Una squadra e due di scorta Domenica curiosa. Per il Taranto è vigilia: si gioca domani, arriva il Pescara. Oggi si guarda, con attenzione, a quello che faranno le altre, si studia la classifica, si limano gli ultimi dettagli. Si aspetta, semplicemente. Che arrivi la notte di domani, che si accendano i riflettori, che arrivi il proprio turno vestito da Pescara. E’ domenica, ma si parla ancora di formazione e di preparativi. Difficile, in realtà, pensare che possano esserci sorprese, alla fine. Ma Marco Cari, vedendo l’organico che gli è rimasto a disposizione, sta pensando a qualche alternativa pronta, magari da utilizzare a partita in corso. Idee in caldo, non si sa mai. Il Taranto seguirà la traccia ormai nota: quattro linee visibili sul campo. E, a quanto pare, sarà la formazione che nel secondo tempo di Arezzo si è presa lentamente il campo occupandolo con maggiore equilibrio. 4-3-2-1 - Anche gli esperimenti, oltre che la logica, sembrano portare a questo modulo: alla stessa linea difensiva di Arezzo, con Zaccanti nel ruolo di Migliaccio (che potrebbe ambire a un posto in panchina) e al fianco di Pastore e D’Alterio e Colombini sugli esterni. A centrocampo la gestione del traffico sta per essere affidata a Marsili, mentre De Liguori e De Falco hanno il compito di fare reparto e raccordarsi con gli incursori. Dietro Ascenzi, unica punta rimasta a disposizione, Cari ha intenzione di piazzare Zito e Cutolo, chiedendo loro la fantasia per arrivare al gol. Perché sembra questo, adesso, il cruccio del tecnico di Ciampino: mandare in rete una squadra che ha perso i suoi punti di riferimento più avanzati e più spendibili. Ascenzi, così, si trova carico di responsabilità e di compiti: dovrà permettere ai due trequartisti di tuffarsi nello spazio o dovrà indovinare i tempi dell’inserimento per vedersela da solo. Il modulo, però, prevede una bassa partecipazione alla fase offensiva, che sta facendo riflettere Cari, ma non pare fondamentale per fargli cambiare idea. La speranza, infatti, è che con il maggiore equilibrio dell’impianto con tre mediani il Taranto riesca a prendere, nella peggiore delle ipotesi, il Pescara per sfinimento, puntando sul ritmo contro una squadra che in gran parte ha saltato la preparazione. 4-2-3-1 - Se, però, Cari dovesse decidere di osare nuovamente e sin dall’inizio, lanciando subito la squadra all’assalto, tornerebbero i tre trequartisti e in campo si vedrebbe dal primo minuto Pellecchia. E’ un’idea che un po’ si è fatta strada per provare ad aumentare da subito la pericolosità di una squadra che, non avendo (anche per vocazione) una fase offensiva organizzata, delega la manovra in zona alta agli uomini di fantasia. A questo punto uscirebbe uno tra Marsili e De Falco, riducendo a due il numero dei mediani. Il rischio è che si crei nuovamente squilibrio in campo, con la squadra divisa in due tronconi. Ma Cari non sembra preoccupato e, nel caso, sarebbe disposto a barattare i rischi che questa scelta comporta con un gol in apertura di gara, essendo anche Pellecchia un giocatore in grado di segnare. Probabilmente, però, il tecnico terrà questo modulo per una variazione a partita in corso, se dovesse diventare evidente la fatica a superare il Pescara. Anche in questo caso l’unica punta sarebbe Ascenzi, ma al coach rossoblu piace anche l’idea di somigliare alla Roma, con un trequartista (tutti quelli a disposizione in questo momento hanno vocazione da attaccanti puri) schierato come centravanti. 4-4-2 - Forse qualcosa di più di un pensiero, comunque una soluzione da applicare in corso d’opera. Perché si poggia sul recupero di Cejas e Cavallo, entrambi pronti per la panchina e, quindi, pronti a subentrare. Nessuno dei due ha una grande autonomia, ma se dovesse presentarsi la necessità di dare una maggiore compattezza alla squadra Cari tornerebbe al modulo al quale, a conti fatti, sembra essere maggiormente affezionato. L’idea è portare sugli esterni Pellecchia (a destra) e Zito (a sinistra), due che nei pensieri del tecnico potrebbero sostenere il lavoro sulla fascia (Pellecchia, del resto, lo ha fatto proprio con lui a Perugia). A questo punto Cutolo (ma gli interpreti potrebbero anche variare) finirebbe per affiancare Ascenzi, giocatore che, per caratteristiche, potrebbe anche sfruttare le proprie qualità aeree se il 4-4-2 riuscisse a portare sistematicamente al cross la squadra. La buona notizia dell’allenamento in notturna di ieri è che Migliaccio ha recuperato del tutto: il giocatore ha svolto l’intero allenamento con il gruppo e domani potrebbe trovare posto almeno in panchina (difficile che Cari lo rischi). Non si è visto, invece, Dionigi, che ha bisogno di ulteriori cure prima di tornare ad allenarsi. Stamattina seduta di rifinitura a Castellaneta Marina. Domani si gioca. di Fulvio Paglialunga
