Il Taranto non cambia Altro campo d’allenamento, stesso modulo: la “prima” del giovedì a Castellaneta Marina si è svolta nel segno della continuità. Stavolta non c’è pretattica, non ci sono misteri da alimentare, tutto appare chiaro e leggibile: dopo il successo conquistato domenica scorsa contro il Gallipoli, non sembrano esserci dubbi sul modulo di riferimento. Sarà ancora 4-3-2-1, schema produttivo e, per certi versi, obbligato. L’interrogativo più interessante della settimana non cela, in verità, molta suspence. La squalifica di Dionigi apre spazio per la maglia numero nove e l’avvicendamento sarà naturale: dentro Cammarata, protagonista di una tripletta nel corso della sgambatura pomeridiana e autore del gol vittoria proprio a Salerno lo scorso anno. Assieme a lui dovrebbero completare la formazione Barasso tra i pali, D’Alterio e Colombini esterni difensivi, Pastore e Di Bari centrali, Cavallo (ma ieri ha girato a parte), Marsili e De Liguori nel terzetto di centrocampo, Caccavallo e Cutolo incursori di fantasia, Cammarata unica punta. Resistono dubbi impercettibili: i dolori alla caviglia di Cavallo (ma dovrebbe farcela, magari con un minutaggio ridotto), l’attacco influenzale subìto e già riassorbito da Pastore (non ci saranno problemi). Non mancano note incoraggianti: il recupero ormai compiuto da Zito e Pellecchia (hanno disputato il secondo tempo della partitella, potrebbero rientrare in gioco), una rosa quasi a completa disposizione (mancavano Mancini e Migliaccio, infortunati di lungo corso), la facilità mostrata dalla squadra ad andare in rete. Ben undici le segnature realizzate contro gli Allievi nazionali guidati da Peppe Padovano: è stato Cammarata il re di giornata con una tripletta, in gol anche Caccavallo e Ascenzi (doppiette), De Falco, Malagnino, Sciaudone e Zito. Tra gli alberi del campo di gioco di Castellaneta Marina è stato un pomeriggio marchiato da felici ispirazioni: un Caccavallo irresistibile (ed inesauribile), un Cammarata in gran vena, un assetto tattico che diviene sempre più convincente. Marco Cari non ha mischiato le carte: nella prima frazione (6-0) ha fatto la propria comparsa uno schieramento molto simile a quello “favorito” per Salerno: Faraon in porta, D’Alterio, Ungaro, Di Bari e Colombini nel quartetto difensivo, De Falco, Marsili e De Liguori sulla linea mediana, Caccavallo e Cutolo alle spalle di Cammarata. Nel secondo tempo, invece, si è visto in campo un 4-4-2 più classico (a tratti modificato in 4-2-3-1): il promettente Strusi come estremo difensore, Tesser e Colombini (poi sostituito da Di Bari) terzini, il ritrovato Pastore e Zaccanti difensori centrali, Sciaudone e Pellecchia nel cuore della manovra con Malagnino a destra e Zito, Ascenzi e Dionigi di punta. Anche la seconda mini-partita di 40 minuti (finita con cinque gol) ha offerto motivi d’interesse: la reattività di Zito, sulla giusta strada dopo l’infortunio, l’utilità di Ascenzi, la naturalezza di corsa di Malagnino. Nel frattempo, è stato approntato anche il programma in vista della partita con la Salernitana: dopo la seduta di oggi, il gruppo effettuerà la rifinitura a Castellaneta Marina prima di partire alla volta di Salerno. Con una piccola scaramanzia rispettata: il gruppo soggiornerà nello stesso albergo scelto lo scorso anno. Allora arrivò un successo esterno: il Taranto si augura che la storia possa ripetersi. di Leo Spalluto
Cari non cambia il Taranto Barasso; D’Alterio, Pastore, Di Bari, Colombini; Cavallo, Marsili, De Liguori; Caccavallo, Cutolo; Cammarata. Saranno verosimilmente questi gli uomini che scenderanno inizialmente in campo dopodomani all’Arechi di Salerno. E’ quanto emerso ieri pomeriggio, a Castellaneta Marina, nel corso del test contro gli Allievi, terminato per la cronaca 11-0 con reti di Cammarata (tripletta), Caccavallo ed Ascenzi (due ciascuno), De Falco, Malagnino, Sciaudone, Zito. Nella prima frazione di gioco Cari ha schierato la formazione che ha in mente di far giocare con le uniche eccezioni di Cavallo (ha girato a parte per una caviglia dolente), sostituito da De Falco e di Barasso (ha difeso la porta dei ragazzini), al cui posto è sceso in campo Faraon. Nella ripresa spazio ai restanti componenti la rosa. In difesa esperimentato il duo Pastore-Zaccanti. Bene Zito. Il ragazzo è guarito, ma Cari afferma: «Andiamoci piano. Forse verrà in panchina». E’ piaciuto pure Ascenzi: di testa c'è spesso sotto rete. Oltre al duo Cejas-Mancini, a riposo è rimasto Migliaccio per il problema agli adduttori. «Dovremo entrare in campo - ha detto Cari - con molta determinazione e coraggio. La Salernitana ha in avanti gente di categoria superiore per cui non dovremo lasciare spazi nella nostra metà campo». Sull'annoso problema stadio Iacovone, interviene il dg Vittorio Galigani: «Il problema sta in questi termini. Da tempo abbiamo fatto richiesta scritta al sindaco per il comodato d’uso dell’impianto per renderlo più funzionale, mettendolo a norma. Attendiamo una convocazione direttamente dal dott. Ippazio Stefàno. E non da altri». di Giuseppe Dimito
Cari è fiducioso: “A Salerno ad armi pari” “Il Taranto sta bene. Cresce giorno dopo giorno: credo che i progressi siano evidenti, sotto ogni aspetto. C’è più entusiasmo, tutte le vittorie lo portano. Possiamo essere abbastanza soddisfatti, finora”: è un Marco Cari sereno, quello che si appresta ad affrontare, con il suo Taranto, la focosa trasferta di Salerno. Il derby col Gallipoli, conquistato con caparbietà all’ultimo istante, ha decisamente rigenerato, l’umore dell’equipe rossoblu, ieri di scena contro gli Allievi, nell’impianto sportivo di Castellaneta Marina (un esodo finalizzato alla ristrutturazione del manto erboso dello Iacovone). Le notizie negative e positive si bilanciano: come i “lungo degenti” Cejas e Mancini, era assente Migliaccio, costretto ad abidcare anche pre la sfida dell’Arechi a causa di un’infiammazione agli adduttori. Sono invece recuperati il giovane Pellecchia e Pastore , reduce dall’influenza. Ed in campo si è rivisto Antonio Zito, dopo la distorsione al ginocchio destro: “Clinicamente il ragazzo è recuperato- ha ammesso Cari- Ha bisogno di lavorare ancora sulla condizione. Abbiamo ancora qualche giorno per valutare se portarlo nel gruppo o aspettare un’altra