Taranto, prove di modulo Un albero di Natale. Scherzando, si potrebbe dire un po’ in anticipo. Ma si tratta, semplicemente, del modulo che il Taranto potrebbe adottare contro il Gallipoli. 4-3-2-1, dunque: non troppo lontano dal 4-2-3-1 vincente contro la Sambendettese, molto distante (per uomini e posizioni) dal 4-3-3 di stampo zemaniano ipotizzato da Cadregari in estate, diverso dal 4-4-2 poco brillante visto a Pistoia. Al di là del “gioco dei numeri”, Cari potrebbe scegliere un modulo più spregiudicato fino all’ultima esibizione: molto potrebbe dipendere dalle condizioni di Caccavallo. Ieri l’attaccante ex Lecce ha disputato un’ora di partitella: se sarà giudicato in grado di giocare dall’inizio, il 4-3-2-1 diverrebbe una conseguenza naturale, con Cutolo sull’altra fascia (e posizione intercambiabile) e Dionigi riferimento avanzato. Altrimenti il tecnico di Ciampino potrebbe ricorrere ancora al 4-4-2 classico e al duo d’attacco Dionigi-Cammarata. Sembrano le due opzioni più probabili: dedotte da una partitella del giovedì con squadre mascherate ma non inattebdibili, quasi un mosaico da ricomporre in ottanta minuti di allenamento. Contro gli Allievi, il Taranto è ricorso nella prima frazione al 4-4-2: Faraon tra i pali (Barasso ha difeso la porta dei ragazzini), D’Alterio, Pastore, Ungaro e Colombini nel reparto arretrato da destra a sinistra, Malagnino e Caccavallo esterni di centrocampo con De Falco e Sciaudone in mezzo, Dionigi e Cammarata di punta. Quasi totale il rimescolamento nella ripresa che ha visto materializzarsi l’alberello: Strusi (in “prestito” dagli Allievi) portiere, linea a quattro difensiva con Tesser e Zaccanti sugli esterni, Ungaro e Di Bari centrali, Cavallo, Marsili e De Liguori a centrocampo con Caccavallo (poi sostituito dopo dieci minuti da Sciaudone) e Cutolo laterali d’attacco e Ascenzi “torre”. La sgambatura è finita 8-0: Sciaudone in mischia, doppietta di Cammarata, altre reti di Colombini e Malagnino nel primo tempo, Ascenzi, Cutolo e Sciaudone nel secondo (e un gol annullato per i baby). Marco Cari è stato chiaro: si riserverà le scelte quasi fino all’ultimo momento. Un po’ per tenere d’occhio l’infermeria (e soprattutto i miglioramenti di Caccavallo), un po’ per osservare condizioni e motivazioni nel gruppo negli ultimi due giorni di rifinitura. Fuori gioco Cejas e Mancini (in convalescenza), vengono seguiti con attenzione i progressi di Zito: se i fastidi al ginocchio destro si attenueranno ulteriormente, il fantasista potrebbe anche essere convocato. Se sarà 4-3-2-1, l’allenatore potrebbe ricorrere a Barasso, confermando Tesser e Zaccanti terzini con Pastore e Migliaccio (ieri rimasto fermo, ma solo a titolo precauzionale dopo il lieve infortunio alla testa di domenica) centrali; a centrocampo potrebbero schierarsi Cavallo, Marsili e De Liguori da destra e sinistra, con Caccavallo, Cutolo attaccanti di fascia e Dionigi al centro. Con il 4-4-2, invece, sulla linea mediana potrebbero disporsi Malagnino (o De Falco), Cavallo, Marsili e De Liguori con Dionigi-Cammarata punte e Caccavallo in panchina pronto ad entrare nella ripresa. Di sicuro, e al di là dei moduli, Cari non intende fare una partita d’attesa: la preparazione della gara fa immaginare un Taranto d’attacco e non intenzionato ad accontentarsi. Finora sono stati i pareggi i grandi protagonisti del derby ionico-salentino: il tecnico laziale, invece, punta diritto ai tre punti. di Leo Spalluto
Cari nasconde il Taranto Il Taranto guarda con molto interesse al derby di domenica prossima contro il forte Gallipoli del presidente Barba. Avrà, infatti, fra le mani la ottima opportunità di agganciare i salentini a quota 7 e di rilanciare, di conseguenza, le proprie ambizioni nella serrata lotta per accedere quanto meno ai playoff. Mister Cari, ieri pomeriggio, contro la balda formazione Allievi, ha un pò mischiato le carte facendo scendere in campo due formazioni diverse, modulo compreso. Nella prima frazione di gioco, durata 41', con il 4-4-2, sono scesi in campo: Faraon; D’Alterio, Ungaro, Pastore e Colombini; Malagnino, De Falco, Sciaudone, Caccavallo; Dionigi e Cammarata. Ingiudicabile ovviamente la difesa. In mezzo Malagnino e Caccavallo hanno spinto parecchio; qualche buon colpo l’ha mostrato Sciaudone. Per la cronaca sono stati segnati 5 gol: Cammarata (2), Sciaudone, Colombini e Malagnino. Nella ripresa, durata sempre 41', con il 4-3-2-1 Cari ha presentato questa formazione: Strusi; Tesser, Ungaro, Di Bari, Zaccanti; Cavallo, Marsili, De Liguori; Caccavallo (24' Sciaudone), Cutolo; Ascenzi. Segnate tre reti: Ascenzi, Cutolo, Sciaudone. Per la verità gli Allievi erano andati in rete con Occhilupo ('91), un manduriano in prova, ma Furlan lo ha inspiegabilmente annullato. Fra i titolari si è messo in evidenza Marsili. Bene pure il duo Cavallo-De Liguori. Qualche buon colpo (rete compresa) l’ha fatto vedere Ascenzi. A riposo è rimasto precauzionalmente Migliaccio. Zito ha lavorato a parte. Domenica resterà fuori al pari degli altri infortunati. La formazione anti-Gallipoli potrebbe essere la seguente: Barasso; Tesser, Migliaccio, Pastore, Zaccanti (o Colombini); Cavallo e De Liguori; Caccavallo, Marsili, Cutolo; Dionigi.