Si vende lo Iacovone «Se ci fosse una proposta per acquistare lo Iacovone, il Comune non avrebbe difficoltà a venderlo. Anche il sindaco è d’accordo». Improvvisamente, Alfredo Spalluto. L’assessore allo sport svela un altro progetto dell’Amministrazione: “liberarsi” dello stadio e fare cassa al tempo stesso. Realizzare un’idea che nelle stanze di Palazzo di Città era circolata da tempo, tanto da far entrare lo stadio in un elenco secondario di beni da cartolarizzare, da mettere in campo qualora non si dovessero raccogliere fondi a sufficienza con il patrimonio messo in vendita nel primo elenco ufficializzato. Ora, però, da Palazzo di Città aprono alla prospettiva di vendita anticipata a chi dimostrerà interesse «con un unico vincolo: che l’attività principale rimanga il calcio». La storia continua, un po’ con risvolti nuovi, un po’ con i soliti rumori di fondo. Ora lo stadio si può anche comprare, se qualche imprenditore si affaccia. Ma, intanto, bisogna decidere cosa fare di questa stagione, se dare il via libera al Taranto o far diventare concreta la minaccia di sfratto che da giorni si aggira intorno al pallone rossoblu. Si deciderà tutto in un nuovo incontro: non in programma sabato (non è in agenda), ma molto più probabilmente lunedì mattina. Il Comune e Blasi si parleranno. Stavolta senza frasi affidate ad altri, ma con volti che si incrociano e carte sul tavolo. Nessuna intesa smentibile un minuto dopo (due mesi fa tutti si stringevano mani), nessun rinvio. Accordo o rottura, da subito. Tranne - pare - per la partita di lunedì: Taranto-Pescara si giocherà, continuano a garantire. Ma le prossime? Qui le certezze si diradano, coperte dalla nebbia di un accordo lontano. Posizioni per ora inconciliabili. Eccole: il Comune vuole che il Taranto paghi le pendenze arretrate per la convenzione dell’anno scorso, la società risponde che presenterà le fatture necessarie per lo scomputo dell’intera somma. Ancora: da Palazzo di Città fanno sapere che ci sono almeno 13.000 euro di arretrati per l’utilizzo dello stadio in questa stagione, il Taranto ha risposto che sono tariffe eccessive e che equo sarebbe pagare al massimo quanto l’anno scorso (4.000 euro al mese). Oppure: gli amministratori propongono l’accollo dei costi di manutenzione della stagione pagando un canone simbolico di un euro al mese, i rossoblu chiedono il comodato d’uso gratuito per quarant’anni. Continuando: il Comune dice che al massimo si può concedere lo stadio per cinque anni (forzando: dieci), con un chiaro business plan da parte della società che pianifichi gli interventi da fare fermandosi allo stadio, da via Umbria rispondono che gli anni restano quaranta e che l’intenzione è richiedere licenze e concessioni a titolo gratuito per realizzare ristoranti, palestre, foresteria e altro intorno all’impianto. Ultime schermaglie: il Comune chiede almeno il pagamento dei 4.500 euro stabiliti per la notturna, la società risponde «Blasi farà quello che serve per il bene del Taranto». Per finire: gli amministratori garantiscono sui lavori di adeguamento, il Taranto dice di volere ulteriori certezze per non rischiare di trovarsi estromesso dal prossimo campionato. A queste condizioni è possibile un accordo? Verrebbe da dire: no. Ma le vie del buonsenso sono infinite: bisogna capire se le parti sono in grado di imboccarle. Può accadere di tutto. E in “di tutto” va considerata anche l’ipotesi antipatica di sfratto. Perché il Comune ha i dirigenti che pressano perché entrino soldi dall’utilizzo dello Iacovone. A Palazzo di Città, c’è la convinzione che Blasi abbia deciso di pagare i 4.500 euro per la gara con il Pescara, che verrebbero intesi come atto di buona volontà e diventerebbero utili per rasserenare gli animi e far riprendere il dialogo. Ma è chiaro che il filo è così sottile che potrebbe rompersi in un attimo. Il confronto è aperto, soprattutto all’interno delle parti. Ora dal Comune è partita la decisione: lo stadio si può anche vendere a terzi interessati. Intanto il tempo scorre e bisogna pensare all’adeguamento: lo Iacovone deve ritornare almeno a 9.904 spettatori entra il 30 giugno prossimo. Era la capienza prima dell’entrata in vigore delle nuove norme di sicurezza. di Fulvio Paglialunga
Stadio, si decide lunedì E' sicuro. Lunedì mattina (ore 9,30-10) è in programma in Comune la riunione fra l’ente civico e la Taranto Sport per la definizione della trattativa per l’uso dello Iacovone. Il previsto incontro programmato per domani, pertanto, non ci sarà per sopravvenuti impegni dell’assessore Spalluto. Taranto-Pescara si disputerà regolarmente lunedì sera (ore 20,45) in diretta su Raisport Sat. I tifosi potranno dunque mostrare la grande scenografia solitamente adoperata per le partite sotto i riflettori. Ricordiamo a tal proposito che, subito dopo l’ultima gara in notturna, Taranto-Sambenedettese, 4-2, della scorsa stagione, il presidente Macalli, a Studio 100, si complimentò in diretta con i supporters jonici per quanto avevano mostrato a tutta Italia. Ritornando all’annosa e finora irrisolta querelle per la convenzione da sottoscrivere per regolarizzare i rapporti fra ente civico e società calcistica, molto probabilmente bisognerà partire dalla possibilità di affidare alla Taranto Sport la gestione dello stadio, accollandosi quest’ultima le spese di manutenzione che, a detta del Comune, ammonterebbero a circa 180mila euro annui. Da definire la messa a norma dell’impianto. Nell’ultima riunione i tecnici comunali hanno anticipato che la giunta avrebbe stanziato 500mila euro circa per procedere all’installazione della videosorveglianza, zone prefiltraggio ed area per il parcheggio ospiti. Da verificare a chi compete mettere i tornelli il cui costo si aggira sui 200mila euro. Nel corso della riunione si parlerà ovviamente anche della proposta del Taranto della concessione d’uso gratuita, in esclusiva, per 40 anni dello stadio con possibilità di abbellirlo con attività d’interesse pubblico. Ma questo “business plan” dovrà essere verificato con le leggi esistenti. Intanto la squadra ha continuato la preparazione. Ieri mattina è ritornata ad annusare la rinnovata erba dello stadio. Il lavoro, tuttavia, si è svolto in palestra. Indisponibili sono Cammarata, Dionigi, Caccavallo, Migliaccio, Mancini e Cavallo. Solo quest’ultimo potrebbe andare in panchina. Oggi pomeriggio test in famiglia a Castellaneta Marina. La formazione (4-3-2-1) potrebbe essere la seguente: Barasso; D’Alterio, Pastore, Zaccanti, Colombini; De Falco, Marsili, De Liguori; Cutolo, Zito; Ascenzi. di Giuseppe Dimito
