Taranto, poker facile Un poker facile facile. E senza grandi emozioni. Taranto-Catanzaro è tutta qui: Coppa Italia per pochi intimi e svuotata di molti significati. Non banale, comunque, per i tantissimi giovani scesi in campo. Ma non è stata la partita che molti attendevano: tra i rossoblu mancavano gli annunciati “nuovi” (Marsili, Di Bari e Ascenzi). Cari era sicuro di poterli utilizzare, ma il visto di esecutività del trasferimento non è arrivato. I calabresi, invece, hanno preferito puntare sulla formazione Berretti (come aveva già fatto il Taranto a Castrovillari): spazio, dunque, ai giovani del ’90 guidati da Gregorio Mauro (fratello del più noto Massimo, ex giocatore della Juventus e attuale commentatore televisivo), rafforzati dal secondo portiere Ferrante. Anche tra gli ionici hanno fatto la propria comparsa i baby: tre i diciassettenni in campo (Visconti, Sanna e Perrone). Torneo tricolore unanimemente snobbato: tutto secondo le previsioni. L’inizio non riserva emozioni: dieci minuti di studio, come si diceva una volta, e di calcio un po’ casuale. E’ il Taranto, comunque, a cercare di ravvivare un po’ il pomeriggio dello Iacovone (600 spettatori e persino una quindicina di tifosi ospiti): al 12’ un cross dalla sinistra di Perrone viene smanacciato in maniera imprecisa da Ferrante. Dopo un paio di minuti Sciaudone ci prova con un passaggio smarcante per Perrone: il numero uno catanzarese blocca senza difficoltà. I giallorossi si fanno vedere in avanti solo al 15’, con un tiro velleitario di Fiorentino. Ma, nonostante i ritmi lenti la superiorità del Taranto è evidente e si traduce in rete al 23’: punizione di Malagnino dalla sinistra, colpo di testa maligno di Cammarata in versione capitano, pallone che si insacca alla sinistra di Ferrante. Il raddoppio non dista molto, agevolato dall’ingenuità dei ragazzini di Mauro: al 26’ un cross in area di D’Alterio manda in bambola la difesa del Catanzaro. Il batti e ribatti in area, con tentativo di respinta di Benincasa, facilita la conclusione di Perrone, che a un passo dalla porta firma il 2-0. Tutto sin troppo facile per i padroni di casa, che al 42’ triplicano profittando di una sospetta posizione di fuorigioco: passaggio intelligente di Cammarata per Sciaudone che supera Ferrante in uscita. Il canovaccio non può cambiare: e il secondo tempo somiglia come un gemello al primo. Taranto in avanti con facilità, senza premere tanto sull’acceleratore. Il poker è una naturale conseguenza: all’8’ l’agile movimento di Perrone (buona la sua prova) consente a Cammarata di superare Ferrante con un tiro di media potenza che brucia le mani al portiere. L’attaccante siciliano si rende pericoloso anche al 15’ dopo un assist di Sciaudone: il tiro dal limite termina alto. Il Taranto si risistema con un 4-3-3 comodo per l’impalpabilità degli avversari: gli uomini di Cari continuano ad avanzare (occasionissima per Colombini al 25’) ma sanno che non è il caso di infierire. Una buona notizia arriva al 34’: entra Caccavallo, di nuovo in campo dopo il lungo infortunio, esce Perrone. L’attaccante ex Lecce si rende subito pericoloso (dopo un minuto) con un tiro che sorvola la traversa. Il resto è dettaglio: entrambe le formazioni guardano già alla prossima di campionato. di Leo Spalluto
Faraon non ha fretta L'anno scorso dovette attendere le ultime due giornate di campionato per poter consumare l’esordio in maglia rossoblù. Quest’anno la prima volta di Davide Faraon è giunta in abbondante anticipo. Dopo aver assistito dalla panchina alla debacle di Perugia, il portiere di Vittorio Veneto è sceso in campo nella prima gara casalinga contro la Sambenedettese. «Posso ritenermi soddisfatto - attacca il ventiduenne portiere di riserva - perché sono i primi tre punti che il Taranto incamera con me tra i pali. E poi sono entrato subito nel ritmo del campionato. Ho già debuttato, ma adesso è giusto che faccia nuovamente spazio a Barasso. E’ il portiere titolare, il mio compito è quello di imparare da lui e dal mister Degli Schiavi e di farmi trovare pronto tutte le volte che sarò chiamato in causa». Contro la compagine