settimana”. “Pastore ha smaltito velocemente l’influenza- ha continuato- Si è sempre allenato, non credo ci siano problemi”. Allarme escluso per Cavallo, che ha svolto lavoro differenziato: “Ha evitato i contrasti, per scongiurare il rischio di una ricaduta, ma fisicamente sta bene. Se la caviglia si sgonfia ed il dolore va via, non ci dovrebbero essere problemi”. Il Taranto che affronterà la Salernitana potrebbe confermare la tipologia di gioco che ha riscosso consensi nel derby: “Non differiremo molto- ammicca l’allenatore- Aldilà dell’aspetto tattico, mi aspetto un Taranto coraggioso, che voglia portare il massimo dall’Arechi”. Marco Cari illustra le qualità della Salernitana del collega Agostinelli, una formazione concepita per obiettivi prestigiosi, dopo la delusione dell’annata precedente: “Un potenziale importante per la categoria, una squadra che, come molte altre, sta crescendo nella condizione”. “Ha fatto sempre risultato, è imbattuta- ha sottolineato- Davanti possiede giocatori di categoria superiore: proprio per questo dobbiamo cercare di offenderli”. Sarà un Taranto intelligentemente spavaldo, votato a non chiudersi in difesa: “Fare la partita è una delle nostre caratteristiche- Cari non si nasconde- La parola d’ordine sarà coraggio: se riusciremo a metterne tanto in campo ed a giocarcela alla pari, sono convinto che potremo uscire indenni”. L’attacco dei campani vanta nomi come Ferraro, cannoniere dello scorso torneo, ed Arturo Di Napoli, un nome che affascina per il suo pedigree calcistico: “Non possiamo farci condizionare: col Gallipoli abbiamo incassato gol su calcio d’angolo, ma non posso cambiare un giocatore in difesa anche se Ferraro è bravo di testa- confida Cari- Anche se dovessimo accusare qualche difficoltà, non snatureremo la nostra squadra”. Il tecnico punta sull’armonia di un collettivo che sta acquisendo fiducia in se stesso: “Voglio nuovamente vedere undici leoni, con logica, carica, determinazione e con qualità”. Un grande supporto arriverà sicuramente dagli oltre mille sostenitori ionici, che inciteranno il Taranto in una partita considerata “storica” e di cartello: “Riconquistare i tifosi è il nostro obiettivo- sorride Cari- Sappiamo di aver bisogno di loro per ottenere risultati importanti. Cercheremo di portare, con le vittorie, quanta gente possibile allo stadio, per garantire il giusto entusiasmo intorno a noi”. Il Taranto è atteso da due trasferte consecutive: “La nostra mente, fortunatamente, è solo alla gara con la Salernitana- procede cauto Cari- Coi ragazzi abbiamo fatto un patto: giocarci partita dopo partita, senza guardare troppo lontano”. Il test ufficiale ha ribadito che la forma fisica dei singoli sta migliorando: “Dopo la preparazione di luglio, una squadra ha sempre bisogno di un pò di partite per rodare- ricorda l’allenatore- Le gare di coppa Italia inserite tardi hanno allungato il processo: ora siamo alla quinta di campionato, è normale che si acquisti ritmo”. di Alessandra Carpino
Cammarata è pronto Fabrizio Cammarata si candida con autorevolezza a sostituire lo squalificato Davide Dionigi nella delicata sfida all’Arechi di Salerno. L’attaccante siciliano ha firmato una tripletta nel test ufficiale che il Taranto ha disputato ieri pomeriggio sul campo di Castellaneta Marina. Alla partitella con gli Allievi di Padovano, terminata 11-0 per la Prima Squadra, non ha partecipato il difensore Vincenzo Migliaccio, assente (insieme con Mancini e Cejas) per un’infiammazione agli adduttori che lo costringerà al forfait anche contro la Salernitana. Luca Cavallo ha svolto lavoro differenziato, al fine di tutelare la caviglia maltrattata. La formazione schierata da mister Cari nel primo tempo (41’) era improntata sul 4-3-2-1 che fortuna ha portato contro il Gallipoli. Fra i pali c’era Faraon (Barasso custodiva la porta degli Allievi), mentre la linea difensiva era composta da D’Alterio sulla destra, Ungaro e Di Bari al centro, Colombini sulla sinistra. Il trittico di centrocampo ha visto agire De Falco, Marsili e De Liguori, mentre Caccavallo e Cutolo hanno operato da esterni larghi a beneficio dell’unica punta di ruolo Cammarata. Quest’ultimo ha siglato il vantaggio del Taranto, dopo il palo iniziale colpito da Caccavallo. A distinguersi sono stati, oltre Cammarata, anche l’esterno ex Lecce ed il terzino destro D’Alterio. Caccavallo è stato autore di un ottimo dinamismo, si è esibito in scatti e progressioni interessanti: il raddoppio è opera sua, bravo a resistere al giovane avversario e ad insaccare sotto la traversa. D’Alterio ha aiutato molto andando in sovrapposizione sulla fascia, senza disdegnare la posizione al tiro. Le reti del tre e quattro a zero sono state siglate in successione da Cammarata: la prima, un bel diagonale al volo che si è insinuato alla sinistra di Barasso; la seconda, tiro corto su schema di punizione. Da una traversa colpita nuovamente da Caccavallo, nasce il gol del 5-0 di De Falco, abile a raccogliere la sfera. In chiusura di primo tempo, Caccavallo si ripete, insaccando di potenza con un colpo di testa dal limite dell’area. Spazio ai giovani ed ai calciatori sulla via del recupero, nel corso della ripresa, anch’essa durata 41’. Cari sistema la squadra secondo un canonico 4-4-2, impiegando l’Allievo Strusi in porta. Nel pacchetto difensivo, Tesser è sistemato a destra, mentre Colombini replica a sinistra (al 20’ sarà sostituito da Di Bari), con Pastore (reduce da influenza) e Zaccanti coppia centrale. Malagnino e Zito (apparso in netta ripresa dopo la distorsione al ginocchio destro)agiscono sulle fasce rispettivamente destra e sinistra, mentre i giovani Sciaudone e Pellecchia fungono da mediani. Ascenzi e Dionigi sono le punte. Il 7-0 è opera di Malagnino (diagonale rasoterra), poi si segnala la doppietta di Ascenzi (di testa e su passaggio in linea di Di Bari ), intervallata dalla rete di Sciaudone. Zito segna l’11mo gol, insaccando sotto la traversa. di Alessandra Carpino
A Salerno con i tifosi Nessun problema per i tifosi rossoblù che, come previsto, potranno assistere alla gara Salernitana-Taranto in programma domenica 23 settembre allo stadio Arechi. In merito a questa partita ieri la Questura di Salerno ha illustrato le modalità previste per l’accesso all’interno dell’impianto sportivo.