Si gioca, nonostante tutto C’è la buona volontà a risolvere i problemi. C’è il desiderio di sedersi ad un tavolo. Ma se le parti restano sulle rispettive posizioni, è difficile compiere passi in avanti. La giornata di ieri, sul fronte Iacovone, è stata piuttosto movimentata. Vorticosi e incrociati contatti telefonici hanno fatto da preludio ad un vertice tenutosi nel pomeriggio a Palazzo di Città. Assente presidente Blasi, all’estero per motivi di lavoro, il direttore generale Vittorio Galigani si è confrontato con l’assessore allo Sport, Alfredo Spalluto, l’assessore ai Lavori Pubblici, Michele Contino, il dirigente dell’Ufficio Patrimonio Giuseppe Russo oltre ai vari ingegneri e geometri dell’Amministrazione. Volendo forzare si potrebbe dire che Taranto-Pescara, in programma lunedì prossimo e valevole come posticipo del settimo turno di campionato, è a rischio. Una conclusione che viene motivata da un semplice accostamento dei dati emersi ieri. Il Comune è chiaro: evidenziando il mancato versamento dei canoni relativi all’utilizzo dello Iacovone nei mesi di agosto e settembre, l’ente pretende il pagamento anticipato, quanto meno della tariffa riguardante la gara Taranto-Pescara. Somma che ammonta a 4.500 euro (4.000 più 500 per la notturna). Una richiesta mossa anche dalla sollecitazione dell’Ufficio Patrimonio che, come responsabile della contabilità amministrativa, chiede che prima di ogni partita vengano rispettati i canoni predisposti dai regolamenti comunali per l’uso degli impianti sportivi. La Taranto Sport minimizza, stabilendo nel 30 giugno 2008 il reale termine su cui trasferire tutta l’attenzione. Entro quella data, lo Iacovone, riportato alla sua capienza reale di 24.500 spettatori, dovrà obbligatoriamente essere messo a norma. In caso contrario, sarà impedita qualsiasi iscrizione del Taranto ai campionati professionistici. Per adeguare la struttura, la società ha già presentato la sua proposta: sul modello di quanto avvenuto a Perugia, chiede la concessione in comodato d’uso per quarant’anni per ammortizzare i pesanti investimenti di cui necessità lo stadio di via Salinella. Un termine ritenuto eccessivo dal Comune. Come si vede le due tracce rimangono parallele e non si incrociano. In questo senso il Comune ha dei progetti alternativi: tariffa simbolica di un euro al mese con accollo della manutenzione ordinaria per la stagione 2007/08. Oppure, venendo incontro al piano di ristrutturazione predisposto dalla Taranto Sport, fare affidamento al progetto finanza (project financing), una modalità di realizzazione delle opere pubbliche che prevede il coinvolgimento dei privati nelle attività di finanziamento, realizzazione e gestione delle infrastrutture di servizi di utilità pubblica. E in questo la Taranto Sport, con un progetto già abbastanza delineato, potrebbe presentarsi in pole position per la gestione. Un piano che, come ribadito dallo stesso dirigente dell’Ufficio Patrimonio, rientrerebbe nel programma triennale per le opere pubbliche. Un’altra strada, però, sarebbe quella di rivolgersi al Coni e ad accedere al prestito agevolato. Anche se in questo caso c’è da capire i margini di manovra di un’Amministrazione in stato di dissesto economico-f inanziario. Escluso l’affidamento diretto dello Iacovone perchè non viene ritenuto provvedimento fortemente motivato. Il nodo, però, è sempre lo stesso: il termine del 30 giugno da rispettare in modo categorico. L’assessore Spalluto, ribadendo i concetti di legalità e trasparenza, basilari nella Giunta Stefàno, ha affermato chiaramente: «Il 30 giugno lo stadio sarà adeguato. Chi avrà la responsabilità di farlo, ne risponderà». Nell’immediato, però, c’è da sanare una stortura. Il Comune non minaccia, ma vuole rispettare un principio. Per Taranto-Pescara c’è da fare un bonifico di 4.500 euro. Su questo senso Galigani è stato criptico «Blasi farà quello che serve per il bene del Taranto». L’assessore Contino cerca di contenere quello che definisce «allarmismo ingiustificato». Proprio l’assessore ai Lavori Pubblici ha sentito ieri mattina il presidente Blasi. I due si sarebbero accordati per vedersi tra sabato e lunedì e ridiscutere la questione. «Non esiste un rischio chiusura dello stadio - ha detto Contino - Nessuno vuole impedire di giocare allo Iacovone, ma ci sono degli adempimenti. Blasi paghi quanto deve per questa partita e poi possiamo parlare di tutto». Alfredo Spalluto, assessore allo Sport, è stato ancora più deciso. «C’è un debito accumulato e quindi bisogna tirare le somme. Abbiamo fatto la proposta del fitto ad un euro, abbiamo presentato le tariffe. Ma, come risposta, ci sono stati solo dei rifiuti. Io mi auguro di sederci intorno ad un tavolo per individuare i percorsi a norma di legge in grado di risolvere il problema». Il direttore Galigani guarda fisso il 30 giugno 2008. «La volontà di Blasi a collaborare c’è tutta. L’Amministrazione comunale, però, ci deve dare una mano per accelerare i tempi. Rischiamo di non poterci iscrivere al campionato: è un rischio che in molti stanno sottovalutando». In conclusione una riunione che non ha sbloccato le contraddizioni e i contrasti. In aggiunta restano da definire alcuni aspetti fiscali relativi alla convenzione della passata stagione, chiusa, di fatto, con un sostanziale pareggio tra quanto la Taranto Sport doveva pagare e le spese di energia elettrica sostenute dalla società nel periodo di utilizzo del famoso generatore di corrente. Alla fine, ne siamo certi, Taranto-Pescara si giocherà. L’ordine pubblico va tutelato. Poi si riprenderà a ridiscutere, nel tentativo di arrivare ad un’intesa seria e concreta. di Luigi Carrieri