marchigiana Faraon non ha dovuto compiere gli straordinari. Un lavoro di ordinaria amministrazione, «ma è in queste partite - prosegue - che diventa più difficile mantenere alta la concentrazione. Perché non sei mai chiamato in causa, ma devi sempre pensare che potresti subire gol alla prima conclusione. E' stata una gara tranquilla: dopo aver respinto la punizione di Ferrini non sono più stato impegnato». L'estremo difensore trevigiano sta vivendo la seconda stagione in riva allo Ionio. Rispetto all’anno scorso l’organico è cambiato radicalmente, ma sussiste la convinzione di poter disputare un torneo di vertice. «Dicono che il girone A sia qualitativamente superiore al nostro. Forse è vero, perché Padova, Cremonese e Foggia potrebbero vincere il campionato ex-aequo. Io, però, sono sempre convinto che sia più difficile giocare in trasferta al sud. Il Taranto? Siamo un’ottima squadra e, rispetto all’anno passato, abbiamo una rosa più ampia che ci sta permettendo di fronteggiare un periodo in cui l’infermeria è affollata. Mi viene in mente Malagnino: si sta mettendo in mostra e chissà che non diventi la rivelazione del campionato. L’età media si è abbassata, ma ci sono comunque calciatori di grande esperienza che ci permetteranno di compiere il salto di qualità. Non ritengo superiori Salernitana e Gallipoli. Mi ha fatto, invece, una buona impressione il Perugia. E' una squadra compatta e ha un allenatore vincente». di Fabio Di Todaro
L'attesa del passo con il vestito buono Il rischio è che il dibattito ora si disperda in mille rivoli. Che il pessimismo oltranzista sfidi la timorosa cautela, che il pensiero moderatamente positivo si contrapponga all’esaltazione eccessiva: tutto rischia di diventare nemico se tra le tante possibilità d’analisi non si trova l’equilibrio, se si guarda al tabellino senza tener conto di quanto il campo dice e del valore di chi è di fronte. Il Taranto sta meglio, adesso. Ma non bene, né tantomeno benissimo: è più avanti, più affiatato, comincia a conoscersi, a incassare rate di brillantezza. E quindi un po’ più confortante, apparendo tecnicamente in grado solo di dare di più: quando la condizione sarà migliore, gli infortuni cesseranno e chi ora è a margine potrà rientrare. Per ora il Taranto è più sicuro di essere vicino a quello visto con la Samb che a quello di Perugia: era logico, ora è quasi ufficiale. Ed è anche una certezza su cui poter campare il vestito ritagliato da Cari alla squadra: più aderente alle forme del gruppo, con qualche adeguamento da fare e qualche movimento da sistemare. Parliamo del 4-2-3-1, unico modulo che si avvicina al 4-3-3 per cui gran parte di questo gruppo era stato pensato. Soprattutto nella seconda versione vista in campo: quella, cioè, con i due incursori esterni schierati dalla parte opposta al piede di calcio. Liberi di accentrarsi e creare sovrannumero in zona d’attacco, capaci di aumentare (per ora un po’ più teoricamente che praticamente) il tasso di pericolosità. Così scendono gli esterni bassi (previsti con queste caratteristiche) e si moltiplicano le possibili alternative al gol. I venti minuti migliori di domenica sono concentrati nella porzione giocata così, con Cutolo a destra e Pellecchia a sinistra. Prima dell’infortunio di Zito, che ha costretto alla virata, ma ha lasciato il segno della nuova mentalità: il Taranto è una squadra nata per attaccare e rischia di apparire violentata ogni volta che è costretta a fare qualcosa di diverso. Come a Perugia, per intenderci. Ecco perché, anche nel 4-4-2 obbligato (Zito fuori) della ripresa, la filosofia dell’impianto è rimasta assai somigliante a prima, a costo di prendersi il rischio di due esterni che non rientrano. Riflessione fatta al netto del valore dell’avversario, ritagli da utilizzare quando di fronte ci sarà uno spessore diverso. In attesa del resto: di un passo meno pesante e più duraturo, del ritorno a stretto giro di elementi che possono addizionare qualità (Mancini e Caccavallo), di una compattezza autentica e non solo dettata dall’emergenza, di una più agevole capacità di disimpegno della difesa, che con la vocazione della squadra rischia di essere parecchio sollecitata. Un mezzo sorriso, per ora, è giusto. Non di più. Così come non più di un mezzo allarme era giusto una domenica fa. Rimane fondamentale l’equilibrio dei giudizi e delle dichiarazioni: a questo gruppo serve tempo, a Cari serve migliorare la confidenza, all’ambiente servono segnali rassicuranti. Sarà il campo, non le parole né i proclami ribaditi, a dire se questo Taranto è quello giusto. In attesa, evitare processi e sogni precoci. E’ un consiglio. di Fulvio Paglialunga