«I biglietti di ingresso a lettura ottica - si legge nella nota -, senza i quali non sarà consentito l’accesso poichè il settore curva Nord è dotato di tornelli, sono disponibili presso gli unici punti vendita della rete Lottomatica, ubicati a Taranto in Via Plateja n.12 e in Viale Magna Grecia N.427». E' stato esteso anche l’invito alla tifoseria jonica ad usare i pullman per il viaggio rendendo noto che non esistono collegamenti di trasporto pubblico tra la
Tutto l'ottimismo di D'Alterio "La vittoria nel derby? Ci voleva! Abbiamo trascorso settimane all'insegna dello scetticismo verso questo Taranto. Ed invece col Gallipoli è emersa tutta la personalità del gruppo": la voce di Salvatore D'Alterio è allegra, l'indole sembra quella dell'ottimista che non dimentica analisi e raziocinio. Rientrato titolare proprio nella vibrante sfida col Gallipoli, il terzino destro di origini napoletane ha garantito puntualità e sicurezza per tutta la difesa rossoblu. Non sarà stato facile digerire due panchine di fila (aveva giocato solo a Perugia, ndr): "Non è successo niente con mister Cari, ho un rapporto cordiale con lui- fuga vispamente ogni perplessità in merito-Si trattava solo di cambiamenti tecnici. Così come sono stato escluso in precendenza, sono tornato in campo con naturalezza domenica. Con la stessa motivazione". Sasà parla con disinvoltura del suo alter ego Tesser: "E' brasiliano, quindi possiede maggiori caratteristiche di spinta sulla fascia: a Cari piace questa dote- spiega col sorriso- Io mi considero più difensore, ma non è detto che non sappia provare accelerazioni". In effetti, si è notato nel primo tempo brillantemente interpretato dal Taranto: "Mi piace partecipare alla fase offensiva, accompagnare l'azione- conferma D'Alterio- Devo però sentirmi ispirato per discendere sulla fascia, comprendere quale sia il momento giusto. Senza dimenticare la protezione da conferire alla mia difesa.La concorrenza con Tesser mi aiuta a restare sempre concentrato". Reduce da due stagioni a Foggia, titolare nella squadra di D'Adderio che ha perso la scorsa finale per la serie B, il terzino destro di Villaricca ha riconquistato il posto in contemporanea con Colombini, ricollocato sulla sinistra della retroguardia: "Io e Colombini abbiamo scherzato su questa coincidenza- esclama- Dopo il pari del Gallipoli, ci siamo confidati a vicenda "portiamo male?!", poi tutto è terminato in modo esaltante! Confrontarci con colleghi altrettanto bravi è stimolante, siamo un buon gruppo". Negli occhi ancora l'esibizione nel derby, un punto fondamentale per una rinnovata partenza rossoblu: "Aldilà del risultato, era importante fornire una prestazione convincente al nostro pubblico- continua D'Alterio- Abbiamo disputato la miglior partita di quest'avvio di stagione: il gol vincente è arrivato alla fine, ma il successo è meritato". Insistere sino agli sgoccioli, ai minuti di recupero, è indice di una squadra che sta crescendo, mentalmente ed atleticamente: "Rispetto a tre settimane fa, stiamo davvero meglio- spiega il terzino destro, ventisette anni- Ce ne accorgiamo dagli scatti, dai riflessi pronti in campo. Grazie al lavoro continueremo a perfezionarci". E non è ancora un Taranto completo, visto le penalizzazioni legate ai numerosi infortuni: "La forza di una squadra che ha come obiettivo quello di vincere il campionato- catechizza D'Alterio- è rappresentata anche dalla validità delle cosiddette seconde linee. I sostituti di Mancini o Zito hanno ampiamente meritato di giocare". Lo confida accuratamente, lo ammette fra le righe: anche per Sasà D'Alterio il Taranto formato 4-2-3-1 (o 4-3-3) raccoglie maggiori consensi ed apprezzamenti: "Per le nostre caratteristiche, il modulo che esalti la qualità degli esterni di centrocampo e delle punte è il più adatto- conferma- E' normale che, per le note esigenze, sia stato adoperato il classico schema con due attaccanti di ruolo". "Il Taranto ha in organico giocatori di fantasia, che sulla fascia sanno offrire la spinta giusta e possono davvero privilegiare il movimento della punta effettiva- insiste il terzino rossoblu- Diciamo che con un solo attaccante e le mezze punte a...girarci intorno è meglio!" La riflessione del difensore partenopeo, nato il 17 febbraio dell'80, si sposta sul campionato e le sue sorprese: "Le vere potenzialità delle squadre si iniziano a vedere dalla decima giornata in poi- ricorda D'Alterio- Non dico che sia un caso che formazioni come Potenza, Lanciano o Ancona, non particolarmente accreditate, siamo nella zona alta della classifica, ma credo proprio che alla lunga saliranno formazioni di blasone come Taranto, Perugia, Lucchese, Arezzo, Pescara e Salernitana". La prossima avversaria dei rossoblu, per una sfida, quella dell'Arechi, che si preannuncia incandescente, viste la storica rivalità: "L'assenza di Dionigi, squalificato, sarà indubbiamente pesante- commenta l'ex Foggia- ma abbiamo fiducia nel valore di coloro che lo sostituiranno. La Salernitana punta direttamente alla promozione, lo sta dimostrando coi fatti, soprattutto nelle ultime partite". Sarà la prima di due impegni fuori dalle mura piuttosto impegnativi: "Bisogna stare attenti- è il monito di D'Alterio- I granata hanno acquistato giocatori dal pedigree importante come Di Napoli, che ha militato sempre in categorie maggiori." "In casa la Salernitana è forte, ed è supportata da un pubblico appassionato- chiosa il terzino rossoblu- Agostinelli adotta un 4-4-2 classico, può contare su un cannoniere indispensabile come Ferraro. Predico attenzione: alla prima nostra indecisione, possono infilzarci". "Una cosa è certa- sorride D'Alterio- Affrontiamo la Salernitana senza timore reverenziale, solo col giusto rispetto. Non è un inizio di calendario semplice per noi: ci aspetta una battaglia. E quella per la conquista della serie B vedrà di sicuro entrambe le squadre protagoniste". di Alessandra Carpino