Cari sul Gallipoli: “E’ bravo e fortunato...” Operazione Gallipoli. Marco Cari ed il suo Taranto entrano in clima derby con la giusta concentrazione, senza lasciarsi intimidire dall’immagine, concreta e frizzante, che i salentini allenati da Dario Bonetti vantano in queste prime battute di campionato. Ieri pomeriggio si è svolto il tradizionale test della Prima Squadra con gli Allievi di Padovano: un galoppo lungo ed interessante, nel quale, evidentemente, l’allenatore rossoblu ha mischiato le cosiddette carte. Le prime attenzioni sono rivolte all’infermeria: “Esclusi Cejas, Mancini, Pellecchia e Zito, che ha provato ad aumentare il ritmo con un lavoro differenziato, gli altri sono a disposizione- ha esordito Cari al termine della partitella- Qualcuno è acciaccato, ma nulla di grave”. Il riferimento è a Vincenzo Migliaccio: il difensore non ha partecipato all’allenamento a scopo precauzionale, affinchè la ferita rimediata alla testa durante la gara di Pistoia si rimarginasse alla perfezione. Procede cauto, Marco Cari, in merito alle indicazioni emerse dalle prove generali del giovedì: “Nulla di particolare: era importante vedere la tenuta dei ragazzi. E’ un pò più di tempo che stiamo insieme, stiamo crescendo”. Migliora anche la tenuta fisica del gruppo: “La condizione è buona- ha continuato Cari- Siamo in fase crescente, come è normale che sia”. Due i tempi del test ufficiale, due i moduli impiegati: sarà riproposto il 4-4-2, usato per necessità in Toscana? “Valuterò in base all’avversario ed alla nostra situazione - il trainer romano non si sbilancia- Vedrò come reagirà, in questi giorni, Caccavallo: oggi (ieri per chi legge, ndr) ha disputato un’ora intera, ma non è da ritenersi al 100% della condizione”. Marco Cari illustra la squadra che vorrebbe vedere, sul piano tattico e mentale, contro il Gallipoli: “Sarà un Taranto che sicuramente vorrà vincere la partita- sorride il tecnico- Farà di tutto per ottenere l’intera posta in palio: per la classifica, per i tifosi. In campo andranno undici leoni, su questo non ci sono dubbi”.
Cammarata e Sciaudone, doppiette nel test Otto le reti rifilate agli Allievi allenati da Padovano, nel test ufficiale che il Taranto di Cari ha disputato ieri pomeriggio allo Iacovone. Unici assenti alle prove generali per il derby casalingo con il Gallipoli gli infortunati Cejas e Mancini. Migliaccio non ha partecipato alla sgamabatura a scopo puramente precauzionale: la ferita alla testa rimediata a Pistoia è in fase di guarigione. Un sorridente Vincenzo Migliaccio ha rassicurato tutti, all’uscita dagli spogliatoi. Praticamente escluso un recupero lampo per Zito, reduce dalla distorsione al ginocchio: l’esterno partenopeo ha girato a parte, svolgendo una corsa leggera. Non si è visto Pellecchia, sofferente per la nota microfrattura alla clavicola. Nel primo tempo della partitella (entrambe le porzioni sono state di 41’), Cari ha disposto il Taranto secondo un classico 4-4-2, mescolando gli uomini in campo, al fine di non concedere punti di riferimento al collega gallipolino Bonetti. In porta c’era Faraon (Barasso con gli Allievi), protetto da una linea difensiva composta da D’Alterio e Colombini rispettivamente a destra e sinistra, e Pastore centrale in coppia con Ungaro. Malagnino ha agito sulla corsia destra di centrocampo, mentre Caccavallo è stato proposto sull’out mancino; interni erano i giovani De Falco e Sciaudone. In avanti, spazio al tandem titolare composto da Dionigi e Cammarata. Il vantaggio è stato siglato da Sciaudone, un tap-in sugli sviluppi di un corner. Ha raddoppiato Cammarata, che si è ben inserito con un rasoterra a lato. Apprezzabili i movimenti dell’attaccante, che ha offerto il cross ad un vivace Colombini che, disceso sulla sinistra, ha insaccato sul primo palo per il 3-0- La quaterna è opera di Malagnino in velocità, il 5-0 sancisce la doppietta personale di Cammarata. Dionigi ha chiuso le azioni del primo tempo, sfiorando la rete con un diagonale di poco sul fondo. Nella ripresa, squadra disegnata secondo il 4-2-3-1: fra i pali il baby Strusi; reparto arretrato con Tesser e zaccanti ai lati, ancora Ungaro, stavolta con Di Bari, al centro. I mediani dinanzi alla difesa sono stati Cavallo ed il “piccolo” Marsili, mentrenel ruolo di cursori comparivano Caccavallo a destra e De Liguori a sinistra. In fase di rifinitura, Cutolo alle spalle di Ascenzi. Mutevole la posizione dell’ex Lecce Caccavallo, che ha disputato quasi per intero il test, fornendo buoni spunti (un suo tiro ha sorvolato la traversa). Buona la verve di Cutolo e la sostanza di Cavallo. Il 6-0 è opera di Ascenzi, che raccoglie di testa un cross di Cutolo, autore poi della settima rete, con un diagonale dal limite. L’8-0 definitivo porta la firma di Sciaudone: interessante la prova del giovane talento. di Alessandra Carpino