Dionigi e le ali Forse è il caso di togliersi dagli occhi il Taranto della scorsa stagione, facendolo scivolare nell’archivio della memoria. Perché continuando a tenerlo a portata di ragionamento con comparazioni spesso inutili, si rischia di perdere di vista il Taranto di quest’anno. Che è quasi completamente un’altra cosa. Una squadra diversa: più da corsa lunga che da impresa isolata, più da campionato che da spruzzata fascinosa. Questa, almeno, è la sensazione dopo le prime due giornate. Non c’entrano i risultati (una sconfitta e una vittoria). C’entra la natura di una squadra con una sua stranezza di fondo, ereditata all’atto del concepimento (si pensava al 4-3-3) e una sua forza trasgressiva, soltanto in parte esplorata. Altri test serviranno per valutare la sostenibilità complessiva del nuovo progetto-Taranto, ma intanto qualcosa comincia a muoversi e a notarsi. All’inizio ogni partita aiuta a capire. Perché il bisogno di sapere è estremo. Contro la Samb s’è capito che nel calcio la forma non precede la sostanza. È essa stessa sostanza. Infatti col 4-2-3-1 il Taranto sembra un’opera maggiormente compiuta. Perché è il modulo che riesce, meglio di ogni altro, a coniugare esigenze collettive e propensioni individuali. Ed è, soprattutto, l’impianto in grado di valorizzare il lavoro tra le linee dei cosiddetti incursori. Mancini, Cutolo, Zito, Pellecchia, Caccavallo, Malagnino: un numero cospicuo che consente di avere quasi un’alternativa per ruolo (laterale destro, centrale e laterale sinistro), portando una rapidità insopportabile per le squadre avversarie in qualsiasi momento della partita. Il tesoro nascosto del Taranto è, dunque, in queste ali dalla corsa spedita e dal dribbling facile. Sono loro che contro la Samb hanno reso meno prevedibile una manovra, altrimenti condannata a rimanere piatta. Perché il 4-2-3-1 raggiunga un livello di funzionalità affidabile è, però, necessario che il resto della squadra sia all’altezza di ogni situazione. Che la difesa tenga, migliorando nelle chiusure e negli anticipi. Che i due mediani siano capaci di assicurare filtro e di far ripartire l’azione (sarà interessante, a tal proposito, verificare le esatte caratteristiche di Marsili, annunciato come un interno di quantità e qualità). E che, soprattutto, l’unica punta di ruolo, prevista dall’assetto, riesca a svolgere regolarmente il suo mestiere di finalizzatore. Quell’attaccante, allo stato, non può che essere Dionigi, che ha senso tattico, fisico, tecnica e tiro. È una prima punta generosa, che non deve farsi accettare per i sacrifici ma per i gol. Un giocatore diverso: non dribbla, va oltre gli avversari semplicemente prendendo il tempo. E in area riesce sempre a girarsi per centrare la porta. Dai gol di Dionigi, insomma, molto dipende. Perché una normale squadra con un attaccante prolifico, se impara a coprirsi, diventa spontaneamente un’ottima squadra. di Lorenzo D'Alò
Cutolo, debutto con vittoria in rossoblu Veni, vidi, vici. Con tanto di applausi da parte del suo nuovo pubblico. Aniello Cutolo non poteva immaginare debutto migliore con la casacca del Taranto: primo successo in campionato per la compagine ionica, ai danni di una Samb titubante, e prestazione intelligente quanto vivace, sul piano personale. Del “ballo dei debuttanti” (Cari ha inserito anche Zaccanti e Pellecchia) Cutolo è stato protagonista, propiziando i compagni al tiro e stuzzicando più volte, in prima persona, la porta dei marchigiani. “Sono contentissimo per il mio debutto in rossoblu- ammette Cutolo con soddisfazione- Sono a Taranto