione. Impreciso come mai alla conclusione. 
Mancini 5,5 – Sembra quasi spaesato: indietreggia molto il suo raggio d’azione per trovare qualche palla giocabile, ma non è ispirato e spesso cincischia troppo col pallone.
Cutolo 6 – La grande occasione del 38’, con quella palla destinata alla rete, è emblematica. Cari lo alterna tra le fasce finendo per estraniarlo dal gioco. L’occasione buona arriva comunque: alta sulla traversa.
Cammarata 6 – Nessuna occasione limpida, palo compreso, ed è un peccato perché è in giornata. Bene nelle sponde e nella protezione del pallone.
Dionigi (dal 10’ s.t.) 5 – Forse il modulo, forse le condizioni fisiche non ancora sufficienti, fatto sta che non si vede mai.
Zito (dal 21’ s.t.) 6 – A differenza di Mancini, che va a sostituire, da vivacità alla manovra, riesce a mettere dentro qualche buon cross e si procura una discreta palla gol. Col senno di poi sarebbe stato più utile prima.
Marsili (dal 28’ s.t.) s.v. – Tatticamente e quantitativamente non cambia nulla rispetto a De Falco.
L’allenatore Marco Cari 5 – Più di un tempo con l’uomo in più contro un Crotone per nulla entusiasmante. Il 4-3-1-2 iniziale convince poco: in una giornata in cui si sarebbero potuti sfruttare gli spazi centrali con più trequartisti (modulo che peraltro aveva provato più volte), lui si affida al solo Mancini. Il 4-2-4 che poi schiera per sfruttare la superiorità numerica è inguardabile e soprattutto va a spegnersi perennemente sugli esterni dei calabresi. Se il pallonetto di Cutolo fosse entrato ed il Taranto avesse vinto le sue colpe non sarebbero apparse meno evidenti. 
La squadra avversaria 6 – Il palo di Cammarata ed il soffio di vento sul pallonetto di Cutolo graziano il Crotone nel punteggio. Nel gioco i calabresi non demeritano affatto reggendo l’inferiorità numerica sino all’ultimo quarto d’ora. Occhio al centrale Ogbonna: ha un grande futuro. 
L’arbitro, sign. Passari di Gubbio 6 – Giusta l’espulsione di Rossi, poi normale amministrazione.25 novembre 2007

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