Zito, l’emozione dell’appuntamento col passato Sarà un appuntamento speciale, quello di domani, per Antonio Zito. Il talentuoso esterno di Fuorigrotta, Napoli, alla sua seconda stagione con la casacca del Taranto, incontrerà da avversario, e per la prima volta, il “suo” Sorrento, squadra dalla quale è stato prelevato in comproprietà l’anno scorso, e dalla quale è arrivato con l’interessante prerogativa di “giovane promessa”. Un’intuizione azzeccata, da parte del direttore sportivo rossoblu Luca Evangelisti e della società tutta: Antonio Zito è stato riscattato in estate, con il Taranto disposto ad acquistare interamente il suo cartellino ed a scommettere con insistenza sulle sue potenzialità per ben tre annate. Immagini e momenti trascorsi nella splendida località campana affiorano con naturalezza nella memoria di Antonio Zito: “Ho debuttato proprio nel Sorrento, a 17 anni- commenta, lui che ora è appena ventunenne- Ho bei ricordi legati a quella squadra ed alla sua società. Mi ha dato molto, come calciatore, e sono anche cresciuto in fretta, come uomo”.La voce del giovane centrocampista tradisce una certa commozione: “Per me sarà una partita ricca di emozioni- confida- Mi farà piacere rivedere persone che sono state importanti per il mio percorso di vita. Saluterò con affetto il presidente Giglio, che mi è stato particolarmente vicino nel momento in cui ho avuto più bisogno (Zito ha perso il papà, ndr)”. Un trittico di stagioni disputate in rossonero, nel Cnd, che hanno lanciato l’esterno napoletano: “Ho segnato circa quindici reti nella prima stagione, una decina in quella successiva- Zito riavvolge il nastro- Durante il secondo campionato, mi sono infortunato: sono rientrato in occasione dei play off per la conquista della C2, ed ho contribuito siglando una doppietta nella finale col Potenza”. Doppio salto di categoria per la compagine campana, prima allenata da Cioffi (passato quest’anno alla Cavese, nel girone A, ed esonerato dopo le prime debacle, ndr), ora nelle mani di Nicola Provenza: il rientro alla base di Antonio Zito, dopo l’exploit dell’anno scorso a Taranto, avrebbe sicuramente giovato alla fantasia ed all’economia di gioco del Sorrento, neopromossa in C1. “Certo avrei fatto comodo alla mia ex squadra- sorride Zito- ma la società rossonera è stata molto onesta con me. Ha pensato che fosse un bene per la mia carriera lasciarmi al Taranto, piazza in cui posso esplodere definitivamente. Mi hanno lasciato andare, ma resteranno sempre nel mio cuore, perchè hanno sempre pensato solo ed esclusivamente al mio bene”. In riva allo Ionio, Antonio Zito è divenuto una sorta di emblema: calciatore dalle indubbie qualità, autore del gol della speranza nella prima semifinale play off dello scorso torneo contro l’Avellino, col suo sorriso accattivante e genuino, il suo sorriso tra l’infantile ed il furbesco e con lo spirito tipicamente ottimista del partenopeo, è diventato una sorta di testimonial di molte iniziative della Taranto Sport (compresa la campagna abbonamenti 2007/08, che si avvale della sua immagine ufficiale). Commenti dal versante sorrentino? “Non saprei- si schermisce il giovane esterno- Posso dire soltanto che i tifosi del Sorrento sono davvero brave persone, appassionate. Forse non molti a livello numerico, tutti sicuramente da lodare”. Sentimenti a parte, ci sarà da contrastare una formazione che Marco Cari, tecnico rossoblu, ha definito “anziana” per la componente esperta presente in organico: “Il Sorrento attuale è una squadra da rispettare, che è partita abbastanza bene pur essendo alla prima esperienza in C1, espugnando il campo dell’Arezzo- spiega Zito- Annovera professionisti che hanno conosciuto gli allori della propria carriera nelle massime categorie: basti pensare a Gennaro Ruotolo, per anni bandiera del Genoa, oppure Carmine Gautieri, reduce da una stagione amara a Pescara, ma ricordato per le militanze nella Roma e nel Napoli”. Nicola Provenza, alla sua prima esperienza su una panchina di serie C1, rischia il posto dopo gli otto punti racimolati in altrettante giornate di campionato: situazione analoga a quella della scorsa settimana, a Martina con Pellegrino in bilico: “Le motivazioni sono simili a quelle che hanno animato i biancazzurri, ma noi aggrediremo il Sorrento: giocheremo un calcio offensivo per la vittoria che lo Iacovone aspetta. Entrambe le formazioni puntano sull’agonismo”. Il Sorrento è in difficoltà, Antonio Zito ne è consapevole: “Mi baso su fonti certe- spiega- In questi giorni, mi sono sentito telefonicamente con due amici, fra i pochi superstiti del Sorrento in cui giocavo: Giovanni Marciano e soprattutto Stefano Maiorano, dell’86 come me, entrambi centrocampisti. Il