da appena sei giorni, eppure mi sono integrato bene immediatamente, in un gruppo già compatto”. Il secondo pensiero dell’esterno partenopeo è subito per la prestazione in campo: “la squadra si è espressa abbastanza bene, tenuto conto della preparazione piuttosto pesante, “sofferta” dai miei compagni durante il ritiro estivo- dichiara- Ho notato grossi progressi, rispetto alla partita di Perugia. Con la Samb è stata una vittoria meritata, poteva maturare anche con un numero maggiore di goal”. E lo stesso Cutolo l’ha sfiorato ripetutamente, soprattutto a partire dalla mezz’ora del primo tempo: “Ci sono andato vicino- commenta sorridendo- Avrei voluto mettere anche il mio sigillo: avremmo dovuto chiudere prima la partita”. Il bravo esterno, classe ‘83, prelevato dal Verona via Cisco Roma, allude a “quel destro al volo che, al 37’ pt, ha praticamente sorvolato l’incrocio dei pali, dopo la rete di Dionigi”. Vantaggio in cui è palese lo zampino del frizzante Aniello: “Ho effettuato un cross dalla destra- racconta- Pellecchia è stato molto bravo di sponda a servire Dionigi. Conosciamo attaccanti del suo calibro: in simili circostanze non perdonano e segnano!”. Schierato inizialmente nel ruolo di rifinitore nel 4-2-3-1, in corso d’opera Cari l’ha dirottato sulla corsia destra, dove sono emerse maggiormente le qualità del napoletano: “Zito è stato posizionato dietro Dionigi, Pellecchia a sinistra- spiega Cutolo- La Samb era schiacciata fra le linee e si trovava in netta difficoltà. Il mister ha voluto sfruttare le qualità offensive di Zito: abbiamo trovato maggiore spinta, noi esterni di ruolo restavamo allargati, tutelando bene anche la difesa”. Nessuna flessione da parte dell’esordiente Cutolo anche quando, per necessità (infortunio ed uscita di Zito, ndr), il Taranto è passato al classico 4-4-2: “Il dinamismo non è mai mancato, la squadra ha continuato a proporsi in avanti, a confezionare parecchie occasioni da rete- illustra l’ex Verona- Zito supportava bene Dionigi, dopo la sua uscita dal campo a Cammarata è stato chiesto di inserirsi ugualmente fra le linee”. “Fabrizio è un attaccante vero, completo- prosegue- Anche con il 4-4-2, non si è abbandonata la mentalità iniziale: abbiamo continuato a fare bene”. Si è parlato di buon passo in avanti della formazione, sotto il profilo fisico ed energico: Aniello Cutolo, non presente nel ritiro di Penne, sembra invece dotato di una marcia in più. “Ho svolto la preparazione completa con la Cisco, tranne qualche partita che non disputavo, poichè la società era al corrente della mia partenza- conferma- Ho un fisico abbastanza piccolo, ho meno difficoltà ad assimilare certi carichi di lavoro. Sfrutto questa mia peculiarità, trovando la condizione prima di un giocatore più “muscolare”. Marco Cari, che ha allenato un giovanissimo Aniello Cutolo nelle fila del Giugliano, ha parlato di calciatore estremamente duttile in fase offensiva: il diretto interessato conferma? “Esattamente- fa eco- Con mister Cari ho giocato sia come esterno, su entrambi i lati, che da seconda punta. Si è visto anche nella partita di domenica: Cari riesce sempre a farmi esprimere al massimo, e per me è fondamentale la disponibilità che un professionista deve avere nei confronti del suo allenatore”. Quella appena inaugurata con la casacca ionica rappresenterà l’annata del riscatto per Aniello Cutolo: “Sarà una stagione importantissima, per me- confida l’esterno- Vengo dalla delusione provata per la retrocessione col Verona, in B, e cercavo un ambiente entusiasmante, che avesse voglia di vincere, di emergere. E Taranto mette nelle condizioni di offrire il massimo!” L’attuale campionato di C1, previa costituzione dei raggruppamenti, si presenta affascinante e, talvolta, enigmatico: “I due gironi sono particolarmente difficili, comprendono molte squadre che possono tranquillamente aspirare alla serie B- dichiara Cutolo- Ci è permesso sbagliare poco: il torneo è complesso, occorrerà lottare sino alla fine”. Il Taranto ha ampi margini di miglioramento, per assimilare schemi ed automatismi alla perfezione: “Già contro la Samb è emersa maggiore aggressività da parte della squadra- commenta Cutolo- Domenica è stata compatta, corta, è riuscita ad esprimersi bene in mezzo al campo, senza concedere spazi all’avversario”. “E’ riuscita ad esprimere anche un buon calcio- conclude- Lavoriamo da soli 15 giorni con mister Cari, ma presto riusciremo ad acquisire la giusta sintonia di gruppo: ci sono le qualità per farlo”. di Alessandra Carpino