Caccavallo scalpita Definirlo un oggetto misterioso è una forzatura, ma è pur vero che le qualità di Giuseppe Caccavallo sono ignote ai tifosi rossoblù. Tutti immaginano lo scatto o la progressione del talento napoletano. Appunto immaginano. Un tormentato infortunio al ginocchio lo ha tenuto, dalla prima settimana del ritiro estivo di Penne, ai confini del terreno di gioco. Un paio di mesi sono trascorsi convivendo con un dolore fastidioso al quale non è stata in tempo trovata una cura adeguata. Ora quel tunnel è stato superato e il prodotto delle giovanili del Lecce scapita per tornare in campo. Farlo dal primo minuto è un desiderio che deve rispettare una condizione atletica ancora incompleta. «Effettivamente sono già dieci giorni che mi alleno con il gruppo - dice Caccavallo - e posso considerarmi totalmente guarito. Sto bene e attendo i prossimi giorni per capire se avrò delle possibilità di giocare». Tutto comincia il quarto giorno del ritiro abruzzese. Caccavallo si ferma: il problema viene identificato come di natura infiammatorio. Il 20enne crede di rientrare presto, ma i sanitari faticano a trovare una diagnosi precisa. Il malanno di routine si trascina per due mesi, fin quando con opportune visite mediche si fa un po’ di chiarezza. Caccavallo torna disponibile: un sollievo per un elemento talentuoso e fiore all’occhiello della precedente campagna acquisti. «Devo ammettere che restare tanto tempo fermo mi ha dato un po’ fastidio - dice - Anche perchè il problema pareva di normale entità, ma non si sapeva come intervenire. In ritiro ho dovuto attendere qualche giorno in più per essere visitato in modo approfondito e poi, d’accordo con lo staff medico del Taranto, sono stato seguito dai sanitari del Lecce. Ora tutto è passato». Una bella sensazione, quella di sudare al fianco dei compagni. Il morale di Caccavallo è senza dubbio tendente a nord. Ora c’è da compiere l’ultimo passo. Quello che dal sottopassaggio va sul terreno di gioco. «Io devo allenarmi bene. Se lo faccio, il tecnico può tenermi in considerazione. Devo crescere fisicamente. Questi giorni saranno importanti per capire per quanto tempo posso essere utilizzabile». Ma che Taranto ha visto dalla tribuna? «Si vede chiaramente che ci manca qualcosa a livello fisico. Siamo alla ricerca anche del gioco migliore. Posso dire che il gruppo c’è, ci aiutiamo in campo e questo è un dato positivo. Siamo all’inizio e tutte gli altri aspetti verranno di conseguenza». Modulo. Caccavallo è noto per essere un esterno puro di attacco. Il 4-2-3-1, riferimento tattico nell’immediato, soddisfa le sue caratteristiche tecniche. «Le differenze tra il 4-3-3 o il 4-2-3-1 - rileva l’ala rossoblù - sono davvero minime. Io sono portato a fare tagli e puntare la porta e da destra posso ugualmente fare il mio gioco». E domenica l’esordio in campionato potrebbe arrivare con il Gallipoli (eccezionalmente la gara sarà trasmessa sul Studio100 Sat canale 926 della piattaforma Sky). «E’ un derby e come tale sarà una sfida avvincente. Il Gallipoli è un complesso tosto e non sarà facile superarli. Noi ci teniamo a fare bene anche perchè si tratta di un esame importante. Ci sarà da lottare ed il Taranto deve trovarsi pronto». In vista del derby i rossoblù dovranno rinunciare ai soliti noti. Zito, Cejas, Pellecchia e Mancini non saranno della gara. di Luigi Carrieri
Zito e Pellecchia recupero difficile Allenamenti a porte chiuse ieri per il Taranto. L’infermeria è sempre piena. Mancini e Cejas dovranno attendere ancora un mesetto per ristabilirsi dai rispettivi infortuni. Zito sta meglio. Ieri s'è allenato a parte sia al mattino che la pomeriggio, ma risente ancora dei postumi della distorsione al ginocchio. La sua presenza contro il Gallipoli è in forte dubbio. Stesso discorso per Pellecchia. De Liguori, invece, sarà della partita. Oggi partitella infrasettimanale contro gli Allievi. Mister Cari comincerà ad incamerare le prime indicazioni sull'undici da schierare domenica prossima. Ieri pomeriggio, intanto, la Berretti, nell’ultima gara di Coppa Italia, è stata sconfitta a Crotone per 5-0. Infine ieri mattina la Taranto Sport non si è presentata all’appuntamento in Comune per sottoscrivere la convenzione per l’uso dello Iacovone. L’impressione è che stia per nascere un braccio di ferro fra le parti. di Giuseppe Dimito
