Taranto cerca il riscatto L'auspicio è che la sfida di Arezzo non divenga un incrocio pericoloso. Perché il Taranto, sebbene sia reduce da una confortante prestazione a Salerno, ha perso una gara che avrebbe potuto condurre in porto con un risultato diverso. E sul campo dei toscani cerca un immediato riscatto. «Rispettiamo il nostro avversario - hanno dichiarato in maniera unanime i calciatori rossoblù -, ma la nostra natura ci impone di cercare il risultato pieno anche in trasferta».
Allarme Barasso Sarebbe una vigilia tranquilla per il Taranto se non ci fossero i soliti dubbi a mettere pepe alle idee di Marco Cari. Questione di uomini: la spalla bizzosa di Barasso (nemmeno ieri si è allenato, è pronto a sostituirlo Faraon), l’imprevista contrattura al polpaccio di Dionigi (non ha svolto la seduta di ieri pomeriggio a scopo precauzionale), il ballottaggio tenuto vivo, ma dovrebbe già essere risolto, tra Zaccanti (favorito) e Di Bari. E non di impianto tattico: ad Arezzo il tecnico di Ciampino riproporrà l’abete ancelottiano (4-3-2-1), puntando sulle note positive emerse nelle ultime due settimane e cercando di cancellare gli errori difensivi che hanno caratterizzato la gara contro la Salernitana. Senza contare l’abbondante affollamento dell’infermeria che limita le scelte del trainer ionico. Sono rimasti a casa Migliaccio (adduttori), Cavallo (caviglia) e Malagnino (febbre), mentre nel ritiro di Città della Pieve si sono rivisti Mancini e Cejas, ancora convalescenti. Il centrocampista argentino rientrerà lunedì prossimo nel posticipo contro il Pescara, mentre il trequartista di Ostia non tornerà a disposizione prima di tre settimane. Per questo motivo Cari sembra avere le idee più chiare del previsto. Il progetto stuzzicante del 4-2-3-1, per il momento, potrà essere attuato soltanto in corso d’opera. E, di conseguenza, Zito partirà dalla panchina sperando di poter fornire il suo contributo in corso d’opera. Il suo inserimento sarebbe propedeutico alla variazione del modulo. Dovrebbero essere tre le novità rispetto a domenica scorsa: Dionigi, se sarà arruolabile, guiderà il reparto offensivo (in alternativa verrebbe confermato Cammarata), Faraon sta già scaldando i motori per rimpiazzare Barasso e Zaccanti dovrebbe affiancare Pastore al centro della difesa, con D’Alterio e Colombini a presidiare le corsie esterne. Il terzetto di centrocampo non varierà: il vertice basso sarà Marsili, con De Falco e De Liguori. A ridosso del terminale offensivo ci sarà spazio per la fantasia partenopea: Cutolo - già divenuto beniamino dei tifosi dopo la splendida doppietta dell’Arechi - e Caccavallo dovranno far scintillare la manovra mantenendo bassa la posizione dei due interni di centrocampo aretini (Roselli e Togni). In tarda mattinata la squadra si trasferirà a Rigutino, piccola località alle porte di Arezzo. La direzione di gara è stata affidata al signor Corletto di Castelfranco Veneto (assistenti Zaninello e Capirolo di Forlì). di Fabio Di Todaro
La carica di Colombini: “Taranto, servono i punti” Il dilemma degli uomini da schierare contro l’Arezzo non riguarda lui. Francesco Colombini è tornato di prepotenza, la sicurezza dell’onnipresente del Taranto della scorsa stagione si è avvertita nelle ultime due esibizioni dei rossoblu, con Gallipoli e Salernitana. I problemi di Cari vertono su altre direzioni: il possibile forfait di Barasso (mal di schiena)- è pronto il promettente Faraon- e l’inaspettato stop, da valutare fino alla vigilia del match, di Dionigi, che avrebbe dovuto rivestire il ruolo di unica punta effettiva, dopo la giornata di squalifica, e che rischia di cedere ancora il compito a Cammarata. Contro gli aretini di Luciano De Paola probabilmente si partirà dal 4-3-2-1: soltanto l’inserimento di Zito potrebbe modificare il modulo, anche in corso d’opera. Con Cavallo fuori uso, in mediana dovrebbe andare nuovamente De Falco, coadiuvato da Marsili e De Liguori. Qualora Cari ripristinasse il 4-2-3-1 con l’ausilio di Zito a sinistra, Caccavallo a destra e Cutolo avanzato come rifinitore, il sacrificato fra gli interni di centrocampo potrebbe essere Marsili. L’altro interrogativo è inerente la difesa: Di Bari, nonostante qualche difficoltà, potrebbe godere della fiducia di Cari, che ben lo conosce; in caso contrario, per sostituire l’infortunato Migliaccio al centro del pacchetto arretrato potrebbe essere impiegato Zaccanti, che in precendenza si era visto agire terzino sinistro (l’ex Foggia può esplicare entrambe le funzioni). Proprio lo stesso difensore di origine bolognese aveva “detronizzato” il coriaceo Colombini, che adesso sorride: “Sicuramente ho ritrovato la condizione giusta: il mister mi ha rimandato in campo ed io ho saputo riconquistare coi fatti la sua fiducia”. Non erano stati momenti facili da vivere per Francesco Colombini: “La concorrenza è routine in una squadra e stimola a far meglio- confida- Ma io sono un giocatore dal carattere molto “duro”, che non vorrebbe mai mancare la domenica in campo. Ho sempre profuso il massimo impegno per ottenere di nuovo la maglia da titolare”. La difesa del Taranto ha guadagnato in concretezza e spunti interessanti sugli esterni, con il reintegro di Colombini e D’Alterio, ma è finita sotto accusa per le imperfezioni di Di Bari, centrale al fianco di Pastore: “Io e D’Alterio siamo tornati insieme- spiega il terzino sinistro- Siamo entrambi diligenti in fase di copertura ma amiamo anche la progressione sulle fasce”. “La nostra difesa non deve mollare dinanzi alle critiche eccessive- catechizza Colombini- A Salerno abbiamo incassato una punizione fortissima, mentre la rete del pareggio del Gallipoli è frutto di un piccolo errore. Mi dispiace che sia data la croce addosso ad un singolo”. Quello del gioco aereo e delle esecuzioni da fermo della squadra avversaria di turno non deve diventare un assillo per la retroguardia rossoblu: “Abbiamo lavorato in settimana sotto questo aspetto- ammette il terzino- E’ importante limare gli errori commessi nella domenica precedente. Dobbiamo però ricordare che il pericolo di un gol può nascere comunque: è inutile scendere in campo col timore di incassare simili reti. Si rischia di essere condizionati mentalmente”. Il calendario del primo mese di campionato non è stato benevolo col Taranto: “L’inizio difficile è coinciso con il nostro periodo delicato- spiega Colombini- Abbiamo avuto un nuovo allenatore a ridosso di un debutto complicato come quello di Perugia, avevamo ancora una condizione fisica giusta da acquisire”. “Non è un’alibi- precisa- Abbiamo affrontato già tre pretendenti alla B, il Gallipoli era in stato di grazia ed anche a Pistoia non era facile amministrare l’incontro”. La situazione sta migliorando: “Non era semplice, per Cari, trovare le soluzioni adatte tatticamente, ma il modulo attuale è quello che più si addice alle caratteristiche dei nostri giocatori- conferma- La rosa sarà completata con il rientro degli infortunati, la scelta diverrà ampia”. Con uno schema che esalta le qualità dei trequartisti, ne trae vantaggio anche il dinamismo di Colombini: “Mi piace spingere in avanti. I nostri esterni sono giovani e talentuosi, devono solo maturare. A Salerno abbiamo giocato a viso aperto, creando tanto in fase offensiva. Il risultato è bugiardo: negli ultimi 20’, quelli fatali, era il Taranto a vantare la migliore condizione atletica”. Si rinnova una sfida di cartello dopo decenni, quella con l’Arezzo: “E’ una squadra quadrata e dotata di ottime individualità- commenta Colombini- Applica un 4-4-2 collaudato: conosco Martinetti, siamo stati compagni nelle fila del Novara. Inoltre l’Arezzo possiede degli esterni offensivi davvero bravi”. “La società toscana ha riconfermato il 50% dell’organico che bene ha fatto nell’ultima porzione dello scorso torneo di serie B, nonostante la condanna alla retrocessione- sottolinea il difensore- Dobbiamo stare attenti senza aver paura. Occorre andarcela a giocare, esattamente come è accaduto una settimana fa a Salerno. Con un finale ben diverso, però...”. La speranza di Colombini equivale ad un auspicio: “Bisogna mettere “fieno in cascina” o si complicano le cose- conclude - Contro la Salernitana sono state tessute le lodi per la nostra brillantezza, ma i complimenti non bastano. Occorre fare punti, per non restare indietro. E le prestazioni buone, alla fine, devono pur pagare”. di Alessandra Carpino