Stadio, un’intesa ancora non c’è La questione stadio Iacovone è oramai alla stretta finale. Ieri pomeriggio l’assessore Spalluto ha convocato d’urgenza la Taranto Sport per discutere il delicato ed importante problema. L’input alla riunione, avvenuta a Palazzo di Città, è giunto dal dirigente dell’Ufficio Patrimonio, l’ing. Russo il quale, in una missiva indirizzata ai due assessori interessati, Spalluto e Contino, ha sottolineato e rimarcato l’insolvenza della società tarantina in ordine al pagamento degli arretrati per l’uso dello stadio del rione Salinella. All’incontro erano presenti i due rappresentanti dell’ente civico, l’ing. Russo, il geom. Piccolo ed il direttore generale Galigani (Blasi, come è noto, è fuori Italia). Per la gara in notturna con il Pescara, prevista per lunedì sera (ore 20,45) con diretta su Raisport Sat, il Comune ha chiesto il pagamento in anticipo della somma dovuta (4500 euro). La risposta di Galigani è stata questa: «Il presidente Blasi farà tutto quanto previsto per il bene del Taranto». Significa che il versamento sarà effettuato? La risposta giungerà nelle prossime ore (qualcuno sussurra addirittura in giornata). Nel corso della riunione si è parlato del pregresso (circa 44mila euro di rosso). A tal proposito Galigani ha preannunciato il deposito di alcune fatture (un paio?) che dovrebbero far scalare detta cifra. L'assessore Spalluto ha rilanciato la proposta della concessione in gestione dello stadio con oneri a carico del Taranto (180mila euro). Galigani ha ribattuto: «Dateci lo stadio per 40 anni, gratuitamente, in esclusiva. Noi lo metteremo a norma e lo renderemo funzionale». La legge non prevede i 40 anni, l’esclusività e la gratuità. E per l’abbellimento serve la gara d’appalto. Il discorso è poi scivolato sulla messa a norma. Entro il 31 dicembre prossimo il Comune dovrà depositare in Questura il relativo progetto con la calendarizzazione delle opere da eseguire. La spada di Damocle è il 30 giugno venturo. Se per quella data lo stadio non sarà pronto secondo la Legge Amato, il Taranto non potrà iscriversi al prossimo campionato e, quindi, sarà radiato. Un effetto da evitare nella maniera più assoluta. Sui lavori il geom. Piccolo ha detto che il Comune ha messo in conto 500mila euro per l’area prefiltraggio, parcheggio ospiti e videosorveglianza. Per i tornelli dovrà verificare se spettano all’ente civico o al Taranto. Blasi ed i due assessori si rivedranno sabato (primo incontro) e martedì (si spera per le definizione completa). Se l’accordo non sarà raggiunto, lo Iacovone sarà chiuso. di Giuseppe Dimito
Maledizione Taranto Prendete Giuseppe Caccavallo. Studiate nel dettaglio il suo avvio di campionato. Poi cercate una metafora per questo momento del Taranto, che spende il suo tempo ad attaccare cerotti. Alt, l’avete già trovata. Basta solo citare, appunto, Giuseppe Caccavallo. Chissà da buon napoletano avrà fatto cattivi pensieri l’ex prodotto delle giovanili del Lecce. Tre mesi che racchiudono una serie di intoppi e di eventi sfortunati. Una preparazione estiva saltata interamente per un semplice dolore non meglio identificato. Il rientro faticoso, l’ingresso in squadra e due gol annullati per altrettanti fuorigioco sbandierati senza la minima prova. Poi il nuovo stop. Il ginocchio che si distorce ad Arezzo e questa mattina i risultati della risonanza che preciserà il periodo di assenza dai campi di gioco. Si capirà se c’è uno stiramento al legamento collaterale come, peraltro, si teme. «Sono davvero dispiaciuto - dice Caccavallo - perchè dopo avere perso due mesi in estate in modo banale, stavo cominciando a prendere confidenza. Purtroppo è arrivato questo infortunio. Come me lo sono procurato? Uno scontro di gioco. Sono arrivato molle al tiro e il ginocchio mi si è girato». Oltre al danno la beffa. Nella classifica marcatori risulta virtualmente con due gol, annullati nelle trasferte contro la Salernitana e l’Arezzo. «Vuol dire che ce l’hanno con me - prova a metterla sullo scherzo Caccavallo - C’è rammarico perchè potevano essere anche due vittorie. Invece gli arbitri hanno valutato in modo differente. Non voglio criminalizzare queste decisioni: sbagliamo noi, sbagliano anche i direttori di gara. L’importante che non ci sia malafede. Sarebbe un errore, però, ricondurre tutto al semplice errore arbitrale». Ma la situazione dell’infermeria, oggi, subirà altri aggiornamenti. E non sono buoni aggiornamenti. Fabrizio Cammarata otterrà il responso della sua ecografia. Per lui il dottor Guido Petrocelli ha diagnosticato un leggero strappo al tricipite surale. Un brutto infortunio che costringerà l'attaccante ad uno stop sicuramente superiore al mese. Davide Dionigi verrà visitato probabilmente domani dal responsabile dell’area medica rossoblù. Il giocatore si è sottoposto ad un’ecografia che ha riscontrato una seria contrattura al polpaccio, quasi al limite dello strappo. Anche l’attaccante modenese rimarrà fermo quanto meno per venti giorni. Si tratta di lesioni muscolari e non di infortuni traumatici. Ecco perchè, prevedendo i tempi di recupero, è sempre meglio non forzare il rientro per non incorrere in ricadute. De Liguori, Migliaccio e Cavallo verranno visitati oggi sempre dal dottor Petrocelli. Condizioni fisiche meno precarie, ma sempre da osservare con grande attenzione. di Luigi Carrieri