Cammarata e Dionigi invitano alla fiducia Aria di derby, incroci del destino mancati e confronti che si ripetono. L’attesa sfida fra Taranto e Gallipoli, in programma domenica allo Iacovone, racchiude tutte queste sfumature: da una parte, gli ionici di Cari, ancora alla ricerca di un assetto costante e di un’identità più marcata, dall’altra i salentini di Bonetti, a metà fra la rivelazione e la corazzata ambiziosa. Qualche protagonista giallorosso, in un modo o nell’altro, appare legato al recente passato del Taranto: il mercato estivo avrebbe potuto dirottare in riva allo Ionio giocatori del calibro di Ginestra e Di Gennaro, a lungo cercati per un rinnovato attacco rossoblu, o, per esempio, del centrale Correa. Ciro Ginestra è lo spauracchio che ritorna, dopo aver castigato con due sigilli proprio il Taranto, nel suo esordio a Perugia: era la sua ultima apparizione prima di trasferirsi alla corte di barba, in scambio con Califano (altro obiettivo del diesse del Taranto Evangelisti, da parecchie stagioni, ndr). Francesco Di Gennaro, poi, è primigenio capocannoniere: tre reti in altrettante partite. Non si lasciano impressionare, però, gli esperti “colleghi di reparto avversari” del Taranto, ovvero Davide Dionigi e Fabrizio Cammarata. Il primo è stato insignito della scelta della società rossoblu proprio per rinforzare l’attacco, mentre il secondo ha resistito a corte e richieste, per ambire ad un pronto riscatto. “Conosco abbastanza bene Ginestra- esordisce Davide Dionigi, classe ‘74, una carriera di prestigiosa spesa fra A e B- E’ un ottimo attaccante che in categoria fa la differenza. Viene da un’annata sfortunata a Perugia. Di Gennaro mi ha fatto una bella impressione in Coppa Italia. Un derby è una sfida importante: il Gallipoli è ben organizzato, si candida alla finale play off. Sarà una partita vera”. Gli fa eco Fabrizio Cammarata: “Il Gallipoli sta facendo bene davvero, in questo inizio di torneo, mi è piaciuta la gara di Salerno. Ma domenica il Taranto deve vincere per crescere”. Sulle punte avversarie, Cammarata aggiunge: “A Perugia Ginestra ha disputato una partita tranquilla, perchè andava via. E’ un buonissimo giocatore, dovremo stare attenti davanti. Di Gennaro? Parlano i fatti”. A prescindere dal modulo che Cari adotterà, Dionigi e Cammarata potrebbero ancora esibirsi in coppia: nulla da invidiare ai colleghi giallorossi. “L’intesa fra noi va bene, il problema è di condizione generale della squadra- spiega Dionigi- Io e Fabrizio non siamo le tipiche punte brevilinee o longilinee, che raggiungono subito lo stato mottimale di forma. Abbiamo bisogno di essere supportati dalla squadra”. Sulla stessa lunghezza d’onda il centravanti siciliano: “I curriculum non contano. Ci stiamo cercando nei movimenti. Miglioreremo in sintonia”. Il derby col Gallipoli inaugura un trittico delicato per i rossoblu: due trasferte di fila, a Salerno e ad Arezzo, per prendere coscienza di ambizioni e potenzialità genuine: “Saranno tre partite importanti, contro squadre che puntano al massimo- prosegue Cammarata- Col Gallipoli sarà fondamentale, per la convinzione nei nostri mezzi. Le altre saranno consequenziali. Ed auspichiamo il recupero degli infortunati”. Una vittoria col Gallipoli rappresenterebbe un incipit di valore: “Ma il trittico potrà dire poco- catechizza Dionigi- Sei, sette partite non costituiscono un campionato. Il Taranto non è al completo, mentre le altre formazioni sono schierate sempre con gli stessi dieci undicesimi. Di certo, dal derby conterà il carattere che il Taranto saprà far emergere. Un pò come a Pistoia: la gara non è stata bella, ma abbiamo affrontato le carenze d’organico, dopo la non-partita di Perugia e la vittoria con la Samb”. Promesse identiche e da mantenere, per i due attaccanti rossoblu: “Posso dare di più, in queste prime uscite non ho giocato bene- Cammarata è sincero- Ma sono rimasto a Taranto con l’obiettivo di migliorare rispetto allo scorso anno, di trovare la giusta continuità nel segnare. Ho sposato il progetto della società”. Lo stesso che ha convinto un pezzo grosso come Dionigi a scendere di categoria: “Più gol faccio, meglio è- scherza, augurandosi il pronto riscatto dall’infelice annata a Crotone- Il vero interesse è che il Taranto sia in alto. E’ mio compito anche mandare a rete i miei compagni. Sono stato anche...sfortunato: un mio pallonetto è uscito fuori di poco a Perugia, con la Samb ho segnato ma potevo raddoppiare, a Pistoia c’era un netto rigore su me!” La fiducia è un consiglio per i tifosi in apprensione: “E’ normale che vogliano il massimo- dichiara Cammarata- Promettiamo il massimo impegno: sappiamo di riuscirci”. “Dico di attendere con pazienza e di vedere il Taranto al gran completo- conclude Dionigi- E’ forte, senza dubbio”. di Alessandra Carpino
Parole, parole, parole (nostre, sue e loro…) Scritto, riscritto, ampiamente sottolineato: troppo presto per parlare. Eppure si fa, lo facciamo tutti. Fosse nato un centinaio di anni più tardi persino Karl Marx ne avrebbe parlato, e allora altro che religione: è il calcio l’oppio dei popoli. Troppo presto per parlare? Parliamo lo stesso. Tanto nella camera chiusa di questa città, volente o nolente, un po’ di oppio negli occhi finisce sempre per andarci.