Rifinitura in mattinata Il Taranto ha effettuato ieri pomeriggio una seduta unica di allenamento sul campo sportivo di Città della Pieve, località che la squadra ha raggiunto nella tarda serata di giovedì. Non ci sono notizie confortanti in merito alle condizioni di Nicola Barasso e Davide Dionigi. Il portiere rossoblu continua a soffrire alla schiena: ieri ha provato ad allenarsi, ma si è fermato improvvisamente. Un suo recupero per la gara di domani ad Arezzo appare complicato, lo staff medico valuterà nelle prossime ore. L’attaccante, candidato a riprendere il posto da titolare dopo la squalifica di un turno, rischia di dover rinunciare alla partita a causa di una contrattura al polpaccio che l’ha costretto a svolgere solo esercizi in palestra. La rifinitura di questa mattina servirà a dipanare i dubbi: Dionigi aveva avvertito un fastidio al muscolo già giovedì mattina, nell’allenamento svolto prima di partire, ma aveva portato a termine lo stesso senza forzare. Occorrerà vedere come il centravanti modenese reagirà oggi, anche se Cari non è disposto a rischiarlo più del dovuto. La lieta notizia riguarda invece Cejas: il mediano argentino ha raggiunto i compagni nel ritiro perugino dopo più di un mese d’assenza dovuto allo strappo al retto femorale rimediato nella prima giornata: ha preso confidenza con il pallone. Prosegue il recupero di Mancini, partito col gruppo: il fantasista, reduce dall’intervento chirurgico all’ernia inguinale, ha corso gradatamente anche ieri. Dopo la rifinitura mattutina, la squadra si trasferirà a Rigutino, in provincia di Arezzo. Ad arbitrare l’incontro fra Arezzo e Taranto sarà Andrea Corletto di Castelfranco Veneto. A coadiuvarlo sono stati designati Zaninello e Capirolo della sezione di Forlì. di Alessandra Carpino
Sarà ancora 4-3-2-1 Settimana diversa. E senza partitella soprattutto. Il Taranto ha “sostituito” la sgambatura di metà settimana con il viaggio verso la Toscana. Allenamento al mattino, pranzo, e poi la comitiva rossoblù è partita alla volta di Città delle Pieve. Ma anche senza la “pomeridiana” la giornata ha regalato qualche notizia interessante: al gruppo, infatti, si è aggiunto anche Manuel Mancini, che ha ripreso ad allenarsi dopo la lunga convalescenza seguita all’operazione di ernia inguinale. Ancora per una settimana il centrocampista eviterà il contatto con il pallone: nell’arco di quindici-venti giorni Mancini potrebbe tornare in campo. Il centrocampista romano è partito per il ritiro assieme alla squadra per riassaporare il gusto del pre-partita: ventidue i convocati, mancano all’appello solo Migliaccio (ancora alle prese con un indurimento al polpaccio, rientrerà in gruppo da martedì prossimo) e Cavallo (bloccato dall’ormai consueto dolore alla caviglia). Tutti disponibili, dunque, o quasi. E idee abbastanza chiare sulla formazione che Marco Cari schiererà al “Comunale” di Arezzo. Il tecnico di Ciampino non farà rivoluzioni: l’assetto tattico adottato contro la Salernitana ha garantito equilibrio e ricchezza di soluzioni di gioco. Si andrà avanti, pertanto, con il 4-3-2-1 visto nelle ultime due settimane. Anche la scelta degli uomini da impiegare nell’albero di Natale non dovrebbe riservare grandi sorprese: Barasso in porta (stringendo i denti per i frequenti dolori alla schiena), D’Alterio e Colombini esterni difensivi con Pastore e Di Bari al centro, De Falco, Marsili e De Liguori sulla linea mediana, Cutolo e Caccavallo incursori alle spalle di Davide Dionigi, che riprenderl la maglia numero 9 al posto di Cammarata. In corsa per una maglia anche Zaccanti, in ballottaggio con Di Bari per un posto in difesa: Cari, però, sembra intenzionato a confermare il giocatore ex Martina, concedendo una possibilità di riscatto dopo le incertezze mostrate contro i granata di Andrea Agostinelli. Le variazioni (anche di modulo) potrebbero avvenire a partita in corso: con un semplice spostamento di pedina potrebbe essere rispolverato il 4-2-3-1, con un centrocampista un meno ed uno Zito in più. Sembra ormai accantonata, invece, l’idea del 4-4-2, sistema che la squadra ha mostrato di digerire poco e che rischierebbe di togliere troppi uomini al Taranto nelle fasi di ripiegamento difensivo. Il conto alla rovescia verso la sfida di Arezzo è cominciato: ma l’ambiente rossoblù sta vivendo i giorni di vigilia con ottimismo. La sconfitta di Salerno non ha lasciato scorie e ha regalato fiducia. Un patrimonio che il Taranto non vuole disperdere. di Leo Spalluto
Stadio, un caso spinoso Resta spinosa la questione stadio Iacovone. Il Taranto, allo stato, non intende pagare gli arretrati maturati. Ma la società del presidente Blasi ribadisce la sua disponibilità data sia al dott. Blonda che al sindaco Stefàno di assumere in concessione esclusiva gratuita per 40 anni la gestione dello Iacovone con l’impegno di porre in essere, a proprie spese, tutti i lavori di adeguamento per la messa a norma dello stadio stesso. Chiede all’ente civico di rilasciare, a titolo gratuito, tutte le autorizzazioni necessarie (es. concessioni edilizie, amministrative) per la realizzazione, all’interno della struttura sportiva, di palestre, foresterie, ristoranti, sede sociale, punti-vendita commerciali e quant'altro di pubblico interesse. Il Taranto ha stimato che per mettere lo stadio a norma dovrà sborsare 2milioni di euro; per i lavori di ristrutturazione ed ammodernamento, 4milioni di euro e per la manutenzione ordinaria e straordinaria, 15milioni di euro, globalmente ripartiti nei 40 anni di concessione. La riposta del Comune è affidata all’assessore allo sport, Alfredo Spalluto: «L'ente civico avanza circa 44mila euro per i crediti maturati sin dalla gestione Blonda. Come è accaduto a Perugia, il Taranto può assumere la gestione dello stadio: il costo è di 180mila euro circa. Per la messa a norma invito il presidente Blasi a sedersi a tavolino con noi». Intanto la squadra è a Città della Pieve. I convocati sono 22. Mancano Migliaccio e Cavallo. Ci sono Mancini (ha ripreso gradatamente) e Cejas. I biglietti (12 euro) si possono acquistare in via Liguria 77 e via C. Battisti, 23/c. di Giuseppe Dimito
Cari, pochi i dubbi contro l’Arezzo Saranno le sfumature tattiche e qualche cambiamento di uomini in campo a caratterizzare il Taranto che scenderà in campo doemnica al Comunale di viale Gramsci di Arezzo, per rinnovare una sfida che manca dagli annali da almeno un ventennio. Almeno è quanto lascia intendere Marco Cari, poco incline alle pretattiche esasperate. La partenza anticipata per la Toscana, con tanto di sosta intermedia a Città della Pieve, ha “costretto” i rossoblu a rinuciare alla tradizionale partitella ufficiale del giovedì, ma Cari è propenso ad essere stuzzicato durante il lungo viaggio in pulmann. Le assenze sicure di Cavallo, dolorante ad una caviglia, e di Migliaccio (oltre che di Malagnino febbricitante) impongono scelte chiare, definite. Opzioni che, nello stesso tempo, dipendono dal modulo che l’allenatore di Ciampino intenderà applicare: “L’orientamento tattico è definito- esordisce Cari- L’idea del 4-3-2-1 è sempre valida, ma non è detto che in campo ci vada la stessa formazione di domenica a Salerno...”