Taranto, è sempre emergenza Riunione interlocutoria ieri mattina a Palazzo di Città. Il sindaco ha rinviato a lunedì prossimo l’incontro con gli assessori Contino e Spalluto, nonchè con i funzionari dell’Ufficio Patrimonio e legale, per l’annosa questione stadio Iacovone. In quella sede si prenderà in seria considerazione la proposta presentata da diverso tempo dalla società di via Umbria in merito all’acquisizione della gestione dello Iacovone a titolo gratuito, in esclusiva, per 40 anni con l’obbligo da parte del presidente Blasi di metterlo a norma della Legge Amato, di ristrutturarlo ed abbellirlo con l’apertura di vari negozi ed attività commerciali di interesse pubblico. Ieri si è solo deciso che, nel frattempo, il Taranto potrà ancora usufruire dello Iacovone, ma alle tariffe comunali. La gara di lunedì prossimo contro il Pescara (inizio ore 20,45 con diretta su Raisport Sat), si disputerà regolarmente. Il Taranto riprende la preparazione nel pomeriggio a Castellaneta Marina. Mister Cari deve fare la conta con i tanti infortunati. Non ci saranno Cammarata, Dionigi e Caccavallo. Il primo rifarà oggi l’ecog rafia per avere il quadro più preciso sulla piccola lesione ad un polpaccio: la prima diagnosi parla di circa un mesetto di stop. Caccavallo è stato visitato ieri pomeriggio dal dott. Petrocelli. La prima diagnosi è di stiramento al collaterale del ginocchio sinistro (lo stesso infortunatosi in ritiro). Stamane farà la risonanza. Potrebbe essere fuori causa per almeno due settimane. Dionigi è a casa. Ha già effettuato una prima ecografia che parla di forte contrattura al polpaccio, al limite con lo stiramento. Sabato farà la risonanza. Tre turni di stop sembrano certi. Notizie leggermente più favorevoli per Mancini, Migliaccio e Cavallo che riprenderanno con cautela oggi pomeriggio. Cejas è guarito, pertanto si allenerà con il gruppo. Il programma d’allenamento settimanale prevede una sola seduta giornaliera. Venerdì ci potrebbe essere la partitella, ma bisognerà valutare la disponibilità degli Allievi. Sabato sera è previsto l’allenamento in notturna per fare abituare i rossoblù alla luce artificiale. Se il terreno di gioco dello Iacovone non sarà pronto, la seduta sotto i potenti riflettori sarà rinviata alla domenica sera. Cari ha stabilito un interessante piano d’attacco al vertice: «Fino alla 16.a giornata, gli incontri casalinghi ed esterni si alterneranno. Poiché la distanza dalla vetta è 6 punti, potremmo acciuffare la prima poltrona ai primi di dicembre. A cavallo di Natale, invece, avremo 5 gare allo Iacovone e solo 2 fuori casa. A quel punto potremmo tentare la grande fuga». di Giuseppe Dimito
De Falco sta crescendo Andrea De Falco sembra più maturo della sua età. Sciorina la sua competenza con pacatezza, dote indispensabile per un mediano che in campo deve saper dialogare, imbastire l’azione, controllare il filtro delle iniziative avversarie. Lo fa mentre il treno corre veloce per riportarlo nella sua nuova “casa”, Taranto, dopo due giorni di riposo assoluto della squadra. Sta crescendo partita dopo partita, direttamente sul campo, Andrea De Falco: titolare prescelto da Marco Cari nelle due recenti trasferte di Salerno ed Arezzo, il mediano originario di Ancona ha sfoderato altrettante prestazioni intelligenti. “E’ il mio lavoro, sono davvero contento di aver espresso il mio valore in queste due ultime gare- esordisce sorridendo- Il merito però appartiene a tutta la squadra, che sta perfezionando i suoi meccanismi. I singoli contano, ma il collettivo è fondamentale”. Il Taranto sta acquisendo una propria fisionomia e sta dimostrando carattere: “Abbiamo raccolto poco rispetto a quanto di buono fatto vedere in campo- è il rammarico di Andrea De Falco- La squadra ha dimostrato di essere forte, di poter recitare un ruolo da protagonista sino alla fine del campionato. Poi, una sconfitta in extremis per un eurogol di Di Napoli a Salerno, o uno 0-0 ad Arezzo, possono anche essere messi in preventivo, fa parte del gioco”. Gli infortuni continuano a condizionare questa fase iniziale del torneo rossoblu: “Talvolta la scelta degli uomini che stanno meglio può influire sulle variazioni di moduolo- precisa il mediano, nato il 19 giugno dell’86- Non è facile rinunciare a pedine esperte come Cejas, Mancini, ora Cavallo e Dionigi. Ma siamo professionisti, sappiamo di doverci far trovare pronti in qualsiasi momento”. Quello che è accaduto proprio ad Andrea De Falco quando, nell’esordio stagionale a Perugia, ha sostituito a sorpresa Cejas dopo soli cinque minuti: “Un debutto è sempre un’emozione- sorride- Perugia rappresentava una partita importante, persa malamente. Dispiace entrare per un infortunio ad un compagno: noi ragazzi della panchina siamo sempre consapevoli del nostro compito”. Il Taranto di Arezzo è partito con un 4-2-3-1 e De Falco è stato candidato per non far rimpiangere l’acciaccato Cavallo al fianco di De Liguori: “Le varianti di Arezzo dipendevano anche dallo schema tattico avversario- precisa il centrocampista- Nel primo tempo, il Taranto era stato concepito per essere particolarmente offensivo, con quattro attaccanti. Forse abbiamo sbagliato nel valutare la pressione dei portatori di palla dell’Arezzo, le loro ripartenze in blocco. In questo sembra che a centrocampo, con un uomo in meno, la squadra abbia sofferto”. Pedina mancante che ha assunto le sembianze di un altro giovanissimo talento, Marsili, nel corso della ripresa: “Con Marsili inserito fra me e De Liguori, la squadra ha trovato più equilibrio, diminuendo però la velocità, la vivavicità in avanti- analizza con saggezza- Applicare un