Taranto, quello che serve Basta l’essenziale: il modulo giusto, il gol di Dionigi che sblocca, la voglia per resistere, il mestiere per conservare. Così vince il Taranto: con primi cenni di una trasformazione, mostrando a fiammate i tratti somatici di una squadra. La possibilità di scacciare i precoci spettri è sfruttata: prendendosi il risultato, rendendolo equo e non mettendolo mai in pericolo. Senza accecare, senza riempire il campo di bellezza, muovendosi per quello che serve. Passi avanti logici: non una capriola delle opinioni, ma una conseguenza del tempo che scorre. Le gambe girano meglio e per una porzione di gara più lunga del nulla di una domenica fa, l’intesa cresce e pure la confidenza di Cari con l’organico a disposizione. Qualche mossa giusta e tre punti quasi naturali: dopo aver spremuto un avversario comunque senza troppi mezzi per ribattere. Perché la Samb è più acerba che povera e la seconda giornata è il momento ideale per averla di fronte: non ha ancora un collettivo solido e finisce per non produrre pericoli con interpreti normali. Il solco scavato dal risultato, infatti, è nella differenza di qualità individuale e anche nella possibilità concessa ai singoli di esprimere il talento: il 4-2-3-1 è evidentemente ancora in fase sperimentale, ma è l’impianto che sfrutta la comitiva di trequartisti e esterni offensivi che il Taranto ha in organico, tenendo le distanze corte e mascherando le sofferenze ancora esistenti. Lo prova l’aggiustamento in corsa: il momento migliore della partita dei rossoblu è quello successivo al nuovo disegno della zona degli incursori. Zito (partito a sinistra) passa al centro, Cutolo dal centro va a destra e Pellecchia inverte la sua zona e si mette a sinistra: così il Taranto estrae occasioni e mette timore all’avversario, prima di fargli credere di poterla fare franca. Così smettono di volare palloni e cominciano a vedersi bozze di gioco e sprazzi di ingegno. Togliendo l’ombra di una partita fintamente vivace, ricavata nella prima parte passata da Taranto e Samb alla ricerca di qualcosa di apparentemente introvabile. Trama semplice: moduli a specchio, atteggiamenti differenti. Il gruppo di Cari cerca un possesso più rapido e ripartenze efficaci, la banda di Ugolotti non sente le gambe tremare e conserva il possesso con serenità. In mezzo una punizione di Ferrini che Faraon blocca con difficoltà (4’) e un errore di Pellecchia di fatto a porta vuota (10’, rimpallo favorevole). Poi Cari muove le pedine come detto e trova un’altra soluzione: i due esterni, dalla parte inversa al piede di calcio, sommano pericolosità potenziale e lasciano spazio ai difensori per arrivare sul fondo. Capita a Zaccanti le volte sufficienti per autorizzare a parlare di scelta giusta: lancio morbido (per Pellecchia), dolce (per Cutolo), geniale (per Dionigi in corridoio). Il gol, a questo punto, non è casuale: cross di Cutolo, preceduto da un gustoso doppio passo, sponda di testa di Pellecchia, gancio sinistro di Dionigi. Minuto 32: qualcosa comincia a capirsi. E quello che segue (occasioni per Cutolo e Zito) indica l’esattezza della strada scelta. Il cambio successivo è obbligato: Zito si blocca (distorsione al ginocchio: rischia tre settimane di stop) e Cari deve ridisegnare tutto. Dentro Cammarata e modulo atipico: 4-4-2 con Cutolo e Pellecchia esterni con pochi compiti di rientro e momenti di distensione assai vicini al 4-2-4. Cambia anche Ugolotti, al giro di boa: la Samb diventa 4-3-3, poi 4-4-2. Mosse che non rianimano l’avversario spento, privo della forza giusto per poter reagire anche quando il Taranto appesantisce il suo passo e comincia a respirare faticosamente. Fatti i conti i rossoblu capiscono: per difendere