. Quasi sibillino: l’interrogativo potrebbe essere suscitato dal “fattore Zito”. L’esterno partenopeo è recuperato ed ha fatto il suo rientro proprio all’Arechi: “Come ruolo considero Zito simile a Caccavallo- spiega il tecnico, senza svelare se lo schiererà dal 1’- Le loro caratteristiche sono diverse, ma consentono di non variare molto lo schema tattico. Zito è valido sia sulla fascia destra che su quella mancina: in organico ci sono giocatori interscambiabili, che non creano problemi”. Il talentuoso esterno di Fuorigrotta è stato adoperato nella gara interna con la Samb (durante la quale ha subito la distorsione al ginocchio, ndr) come cursore a sinistra in un 4-2-3-1 che potrebbe trovare ulteriore conferma ad Arezzo: “In quell’occasione, ho collocato Caccavallo a destra, come è solito, e Cutolo in veste di rifinitore alle spalle dell’unica punta Dionigi- ha ricordato mister Cari- E’ accaduto anche a Salerno, per una ventina di minuti, proprio quando Zito è rientrato. Fortunatamente ho una squadra camaleontica, che può variare l’impostazione iniziale. E per me contano sempre la sicurezza emanata, il coraggio, l’approccio giusto alla gara e la voglia di vincere”. Marsili e De Falco sarebbero soggetti ad un ballottaggio, nel caso Cari optasse per la suddetta variante con il suggeritore avanzato; con l’adozione del 4-3-2-1 nessun dubbio su chi sostituirà Cavallo: “De Falco domenica scorsa mi è piaciuto molto- confida Cari- E’ molto giovane, ma sta gradatamente maturando ed acquisendo padronanza nei propri mezzi. Aldilà del passaggio perfetto che ha innescato Cutolo per il primo gol alla Salernitana”. Con Dionigi che rientra dal turno di squalifica e che dovrebbe prendere il posto di Cammarata, deludente all’Arechi, le domande riguardano il comparto difensivo. Punti fermi saranno i terzini D’Alterio e Colombini, così come capitan Pastore al centro, ma Cari non si sbilancia su un eventuale accantonamento di Di Bari in favore di Zaccanti (che nasce difensore centrale). “Grosse sofferenze sul gioco aereo degli avversari sinceramente non ne ho viste, a Salerno- il tecnico rossoblu esamina la nota dolente del momento- In serie A, nel turno di mercoledì, ho assistito ad errori più lampanti! Certo, il Taranto deve porre maggiore attenzione sulle situazioni da fermo, sui calci piazzati della squadra avversa, ma non sono allarmato”. “Non si tratta di un vero “problema”- continua- Ci sono state molte coincidenze fra le gare disputate con il Gallipoli e con la Salernitana. Abbiamo affrontato attaccanti di spessore, eccellenti nel colpo di testa, come Di Gennaro e Ferraro. Sarebbe controproducente per la sicurezza della difesa e della squadra tutta continuare ad insistere su queste imperfezioni”. Marco Cari lascia però intendere qualcosa, in vista della trasferta di Arezzo: “Aldilà dei possibili cambi, ci saranno i dovuti accorgimenti. Non ho idee di turn over in difesa: guardo soprattutto come si comportano i calciatori in allenamento”. E’ già trascorso un mese di campionato, che coincide con la guida stessa del Taranto, per Marco Cari: “Se partiamo dal presupposto di volere una squadra di vertice, 5 partite e 2 sconfitte non rappresentano un bel bilancio- confida- Dobbiamo però considerare l’inizio tremendo del nostro calendario, le due trasferte di fila e gli scontro con autentiche corazzate. Il carattere del Taranto sta emergendo, una dote importante per una squadra che ha saputo affidarsi a tanti giovani dell’86-87”. La chiosa è sull’Arezzo: “Formazione di rilievo, quasi identica a quella che ha collezionato il maggior numero di punti nell’ultima porzione dello scorso campionato di serie B- conclude Cari- Attua un 4-4-2 veloce, è compatta. Sarà una gara difficile, l’Arezzo possiede singoli di grande qualità come Marconato, Beati, Martinetti”. di Alessandra Carpino
Le imperfezioni della difesa rossoblu Vito Di Bari spezza una lancia. A favore di se stesso. Il difensore nativo di Trani, ingaggiato dal Taranto nell’ultima tranche di mercato estivo, è implicitamente finito “sotto accusa” per le imperfezioni che la difesa rossoblu ha pagato a caro prezzo nelle ultime due esibizioni con Gallipoli e Salernitana. Sbavature a prestazioni davvero apprezzabili, a larghi tratti spettacolari, da parte della squadra tutta. Le carenze sull’esecuzione dei calci piazzati hanno coinvolto il tandem di centrali difensivi, nonostante l’esperienza di capitan Pastore ed, appunto, del giovane Di Bari: “Non deve diventare un’ossessione- commenta pacatamente il difensore che ha sostituito l’infortunato Migliaccio- Talvolta è solo una questione di centimetri. Sono un difensore tecnicamente più valido nel gioco palla a terra, meno sotto il profilo fisico. Non ho problemi ad agire da centrale, a Salerno marcavo Ferraro sui calci d’angolo e ne ho attutito la pericolosità”. Di Gennaro bomber del Gallipoli, Ferraro punta della Salernitana: due partite disputate da Di Bari in rossoblu che sono coincise con due avversari piuttosto scomodi da controllare: “Nel calcio moderno si gioca particolarmente bene dal punto di vista tattico- spiega il difensore classe ’83- All’Arechi abbiamo pagato per una punizione laterale, dalla quale è scaturito il primo gol, e per un’altra diretta, un’invenzione di un attaccante di calibro come Di Napoli. Dobbiamo lavorare più accuratamente ed essere più concentrati”. In previsione di Arezzo, si vocifera di un cambio nel cuore della retroguardia: “Non mi dà fastidio- Di Bari è sereno- L’allenatore è consapevole delle sue scelte ed io non mi tiro indietro nell’accettarle. Certo, non sarei contento, ma conta la tranquillità interiore. Non sono un tipo abituato a polemizzare”. Anche perché una certa esperienza nella categoria, Vito Di Bari può vantarla: “Sono quasi cinque anni che gioco in serie C- conferma- Ho ventiquattro anni e non pretendo di essere onnipresente, di disputare da titolare ogni partita. Ho ancora molto da imparare. Certo, se l’arbitro non avesse annullato la mia rete al Gallipoli, magari le valutazioni e le preferenze della piazza sarebbero state diverse…” Marco Cari conosce bene Vito Di Bari: l’ha richiesto per l’organico tarantino, dopo averlo allenato in passato con la Fermana: “Ho giocato indifferentemente da terzino e da centrale difensivo- ricorda- Con Cari a Fermo agivo soprattutto da terzino”. Di Bari nutre fiducia: “Nelle ultime due gare la nostra squadra ha dimostrato di avere grandi prospettive. Deve solo migliorare ed imparare a stare attenta nelle piccole cose, che spesso sono quelle che “fanno la differenza”. “Stiamo confezionando parecchie occasioni sotto porta- il riferimento è al modulo applicato-Le due mezze punte, i brevilinei Cutolo e Caccavallo, creano fastidio alle difese avversarie” Arezzo è la prossima tappa: “Il Taranto sta crescendo sotto i profili tecnico e mentale: spesso gioca bene, ma non riesce a raccogliere punti. L’Arezzo è una squadra compatta, ha ottime individualità ma soprattutto un gioco collaudato. Possiede una difesa coriacea, sarà più difficile segnare, rispetto a Salerno. Noi ci proveremo: il girone ci propone sfide fra squadre che non si affrontano da tanti anni. L’importante è non andare via mani vuote”. di Alessandra Carpino
Rossoblu già in ritiro Il Taranto ha effettuato una seduta di carattere tecnico tattico ieri mattina, nell’impianto sportivo di Castellaneta Marina, prima di pranzare e partire nel pomeriggio alla volta di Citta della Pieve (Perugia), tappa intermedia prima di raggiungere Rigutino, nei pressi di Arezzo, sabato dopo la consueta rifinitura. Sono rimasti a casa Cavallo, al quale gli esami medici hanno evidenziato un versamento alla caviglia, Migliaccio, che sta svolgendo terapia per recuperare dall’infiammazione agli adduttori, e Malagnino, colpito da febbre. E’ partito con il gruppo Manuel Maancini: il fantasista, reputato guarito clinicamente dal chirurgo che l’ha operato di ernia inguinale, ha terminato la convalescenza e ieri ha svolto una corsetta leggera. Raggiungerà i compagni nel ritiro umbro anche Cejas, dopo un mese di assenza per l’infortunio al retto femorale. Oggi è in programma un’esercitazione pomeridiana. di Alessandra Carpino