loro tecnico rischia la panchina, non stanno vivendo un momento esaltante”. Improntato sul 4-4-2, la formazione campana dovrebbe scendere in campo con Bruner, esperto portiere ex Bologna e Foggia, fra i pali; una linea difensiva a quattro con Ferrarea e Radi (che dovrebbe essere preferito a Pezzella) terzini, e l’ex rossoblu Braca in tandem con l’ex Teramo Maury (il belga era stato ricercato dal Taranto in estate, ndr) al centro. Il centrocampo dovrebbe essere formato da Sibilli e l’ex Martina Piccioni sugli esterni, e da Ruotolo (o Marciano) e Nicodemo in mediana; in attacco, con la squalifica di Russo, dovrebbero agire Rastelli e l’ex Samb Fragiello (che l’anno scorso segnò proprio ai rossoblu). Dopo la bella prova del derby, impreziosita dal sigillo decisivo, Antonio Zito è in gran spolvero: “Può capitare di sbagliare qualche partita, e col Pescara in notturna mi sono espresso al di sotto delle mie potenzialità- ammette-Ora voglio continuare a fare bene, a risultare efficace, sempre al servizio della squadra, anche se non sono ancora al 100% della forma”. Dell’undici titolare del Taranto che domani scenderà in campo col Sorrento, e di cui esistono ancora dubbi da dipanare, Antonio Zito rappresenta uno dei punti fermi: Cari l’ha provato giovedì, nel test ufficiale, largo sulla destra del centrocampo, secondo il collaudato 4-3-2-1. Spesso la sua posizione è invertita con quella di Cutolo, suo collega sulla sinistra: “Lo scambio di fascia è richiesto dal mister- conferma Zito- Ci consente di terminare l’azione da un lato e di recuperare dall’altro. Certo, dobbiamo sempre recuperare le nostre posizioni”. Il prossimo rientro a tempo pieno di Manuel Mancini, i cui movimenti sono stati monitorati dall’allenatore anche nella seduta di ieri, conferirebbe estro in un assetto che potrebbe contare su più trequartisti: “Può darsi che con Mancini la squadra si sbilanci al punto giusto- sorride Zito- Di certo aumenterà in fantasia”. Obiettivo tre punti, per restare incollati alla zona play off: Credo che ci sia ancora molto tempo davanti a noi, per realizzare tante cose- conclude il partenopeo- Dobbiamo solo restare sereni e crederci, sempre”. Il Taranto anti Sorrento consta ancora di tre interrogativi che saranno sciolti definitivamente solo dopo la seduta di rifinitura odierna e nell’immediata vigilia del match. Partendo dalla difesa, con Barasso senza problemi a custodia dei pali, dovrebbero sicuramente agire i terzini titolari, D’Alterio a destra e Colombini a sinistra. Cari rischia di dover sostituire, in un colpo solo, entrambi i centrali: l’assenza di Pastore era in preventivo (starà fermo quindici giorni per una microfrattura alla rotula del ginocchio destro, lo stesso operato un anno fa, ndr), quella di Migliaccio, rientrato proprio domenica al Tursi, inaspettata. Soprattutto perchè il difensore di Mugnano è stato vittima, in settimana, di un fastidioso affaticamento muscolare al polpaccio sinistro, ovvero non quello che l’ha costretto allo stop precedente. Nel caso in cui Migliaccio possa essere schierato, il ballottaggio è fra Di Bari e Zaccanti: il primo si è mosso bene in partitella, segnando anche una doppietta, ma il secondo potrebbe garatire maggiore affidabilità sulle palle alte. In caso di defezione di Migliaccio, saranno chiamati in causa entrambi, con la piccola chanche che il giovanissimo Ungaro, prodotto del vivaio della Reggina, potrebbe coltivare. A centrocampo, lo squalificato Cavallo dovrebbe essere rilevato da De Falco, che sul versante destro è più applicabile rispetto a Marsili, con doti prettamente da centrale: molto difficile un rientro di Mancini in quella posizione, se non in corso d’opera. Cejas e De Liguori saranno regolarmente nella linea a tre, a garantire sostanza e visione di gioco. Già detto di Zito e Cutolo, in avanti si attende il responso definitivo su Davide Dionigi. L’attaccante modenese, reduce da uno stiramento al polpaccio, ha mostrato progressi nel test ufficiale, potrebbe essere pronto anche al ritorno dal primo minuto, ma sarà da valutare il “fattore psicologico”, cioè quell’inevitabile “timore” del contrasto con l’avversario che può condizionare la prestazione di un ex convalescente. In caso di partenza dalla panchina, Marco Ascenzi è l’unico candidato al ruolo di punta effettiva. di Alessandra Carpino