il tesoretto può essere sufficiente il mestiere. E lì si rifugiano. Lottando sui palloni morti (specialità di Cavallo), ripiegando con umiltà (chiedere di De Liguori) e agitandosi per trovare lo spazio o crearne conto terzi (compito di Cammarata). Serve per contenere, prima dell’ingresso di Malagnino: la vivacità è innegabile, la maturità quasi raggiunta e l’idea che il ragazzo di Manduria possa tornare utile ha ragione di prendere forma. Malagnino, infatti, innesca due contropiedi: nel primo vanifica Pellecchia (29’), nel secondo agisce da terminale su una buona giocata di Cammarata (31’, volèe deviata in angolo dal portiere). Sussulti e indicazioni. In più tre punti: quello che serviva. di Fulvio Paglialunga
Le pagelle di Fulvio Paglialunga FARAON - All’inizio sembra emozionato e, infatti, arriva in ritardo su una punizione che blocca a fatica. Poi ha poco da fare e, prendendo coraggio, osa pure su qualche uscita: 6
Taranto, ecco Dionigi Per piegare la blanda resistenza della Samb basta un gol di Dionigi. Per persuadere completamente serve altro: una prova più sostanziosa, un avversario più consistente e, soprattutto, una squadra al completo. Quella di ieri non poteva esserlo: fuori uso Caccavallo, Cejas, Barasso e Mancini; non impiegabili Di Bari, Marsili e Ascenzi. Quella che va in campo merita comunque di vincere: per la laboriosa attività, per le occasioni che crea, per la puntigliosa applicazione. Siamo ancora lontani da una forma stabile e da una continuità permanente, ma la staticità, la mollezza e l’apatia di Perugia cominciano a cedere il passo ad una superiore mobilità, ad una maggiore prontezza e ad una più visibile intraprendenza. Insomma, i progressi ci sono. Vanno, però, contestualizzati e trattati con la necessaria cautela. Vietati i percorsi per direttissima: stalle-stelle e viceversa. Nel calcio tutto avviene lentamente. Perché le cose devono avere il loro corso. La vittoria porta i primi tre punti e un po’ di allegria. L’ideale per risolvere i problemi residui: di tenuta (la condizione fisica lievita ma non è ancora al top) e di identità (solo quando Cari riuscirà a fissare la formazione-base termineranno i vagabondaggi tattici). La vittoria semina qualche indizio importante. Primo indizio: il 4-2-3-1 sembra proprio il modulo che meglio riesce ad esaltare le caratteristiche e le attitudini degli uomini che saranno chiamati, di volta in volta, a comporlo. La ragione va ricercata nella nutrita batteria di incursori, di giocatori cioè abituati a giostrare tra le linee, e nella penuria di esterni di centrocampo. Secondo indizio: il gol di Dionigi, che spezza un digiuno lungo quasi un anno (11 settembre 2006, Spezia-Cesena 1-1). È un gol bello. Di una bellezza rotonda, piena, rara. Un gesto a lui noto e caro che non poteva aver dimenticato. Dionigi è in potenza la miglior prima punta del Taranto. Se torna a segnare con regolarità, diventa l’imprendibile, l’attaccante che scioglie i grumi della manovra e traduce in porta anche l’occasionale non-gioco della squadra. La partita ha un andamento irregolare. Problematico l’avvio del Taranto, che denuncia un disagio diffuso nello sviluppare l’azione. Cari corregge l’assetto (4-2-3-1). E cambia uomini. In difesa boccia gli esterni bassi di Perugia (D’Alterio e Colombini), promuovendo Tesser (da rivedere) e Zaccanti (diligente). Accanto a De Liguori, sulla linea dei mediani, c’è Cavallo. Alle spalle di Dionigi, si muovono Pellecchia (lacunoso), Cutolo (utile) e Zito (fumoso). Formano un trio molto "latino", ovvero fantasioso, che riesce spesso a rompere la monotonia della manovra, puntando l’avversario o attaccando lo spazio. Anche la Samb della generazione anni ‘80 è 4-2-3-1. Ma oltre una sterile attività di possesso (a fraseggi stretti) non va. La cronaca offre subito al Taranto una ghiotta opportunità. Tinazzi sbaglia il disimpegno, armando Zito che serve Dionigi, la cui girata è respinta col corpo da un difensore. Il pallone giunge sul destro di Pellecchia che sparacchia fuori da distanza promettente (10’). Sulla testa di Pellecchia (deviazione fiacca) si deposita un altro