Palle alte, ma non solo Guardate il gol di Di Gennaro (Taranto-Gallipoli 1-1) e sovrapponetelo a quello di Cardinale (Salernitana-Taranto 2-1). Prendete la rete di Ginestra (Perugia-Taranto 1-0) e fatela combaciare con la rete di Ferraro (Salernitana-Taranto 1-1). La morale è che il Taranto ha problemi difensivi. Fin qui, niente di nuovo. Il rischio è che tali problemi possano essere strutturali. Questo lo diranno le prossime domeniche. Torniamo ai gol presi: balza all’occhio che la retroguardia rossoblù, nelle sette reti incassate nelle prime cinque partite, cade nei soliti errori. Questione di organizzazione e di intesa e, scusate se lo ripetiamo, di struttura. Il Taranto soffre nelle palle alte. Perchè? Perchè non c’è un numero adeguato di saltatori nel pacchetto arretrato, considerando che centrocampo e attacco non sono costituiti da “marcantoni”. Senza Prosperi, Cosenza e Caccavale, il Taranto ha perso un patrimonio acrobatico considerevole. Insieme a Pastore, Di Bari ha sofferto molto in marcatura. I due terzini (Tesser, D’Alterio o Colombini che siano), non hanno i centimetri e la propensione allo stacco di testa. Rimangono Zaccanti e Ungaro. E forse il primo sarà gettato nella mischia ad Arezzo. Migliaccio è fuori. Questo è il nocciolo della questione. Manca l’unico vero marcatore della squadra. L’uomo potente fisicamente deputato a marcare l’attaccante avversario più pericoloso. La sua assenza pesa davvero parecchio. Non è un caso che con lui, a parte l’imbarazzante prova generale di Perugia, nelle due successive sfide contro Sambenedettese e Pistoiese, la squadra non abbia subito gol. Anche se in Toscana il Taranto ha rischiato ripetutamente di incassarlo. I numeri, però, dicono questo. I gol in fotocopia non riguardano solo le palle inattive. La difesa rossoblù, a distanza di cinque partite e quindi di un mese, è incappato nel medesimo errore. I gol di Ginestra e Ferraro, infatti, sono identici nella sua dinamica. Taglio diagonale dell’attaccante dietro i difensori, pescato dal lancio in verticale del centrocampista. Si diceva, appunto, questione di intesa. Il tecnico Cari, certamente, sta lavorando per apporre dei rimedi. Vorrebbe tanto disporre del suo “pupillo” Migliaccio, allenato per tre stagioni a Giugliano e Teramo. Ora, però, non può. Di Bari, forse, pagherà per colpe, non tutte sue. Ma un cambio, salvaguardando il capitano Pastore, è nella logica delle cose. Zaccanti si candida. Ma attenzione: Zaccanti ha quasi sempre giocato da centrale in una difesa a tre (a Novara per esempio). Nelle difese con quattro giocatori, infatti, è stato più volte impiegato nella posizione di esterno. Allora conviene lavorare sugli esercizi specifici. di Luigi Carrieri
Iacovone a rischio Stadio Iacovone, il Comune ha diffidato la Taranto Sport. Lo ha fatto ieri con una missiva a firma dell’ing. Russo, responsabile del patrimonio, inviata per conoscenza alla Lega di Firenze, al Prefetto ed al Questore. In sostanza l’ente civico reclama il saldo del credito che vanta attualment0e nei confronti della società di via Umbria per le gare disputate in campionato e Coppa Italia, nonché per gli allenamenti giornalieri. Come si ricorderà il Comune diede il suo okay alla disponibilità dell’uso dello Iacovone il 23 giugno scorso a condizione che la società rossoblù pagasse il "fitto" dell’impianto secondo le tariffe comunali: 4mila euro per ogni partita, 4500 per quelle in notturna, 3mila per le gare senza pubblico e 187 euro per ogni ora d’allenamento. Pare che finora il Taranto debba versare la somma di circa 12-13mila euro. La risposta del club via Umbria è affidata al direttore generale, Vittorio Galigani: «Nei giorni scorsi abbiamo consegnato all’assessore allo sport, Spalluto, il contratto con il quale il Comune di Perugia ha concesso alla società calcistica il commodato d’uso del “Renato Curi”. Ora attendiamo di essere convocati a Palazzo di Città dal sindaco Stefàno per discutere del problema. Siamo sempre disponibili a firmare analogo contratto di concessione d’uso». La situazione è molto delicata. Il Comune è fermamente intenzionato a far valere i suoi diritti. Se non intascherà nei prossimi giorni quanto richiesto, potrebbe addirittura chiudere lo Iacovone ad allenamenti e, soprattutto, alle partite di campionato. E la prossima gara interna è prevista per lunedì 8 ottobre contro il Pescara in notturna con inizio alle ore 20,45 (ci saranno le telecamere di Raisport Sat). Intanto la squadra ha proseguito ieri con una doppia seduta gli allenamenti in vista della delicata gara esterna di Arezzo. Barasso, Cavallo e Migliaccio sono rimasti ai box per i noti infortuni. Il portiere quasi certamente giocherà in Toscana. Cavallo e Migliaccio dovrebbero riprendere a metà della prossima settimana. Mancini inizierà nei prossimi giorni a correre. Forse potrà essere utilizzato fra 15 giorni. Stamane è prevista la seduta al mattino. Dopodicchè la squadra partirà in ritiro per Città della Pieve. di Giuseppe Dimito
«Ora servono i punti» Marco Cari un po’ si guarda intorno. Con sensazioni che si sdoppiano: un po’ di orgoglio per la prestazione di Salerno, tanta rabbia per la sconfitta. Non si addolora troppo, ma non finge di non capire: il Taranto ha perso e deve già rifarsi. Capendo dove ha sbagliato, spingendo su quello che è andato bene: la classifica reclama punti, oltre che applausi. Cari, perché il Taranto segna due gol a Salerno e perde? «Perché dall’altra parte c’era una squadra importante: non possiamo dimenticarlo. In una partita dove c’è equilibrio come in quella di Salerno può accadere di tutto. Poi sto cercando di dare alla squadra una mentalità chiara: voglio che sia sempre propositiva, quindi esistono rischi da correre. Siamo una squadra di qualità, che non può aspettare l’avversario». Appunto: non ha la sensazione che il Taranto abbia aspettato troppo la Salernitana? «No, anzi. Abbiamo continuato a produrre situazioni pericolose: ne ho contate tantissime. E siamo stati comunque abbastanza alti: tatticamente, va detto, era una partita particolare. E non potevamo essere sempre aggressivi: qualcosa andava lasciata». Fase offensiva e fase difensiva: una esaltata, l’altra sotto accusa. Qual è la verità? «La verità è che si vince e si perde in venticinque. Non è mai un reparto a fare il risultato. Parlavo con i ragazzi all’inizio dell’allenamento: nella prima mezz’ora la fase difensiva è stata quasi perfetta. Abbiamo fatto tutto quello che avevamo provato in settimana. Oso qualcosa dicendo che è la cosa che mi è piaciuta di più. Può sembrare un controsenso, visto che abbiamo preso tre gol, ma va tenuta in conto anche la bravura dell’avversario. E, poi, io voglio gridare una verità innegabile: abbiamo fatto il 3-2 prima di loro. Il gol di Caccavallo era valido, non vuol essere una scusa». Una squadra nata per attaccare è costretta a soffrire dietro? «Non è una condanna definitiva. I sincronismi, i meccanismi di gioco vanno migliorati: è giusto dirlo, ma non posso snaturare le caratteristiche di gente come Cutolo e Caccavallo facendoli arretrare. Sono considerazioni che un allenatore fa, accettandone i rischi». Tra i rischi c’è anche la sofferenza sui palloni alti? «Vi chiedo una tregua: fatemi questa domanda la prossima settimana». Cinque partite: due sconfitte, due vittorie e un pareggio. Che inizio è? «E’ un inizio non esaltante, ma alleno una squadra che mi piace ogni giorno di più. La prestazione di domenica mi incoraggia: giocare a viso aperto a Salerno non è semplice. Vero è, però, che puntiamo all’alta classifica. E quindi due sconfitte sono tante. Abbiamo bisogno di un filotto di risultati per rilanciarci». Di una partita così può restare la soddisfazione per la prova o il dolore per il risultato: come ha trovato la squadra? «C’era incazzatura: una partita del genere non si può perdere, ne siamo coscienti. Soprattutto è un peccato quando si esprime un calcio così. Però l’altra domenica abbiamo vinto noi al 94’. Capita». A che punto è la crescita del Taranto? «Non so fino a dove possiamo arrivare, ma ci sono ancora tantissimi margini di miglioramento: se siamo tranquilli, e facciamo tutto quello che dobbiamo fare, non può che andare bene. Ho un gruppo di “spugne”: giocatori che assorbono tutti gli insegnamenti». La trasferta di Arezzo può essere una prova della verità? «Non è una prova della verità, ma cominciamo ad avere bisogno di qualcosa in più. Il rischio, se non va bene, è il malumore della piazza, che potrebbe farci vivere una settimana particolare. E noi non vogliamo settimane particolari, vogliamo rimanere tranquilli. Ci prepareremo per questo». Qual è la sua idea finale di squadra? «Io vorrei arrivare a una squadra camaleontica, che possa cambiare atteggiamento durante la partita e conservare ritmi importanti per novanta minuti. Ho i ricambi adatti per non far calare mai il rendimento, gente che non fa notare che si è tolto un titolare. Si può fare». di Fulvio Paglialunga