Taranto, pensiero fisso Taranto-Gallipoli non sembra un bivio. Ma forse gli somiglia. Quantomeno è una partita da seguire con attenzione. Perché intorno al Taranto, adesso, si percepisce un sottile senso di precarietà, si avvertono primi malumori. Della gente, soprattutto. Ma anche, travestiti da preoccupazione, da parte di chi governa il pallone rossoblu. L’umore di Blasi - riferiscono - non è quello delle dichiarazioni di Pistoia. Ed era evidente: sembrava parlasse mentre dentro di sé si sviluppava una tempesta, mordendosi la lingua. Poi, a microfoni spenti, avrebbe manifestato il suo pensiero reale, la sua inquietudine. Il cielo, questo è certo, non è proprio sereno: ieri erano circolate voci di una rottura tra la società e il preparatore atletico Francesco Guicciardini. Smentite verbalmente dall’interessato, come logico. Ma, a quanto pare, ugualmente sintomo di un accordo ancora da raggiungere, di qualcosa di temporaneamente incrinato: Guicciardini è al suo posto, per ora. Ma solo la libertà che queste indiscrezioni trovano per circolare sono da interpretare come un segnale autentico di una pancia rumorosa. Decidono i risultati, come sempre. E Cari, da ventuno giorni alla guida della squadra, ha capito che, in situazioni come queste, è meglio puntare su qualcosa di maggiormente rassicurante, a costo di lasciare in un angolo esperimenti e persino qualche convinzione personale. Il tecnico, potesse decidere senza l’ansia del risultato, probabilmente anche contro il Gallipoli punterebbe sul 4-4-2. Ma Pistoia ha detto che il modulo, così come è interpretato, è inadatto agli uomini in organico. Allora già da ieri ha cominciato a pensare alle correzioni, facendo partire la settimana con un messaggio chiaro: l’intenzione è puntare sul 4-2-3-1. Lo dicono, anche, le esercitazioni mirate per giocare con una punta. Mancherebbe l’uomo da mettere al centro degli incursori e, per questo, al tecnico è tornata l’idea che alla vigilia di Pistoia l’aveva solo sfiorato: Marsili potrebbe essere, forzatamente, l’alternativa. Perché adesso è pure il caso di forzare: se il Taranto rende così e la situazione costringe a una partita redditizia, meglio osare. Anche perché la situazione degli infortunati non sembra dover cambiare fino a domenica prossima: solo Caccavallo è a tutti gli effetti recuperato. Il giovane leccese d’adozione ieri ha lavorato con il gruppo e potrebbe giocare un tempo della partita con il Gallipoli: forse il primo, se Cari deciderà di formare la linea degli incursori con lui, Marsili e Cutolo. Oppure il secondo, qualora dovesse scoccare l’ora di Malagnino titolare. Niente da fare, ovviamente, per Mancini e Cejas e anche per Pellecchia, che ieri ha lavorato poco ma che dovrà stare fermo ancora un po’. Viaggia verso il recupero Zito, che ha svolto un lavoro aerobico ma che difficilmente sarà utilizzabile, mentre Cammarata e Dionigi hanno solo fastidi di poco conto. Diverso il discorso di De Liguori: ha una sublussazione della spalla sinistra e ha corso soltanto. Domenica ci sarà, ma comunque durante la settimana sarà gestito con attenzione. Poi andrà in campo ad aiutare il gruppo contro il Gallipoli. Per spegnere gli allarmi e guadagnare un po’ di serenità. Forse. di Fulvio Paglialunga
Taranto, è già il mese decisivo Dopo tre partite e quattro punti conquistati c'è già chi sospetta che Marco Cari non sia l’allenatore giusto per il Taranto. Il tecnico romano, pur potendo contare su diverse attenuanti, non ha raccolto il gradimento della piazza. Cari ha ereditato una squadra costruita in base alle esigenze di un altro allenatore che, dopo un mese di preparazione, si è ritrovata a ripartire da zero e ad assimilare un nuovo progetto tattico. Nelle ultime settimane, poi, l’ex trainer del Perugia ha dovuto fronteggiare troppi infortuni. Il sospetto è che i limiti palesati fino a questo momento non siano riconducibili soltanto a queste due cause. Cari, finora, non è riuscito a fornire al Taranto una nuova identità. E c'è già chi sussurra che dopo il terribile miniciclo di gare contro Gallipoli (in casa), Salernitana e Arezzo (entrambe in trasferta), possano giungere i primi verdetti. Cari finirebbe, inevitabilmente, sulla graticola, ma nessuno si augura di ricevere una pronta e immediata conferma. Cosi come si spera, tra qualche tempo, di poter rivalutare l’esangue pareggio conquistato al "Melani". Intanto l’allenatore di Ciampino ha iniziato a preparare il difficile derby casalingo contro il Gallipoli (oggi c'è l’ultimo impegno di Coppa Italia a Crotone, ore 16, a cui prenderà parte la Berretti di Peppe Passariello). Il 4-4-2 rispolverato in Toscana dovrebbe finire in soffitta per dare spazio al 4-2-3-1, impianto più congeniale alle caratteristiche dei