Oggi seduta di rifinitura Il Taranto ha sostenuto un’unica seduta di allenamento ieri mattina, allo stadio Iacovone. Nulla di nuovo sotto il sole: Marco Cari sciogliera solo oggi la prognosi inerente tre giocatori, ovvero Davide Dionigi, Manuel Mancini e Vincenzo Migliaccio. La rifinitura odierna, in programma ancora in mattinata, sarà propedeutica per la decisione finale: nel frattempo, l’allenatore rossoblu ha confermato i progressi, già notati durante il test ufficiale di giovedì, da parte dell’attaccante modenese e del fantasista di Ostia. Dionigi è reduce dall’infortunio al polpaccio che l’ha costretto ad un forfait improvviso alla vigilia della gara di Arezzo, mentre Mancini è rientrato dopo aver svolto le terapie conseguenti all’intervento chirurgico all’ernia al quale è stato sottoposto all’inizio di settembre. Cari attende di poterli monitorare nelle prossime ore, al fine di decidere se portarli in panchina (la sorpresa potrebbe essere rappresentata da un debutto dal primo minuto di almeno uno dei due) o meno: “Hanno sulle spalle un altro allenamento: stanno entrambi decisamente meglio”, ha affermato con moderato ottimismo nella serata di ieri. Chi desta più perplessità è invece Migliaccio: dall’inizio della preparazione settimanale, il difensore partenopeo, rientrato a pieno regime proprio domenica scorsa col Martina, sta soffrendo per un affaticamento muscolare al polpaccio sinistro, ironia della sorte non quello vittima dell’infortunio che l’ha tenuto lontano dai campi di gioco. Anche ieri Migliaccio ha svolto un lavoro differenziato: oggi la sua reazione dovrebbe essere testata nel gruppo. Qualora non dovesse farcela, sono pronti sia Di Bari che Zaccanti (uno dei due sostituirà certamente capitan Pastore, fermo quindici giorni per una microfrattura alla rotula del ginocchio destro). Oltre al capitano rossoblu, erano assenti Caccavallo e Cammarata, entrambi acciaccati. E’ rientrato invece il brasiliano Tesser, che aveva usufruito di due giorni di permesso: già ieri si è allenato regolarmente con la squadra. Arbitro di Taranto- Sorrento, incontro valevole per la nona giornata del campionato di C1, girone B, sarà Jhoannes Donati della sezione di Ravenna. A coadiuvarlo ci saranno Antonio Parisse di Avezzano ed Andrea Pavesi di Pescara. di Alessandra Carpino
Tre dubbi per Cari Quattro gol agli Allievi. A segno sono andati Di Bari (doppietta), Ascenzi e Dionigi. Questo il responso contabile della partitella infrasettimanale disputata dal Taranto ieri pomeriggio dinanzi ad una platea leggermente più numerosa del solito. Ma il galoppo non è servito ad identificare la formazione che scenderà in campo domenica prossima contro il Sorrento. Cari fa fatto ricorso alla pretattica. L’uscita dall’infermeria di Mancini e Dionigi, certificata ieri pomeriggio (i due hanno giocato assieme nel secondo tempo) e l’ampia scelta fra i tre candidati alla sostituzione dell’infortunato capitan Pastore gli hanno, come dire, assecondato il gioco. Nel primo tempo il trainer rossoblù ha schierato i seguenti uomini con il 4-3-2-1: Faraon; D’Alterio, Zaccanti, Ungaro, Di Bari; De Falco, Cejas, De Liguori; Cutolo, Zito, Ascenzi. Un solo gol realizzato (Ascenzi). Indisponibili Migliaccio e Cavallo (affaticamento muscolare), Cammarata (lavoro in palestra), Caccavallo (infortunato) e Tesser (in permesso per due giorni). La coppia centrale difensiva è stata assolutamente inedita. Zaccanti ha offerto il solito rassicurante rendimento; Ungaro, dal canto suo, si è ben disimpegnato. Bene D’Alterio: l’ex foggiano si sta mettendo in luce anche per la fase offensiva. Nella ripresa hanno giocato Maraglino (il bravo portiere ha avuto nei giorni scorsi l’idoneità a ritornare all’attività agonistica dopo l’infortunio capitatogli nell’ultimo giorno di ritiro a Penne); D’Alterio, Ungaro, Di Bari, Colombini; Mancini, Marsili, Sciaudone; Malagnino, Pellecchia; Dionigi. Tre le reti segnate: doppietta di Di Bari e Dionigi. Quest’ultimo si è dato un gran da fare. Diverse conclusioni, ovviamente rete compresa, sono state sottolineate da convinti applausi dei tifosi.Mancini ha mostrato qualche buon numero e tanta voglia di rientrare. Cari sui due giocatori recuperati: «Mancini è quasi a posto: ha solo qualche problema di tenuta. Se decidessi di mandarlo in campo, avremmo maggiore forza d’urto in avanti. Dionigi è in fase di recupero. Ma prima di gettarlo nella mischia gli parlerò. Conta molto l’aspetto psicologico». Sul Sorrento è esplicito: «E' da prendere con le molle. Ha quattro-cinque giocatori, magari un po’ anziani, ma con 300 presenze in serie A. Il nostro compito è dare seguito alla bella affermazione di Martina Franca ed aggiungere altri tre punti nella nostra classifica». di Giuseppe Dimito