Ora Castellaneta... e dopo? Castellaneta è una bellissima cittadina della provincia ionica occidentale, ma i tifosi del Taranto, appena sentono evocare il suo nome, avvertono un minimo di imbarazzo. Castellaneta evoca giorni tribolati e lontani appena una decina d’anni. Questa volta la migrazione in provincia è programmata da tempo. C’è il manto erboso dello Iacovone da rizollare e mettere a nuova semina, leggermente in anticipo, in verità, rispetto alle canoniche esperienze passate. Si prende al volo, però, l’occasione concessa dal calendario che propone due trasferta di fila per gli uomini di Cari. La squadra ieri si è ritrovata all’impianto di via Salinella e da domani pomeriggio comincerà a svolgere le abituali sedute di allenamento sul campo di Castellaneta Marina. Qualcuno ha osservato un turno di riposo precauzionale; per il resto le indicazioni sono confermate. Zito e Migliaccio salteranno la trasferta di Salerno. L’unico recuperabile è Pellecchia. Ma a Taranto non si può mai stare tranquilli. E la vicenda Iacovone è uno di quei melodrammi che preparano, quando meno te lo aspetti, il colpo di scena. Naturalmente a tinte fosche. Ieri mattina il Comune di Taranto ha inviato alla Taranto Sport una lettera di convocazione per discutere della questione relativa alla gestione dell’impianto di via Salinella. L’incontro è in programma per questo pomeriggio alle ore 15 presso i locali dell’Ufficio Patrimonio. In rappresentanza dell’Amministrazione comunale, saranno presenti l’assessore ai Lavori Pubblici, Michele Contino e l’assessore allo Sport, Alfredo Spalluto. Ma il rischio che nessun dirigente risponda all’invito è davvero alto. «Il presidente Blasi è molto impegnato e deve preoccuparsi anche delle sue condizioni di salute. Chiedo all’Amministrazione che si concorda insieme un giorno per definire la situazione». Questa la dichiarazione del direttore Galigani che, salvo ripensamenti dell’ultimo momento, equivale ad un’impossibilità a presenziare. Ovviamente una situazione che rischia di indispettire i dirigenti comunali che hanno dovuto incassare, la settimana scorsa, un primo rinvio. «Per me - sottolinea l’assessore Spalluto - vale la comunicazione inviata alla società. Se l’incontro non dovesse effettuarsi faremo le nostre valutazioni». Un nuovo scontro? Meglio non anticipare qualunque conclusione e attendere gli eventi odierni. Sul tavolo, del resto, ci sono diversi argomenti. La soluzione da trovare per l’utilizzo della struttura: fitto o tariffe. In più, in virtù dell’utilizzo di queste settimane di agosto e settembre, il versamento del canone tenuto conto le disposizione stabilite dal tariffario del regolamento comunale per lo sfruttamento degli impianti sportivi. di Luigi Carrieri
Tifosi rossoblù a Salerno Il sorriso ha contrassegnato l’inizio del lavoro settimanale in vista della difficile trasferta di Salerno. Pellecchia ha lasciato l’infermeria. Zito ha svolto l’intero allenamento con il gruppo, ma ha saltato la partitella finale. Migliaccio soffre di un indolenzimento agli adduttori. Salterà sicuramente la gara di Salerno. Ma probabilmente non potrà giocare neppure ad Arezzo. Pastore, dal canto suo, è rimasto a riposo per un forte raffreddore. Mancini tornerà a Taranto per il fine settimana per essere visitato dal dott. Petrocelli, mentre Cejas sarà disponibile fra 3 domeniche. Agli infortunati, nella lista degli indisponibili per la trasferta campana, c'è da aggiungere Dionigi, appiedato per una giornata (somma di ammonizioni). Cavallo, invece, è stato diffidato. Al prossimo “giallo” scatterà la squalifica. Il giudice sportivo ha multato la società di 1000 euro per lo scoppio di 2 petardi, lancio di bottigliette ed accensione di fumogeni e bengala. Oggi doppia seduta. Quella del pomeriggio si terrà a Castellaneta Marina per il restyling dello Iacovone. La possibilità per i tifosi tarantini di accedere all’Arechi è legata alla decisione del Prefetto di Salerno, prevista per oggi o al massimo domani. Il costo del biglietto è di 14 euro compresa la prevendita. La gara è stata etichettata a rischio 3 (il massimo). Infine nel pomeriggio (ore 15) era prevista la riunione in Comune per discutere della convenzione per lo Iacovone. Il Taranto ha inviato ieri un fax comunicando l’indisponibilità a partecipare del presidente Blasi per impegni. La partita col Pescara si giocherà lunedì 8 ottobre in notturna. di Giuseppe Dimito "Febbre a 90" diventa anche un programma radiofonico. A quasi un anno di distanza dal suo debutto su internet la redazione di "Febbre a 90", giornale telematico dedicato esclusivamente alle vicende del Taranto, ha deciso di produrre un magazine radiofonico con cadenza settimanale.