Il Taranto punta al riscatto Obiettivo Arezzo. In casa tarantina oramai si guarda alla prossima trasferta in terra toscana che sarà altrettanto dura e difficile quanto quella di Salerno. La ripresa della preparazione è avvenuta ieri pomeriggio a Castellaneta Marina. Sono rimasti fermi Migliaccio (problemi agli adduttori) e Barasso (spalla dolorante per cui riposerà anche oggi). Cavallo e Marsili hanno saltato la partitella finale. Il primo per il riacutizzarsi del fastidio ad una caviglia; il secondo per problemi di affaticamento. Mancini è rientrato ieri sera in città. Oggi sarà visitato dal chirurgo che lo ha operato all’ernia inguinale il quale, unitamente al medico sociale dott. Petrocelli, dovrà dare l’okay alla ripresa sia pure graduale della preparazione. Max Cejas, dal canto suo, si unirà al gruppo direttamente a Città della Pieve. L’argentino potrebbe rientrare in squadra probabilmente nella prossima gara interna con il Pescara. Come previsto il giudice sportivo non ha preso alcun provvedimento nei confronti dei calciatori scesi in campo a Salerno. La società, invece, è stata multata di 1000 euro per lancio di alcuni petardi. Il direttore generale Vittorio Galigani invita l’ambiente tarantino a non abbattersi per la sconfitta rimediata a Salerno: «Non va dimenticato che la squadra ha offerto una buona prestazione e che, pertanto, ci sono le basi per riprendersi a breve ciò che non si è potuto incamerare in fatto di punti in terra campana. Nel calcio può capitare che si esca battuti dopo aver offerto una prestazione importante. Ma questa è l’eccezione alla regola. Di norma chi gioca bene, ritorna negli spogliatoi con punti in saccoccia. E, poi, va anche considerato che fortunatamente siamo soltanto alla quinta giornata di campionato. Ci sono altre ventinove partite a disposizione. La classifica è cortissima. Pensate: abbiamo soltanto quattro punti di svantaggio rispetto al trio di testa composta dall’Ancona, dal Potenza e dalla stessa Salernitana. I nostri attuali pensieri sono rivolti alla prossima trasferta di Arezzo. Insieme a mister Cari abbiamo seguito il match della squadra toscana a Perugia. Il prossimo avversario è di quelli tosti, ma sono convinto che i ragazzi si riscatteranno e ritorneranno in sede con un risultato positivo». Oggi doppia seduta. Domani mattina partitella e partenza per Città della Pieve. di Giuseppe Dimito
Cutolo, l’emozione è doppia Aniello Cutolo non smette di ammirare le due fantastiche esecuzioni che hanno regalato al Taranto prima il vantaggio, poi il temporaneo pareggio per 2-2 contro la Salernitana. Sono sue, rappresentano la prima doppietta con una maglia, quella rossoblu, che già sente come una seconda pelle. Opera di un partenopeo doc, orgoglioso in queste circostanze intrise di agonismo sano, vivace campanilismo e rivalità ancestrale: “In uno stadio come l’Arechi, segnare rappresenta una forte emozione, non capita tutti i giorni- esordisce il talentuoso esterno sinistro della formazione ionica- Sono felice e nello stesso tempo dispiaciuto, perchè da una partita interpretata brillantemente, non abbiamo ricavato nulla. Avrei preferito rinunciare alle mie due marcature , pur di portare a casa i tre punti”. Rituale, modesto: è indubbio, però, che la colonia partenopea del Taranto abbia sfoderato le armi migliori in quel di Salerno. “E’ vero- sorride Aniello Cutolo- Siamo tutti giocatori di ottimo livello, nell’organico rossoblu. Per noi napoletani, la partita aveva un sapore particolare... abbiamo risposto alla grande, perchè era l’importanza dello stesso incontro a richiederlo”. Il centrocampista ammicca agli altri compagni e conterranei, protagonisti del match di domenica: “Barasso ha compiuto parate miracolose, ha evitato un passivo pesante che sarebbe stato obiettivamente ingiusto per il Taranto- spiega- Inoltre, ho rivisto il gol annullato a Caccavallo: io ero già uscito, ma le immagini dicono che è regolare. Un vero peccato”. E’ dolce il ricordo della doppia marcatura, ed Aniello descrive accuratamente entrambi i sigilli: “In occasione del nostro vantaggio, De Falco ha recuperato un bel pallone, che ha fatto filtrare per me: a tu per tu con Pinna, ho tagliato la difesa ed ho segnato- sorride- Il mio secondo gol nasce da uno scontro fra Colombini ed Ambrogioni: io ero...”di passaggio”, ho puntato Fusco ed ho trafitto la porta granata con un diagonale sul secondo palo”. Per la sua abnegazione ed i suoi tocchi di classe, Cutolo è entrato già a pieno merito nel cuore dei tifosi: “Mi fa piacere ascoltare belle opinioni su me- dichiara- Diventare un giocatore importante ed amato per questo Taranto è esaltante. Voglio continuare a regalare emozioni, la piazza rossoblu lo merita”. Magari tramite partite avvincenti, corredate da miglior fortuna, come quella a cui il pubblico ha assistito a Salerno: “Nel corso del primo tempo, per almeno 35’- 40’, la squadra si è espressa al massimo- afferma Cutolo- Sembrava una sfida appartenente ad altre categorie. Di fronte abbiamo trovato una Salernitana organizzata, ma abbiamo saputo tenerle testa praticamente per tutta la gara”. Una prestazione da ripetere: “Entrambe le formazioni si sono affrontate a viso aperto, dando vita ad un incontro spettacolare- ammette l’esterno napoletano, classe ‘83- Le aspettative della vigilia non sono state deluse. Abbiamo preparato a dovere questa partita, e la risposta si è vista sul campo”. Confidando sulla freschezza e sulle qualità dei suoi trequartisti, il Taranto ha sfruttato una difesa granata apparsa piuttosto macchinosa: “Sapevamo che la Salernitana possedeva giocatori esperti, soprattutto in attacco, con Di Napoli, protagonista nelle massime categorie, e Ferraro- conferma Cutolo- Li abbiamo rispettati, ma con le nostre caratteristiche di velocità sugli esterni e con i nostri spunti offensivi eravamo consapevoli di poter mettere in difficoltà i difensori avversari. Sapevamo di poter contare su questa tattica. E’ andata benissimo, sconfitta a parte”. La gioventù di un Taranto in fase di costruzione e perfezionamento al cospetto dell’esperienza della Salernitana: è racchiusa qui la differenza emersa in toto fra le due squadre? “In categorie come la C1 l’esperienza di alcuni giocatori conta, è inutile negarlo- spiega Aniello Cutolo- Un attaccante di classe come Arturo Di Napoli ha risolto la partita con un colpo da maestro su punizione. Ma i giovani del Taranto stanno crescendo in fretta, insieme con tutta la squadra. Faranno bene”. “I vari Caccavallo, Marsili, De Falco stanno dimostrando di essere giocatori importanti- continua l’esterno rossoblu- Lavorano intensamente ogni giorno, conquistano con il duro allenamento il posto da titolare”. C’è da scommettere che si inaugurerà una bella concorrenza, soprattutto nel reparto di centrocampo, con elementi del calibro di Zito, Mancini e Cejas al rientro: “Secondo me, per puntare in alto, c’è bisogno di tutti- ricorda Cutolo- Fortunatamente, in organico ci sono professionisti di qualità, che ci consentono di cambiare modulo anche nel corso di una gara, proprio al fine di sfruttare al massimo le caratteristiche di ognuno”. Bisogna limare le sbavature- fatali- sulle situazioni da fermo: “E’ vero che stiamo soffrendo sui calci piazzati, ma non è un’alibi- sottolinea Aniello Cutolo-A Salerno la difesa si è ben comportata almeno fino alla mezz’ora. Ci sta che possa difettare in qualche controllo. Bisogna lavorare: centrali come Pastore, Di Bari e Migliaccio, che presto rientrerà, non si discutono per gli anni spesi in queste categorie” . Vanno bene i terzini, sempre propensi alla spinta ed alla sovrapposizione: un bel sostegno per chi agisce sulle fasce: “Noi esterni abbiamo molto bisogno del supporto di Colombini e D’Alterio- concorda Cutolo- Sono stati e sarnno davvero preziosi: ci permettono di attuare il tipo di gioco che proviamo in settimana. Occorre insistere, ma la strada intrapresa è quella giusta” . di Alessandra Carpino