Cari: “Ritmo elevato con il Sorrento” Doveva essere la prova generale del recupero sul campo di Davide Dionigi e di Manuel Mancini e così si è rivelata. La partitella ufficiale disputata ieri pomeriggio dal Taranto contro la formazione Allievi di Giuseppe Padovano, sul terreno dello Iacovone, ha finalmente potuto contare sull’attaccante, fermo dalla vigilia della gara di Arezzo a causa di uno stiramento al polpaccio, e sul fantasista, reduce da un intervento chirurgico all’ernia inguinale e dal lungo periodo post operatorio (non gioca praticamente dal debutto di campionato a Perugia). Marco Cari doveva sciogliere la prognosi in merito ad un loro utilizzo o meno nel prossimo match casalingo con il Sorrento e non lo nasconde: “L’aspetto interessante della partitella odierna riguardava la condizione di Dionigi e Mancini- ha esordito il tecnico rossoblu- Mancini ha solo ed esclusivamente problemi di tenuta fisica, avendo subito un’operazione d’ernia che nulla c’entra col fatto atletico”. “Dionigi, invece, viene da un infortunio muscolare- ha continuato Cari- E’ apparso un pò titubante, ma credo che entrambi siano sulla strada della guarigione completa”. La possibilità di disponibilità per l’incontro di domenica appare concreta: “Abbiamo ancora due allenamenti da sfruttare, voglio parlare con calma con i due ragazzi- dichiara l’allenatore- Soprattutto con Dionigi. Mancini, a questo punto, diventa una mia scelta esclusiva, mentre dell’attaccante voglio comprendere se è tranquillo a livello psicologico”. Il centravanti modenese potrebbe, in effetti, anche partire dall’inizio (come unica punta di ruolo ci sarebbe solo Ascenzi, visto l’infortunio di Cammarata, ndr), mentre a Mancini potrebbero essere riservati una manciata di minuti in corso d’opera, al fine di ritrovare il feeling con il campo ed il ritmo agonistico. A centrocampo, il Taranto annovera la defezione di Luca Cavallo, squalificato per un turno dal giudice sportivo per recidività in ammonizione (quarto cartellino giallo): al fianco di Cejas e De Liguori ci sono De Falco e Marsili a contendersi la maglia. “Se dovessimo giocare con l’assetto tattico delle ultime partite- Cari non lo dà per scontato, ma ieri ha continuato a stabilizzarsi sul consueto 4-3-2-1- penso che De Falco, per le sue caratteristiche, sia il più indicato (agirebbe sul versante destro, ndr)”. Manuel Mancini, provato nella suddetta posizione, è impensabile da schierare dal primo minuto: “Non penso proprio- è Cari a fugare ogni dubbio- Comunque valuterò: il ragazzo ha bisogno di condizione, altri due allenamenti saranno importanti”. Da un reparto all’altro, ci sono scelte obbligate anche al centro della difesa: occorrerà sostituire capitan Pastore per ben due settimane, e Migliaccio ha continuato a girare a parte, non disputando il test. Il difensore di Mugnano si è professato ottimista su un suo recupero: è tornato in campo nel derby di Martina, ma in questi giorni ha soffferto per un affaticamento muscolare al polpaccio sinistro, ovvero quello non colpito dalla precedente infiammazione. Zaccanti e Di Bari, autore di una doppietta in partitella, sono allertati: “Non mi sono ancora posto il problema della scelta- mister Cari non si sbilancia- Vorrei monitorare prima le condizioni di Migliaccio, poi deciderò”. Capitolo modulo: il 4-3-2-1 viaggia spedito, altre soluzioni il tecnico pare non averne in mente per la sfida col Sorrento: “Ci sono da valutare tante cose: giocando in casa, un pò più d’urto dentro l’area, mi sembra più appropriato”. Dopo il primo successo esterno della stagione, coinciso con la vittoria nel derby coi biancazzurri, la squadra ha tartto maggiore fiducia nelle sue potenzialità: “Il risultato è fonte di entusiasmo forse più per l’ambiente rossoblu- spiega Cari- La nostra settimana lavorativa si è svolta serenamente e con la concentrazione al massimo come sempre. Certo, quando si ottiene una vittoria, il morale alto è una normale conseguenza”. “Mi sono fermato a pensare, domenica sera: se non avessimo vinto?- confida il trainer di Ciampino- Probabilmente, l’incoscienza non mi ha fatto pensare prima...Sarebbe stata una settimana particolare, sicuramente. ma nello spogliatoio non abbiamo avvertito questo “peso”. “Mi sembra che la piazza si sia un pò tranquillizzata, anche se mi risulta che la partita di Martina non sia piaciuta molto- il discorso verte sul dilemma estetica- pragmatismo- Secondo me, a livello di concentrazione, tattica e gestione del risultato, il derby rappresenta la migliore gara che abbiamo giocato. Ognuno la vede a modo suo”. In effetti, molti rossoblu sono stati concordi nell’affermare che il Taranto deve ragionare maggiormente da formazione “operaia”: “Nel calcio i dati sono importanti- spiega Marco Cari- Se una squadra in casa subisce otto gol in tre partite, come è accaduto per i biancazzurri fino a quel momento, vuole dire che evidentemente attacca, si scopre e concede qualcosa all’avversario”. “Abbiamo preparato l’incontro basandoci su questo segnale- precisa il