Il valore aggiunto della fantasia Un pizzico di fantasia, ecco cosa mancava. Ecco cosa ha fatto la differenza, promettendo di farla spesso. Risolvendo partite complesse, deviando risultati acquisiti, invertendo la direzione della gioia. Un tocco di classe, una mossa imprevedibile, un affondo improvviso, una scelta inaspettata: tutto è fantasia e tutto, per una domenica, ha avuto sbocco nello stesso momento, generando la vittoria anche quando era svanita. E’, forse, questa la vera forza del Taranto: sicuramente è la filosofia con la quale è nato, il pensiero ricorrente durante le trattative, l’idea che ha preso forma con gli acquisti. Ed è, a questo punto, anche la lieve condanna che il Taranto si infligge: dover inventare sempre, dover allenare l’estro, mettendolo in condizione di nuocere all’avversario. Forse senza diventare rapidamente squadra, comunque dando l’impressione di esserlo un po’ meno degli altri, ma spargendo attimi di imprevedibilità nei novanta minuti, fiammate che possono pure bastare per risolvere. Si diceva: tutto è fantasia. Lo è la tempesta di idee che Cutolo e Caccavallo portano al gruppo ogni volta che trovano un pallone, lo è il 4-3-2-1, lo è una doppia e tempestiva sostituzione in superiorità numerica, lo è la forza di ricavare un gol dagli scarti della partita, di trovare un gioiello rovistando nella spazzatura. Così il Taranto si è preso tre punti, attingendo alle proprie risorse e trovando il modo per impiegarle. Aspetti da sciorinare: l’esercito di trequartisti può diventare l’autentico valore aggiunto, anche in assenza di una manovra continua. Sono gli elementi su cui il Taranto si fonda, voluti per un disegno che adesso può non essere rinnegato completamente. Fantasia la loro, fantasia anche quella di Cari. Che, prima che si aprisse la discussione, ha trovato l’idea giusta: scegliendo l’impianto a quattro linee ma individuando il modo per accantonare l’inadatto 4-4-2 e adattare l’inapplicabile (per le assenze) 4-3-2-1. Affidando, cioè, la sorte a chi inventa, agendo a sua volta da fantasista. Anche quando mette due punte insieme per sfruttare la superiorità numerica. Questo, per ora, si chiede al tecnico: aggiungere qualcosa, avere le idee. E poi affidarsi alla qualità che - giova ripetersi - questo gruppo possiede. E’ stato detto: ci sono i numeri all’interno del Taranto, basta saperli estrarre. E una parte di strada è stata trovata. Non è - è logico - tutto passato. Perché il gruppo di Cari ha ancora difetti visibili: concentrando il proprio potenziale nel reparto avanzato ha bisogno di una solida fase difensiva. Non solo due linee ravvicinate (mediani e difensori) e sette uomini che fanno massa, ma anche un sistema di copertura che garantisca funzionalità anche sui calci piazzati e sui palloni aerei: domenica il gol è arrivato così, ma non è rimasto l’unico rischio analogo. Capire e correggere: i lavori restano in corso. Si è cominciato così, arrivando al felice derby con il Gallipoli. Non è una svolta fisica, ma forse non era nemmeno il problema precedentemente. E’ la prova che quando lo schieramento è giusto e la gente ha voglia e possibilità di esprimersi si può vincere anche con i crampi che divorano i muscoli. di Fulvio Paglialunga
Taranto in crescita Si giudica in corso d’opera. Né prima, né dopo. Perché all’inizio è difficile. E alla fine è troppo comodo. Dall’osservazione delle partite scaturisce il giudizio che nel calcio è sempre provvisorio. La premessa per spiegare i salti di umore e di prospettive attorno al Taranto e al suo campionato ancora sconosciuto. È normale che sia così. Di questi tempi, ogni squadra è come una nebbia in cui tutto appare e subito si cancella. Non ci sono certezze. Ci sono tracce, indizi, segnali. E partite che fanno più luce di altre, mostrando anche gli angoli nascosti. Come quella col Gallipoli. Il risultato - una vittoria un po’ sfacciata ma sostanzialmente giusta - c’entra di riflesso. Ciò che importa maggiormente sono i progressi, la crescita, la voglia di raggiungere una faticosa armonia interna. Il Taranto che diventa nuovamente plausibile: qualcosa sui cui vale la pena riporre speranze e obiettivi. Non era scontato che accadesse, dopo le abulie e gli scompensi di Pistoia. Ma è successo e ora va chiarito il perché. Col Gallipoli è tornata ad essere evidente la vera "diversità" del Taranto. Ciò che aiuta a fare la differenza. È bastato allestire una trequarti di corsa e fantasia per ottenere una somma di idee, di iniziative e di volumi: qualcosa che assomigli al gioco, pur essendo solo rifinitura e quasi niente costruzione. Non è un paradosso. È la realtà di una squadra piena di giocatori "diversi". Di uomini di raccordo e conclusione, spontaneamente pericolosi appena s’impossessano del pallone. È bastato piazzare Caccavallo e Cutolo a ridosso di Dionigi per provocare un temporale d’insidie davanti all’area del Gallipoli. Perché è lì - lo abbiamo già scritto - che il Taranto può dimostrare l’evidenza della sua eventuale superiorità. Sfruttando le volate di Cutolo e l’estro di Caccavallo: questo irrompere continuo negli spazi, questo portare scompiglio, questa facilità di penetrazione. Cutolo e Caccavallo che, allargandosi o stringendosi, chiudono regolarmente il triangolo col vertice più avanzato (Dionigi) e danno uno scopo all’azione. È sulla trequarti che la manovra rischia di diventare naturalmente irresistibile, grazie alla carica visionaria e agli eccessi d’immaginazione dell’assortita batteria di incursori. La ricerca di un altro Taranto è sempre possibile. Ma l’impressione è che nel laboratorio a cielo aperto di Cari comincino ad affluire dati inequivocabili. Il Taranto più persuasivo - per ora - è quello che delega ai trequartisti la responsabilità di valorizzare i palloni recuperati dai mediani. Contro il Gallipoli quest’incombenza se la sono divisa Cavallo, De Liguori e Marsili. Particolarmente convincente la prova del giovane romanista: un centrocampista moderno, con una solida scuola alle spalle. Essenziale, misurato, preciso: non dribbla, va semplicemente oltre l’avversario prendendo il tempo, come se il campo fosse uno spartito. Gioca a due tocchi, non ha paura degli urti, è diligente, ha personalità. Un giocatore così, se continuerà a crescere, aggiunge soluzioni nuove, dando un senso più compiuto alla squadra. di Lorenzo D'Alò