certo modulo significa mostrare anche le sfumature di una stessa mentalità. Nel primo tempo abbiamo cercato di vincere, poi il tecnico ha optato per la moderazione. C’era molto caldo, io ho sofferto di crampi: i cambi sono da esaminare anche in relazione a quest’aspetto”. Il Taranto è sulla strada giusta, il canone tattico adottato da Cari è azzeccato: “Le caratteristiche dei giocatori impiegati devono sempre essere correlate al tipo di partita da disputare- insiste De Falco- Ad Arezzo, col 4-2-3-1, eravamo due mediani bassi davanti alla difesa che permettevano la fluidità della manovra”. “Col 4-3-2-1- continua il ventunenne centrale- riusciamo a ripartire meglio, a sfruttare le qualità offensive di esterni come Caccavallo, Cutolo o Zito. Il Taranto sa giocare bene la palla a terra: peccato aver errato nei confronti del pressing avversario domenica. Dobbiamo migliorare, muoverci con più sicurezza”. De Falco prova a descrivere le sue peculiarità: “Ho giocato sempre nel ruolo di centrocampista centrale, è quello che più mi appartiene- spiega- L’anno scorso, a Pescara, mi è capitato di agire come esterno: in effetti, riesco a partire da mediano ed inserirmi. Fra i tre a centrocampo, con Marsili al centro e De Liguori a sinistra, io sono propenso a buttarmi negli spazi”. L’arrivo del giovane De Falco, in estate, è stato caldeggiato da un suo grande estimatore, l’ex allenatore rossoblu Adriano Cadregari: “Mi ha allenato nella Primavera della Fiorentina, una splendida esperienza- ricorda il mediano- Con Cadregari ho sempre avuto un bellissimo rapporto. Non so se sia stato lui a volermi a Taranto, non gliel’ho mai chiesto, durante il ritiro di Penne...Di certo lo ringrazio per l’occasione che mi ha regalato”. Pochi i dubbi sulla sua collocazione: “Sarei stato uno dei tre mediani anche nello scacchiere di mister Cadregari- conferma De Falco- La preparazione era solo alla base, l’avventura dell’allenatore si è chiusa prematuramente”. Il suo successore, Marco Cari, ha svelato la fiducia che ripone in De Falco: “E l’ha dimostrata consegnandomi la maglia da titolare, in precedenza anche a Pistoia- ha dichiarato il centrale- Cari mi stima, ne sono contento. Le mie capacità sono al servizio della squadra, devo offrire sempre il massimo”. E’ trascorso un mese dall’inizio di un campionato decisamente in salita per gli ionici: “Il calendario ci ha riservato subito sfide di cartello contro formazioni che puntano a salire di categoria- ha analizzato De Falco- Ora ci attendono partite semplici sulla carta, bisogna riconquistare punti”.
Taranto, oggi la ripresa E’ prevista per questo pomeriggio la ripresa della preparazione del Taranto, in vista dell’impegno sotto i riflettori di lunedì sera contro il Pescara. I rossoblu si ritroveranno sul campo sportivo di Castellaneta Marina, dove hanno svolto le ultime due settimane di allenamento: il rientro alla base, cioè allo Iacovone, dovrebbe avvenire per mercoledì 10 ottobre. Saranno da valutare le condizioni di salute di diversi giocatori, alcuni sulla via del recupero, altri reduci da improvvisi incidenti. Ad Arezzo sono usciti anzitempo Fabrizio Cammarata e Giuseppe Caccavallo: il dottor Guido Petrocelli, responsabile dell’area medica del Taranto, non azzarda diagnosi affrettate sui due calciatori, rientrati in città immediatamente dopo la trasferta. “Cammarata probabilmente ha subito un piccolo strappo al polpaccio- ha dichiarato il dottor Petrocelli- Domani (oggi per chi legge, ndr) sottoporremo l’attaccante ad un’ecografia, per stabilirne l’entità: la prima diagnosi parla sicuramente di una grossa contrattura”. “E’ difficile pronunciarsi ora sui tempi di recupero- il medico sociale rossoblu è cauto- Lo stesso discorso vale per Caccavallo, che ha rimediato un’altra distorsione al ginocchio, lo stesso che l’ha tenuto bloccato dal ritiro estivo”. Nella giornata odierna sono previsti ulteriori esami anche per l’esterno partenopeo: “Caccavallo è atteso da una risonanza magnetica- ha precisato Petrocelli- che ci rivelerà se esiste o meno un danno meniscale”. In merito all’infortunio di Davide Dionigi, il medico precisa: “E’ accaduto in ritiro. L’attaccante ha effettuato un’ecografia a casa sua, a Modena. Valuterò successivamente l’eventuale strappo al polpaccio, ma Dionigi non sarà disponibile per la partita di lunedì”. Notizie confortanti giungono da Cavallo, che dovrebbe recuperare dal problema alla caviglia, mentre per Mancini, che ha ripreso ad allenarsi a ritmi lenti senza toccare il pallone, i tempi di recupero sono diversi: “Per Mancini c’è da attendere- ha precisato Petrocelli- E’ convalescente dopo l’intervento chirurgico all’ernia inguinale, ma il decorso è soddisfacente”. di Alessandra Carpino
Tutto da considerare E’ vero: anche questo gol di Caccavallo era regolare. Le immagini non possono essere smentite. E’ un torto, da qualunque parte lo si guardi. Lo era anche a Salerno ed è giusto dirlo. Ma non è (non può essere) tutto. E’ vero: Mancini, Cejas, Dionigi, Migliaccio e dopo un po’ anche Cammarata non sono giocatori di cui si può serenamente fare a meno. Ma l’idea di Taranto nata in estate prometteva (e sta mantenendo) la possibilità di attingere a un organico vasto e avere sempre una formazione credibile. Ecco: fermarsi alla superficie non rende giustizia e non dà completezza al ragionamento. Non è del tutto giusta: il Taranto, tenendo presente gli ostacoli aggiuntivi, ha il compito di fingere che tutto proceda con regolarità, senza rimpianti. E lavorare su quello che ancora lascia spazio ai dubbi, sulle disfunzioni individuate, sui pensieri che la partita