calciatori. Cari potrebbe ritrovare Zito e Caccavallo, mentre sarà costretto a rinunciare nuovamente a Cejas, Mancini e Pellecchia. In questa maniera sarebbe riproposto lo schieramento ad una punta, con Dionigi in vantaggio su Cammarata. Verranno monitorate in settimana le condizioni di De Liguori (sublussazione alla clavicola) e Zito (distorsione al ginocchio) che, comunque, dovrebbero essere in campo contro i giallorossi. È scattata la diffida per Davide Dionigi che, al prossimo giallo, verrà squalificato. Non ha trovato conferme, finora, la voce secondo cui il preparatore atletico Guicciardini e il Taranto fossero ad un passo da un nuovo divorzio. Il prof di Oria avrebbe raggiunto i rossoblù con una vettura privata, senza prendere parte al lungo ritiro iniziato giovedì scorso a Città della Pieve. Le divergenze potrebbero essere legate a problemi contrattuali che, le due parti, intendono risolvere a breve scadenza. Dal 10 settembre, intanto, è scaduto il contratto con la Umbro. La Taranto Sport, a partire dalla trasferta di Salerno, vestirà "B&B", marchio creato e voluto da Blasi. Nelle prossime ore la nuova linea di abbigliamento verrà presentata alla stampa. di Fabio Di Todaro
La somma dei singoli e l'idea di squadra Il Taranto è pronto a ribadire, ad ogni occasione, l’assoluta bontà del proprio organico. La qualità diffusa, la competitività e persino la superiorità rispetto alla squadra della scorsa stagione. Scrollandosi di dosso l’emotività dei risultati: non è escluso che abbia ragione. C’è, sicuramente, una più ampia vastità di scelta, un livellamento maggiore degli uomini e forse anche una possibilità di fare valutazioni con meno preoccupazione per gli equilibri. Le differenze rispetto alla passata stagione ci sono e, forse, ne sarebbero bastate anche meno. Occorre sospendere il giudizio e non renderlo definitivo: una squadra che, con cinque potenziali titolari fuori, riesce comunque a far andare in campo nove giocatori reduci dalla C1, due l’anno scorso in B e due promesse delle Primavera di Fiorentina e Roma, non è da bocciare finché si ragiona in linea teorica. Poi c’è il campo, che spesso dice quello che vuole senza controllare gli almanacchi e addizionare le qualità singole. Che, però, esprime l’unica verità incontestabile: il Taranto, in questo momento, non è una squadra credibile. Non ne ha le forme e non ne parla il linguaggio: è una somma di giocatori che viaggiano a ritmo basso, che stando insieme - per ora - non si aggiungono niente. C’è, allora, da capire il perché: senza la pretesa di aprire un processo, sapendo perfettamente che tutto può cambiare in un attimo, che i valori hanno ancora tempo per venire fuori. Ma in questo momento è fondamentale porsi le domanda. Cominciando dalla madre di tutte: cosa blocca il Taranto? C’è un evidente senso di disagio tra i giocatori che non consegna mai l’immagine di un gruppo felice: una fastidiosa impressione che non sembra estranea a quello che poi accade sul campo. Sarà lo sbandamento di una squadra che ancora non riesce a farsi capire, saranno i risultati che non sorridono, saranno mille ragioni diverse, ma dovere del Taranto è individuarle e rimuoverle. Dare il sorriso a un gruppo che fatica e che non sembra sentirsi coccolato. Che sa di avere qualità ma non è ancora disposto a crederci. Problemi di comunicazione: fuori e dentro il campo. Perché il Taranto, tra l’altro, non riesce a parlare un linguaggio chiaro quando gioca. Non ha ancora un’identità certa. Cercandola ha capito, ufficialmente, di non poter giocare con il 4-4-2: non ha gli esterni adatti e nemmeno i mediani in grado di far girare la palla come serve quando l’impianto è questo. Finisce per slabbrarsi, per isolare gli attaccanti e inibire i centrocampisti. Cari non può avere più dubbi: deve solo trovare la versione definitiva, che valga anche quando l’emergenza è così vasta. E’ da ventuno giorni sulla panchina del Taranto: abbastanza per rendere la squadra “sua”, per aggiungere qualcosa di suo al gruppo, per rendere reale il valore per ora solo ipotetico, per far diventare la qualità complessiva superiore alla somma delle individualità. Indicare i movimenti giusti, far memorizzare idee per ora impalpabili: il tempo scorre e bisogna capire le cause di un rendimento sottostimato. di Fulvio Paglialunga
Un Taranto