pallone invitante (25’). Cari inverte la posizione degli incursori: Zito si accentra, Cutolo va a destra, Pellecchia emigra a sinistra. È una mossa sensata perché libera l’estro di Cutolo, che al 32’ pennella il cross della vittoria. Il ponte aereo è di Pellecchia, la girata vorace è di Dionigi (piede sinistro). Il vantaggio sblocca mentalmente il Taranto. De Liguori si mette a correre. Cavallo fa ostruzione, sfruttando la capacità di essere dove serve. Cutolo sfiora il palo più lontano (37’). Poi, però, si fa male Zito (distorsione al ginocchio). Entra Cammarata e il Taranto cambia fisionomia: 4-4-2 che in fase di distensione diventa 4-2-4. La ripresa è un po’ più caotica. Il Taranto cerca di amministrare il vantaggio finché le forze lo sorreggono. La Samb non può accontentarsi di perdere. Tiene palla ma non graffia. Dionigi con un tiro a giro non trova il palo lungo. I crampi escludono Cutolo. Entra Malagnino, che sulla destra sutura e conquista campo, dimostrando di poter tornare utile. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò FARAON 6 - Rimpiazza l’infortunato Barasso. Mostra coraggio in alcune uscite.
Vittoria n. 96 in serie C1 Per la terza stagione di fila il Taranto vince la prima gara stagionale allo "Iacovone": 2-1 sul Melfi il 4 settembre 2005 con le reti di Mortari e Deflorio con il momentaneo pareggio di La Porta per gli ospiti, quindi 1-0 sul Ravenna il 3 settembre 2006 con il gol di Deflorio su rigore nei minuti di recupero del primo tempo.
Taranto, riscatto immediato Saggezza dei luoghi comuni: era presto per deprimersi dopo la figuraccia di Perugia, lo è ancora di più, adesso, per magnificarsi dopo la pur buona prova offerta con la Sambenedettese. Il Taranto resta quello che si sapeva fosse: una squadra in costruzione, con una fisionomia di gioco da definirsi, con trame di centrocampo da imparare a cucire, con i meccanismi del pacchetto arretrato da svilupparsi. Le note positive però ci sono: la prima è rappresentata dall’elasticità di Marco Cari, che ha il merito, non eccessivo ma sottolineabile, di non chiudere la squadra dopo il vantaggio e l’infortunio di Zito. Il tecnico laziale passa dal 4-2-3-1 ad un 4-4-2 molto duttile e continua a cercare la rete del raddoppio sino al fischio finale (emblematica la sostituzione di Cutolo con Malagnino al 70’): a Taranto ci si era quasi disabituati all’aggressività tattica per tutti i 90 minuti. Di positivo però c’è altro: in primis fra i suoi debuttanti lo Iacovone ha scoperto Luca Cavallo e Aniello Cutolo. Agile e tecnico il primo, concreto ed efficace il secondo: sono due giocatori sui quali si possono coltivare speranze di gloria. Bene anche Zaccanti, Migliaccio e Dionigi, mentre sono da rivedere Tesser e Pellecchia.
Le pagelle di Pietro Cinieri Faraon s.v. La punizione centrale, dai 25 metri, di Ferrini e un’uscita sullo scadere del primo tempo: poi è soltanto spettatore.
Bilancio favorevole Ventiquattro i confronti in riva allo Ionio tra Taranto e Sambenedettese; le due formazioni si sono fronteggiate 14 volte nei tornei di serie B e 10 volte in serie C (o C1 o Prima Divisione). Nel bilancio prevalgono nettamente i rossoblù con 15 vittorie (8 in B e 7 in C), mentre gli ospiti si sono imposti in tre occasioni (2 volte tra i cadetti); sei infine i pareggi (4 in B e 2 in C1). lÈ vecchia di oltre 73 anni la prima sfida ed è datata 18 marzo 1934; le due compagini si incontrano nel campionato di Prima Divisione 1933-34: un successo netto per i rossoblù che si impongono per 4-0 con le reti di Baiardi al 15' e di Gullé al 53', più la doppietta di Massironi a segno al 79' e all’88'; questo "poker" di marcature resta ancora oggi il successo più netto ai danni dei marchigiani. Ecco la formazione tarantina guidata dal “trainer” ungherese Arpad Hajos: Bolognini, Toso, Hess, Monti, Perrucci, Sculto, Massironi, Gullé, Filippi, Baiardi, Tosini. 4-2 per il Taranto nell’ultimo confronto giocato lunedì 22 gennaio 2007 in notturna, con i gol di Cammarata al 27', quindi Fragiello al 58', ancora Cammarata al 60', De Liguori al 76', Visone all’85', infine Ambrosi su rigore al 94'.