Presentato il responsabile dell’Ufficio Stampa Cosimo Nesca è il nuovo responsabile dell’Ufficio Stampa della Taranto Sport, nonchè supervisore di Taranto Channel. Avvocato, 33 anni appena compiuti, noto al pubblico di fede rossoblu per la collaborazione con l’emittente Studio 100, Mimmo Nesca è stato presentato ufficialmente ieri pomeriggio alla stampa, nei locali adibiti dello stadio Iacovone. I motivi della preferenza sono stati espressi dal presidente Gigi Blasi, il quale ha dichiarato: “E’ stata una scelta personale. Ho conosciuto Nesca in questi ultimi anni, apprezzandolo come professionista e tifoso del Taranto. Si tratta di un matrimonio importante, di un rinforzo per la società. Per puntare alla serie B, occorre progettare non solo la squadra, ma anche un’azienda che sia efficiente sotto il profilo organizzativo”. A suo agio in un ambiente che già conosce, l’avvocato Nesca ha confidato: “Accetto con entusiasmo l’incarico e ringrazio Studio 100 che mi ha permesso di mettermi in evidenza in queste stagioni, in studio e come inviato”. L’incontro con gli organi d’informazione è stato propedeutico al presidente Blasi ed al diggì Galigani per spiegare la nascita di Taranto Channel, visibile in chiaro sulle frequenze di BS Television, in satellitare su Puglia Channel (844 piattaforma sky). “Non vogliamo fare concorrenza a nessuna emittente- hanno specificato i vertici del sodalizio ionico- Taranto Channel sarà la voce della scoietà, l’inizio è difficile ma il canale sarà fatto crescere dal contributo della tifoseria. Si tratta di un canale autonomo ed autogestito dalla Taranto Sport”. Il palinsesto è in via di definizione, ma Blasi e Galigani hanno fornito le prime indicazioni in merito: dal lunedì al sabato ci sarà uno spazio, collocato nella fascia oraria 19.35/20.00, in cui saranno divulgate le notizie sull’allenamento dei rossoblu ed eventuali comunicazioni di rilievo. Il martedì, dalle 21 alle 23, è in onda Casa Taranto Channel, trasmissione condotta da Nesca (che curerà anche la striscia quotidiana); la domenica, dalle 21 alle 21.30, sarà la volta di Taranto Channel Domenica Sprint. Continuerà regolarmente il lavoro del sito ufficiale taranto-sport.com, ed i comunicati saranno inviati tramite fax e mail. di Alessandra Carpino
Doppia seduta per i rossoblu E’ ripresa ieri la preparazione del Taranto, nella struttura sportiva di Castellaneta Marina, che ospita gli allenamenti dei rossoblu già da una settimana. Il morale della comitiva è decisamente buono, nonostante la sconfitta rimediata a Salerno sul finire di una gara entusiasmante e ricca di reti. “Lo spirito è quello giusto: c’è la consapevolezza, da parte del gruppo, di aver disputato una buona partita- ha confermato Marco Cari, tecnico degli ionici- Per un errore arbitrale, cioè l’annullamento del gol regolare di Caccavallo, è sfumata addirittura la possibilità di una vittoria all’Arechi.” Prima della seduta pomeridiana di ieri, la squadra ha dialogato con l’allenatore, per poi lavorare a ritmo più che discreto. Unici assenti dell’allenamento, gli infortunati Cejas (Cari è ancora titubante su un ritorno in gruppo del mediano argentino già a metà settimana), Mancini (sta completando la convalescenza per l’intervento chirurgico all’ernia inguinale), Migliaccio. Hanno svolto un’esercitazione differenziata i soli Cavallo (gonfiore alla caviglia) e Marsili, reduce da una botta durante l’incontro di Salerno. Il programma prevede oggi una doppia seduta: la squadra si allenerà di mattina allo Iacovone, per poter svolgere la parte fisico-atletica nella palestra, mentre nel pomeriggio tornerà a Castellaneta Marina per curare i dettagli tattici sul campo. Domani i rossoblu si alleneranno in mattinata (sempre nella località suddetta), poi pranzeranno e partiranno già alla volta di Città della Pieve (Perugia), in pre-ritiro, dove effettueranno due sedute, venerdì pomeriggio e sabato mattina per la rifinitura, al termine della quale si trasferiranno a Rigutino, presso Arezzo. di Alessandra Carpino
La bellezza senza il risultato I momenti di calcio più bello sono stati del Taranto. La potenza maggiore l’ha mostrata la Salernitana. Ma, rivoltando il taccuino, le parate sono di Barasso e davanti a Pinna sono morte molte situazioni favorevoli prima di diventare tiri, senza interventi dell’ex da registrare. Necessario, allora, separare la bellezza dall’utilità e ragionare su entrambi gli aspetti senza confonderli. La bellezza del Taranto è nel perenne stato di gravidanza tecnica dei suoi trequartisti: degli uomini che partoriscono qualcosa di buono ad ogni possesso, che garantiscono un supporto di idee pronte a diventare pericoli, che mescolano velocizzazioni e imprevedibilità, che quando sono innescati con continuità riescono a spezzare in più tronconi la squadra avversaria. Il Taranto di Salerno, risultato a parte, è stato bello: perché era un pericolo continuo e incombente, perché è rimasto vivo e ha conservato intensità in tutti i momenti della partita. Il Taranto più bello, forse. Quello che, più di ogni altra partita fin qui vista, dimostra di possedere qualità per competere e numeri da zone alte del campionato. Ma l’analisi non è una lunga posa davanti allo specchio o un esercizio di autoincensamento. E’, piuttosto, la parte della riflessione che serve per passare dal bello all’utile, la comprensione degli inconvenienti, un tratto di evidenziatore sugli aspetti da limare. Per capire perché tutto questo Taranto non è bastato per vincere: superando le assenze (pesanti), evitando di racchiudere tutto in un’occasione clamorosamente sciupata (chiedere di Cammarata), in un gol negato (Caccavallo non sembra in fuorigioco) o nella eccezionale bellezza del gesto che ha condannato (applausi per Di Napoli). Perché due gol a Salerno non bastano? Risposta elementare, ma da non restringere alla sola difesa. Intanto è una questione di filosofia: il Taranto è costruito per attaccare. E poi di interpretazione dell’idea stessa su cui è stata edificata la squadra: se non è pronta per difendere, meglio non invitarla a fare quello che non può e non lasciare soli gli uomini della retroguardia. Occorre, quindi, una fase difensiva più collegiale e più alta: che limiti lo spazio di pensiero all’avversario (la Salernitana ha avuto troppo libertà) e che tenga il gruppo pronto a recuperare e attaccare. Perché se si sommano solo le linee dei centrocampisti e dei difensori, si crea un muro ma si formano anche due squadre diverse: il Taranto che attacca (tutti i gol segnati, infatti, arrivano dai giocatori avanzati) e quello che difende. Invece in entrambe le fasi servono tutti: non ci può essere una delega in bianco nè quando si spinge nè quando si ripiega. La squadra va saldata e Cari sta completando il suo processo di comprensione del gruppo. Manca ancora qualcosa, perché in partite così anche una mossa può avere peso. Ecco: al Taranto bello di Salerno, forse, non andava chiesto di chiudersi (con una linea a cinque), ma di stare ancora alto. Per la vocazione della squadra, a partita in corso è giusto e redditizio - detto con il vantaggio di chi giudica dopo - scegliere due punte contemporaneamente con il Gallipoli (giocando con un centrocampista in meno) o lanciare Zito al posto di Marsili come domenica. Serve per dare un senso al calcio che il Taranto è in grado di fare. A non fermarsi allo specchio per ammirarsi. di Fulvio Paglialunga