indecifrabile Una prova senza speranza. Mai stato seriamente in partita il Taranto a Pistoia, dove è mancato tutto: uno spirito, un carattere, un’identità. Nessuno è sembrato vicino a se stesso. Quando ogni giocatore mette più mestiere che logica, vuol dire che qualcosa non va. Non è un disonore avere delle difficoltà di questi tempi, ma bisogna prenderne atto. Convincersi che è un Taranto ancora fuori ruolo, distante dalle sue reali possibilità. Una squadra abbastanza occasionale, istintiva, provvisoria. Che recita a soggetto e che in certi momenti della partita dà la sensazione di non avere chiaro per cosa sta lottando. Che perda (Perugia), vinca (Samb) o pareggi (Pistoia), resta un Taranto frastornato, indeciso, vago. Una promessa non mantenuta di squadra. C’entra la contingenza: l’infermeria piena, gli infortuni in serie e la cattiva sorte. Situazioni non previste che stanno rinviando la nascita di una formazione-base, mescolando continuamente i potenziali titolari alle presunte riserve. E c’entra anche la ricerca del modulo ideale, o meglio la possibilità, sinora negata, di dare stabilità all’assetto più funzionale, che allo stato appare il 4-2-3-1. Il discorso è vecchio. Con l’abbondanza di trequartisti (ali da volate lunghe e incursori centrali) che il Taranto si ritrova, predisporre una linea ulteriore tra i due mediani e l’unica punta, diventa quasi una necessità. Per dare la stura alla manovra, per conferire leggerezza alla trama, per far zampillare il gioco. Col 4-4-2, privo di interni di costruzione, senza laterali di ruolo e con due punte troppo simili per poter coesistere, la manovra non sgorga, la trama si sfilaccia e il gioco si appiattisce. Tutto diventa ovvio, prevedibile, scontato. A Pistoia il Taranto ha definitivamente respinto l’ipotesi che possa essere altro dal 4-2-3-1. Creando poco e incidendo niente: perché costretto ad entrare in un abito tattico che non sente più sulla sua pelle. Ma amnesie e impacci, ritardi e omissioni possono essere spiegati solo con la contingenza negativa e il modulo ballerino? Temiamo di no. Forse è il caso di addebitarli anche ad un processo di apprendistato che non sembra procedere spedito. Qui il ragionamento si fa più delicato. Perché chiama in causa, non solo la squadra, ma pure chi la guida. Cari non può ancora avere torto, essendo subentrato in corsa. Ma il problema esiste e va oltre le sue qualità. Ed è un problema di resa organizzativa: modesta dopo tre giornate di campionato. Nel Taranto ogni giocatore sembra avere una propria andatura, una propria visione, una propria lettura. Non esiste, cioè, una corsa comune, qualcosa che incolli le individualità al progetto. Prima che il difetto si espanda, è opportuno che Cari riesca a trovare una sua versione coraggiosa del Taranto. Lavorare all’interno di una squadra costruita su misura di un altro allenatore e metterci qualcosa di personale: è questo il compito che l’attede. di Lorenzo D'Alò
Taranto, un noioso 0-0 La pochezza della Pistoiese addizionata alle esitazioni del Taranto fa un misero 0-0. Totale desolante, meglio scriverlo subito, a scanso di equivoci. Ora le possibilità di ragionarci sopra sono due. O si tiene conto del peso degli assenti (Cejas, Mancini, Zito, Pellecchia, Cacavallo) e si sospende il giudizio. Oppure si prende tutto sul serio, compresa questa prova inespressa. E si comincia a tirare fuori qualche verità. La più evidente riguarda il modulo. Ormai è chiaro: il Taranto non può che essere 4-2-3-1. Perché è l’impianto che meglio risponde alla logica con la quale questa squadra è stata pensata e costruita. A Pistoia, infatti, torna il 4-4-2 (ripristinato un po’ per necessità e un po’ per convinzione) e torna irrimediabilmente il Taranto impersonale. La squadra impalpabile come un’ombra. Di una vaghezza prolungata, senza interruzioni. Non può essere una coincidenza. Col 4-4-2 il Taranto quasi si condanna a non avere una dimensione. E’ una continua dispersione: di idee, di energie, di tentativi. Tutto evapora esattamente sulla trequarti. E’ a quell’altezza che manca qualcosa: non dentro ma al limite dell’area. E’ lì che deperisce la manovra. E’ lì che non s’accende la scintilla del gioco. E’ lì che l’azione s’appiattisce. A Pistoia l’improponibilità del 4-4-2 diventa ufficiale come l’esito di un’analisi clinica. I valori sono quelli, non si discute. Ma non è solo il modulo a generare scompenso, apatia, sbandamento. Contro un avversario modesto e in emergenza emotiva, affiora un’altra verità. Meno vistosa ma ugualmente percepita. Il Taranto non ha ancora un gioco dichiarato, una manovra nella quale rifugiarsi nei momenti più insignificanti. Dietro la fatica, resta la confusione. Dietro la sofferenza, rimane la superficialità. Il ricorso frequente al lancio lungo e la negazione sistematica della spinta sulle fasce sono la spia sempre accesa su un concetto di gioco non ancora sviluppato. E sul gioco, inteso come unità d’intreccio e di trama, che Cari è chiamato ora ad intervenire. Perché è necessario che si veda la sua mano. E che il Taranto, a giro stretto, trovi un suo tratto identificante. Il marchio di fabbrica che lo renda