tecnico- Siamo andati a Martina a fare ciò che ci riesce meglio, cioè attaccare riducendo gli spazi davanti a noi. Ad Ancona i biancazzurri avevano dimostrato di poter far male: mi sembrava banale concederne. Quando si attua ciò che si prova in settimana, e vengono anche i tre punti, un allenatore è più contento”. L’immediato futuro si chiama Sorrento: una compagine neo promossa, un’altra panchina in bilico, quella di Nicola Provenza. “Bisogna prendere il Sorrento con le molle- catechizza Cari- Ho esaminato un pò di videocassette: è una squadra composta da validi elementi. Cinque insieme avranno almeno duecento presenze in serie A: anche se un pò avanti con l’età, sono giocatori che hanno calcato palcoscenici importanti. Bisogna essere attenti ad episodi che potrebbero rivelarsi decisivi”. Il tecnico rossoblu dispensa i primi consigli: “Dobbiamo cercare di esprimerci a ritmi altissimi- sottolinea- Affrontiamo la squadra più “anziana” del campionato”. Il Taranto punta a restare agganciato alla zona play off, ma la classifica si rivela piuttosto corta immediatamente dopo Ancona e Salernitana, le prime due: “Con i tre punti, in generale, tutti i campionati possono mutare in fretta la propria graduatoria- commenta Cari- Penso che la situazione del nostro girone sarà più chiara sotto Natale”. “Concedetemi di dire che il Taranto vuole interpretare ogni partita come una finale- l’allenatore non stila tabelle- In seguito vedremo dove saremo collocati, sperando di avere tutta la rosa a disposizione”. “Non temo il discorso sulla qualità: quella dei giocatori che stanno momentaneamente fermi non è superiore a quella dei disponibili- afferma Cari- Penso invece che sia importante prendere un’impronta definitiva. Occorre lavorare tutti insieme su un canovaccio ben preciso, al fine di sviluppare un gioco da squadra con le idee chiare”. Il riferimento è ancora su Mancini e sull’apporto di fantasia e valore che potrebbe elargire col suo rientro: “Solo Sciaudone ha le stesse caratteristiche, ma è ancora un ragazzino, non ha la giusta esperienza. Ci vuole del tempo- conclude il tecnico romano- Mancini è sicuramente un elemento di qualità. Potrebbe essere determinante per il nostro gioco? Non vorrei che avesse questa “croce addosso”, anche se lui è abbastanza tranquillo e sfrontato, non vive di pressioni particolari”. di Alessandra Carpino
Si rivedono Dionigi e Mancini Prove ufficiali anti Sorrento in casa rossoblu, ieri pomeriggio.Il Taranto ha disputato e vinto con il risultato di 4-0 la canonica partitella contro la compagine Allievi di Giuseppe Padovano. Il tecnico Marco Cari è sempre intenzionato a disegnare la squadra secondo il modulo 4-3-2-1, con il quale sono state disposte entrambe le formazioni nel primo e nel secondo tempo. Nel corso della prima frazione di gioco, durata complessivamente 37’, l’allenatore di Ciampino ha mescolato leggermente le carte, proponendo una difesa composta, oltre che da Faraon fra i pali (Barasso scaldava i guantoni nella porta dei giovanissimi avversari), da D’Alterio a destra, Di Bari a sinistra (il ruolo di terzino è quello suo naturale), con Ungaro e Zaccanti coppia di centrali. La linea di centrocampo è rimasta pressocchè invariata: solo De Falco ha preso il posto dello squalificato Cavallo, che ha effettuato un lavoro differenziato e si è dedicato solo ad una corsa leggera a causa del riacutizzarsi del gonfiore alla caviglia. Per il resto, Cejas ha agito nel cuore della mediana, mentre De Liguori si è posizionato a sinistra. Gli esterni larghi sono stati quelli visti all’opera a Martina, ovvero Zito sulla corsia destra e Cutolo sull’out opposto. Ascenzi ha recitato il ruolo di unica punta effettiva. Oltre Cavallo, nel primo tempo hanno rodato i propri muscoli i rientranti Dionigi e Mancini, mentre gli infortunati Pastore e Cammarata hanno assistito all’allenamento a bordocampo ed in borghese. A proseguire nelle sue esercitazioni differenziate è stato anche Vincenzo Migliaccio: il difensore partenopeo, tornato in campo domenica scorsa, lamenta un affaticamento al polpaccio sinistro, ovvero quello che non era stato colpito dall’infiammazione che l’ha tenuto lontano dall’attività in queste settimane. Le prossime sedute saranno propedeutiche per valutare le reali condizioni del centrale difensivo, che si è professato moderatamente ottimista. In caso contrario, sarà onere di Cari reinventare la coppia interna della retroguardia, vista l’indisponibilità di capitan Pastore per quindici giorni (microfrattura alla rotula del ginocchio destro, lo stesso operato un anno fa). Erano assenti Caccavallo, che si sta curando a Lecce, e Tesser, che ha usufruito di due giorni di permesso dalla società.