Gli impacci della difesa e la forza dei fantasisti Quella di Salerno resta una sconfitta crudele nei confronti dello sforzo profuso dal Taranto. Ma istruttiva se si ripensa a ciò che l’ha determinata: due gol che chiamano in causa la difesa (fuori posizione sul diagonale di Ferraro e fuori tempo sul colpo di testa di Cardinale) e un gol che esalta la bravura del singolo (la punizione di Di Napoli è un numero assolutamente estraneo al contesto). In totale fanno tre momenti di vulnerabilità: due indotti dalla propria negligenza difensiva e uno provocato dagli eccessi di immaginazione di un avversario ispiratissimo (il girone sembra pieno di giocatori così: bisogna prenderne atto). Gli impacci della difesa stanno diventando ricorrenti. Tanto da far nascere il sospetto che, in realtà, siano la spia di un limite. La retroguardia soffre se attaccata centralmente. E va sistematicamente in crisi sulle palle alte (impressionante la facilità con la quale gli avversari riescono a trovare il pallone sui cross, sui corner e sulle punizioni). Non mancano i colpitori (Pastore e Migliaccio, in fondo, lo sono). Manca la necessaria capacità di appostamento e l’indispensabile scelta di tempo. Sono doti che non s’improvvisano. A Salerno la copertura aerea è grossolanamente saltata in almeno tre circostanze: sul colpo di testa di Ferraro, lasciato colpevolmente libero davanti a Barasso; sulla deviazione in mezzo all’area di Troise (da corner); sull’inzuccata-gol di Cardinale (da punizione). Perdersi l’avversario sulle palle inattive che prevedono espressamente la marcatura a uomo è sintomo di disattenzione. Le amnesie della difesa sono aumentate (di numero e di gravità) con la perdita per infortunio di Migliaccio. La sua assenza, oltre a scoprire i limiti di Di Bari (rimane un esterno di estrazione), sta "imbarazzando" Pastore, costretto a chiusure senza la protezione di un partner fisicamente reattivo (l’ultimo Prosperi, per intenderci). Il ritorno di Migliaccio dovrebbe riportare stabilità alla linea arretrata. Ma una saldezza duratura non sarà facile da ottenere. Dietro il Taranto ha perso qualcosa: anche di questo bisognerebbe prenderne atto. Sarà così più semplice capire il problema e cercare l’assetto ottimale. Davanti alla difesa, però, il Taranto continua a lanciare segnali incoraggianti. A muoversi da squadra sempre più convinta dei propri mezzi e delle proprie peculiarità. In mezzo e sulla trequarti il Taranto comincia a diventare un’entità credibile. Il modulo aiuta: da due partite è 4-3-2-1, in attesa dell’approdo finale (4-2-3-1 quando ci sarà pienezza d’organico). Ma i fattori di crescita sono altri: l’attività dinamica di De Liguori, la capacità di cucire gioco di Marsili, le geometrie nascenti di De Falco. A valorizzare il lavoro dei mediani provvede poi la fantasia degli incursori: le volate di Caccavallo (regolare il suo gol), le intuizioni di Cutolo (doppietta). Sono loro a dare ampiezza e profondità alla manovra, conferendo a ciò che sembra partire lento e macchinoso, il soffio vitale della leggerezza. Sono loro a regalare momenti di qualità alla fase di costruzione. Sono loro la locomotiva di un gioco al quale, però, non tutti i vagoni risultano saldamente agganciati. di Lorenzo D'Alò
Taranto, Cutolo non basta Non ottiene nulla il Taranto. Perché niente, alla fine, riesce a farsi bastare. Né l’orgogliosa resistenza, né la laboriosa applicazione. E neppure la doppietta di Cutolo. Si prende tutto la Salernitana, che ha l’arroganza delle grandi squadre. Quella diversità che parte dai singoli più ispirati e inevitabilmente si espande all’intero collettivo, portandolo oltre le sue possibilità attuali. Non è ancora una squadra perfetta quella di Agostinelli. Ma fa sempre in tempo a vincere, sfruttando qualità individuali in esubero. È questa la chiave della sconfitta del Taranto, che alla partita si dedica con convinzione, dando finanche l’impressione di averla capita e di poterla gestire. Ma non sino in fondo, mai completamente. Perché la Salernitana ha in serbo i colpi che abbattono il Taranto, restituendogli i suoi limiti: di lettura complessiva, di capacità d’incidere, di saldezza difensiva. Limiti che diventano evidenti soltanto al culmine della fatica, quando i gol scolpiscono il risultato. E la differenza viene fuori. Partita, comunque, bellissima. Di una bellezza selvaggia, felicemente sunteggiata dalla successione dei gol. Cutolo (0-1) e Ferraro (1-1) nel primo tempo. Cardinale (2-1), Cutolo (2-2) e Di Napoli (3-2) nella ripresa. Il gol che chiude la sfida, regalando la vetta alla Salernitana, è la sintesi ideale di quanto si vede in campo. Perché nella prodezza balistica dell’attaccante granata le motivazoni che sono alla base della vittoria campana convergono. Trovano il punto di massima convenienza e l’attimo di totale suggestione. Di Napoli segna su punizione, colpendo d’interno sinistro: sembra una carezza, invece è una frustata con gli adduttori. Traiettoria a girare, pallone che schizza sul palo e s’insacca, vanificando l’intervento di Barasso. È il 42’. Il destino della partita si è appena compiuto. Il Taranto non è senza colpe. La più grave è che la squadra cresce dentro una normalità diffusa. Normalità che quando coinvolge, per esempio, la difesa (o la fase difensiva) diventa lacuna. E allora il merito si spezza. Vulnerabile soprattutto al centro (specie sulle palle alte), la retroguardia non sembra ancora nella condizione di poter tenere il passo degli altri reparti. Resta spesso senza riparo, piegata su se stessa, indecisa sul da farsi. L’approccio del Taranto alla partita è corretto. Cari dà continuità tattica all’impianto di gioco, confermando il 4-3-2-1. Cambiano due uomini: De Falco per l’acciaccato Cavallo e Cammarata per lo squalificato Dionigi. Ma la sostanza è quella di un Taranto sufficientemente reattivo con i tre mediani e spontaneamente pericoloso con i due trequartisti. È ormai chiara la sua dimensione di squadra che per risultare invasiva deve spalmare calcio su quattro linee. La Salernitana è 4-4-2 ed è soprattutto cosciente delle proprie forze. L’inizio è scoppiettante. Cammarata va a segno ma è in fuorigioco (1’). Cutolo va in gol ed è perfettamente in gioco quando parte dritto sull’invito in corridoio di De Falco. La finta sull’uscita di Pinna è sublime, comodo il colpo a porta spalancata (7’). La replica granata è immediata. Di Napoli sfugge a Pastore e s’invola sulla fascia, assecondando il movimento di Ferraro, sul quale copre Barasso col corpo (11’). La partita è viva. La Salernitana preme, il Taranto non temporeggia e quando può riparte, sfruttando le qualità in corsa di Cutolo (imprendibile) e Caccavallo (vivacissimo). Tra i due s’incunea Cammarata, che dovrebbe lavorare di sponda. La pressione della Salernitana si fa più insistente. Barasso intercetta una punizione di Di Napoli, poi vola a bloccare una rovesciata di Di Napoli e una soluzione acrobatica di Ferraro. Il pareggio matura al 39’. Sulla verticalizzazione di Di Deo, è rapido il movimento in area di Ferraro, che elude Di Bari e piazza il diagonale vincente. Nella ripresa la Salernitana trova subito il gol del momentaneo sorpasso, sfruttando una specie di corner corto. A deviare di testa in mezzo all’area affollata è Cardinale (subentrato a Troise). È il 10’. Il Taranto non sembra in grado di scuotersi. Entra Zito (fuori Marsili). Cari ordina il 4-2-3-1. Agostinelli risponde con Russo e con una difesa a 5. Cammarata dilapida una colossale occasione, poi è Cutolo a pareggiare grazie ad una sontuosa iniziativa personale (28’). Cari comincia a cautelarsi e forse sbaglia. Entra Zaccanti (fuori Cutolo). Modulo: 5-2-2-1. Caccavallo segna un gol in sospetto fuorigioco. Sembra che il pareggio possa resistere. Di Napoli, però, non sarà dello stesso avviso. di Lorenzo D'Alò
Le pagelle di Lorenzo D'Alò BARASSO 6,5 - Provvidenziale in almeno quattro circostanze. Non sembra avere colpe sui gol.