immediatamente riconoscibile. La partita è brutta. Di una bruttezza subito evidente. La Pistoiese è di una povertà annunciata, a cui l’inserimento dei rinforzi (Boldrini e Cocco) aggiunge poco. Il Taranto, sulla carta, è più ricco. Ma di una ricchezza soltanto ostentata. Il confronto affoga così in un brodo di ovvietà. Tutto diventa scontato. Prevedibili le traiettorie, inevitabili i vuoti, presumibili gli errori. La Pistoiese al 4-4-2 si aggrappa nella speranza di invertire la tendenza negativa (due sconfitte di fila), rompendo l’isolamento del suo uomo migliore (il bomber Motta). Il Taranto sul 4-4-2 ripiega nel tentativo di tamponare l’emergenza (sono troppi gli incursori inabili). Il risultato non soddisfa nessuno. Primo tempo in equilibrio precario. Cutulo (indisciplinato) e De Liguori (non più a proprio agio) sono gli esterni del centrocampo a quattro che in mezzo prevede il macchinoso Cavallo e l’evanescente De Falco. In attacco Cammarata si aggiunge a Dionigi. Si parte e si registra subito il primo scontro: fra le testa di Migliaccio e quella di Bellazzini (insieme fannno 14 punti di sutura). Solo che Bellazzini è costretto ad uscire (entra Femiano, meglio per il Taranto). E Migliaccio, bendato e sanguinante, resta stoicamente in campo. La cronaca non c’è. Strappa la citazione il controllo e la sforbiciata di Dionigi (11’). Merita di essere rivisto l’affossamento in area di Dionigi (16’). E procura un piccolo brivido il sinistro svirgolante di Boldrini da posizione decentrata (24’). Nella ripresa l’incompiutezza del Taranto diviene definitiva. Cari non ha la soluzione che dà un senso a tutto. Le sostituzioni servono a poco. Chi entra (Marsili per De Falco, Malagnino per Cutulo, D’Alterio per Cavallo) non ha la forza per deviare il corso di una partita segnata da una inconcludenza di fondo. A venir fuori, rompendo il guscio delle proprie paure, è la Pistoiese. In tre circostanze è provvidenziale Barasso: sulla punizione di Femiano (4’), sulla girata di Motta (12’) e sulla punizione di Di Simone (30’). In un caso è maldestro il movimento ad evitare il portiere di Femiano che si allarga troppo e non riesce a chiudere l’azione (11’). Quattro situazioni propizie contro il nulla del Taranto. Il pari, alla fine, diventa un piccolo lusso. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò BARASSO 6,5 - Strappa il voto più alto perché è puntuale sui palloni più insidiosi.
Il 'Melani' resta un impianto-tabù Pistoiese-Taranto è la seconda trasferta stagionale per il Taranto che si reca a Pistoia dove non ha mai vinto nei 4 precedenti di campionato, tutti giocati nell’ambito dei tornei di serie B (ricordiamo che la formazione tarantina non vince fuori casa dall’1-0 di Salerno del 22 aprile scorso).
Cari pensa al 4-4-2 Prove generali per il Taranto in vista della gara di Pistoia in programma domani pomeriggio (ore 15) al “Melani”. Mister Cari può disporre ufficialmente di Di Bari, Ascenzi e Marsili: il visto d’esecutività è giunto in sede ieri mattina. Il trainer rossoblù ha provato il 4-4-2: «Premesso che non ho ancora deciso il modulo cui affidarmi, devo ammettere che abbiamo delle difficoltà a poter esprimerci con il 4-2-3-1 in quanto mi mancano, per infortunio, gli uomini per attuarlo con efficacia». La formazione anti-Pistoiese potrebbe essere la seguente: Barasso fra i pali (il portiere si riprende la sua maglia); D’Alterio, Migliaccio, Pastore, Zaccanti in difesa; Cutolo, De Falco, Cavallo e De Liguori in mezzo; Dionigi e Cammarata in avanti. Al posto di De Falco potrebbe fare il suo esordio Marsili, ma le parole di Cari sembrerebbero escluderlo: «In linea di massima i nuovi dovrebbero venire in panchina, ma c'è tempo fino a domani (oggi, n.d.r.) per prendere la decisione definitiva». Sul potenziale tecnico della formazione di casa, il trainer rossoblù è esplicito: «Non solo non vale assolutamente l’attuale ultimo posto in classifica, quanto potrebbe stare nella zona alta. Ha avuto una partenza come non di rado capita a diverse formazioni. Ma siamo soltanto alla seconda giornata. Noi dovremo giocarci la partita a viso aperto. Dovremo scendere in campo con tantissima determinazione. Caso contrario ci ritroveremo con il classico pugno di mosche in mano». Stamane rifinitura e trasferimento a Montecatini. Infine da segnalare il ringraziamento del presidente Blasi ai tifosi per gli oltre tremila abbonamenti sottoscritti. Lo si legge in un comunicato pubblicato sul sito della società. La stagione continua solo per i posti in tribuna-Vip. Invita industriali, commercianti e professionisti ad acquistare le relative poltrone. di Giuseppe Dimito Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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