ha trascinato con sé. C’è, ad esempio, una linea difensiva che appare più pronta con Zaccanti, più tempestiva sugli interventi e maggiormente solidale: più reparto, insomma. Ma è un reparto ancora eccessivamente scoperto, per di più volutamente: lo dice Cari quando parla di rischi calcolati. Calcolo eccessivo, forse: la partita di Arezzo ha detto che il 4-2-3-1 può dare al Taranto una continua imprevedibilità offensiva, ma probabilmente ha consigliato di cercare anche un equilibrio maggiore. Perché con Caccavallo, Zito e Cutolo, oltre alla punta, stabilmente sopra la linea della palla, la squadra finiva per difendersi sempre con pochi uomini e consentiva continui momenti di superiorità numerica. Ai quali è riuscito a sopperire, senza però avere la garanzia di poterlo fare sempre. Cari, è visibile, ha voglia di schierare tutta la qualità insieme, a costo di costringere i mediani a un superlavoro, ma il campo ha detto che con tre centrocampisti e due incursori la squadra è, al momento, più compatta: perché Zito e Cutolo, quando Caccavallo è uscito per infortunio, avevano una zona di competenza fissa e partecipavano anche di più alla fase di non possesso. E, con il resto dei compagni, hanno creato il momento in cui il Taranto ha avuto maggiore presenza in campo. Il resto è possibile, comprese le soluzioni più azzardate: ha bisogno, però, di ulteriori esperimenti che la classifica già non consente (la vetta è a sei punti) e di tempo che, in questo momento, va impiegato nel recupero degli infortuni. L’idea, avuta dal tecnico stesso, del 4-3-2-1 al momento sembra la più valida e quella su cui vale la pena insistere. Almeno fin quando la condizione non lievita e i cambi diventano decisioni vere piuttosto che pezze in un organico che si strappa. Altro punto: i continui infortuni muscolari inducono a una riflessione obbligata, che non tocca la qualità del lavoro dei preparatori. E’, semplicemente, che con tre "prof" cambiati in due mesi questi problemi sono da considerare addirittura logici. Anche queste sono scelte. di Fulvio Paglialunga
Gli errori arbitrali La frequenza e la gravità degli infortuni. La pesantezza e la sistematicità degli errori arbitrali. Sono fatti, non opinioni. E stanno insinuando nel Taranto la sgradevole convinzione di avere tutti contro: il caso e il Palazzo. Ma il caso, mutevole per definizione, con gli infortuni c’entra solo in parte. Perché gli infortuni, e la loro natura quasi sempre non traumatica, rimandano alla preparazione estiva. A carichi forse eccessivi, ad un lavoro che non ha mai potuto contare sulla continuità metodologica (due allenatori, tre preparatori atletici). Sono interruzioni che si pagano: con gli strappi, gli stiramenti, le contratture, le distorsioni, le infiammazioni, le ernie inguinali e gli immancabili crampi a fine sforzo. Tra il Palazzo, impenetrabile per diffuso convincimento, e gli errori arbitrali non è dimostrato che esista una stretta connessione. Gli errori, però, ci sono e possono essere documentati: il gol annullato a Caccavallo ad Arezzo è regolare e fa il paio con quello non convalidato allo stesso giocatore a Salerno. Caccavallo scivola al di là dei difensori, dove tutto diventa inevitabile, con una rapidità che l’occhio quasi non coglie, tanto da far sembrare sospetta la sua posizione di partenza, inducendo l’assistente a sbandierare il fuorigioco. Invece, Caccavallo, ad Arezzo come a Salerno, è perfettamente in gioco. E l’errore di chi non lo giudica tale è palese. È opportuno, però, non trasformare questi errori, per quanto evidentemente dannosi, in torti. Perché i torti presupporrebbero una strategia, qualcosa di occulto, di studiato a tavolino. Meglio pensare che non sia così, riuscendo a mediare tra l’artigianalità dell’arbitro ed eventualmente dei suoi assistenti e l’irruenta nettezza della tecnologia. La televisione cambia la prospettiva: quello che stiamo vedendo (e rivedendo ancora) non è più quello che pensiamo di aver visto allo stadio. Ma ridurre l’analisi del pareggio di Arezzo solo agli infortuni e agli errori arbitrali non è utile. Non aiuta a capire il momento del Taranto. Perché lo 0-0 in Toscana ha detto altro. Ha detto, per esempio, che il 4-2-3-1 con Caccavallo, Cutolo e Zito sistemati sulla trequarti rischia di diventare un improbabile laboratorio di calcio offensivo. Un esperimento di avanguardia calcistica che produce sì soluzioni audaci ma che toglie inevitabilmente equilibrio alla squadra. E costringe il Taranto a vivere oscillando da un estremo all’altro, senza un momento logicamente condiviso tra chi offende e chi difende. La ragione va ricercata nelle attitudini dei tre incursori: giocatori d’attacco a cui non è possibile cambiare l’indole. Perché il 4-2-3-1 abbia un tratto stabile e un senso compiuto è necessario che avvenga il recupero di Mancini, unico incursore-gregario in grado di assicurare assistenza specializzata ai mediani nella fase di non possesso. Nell’attesa, tocca a Cari saldare le due anime, trovando l’irrinunciabile armonia interna. Senza dare per scontata la necessità di correre dei rischi. di Lorenzo D'Alò
Il momento della consapevolezza Ancora analisi tecniche? No, non è il caso. Che vesta con lo stesso abito o si cambi alla ricerca della mise più idonea il Taranto è quello che è: una squadra incompiuta. Per problemi di cui nessuno ha colpa, come quelli derivanti dai numerosi infortuni, e per valutazioni errate di cui ormai è inutile accusare qualcuno. Improduttiva l’analisi tecnica, quella sull’operato estivo, quella sulla gestione del primo allenatore e di una parte dello spogliatoio.