Taranto, nuova spinta dal calendario Dodici punti in otto giornate, considerando il cambio di allenatore e i numerosi infortuni che hanno falcidiato l’org anico, rappresentano un bottino discreto per una squadra che, al momento, ha come unico obiettivo quello di non rendere troppo ampio il distacco dalla vetta. L’Ancona è in testa con venti punti, ma il successo ottenuto nel derby del Tursi ha permesso ai rossoblù di agganciare la quinta posizione, seppur in condominio con il Gallipoli. In poco meno di un mese, però, la stagione del Taranto potrebbe subire la tanto agognata svolta. Due ingredienti giocano a favore di Pastore e compagni: il recupero degli infortunati ed il calendario.
Restano i tre punti e alcune domande All’unanimità: i tre punti e basta. Il derby del Taranto è in una sintesi spietata e in troppe domande ancora inevase. Tre punti sono il massimo di una partita, ma il ragionamento parte sempre prima della gara e non si ferma dopo tre fischi consecutivi. Ha un’ampiezza diversa dal campo del Tursi e non calcola solo la resa. Il Taranto ha vinto: è una certezza. Il resto è da discutere. Cominciando dal come, quindi dalla prima domanda: si è preso il derby perché squadra solida o per gli imbarazzanti impacci del dirimpettaio? Tra Taranto e Martina c’era differenza di individualità pesantamente sbilanciata: non dirlo vuol dire negare qualcosa al ragionamento. Ha indirizzato il risultato (il gol, per costruzione e esecuzione, ne è esempio), ma se la sfida è rimasta in vita è perché di questa superiorità a volte il Taranto non ha saputo che farsene. Continuando a essere squadra monca, che si affida ai singoli e alla loro ispirazione, delegando a pochi le responsabilità, sovresponendo gli uomini di maggiore fantasia senza che mai si sentano parte di una catena di montaggio. Non c’è una transizione varia del pallone: continua a esserci una corsa a far arrivare il possesso ai trequartisti e una difficoltà a trovare un equilibrio tra le due fasi di gioco. A Martina, per il terrore di un risultato contrario e per istinto, tutti hanno partecipato ai momenti di copertura, soprattutto nei momenti convulsi della partita. Ma pochi hanno attaccato: due incursori larghi, un attaccante centrale. E pochi inserimenti dalle retrovie, nonostante il posizionamento dei giocatori più avanzati creasse spazio in mezzo e avesse già messo in imbarazzo Castiglia, uomo di contenimento del centrocampo avversario. Finendo così per produrre poco più del gol, escludendo dalla contabilità le ripartenze dopo l’ultimo assalto del Martina, per giunta in inferiorità numerica. Come se non ci fosse un tema dato all’inizio, con tanto di varianti: gli incursori che non si accentrano non consentono le sovrapposizioni dei terzini, la loro posizione larga non prevede tagli verso il centro, condannandoli a tenere troppo il pallone e spesso a perderlo. Di buono c’è che Cejas, Cavallo e Migliaccio portano da soli spessore alla squadra, addizionano mestiere e tecnica nonostante debbano tornare in ritmo. Altra domanda, quindi: basta il rientro degli assenti per aiutare il Taranto? Finché la squadra non si muove da tale, ma continua ad essere somma di individualità probabilmente sì. Perché potrà essere un’intuizione di Mancini a decidere, o un’esecuzione di Dionigi, o una volata di Caccavallo, o un numero di Cammarata. Ma la necessità di inserire gli uomini all’interno di un serio gioco di automatismi rimane, altrimenti ogni ragionamento si fermerebbe alla partita, ogni analisi può essere decisa da un tocco di esterno sinistro di Cutolo: se va a buon fine è una bella partita, se trova un avversario scaltro che lo intercetta la squadra torna in difficoltà. Sfida per Cari, un’altra: dotare il Taranto di una manovra che non riproponga dubbi a fasi alterne, che renda la squadra in grado di fornire garanzie a lunga durata e stabilizzi un’idea. Passando dalla fase di galleggiamento a quella di emersione. Perché, nonostante tutto, la classifica non prende il Taranto a cattive parole. Lo mette sul confine della zona playoff, senza ancora che sia diventato una squadra. Ultima domanda: è una buona notizia? Dovrebbe, ma sarebbe utile non ripetere a ogni successo proclami che il gruppo già avverte come un insopportabile peso. Riguardando le facce, dopo il logico abbraccio finale non c’è un sorriso. di Fulvio Paglialunga
