Spunti di riflessione

Juve, incubo Moggiopoli
Il club bianconero prova a mettere alla porta i dirigenti che hanno trascinato la vecchia signora nello scandalo delle intercettazioni ma all'orizzonte c'è un processo sportivo che potrebbe riscrivere la storia del calcio italiano. Indagati anche Chiara Geronzi e Franco Zavaglia, la Figc inizia il dopo Carraro

Tradita dai malaffari di Lucky Luciano Moggi, il discusso direttore generale che ha pescato un voto persino nell'urna del presidente della Repubblica, la Juventus si ritrova a fare i conti con una vicenda che rischia di stravolgere la sua storia. Le indagini sulle intercettazioni del re del mercato si allargano a macchia d'olio coinvolgendo tre Procure diverse più l'ufficio indagini della Figc. Domenica la vecchia signora potrebbe festeggiare il suo ventinovesimo scudetto ma già domani il Consiglio d'amministrazione della società bianconera sarà chiamato a prendere una decisione sul destino di Moggi e Giraudo, coinvolto pure lui nella frana telefonica. L'intenzione della famiglia Agnelli è di mettere entrambi alle porte visti gli effetti dello scandalo. Ma non sarà facile perché l'amministratore delegato, terzo azionista del club, promette battaglia e anche Moggi, che ieri ha ricevuto la stima e la solidarietà del ct Marcello Lippi, venderà cara la pelle. Grosse nubi anche sul futuro di Capello, legatissimo alla Triade ma già in contatto con l'Inter per un altro clamoroso salto del fosso. Le preoccupazioni maggiori però cominciano a venire dalle possibili conseguenze sportive di questa brutta storia. I giuristi si sfidano già su quelle che potrebbero essere le sanzioni della giustizia sportiva nei confronti della Juventus oltreché dei suoi dirigenti. La cancellazione degli scudetti per esempio ma anche la retrocessione in serie B. Roba impensabile fino a ieri per il club più titolato del paese ma che ora, considerata la richiesta generale di una rivoluzione che faccia piazza pulita col passato, diventa quanto mai attuale. Se si vuole ricominciare da capo, tutti uguali, sarebbe forse il caso di dimostrarlo sottoponendo anche la Juve alla stessa severità mostrata negli ultimi anni nei confronti di altre storiche squadre del campionato messe in ginocchio dai propri giochetti: la Fiorentina, il Napoli, il Genoa. Nessuno più, più uguale degli altri.
In attesa di comunizazioni e festeggiamenti tricolori, la lista dei sospetti si allunga. Dopo Moggi senior e junior, la procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati anche Chiara Geronzi, socia fondatrice della Gea, e Franco Zavaglia, amministratore delegato della accolita dei figli di papà. L'accusa è pure per loro illecita concorrenza tramite minaccia e violenza. Durante una perquisizione della Guardia di Finanza negli uffici della Gea, a marzo, l'ex procuratore di Totti si era visto sequestrare tra le altre cose un appunto inequivocabile col quale invitava i suoi collaboratori a ingaggiare nuovi giocatori «senza sbandierare il nome» di Lucianone e «senza minacciare nessuno come avvenuto già in passato». Vista l'aria che tirava, la figlia del banchiere Cesare Geronzi aveva invece annunciato di recente l'intenzione di uscire dalla società. Intanto i magistrati di Napoli che indagano anche loro sulle magagne della Gea e hanno effettuato intercettazioni per tutto il campionato 2004-05, hanno incontrato a Roma i colleghi della procura di Torino che si sono occupati del procedimento poi archiviato su presunti illeciti sportivi, da cui è emersa finalmente tutta la merda del calcio italiano. L'incontro si è svolto nella sede della Direzione nazionale antimafia, presenti il procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti, i pm napoletani Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, il procuratore di Torino Marcello Maddalena e il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello. Confronto, solo telefonico al momento, anche con i pm romani Palamara e Palaia che procedono con l'audizione dei testimoni.
Il fronte sportivo è ancora scosso dalle dimissioni del presidente della Figc, Franco Carraro, che non voleva fare la fine del tiro al piccione ma nemmeno, forse, trovarsi a dover prendere pesanti decisioni nei confronti degli amici Moggi e Giraudo. L'inatteso passo indietro del collezionista di poltrone ha costretto la Federazione a convocare un Consiglio federale per martedì prossimo che dovrà protocollare l'addio di Carraro e avviare una «riflessione a 360 gradi». Il vicepresidente vicario Giancarlo Abete ha incontrato il presidente del Coni Petrucci e ha ufficializzato l'esclusione dalla spedizione azzurra ai mondiali di Innocenzo Mazzini, il numero tre di via Allegri coinvolto nel caso delle intercettazioni. Si vuole evitare il commissariamento e magari convincere Carraro a un ripensamento. Massimo rispetto per il lavoro della magistratura ma un invito a «non confondere le indagini con le sentenze» (parole di Abete). L'ufficio indagini dal canto suo ha ascoltato ieri il segretario della Commissione arbitrale, Manfredo Martino. Oggi sarà il turno dei primi fischietti finiti nel pantano di Moggiopoli. Saranno interrogati Dattilo, Bertini e Cassarà, tre dei direttori di gara che avrebbero garantito un occhio di riguardo ai club nell'orbita di Lucianone. Dopo la disperata dichiarazione d'innocenza dell'arbitro de Santis che ora rischia di perdere la Coppa del mondo, ieri è stato il collega Stefano Farina a chiedere pulizia e a dirsi estraneo alle brutte faccende nelle quali è stato tirato in ballo. Infine, dall'esilio forzato di Santo Domingo, il latitante Luciano Gaucci si è proclamato emerito salvatore del nostro calcio per aver scoperchiato lui per primo il pentolone delle schifezze calcistiche. «Io lo avevo detto tantissime volte, ma tutti dicevano che ero un ciarlatano. Adesso finalmente si sono accorti che avevo ragione e ci sono ancora tante teste che devono ancora cadere». Chiusura da stracult caraibico. «Ringrazio i giudici italiani che stanno facendo chiarezza su una cosa che faceva inorridire: un calcio malato e taroccato che d'ora in poi potrà tornare pulito». di Matteo Patrono

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