Barasso non ce la fa E' già vigilia di Taranto-Sambenedettese, gara d’esordio interno in campionato, in programma domani pomeriggio (ore 15) allo Iacovone con capienza ridotta (solo 7499 posti disponibili). Servono i tre punti per bilanciare in parte la sconfitta patita nel match d’esordio a Perugia domenica scorsa. Per raggiungere l’obiettivo il pubblico dovrà sorreggere i propri beniamini con il solito immenso incoraggiamento. Mister Cari non ha annunciato gli undici che scenderanno inizialmente in campo. Di sicuro Barasso non ci sarà. Il portiere è stato fermo per l’intera settimana a causa del solito dolore alla spalla. Solo ieri ha effettuato una corsetta. Al limite potrebbe andare in panchina. Spazio, dunque, a Davide Faraon, il quale, peraltro, ha fatto bene in tutte le occasioni nelle quali è stato impiegato nella scorsa stagione. Se Barasso fosse costretto a dare forfait completo, in panchina ci andrebbe il giovane Strusi ('91), portiere della Berretti (Maraglino è ancora infortunato). Il dubbio è Mancini. Il fantasista romano si è bloccato ieri l’altro al termine dell’allenamento per il risentimento alla spalla. Ieri è rimasto prudenzialmente a riposo. «Spero che si tratti di un semplice affaticamento» ha commentato ieri sera mister Cari. In quest’ultimo caso il ragazzo dovrebbe scendere in campo. Caso contrario il trainer rossoblù sta pensando di utilizzare il neoarrivato Cutolo oppure confermare il 4-4-2 di domenica scorsa inserendo Cammarata. Il resto dovrebbe essere identico con De Falco al posto di Cejas. Capitolo abbonati. Questa la probabile formazione: Faraon; D’Alterio, Migliaccio, Pastore, Colombini; De Falco, De Liguori; Cutolo, Mancini, Zito, Dionigi. Fino a ieri sera il numero degli abbonati era di 3.250. La prevendita non è ben partita, ma c'è tempo fino alle 13 di domani.
Taranto, altri tre arrivi Il Taranto chiude lo sfinente mercato estivo formalizzando tre operazioni in entrata. In rossoblù arrivano il difensore mancino Vito Di Bari (24), il centrocampista Max Marsili (19) e l’attaccante Marco Ascenzi (26). Il laterale basso Di Bari giunge in prestito dal Frosinone, ma nella sua carriera ha indossato anche le maglie di Cremonese, Fermana (con Cari allenatore), San Marino e Martina, dove ha militato da gennaio a giugno della passata stagione. L’ex frusinate, a cui era interessata anche l’Ancona, sarà l’alternativa Colombini tra i punti fermi della formazione rossoblù. Lo ha voluto fortissimamente Cari. Altro volto nuovo è quello del centrocampista nazionale under 20 Max Marsili ex primavera della Roma, società in cui è cresciuto calcisticamente fino ad esordire con la prima squadra nella gara Udinese-Roma del 2005. Marsili, alla sua prima esperienza professionale fuori dalla capitale, è stato prelevato in prestito con diritto di riscatto del 50 per cento e dovrebbe essere il sostituto dell’infortunato Cejas, che rimarrà ai box almeno per un paio di mesi. Ma alla corte di Blasi arriva in prestito dall’Avellino anche la punta centrale Marco Ascenzi, scelta dalla dirigenza rossoblù per completare la batteria di attaccanti a disposizione di Cari già formata, tra gli altri, da Cammarata e Dionigi. Ascenzi, reduce da una stagione avara con la casacca biancoverde (16 presenze, 1 gol), ha maturato diverse altre esperienze professionali tra cui quelle di Paternò e Manfredonia in C1 e Ascoli in serie B, mettendo sempre a segno un numero esiguo di reti. È una punta di peso. Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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