La classifica ora respira ma il Taranto non cresce Per vincere a Martina, dando improvvisamente respiro alla classifica, il Taranto deve solo aspettare che le cose accadano. E nell’attesa, dedicarsi ad una premurosa attività di controllo. La consistenza dell’avversario - le sue urgenze, le sue paure, le sue difficoltà - non richiede alcuno sforzo supplementare: né dinamico, né creativo. La partita, insomma, si presta per essere presa come l’affronta il Taranto: presidiando gli spazi (fase di non possesso) e saltando spesso il centrocampo (fase di possesso). Non c’è bisogno di esibire una mentalità giocante, ammesso che il Taranto ce l’abbia (il dubbio è fondato). Basta molto meno. Un gol da difendere: ecco la massima aspirazione del Taranto a Martina. Un gol che, alla prima occasione utile, faccia tornare i conti di una superiore cifra tecnica, mettendo la squadra nella posizione più comoda. A scovare il gol, ad una manciata di minuti dall’intervallo, provvedono i singoli più ispirati. Nella combinazione Cutolo-Zito è, infatti, preponderante l’estro individuale: di chi suggerisce la rifinitura (Cutolo) e di chi scivola nello spazio per darle un senso (Zito). Quello del gol resterà a lungo il momento di maggiore pericolosità ed efficacia messo insieme dal Taranto nella trequarti martinese. Le occasioni capitate sui piedi ruvidi di Ascenzi è meglio non considerarle: capitano quando il Martina, in inferiorità numerica, cerca confusamente di pervenire al pareggio. Sono opportunità generate da situazioni eccezionali: pienezza di spazio e assenza di contrapposizione. Non fare gol, in quelle circostanze, è semplicemente delittuoso. Ma la domanda, a questo punto del ragionamento, è un’altra: perché si deve dare per scontato che sia normale, in certi casi addirittura funzionale, rinunciare al gioco per vincere? Nel Taranto, purtroppo, qualcuno lo pensa. Ma dal momento che, continuando a fare a meno di una chiarezza di gioco, vincere sarà quasi sempre un caso e mai la regola, conviene attrezzarsi. Conviene che il Taranto abbandoni ogni ambiguità e faccia capire al campionato di quale pasta sia realmente fatto. È ormai tempo che abbia una forma stabile e un gioco compiuto. Dare palla ai fantasisti, nella speranza che s’inventino qualcosa, non basta più. Perché non sempre paga. A Martina, per esempio, Cutolo e Zito, pur risultando decisivi nel confezionare il gol-partita, hanno spesso rallentato la manovra, intralciandone lo sviluppo. E impedendo, di fatto, all’azione di diventare un vortice di passaggi, di incroci, di tagli e di sovrapposizioni. Che sono poi il tessuto connettivo del gioco. Gioco che nel Taranto non germoglia. Siamo fermi alla giocata, che è sempre l’espressione del singolo. Tocca a Cari capire perché. Se dipende dalla lunga catena di infortuni che sta ostacolando la crescita collettiva e se esiste qualcosa di più profondo. Una sorta di "tappo tattico" che sta rendendo il gioco della squadra acerbo nei ragionamenti e improbabile nelle traiettorie. Le prossime partite ci diranno dov’è l’errore. Per il momento si va avanti così: tra eccessi d’immaginazione e limiti d’impianto. di Lorenzo D'Alò
Al Taranto basta Zito Un gol, il derby, tre punti: la spunta il Taranto, approfittando di un Martina a pezzi. Il gol di Zito basta per vincere, ma non per far innamorare: porta al risultato (particolare da considerare), alimenta la classifica (rossoblu in zona playoff) senza tuttavia restituire una manovra sciolta e un’identità chiara. Serve, anche, per mettere il Martina di fronte ai propri problemi: a denudare una squadra svuotata, al limite minimo di personalità e carica di imbarazzi. Pagherà Pellegrino, pare. Ma sembra di essere di fronte a un problema di qualità individuali. Perché in questo punto si spacca la partita: il Taranto la vince per la bravura dei singoli a trovare qualcosa di superiore alla mediocrità. E’ l’azione del gol, l’unico momento di calcio di un derby brutto: break di De Liguori, Cutolo inventa tutto con il sinistro, portando a spasso Gambuzza e indovinando la verticalizzazione per Zito, bravo a rubare il tempo alla difesa e a trafiggere, di sinistro, Mancini. Accade al 38’: il derby è qui. Il resto è una somma di brutture, una partita che il verde del campo fa somigliare, dall’alto, a una gigantesca sfida a ping pong: viaggia solo il pallone, spesso senza un ragionamento alla base. Due squadre in affanno: né brillanti né lucide. Solo voglia sparsa a momenti alterni, attacchi in