Caccavallo, l’estro del predestinato I suoi sono i tipici spunti creativi e sopraffini, che gli intenditori ammirano e lodano. Le sue intuizioni ed i suoi suggerimenti puntuali farebbero la felicità di ogni attaccante. E’ bastato un derby felice per esaltare le doti di Giuseppe Caccavallo, l’atteso e giovanissimo esterno prelevato in estate dal Lecce: “E’ andata abbastanza bene- sorride, commentando il suo esordio in maglia rossoblu- Pensavo di disputare solo un tempo, non avevo ancora l’energia nelle gambe per i 90’. Ma a centrocampo molti avevano i crampi, mi sono sacrificato. E sono contento de risultato!” Si è calato a perfezione nel suo ruolo, Giuseppe Caccavallo. Come se il Taranto fosse il suo habitat naturale: “ La posizione che ho ricoperto nella partita col Gallipoli è quella che mi piace- conferma sicuro il ventenne partenopeo- Ho sempre giocato largo a destra nel 4-3-3, ma si può anche cambiare: posso pressare largo come accentrami, se richiesto. E’ facile esplicare queste caratteristiche nel Taranto: siamo una buonissima squadra, fra le poche in C1 che prediligono la manovra palla a terra”. Un atteggiamento tattico che merita ancora studio e lavoro, in un organico rinnovato: “Eppure l’abbiamo già dimostrato nel corso del primo tempo del derby- sottolinea Caccavallo- Potevamo certamente dare qualcosa di più: peccato non aver chiuso prima la partita”. Vincere in extremis ha comunque un sapore particolare: “Ascenzi è stato lesto e fortunato- continua l’ex Lecce-Ma nel nostro brillante primo tempo, abbiamo avuto altre possibilità per duplicare il vantaggio di Dionigi”. E’ felice, Giuseppe Caccavallo: lo si comprende dal tono squillante della sua voce, dai sorrisi intuiti: “La vittoria serviva per il morale: siamo attesi da due trasferte consecutive molto toste, a Salerno ed Arezzo, ma stiamo acquisendo la giusta condizione psicofisica. Spero di accelerare il mio processo di recupero (è stato infortunato ad un ginocchio, ndr). Questo è un gruppo senza paura”. Il Taranto si è espresso meglio, conquistando punti pesanti, quando ha abdicato dal 4-4-2: in casa, contro Samb e Gallipoli, due vittorie. Un caso? “Non credo- è la tenera saggezza del giovane Caccavallo-Nel 4-4-2 bisogna offrire palla essenzialmente ai due attaccanti, ma con l’adozione del 4-2-3-1 o del 4-3-3 del derby le azioni si concludono con più rapidità, possiamo “fare male”. Dionigi è un bomber di razza: così lo aiutiamo con più frequenza, creando maggiori occasioni”. Il suo repertorio è di prim’ordine: “Sono bravo nel dribbling, mi piace provare la conclusione da fuori area-spiega-A Salerno voglio dimostrare quanto di buono fatto a Lecce la scorsa stagione”. Non dimentica le sue undici presenze in serie B e le persone che hanno creduto in lui, Giuseppe Caccavallo: “Il mio maestro è stato Zeman, non finirò mai di ringraziarlo- ammette con orgoglio- Mi ha regalato l’esperienza con la Prima Squadra. Poi mi sono infortunato, ed al mio rientro ho ripagato la sua fiducia con un gol”. “Andavo d’accordo anche con Papadopulo, che sunbentrò in panchina- ricorda- Mi ha insegnato tanto, ho regalato una rete anche a lui, ma ha scelto chi ha più esperienza. Ed io ancora ne possiedo pochissima”. Semplice, l’ex pupillo dell’allenatore boemo: “Ero stato richiesto dal Taranto a gennaio,volevo venire, ma il Lecce si è opposto. In estate, invece, non ci ho pensato due volte ad accettare! Condivido le ambizioni della piazza rossoblu”. Ingaggio inizialmente concepito per il calcio di Cadregari? “Il mister attuava un 4-3-3 zemaniano, occorrevo alla fase offensiva. Cari ci dà una mano, adesso, per sistemare il modulo correttamente”. Tanta fantasia e gioventù da coltivare, nel Taranto attuale: “Sappiamo di essere giocatori di qualità- sorride Caccavallo- Abbiamo voglia di fare bene, di dimostrare il nostro valore ed offrire un contributo alla squadra”. “Ci sono Mancini e Zito, che già conoscono bene l’ambiente- prosegue l’esterno partenopeo- Sono pedine fondamentali. Cutolo è affermato, impeccabile come rifinitore. Inoltre, si impara tanto dai colleghi più anziani: Dionigi, Cavallo, De Liguori, Pastore. E Barasso, che ogni domenica compie miracoli!” Salgono le quotazioni dei rossoblu in quest’avvio di campionato: “Noi dobbiamo trovare la giusta condizione ed assimilare gli schemi adeguati- catechizza- E’ un torneo finora strano: non si immaginava il Potenza primo in classifica. Noi siamo fiduciosi, crediamo nei nostri mezzi: il campo darà la sua ragione”. Un’ultima curiosità: è vero che Caccavallo e Marsili sono stati avversari nelle competizioni giovanili, qualche tempo fa? Nel vittorioso derby coi salentini hanno debuttato insieme. “E’accaduto tre anni fa- ammette sorridendo l’esterno rossoblu- Ci giocavamo la Supercoppa Italiana, ed il mio Lecce espugnò 2-1 il campo della Roma di Marsili. Ma non ho avuto solo lui come avversario: ho incontrato anche De Falco, che militava nella Primavera della Fiorentina, guarda caso allenata da mister Cadregari!” Intrecci del destino, ora c’è per loro un futuro roseo e rossoblu. di Alessandra Carpino
Impressioni di settembre In fondo, è solo un mese di campionato. C’è ancora tempo, per comprendere e conoscere il nuovo Taranto. La vittoria nel derby col pimpante Gallipoli di quest’avvio di stagione assume le sembianze di un’attesa iniezione di fiducia, e non solo perché va finalmente in frantumi, a favore degli ionici, l’anatema dei pareggi collezionati in tre anni di immancabili diatribe e sano agonismo. Nell’immaginario dell’antichità, la Fortuna è dea bendata, ma talvolta si ricorda di aiutare gli audaci: quale premio migliore per un Taranto che domenica ha subito- di necessità virtù- l’ennesima metamorfosi, rischiando e trionfando nel recupero, riassaporando l’entusiasmo e l’affetto del pubblico, spesso giudice severo. Taranto- Gallipoli consegna certezze e speranze, senza che si possa cadere nella dolce trappola dell’esaltazione. Oltre una riflessione: forse le scelte operate in estate non sono poi tanto male, se è