Per la truppa di Cari secondo stop Il Taranto subisce a Salerno la seconda sconfitta esterna stagionale, dopo quella incassata all’avvio di campionato contro il Perugia. I rossoblù non vincono fuori casa da 5 mesi, ovvero dal 22 aprile scorso: 1-0 a Salerno con la rete di Cammarata; successivamente 5 gare in trasferta per gli ionici con il ruolino poco esaltante di un pareggio e quattro sconfitte: 6 maggio 2007 Foggia-Taranto 1-0, 3 giugno Avellino-Taranto 1-0, 26 agosto Perugia-Taranto 2-1, 9 settembre Pistoiese-Taranto 0-0, 23 settembre Salernitana- Taranto 3-2.
Barasso, consigli anti- Salernitana Salernitana-Taranto, primo round di una sfida particolarmente sentita per la storica rivalità fra le due tifoserie, evoca dolci ricordi alla fazione di fede rossoblu. Il 22 aprile scorso, in un finale di campionato a cui i granata campani non avevano più nulla da chiedere, il Taranto espugnò, dopo lunghi anni, l’Arechi con una rete magistrale di Fabrizio Cammarata. Corsi e ricorsi della storia: l’attaccante siciliano sembra il maggior accreditato ad indossare la casacca da titolare ed a recitare il ruolo di unica punta effettiva, conseguenza della squalifica dell’altrettanto esperto del settore Davide Dionigi. La tripletta e la fluidità di movimenti adottati nel corso del test ufficiale di giovedì contro gli Allievi sono dati che fanno ben sperare: Cammarata si è trovato a proprio agio nel 4-3-2-1, modulo che ha riscosso consensi in occasione del vittorioso derby col Gallipoli. Schema che verrà riconfermato: in ballottaggio, ma sempre un gradino più sotto, appare Ascenzi, nonostante la “toccata e fuga” con i salentini, che ha regalato in extremis i tre punti al Taranto. Anche Marco Ascenzi si è messo in evidenza nella partitella con una doppietta, ma la preferenza di Cari dovrebbe vertere sul centravanti ex Verona e Cagliari. L’assetto difensivo sembra destinato a ritrovare gli stessi protagonisti del derby: complice l’infiammazione agli adduttori che ha colpito Vincenzo Migliaccio, il partner al centro, al fianco di capitan Pastore (ristabilitosi dallo stato influenzale), sarà ancora Di Bari, mentre D’Alterio e Colombini dovrebbero custodire gli esterni e provare l’affondo. Un piccolo dubbio attanaglia la zona mediana e riguarda la presenza di Cavallo, che accusa fastidi alla caviglia e si continua ad allenare a parte. Nel test, Cari sembra intenzionato a dare fiducia al giovane De Falco, qualora l’esperto centrale genovese fosse costretto al forfait: Marsili e De Liguori completerebbero la linea che buoni frutti ha offerto domenica scorsa. La nota lieta dovrebbe essere rappresentata dal reintegro di Zito fra i convocati: difficile però immaginare un suo utilizzo dal primo minuto, nonostante abbia dimostrato di aver svolto con meticolosità tutte le terapie per la distorsione al ginocchio destro. Caccavallo sulla destra e Cutolo sulla sinistra rappresentano garanzia di ispirazione per l’attaccante di ruolo. La Salernitana di Andrea Agostinelli, dopo la cocente delusione dell’annata appena trascorsa, coltiva grandi ambizioni: è attualmente imbattuta, ha 8 punti in classifica e nomi prestigiosi da collocare sul rettangolo verde. Ne sa qualcosa Nicola Barasso, portiere del Taranto, corteggiato ripetutamen te in estate dalla società del presidente Antonio Lombardi. Salernitano mancato, il numero uno rossoblu racconta: “Sicuramente è stata la società che mi ha cercato con più insistenza. Fin dal dopo partita della nostra vittoria del campionato scorso...”. Barasso svela i retroscena: “Il direttore generale Fabiani mi aveva avvicinato già al termine di quella partita, ma non era il caso. C’era ancora una stagione in corso ed i play off del Taranto da raggiungere e disputare”. Il colpo di fulmine non si è esaurito, però: “Al termine del campionato, sono cominciate le valanghe di telefonate da parte dello stesso Fabiani e della stampa salernitana- ride Nicola Barasso- Devo confidare che il Genoa spingeva molto per un mio trasferimento, visti i buoni rapporti tra le due società. La verità è una sola però...” Ci tiene a dirla: “L’ultima parola è stata la mia. Sono stato io a preferire Taranto invece di Salerno”. All’Arechi il destino di Barasso si intreccerà ancora con quello di Salvatore Pinna, di cui è stato successore improvviso e forse inaspettato nel gennaio scorso: “Sembra che lasorte unisca davvero i nostri percorsi- scherza Barasso- Prima a Taranto, poi ci ha cercato il Perugia, infine la Salernitana: io ho rifiutato, Pinna ha accolto l’invito!”. Nella sfida di domani saranno avversari, ai due estremi del campo: un messaggio virtuale al collega? “A Tore rivolgo un “in bocca al lupo”, per il campionato, non per la gara col Taranto- ride- Credo che Salerno sia stata una scelta per Pinna, forse non aveva trovato l’accordo con il Grosseto, col quale ha conquistato la promozione in B”. “Pinna è un portiere vincente- Barasso tesse le lodi dell’avversario- E’ andato via da Taranto lasciando una squadra in ottima posizione, a Grosseto ha vinto il torneo. Ora la Salernitana punta alla vittoria in C”. I granata campani “perseguitano” il portiere di Pompei: “Ricordo i play off col Genoa: passammo il turno, “rubando” un 2-1 all’Arechi e ripetendo il risultato al Marassi”. A presentare la squadra di Agostinelli è proprio Barasso: “E’ stata costruita con criterio, col giocatore giusto al posto giusto, esperienza e qualità- esamina- Conosco Mamede ed Ambrogioni. Non so quanto possa diminuire il suo potenziale levando un personaggio come Arturo Di Napoli”. Attaccante che rischia di spaventare il reparto arretrato del Taranto: “La differenza vera la fa Di Napoli: non è ancora al top, ma sta tornando il giocatore di Messina- spiega Barasso- E’ bravissimo con la palla fra i piedi e si completa con le doti di Ferraro, più abile nel gioco aereo”. Lo stesso che ha messo in difficoltà la retroguardia tarantina nel derby col Gallipoli: “Reputo Di Gennaro superiore sulle palle alte- analizza Barasso- La nostra difesa sarà la stessa vista all’opera coi salentini”. “Di Bari è totalmente diverso da Migliaccio- va al nocciolo della questione- E’ più bravo coi piedi, ma il colpo di testa non è il suo forte, mentre Migliaccio è più gladiatore, lavora sulo fisico. Sappiamo che con la sua assenza rischiamo qualcosa sul gioco aereo, ma abbiamo fiducia in Di Bari”. “Speriamo di soffrire meno sulle palle inattive- ammicca l’estremo difensore di Pompei- La caratteristica della nostra squadra è la rapidità, e la difesa della Salernitana è lenta: tecnicamente soffriranno molto gente come Cutolo o Caccavallo. Abbiamo individuato i loro punti deboli, ed abbiamo lavorato a dovere”. di Alessandra Carpino Foto e testi presenti in tifo-e-amicizia.it sono stati in parte prelevati da Internet e quindi valutati di pubblico dominio. 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