disordine. E, soprattutto, tanta paura di sprofondare, che rintana uomini sotto la linea della palla quando il possesso è dell’avversario. Martina e Taranto confermano le difficoltà: solo che la squadra di Cari si ripara sotto l’ombrello protettivo della classifica, mentre il gruppo di Pellegrino non può nemmeno vedere quella (è all’ultimo posto). Così gli umori subiscono il condizionamento del risultato, ma guardando dietro il tabellino restano abbondanti temi per la riflessione. Per chi ha visto il Taranto, per chi ha visto il Martina. E per chi è rimasto deluso da entrambe. Dal 4-3-2-1 di Cari, gonfiato di esperienza (dentro Cejas, Cavallo e Migliaccio) ma eccessivamente legato all’ispirazione individuale: più compatto, ma meno efficace. Con i due incursori larghissimi (c’è anche Zito) e, quindi, un attaccante (Ascenzi) isolato e inefficiente. Mossa forse connessa all’atteggiamento del Martina, che prova a spegnere la linea dei trequartisti mettendo Castiglia davanti alla difesa e disponendosi con un 4-1-4-1 non facilmente identificabile, nel quale salgono alternativamente tra le linee Mancino e Favasuli, per sostenere lo sforzo di Guariniello. Si vive senza l’idea che le squadre siano entrate in partita: non c’è l’intensità del derby e nemmeno la supremazia del calcio. Ci sono minuti balbettanti, spezzati da falli o conditi da errori. Banali quelli del Martina (passaggi che muoiono tra i piedi dell’avversario), indotti quelli del Taranto (il portatore non sempre ha un compagno libero). Tema unico: Pellegrino ordina il lancio lungo per Guariniello, sperando in una sponda felice, Cari chiede l’apertura di Cejas per uno tra Zito e Cutolo, affidandosi a un’invenzione. Il gol e il risultato dicono che il Taranto ha avuto l’intuizione migliore. Ma prima e dopo il momento decisivo non c’è molto. C’è battaglia caotica interrotta da occasioni che sfumano prima di finire sul taccuino. E da un colpo di testa di Guariniello (26’, cross di Favasuli) che Barasso toglie dalla porta con uno scatto di reni, deviando in angolo. Non c’è preavviso al gol. C’è, anzi, un momento in cui gli imbarazzi sono del Taranto e il campo sembra del Martina, che gestisce il possesso finché non lo perde. Invece, curiosamente, Cutolo e Zito si tirano fuori dal contesto grigio e costruiscono il vantaggio rossoblu. Che sul morale del Martina e su quella che forzando può definirsi manovra ha l’effetto di un tornado: non lascia in piedi nessuno. Nemmeno i tentativi di Pellegrino a inizio ripresa danno vita alla squadra. Perché, semplicemente, non le danno un ordine: Manca e Nielsen (per Castiglia e Mancino) portano il modulo a una forma indefinita, con tre centrocampisti, due punte e Manca senza posizione (a volte quarto di centrocampo, a volte trequartista, a volta terza punta). Cari è quantomeno furbo: vede che il Martina sta creando da solo le proprie difficoltà e non tocca il suo schieramento. Lo lascia raccolto e apprezza il sacrificio dei suoi uomini. L’umiltà è la chiave: basta vedere Cutolo e Zito ripiegare per capire quanto prezioso è il gol e quanta voglia c’è di difenderlo. Nonostante Guariniello ci provi (19’, sinistro respinto da Barasso), Favasuli abbia ancora un po’ di ispirazione (22’, cross sul quale Scopelliti non arriva). Quel po’ di tattica che c’era evapora, da una parte e dall’altra, il Martina si spinge e si scopre, il Taranto si frappone e riparte, Cutolo scappa in contropiede (36’, lancio di Cavallo) e si fa respingere il destro da Mancini. Iennaco finisce di inguaiare i suoi (due ammonizioni insensate: espulso), Ascenzi ha il tempo di mettere insieme due errori impossibili (41’ e 50’) solo contro Mancini. Utili per alzare la contabilità delle occasioni. Non per dire che il Taranto è guarito. Intanto vince il derby. Brutta cosa per il Martina. di Fulvio Paglialunga
Le pagelle di Fulvio Paglialunga BARASSO - Decisivo in occasione del colpo di testa di Guariniello: ottimo scatto di reni. Ma diverse volte sembra in affanno nelle uscite, come non avesse ancora affinato l’intesa con i difensori: 6
Colpo esterno dopo sei mesi Il Taranto torna a vincere dopo tre turni; l’ultimo successo dei rossoblù risale al 2-1 sul Gallipoli del 16 settembre scorso, poi sono arrivati il k.o. a Salerno per 3-2, e i due pareggi, per 0-0 ad Arezzo e per 1-1 allo Iacovone contro il Pescara. Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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