dall’estro offensivo e dal talento affidato al centrocampo che la formazione rossoblu ha tratto i maggiori benefici finora. Infortuni eccellenti come quelli di Cejas, Zito e Mancini hanno indotto Cari a cancellare e ridisegnare in ogni gara lo schema tattico, ma i dati parlano chiaro: con il canonico 4-4-2 la sua squadra ha racimolato solo un punto (a Pistoia, che altri non ne ha in classifica), con la variante 4-2-3-1 e con il cosiddetto “modulo ad abete” (4-3-2-1) presentato contro i salentini, il Taranto ha fatto bottino pieno, rilanciando la legge dello Iacovone (due partite, due vittorie). Il primo tempo del derby è stato vibrante, una sorta di monologo rossoblu, corredato da ritmo intenso e da apprezzabili trame di gioco, impreziosito dal secondo gol stagionale di un certo Davide Dionigi, già al quinto giro di lancette. Poche le iniziative del Gallipoli, che intuiva di dover sfruttare i calci da fermo (Di Gennaro ha pareggiato, nella ripresa, su un’azione di calcio d’angolo, fotocopia di altre precedenti ed insidiose). Non ha vacillato, la squadra di Cari, mai spaventata dal dinamismo di Correa e Monticciolo, o da atteggiamenti duri. Un secondo tempo meno eccitante è racchiuso fra due poli, il pareggio giallorosso e l’ultimo affondo di Colombini, accompagnato dalla speranza di un popolo intero, quella che ha trovato concretezza prima nella sforbiciata di Cutolo, poi nel colpo, improvviso ed inaspettato, del neo entrato Ascenzi. Il Taranto che fa suo il primo derby dell’annata vive di conferme, ritorni e debutti. Dionigi può davvero rigenerarsi in riva allo Ionio, riscattando gli alti e bassi dello scorso anno dopo i fasti consumati nelle massime categorie: sussulti e precisione da grande attaccante, temperamento combattivo quanto basta, fedele alla causa, tanto da dover saltare per squalifica- già quattro ammonizioni- la prossima gara. Nel calcio anagrafe fa rima con esperienza, e Cavallo si conferma con merito perno della mediana: detta i tempi dell’azione, sa farla ripartire, sa confezionare anche assist interessanti, sa umiliarsi in difesa quando occorre. La sostanza e l’ordine da lui elargiti sono rafforzati da un De Liguori che ha ribadito, nella partita col Gallipoli, che la sua collocazione non può che essere nel cuore della zona nevralgica. Il rientro di Colombini, deciso, puntuale e sempre attento ad approfittare delle fughe sulla fascia, ha conferito una stabilità diversa ad una difesa che, contro il Gallipoli, ha ritrovato anche D’Alterio nel ruolo di terzino destro, diligente e preciso, più affidabile di un Tesser. Peccato aver dovuto rinunciare al guerriero Migliaccio, colpito da fastidi muscolari: Di Bari, uno dei debuttanti, ha cercato di arginare i guizzi di Di Gennaro, soffrendolo inevitabilmente, mentre Pastore orchestrava da libero. Rispetto a Pistoia Cutolo ha beneficiato della posizione avanzata ed è piaciuto, ispiratore e protagonista in prima persona in molte circostanze, tiratore che avrebbe meritato miglior sorte. Dallo scrigno dei giovanissimi talenti del nuovo Taranto escono Caccavallo e Marsili, entrambi autori di un bel debutto. Soprattutto il primo: la scommessa di puntare sulle sue qualità, sulle sue intuizioni e sulla fantasia, repertorio di cui ha offerto già un assaggio domenica, può davvero rivelarsi vincente. E’ piaciuto, Caccavallo, così come Marsili, da cui giungono segnali confortanti: “protetto” dalle chiocce Cavallo e De Liguori, ha esordito centrale, è cresciuto col trascorrere dei minuti, prima timido e guardingo, poi più convinto nella sua embrionale visione di gioco. Matureranno, acquisteranno personalità. Come tutto il Taranto, che sa come riservare le sue sorprese. E la prossima trasferta di Salerno non diventa più uno spauracchio. di Alessandra Carpino
Taranto, rimbalzo felice Il petto di Ascenzi e la mano del destino: il Taranto vince così. Sorpassando il Gallipoli all’ultimo chilometro, sfruttando l’inaspettato soffio di vento buono. Segnando quando non c’è più fiato, non ci sono gambe e non sembra esserci più partita. Credendoci, quindi. Più dell’avversario, che sente di aver fatto tutto. Più dei crampi, che sembrano orientare il risultato togliendo progressivamente energie alla partita. Prima della fine, ma solo un po’: quarto minuto di recupero (su cinque), Colombini lancia da sinistra, Cutolo estrae un numero di qualità superiore al contesto, Rossi respinge la sforbiciata ma sul corpo di Ascenzi, il pallone rimbalza in porta. Il Taranto incassa l’intero piatto scoprendo l’ultima carta: vince in modo complicato, andando avanti subito, trascinandosi il vantaggio senza incrementarlo, rischiando, poi subendo. E tirandosi su quando il pareggio sembra inevitabile e equo. Non è un abuso, però, la vittoria: c’è lo spazio per farla stare dentro la partita. Cavalcando l’episodio o andando oltre, prendendo gli spezzoni confortanti di una gara con troppi momenti avulsi tra loro. Come fossero tante sfide incatenate: c’è il Taranto che ha il campo e lo governa, quello che ha fiammate di qualità, quello che soffre ad ogni calcio da fermo, quello che concede metri al Gallipoli, quello stravolto dall’emozione. La somma fa 2-1 e, per ora, può essere sufficiente. Perché dentro nasconde messaggi interessanti: la disponibilità, ad esempio, di gente di fantasia, utile se impiegata nei posti idonei, con un modulo che lascia libertà d’espressione e garantisce rifornimenti. Il 4-3-2-1 di Cari ha questo pregio: aziona Cutolo e Caccavallo, tiene in partita Dionigi e lascia fare ai mediani quello che riesce meglio (tamponare e delegare la ripartenza). Rende il Taranto un insieme di reparti non troppo lontani, una somma di ispirazioni varie: non ancora un collettivo, nell’interpretazione completa del termine, ma qualcosa di maggiormente funzionale. Più squadra è, invece, il Gallipoli. Che però ha un assetto meno convincente del solito: Vastola (un terzino) a sinistra e Cini (attaccante) a destra del centrocampo fanno somigliare il modulo a un 4-5-1 che, in fase di possesso, prevede l’avanzamento dei due giocatori, che però faticano a capire l’utilità di tanto spazio da coprire. Bonetti, cercando l’effetto sorpresa, genera confusione e prova