Troppo poco Taranto Quando il Taranto alza la voce la partita è già finita. Dichiarazioni, proteste a microfoni accesi. Chiede un gol (e forse ha ragione), due rigori (troppi), si lamenta, ritiene il risultato viziato, annuncia dossier. In campo, invece, la squadra non dice troppo: aspetta una partita che non arriva, immagina qualcosa di troppo azzardato per materializzarsi. E, alla fine, non può che prendere il pareggio e far finta di accontentarsi. Ad Arezzo nessun gol e un punto solo: poco, se si tiene conto del ritmo di chi comanda. Poco anche se si sentono le parole a gara chiusa. Giusto se si resta a quello che il campo mostra, depurandolo dagli episodi: un tempo all’Arezzo, l’altro al Taranto. Senza occasioni di inequivocabile limpidezza, con momenti di evidente spreco e ampie fasi a passo lento. Né una né l’altra si ingegnano per sopraffare l’avversario, entrambe sembrano bloccate da granelli di sabbia sparsi negli ingranaggi. Quindi: zero a zero, lamentele a parte. Il Taranto che alla fine chiede di più è, però, la stessa squadra che in partita non ha chiesto tutto a se stessa: si è lasciata sfuggire qualcosa, facendo sfumare la voglia e preoccupandosi a lungo di recuperare un equilibrio in partenza assai precario. Le recriminazioni (dubbio fuorigioco sul gol annullato a Caccavallo e sospetto mani di Bricca su cross di Zito) hanno un senso se non diventano punto di partenza e conclusione del discorso. Se sono momenti estrapolati da un ragionamento che, comunque, merita spazio: il Taranto, in campo, soffre. Si divide per tempi troppo lunghi, dando alla partita due pezzi di sé: una squadra che difende (quattro difensori e due mediani) e una che attacca (tre incursori e una punta). Pezzi collegati da un passaggio e mai da un movimento: il 4-2-3-1 ipotizzato da Cari (dentro Zito, fuori Marsili) è un impianto tanto logico quanto bisognoso di regole e bilanciamenti. Ora è esposto a troppi rischi, calcolati o no: perché può capitare che la difesa propria regga (bene Zaccanti al posto di Di Bari) e che l’attacco avversario sia svogliato (Martinetti dissipa le sue qualità con un atteggiamento irritante), ma coprirsi con sei uomini, senza la cooperazione dei quattro d’attacco, appena sembra una continua provocazione al destino. Per questo il primo tempo è una concessione evidente all’Arezzo: a Di Paola basta compattare il 4-4-2 scelto, tenendo sempre vicine le linee dei difensori e dei centrocampisti, per soffocare i trequartisti del Taranto e occupare il campo in modo da apparire in costante superiorità numerica. Non ci sono momenti con reparti allungati tra gli amaranto e, quindi, è ridotta la possibilità di ripartenza del Taranto. Ciò che permette al gruppo di Cari di non essere monocorde è la scelta di lasciare libertà di pensiero ai trequartisti: si scambiano posizioni e idee, cercano tra sentieri tortuosi la strada del gol. Una volta ci riescono: Zito alza nel cuore dell’area, Caccavallo (apparentemente partito più dietro rispetto alla difesa) recupera e segna (17’), ma il fuorigioco fischiato lascia i dubbi e toglie la gioia. Sussulto che non cambia il tema né sposta l’analisi: all’Arezzo basta accelerare per scoperchiare il Taranto, per obbligarlo alla fatica. E Cari, già alle prese con mille assenze (Dionigi si è arreso prima della gara), deve pure togliere Cammarata, vittima di uno stiramento al polpaccio sinistro, dopo ventisei minuti. Il problema, però, è quando l’avvversario spinge: trova spazio ma lo spreca, appare pericoloso ma non graffiante. Si ferma a due tiri di Martinetti: il primo (36’) rischioso più per il rimbalzo davanti a Barasso che per la precisione, l’altro (44’) respinto da D’Alterio dopo un assist di Myrtaj. E’ l’atteggiamento, però, a inibire il Taranto e dare ragione a chi vede supremazia dei padroni di casa: il rigore della fase difensiva dei toscani costringe gli uomini di fantasia rossoblu a dover pensare al dribbling prima che al passaggio, perdendo involontariamente l’attimo per velocizzare. Nell’unico rilassamento aretino, infatti, Ascenzi (46’, brutta gestione di una respinta goffa di Marconato) e Cutolo (47’, inspiegabile tiro dalla distanza con spazio da sfruttare davanti a sé) mostrano un Taranto capace anche di essere spontaneamente pericoloso. Per ridare equilibrio alla squadra Cari aspetta la ripresa: fuori un trequartista (Caccavallo, distorsione al ginocchio), dentro Marsili. Il 4-3-2-1 crea un ordine diverso e una partecipazione maggiore: il romanista smista palloni, Cutolo e Zito, con una posizione fissa, arretrano più naturalmente. Così il Taranto ha una forma più visibile e un equilibrio maggiore: tocca all’Arezzo adeguarsi per non crollare. C’è un palo quasi involontario di Cavagna (12’), su un cross banale, come concessione all’avversario. Ma poi ci sono situazioni favorevoli che i rossoblu non sfruttano con Zito (14’) e Cutolo (19’) e mosse che costringono De Paola a cambiare: l’Arezzo resta 4-4-2, ma aumenta con Cazzola (per Roselli) la spinta sulle fasce per tenere basso Colombini, che diventava pericoloso. Basta per fermare il Taranto, riducendo i rischi a un tiro di D’Alterio (28’) e obbligandolo ad accontentarsi. Cari, infatti, finisce con il 4-4-1-1, tenendosi il pareggio. di Fulvio Paglialunga
Le pagelle di Fulvio Paglialunga BARASSO - Non sembra nella sua giornata migliore, ma l’Arezzo non gli crea grossi problemi. E quandol’avversario ci prova in qualche modo comunque respinge: 6
Le pagelle di Lorenzo D'Alò BARASSO 6 - Lavoro di ordinaria amministrazione. Non ci sono interventi decisivi. C'è vigilanza.
Male fuori casa Un punto ad Arezzo per il Taranto che oramai in trasferta riesce al massimo a
dividere la posta. Il successo esterno manca dal 22 aprile scorso con l’1-0 a Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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