inutilmente a rimediare: inverte gli esterni, poi toglie Vastola. Cerca di ritornare alla versione migliore, ma compie gli esperimenti a partita già inclinata. Il Taranto, infatti, segna quasi all’alba: ispira (accade in entrambi i gol) Colombini, tocca Caccavallo, Dionigi (4’) ruba il tempo al talento esordiente, a Molinari e Rossi con uno scatto da rapace. Cutolo e Caccavallo si muovono senza essere prevedibili: sommano fumo e arrosto, si scambiano le posizioni. Sono un patrimonio su cui Cari investe finché restano freschi: Marsili orchestra con lucidità, i due trovano spazio per muoversi. Si sommano occasioni: un sinistro di Caccavallo va alto (11’), un’acrobazia di Marsili è bella da vedere (22’), il destro di Cutolo (27’) è fuori. Il Gallipoli sbanda dietro e si spegne avanti: ha pochi sbocchi, perché stordito dal gol e inibito dalla fase difensiva rigida dei rossoblu. L’ordine di Cari è stare corti dietro: due linee fisse di sette uomini in tutto, i tre mediani assai vicini ai difensori. Nemmeno l’ingresso di Chigan porta la vivacità che Bonetti chiede, anche se il modulo somiglia maggiormente al 4-3-3, adesso con due giocatori offensivi ai lati e in posizione più avanzata. La manovra dei salentini si poggia sui piedi educati di Correa e l’abilità di Cini: non perde continuità, ma difetta in efficacia. Scopre il campo (Dionigi banalizza un contropiede), ma anche il vizio del Taranto: la disparità è sui palloni alti, con Di Gennaro che sceglie il tempo sempre meglio di Di Bari. E su questa strada cerca il pari, proprio con Di Gennaro: un colpo di testa (43’) sbatte sulla traversa, un altro (45’) è parato da Barasso. Tema chiaro, ripresa uguale nell’idea del Gallipoli e diversa nell’atteggiamento del Taranto. I giallorossi mettono palloni in mezzo (Chigan e Molinari fanno tremare), i rossoblu sprecano un’occasione con Di Bari (cade prima del tap in e tocca il pallone con le mani) e poi concedono metri. Nello spazio che rimane a disposizione il Gallipoli mostra di potersi ancora spendere da squadra, giocando senza frenesia e costruendo il pareggio: corner di Correa (prima Barasso aveva deviato un tiro di Cini) e, ovviamente, colpo di testa di Di Gennaro. Comincia una partita diversa: Di Gennaro, esultando, si solleva la maglietta e rimedia la seconda ammonizione. Cari pensa subito a affondare nel Gallipoli in inferiorità numerica: dentro Cammarata e Ascenzi (per Dionigi e Cavallo) e 4-4-2 sbilanciato, con Cutolo e Caccavallo più avanti dei mediani. Mossa giusta: vola Rossi su Cutolo al 32’, c’è spazio per provarci. Anche nel finale convulso, con i crampi che fanno cadere gente. Il pallone che rimbalza su Ascenzi arriva mentre il Gallipoli è temporaneamente in nove (l’arbitro rimanda l’ingresso di Enow mentre Correa è fuori). Ma è un rimbalzo felice. di Fulvio Paglialunga
Le pagelle di Fulvio Paglialunga BARASSO - Il Gallipoli lo tiene in continua tensione soprattutto su calci da fermo e palloni alti. Lui si fa trovare, senza il bisogno di grossi interventi, ma con la giusta prontezza: 6
Le pagelle di Lorenzo D'Alò BARASSO 6,5 - Senza colpe sul gol di Di Gennaro. C’è sui tiri più insidiosi, traversa esclusa.
Un punto in più rispetto all’anno scorso Il Taranto vince anche la seconda partita casalinga dopo l’1-0 sulla Sambenedettese di 15 giorni fa. I rossoblù fanno meglio dello scorso anno quando cominciarono allo "Iacovone" con un successo per 1-0 sul Ravenna, ed una sconfitta per 2-1 contro la Cavese.
Taranto, cuore, classe e coraggio Taranto–Gallipoli è derby vero. Ruvido, deciso, a tratti persino sopra le righe. Una partita maschia e bellissima, giocata in buona parte più sui nervi che
sui tatticismi. La vittoria del Taranto ne è conseguenza ma non unica motivazione. I tre punti dei padroni di casa sono anche e soprattutto frutto delle
individualità, di tecnicismi reali e tangibili, anche se ancora latitanti lontano dallo Iacovone. Quello con il Gallipoli è esame importante: l’impianto di
Bonetti è funzionale, concreto, con un Correa faro del gioco ed un Di Gennaro immancabile sulle palle alte. Il Taranto lo supera di cuore e di classe, con
quel connubio irrinunciabile di audacia e fortuna che rende undici giocatori un gruppo ed un gruppo una squadra. Perché, a prescindere dal gol al 94’, il
Taranto visto contro il Gallipoli è squadra vera, capace di soffrire e ripartire, di restare unita nei momenti difficili e di cercare la vittoria sino
all’ultima stilla d’energia. Una squadra di cuore, classe e coraggio. E nel momento in cui questa squadra troverà lo stesso cuore, la stessa classe e lo
Le pagelle di Pietro Cinieri Barasso 6 – Chiamato effettivamente in causa soltanto dall’incornata in tuffo di Di Gennaro sullo scadere del primo tempo. Incolpevole sul gol.
L’ora di Caccavallo? Una vigilia ricca di dubbi sta a testimoniare la volontà di trovare le soluzioni più adatte al momento. Il Taranto che affronterà il Gallipoli è ancora in stato embrionale. Marco Cari ha chiesto ai suoi ragazzi una prova di carattere che serva ad ottenere l’intera posta e a spazzare le critiche premature. I rossoblù non hanno molte alternative. Una vittoria servirebbe come il pane: per muovere la classifica (appena 4 punti in 3 giornate), per rasserenare l’ambiente (c'è malumore tra i tifosi che, a seguito dei proclami di Blasi, immaginavano un avvio bruciante) e per prepararsi con maggiore fiducia ai prossimi due impegni in trasferta (Salernitana e Arezzo). Per questo motivo il trainer di Ciampino ha voluto preparare il derby contro i giallorossi nei minimi dettagli. E l’intensa settimana di lavoro sembra aver partorito un cambio di modulo: il 4-4-2 visto a Perugia e Pistoia finirà in soffitta per far posto ad uno schieramento decisamente più offensivo. Cari ha deciso di gettare nella mischia sin dall’inizio Giuseppe Caccavallo, talentuoso esterno offensivo finora costretto ai box da una fastidiosa infiammazione al ginocchio. Il ragazzo del rione Traiano è guarito completamente e, pur non avendo nelle Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione possono segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione. |
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